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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Miss Spring

18 Giugno 2024 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #fantasy

 

Immagine generata con PicFinder AI

 

 

Nelle lande di Myrthop, disseminate di case malmesse dai camini fumanti che sfregiavano un cielo grigio e minaccioso, tra spinosissimi rovi e pozze di fango maleodoranti, frotte di persone scavavano incessantemente il terreno per seppellire i propri cari e i propri concittadini, a seguito di tante battaglie contro l'esercito dei goblin. Gli umani avevano vinto la guerra e, nel contempo, l'avevano persa, in quanto una pesante abulia si abbatteva su di loro.

Una mattina di marzo, inaspettatamente giunse la radiosa e vivace miss Spring, il cui vestito era arricchito di fiori bellissimi e profumati. Ella, fin da subito, diede tutta sé stessa, contribuendo così a rendere sopportabili quelle distese di dolore e desolazione. 

Nelle settimane successive i myrthopini assaporarono la Rinascita, attraverso la quale prima o poi la falce della Morte avrebbe fatto un passaggio di consegna nelle mani dell'Uomo per ben altra mietitura. 

Chi era miss Spring? Una potente e benevola maga proveniente da chissà dove? No, si trattava della Primavera, che eccezionalmente volle tramutarsi in una ragazza per essere maggiormente vicina a quelle genti, allo scopo di rilasciare la forza prorompente della Vita e della Natura.

 

 

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Fabio Recchia, "Opera Omnia"

17 Giugno 2024 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia

 

 

 

Fabio Recchia

OPERA OMNIA

Poesie (2009-2023)

 

Nella prestigiosa collana di testi letterari “Il Pendolo d’Oro”, della Casa Editrice Guido Miano di Milano, è uscito nel maggio del corrente anno il volume Opera Omnia dell’artista trentino Fabio Recchia. Si tratta essenzialmente di un lavoro antologico tematico dedicato al genere poetico, ma occorre precisare che il nostro autore - come ci informa Michele Miano nella prefazione – è “poeta, pittore, scultore, artista eclettico che ha saputo fare dell’arte una ragione di vita … una missione a tutto tondo”, quale “... pura espressione della creatività dell’intelletto umano”. Infatti in questa pubblicazione vi sono testimonianze di alcune sue opere nel campo delle arti figurative, che vale la pena citare. Tra i quadri: Il cammino (2020 – tecnica mista acquerello e spray); Amore boreale (2019 – colore spray). Tra le sculture appaiono tre opere, del 2015, caratterizzate dall’utilizzo incrociato e differenziato dei materiali: due sono in stagno e pietre ed una in metallo non precisato. Reso omaggio al suo impegno nelle arti figurative – largamente visibile consultando il suo sito internet – vediamo ora il florilegio poetico riguardante la selezione delle liriche più significative, pubblicate nell’arco di circa tre lustri: Poesie 2009-2023 è infatti il sottotitolo dell’Opera Omnia.

Il libro ordina le composizioni non in sequenza cronologica, ma in cinque capitoli tematici. S’inizia con Luminosità della natura, titolo quanto mai appropriato per i giochi di luce, i colori (bianco-neve, blu-cielo, verde-prato), le immagini fotografiche di un linguaggio puramente lirico: l’autore si rivela un cantore della natura essenzialmente contemplativo, senza che si possa scorgere una visione teistica o panteistica. La Natura è comunque “eterna Madre”, costituita da realtà macroscopiche (immensità degli spazi cosmici) e microscopiche (piccole creature naviganti in minuscoli atomi spazio-temporali).

 Non è una recerche proustiana il viaggio nella memoria di Fabio Recchia, ma semplicemente un contenitore di ricordi legato a mutevoli stati d’animo, con prevalenza della consapevolezza del fine-corsa: frugando nel tempo emergono ricordi d’infanzia e scolastici, di eventi bellici, la perdita di un amico, la corrosione del tempo, la nostalgia dei più bei momenti trascorsi, un rapporto con il passato contradditorio. Questa è la tematica del secondo capitolo: Il “panta rei” memoriale. Le pagine successive sono occupate dalla poesia amorosa, qui completamente ancorata al canto per l’amata, ed infatti Amore per sempre (terza parte del libro) si confà alla sua visione del sentimento più bello ed umano esistente. Si leggano questi versi e non si avranno dubbi: amore “è vivere per te / fino alla fine dei miei giorni”. Le attese, il perdersi nei tuoi occhi, al centro dei miei pensieri, sono altre espressioni che portano all’apologia finale: “Il mio universo sei tu”.

