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le interviste pazze di walter fest

Intervista con l'artista: Andy Warhol... e pure con uno scrittore

27 Marzo 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #le interviste pazze di walter fest

Intervista con l'artista: Andy Warhol... e pure con uno scrittore
 

 

 
 
 
Benvenuti, amici lettori della signoradeifiltri, oggi avremo nostro ospite Andy Warhol. Sono a bordo della mia 500 tinteggiata per questa speciale occasione tutta gialla fosforescente, dripping verde limone, e a bordo  abbiamo anche lo scrittore Matteo Gentili.
 
- Matteo, sei contento che ti ho portato con me?
 
- Sì, certamente, mi dispiace solo per Mario.
 
- Tranquillo, l’ho mandato in missione a cercare nuovi artisti per la bottega dell’arte.
 
- Ah, va bene.
 
- Senti, ora ci incontriamo con Andy Warhol, sei preoccupato?
 
- Un po', che posso prendere un caffè?
 
- Mica me lo devi chiedere, fanne due, apri lo sportellino, prendi pure i cioccolatini dentro al cassettino.
 
- Oh! Pure io li ho portati, ma qua c’è un panino gigante con la porchetta!
 
- Ah sì, quello è per Andy, dietro trovi i cioccolatini.
 
Amici lettori, mentre aspettiamo Andy Warhol io e Matteo gozzovigliamo…..
 
Ciao Andy, forza, sali a bordo.
 
- Grazie per l’invito, carina questa automobilina  e… lui chi è?
 
- Andy, ti presento un amico, è Matteo Gentili, un meccanico che, con un cacciavite e con una penna in mano, può far miracoli, è uno scrittore vero prestato all’automobilismo.
 
- A proposito di auto, sapete che per le nostre interviste questa macchina scarrozza infaticabilmente per km e km? Una volta siamo andati ad intervistare Michelangelo Buonarroti in Giappone, un'intervista così matta che nel blog non l’abbiamo pubblicata, e sai perché?
 
- Già, perché?
 
- Perché Michelangelo è voluto ritornare subito in Italia, aveva una tremenda voglia di mangiare un supplì.
 
- Hai detto che questo tipo è uno scrittore, dalla faccia non si direbbe, ha lo sguardo da buono.
 
- Matteo, parla al signor Warhol del tuo libro.
 
- Signor Warhol, io vengo da Foligno e ho pubblicato da poco un libro con @Libereria: I racconti di uno sconosciuto.
 
- Conosco bene Foligno, una volta, dalle tue parti, ho mangiato degli strozzapreti fantastici. Insomma, questa tua opera di che parla?
 
- Vede maestro, il mio libro è una storia fatta di tante storie, tutto comincia con la mia ribellione al bullismo, un qualcosa che ha condizionato la mia vita ma che non mi ha impedito di vivere al meglio, perché ho avuto l’abbraccio vigoroso di buoni valori, la mia famiglia, la mia penna e la musica. Ebbene sì, questo libro è poesia narrata come se fosse un rap, io musicista rap, il mio rap, il mio lamento di rabbia che diventa uno scudo a questo fenomeno sociale pericoloso ma non invincibile, anzi debole, di fronte alla positività. Posso dire di avercela fatta, posso dire orgogliosamente di sentirmi un testimonial, che può confermare e dichiarare a tutti coloro che soffrono, che il bullismo si può vincere.
 
Bravo ragazzo, quindi questa tua opera è poesia con un ritmo rap. Sai come ti potrei definire?
 
- Andy, che penseresti di me?
 
- Che sei un grande  “ hardmanrap&talk”.
 
- Tutto attaccato?
 
- Certo, non ti sembra di sentire la musica in hardmanrap&talk? Matteo, saresti un perfetto hardmanrap&talk!!
 
- Matteo, dagli retta, Andy Warhol (Pittsburgh, 6 Agosto 1928 – New York 1987) è uno che ha fatto un sacco di cose: arte, regia cinematografica, musica, fotografia, grafica pubblicitaria, sceneggiatura, produzione, la factory. Tutti sanno dell’invenzione geniale della sua factory, frequentata da gente come Jean Michel Basquiat, Keith Haring, Lou Reed... la banana... la banana più famosa e costosa del mondo! E poi i barattoli di zuppa Campbell, e poi Marylin Monroe, e tutte le star raffigurate come icone pop !
 
- Walter, ti ringrazio ma riguardo l’idea dei barattoli voi avete avuto un tizio che mi ha preceduto e che è stato più geniale di me, ha riempito 90 barattoli di…
 
- Maestro, non lo dica, siamo in fascia protetta!
 
- E vabbè, comunque è stato un genio quel Piero, diciamo che la mia visione era popolare e conforme ai miei tempi moderni.
 
 - Arte per tutti!
 
- Bravo Walter, arte per tutti!
 
- Andy a proposito di arte per tutti, lei che se ne intende, può aiutarmi con il marketing? Lei è esperto di pubblicità sa, vorrei vendere almeno un migliaio di copie del mio libro.
 
- Matteo, fare pubblicità a un prodotto è facile, devi solo presentare te stesso come sei al naturale, al naturale come una lattina di Coca, senza sotterfugi e archibugi, senza ammiccamenti e stratagemmi, sei un poeta?
 
- Sì.
 
- E allora recita il tuo libro come un vero poeta, piangi se c’è da piangere e ridi se c’è da ridere, apri il tuo cuore. E' la migliore pubblicità, quando scendiamo da questa 500 da circo di Walter, ricordami di prenotarti una copia e la voglio autografata.
 
- Andy, casualmente ne ho proprio una con me.
 
- Bene dammela, che aspetti? Ma adesso riaccompagnatemi all'aeroporto che devo prendere il volo per Cuccamonga. Ho appuntamento con Caravaggio, che anche lui vuole qualche consiglio, ma, dico io, che mi avete preso, per il padrino?
 
- Andy, come te non c’è nessuno.
 
- Volete un autografo?
 
- Magariiii.
 
Molto bene, amici del blog che vive di cultura e fantasia, stiamo per lasciarvi, io, Andy Warhol, Matteo Gentili, e il suo libro  I racconti di uno sconosciuto, vi salutiamo e vi aspettiamo al prossimo incontro
 
- Ehi, coppia di smidollati… passatemi il panino con la porchetta e i cioccolatini!
 
- Andy, è finito tutto, sono rimasti solo quelli al tartufo che aveva portato Matteo per la pasta.
 
- Cioccolatini al tartufo sugli strozzapreti?...
 
Qualcuno di voi vorrebbe assaggiarli?... Ciao a tutti, ci rivediamo alla prossima puntata!
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Intervista all'artista: GUSTAV KLIMT

13 Gennaio 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #le interviste pazze di walter fest

 

 

 
 
 
Amici lettori della signoradeifiltri, il blog che ha aperto questo 2020 con nuove pagine di cultura quotidiana, per il piacere di strapparvi sorrisi e consensi, sono di nuovo con voi per parlarvi d’arte, oggi avremo nostro ospite un grande artista che ho intervistato a bordo della mia fuoriserie preferita, ecco la cronaca registrata in diretta dell’incontro.
Sono a bordo della mia 500 e ho appuntamento con l’artista Gustav Klimt, la macchina del caffè è pronta (per chi non lo ricordasse questa 500 è dotata di una vera moka pronta all'uso) mi dispiace per voi, le attuali automobiline futuriste ne sono sprovviste, avete in compenso una moltitudine di pulsantini, sensori, marchingegni elettronici, vocine parlanti. Queste nuove invenzioni possono anche guidarsi da sole senza toccare il volante, che possiamo farci, questi sono tempi moderni. Ma ecco, lo vedo arrivare, è lui, l’artista viennese, non è piccolo di statura, speriamo entri nell'abitacolo senza problemi, per l’occasione e per rendere onore al nostro ospite ho cambiato colore alla carrozzeria, che ora è per metà verde e per l’altra metà color oro.
 
- Buongiorno signor Klimt, è un piacere incontrarla.
 
- Walter, saltiamo i convenevoli e diamoci del “tu”.
 
- Ah, molto bene, la ringrazio.
 
- Walter, ti dispiace se apriamo il tettino? Sai, mi sento un po’ stretto.
 
- Certamente.
 
Clack… Con un semplice gesto della mano apriamo il tettino e una folata di vento spettina l’artista che, ridendo, ammira sopra la sua testa il cielo blu.
Gustav Klimt, per volere del destino, è nato in una casa dove l’arte era il linguaggio primario, una famiglia di artisti legati fra loro oltre che dall’affetto famigliare anche dall’amore per l’arte, che era il loro scopo di vita, il loro motivo per alzarsi la mattina dal letto pensando a nuove forme decorative, con la colonna sonora fatta di note musicali. Tutto questo e nulla più importava a questa famiglia, finché il fato non arriva a rompere i colori sulla tavolozza della vita, perché Klimt, in un momento costruttivo della sua esistenza, perderà, nel giro di pochi mesi, il padre e un fratello, e, per lui che amava con fervida passione la vita, questi due lutti lo segneranno nel profondo.
 
