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Joseph Pontus, "Alla linea"

15 Ottobre 2022 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

 

Alla Linea 

Joseph Pontus

Bompiani, 2022

 

Joseph Ponthus, scomparso a 42 anni per tumore, due anni dopo avere conosciuto il successo con il suo unico libro, Alla linea, una specie di romanzo in versi sciolti, o un poema sulla vita in fabbrica. Umanista, educatore sociale, attivista politico, questo gigante dal pelo fulvo decide di trasferirsi in Bretagna per amore della moglie. Lì però resta disoccupato mesi non trovando lavori nel suo campo e decide, pur di fare qualcosa e portare a casa uno stipendio, di affidarsi all'agenzia interinale che gli propone solo lavori temporanei presso lo stabilimento del pesce e il mattatoio, a parte una fugace e grottesca incursione di pochi giorni nella scolatura del tofu, operazione tanto specifica e deprivata di senso da costituire un mantra per tutto il tempo in cui la svolge. Allo stabilimento del pesce si svuotano casse di pesci e se ne fanno bastoncini, prima delle feste arrivano i crostacei e molluschi nobili; al mattatoio si spostano con enorme fatica fisica quarti di manzo e di bue. La storia che Ponthus ci racconta è tutta nei gesti ripetitivi alla linea di produzione, da cui il titolo, i guasti al nastro trasportatore, le chiamate all'ultimo minuto dell'agenzia che ti prenota per due giorni o due mesi, ma che gliene frega a loro, gli interinali come i disoccupati devono esistere per i momenti storici di sovrapproduzione. È una legge del mercato. E allora c'è la rivincita degli operai che si intascano il cibo più caro e prelibato senza farsi vedere come indennizzo, le macchine che possono mutilarti a vita se non stai attento, gli scioperi di quelli a tempo indeterminato perché gli interinali, se si uniscono, perdono il diritto di chiamata. Ma se non si cambiano le cose è per colpa loro, li accusano, che non hanno il coraggio di scioperare. Si scopre un micromondo, che per la maggior parte di noi è sparito da un secolo, fatto di precarietà, assenza di diritti, turni rispettati grazie al passaggio in auto dei colleghi, fine settimana di recupero della stanchezza. In ogni capitolo però riluce una inattesa leggerezza di chi non vuole piangersi addosso, che sa che tutto è temporaneo e il presente va comunque goduto. Ogni giorno ci riserva la possibilità di sorridere, a volte ridere, con calembour, canzoni o poesie modificate sul tema della fabbrica, battute di spirito autoironiche, citazioni filosofiche, a volte. Ponthus non decide di resistere, non si oppone a qualcosa più grande di lui ma decide di Esistere con tutto ciò che ha, con tutto ciò che è, scrivendo furiosamente fino a notte fonda pur sapendo che pagherà il debito di sonno il lunedì mattina, cucinando e cenando con la moglie, passeggiando per le spiagge, lasciando la testimonianza di un mondo operaio defraudato e proletario che persiste nel cuore della civilissima Europa. Un grande insegnamento per chi fa parte della nostra generazione, uno spaccato insolito ma poi più prevedibile di quanto si pensi in questa nostra società in declino che ci sta spremendo fino all'ultima goccia sulla linea della fabbrica neoliberista.

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