La problematica esistenziale del poeta viene espressa nel IV capitolo: Attraverso la condizione umana. Da un lato egli sottolinea il destino di fragilità dell’uomo di fronte all’ignoto, dall’altro si china pietoso sul dolore dell’umanità, vissuto dai migranti, dai popoli dimenticati, da chi è solo un numero negli ingranaggi di sistemi alienanti. E v’è memoria dei forni crematori nazisti. Il tutto si avvale di uno stile limpido, efficace, con una parola breve e comunicativa. Ma c’è ancora la Visitazione del Cristianesimo, dove il poeta svela quasi a sorpresa il suo vero volto di credente e innamorato del Cristo, a cui dedica Ecce Homo, una via crucis che comprende anche la Resurrezione. E In Hoc Signo mette in poesia i Dieci Comandamenti, le Virtù teologali e le Virtù cardinali. E venne una luce nelle tenebre a portare nuova speranza nel cuore delle genti.

Enzo Concardi

 

 

Fabio Recchia, Opera Omnia. Poesie (2009-2023), prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 200, isbn 979-12-81351-30-1, mianoposta@gmail.com.

 

 

 

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Pietro Rosetta, "Poesie nascoste nella dispensa"

16 Giugno 2024 , Scritto da Tito Cauchi Con tag #tito cauchi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

 

Pietro Rosetta

POESIE NASCOSTE NELLA DISPENSA

 

Succede non di rado che a una certa soglia della vita si decida di tirare fuori dal proverbiale cassetto delle carte custodite. È quello che è avvenuto al medico oculista dott. Pietro Rosetta che esordisce con la silloge di Poesie nascoste nella dispensa (Guido Miano Editore, Milano 2024), dedicata alla madre “che ha saputo esaudire ogni mio desiderio trasformandolo in un insegnamento”. Egli si era affacciato già, sul finire del secolo scorso, a partecipazioni varie in ambito letterario, versato alla poesia di emozioni, ivi comprese le proprie radici. Di ciò abbiamo riscontro nei temi trattati: “amore, malinconia, solitudine, disagio esistenziale, memorie d’infanzia; la sua si potrebbe definire poesia dei sentimenti”. Il Nostro risiede a Milano ove svolge l’attività presso strutture ospedaliere prestigiose: per professione redige relazioni essenziali, e questo si riflette nella sua scrittura creatrice, il modo di porgersi sereno, conversevole e con rilassatezza, “l’ungarettiano sentimento del tempo”.

Enzo Concardi, poeta, critico e giornalista, nella prefazione individua due tematiche prevalenti, l’amore e la ricerca esistenziale che, comunque, sono interconnessi; quindi abbiamo romanticismo sentimentale con echi leopardiani su amore e morte, velati di incertezza anche nella espressione, o di vaghezza che crea mistero e il “fascino dell’ignoto”. Insomma eleva un inno all’amore, legato a un inno alla morte e rivolge le domande di sempre; ovvero, luci e ombre, Eros e Thanatos. Così commenta: per il senso della morte, il componimento d’apertura “I canti delle vedove”; e per l’amore, “A Paola”. Inoltre evidenzia l’uso delle immagini marine (compreso il naufragio) come mezzo per simboleggiare un amore “agonizzante”, l’uso di un ventaglio espressivo dei sentimenti d’amore dal tenero all’appassionato ed anche alla dolcezza materna. Le anafore sono utilizzate in tutta la raccolta per amplificarne il contenuto.