- Maestro…
 
-E’ meglio che mi chiami Gustav.
 
 'Azzo! Mi mette quasi timore, mica è Pollock!
 
- Gustav, ce lo prendiamo un caffè?
 
- Adesso mi piaci! Vedi, “la vita è bella” è un affermazione quasi banale, ovvia, io ho avuto la fortuna di nascere artista, chi meglio di un artista può rappresentare questa cazzo di esistenza?
 
Amici lettori… ha detto proprio così…
 
- Chi può dare una immagine concreta della vita? Chi può farlo? Forse quel tizio che guida l’autobus? Quel vigile urbano? Quello studente in bicicletta che consegna pranzi a domicilio? Vedi, intorno a te, quante immagini umane ma anche quanta automazione c’è? Siamo circondati e stiamo per essere sopraffatti dalla tecnologia!
 
- In effetti è il prezzo da pagare al progresso.
 
- Eh già, begli stronzi che siete! E allora il lavoro dell’artista non è servito a nulla? Ogni artista che si è succeduto ha lottato contro l’appiattimento, la barbarie umanoide, le consuetudini classicheggianti. Ogni nuovo movimento artistico ha rivoluzionato il vecchio stato delle cose. Un nuovo progresso, se così volete chiamarlo, inteso a far prevalere l’essere umano fatto di cuore, testa e cervello, un'umanità diretta a saper vivere oltre l’egoismo.
 
- Egoismo?
 
- Sì, gli esseri umani sono stati, in tutte le epoche, assolutamente e inconcepibilmente egoisti, e l’arte, quindi l'amore per la vita, è sempre stata un baluardo contro il lato peggiore dell’umanità e, per fortuna, essendo l’arte parte intrinseca dell’esistenza, pertanto, non morirà mai.
 
- Gustav, allora che possiamo fare?
 
- Una cosa molto facile, amare la vita, un concetto semplice. Vedi ragazzo, è un po’ come questa tua automobile, questa 500 è piccola ma bella ed è un piacere fare questa passeggiata.
 
- Gustav, prenda il caffè.
 
- Ah! Già! E’ tutta colpa tua che mi fai incazzare! Però! Bono sto caffè!
 
 Dice proprio così….
 
- Mi piace l’Italia, un paese così ricco, un paese che dovrebbe essere una forza trainante per tutto il resto del mondo.
 
- Grazie Gustav.
 
- Vuoi scommettere che stai per chiedermi di parlare di una mia opera?
 
- Possiamo?
 
- Parliamo del bacio?
 
- Mi hai letto nel pensiero?
 
- Mortacci vostra, grazie al mio bacio, chi sa quanta gente ha fatto XXXXX!
 
 Dice ancora ed espressamente così.
 
- Nella mia opera, hai notato che ci sono al centro, su una linea verticale, due masse rosse che staccano cromaticamente dagli altri colori?
 
- Sì.
 
- Sono di forma circolare, tutto ruota su di esse, sono il segno positivo e negativo, l’off e l’on, i poli estremi dai quali si accende il dinamismo universale, sono della stessa tonalità della bocca della donna, dalla quale nasce la vita, un bacio, l’amore, l’amore per la stessa vita che ci regala emozioni ogni giorno, tutto deve ruotare intorno all’amore. Puoi girare, capovolgere, travalicare, stressarti di azioni, eppure, se vuoi sentirti vivo e felice di esistere, devi amare.
 
- Possiamo essere ottimisti?
 
- Dovete esserlo, ma state lontani, se potete, dalla disumanità… Posso avere altro caffè?
 
Riaccompagno Gustav Klimt nell’aerospazio della fantasia. Se vi è sembrato un po’ burbero posso tranquillizzarvi, nella realtà è stato un artista che per il suo temperamento ha fortemente amato la vita e gli siamo grati per averci lasciato una grande testimonianza.
 
Amici lettori, ci rivediamo presto per una nuova intervista, e amate anche voi la vita come se fosse un'opera d’arte.
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INTERVISTA CON L’ARTISTA PIET MONDRIAN

2 Novembre 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #le interviste pazze di walter fest

 

 

 
 
 
Gentilissimi lettori del blog che ci piace la cioccolata, eccoci di nuovo con voi per incontrare e intervistare un grande artista olandese molto importante, lo sto aspettando e insieme andremo a fare colazione in un albergo della capitale. Perché in un albergo? Perché in questo albergo la colazione è strepitosa e poi è un luogo speciale dove lavora gente speciale, ma di questo parleremo dopo.
 
Amici lettori, ecco a voi Piet Mondrian.
 
- Ciao Piet, benvenuto a Roma.
 
- Ciao Walter e ciao a tutti i lettori della signoradeifiltri, dove andiamo  di bello?
 
- Andiamo a far colazione all'Albergo Etico.
 
- Oh, mi piace, ho saputo che Picasso lo hai portato in un semplice bar.
 
- Piet, non lo dire a nessuno… Abbiamo anche consumato senza pagare il conto.
 
- Gli artisti a volte sono un po’ birbanti.
 
- Ma no, è stata tutta colpa della fantasia.
 
- Hai ragione, senza fantasia che vita sarebbe? Senti, mettiamo i piedi a terra e andiamo a rifocillarci. 
(Aiuto! Qui si mette male, ho paura che Piet Mondrian sia più affamato di Dalì.)
 
I due entrano all’Albergo Etico e vanno a sedersi in terrazza, ordinando la colazione speciale della casa.
 
Piet Mondrian   (Amersfoort 7 marzo  1872  – New York 1º febbraio  1944 )
 
Agli inizi del suo percorso professionale lavorò come professore ma, parallelamente, dipingeva, guidato dal suo talento innato.
I suoi temi più frequenti erano i paesaggi, manifestando comunque una pittura non troppo allineata al ferreo figurativo, probabilmente influenzata dalla propria personalità e da un'attenzione rivolta a tutto ciò che è spirituale. Preferiva rappresentare pittoricamente una visione della natura intima e personale.
 
La svolta nella sua formazione artistica avvenne quando, ad Amsterdam nel 1911, visitò una mostra cubista e, da quel momento, la sua idea di arte si aprì a nuove forme. L’anno successivo si trasferì a Parigi, città in pieno fermento, dove era divampato il fuoco della nuova arte e gli artisti, in contatto e a confronto fra loro, stavano gettando le basi per nuovi linguaggi.
 
Fortunatamente per lui, al momento dello scoppio della prima guerra mondiale si trovava in Olanda, e il destino volle che, lontano dagli eventi bellici, l’incontro con altri artisti, fra i quali Theo Van Doesburg, fosse decisivo per la realizzazione della rivista De Stijl, cassa di risonanza per nuove idee su architettura, urbanistica, design. Mondrian  manifestò le sue teorie e i suoi concetti sul modo di concepire la propria visione dell’arte, del colore: una pittura, una sintesi, linee geometriche e colori che nell’immaginario potessero emozionare per trovare armonia con la natura di ogni cosa. In pochi colori e poche forme geometriche c’era tutto un mondo di sensazioni
 
Alla fine della guerra ritornò in Francia e iniziò lavorare nelle modalità con le quali è diventato famoso. Fu un periodo molto importante ma, negli anni ’30, a causa dell’avvicinarsi di nuovi fulmini di guerra, si trasferì a Londra, per poi sorvolare l’oceano e stabilirsi definitivamente fino alla morte a New York. In America fu contagiato da un mondo così lontano dal continente europeo, e così moderno, da dargli un nuovo slancio creativo che influenzò l’arte a divenire. Purtroppo Mondrian a New York passò anni intensi ma troppo pochi per lasciare altri segnali della sua arte innovativa. 
Probabilmente debilitato dai viaggi e dallo stress, subito negli anni a cavallo fra le due guerre mondiali, morì di polmonite nella grande mela nel '44 a 71 anni.
La sua arte fu di grande ispirazione per la moda, il design, la pubblicità e, grazie a lui, aprì una nuova frontiera.
 
- Piet, tutti conoscono le tue opere geometriche, composte con pochi colori pastello, come ti è venuto in mente di realizzare quel tipo di pittura?
 
- Questa felice modalità è nata per via del mio background: mio padre era un prof molto severo e metodico, avrebbe voluto vedermi insegnante per tutta la vita, ma ognuno di noi non può nascondere la propria personalità e sfuggire al proprio destino.
 
- Per tutti noi è stato meglio avere un professore di meno e un grande artista in più.
 
- Grande io? Beh! Ho fatto la mia parte ma bisogna dirla tutta: di veramente grande c’è la natura, però è bello che gli artisti provino a parlare il suo stesso linguaggio e imitarla.
 
- Tutti, specialmente ora, ne abbiamo un gran bisogno.
 
- Di cosa?
 
- Di riconciliarci con la natura.
 
- Per fortuna non è colpa degli artisti.
 
- Eh già, e  se volessimo più bene all’arte magari questo mondo sarebbe migliore. Senti Piet, a proposito di mondo, puoi dirci le tue impressioni quando ti sei trasferito negli U.S.A.?
 
