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Alessandro Del Gaudio, "Sporchi mondi incantati"

9 Ottobre 2023 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #racconto

 

 

 

 

Alessandro Del Gaudio
Sporchi mondi incantati

Pubme - collana Milos - Euro 15 – pag. 160

 

Alessandro Del Gaudio fa un po’ d’ordine nella sua produzione di racconti e ripesca dal passato un po’ di storie inedite in volume aggiungendo qualche racconto nuovo che segue una cifra stilistica di taglio fantastico, quella che meglio si addice all’autore, assieme alla tematica sentimentale. Buon anno, Urbania! apre la raccolta, una narrazione che ricorda il cinema postatomico, edita dal Club Ghost nel 2004 nel libro antologico I Pionieri dell’anno 3000 … mi pare proprio che ci fosse anche un mio racconto, non ricordo bene, è passato quasi un ventennio. Altri ripescaggi dal passato sono Apopi e Mulder, che provengono niente meno che da Tonirica, un’antologia di storie fantasy ambientate a Torino (città dell’autore) edita da Il Foglio Letterario Edizioni nel 2019. Ultimo titolo che proviene dal recente passato è Ci incontreremo solo di notte, edito da Watson Edizioni nel 2022, nella raccolta Zodiaco. Altri racconti sono del 2023, nuovi di zecca, ed escono per la prima volta in questo volume edito a settembre nella Collana Milos, da Pubme: Il venditore di sidro, La stanza di Kasja e Rhum Cooler. Alessandro Del Gaudio, di professione bibliotecario, scrive da vent’anni, forte lettore di fantasy e fantastico, metabolizza a dovere il patrimonio di conoscenze narrative nelle sue storie originali, caratterizzate da uno stile asciutto e discorsivo, con dialoghi ben strutturati e descrizioni mai invasive. Tra le sue cose migliori ricordiamo la trilogia fantasy supereroistica: Metallo d’ombra, Lacrima d’ombra e Anello d’ombra, che meriterebbe una trasposizione a fumetti. Tenebra Lux, invece, è arrivato terzo al Trofeo Cittadella per romanzi fantasy, non è poco vista l’importanza del concorso. I racconti di Sporchi mondi incantati sono un biglietto da visita perfetto con cui Del Gaudio si presenta ai lettori per far conoscere un mondo onirico e immaginario dove ambienta le storie. Protagonisti dei racconti sono degli indagatori dell’incubo molto diversi da Dylan Dog, più surreali ma altrettanto affascinanti, che si affidano a deduzioni logiche da Sherlock Holmes per risolvere intrighi fantasiosi. Se amate il fantastico puro e le divagazioni oniriche le storie contenute in questo volume sono i vostri racconti.

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Angelo Fortuna, "Di Là dall'orizzonte: utopiche trasparenze"

8 Ottobre 2023 , Scritto da Marcella Mellea Con tag #marcella mellea, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

 

 

Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze

Angelo Fortuna,

 Guido Miano Editore, Milano 2023.

 

Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze, di Angelo Fortuna, è una raccolta poetica dal titolo particolare, significativo, quasi ermetico, ma molto evocativo; un titolo che ci fornisce, sin da subito, indicazioni tematiche e di segno su quello che l’autore vuole esprimere e comunicare. Egli, in effetti, sembra voler scrutare il mondo «di là dall’orizzonte» – com’è tipico, d’altra parte, della vera poesia, il cui linguaggio è capacità di guardare avanti e vedere oltre –: quel mondo che sta oltre le apparenze, al di là del mondo chiaramente visibile e tangibile, che l’autore vuole intravedere, immaginare e offrire al lettore. Un’idea, questa, un’intenzione, una volontà, che è ben supportata anche dalla pregevole introduzione, in cui l’autore, rifacendosi ad alcune citazioni di poeti simbolisti, romantici e moderni come Arthur Rimbaud, Vladimir Majakovskij, Jorge Luis Borges, Alda Merini, Pablo Neruda, Alfred de Vigny, François-René de Chateaubriand, esplicita il suo concetto di poesia.