 

***

 

Si tratta di 64 Poesie nascoste nella dispensa, ma a quanto sembra nella dispensa della cucina erano custodite anche altre cose, come vedremo (a p.33). Pietro Rosetta si confessa o semplicemente narra del suo vissuto familiare e intimo, delle sue aspirazioni e dei suoi tentennamenti. Ne I canti delle vedove, componimento di apertura, abbiamo uno spaccato realistico che rispecchia i tempi andati specialmente nelle regioni del sud, quando le anziane, coperte con mantelline nere, si riunivano a recitare il rosario. Immagine forte: “tutte le sere ad ingannare l’attesa / di un destino che tarda ad arrivare” dove il titolo fa da refrain, motivo portante come una nenia, una rassegnazione. Sul fronte dell’amore, non so se il Poeta voglia illudersi o se combatta contro sé stesso, e se il linguaggio aspro nasconda una sua ribellione, consapevole del tormento che crea l’amore, come nel caso seguente: Dalle pieghe della gonna stropicciata / dalle ciocche spettinate dei capelli / dai palpiti incerti degli occhi ostili / dal piglio dei gesti / dalle mani indecise / dall’orgoglio trafelato / sgorga il nostro amore / così bello da vedere quando ti guardo.” (p.17, Lite).

Talvolta l’uso della congiunzione (e) ripetuta, moltiplica l’emozione, come un sussulto del cuore o un incubo di cui voglia liberarsi. Un continuo inno all’amore, sì, ma è un” sogno che non si vuole realizzare”; pensieri d’amore degni di figurare nei bigliettini dei più famosi innamorati, così: “frutto acerbo”, “fiore rosso tra i fiori”. Un amore che è ondivago, forse, o comunque che richiama metafore legate al mare, al naufragio, come si è scritto sopra. Passioni travolgenti e frasi ardite, dolcezze soavi che paiono portarlo altrove. È un riannodare memorie che rischiano di sbiadirsi, che rimandano alle proprie radici; forse un grande amore, sofferto e “annegato”. Abbiamo un concentrato di sentimenti intimi che sono il nocciolo della sua poetica. Così ne Il tempo è maturo (p.29) verifichiamo accentuato l’uso dell’anafora, dove l’immagine che esprime “e noi come cipressi saremo là / ritti ad aspettare gioie e dolori / con le radici abbracciate alla vita”, comunica la domanda e il dubbio esistenzialista sul senso della vita propria; e nei momenti di sconforto invoca la madre.

La poesia, si sa, è evocativa e si lascia interpretare affidandosi anche alle aspettative soggettive del lettore; ciò detto, mi sembra che la donna da lui ammirata, si sia votata ad una missione umanitarista o sia diventata una religiosa laica. Difatti: “Io me lo domando, mentre tu /senza parlare preghi quel tuo / Gesù che da sempre nascondi / in cucina nella dispensa.” (p.33); o forse, si tratta della sua compassione verso le suore che assistono gli infermi, fra panni sporchi e maleodoranti; ma potrebbe anche riferirsi alla madre; così le tre figure (donna, suora, madre) diventano una sola.

Abbiamo qualche diversivo per stemperare un po’, come pausa, per esempio dove ‘Amore’ può essere inteso in senso dialogico tanto per la donna desiderata, quanto per la madre. L’Autore ci introduce nella sua stanza, abbandonata, il cui tempo è segnato da “i vecchi orologi fermi, la cenere tra le lenzuola //e io qui ad ansimare / tra i rottami della mia vita” (p.*35). Oppure interloquisce con i fantasmi del passato, così “Maria, stanca Maria / lascia che ascolti il silenzio” (p.*36); oppure dice “oltre non scorreranno le nostre lacrime / quando Cassandra ti dirà di una stagione / dove non più occhi osano indovinare l’orizzonte.” (p.*37); o anche si riflette nella propria figura giovane in un rimando di immagini, l’una sull’altra come quando “per cercare il fiore / appassito dei tuoi vent’anni / e invece, te ne vai sorda e uguale” (p.38, Follia). Giochi d’amore giovanile, “nel colore blu dei tuoi occhi / Francesca mia.” (p.*59); elevazione dello spirito: “È l’alba e tu stai dormendo” (p.60, A Paola).