- Grande nazione, grande in tutti i sensi, l’Italia è la dominatrice e portabandiera della cultura ma è grazie agli U.S.A. se l’arte moderna ha preso il volo, peccato che per me è stata un'esperienza breve.
 
- Se tornassi indietro come modificheresti il tuo destino?
 
- Ti rispondo dopo che ho preso il cappuccino, anzi, passami pure quella graziosa brioche alla crema… Mhhh!... Boona!
 
Lettori, non stupitevi, gli ho fatto un corso accelerato di dialetto romanesco.
 
- Walter, sì, questa brioche è proprio boona! Complimenti!
 
- Complimenti all’ospitalità dell’Albergo Etico, qui è tutto speciale.
 
- Già, dopo spiegami meglio la storia di questo posto… Mi chiedevi che farei se tornassi indietro?
 
- Sì.
 
- Credo che sarei partito prima per quel paese e avrei dipinto e sperimentato fino a cento anni, cercando nuove forme geometriche, avrei potuto sfiorare la perfezione alla quale, comunque, non sarei mai arrivato perché in arte la perfezione non esiste, anzi, ti dirò di più, l’arte più è imperfetta e più è bella.
 
- Luciano Ventrone non la penserebbe così.
 
- E te credo! Lui lavora in missione per conto di Dio!
 
- Questa battuta l’ho già sentita.
 
- Oh! Ma che te credi?! Il cinema piace anche a me.
 
- Giusto! E’ la settima arte. Senti Piet, come hai reagito ai giudizi negativi sulla tua arte?
 
- E’ stata dura, molto dura, ma, per fortuna, un artista, quando crea, non pensa a nessuno, il problema è dopo, guarda quel povero Vincent, non ha mai venduto un quadro. Ma in compenso siamo immortali, per l’appunto io ora sono qui con te.
 
- E non siamo neanche soli.
 
- Chi altro c’è?
 
- Mario.
 
-Il benzinaio?
 
- No, Mario Hal 19000, il robot. 
 
- E allora?
 
- Mario Hal 19000 ci riporterà a casa con un'automobile spaziale. E meno male che non è più della serie 9000, altrimenti chissà dove ci portava.
 
- Non potremmo andare a piedi?
 
- Ok, aspetta qua che vado a staccargli la spina.
 
- Walter, questi tempi moderni mi sembrano poco artistici.
 
Dopo pochi minuti…
 
- Piet, prima di andare, volevo dirti la storia di questo albergo.
 
- Sentiamo.
 
- Ci troviamo a Roma in via Pisanelli, 39, 41. Questo albergo a breve festeggerà il suo primo anno di attività. E' stato aperto il 22 dicembre 2018, è sorto senza scopo di lucro, grazie all’idea di un albergatore romano coraggioso e visionario, Antonio Pelosi, prendendo spunto da un'altra realtà già esistente ad Asti.
Anche a Roma egli pensò di realizzare questo sogno imprenditoriale, all’interno di  un'antica palazzina dei primi del ‘900, ristrutturata e abilitata a moderna struttura alberghiera.
 
La filosofia portante di questa sua iniziativa è dare una chance professionale a persone con diverse forme di disabilità che, lavorando in equipe con altri professionisti del settore alberghiero, realizzino una vera e umana esperienza lavorativa al servizio e al soddisfacimento della propria clientela, abbattendo ogni barriera.
 
Nell’Albergo Etico il valore umano si rispecchia nel calore e nella composizione d’arredo, che dona una gradevole e confortevole ospitalità. Tutto fa pensare a un ambiente a misura d’uomo, dove ognuno può sentirsi a proprio agio circondato da colori  naturali.
 
- Piet, in questo albergo è molto bella tutta questa armonia di colori: è un equilibrio che assomiglia alle tue forme.
 
- Walter, l’abbinamento dei colori si lega con amore al feeling che si crea fra la gente che vi lavora e tutta l’atmosfera che vi si respira. Hai ragione, il senso di umanità si rispecchia nell’ambientazione di questo luogo. Ma sai che veramente questo albergo mi ricorda le mie opere?
 
- Piet, per fortuna l’arte è sempre intorno a noi.
 
- Ed è nostro dovere non dimenticarlo mai… A proposito, ce ne siamo andati via dall’Albergo Etico e non abbiamo pagato il conto anche noi come Picasso!
 
- Tranquillo Piet, ci ho pensato io con l’occhio.
 
- Ah! Il pagamento con il bulbo oculare! Bella roba gli strumenti tecnologici!
 
- Ma no, ho fatto con l’occhio, l’occhietto al personale di servizio per dirgli di segnarlo sul mio conto che passo dopo, a cena ho appuntamento con un altro artista.
 
- Mi raccomando non facciamo brutte figure, tu sei famoso per le tue trovate esageratamente fantasiose... Senti, con chi ti vedi dopo?
 
- Gli ho telefonato e mi ha detto di sì, spero non mi dia buca.
 
- Chi?
 
- Botticelli.
 
- Quello della Venere?
 
- Eh!
 
- Dopo fammi una telefonata, voglio sapere come è andata. Ok, ora andiamo che abbiamo da fare un po’ di strada a piedi. Ma non era meglio farsi accompagnare dal robot?
 
- Ma dai, abbiamo tutto un futuro insieme a loro.
 
- Hai ragione, facciamo il pieno di fantasia e voliamo via a piedi da questo blog.
 
Amici lettori, io e Piet Mondrian lasciamo l’Albergo Etico di Roma. Ci ritroveremo insieme a voi, sempre qui, con la signoradeifiltri, per una prossima" intervista con l’artista"  e sarà sempre un piacere.
 
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INTERVISTA IN GIRO PER L'ITALIA CON UN ARTISTA E UNA LETTERATA

11 Ottobre 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #interviste, #le interviste pazze di walter fest

INTERVISTA IN GIRO PER L'ITALIA CON UN ARTISTA E UNA LETTERATA

 

 

 

 

Amici lettori della signoradeifiltri, siamo in autunno e tutto va bene. Beh, in effetti è la condizione che tutti desidereremmo, e così, per allietarvi la giornata, per voi che ci seguite con passione e trasporto, giustappunto a proposito di trasporto, oggi ho deciso di intervistare due personaggi invece che uno. La prima è Lorena Giardino, il secondo è un famoso artista ma, per non guastarvi la sorpresa, per ora non vi dirò chi è, lo scoprirete fra un po'.
Sono a bordo della mia Fiat 500 direzione Torino, per questa occasione ho cambiato il motore, ho installato un Aermacchi ATR 42, naturalmente ho rinforzato impianto di frenatura e semiassi e fra 10 minuti sarò sotto casa di Lorena.

 

- Ciao Lorena, forza, sali a bordo.
 

- Ciao Walter, grazie per avermi invitata.
 

- Lorena, perdonami se non te l'ho detto prima, oggi avremo con noi anche un altro ospite che devo intervistare: è una vecchia fiamma di Patrizia.
 

- E chi è?
 

- Lo vedrai dopo, mi raccomando, non ti emozionare, è molto famoso.
 

- Accipicchia che sorpresa!
 

- Lo andiamo a prendere alla stazione di Bologna e poi vi porterò a vedere un bel posto.
 

- Ancora una sorpresa?
 

- Beh, sì.


- Non dovrei fidarmi di te, girano delle chiacchiere artistiche sul tuo conto poco rassicuranti, ma farò un eccezione.
 

- E fai bene, i 150.000 lettori del nostro blog non si sono mai lamentati. Senti Lorena, vogliamo parlare del tuo nuovo libro? Mi dispiace che posso offrirti ben poco, il frigo è stato saccheggiato da William Turner, è rimasto solo un doppio panino con la porchetta a testa.
 

- Tranquillo, ho portato uno scatolone di Gianduiotti e un triplo thermos di Bicèrin.
 

- Un po' di dolcezza ci sta bene, Lorena, raccontaci della tua opera.
 

- Il titolo del libro è I discorsi dell'io fragile, sarà pubblicato da Libereria, ed è una raccolta di racconti e poesie introspettive sul tema dell'umana fragilità in tutte le sue sfaccettature. In sintesi, una panoramica a 360° sulla condizione umana, condita di una sana autocritica.
 

- Lorena, una consapevole conferma dei nostri limiti e del fatto che siamo, tutti, nessuno escluso, nonostante le apparenze, deboli e fragili?
 

-  Ebbene sì, a volte, sotto la maschera di invincibilità, ci riveliamo piccole foglie che cadono a terra.
 

- Lorena, ma se poi prendiamo tutte le foglie cadute a terra e, tutte insieme, le facciamo diventare una bella massa colorata, che potrebbe succedere ?
 

- Certo Walter, succede che tutti noi abbiamo un'energia che scaturisce dal colore dell'amore, che comunque è insito nei nostri cuori, insomma, l'unione fa sempre la forza.
 

- Pertanto, Lorena, possiamo dire che il tuo libro è un condensato di ottimismo?
 

- Naturalmente sì, basta guardarsi intorno, ad ogni negatività risponde una positività.
 

