laboratorio di poesia
Laboratorio di poesia: Anonimo

Domina la poesia Rapture (di Anonimo) inizialmente un’istintiva speranza di bene, nella convinzione che anche dal nulla possa nascere il tutto e dal buio possa tornare a splendere la luce, come avviene nell’infinito avvicendarsi dei giorni e delle notti. Ma troppe volte l’istinto è regolato dalla ragione che ode solo le voci della condanna, incapace di dare ascolto a chi vorrebbe condurci per mano sulla via del perdono. Non rimane che la doppia frustrazione dell’ostinazione nella condizione di offesi e del senso di inutilità quando tale ostinazione si ammorbidisce e subentra la consapevolezza triste che la felicità era a portata di mano, se solo, deposti i risentimenti, si fosse stati capaci di pronunciare almeno il nome della persona amata, primo passo per una nuova e più profonda intesa.
Sicuramente la poesia palpita delle contraddizioni di sentimenti che lacerano l’animo, spingendolo a comportamenti assurdi o finanche drammatici. Peccato che dal punto di vista stilistico dia il senso fastidioso della commistione tra andamento prosastico e tentativo di rime. In ogni caso la forma va sottoposta a un severo labor limae, va snellita e puntualizzata, togliendo il superfluo e rendendo conciso il pensiero perché assuma - anche mediante l’uso delle figure retoriche - una veste più consona alla Poesia.
Adriana Pedicini
Rapture
Mentre il cielo tossiva cristallo
in un mattino di gelido Inverno
ho sognato il più fortunato dei doni,
il più diletto perdono.
Dopo l'ennesima notte, per quanto lunga,
le braccia del sole si distendono
anche sull'estrema, innominabile pena,
sul buio del fato, sui corpi deformi
delle anime scomposte.
In un trionfo di lacrime, dal più soave sorriso
avvenne il risveglio:
se solo anche allora avessi guardato
più da vicino
avrei scorto la camera oscura del mondo
dove dal Nulla nasce il Tutto,
l'impeccabile geometria del tuo cuore,
l'ultima porta.
Ora so dove finisce l'arcobaleno.
Invece, in preda ad un disperato disgusto
mi dileguai, accartocciandomi nel silenzio
mi coprii gli occhi con le mani contorte
e sibilai vuote condanne,
come fanno le creature dell'Oscuro
sotto gli occhi
di chi illumina la loro spregevole miseria
dinnanzi a chi ode i mormorii delle loro funebri vanità.
Strisciando se ne va l'offeso
senza conoscere la strada,
oppresso dal peso di uno spettro del passato
che suggerisce facili risposte.
Eppure se siamo qui non è perché quest'anima
deve cambiare?
In questo momento, nemmeno per tutto l'amore del mondo
accetterei di ripetere certe vili assurdità.
In qualche modo
hai conquistato il mio cuore.
Non credevo che la salvezza
fosse pronunciare un nome.
Cristina Teresa Valerio
Inviate le vostre poesia a adriana.pedicini@virgilio.it
Laboratorio di poesia: Minerva del Fiume
Il testo si snoda con riflessioni chiare e fluide, anche se prive di musicalità che sempre dovrebbe attenere alla poesia, anche quella in versi sciolti o liberi. Indubbiamente si coglie un pensiero importante, vale a dire il dissidio tra l'essere e l'apparire. L'interlocutrice silenziosa evidentemente conduce una vita di apparenza, senza profondità, preoccupata solo di far bella figura. La giovane poetessa, con l'entusiasmo che sconfina nella certezza a quell'età, si propone consigliera, suggeritrice di comportamenti altri che hanno bisogno solo di un po' di autenticità per condurre una vita più vera e consapevole. Ed è questa la differenza che apre spazi insondabili di verità e di soddisfazione.
Adriana Pedicini
La signora
Buon serata del sabato signora
Con la tua borsa piena di chiacchiere
mentre cerchi gli sguardi ben disposti
sai di saper parlare,
sai che non sbaglierai i tempi.
spingerai la porta aperta,
e non inciamperai più
con le luci accese
Vorrei sapere un po’ più di te
Vorrei aiutarti ad imparare
Senza peso, senza sforzo,
solo pensieri leggeri
senza più vigilie
Stai ridendo sul tuo segreto
sul tuo sogno più leggero della nebbia
E’ solo un piccolo segreto
Stai pensando: avrò nuove verità
Ti stai innamorando del coraggio?
è questione di poco, di niente
Forse se fai un passo più in là
e forse se a scegliere sei tu
Il tuo segreto lo nascondi
dove nessuno lo troverà.
Minerva del Fiume
Inviate le vostre poesie a: adriana.pedicini@virgilio.it
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