L’autore esordisce con la definizione di Edgar Allan Poe, secondo cui la poesia è un «atto divino»: la poesia, infatti, consente al poeta di creare, dare forma e vita; l’atto della creazione, prerogativa di Dio, è offerta all’uomo in quanto parte della sua creazione, poiché in lui brilla una scintilla di divino. Il poeta è come un veggente, che vede oltre le apparenze ed è in grado di offrire agli altri uomini la sua visione; per cui, la poesia è illuminazione, bagliore che squarcia le tenebre. L’uomo che intraprende il viaggio nel mondo della poesia non sa quello che sarà in grado di scoprire, di comunicare o svelare (Jorge Luis Borges). Per esercitare il suo compito, il poeta ha bisogno di ritrarsi in solitudine, entrare nel suo Io, calarsi nelle sue profondità e uscirne trasfigurato.

La raccolta poetica, ricca di spunti e immagini, rappresenta così una sorta di testamento spirituale dell’autore, che attraverso emozionanti narrazioni poetiche, fatte di ricordi, sensazioni, descrizioni di eventi e situazioni, ci svela un mondo fatto di bellezza, di buoni sentimenti, valori e pensieri pregni di fede e di speranza. L’autore descrive la «Sicilia dorata» e la città di Noto in particolare, ne esalta la bellezza, la ricchezza storica, le meravigliose sfumature del paesaggio; ne descrive le estati infuocate, i cambi atmosferici, le folate di vento gelido, le spiagge, le strade, i monumenti barocchi. Ne viene fuori una Noto elegante, raffinata, luminosa, rivestita d’oro, accogliente, incrocio e crogiuolo di lingue e culture diverse, ricca di storia e umanità. Il poeta in questo situazione sembra essere una parte integrante della città, oserei dire una sua vera e propria colonna portante.

La raccolta si apre con la poesia Vieni, festoso Aprile: un vero e proprio inno alla speranza, con l’arrivo della primavera, la rinascita della natura, la Pasqua di Resurrezione, che fanno ben sperare nella sconfitta del Covid-19: «…Incedi aprile, vittorioso e mite, / Pasqua di resurrezione è glorioso / obiettivo vincente del tuo onore…». E il rito dell’incontro di Maria con il figlio risorto riempie l’animo e spalanca orizzonti d’infinito: «Mentre Gesù e Maria, fianco a fianco, / sui verdi sentieri della salvezza / spalancano orizzonti d’infinito…» (Pasqua di Resurrezione).

Nella terza poesia, l’autore ci racconta la storia di donna Venerina, un’educatrice che con i suoi insegnamenti, accompagnati da atti di affetto e dolcezza, ha saputo formare intere generazioni; il tono della poesia è nostalgico, pregno di delicatezza e tenerezza, ma vigoroso allo stesso tempo, come quando i versi mettono in evidenza i valori profusi dalla protagonista: «…Quando gli mancava il suo sorriso / e il magistero che limpido emanava / la sua persona trasudante amore, / Giorgino attingeva alla sua fonte / per poi tornare colmo di vigore / alla sua evangelica missione…» (Un angelo a due passi da casa…).

Formazione ed Educazione sono temi molto cari all’autore, come si evince dai suoi versi. Nella bellissima poesia Avventura educativa d’amore, l’autore – da grande conoscitore del mondo della scuola –, traendo spunto da un’allieva il primo giorno di scuola superiore, descrive poeticamente il mistero e la bellezza dell’educazione. Solo chi ha avuto la gioia d’insegnare sa cosa significa formare generazioni di studenti, vederli crescere giorno dopo giorno, diventare uomini e donne del futuro, ed essere fautore di questo processo è qualcosa che riempie l’animo. Quando si ha la fortuna di accompagnare uno studente per diversi anni, a livello di scuola superiore, si può vedere il vero cambiamento nella crescita, i ragazzi che diventano adulti e si aprono alla vita. Se poi l’apporto del docente viene riconosciuto, si prova una grande gioia e si è consapevoli di aver contribuito al miglioramento della vita e del mondo. Anche in quest’avventura si è poeti, poiché si diffondono semi di conoscenza e di se stessi, così come il poeta fa attraverso la sua poesia: «…è la storia di un sublime bene / educativo, culturale, umano, / che la terra non potrà contenere / e che reclama l’intervento attivo / di trascendente amore e d’eternità…».