- Positiva come la copertina, bella l'immagine del ragazzo che sembra guardare al futuro, protetto da una staccionata posta su un prato verde, idealmente, secondo quanto simboleggiano i migliori valori del nostro "io", protetto da una barriera contro l'egoismo e la brutalità umana. Complimenti per la scelta grafica.
 

- Grazie Walter, per me questo libro è una ripartenza e ho avuto il piacere di non trovarmi da sola, che poi è anche la filosofia della mia opera, cercare sempre di non porsi nella condizione di rimanere in solitudine.
 

- E proprio per questo sei entrata in un bel team.
 

- Sì, di Liberiamo mi ha colpito l'entusiasmo, il voler lavorare in squadra e, come autrice, sentirmi parte di un progetto costruttivo a favore del lettore.
 

- Brava e complimenti, credo che questa storia potrà piacere anche a Caravaggio.
 

- Caravaggio? Proprio lui?
 

- Sì, eccolo là, ci sta aspettando.
 

- Ma quella è una donna!
 

- Eh già, ho dovuto farlo travestire da donna perché, sai come è, ti ricordi le 100.000 lire?
 

- Bei tempi.
 

- Infatti, ora immagina Caravaggio in treno assediato dai fan.
 

- Della pittura?
 

- No, delle vecchie lire. Eccolo che viene verso di noi, ora te lo presento.
 

- Signor Michelangelo, benvenuto, tutto bene il viaggio?
 

- Prima di tutto chiamami solo Caravaggio e poi, mannaggia a te e alla tua idea di vestirmi da donna!
 

- E' stata una precauzione necessaria.
 

- Walter, ma che te possino acciàccà (Caravaggio ha vissuto molto tempo a Roma) mica stamo a tèmtèsciòn àilànd!
 

- Vabbè dai, salta a bordo, al primo autogrill ti faccio vestire da cardinale. Ti presento Lorena Giardino, autrice del libro I discorsi dell'io fragile.
 

- Il piacere è tutto mio bella signora.
 

Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio (29/9/1571 Milano - 18/7/1610 Porto Ercole)
In seguito alla tragica epidemia di peste, giovanissimo, insieme alla famiglia, si allontana da Milano per tornare al paese di origine dei genitori. Per anni sarà un bravo apprendista presso vari artisti. Alla morte di entrambi i genitori, a circa vent'anni, lascia la Lombardia e inizia la sua avventura in giro per l'Italia. Sarà a Roma che il suo straordinario talento si affermerà,  determinante l'incontro con il cardinale Francesco Maria del Monte che, sostenendolo, lo renderà una star del momento e, grazie ai buoni auspici dell'alto prelato, il giovane avrà la possibilità di frequentare il jet set Romano, con relativi amici altolocati, appassionati della sua arte. 

Questi lo protessero nei momenti difficili, causati da comportamenti poco legali. Più volte arrestato e messo in carcere, l'artista sarà costretto a fuggire da Roma dopo l'omicidio di un uomo, in una delle sue solite risse. Condannato a morte per decapitazione, inizierà la sua peregrinazione, aiutato a fuggire. Dopo la latitanza in giro per il Lazio, raccomandato da personaggi importanti, scapperà a Napoli, dove realizzerà opere importantissime, ma la terra sotto i suoi piedi sarà sempre ardente, e così si imbarcherà per Malta con la speranza di diventare cavaliere e ricevere l'immunità.

Quando finalmente sembrava essere arrivato alla meta, per un nuovo alterco venne rinchiuso in carcere, da dove riuscì a evadere e a fuggire in Sicilia. A Siracusa sarà ospitato da Mario Minniti, un buon amico conosciuto a Roma. La permanenza in Sicilia gli farà riprendere fiato e gli darà il coraggio di ritornare a Napoli.

A Roma, intanto, papa Paolo V stava valutando l'annullamento della pena capitale. Caravaggio decise allora di tornarvi per chiudere definitivamente il conto con la giustizia. Imbarcato su una sorta di traghetto diretto a Porto Ercole, sarebbe dovuto scendere a Palo Laziale e, nel feudo della famiglia Orsini, attendere il condono, ma è qui che si compie un giallo: a bordo del traghetto, per una disattenzione, rimasero le opere importantissime dell'artista che avrebbero dovuto essere il lasciapassare per la sua libertà. Allora gli Orsini misero a disposizione di Caravaggio un'imbarcazione per ritornare indietro e recuperare il bagaglio, ma lo stress di una vita vissuta aveva compromesso lo stato di salute dell'artista, che non resse alla fatica di questa ultima vicenda ad alta intensità fisica e emotiva, e morì a un passo dalla felicità, in un alone di mistero, a Porto Ercole, il 18 Luglio del 1610.

Durante tutta la sua vita avventurosa sempre vissuta al limite, Caravaggio realizzerà grandissime opere, uniche e inimitabili, fra le quali "David con la testa di Golia" "Fanciullo con canestro di frutta" "Riposo durante la fuga in Egitto" "Giuditta che taglia la testa a Oloferne" " Conversione di san Paolo" " Crocifissione di san Pietro" "Amor vincit omnia" "Flagellazione di Cristo" "Cena in Emmaus" "La Deposizione".
 

- Signora Lorena, ma sa che il titolo del suo libro quasi mi calzerebbe a pennello?
 

- Per me sarebbe un grande onore.
 

- Vede signora, io, nonostante tutte le leggende sul mio conto, non ero un vero genio sregolato. Certo non ero neanche un angioletto, ma provate voi a perdere il padre con la peste e stare senza famiglia. Sapeste quanti morti ammazzati ho visto a Milano a causa di quell'epidemia ed io ero solo un bambino. Crescendo, il mio caratteraccio fu una reazione a quello che avevo passato. Ero piccolo e fragile ma non lo sapevo, ho vissuto con tutta la mia animosità, obbligato a scongiurare la paura che mi portavo dentro, per fortuna mi ha salvato la pittura. E poi, in fondo, da giovane per molti anni sono stato diligentemente un bravo apprendista senza battere ciglio.
 

- E poi che è successo?
 

- Crescendo non sono riuscito a domare il mio "io" fragile, venivo amato e odiato perché la mia pittura era troppo moderna, non c'era una via di mezzo, da un lato avevo grandi estimatori, da un altro feroci invidiosi del mio talento. E purtroppo tante volte finiva in rissa, ero solo un povero senza famiglia che non sopportava le ingiustizie. A proposito di ingiustizie, non è giusto che patisca la fame, Turner mi ha detto che su questo macinino avrei trovato qualcosa da mettere sotto i denti.
 

- Panino con la porchetta?
 

- Walter sei un grande!
 

- Signor Caravaggio, gradirebbe un bicchierino di Bicèrin?
 

- Signora Lorena, sarebbe meglio mezzo litro ma in presenza di una poetessa come lei non posso rifiutare.
 

- Caravaggio, ci puoi parlare della tua tecnica?
 

- Vedi, caro Walter, dopo aver lavorato per tanti anni al soldo di altri maestri, finalmente mi sono liberato, facendo uscire dal mio io la mia vera anima artistica: non più tele di formato ridotto ma grandi superfici dove l'osservatore poteva entrare con tutte le scarpe nella scena che avevo rappresentato, ogni dramma o immagine di gioia dipinta doveva essere vissuta dallo sguardo di chiunque con un'emozione che poteva essere di terrore, paura o gaia felicità e, dopo anni di gavetta da pittore in subalterno, avevo affinato una tecnica che mi aveva fatto vedere la potenza della luce dinanzi all'oscurità, l'esaltazione del lampo di luce divina sul buio più nero, volete sapere tecnicamente dov'è l'arcano?
 

- Sì.
 

- Cromaticamente un oggetto illuminato posto davanti ad un fondo di tonalità più scura fa sì che i colori dello stesso ne vengano messi maggiormente in risalto esplodendo di vitalità. Nelle mie opere i protagonisti dovevano parlare un linguaggio di luce che, modestamente, in tutto il mondo io solo sapevo accendere.
 

- Anche Turner non scherzava.
 

- Sì, ma lui mica era nato in Italia. A proposito, dove stiamo andando?
 

- A vedere le grotte di Frasassi.
 

- Spettacolari! Bravo Walter, sarà l'apoteosi della luce sulla tenebre sotterranee, la bellezza della natura incontaminata dall'operato dell'uomo!
 

- Signor Caravaggio si era dimenticato dei Gianduiotti.
 

- Lorena, la dolcezza è un arte. Forza Walter, dai tutto gas a questo trabiccolo e portaci nei meandri del sottosuolo a rimirare il miracolo e la bellezza della natura italiana.
 

Amici lettori, scenderemo all'interno delle grotte di Frasassi anche per voi. Se vi mettete un golfino, vi accompagneremo nel mondo della fantasia. Ci rivedremo al prossimo artista, sarà sempre un grande piacere.