Naturalmente Pietro Rosetta non mette paratie stagne nelle varie espressioni che invece si intrecciano, come ho scritto sopra; così abbiamo anche il senso di solitudine, di abbandono, raramente di estasi. Il suo è un discorso interiore; meditazioni che costringono, noi lettori, a unirsi in queste riflessioni, per esempio: “A cosa pensano le case / quando non ci siamo / e restano sole ad aspettarci?” (p.*39). Ma anche tristezza per una sorta di mancamento o di capovolgimento di morale, nella leggendaria regina egizia: “Leggeranno di ventri impomatati, / di amori stonati, di cosce spalancate, / di mediocrità esibita. //.../ di Berenice uscita dalle acque / per svelarmi il suo segreto / con un bacio.” (p.*46); o deluso perché abbracciato da “chele di granchio”. (p.*51). Sono come un bruciore allo stomaco, violento, molto sofferto o forse l’ammissione della inutilità per avere “rubato tempo al tempo” (p.*56), cioè una corsa contro il tempo, per poi voltarsi indietro.

Nella vastità dei pensieri c’è “il deluso dolore di una figlia /come rumore confuso nel nostro silenzio”. (p.*64) che suona come un bilancio in negativo; l’ammissione di una (sua) “bambina nascosta, mai dimenticata” (p.65, Chiaro di luna). Troviamo frasi intime, forti, metafore ardite nella coppia, o frasi d’affetto che celano “parole non dette”, desideri inesprimibili. Una sorta di bilancio della propria vita, una specie di ripensamento, aspettative disattese. “E invece torneranno, aridi di lacrime” (p.*68). Il Poeta assume diversi volti e vive diverse stagioni della vita; abituato a osservare gli occhi, come un iridologo, individua diverse identità.

Omettendo la barra spaziatrice cito per esteso un pensiero autobiografico che lo fa uomo del Sud, anzi di un’isola del Sud: “Oggi ho lasciato l’isola, seduto sulla nave dei ricordi e ancora volevo aggrapparmi alle case che mi guardavano allontanare dal porto e avevo paura di abbandonarti come mille e mille volte avevo già fatto.” (p.*69). Un sentimento disperato che conoscono tutti quelli che lasciano la propria terra; riemergono i pensieri dei tanti sacrifici affrontati dalla madre (emerge un senso di abbandono): “Anche oggi, mamma, entrando nella mia stanza tra mille sacrifici indaffarata / mi sembravi serena meravigliosa resurrezione la tua” (p.*73).

Pietro Rosetta ci ha aperto una “porta”, ci ha introdotto nella sua “stanza”. La “dispensa” ha custodito i sogni del giovane poeta e pure la fede della giovane madre, fra “onde” emotive. Avere evocato la madre, è come averne prolungato la presenza, è come volerle dire “mamma resta ancora con me, non te ne andare” (mie virgolette). Ci regala l’insegnamento del rispetto dovuto alla madre, verso la quale non facciamo mai troppo. Tanti sentimenti strazianti e dignitosamente espressi; e noi ne varchiamo la soglia. La sua vita forse è stata un rosario e perciò le sue Poesie nascoste nella dispensa, meritatamente ricordano le anime “aggrappate a brandelli di verità malcelato spettacolo di miseria … nel silenzio della preghiera rifugiarsi chiedendo perdono” (p.*77). È vero, restiamo nel vago, tuttavia le parole usate ‘sipario’ e ‘ruoli’ mi suggeriscono le maschere e le tante vite vissute sul palcoscenico della vita; sta a noi comprendere. Perciò mi pare che meglio di così non poteva concludere: “Con dignità, vorrei incontrarti finalmente / mistica rivelazione.” (p.*80).

Tito Cauchi

 

Pietro Rosetta, Poesie nascoste nella dispensa, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 88, isbn 979-12-81351-21-9, mianoposta@gmail.com.