Un’altra tematica cara all’autore, e trattata nelle sue poesie, è quella della meraviglia: la meraviglia che si prova davanti allo sbocciare della vita, la nascita e la crescita di bambini –­ nel caso specifico i nipoti dell’autore –, che infondono tenerezza, gioia, bellezza, speranza nel futuro. Il poeta esalta, con grande abilità espressiva, il miracolo della vita: Dio nonostante tutto non si è stancato dell’uomo. In alcune liriche, il poeta si riveste di assoluta tenerezza e senso di protezione: «…Invasione di gioia senza fine, / vitalismo e mutevoli espressioni / d’un fanciullino di soli quattro mesi / che la grazia divina ha destinato / a chi procede sui sentieri erbosi / del cosmo, dono e mistero di Dio, / da sempre innamorato del creato, / smisurata profusione del suo amore» (Al piccolo Adriano); «…Dappertutto si volge il tuo sguardo / desioso di comprendere il mistero / e carpire il segreto che avvolge / la tua essenza a immagine di Dio, / frutto di sconfinata tenerezza, / che il percorso terreno t’ha donato / per conquistare eternità beata / libertà con infinito amore / nelle braccia del Creatore amato…» (Per Flavio, amato dall’Amore).

In altre liriche, in cui parla dell’amore per la sua donna, compagna di una vita, un amore eterno, predestinato da sempre, l’autore si riveste di dolcezza e infinita tenerezza: «…Tanti gli anni e i decorsi decenni / tempo immemorabile oramai / ma anche solo un attimo fuggente / proiettato in sublime eternità / oltre i limiti e confini del cosmo / oltre le vastità del firmamento / oltre il mistero delle galassie azzurre / oltre il volo e l’espansione dei sogni / oltre gli arcani pluri-universali / oltre i concetti più complessi e arditi / nei campi sterminati d’infinito / dove l’Amore che a tutto dà senso / ci accoglierà sorriso a braccia aperte / nel suo seno vitale creatore / colmo di pienezza e di totalità…» (A Clara). Un amore, quello per Clara, che ha riempito la vita dell’autore sin dalla sua giovane età: un amore – fonte di ricchezza, di bellezza e di dolcezza – per il quale, pertanto, egli si sente benedetto e riconoscente a Dio e all’universo.

In alcune liriche, l’autore utilizza il francese come se fosse la sua lingua madre, mostrando anche qui grande bravura ed eleganza poetica. Molto bella e musicale è la lirica Des frontières muettes, in cui egli descrive un paesaggio di fine estate, accompagnata dai moti del cuore, con lo sfondo dei  monti Iblei: «…Le train siffle, annonce de départ: / des gouttes de rosée se fondent, / des larmes d’un temps passé, séchées / parmi les brumes de paradis perdus».

La poesia di Angelo Fortuna si caratterizza per un linguaggio altisonante, ricco, elegante, musicale. L’autore usa con scioltezza l’endecasillabo e compone versi strutturati ed equilibrati. Siamo di fronte a un poeta “maturo”, di grande esperienza e sensibilità, il cui sguardo è rivolto sempre verso il “divino”, al quale è riconoscente per il dono della vita, per la bellezza e l’amore che ha provato e ammirato, per l’arte della poesia di cui è capace. Fortuna usa ogni parola con naturalezza, per descrivere dettagli e particolari di tutto ciò che lo circonda, del mondo che lo avvolge, e lo fa talmente bene e in maniera così efficace da coinvolgere intimamente – quasi rapire – il lettore nel suo poetare, facendogli immaginare le situazioni da lui sperimentate e rivivere le sue stesse emozioni.

Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze è una raccolta poetica importante, nelle parole e nei significati; una raccolta intensa e profonda, fatta di parole misurate e versi delicati; è pura capacità di creare immagini e suscitare emozioni; pura poesia dell’anima, in cui convergono significati e valori fondativi dell’esperienza umana. Una suggestiva e piacevole diffusione di echi, in cui l’autore dispiega tutte le sue abilità poetiche e narrative, segnando profondamente e indelebilmente l’animo del lettore.

                   Marcella Mellea

 

Angelo Fortuna, Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze, prefazione di Marcella Mellea, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 110, isbn 979-12-81351-15-8, mianoposta@gmail.com.