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Intervista con l'artista  WILLIAM TURNER

29 Settembre 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #interviste, #le interviste pazze di walter fest

 

 

 

Gentilissimi amici lettori della signoradeifiltri, oggi vi andrebbe di spassarvela girando in lungo e in largo per il più bel paese del mondo? In nostra compagnia, con la fantasia vi scarrozzerò a bordo di una vecchia Fiat 500 per vivere un'avventura artistico/comica, e vi anticipo che non saremo soli, per ogni viaggio avremo un ospite, un artista importante che intervisterò per voi, allacciatevi le cinture, oggi sarà con noi William Turner.
Ho fatto rifornimento, dato una pulitina ai pannelli solari, sarà un viaggio lungo ma, grazie al nuovo motore, un fantastico Kawasaky 900 raffreddato ad aria, arriveremo in buon orario, la macchinetta del caffè è sempre pronta, il cassettino straripa di cioccolatini e il frigo bar è ben fornito.

 

- Ciao William, benvenuto a bordo.
 

- Ciao Walter, grazie per avermi invitato, ho saputo che hai già scarrozzato altri miei colleghi, dove andiamo di bello?
 

- William, hai qualche preferenza?
 

- Mi piacerebbe vedere la torre di Pisa.
 

- Che ci sia qualcosa di inconscio?
 

- Walter, non lo so, forse.
 

- William, io credo di conoscere il motivo della tua richiesta, ma te lo dirò dopo, ora partiamo... Ti piacciono i cioccolatini?
 

- Perché no?
 

- Serviti, sono nel cassettino.
 

A bordo della nostra 500, amici lettori di tutto quello che c'è non manca nulla, William Turner, con la proverbiale flemma inglese, guarda il panorama che ci scorre di fianco, gustando di buon gusto cioccolato e sorseggiando caffè. Non me lo ha detto, forse avrebbe preferito il tè, ma a bordo di questa 500, ci dispiace per lui, ma si beve solo il nostro oro nero che profuma.
William Turner nasce da una famiglia umile a Londra (1775 - 1851) e, come accade per gran parte degli artisti, scopre sin da piccolo la sua attitudine al disegno e alla pittura, una dote che servirà ad alleviargli i dispiaceri derivanti dalla propria condizione famigliare. Il disegno e l'acquarello, due tecniche facili ed economiche, saranno il suo linguaggio personale e gli indicheranno la strada futura. A 14 anni entra alla Royal Academy of Arts di Londra e da subito mette in mostra un talento straordinario. La permanenza in accademia gli dà la sicurezza nei propri mezzi e inizia a vedere il proprio orizzonte con maggiore coraggio. 
Esce dalle mura, immergendosi nelle verdi campagne londinesi per andare a disegnare dal vero.

Per disegnare dal vero serve occhio, mano ferma, tratto preciso e netto, pazienza e concentrazione, basta un raggio di sole, una nuvola che si sposta o il fischiettio degli uccelli per deviare lo sguardo dal cavalletto, ma il talento di Turner è inossidabile e la sua tenacia forte come una roccia, ogni anno che passa si allontanerà, chilometro dopo chilometro, per aumentare l'esercizio e l'esperienza: Bristol, Galles, Scozia e poi il gran salto, poco più che ventenne, in Francia e Svizzera. 
Il percorso formativo presso la Royal Academy, nonostante qualche critica ricevuta per il suo stile pittorico, naturalmente e normalmente fuori dagli schemi, è stato importante al punto da considerarsi una tappa fondamentale della sua carriera.

L'accademia era la sua casa e lo sarebbe stata fino alla fine, con le sue opere eccezionali avrà successo, fama, prestigio e numerosi estimatori. Un'altra pedina nello scacchiere della grandezza di Turner sarà, nel 1818,  l'incarico di illustrare "The Picturesque Tour of Italy " e pertanto si documenterà viaggiando in Italia da Torino verso Liguria, Lombardia, Veneto, Roma, Napoli. Un'esperienza che gli accese la luce, in modo fisico e metafisico. La luce e il sole italiano gli illuminarono la vista, l'arte e gli artisti italiani gli coltivarono la fantasia, purtroppo l'eccitazione creativa, che lo portò a sperimentare, gli procurò qualche critica. Invidia? Impossibilità a capire una pittura innovativa? Soliti e immancabili bastian contrari? Quando si è al top, anche questo può succedere, ma Turner, consapevole delle proprie convinzioni, continuò a viaggiare, Belgio, Francia, Olanda, ancora Italia, ormai aveva la luce nel cuore e nessuno lo poteva fermare, la luce è il contrario del buio e, fra la fusione di questi elementi, c'è un dinamismo di sfumature di colore che rendono le sue opere emozionanti, lampi di luce che squarciano le tenebre, la natura che mette in risalto incredibili colori, tutto si muove intorno a noi in un tourbillion di toni che fanno della pittura di Turner vera poesia.

La sua ricerca lo aveva portato a viaggiare e, se da un lato era stata benzina per il corpo, da un altro lui si era sfiancato fisicamente. Ormai in là con gli anni, capì che era giunta l'ora di staccare la spina e, per uno come lui che aveva vissuto una vita vera, il declino lo demoralizzò, nel 1846 si trasferì a Chelsea, latte e rum nel bicchiere gli smorzavano i ricordi, cercò di cancellarsi, rivelando ai suoi vicini di casa di chiamarsi Puggy Booth e, dopo essersi ammalato, morì settantaseienne il 19 dicembre 1851. Gli furono tributati solenni funerali e onori alla memoria, l'arte aveva perso un grande artista ma le sue opere contribuirono a dare una nuova lettura alla pittura.
 

- William, ti va di parlare?
 

- Certo, di che parliamo?
 

- Sono molti anni che volevo chiedertelo.
 

- Che cosa?
 

- Ma quella volta che ti sei fatto legare all'albero di una nave per vedere dall'alto gli effetti della tempesta in mare, non ti chiedo il perché lo hai fatto, ma il coraggio per farlo dove lo hai trovato?
 

- Walter, hai presente quando qualcuno crede fermamente nelle proprie convinzioni?
 

- Penso di sì.
 

- Appunto, ero così deciso, mi sentivo talmente in armonia con gli effetti della natura che sapevo di avere la complicità di qualsiasi evento atmosferico senza rischiare nulla, ero in pratica un cronista della natura più ribelle, superiore a qualsiasi forza umana, pertanto un testimone necessario per far sapere a tutta l'umanità che di fronte alla natura siamo impotenti e, di conseguenza, non avevo paura.
 

- E vabbè, però stare lassù era un po' da matti.
 

- Ero in missione per conto di Dio.
 

- Questa battuta la conosco, per caso hai visto i blues brothers?
 

- No, ma prima di salire su quella nave ho bevuto una doppia caraffa di latte e rum.
 

- Capisco... Senti, vorresti spiegare ai nostri lettori perché tutti gli artisti vanno controcorrente, tu eri perfino un accademico.
 

- Walter, i lettori di questo blog sono più scaltri di te, lo sanno pure i bambini che tutte le cose vecchie prima o poi vengono superate, e poi io non potevo farci nulla, il mio modo di dipingere era quello, un po' romantico, un po' fuori dagli schemi, in ogni caso, quando poi la ruota della vecchiaia si è fermata dalle mie parti, ho capito l'antifona e mi sono messo da parte, largo ai giovani.
 

- Fra vecchi e giovani non potrebbe esserci una via di mezzo?
 

- Certo che c'è e, quando verrà scoperta, tutta l'umanità sarà migliore.
 

- William! Hai finito tutti i cioccolatini!
 

- Per dirla tutta, anche la tazzina del caffè è vuota.
 

- Dobbiamo fermarci all'autogrill a fare rifornimento.
 

- Bene, me lo sono meritato un panino con il salame?
 

- Per la tua temerarietà su quella nave senz'altro, vuoi dell'altro?
 

- Come ti ho detto prima, vorrei fare un giro intorno alla torre di Pisa.
 

- Va bene, si può fare, sempre meglio che rischiare le botte come con Picasso...William, perché la torre pendente?
 

- Perché in tutto il mondo ce l'avete solo voi, perché è anche un fenomeno naturale unito all'estro dell'uomo che l'ha creata, perché è una grande opera d'arte, perché sempre da lassù c'è una luce universale, e poi perché, dopo questa scarrozzata con questo tuo macinino, salendo le scale a chiocciola mi sgranchirò le gambe, ti basta?
 

- Modestia a parte, in Italia abbiamo anche un sacco di altra bella roba.
 

- Walter, sono quasi invidioso se penso che porterai in giro nelle tue visite artistiche altri miei colleghi, mi fai un favore?
 

- Se posso.
 

- Se per caso sarà tuo ospite Piet Mondrian, invece del caffè, offrigli del Pernod e poi, per farlo arrabbiare, digli che ero più moderno di lui... Forza, adesso andiamo a Pisa, my ass is broken!
 

Amici lettori della signoradeifiltri, noi andiamo a Pisa, voi, se volete, come sempre seguiteci con la fantasia, in ogni caso ci rivedremo al prossimo tour artistico, avremo un ospite a sorpresa. Goodby.

