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Lidia Yuknavitch, "La cronologia dell'acqua"

20 Ottobre 2022 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

 

 

La cronologia dell'acqua 

Lidia Yuknavitch

Nottetempo Edizioni, 2022

 

 

Inizio questo libro con i primi due capitoli che spaccano. Intensissimi per il contenuto, un aborto spontaneo al nono mese, scrittura opulenta, un pizzico di olistica che non guasta mai. Poi l'autofiction continua, l'infanzia col padre padrone, la sorella grande che abbandona la casa appena può, pare ci fossero molestie, la madre con la gamba corta succube del marito, lei che annega metaforicamente e non, tutto ciò nelle acque clorate della piscina. Perché è la cronologia del prezioso liquido, non dimentichiamolo. E quindi piscina lì, piscina quando traslocano in Florida, il padre che non vuole che studi, e poi l'acqua diventa quella delle docce dove ammira i corpi delle atlete, la saliva dei baci ambosessi in cui, ancora minorenne, si prodiga con una sessualità promiscua e violenta che manco Moana quando aveva il doppio degli anni, e poi la piscina dell'Università a cui approda per borsa di studio sportiva e dove si fa buttare fuori in due anni perché più che partecipare a orge sempre strafatta e in iperalcolemia non fa. Questa vita al limite viene minuziosamente descritta fino ai 30 anni quando, in questa vita devastata e sprecata Ken Kasey, mica pizza e fichi, di tutto il collettivo con cui scrive riconosce il talento da scrittrice solo in lei, e glielo dice pure senza infilarle dentro nessun organo dei suoi. Miracolo. Scopriamo poi che il primo racconto con cui lei si fa notare si intitola "la cronologia dell'acqua", e tutto mi fa pensare che fossero i primi due notevoli capitoli a cui poi viene aggiunto tutto questo pippone. Ma quando a metà libro lei invita la sua scrittrice feticcio alle 4:30 del mattino a schiaffeggiarle la patafiolla squirtando come un idrante, no raga, io mi sono arresa e mi sono chiesta "ma che cavolo sto leggendo? Ma questa sarebbe una scrittrice di talento?" Un elenco di umori corporali rilasciati a ogni pagina, una storia inesistente, l'ennesima, posso dirlo?, storia che con la scusa di universalizzare il proprio vissuto  ammira il proprio ombelico peraltro pieno di lanetta puzzolente. Ma anche basta di scrittori che producono grazie alle loro nevrosi. Ma basta di gente che ci fa credere che vivere per raccontarla sia sprecare la vita per poi miracolosamente scoprirsi talentuosi e ripercorrere i folli anni del prima. Ma basta proprio parlare di sé in un afflato narcisistico a spirale. Macchissenefrega di quello che hai fatto o del fatto che quando lo hai fatto non capivi nulla perché eri ottusa da sostanze psicotrope? Ma che plusvalore mi da questa scappata di casa? Ma chi lo dice che i suoi libri valgono, addirittura ha una cattedra negli USA dove insegna scrittura. Ah beh. Figuriamoci. Comunque mollato a 2/3. E non mi è piaciuto a parte i primi capitoli, nel caso non mi fossi spiegata bene.

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