 

 

_________________________

 

L’AUTORE

 

Angelo Fortuna è nato ad Avola (SR) nel 1939 e vive a Noto (SR). Laureato in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Catania, già docente e preside nei Licei, ha insegnato Lingua e Letteratura Inglese, Lingua e Letteratura Francese;  è giornalista iscritto all’albo di Palermo dal 1973, scrittore e poeta. Ha pubblicato numerosi libri: saggi di critica letteraria, d’arte, opere di narrativa e raccolte di poesie.

 

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Poesia 21

7 Ottobre 2023 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia, #riviste letterarie

 

 

 

 

Poesia 21
Crocetti Editore – Feltrinelli
Euro 14,00 – Settembre / Ottobre
Pagine 130 - Disegni di Riccardo Vecchio

 

Poesia è diventata da tempo (quattro anni, ormai) una rivista libro, un contenitore di rime del passato e di versi liberi contemporanei, italiani e stranieri (con testo a fronte) tradotti benissimo, certo non come un libro di Jiménez, edito da Newton & Compton nel 1971 (collana Paperbacks) che sto rileggevo in questi giorni, pieno zeppo di orrori (avete letto bene, orrori!) al punto di modificare il senso delle poesie. Crocetti non è Newton, tratta la poesia con rispetto e si affida a traduttori validi come Gabriele Morelli che in questo numero ci fa conoscere Luis García Montero, a me noto per essere stato sposo di Almudena Grandes, ma che come poeta lo scopro soltanto oggi e dico che ne vale la pena. Il romanticismo illustrato di Montero frequenta gli anni onestamente infranti e i primi versi che si uniscono alle ultime poesie, cercando la città dell’infanzia e degli anni adolescenti, tra le macerie di una guerra, le parole d’amore e i silenzi, i versi d’altri poeti e la lingua creata dall’amore, con le liriche stemperate in un epitaffio che celebra un auto perdono. Montero è un esempio di grande poesia ispanica che Crocetti sta raccogliendo in un volume tradotto e curato da Gabriele Morelli: Venga a me la parola. Imperdibile. Ben 40 pagine della rivista sono dedicate a Luis García Montero, con testo spagnolo a fronte, per poi passare a William Carlos Williams, morto nel 1963, a 79 anni, amato da Cristina Campo, definito come il poeta che sapeva dire la parola amore. Davide Brullo presenta una scelta di liriche dove fa notare che ricorre per ben 64 volte la parola amore, indicativa del tema preferito del poeta. Silvio Ramat - collaboratore storico di Poesia - con la sua rubrica storica ci ricorda Giulio Gianelli (1879 - 1914), un crepuscolare che ha saputo rielaborare in una sintesi personale il lascito pascoliano, segnando una strada diversa da Gozzano. Chiara De Luca porta un valido contributo come colta traduttrice che redige un commento critico su Jean Portante e regala alcuni estratti da La strana lingua, edito da Kolibris (Premio Mallarmè). Milo De Angelis pubblica dieci poesie di un poeta di trent’anni (titolo della rubrica) come Alessandro Bellasio, un nichilista rigoroso e senza scampo, subito dopo apprezziamo la svizzera tedesca Elizabeth Meylan e la sua poesia di paesaggio ricca di sentimento. Per concludere sono interessanti sia La conversazione con la morte di D. Nurkse che Morte funesta del grande Dario Bellezza, un inedito di teatro in poesia, forse la sua vera autobiografia in versi. Poesia 21 (settembre / ottobre) è un numero che si legge come sempre tutto d’un fiato, per poi rileggerlo ancora, più lentamente, per metabolizzare i contenuti poetici. Crocetti Editore è da sempre garanzia di qualità poetica.