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Arte al bar: GIORGIO DE CHIRICO  le muse inquietanti

26 Luglio 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #le interviste pazze di walter fest, #arte al bar

Le muse inquietanti di De Chirico e l'omaggio di Walter Fest Le muse inquietanti di De Chirico e l'omaggio di Walter Fest

Le muse inquietanti di De Chirico e l'omaggio di Walter Fest


 

Sono qui seduto al bar. Intorno a me gente che entra e che esce, distratta nei propri pensieri. Mi piace trovarmi in un classico bar e parlare di arte, anche per pochi minuti, con gente comune, gente che sicuramente ha tanti di quei problemi quotidiani che l'arte, seppur possa piacergli, non ha tempo né occasione di apprezzarla in toto. Io mi sono preso l'impegno di aprire questo dialogo, convinto che l'arte debba essere disponibile e alla portata di tutti, non solo per chi ne studia, o per gli addetti ai lavori, oppure per una ristretta ed esclusiva parte di appassionati, l'arte è intorno a noi normalmente, solo che non ce ne accorgiamo, e magari si ritiene un museo, o una struttura simile, roba da vecchi. Il luogo comune fra la gente è che l'arte è bella ma non se ne capiscono a fondo i significati, e ora noi della signoradeifiltri vi daremo una mano ad aprire gli occhi su questo fantastico mondo, per fare questo sarò costantemente in compagnia di personaggi vari e variopinti, che vi presenterò di volta in volta e che mi accompagneranno in questa avventura

Oggi sono in compagnia di Paolo, un impiegato di un'agenzia di assicurazioni, parleremo delle "Muse inquietanti" un'opera realizzata da De Chirico fra il 1917 e il 1918, un olio su tela nel formato 97X67.
1888, 10 Luglio, nascita di Giorgio De Chirico, da allora sembra essere passata un'eternità, 1888 solo a pronunciarlo ha il sapore di antico, l'Italia si era riunificata solo pochi anni prima a colpi di palle di cannone, sciabola e moschetto, eppure, successivamente, dopo un periodo storico relativamente breve, il mondo si sarebbe trasformato modernizzandosi, la guerra, il primo conflitto moderno, avrebbe spinto l'industrializzazione e tutto non sarebbe più stato le stesso.

 

- Ciao, Paolo, buongiorno.
 

- Buongiorno a te e a tutti i lettori di signoradeifiltri.
 

- Paolo, prima che tu vada in ufficio, vorrei parlare con te di un artista e farti andare al lavoro con un po' di colore negli occhi.
 

- Walter, buona idea.
 

-L'atmosfera di quell'opera assomiglia un po' a queste prime ore del mattino non trovi?
 

- Però non dirmi che i due manichini siamo io e te, eh?! E la donna seduta in primo piano senza testa? Non può parlare, non può vedere, non ha le mani, e ha le braccia legate, quest'opera è un capolavoro ma non fa per noi, è veramente inquietanteeee! Walter, pensi che i giovani non conoscano bene Giorgio De Chirico?
 

- E' normale, i giovani sono troppo presi dalla tecnologia, se solo si entusiasmassero di più per l'arte, scoprirebbero che De Chirico era un artista troppo moderno, anche se nato nell'800, appunto, nato a cavallo fra il passato e il futuro. La vedi quella prospettiva, quel piano che sembra inclinato verso l'orizzonte?
 

- Sì.
 

- Bene, è il passaggio dall'era classicheggiante al moderno materialismo, ma sulla destra c'è una lunga ombra che oscura l'architettura e anche te, il manichino in secondo piano con le braccia alzate.
 

- Ma non voglio essere io!


- E, invece, sei proprio tu, e quello in primo piano sono io, non ho la bocca per parlare e gli occhi per vedere, sono senza braccia, fermo, inanimato, leggermente piegato sull'onda d'urto dell'ombra che sta per attanagliarci, inesorabile raggiungerà il rosso castello Estense di Ferrara, forse risparmierà le ciminiere delle fabbriche troppo lontane, che, però, presto saranno ricoperte dal cielo di un verde plumbeo.
 

Il manichino seduto in primo piano è una musa dai fianchi larghi, simboleggia una donna con un buco sotto il petto, troppa rabbia nello stomaco per vedere i propri figli andare alla guerra, i due manichini senza volto, senza parola, senza un movimento. Povera umanità, l'intelletto è prigioniero della nuova era moderna prevaricatrice sull'ideale e sull'animo classico, plasmato sull'essere umano che adesso è vittima del progresso e della barbarie.

Nel 1917 la guerra è mondiale, l'ombra di essa offusca le menti, puoi vederlo nel colore spento dell'opera, acceso solo dal grande talento dell'artista, non si può fermare il sogno, la fantasia, tutto quello che vorrebbe dire ma gli viene impedito, riesce a manifestarsi attraverso la tecnica e il simbolismo delle forme, non c'è negatività che possa impedire all'artista di dipingere una scatola in basso ai piedi del manichino, in spicchi bianco, verde, nero, rosso e giallo, tinte vive, forti, senza ombre, senza sfumature, tinte per indicare che non tutto è finito. L'artista spiega a modo suo che la speranza è ancora in piedi, l'ombra lambisce ma non può coprire l'animo di uomini e donne venuti al mondo per vivere in libertà e in armonia.

 

- Paolo, mi è venuta un idea.
 

- Quale?
 

- Togliti giacca e cravatta e saltiamo dentro l'opera, la piazza è in salita ma è grande, io mi rimetto la testa sulle spalle, tu infilati i pantaloncini, prendi un pallone e andiamo a giocare, qualcuno di voi lettori può anche andare in bicicletta, correre a piedi fino al castello, passeggiare portando a spasso il cane, leggere il giornale. Sotto i portici magari troverete un caffè dove chiacchierare, queste sono cose normali, la vita non è fatta per fare la guerra.

- Sono pronto.

 

- Bene, chi perde paga la pizza ai lettori
 

- Ma sei pazzo? Sono più di 1000!
 

- Scherzavo, a questo potrebbero pensarci i nostri sponsor.
 

- E, con la donna seduta in fondo alla sala che ci è stata a sentire finora facciamo? 
 

- Parla piano, non svegliarla, è Giovanna la Milanese, non vedi alla sua destra la stecca da biliardo?
Se sa che andiamo a giocare a pallone, ci dirà che siamo due stupidi sognatori, a te rimprovererà di fare tardi in ufficio, dai, andiamo sulla piazza di De Chirico, glielo diciamo dopo come è andata.

Forza lettori, che aspettate? Fate un salto, qua la mano, magari là in fondo troveremo pure Giorgio De Chirico per salutarlo... per la pizza scherzavo, eh!
Ci vediamo al prossimo artista, non vi faccio nomi per non guastarvi la sorpresa, noi, intanto, su questa piazza abbiamo altre cose da fare, amici lettori di signoradeifiltri, Walter Fest vi abbraccia con il ciaooo più grande del mondo!!!


 

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LE INTERVISTE PAZZE AL MONDIALE DI RUSSIA 2018

21 Giugno 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #le interviste pazze di walter fest, #sport

 


 

 

 

Oggi per noi Mister Enzo Bearzot. Lettori sportivi e non della signorasenzafiltri, eccoci all'appuntamento calcistico mondiale di questa Estate 2018, un campionato senza di noi, i celeberrimi 50 milioni di allenatori, senza gli Azzurri ma con tante squadre in campo disposte a darsi spettacolo.

Oggi incontrerò per voi mister Bearzot per commentare i risultati di questa prima fase. Siamo a bordo di un satellite nello spazio, come potete immaginare ormai siamo nel periodo delle scoperte galattiche e noi da quassù avremo una visione completa di quest'evento planetario.
 

- Eccoci, mister Bearzot
 

- Salve, ragazzi, grazie per avermi dato la possibilità di fare questo giretto nello spazio.
 

- E' un piacere parlare con un grande esperto di calcio, secondo lei senza di noi questo campionato come sarà?
 

- Senza dubbio mancheremo al grande pubblico, o meglio, per certe squadre senza di noi è una liberazione, avranno un avversario scomodo di meno; senti, Walter, ma quassù posso fumare la pipa?
 

- Certamente, abbiamo il permesso dei marziani. A proposito, Ronaldo, Messi e compagnia bella?
 

- Ragazzi è presto, certo CR7 si è presentato con una tripletta, vediamo se continuerà a segnare a raffica. Messi, invece, sarà un diesel, lo vedremo nelle fasi più impegnative. Tieni presente che nessuno vuole rischiare incidenti alle prime partite e compromettere la posta in palio più alta, la finale, perché questa categoria di giocatori è abituata a certe tensioni, la battaglia agonistica non li spaventa ma sanno che poi quello che vale sarà la finale. E' una bella partita a scacchi, e magari ci scappa fuori pure la outsider, la riprova sono le vittorie a fatica di Portogallo e Uruguay contro Marocco e Arabia Saudita, con uno scarto assai minimo, in altre epoche sarebbero state goleade.
 

- Potrebbe essere la volta buona per una africana?
 