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Nnamdì Oguìke, "Non dire che non è il tuo paese"

5 Ottobre 2023 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #racconto

 

 

 

 

Nnamdì Oguìke
Non dire che non è il tuo paese
Capponi Editore  - Euro 16 – pag. 280

 

Un libro che ha vinto il Miles Morland Writing Scholarships nel 2019, selezionato da Brittle Paper come uno dei migliori libri africani dello stesso anno. Un buon lavoro di esordio composto da dodici racconti caratterizzati da una scrittura matura che si adatta al dialetto di ogni regione africana, ben tradotti dall’inglese (lavoro non facile) da Elisa Audino, che in alcuni casi ha lasciato - come doveroso - l’espressione idiomatica originale. Ogni racconto rappresenta (come ambientazione e tradizioni) un luogo africano; si parte con il Sudafrica per passare al Madagascar, quindi Sierra Leone, Nigeria, Kenya, Uganda, Libia, Mali, Zimbabwe, per finire con due location extra continente nero come Honolulu nelle Hawai e San Paolo del Brasile. Interessante l’uso dei vari idiomi locali come il bantu, il malgascio, il kryo, lo zulu, lo yoruba (a me caro per via di Cuba), il pidgin English, lo swahili, il luganda, l’hausa, l’igbo, il berbero …. Ogni storia riflette una varietà linguistica e si propone di rappresentare uno spaccato culturale diverso, le condizioni sociali dei vari popoli e la coesistenza di gruppi etnici. Le lingue presenti sul territorio africano sono moltissime, si pensi che solo nella Nigeria le varianti parlate sono oltre cinquecento, mentre nei racconti ambientati in tale area geografica, l’autore fa riferimento ai soli yoruba, pidgin English, hausa e igbo. I dodici racconti sono uniti dal collante africano ma i temi trattati sono variegati, si va dall’amore al terrorismo, si tocca il problema della schiavitù, si mostra la bellezza del territorio africano usando parole semplici ed espressioni di uso comune, senza cercare di fare troppa letteratura. Personaggi affascinanti popolano il libro. Citiamo una donna africana che vive in una baracca di lamiera insieme ai suoi figli, una ragazza malgascia di un povero villaggio cambia la sua vita impiegandosi come cuoca ad Atananarivo, una ragazza della Sierra Leone innamorata di un pescatore non troppo sincero, un finto profeta nigeriano che si palesa un ciarlatano, una coppia del Kenia che riesce a far convivere la fede cristiana con le proprie tradizioni. Nnamdì Oguìke è un giovane scrittore nigeriano e questa sua raccolta di esordio fa ben sperare per il futuro, quando deciderà di passare al romanzo. Elisa Audino, la traduttrice, ha pubblicato in poesia la raccolta Io qui ci vivo e come narrativa il romanzo Orata in offerta. Collabora con L’EstroVerso e NiedernGasse. Ha tradotto Lola Shoneyin, Dami Ajayi e Logan February.

 

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Francesca Gentili, "Nel tuo giorno"

4 Ottobre 2023 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Nel tuo giorno di Francesca Gentili (Eretica Edizioni, 2022 pp. 98 € 16.00) è una raccolta poetica espressa nella dimensione elegiaca dello spazio, inteso come rifugio quotidiano, nella dinamica immersiva della memoria, un elogio alla riflessione disvelativa dell'esistenza. La poesia di Francesca Gentili è un territorio intimo e privato, una postazione emotiva che difende l'intervallo del tempo, persegue la necessità di esprimere, attraverso l'accurata funzione sensibile del testo poetico, i coinvolgenti affetti e la disincantata libertà, la realtà attraverso il linguaggio metaforico delle immagini. Afferma, nel generoso dettaglio del contesto biografico, la consistenza dell'esperienza come interpretazione agli interrogativi dell'animo umano, amplia la qualità comunicativa e sacra delle parole, nella sequenza ontologica della radice dell'umana condizione, genera la naturale e originaria possibilità di decifrare l'intenzione della profondità, trasmette la confidenza dell'inconscio, nell'equilibrio di una fiducia che concede l'accordo tra la compassione e l'estraneità, consente l'elaborazione sull'essenza della vita. Francesca Gentili presenta l'evoluzione del pensiero ispirato con la consapevolezza della malinconia, con l'appartenenza a un istinto essenziale e seducente, immerge nella sua affascinante scrittura la provocazione del silenzio, descrive l'incanto privilegiato della cronaca dell'amore, insegue il richiamo romantico del respiro nella grazia della bellezza inattesa. Evidenzia la cadenza delle stagioni interiori pronunciata nella curvatura mutabile dei giorni, celebra la meraviglia disarmante e struggente dei luoghi, depositari di felicità e di dolore, indica il cammino di speranze interrotte, la protezione segreta della perdita. Nel tuo giorno racchiude, nell'intreccio prezioso delle pagine, una voce autentica, l'esclusivo desiderio di rendere poetico il contenuto della verità, il segno metafisico delle intonazioni introspettive, la traccia terrena e materiale dell'evidenza impulsiva nell'immediata contraddizione, delinea l'osservazione del vissuto con il sostegno dell'assenza, spesso rivendicata nella risonanza infinita dell'archetipo ineluttabile del vuoto. Rappresenta il veicolo istintivo dell'identità nell'ascolto empatico di ogni pulsione originaria, identifica la corrispondenza intuitiva dei ricordi nella testimonianza terapeutica di ogni trasformazione emotiva. L'incongruenza tangibile dei comportamenti umani nutre il suggestivo suggerimento di riconoscere il disagio e l'inquietudine dell'abisso con l'influsso esperienziale del rilievo letterario. Le poesie raccolte nel libro riproducono il risultato talentuoso di un appello al miracolo carismatico di componimenti raccolti nell’arco di dieci anni, sostenuti dalle spontanee percezioni, rispondono all'imprevista e inesorabile dissolvenza, trasportano la permanenza del principio visibile lungo l'essenza evidente del linguaggio, nella volontà di spiegare l'invisibile, nell'urgenza di manifestare l'accento di ogni legame affettivo. Francesca Gentili unisce la migliore intenzione di eclissare le esitazioni e le incertezze alla delicata padronanza degli interrogativi e delle attese, muovendo la lama della luce nel profumo indelebile di un sogno, tra i labirinti della nostalgia.

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

LE TUE PAROLE

 

Le parole viaggiano nel tempo.

Le tue, al pari delle altre,

si ristorano

in luoghi a me sconosciuti.

Sono diamanti le tue parole,

come la luce del mio giorno le abbraccia,

così le vedo.

E la tua voce ancora mi parla

come se fosse la prima volta.

 

GUARDARTI

 

C'è un solo modo di leggerti,

come cavando il buio da una grotta facendosi largo,

la luce sulla fronte.

 

Un solo modo di guardarti,

dividendo l'immagine con le ombre,

come pane di affamati.

 

NEL TUO GIORNO

 

Nel tuo giorno

si placa il vento,

la matassa si dipana

non per un filo trovato

ma per il nodo sparito.

-

Nel tuo giorno il mondo apparente dilegua,

i pensieri mutano,

si flettono come luci di aurora boreale,

è sospesa la guerra

e questo frastuono di ombre che mi passa dentro,

si ferma e poi muore in silenzio.

-

Nel tuo giorno mi porti lontano,

davanti alle stelle,

dove era per tutti

ma solo noi stiamo.

 

 

DOVE

 

Chiunque io sia,

checché se ne dica,

di me guardi un punto

io non so dove,

ma è dove mi trovo

perché ogni volta mi incontri.

 

NELLA PIAZZA

 

In me vive una sera in letargo

un profumo di quartiere

un sottile marciapiede.

 

In me vanno foglie miste d'autunno

a cercare altri approdi.

 

In me siedo a una fontana

col rombo della tua voce di prima,

si raccolgono galassie mute

per tacere la nostra storia che ripete l'acqua.

 

Nella piazza è nato un fiore che non ti conosce

                               ma che tu ameresti.

 

DICEMBRE

 

Se più non esisti tra le cose del giorno

ti farò venire fuori dai sogni

come si issa la vela puntando al Nord

in un mattino di sole.

 

 

 

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Le lucciole

3 Ottobre 2023 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

Immagine generata con PicFinder AI

 

 

Le lucciole, tanto belle quanto magiche con la loro bioluminescenza. Una decina di lanternine volanti piroettano di qua e di là in questa limpida serata estiva ove la campagna assume una parvenza fatata. Una lucciola si adagia sopra la mia testa per poi girare in tondo velocemente, ricreando una sorta di aureola. Il luminoso coleottero mi ricorda Campanellino, la birichina fatina alata di Peter Pan.

Altre lucciole via via spuntano dall'erba e si intensificano intorno alle mie ginocchia, fino a che tremolanti mi salutano con fervore per mimetizzarsi tra le stelle.