- Ancora no, ma manca poco, di sicuro il Senegal ha una chance in più che si chiama destino, ha perso prematuramente l'allenatore che li ha guidati fin qui e la squadra è orgogliosamente concentrata e vogliosa di rendergli il giusto riconoscimento, faranno bene, ne sono sicuro.
 

- Altre squadre sottovalutate ma che potrebbero dare fastidio alle grandi?
 

- Sì, certo, ne vedremo delle belle, chiunque arriva al mondiale tenta di giocarsi tutte le carte, sono importanti le prime partite, bisogna non perderle e non subire gol. Vedo bene l'Islanda che ha iniziato con un risultato a sorpresa, anche il Messico ha iniziato bene e il Giappone si è dimostrata una vera sorpresa, ma sarà determinante l'esperienza. Per ora le squadre giocano chiuse, difese e centrocampi serrati con qualche lampo dei giocatori cardine, dopo questi gironi iniziali vedremo più segnature e chi ha più killer sotto rete in squadra condizionerà le sorti delle partite. Anche i difensori sotto rete sono pericolosi con i colpi di testa sui calci d'angolo, quelli che non ti aspetti ti spuntano fuori all'improvviso e a volte ti posson far male.  Walter, me la offriresti una grappa?
 

- Marziana va bene?
 

- Se non c'è di meglio.
 

- La var secondo lei migliorerà la conduzione delle partite?
 

- Ai miei tempi non c'era e non siamo morti.
 

-Vabbè, però quella volta Maradona con la mano.
 

- Era la mano de Dios, avrebbero vinto lo stesso.
 

- Insomma, la moviola in campo tanto desiderata da Biscardi.
 

- Biscardi, ecco ci manca uno come lui, alla fine il calcio è anche divertimento e spettacolo, facendosi delle risate per sdrammatizzare, lui aveva la vista lunga, adesso la var può essere utile, ma alla fine la vittoria la decide la fantasia, la giocata d'autore e tutte quelle altre componenti che rendono questo sport unico.
 

- Mister, le piacciono le divise indossate dagli atleti?
 

- Veramente preferirei più tradizione, guarda, magari si tornasse alle linee degli anni '50, con i tessuti moderni di ora... A proposito, perché non mi avete dato una bella divisa da astronauta?
 

- Mister Bearzot, ha ragione, ma lo sponsor, sa, avrebbe preteso il colore rosa per questioni televisive.
 

- Eh, già, così tu gli hai detto che sarebbe stato meglio farci indossare pantaloncini bianchi, calzettoni e maglia azzurra.
 

- Mister, il rosa non ci avrebbe donato, ci avrebbero spernacchiato, lei lo sa come sono fatti i tifosi.
 

- Hai ragione, dai, passami un altro goccio di grappa... però, buona questa grappa marziana. Forza, ritorniamo alla base.
 

Amici lettori del blog che ama la poesia del calcio, io e mister Bearzot brindiamo al felice esito dei match, vi salutiamo e vi aspettiamo a bordo campo per le prossime partite.

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OLTRE LE VISIONI di PAOLA DESIDERI

11 Giugno 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #le interviste pazze di walter fest, #fotografia

 

 

 

 

Eccomi amici lettori della signorasenzafiltri, eccomi a presentarvi una giovane artista romana che a breve esordirà nella sua esposizione personale intitolata "Oltre le visioni". Sto parlando della fotografa Paola Desideri.
La incontrerò e insieme parleremo di arte e di questa sua nuova esperienza.
Non può mancare uno dei miei mezzi di locomozione preferito, finora nessun artista se ne è lamentato, oddio, veramente Picasso a momenti mi stacca una maniglia, e Pollock si è scolata tutta la gazosa, comunque adesso, con la mia 500 colorata per l'occasione di rosso pesce rosso, andrò a prendere Paola Desideri.

 

- Ciao, Paola.


- Ciao, Walter, che bella questa 500 rossa pesce rosso!
 

- L'ho fatta per te, l'acqua sarà il nostro argomento protagonista di oggi, giusto? Apri quello sportellino, posso offrirti un gelato?


- Ehi, ma non manca niente qui dentro?
 

- Hai ragione e dopo scoprirai anche un altra sorpresa.
 

- Dove andiamo?
 

- Al laghetto dell'Eur.
 

- Ah, molto bene.
 

- Paola, non è casuale il perché andremo a parlare al laghetto ma sopratutto la scelta del giorno dell'inaugurazione della tua mostra. Il 17 giugno è la giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità.
 

-Sì, Walter, è proprio così, il mio impegno e il mio lavoro sono indirizzati da un alto a mettere in risalto la bellezza dell'acqua, da un altro a focalizzare gli aspetti e l'importanza di un bene così prezioso.
 

- Le tue opere fotografiche sono di mille colori.
 

- Sì, è il mio modo allegro di raffigurare l'acqua, la gioia di un qualcosa di così bello e importante che non ne possiamo fare a meno.
 

- Eh, già, fortunatamente le organizzazioni mondiali, con le giornate come quella del 17 giugno, stanno monitorando il pianeta, non è facile frenare la stupidità umana e l'arte è una di quelle espressioni che hanno il dovere di rappresentare, appunto attraverso l'arte, il bello e lo sbagliato di ogni cosa, un linguaggio universale atto a migliorare la nostra vita e quella del pianeta. Il rischio di desertificazione e di siccità è sotto gli occhi di tutti.
 

- Grazie al tuo talento sei andata "Oltre le visioni".


- Non sono sola, mia compagna di avventura è la fedele macchina fotografica e tutte le persone che collaborano con me a questa idea.
 

- Gioco di squadra.
 

- Sì, è necessario, tutto il mondo deve fare squadra per il bene comune e io do il mio contributo fotografando l'acqua, cercando di far vedere quei colori impercettibili, quello che ci sfugge a causa dello stress quotidiano. I miei scatti sono realtà e fantasia da immaginare ad occhi aperti. Purtroppo siamo troppo attaccati con i piedi a terra e perdiamo di vista la necessità di preoccuparci del destino dell'acqua... Walter, ma dove stiamo andando?
 

- Andiamo con la 500 a fare un giretto sul laghetto.
 

- Ma non è una barca!
 

- Lo so, ma la fantasia non ha limiti, e poi, nel prossimo futuro, fiumi, laghi e mari saranno percorribili anche con un automobile, il progresso farà grossi passi avanti.
 

- Sei ottimista.
 

- Un po', vedrai che, nonostante tutto, l'umanità, anche grazie ad artisti come te, cambierà rotta salvaguardando la natura e questo pianeta resterà sempre il più bello della galassia... Sei pronta? Chiudi il tettino apribile altrimenti ci bagniamo.
 

Amici lettori, io e l'artista Paola Desideri vi salutiamo. Le rivolgiamo un bel in bocca al lupo per la sua mostra; siete tutti invitati, non mancate a "Oltre le visioni" ,domenica 17 giugno, giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità.

Amici fedelissimi del blog che ama regalarvi cultura e colori, vi aspettiamo alla prossima intervista con nuovi artisti.

OLTRE LE VISIONI di PAOLA DESIDERIOLTRE LE VISIONI di PAOLA DESIDERI
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Intervista con l'artista Luigi Montanarini

4 Giugno 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #le interviste pazze di walter fest


 

 

Carissimi e fedelissimi lettori della signorasenzafiltri, bentornati al nostro mondo dell'arte, oggi incontrerò per voi l'artista toscano Luigi Montanarini, il nostro appuntamento è su Lungotevere e parleremo di arte facendo un giro sulla mia bici cubo, dite che non sapete che sia? Vi aggiorno subito, si tratta di una bicicletta a 4 ruote, a pedalata elettrificata da un motore dinamitoso a energia solare, derivata dai pannelli solari posti sul tetto della scocca in gomma piuma appunto a forma di cubo, ammetto che è un po' spigolosa, ma, in compenso, se cadremo rimbalzeremo e se ci urtassero non ci faremmo neanche un graffio, inoltre abbiamo a bordo tutti i comfort, musica, video, frigo bar e l'immancabile moka per il caffè... Eccomi arrivato.
 

- Maestro, benvenuto fra di noi.
 

- Ma figurati, grazie a te e alla signorasenzafiltri per avermi invitato.
 

- Maestro le va di pedalare?
 

- Veramente, avrei preferito la 500, comunque facciamo che vada bene lo stesso. Senti, Walter, bypassiamo il cerimoniale, chiamami semplicemente Luigi, dove andiamo?
 

- Vogliamo andare dove ci porta il cuore?
 

- E' fin troppo facile.
 

- Cappella Sistina?
 

- Mi hai letto nel pensiero.
 

Signore e signori, in questo momento io e Luigi Montanarini, pedalando con la nostra bici cubo, ci recheremo a parlare di arte all'interno della Cappella Sistina, sono sicuro che anche voi, amici lettori, ci seguirete... In un battibaleno di fantasia siamo arrivati, parcheggiamo ed entriamo.
 

- Luigi, se non avessi fatto l'artista che avresti fatto?
 

- Il presentatore televisivo.
 

- Ma ai tuoi tempi la televisione ancora non era nata.
 

- Sì, hai ragione, ma avrei potuto inventarla, anche Georges Melies non era mai andato sulla luna, eppure con il cinema è stato il primo a portare la gente sul pianeta degli innamorati.
 

IL LINGUAGGIO DELL'ANIMA E' SCONOSCIUTO FINCHE' NON DIVIENE PITTURA. (Luigi Montanarini)
 

- Neanche ai tempi di Michelangelo c'era la televisione o il cinema, eppure guarda che po' po' di film ha girato il nostro artista.
 

- Luigi, chissà quanti miliardi di linee avrà disegnato Michelangelo Buonarroti come preparazione per la realizzazione di questo capolavoro?
 

- Sicuramente un universo, un infinito universo di segni, e ogni tratto, ogni linea disegnata, era in quel momento lo scorrere della sua anima e, passando dal disegno alla stesura della pittura ad affresco, sulle pareti stava raffigurando il filmato della nostra esistenza, terrena e al di là della conoscenza.
 

- Luigi, che cos'era per te il disegno?
 

- Walter, era semplicemente il filo diretto con me stesso. Con la punta della matita poggiata sulla carta era come attaccare un filo elettrico per ricevere energia dalla mia mente e dal mio cuore e, attraverso di esso, disegnare era un tutt'uno fra la realizzazione grafica e la mia anima. Invece, quando disegnavo utilizzando il pennello intriso di tinta, era come camminare a piedi nudi su un morbido prato di mille colori, disegnare e dipingere era allo stesso tempo modalità comunicativa e passaporto per uno stato di armonia.
 

- Luigi, che ne pensi di internet e della tecnologia in generale?
 

- E' normalmente necessaria, ci sono aspetti interessanti ma...


- Ma?
 

- Ma credo che a Luigi Montanarini piaccia di più tutto quello che è poetico, tutto quello che è legato alla dimensione strettamente umana, per secoli e secoli abbiamo visto la bellezza e l'importanza dell'arte, possiamo anche inoltrarci nei meandri del nostro futuro ma non dovremmo mai perdere di vista chi siamo realmente.
 

- Eh, già, chi siamo?
 

- Una infinita emozione guidata dalla passione, dall'intelletto e dal cuore, l'arte è l'unico linguaggio universale, ora per esempio ci troviamo all'interno di un capolavoro realizzato dal talento e dall'ingegno dell'uomo, in futuro converrà non farsi prevaricare dalla tecnologia.
 

- Quindi vedi ancora roseo il futuro dell'arte?
 

- Se riusciamo a mantenerci appassionati, rimanendo seriamente attaccati alle nostre radici, e a divertirci come bambini, l'arte sarà immortale, anche se andassimo su Marte, con noi porteremmo le nostre opere realizzate tradizionalmente a mano.
 

- Qual era il tuo mantra da insegnante?
 

- Lavora, lavora, lavora, ma fallo ridendo nel tuo animo; con i miei studenti e assistenti sono stato un insegnante serio, metodico, preciso ma quando c'era da ridere e scherzare ero come uno di loro.
 

- Vogliamo parlare di quest'opera che ho portato con me?
 

- Sì, certamente, si tratta di un 50X30 realizzato a tempera su cartoncino. E' dell'84, lo realizzai per il mio amico attore Giorgio Cerioni, lui, scherzando, mi diceva sempre che avevo la faccia da americano e che negli USA mi avrebbero fatto diventare una star dell'arte e così gli realizzai quest'opera estemporanea un po' matta, un astratto allegramente dinamico e musicale, la musica è importante in ogni espressione artistica, serve a dettare il ritmo in ogni forma. Come puoi ben vedere, ho utilizzato solo 5 colori, il giallo, il blu, il rosso, il marrone, il nero, più il bianco del fondo per abbracciare la materia, pochi colori presi a caso, che poi tanto casuali non erano perché la scelta dipendeva dal mio cuore. Le prime spennellate svolazzanti di marrone per la base, dovevo riscaldare la carta, eh! Poi con due rapidi gesti il giallo e il blu, a seguire il dripping con il rosso in omaggio a Pollock, infine il nero come a chiudere il sipario dell'opera, mi ero divertito a realizzare questa piccola opera per il mio amico, avevo 78 anni e mi sentivo ancora un ragazzo... Appunto, ragazzo, adesso che ne dici di andarci a prendere un caffè?


- Sì, Luigi, ce lo siamo meritato... Amici lettori della signorasenzafiltri, io e l'artista Luigi Montanarini con la fantasia usciamo dall'intervista, voi, se volete, rimanete ad ammirare la Cappella Sistina, vi lasciamo in compagnia di un tesoro dell'arte. Ringraziandovi vi aspettiamo al prossimo incontro artistico.

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Intervista a Tony Mal

28 Maggio 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #cinema, #le interviste pazze di walter fest


 

 

 

 

Amici lettori della signorasenzafiltri, oggi Walter Fest ha il piacere di presentarvi Tony Mal, un personaggio del fantasioso spettacolo teatrale e cinematografico Internazionale e, dato che i miei consueti appuntamenti si svolgono in luoghi all'aperto, oggi io e Tony Mal andremo a disquisire di cose varie e di cinema, vedendo per voi il film Avengers: Infinity war.
 

- Ciao, Tony.
 

- Ciao, Walter, hai portato qualcosa da sgranocchiare?
 

- Sì, pop corn, patatine e birra.
 

- Birra? Ma almeno è gelata?
 

- Sì, come un gelato.
 

- Ah, cominciamo bene!
 

- Tony Mal, puoi parlarci del tuo personaggio?


- Certamente, ecco, vedi, io sono un tipo timido ma anche un po' sarchio, un tipo sveglio ma anche un po' mollicone, finché non ho incontrato Tatiana.
 

- Un incontro determinante al buio.
 

- Più che altro a luci rosse, la prima volta che ci siamo conosciuti abbiamo fatto il kamasutra del rock and roll ed è stato lì che è nata la scintilla.
 

- E poi?
 

- E poi ho iniziato la mia carriera tutto sesso pazzo a tutte le ore.
 

- Una grande opera comica.
 

- Sì, comica e anche futuristica, ma non posso dire di più senza il consenso dell'editore.
 

- Capisco, senti, Tony, allora puoi parlarci dell'esperienza teatrale?
 

- Ti confesso che in teatro abbiamo avuto qualche problema con le attrici, se, da un lato, la compagnia risparmiava sui costumi perché le attrici erano nude, da un altro esse si lamentavano perché sentivano freddo, io ho provato a riscaldarle con del vero sesso ma non hanno accettato perché si allungavano i tempi di recitazione e così abbiamo risolto tutto con la scenografia.
 

- Io ne so qualcosa.
 

- Eh, già.
 

- Insomma, questo nuovo sesso moderno e innovativo ha funzionato?
 

-Sì, certamente, era ora di dire basta con il solito tran tran sessuale, grazie a Tony Mal con tutto il resto della compagnia scoprirete un nuovo mondo.
 

- Farai un film?
 

- Beh, sì, dopo gli ultimi miei successi "Amore mio non vedo il foro", "All'alba ne avevamo fatte sei" e "Due tette sotto il letto di latta" gireremo "Tony Mal sesso pazzo a tutte l'ore". Con un sovrapprezzo di 100 euro alla cassa potrete avere anche la versione 3d con uno sconto del 10% per comitive, vi consigliamo di prenotare, dopo lo spettacolo pasta e fagioli per tutti... a proposito, Walter, puoi passarmi un po' di pop corn?
 

- Certo... che ne dici di questo film che stiamo vedendo?
 

- Avengers: infinity war, ne saranno felici gli appassionati dei super eroi, bello, ricchissimo di effetti speciali, ho l'impressione che in certe scene si rischi di dormire, alcune per i miei gusti sono troppo buie, influisce anche la colonna sonora un po' retrò, poi di colpo ti risvegli con le azioni super veloci che ti tengono incollato alla poltrona. Leader del film, anche grazie alla sua prestanza fisica, è Thanos, uno dei protagonisti, un falso buono che ti manda apparentemente in confusione perché  ti fa quasi commuovere, ma poi alla fine ammazza tutti e pure mezzo pianeta.
 

- Pure l'Uomo ragno?
 

- Sì, anche lui, anzi, uno alla volta annienta quasi tutti i protagonisti del bene, questo film è un grande alternarsi di azioni, di battaglie, di personaggi che, alla fine, sconfitti usciranno di scena; 149 minuti dopo i quali sembra che per l'umanità non ci sia scampo, ma c'è un colpo di scena e quello che succederà nel futuro lo scopriremo a quanto pare, coming soon nel 2019.
 

- Fiùùùù... meno male!.. Dai, Tony, adesso salutiamo i nostri amici lettori della signorasenzafiltri, vi aspettiamo alla prossima intervista pazza e in teatro... tutti nudi... tutti nudi?... Ma no, scherzavo! Venite pure vestiti di tutto punto ma ricordatevi che con Tony Mal il sesso diventa pazzo a tutte l'ore.

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