 

 

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The Cards of Life

2 Ottobre 2023 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

Immagine generata con Pic Finder AI

 

 

 

La vita è un gran "casinò" in cui è meglio mettere le "carte" in tavola.

Il "set di regole"? Lo stabilisci tu. "L'asso nella manica"? Non è sempre disponibile, quindi in molte occasioni è necessario farsi un "mazzo" così.

Un occhio di riguardo per quattro "simboli" in particolare, ovvero non dare troppa importanza ai "denari", non permettere a nessuno d'infilarti i "bastoni" tra le ruote, ricordati che le migliori "coppe" risultano le soddisfazioni, e, infine, adopera le "spade" che servono per difendersi, attaccare e, all'occorrenza, salvare la "faccia" e il "retro."

Cosa importantissima: rispetta il "partner" come se fosse un "re" o una "regina", altrimenti, prima o poi, si arriva a "calare l'asso" come dicono in Sicilia. Ah, a proposito, "scopa" bene e "gioca" il meno possibile a "solitario."

Caro "giocatore", in definitiva se fai un buon "gioco", sei a "cavallo".

Buona fortuna e... "buona mano"!

 

 

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Militare per sempre

1 Ottobre 2023 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

 

 

 

In età adolescenziale, ero un ragazzo sensibile, timido e impacciato. Oltre a ciò albergava in me il mostro dell'insicurezza. Tra i vari aspetti negativi, con i coetanei e non, tale condizione mi portava spesso a porgere l'altra guancia e... l'altra chiappa. 

Un simil-Fantozzi? Forse! A parte un "Filini", non avevo amici. I tanti "Calboni" di certo non compensavano, e a peggiorare le cose il fatto che alle superiori ero vittima di bullismo. 

Nei momenti no, o nelle situazioni intrise di malinconia, verso sera, nel buio della mia camera, nell'ascoltare i brani dei miei cantanti preferiti,  creavo un mondo parallelo nel quale mi rifugiavo, un mondo in cui valevo qualcosa. Sebbene ciò funzionasse, rimaneva vivida la consapevolezza che quel tipo di dimensione non rappresentava una soluzione. Indubbiamente ardeva in me la voglia di riscattarmi, il problema era trovare lo sbocco giusto. 

Una volta conseguito il diploma di scuola superiore, nel 2004, decisi di arruolarmi nell'E.I, un'esperienza nella quale ritenni utile cimentarmi sia a livello formativo che professionale. 

A un anno esatto, la divisa che vestivo contribuì a farmi acquisire i primi segni di sicurezza, anche perché mi elargiva un certo fascino con le ragazze durante le libere uscite, oppure quando andavo o rientravo dalle licenze. 

Successivamente arrivò il grado di caporale, il cui distintivo pettorale tutt'oggi conservo gelosamente. Ricordo che il pomeriggio successivo alla nomina, mentre mi avviavo alla C.C.S. (Compagnia Comando e Servizi) per la consegna di una documentazione commissionata da un maresciallo della fureria, all'improvviso nei volti di una ventina di reclute collocate nei pressi della mensa, appena passai loro davanti, notai un'espressione ossequiosa. Dopodiché si misero in posizione di attenti per il saluto militare, facendo tremare il selciato con gli anfibi. 

Devo ammetterlo: ne ricavai un misto di soddisfazione e compiacimento. Mi sentii importante. 

A ogni modo, l'ambiente militare mi stava dando dei buoni frutti poiché diventai molto spigliato e scanzonato; mancava soltanto di issare la bandiera... dell'autostima. Purtroppo, nell'estate del 2006 feci la cazzata più grossa della mia vita, ovverosia il congedo. La motivazione? È presto detto: la fidanzata di allora mi costrinse a scegliere tra lei e la carriera. Che minchione! Se avessi proseguito, probabilmente a quest'ora sarei sergente. 

A distanza di quasi vent'anni, nonostante l'autostima sia rimasta ferma a "mezz'asta", e nonostante non eserciti più in Esercito bensì in qualità di Operatore Socio Sanitario, succede che nelle giornate lavorative decisamente toste, ne tragga l'energia necessaria immaginando di indossare ancora l’amata mimetica, sentendomi ancora in linea con i dettami che assimilai in quel periodo: prontezza, obbedienza ai superiori, senso del dovere e cameratismo.

 

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