 

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Ariel Fonseca Rivero, "Fine del cammino"

15 Giugno 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #racconto

 

 

 

 

Ariel Fonseca Rivero
Fine del cammino

Oligo Collana Azucar – Euro 13 – pag. 90
www.oligoeditore.it

 

Una collana dedicata alla narrativa breve cubana, diretta da un esperto come Davide Barilli (che traduce i testi) fa ben sperare e suscita subito il mio interesse. Il racconto è un  genere che ai Tropici va di moda, mentre in Italia non ha molti sostenitori, un po’ come la poesia. A mio parere con il racconto breve si può dire molto, affrontare uno spaccato di realtà e sviscerarlo, approfondirlo, far sgorgare il sangue dalle ferite della vita. Se soltanto si volesse, però, ché Ariel Fonseca Rivero da Sancti Spiritus (posto orrendo, una scenografia di palazzoni stile sovietico) è membro UNEAC e più di tanto non può dire; quindi si limita a parlare di sesso, corna e rock and-roll (pardon, salsa e regetón), ché questo gli lasciano fare, senza osare troppo. Fine del cammino è una raccolta di racconti brevi, persino brevissimi, pura letteratura social, senza descrizioni, privi di ambientazione, una scrittura per sottrazione (ma si toglie proprio tutto!), in stile Bukowski del Caribe, sulle orme di Pedro Juan Gutierrez. Protagonisti dei racconti mariti annoiati, donne disperate, coppie prive di libido, famiglie povere dove manca tutto. Lo stile è secco, scarno, rapido, asciutto; la lettura è facile, non crea problemi di sorta; certo, non vi aspettate Guillermo Cabrera Infante - ben altra cosa -, ma tanto in Italia nessuno lo conosce, quindi va bene così, leggiamo questo trentottenne cubano che sembra di scorrere i temi di quinta liceo di un allievo promettente. Crescerà, ti vien da dire, ché finito il libro non ti resta niente, a livello di letteratura intendo, anche se il piacere di una narrazione strutturata su dialoghi credibili è innegabile. Ariel Fonseca Rivero ha pubblicato altri libri di racconti: … aquí Dios no está (Luminaria, 2010), Hierbas (La Luz, 2016), Ventana al mar (Luminaria, 2017), Do not disturb (Abril, 2021). Ventana al mar, premio Fundación de la Ciudad de Sancti Spíritus Fayad Jamís 2016, è uscito in Italia nel 2020 per Ensemble con il titolo Finestra vista mare.

 

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Nelson Pérez, "Laggiù dove brucia il fuoco"

14 Giugno 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #racconto

 

 

 

 

Nelson Pérez Espinosa
Laggiù dove brucia il fuoco
Oligo - collana Azucar -
www.oligoeditore.it

 

Secondo volume che leggo di questa collana cubana lanciata da Davide Barilli - che traduce e presenta - per la mantovana Oligo un autore interessante come l’avanero Nelson Pérez Espinosa, abbastanza conosciuto nel resto del mondo, ma poco in Italia, paese provinciale come pochi dal punto di vista letterario. Espinosa è scrittore di racconti, genere latinoamericano per eccellenza, ambientati in un mondo di contadini e di tagliatori di mangrovie, carbonai e pescatori che vivono nella zona di Camaguey, il luogo della sua infanzia. Il primo racconto (Cayo de Bagua) ricorda come ambientazione – fatte le dovute proporzioni -  Il taglio del bosco di Cassola, permeato dal senso dei campi e della terra tipico di Pavese (Il compagno), le descrizioni sono suggestive e la presentazione dei personaggi molto compiuta. Una ragazzina di quindici anni si trova a vivere in mezzo ai carbonai (per un motivo che il lettore comprenderà alla fine della storia), si dedica al taglio della mangrovia, imparando presto a fare il carbone e adattandosi al duro lavoro. Padre nostro è un altro ottimo racconto dedicato all’infamia delle UMAP - campi di rieducazione per gay, religiosi e antisociali che il regime comunista commise l’errore di allestire - con il ricordo di quelle giornate sempre uguali che si abbina alla litania di una preghiera. Nelson Pérez Espinosa è dotato di uno stile raffinato e letterario, che apprezziamo anche nel racconto dedicato a un’imbarcazione perduta di nome Argo e in altre due storie brevi come Dove il fiume raggiunge il mare e in una singola storia d’amore attorno a una gigantesca ceiba, intitolata Mezzanotte. Un autore da scoprire e da leggere.

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Luis García Montero, "Un romanticismo illuminato"

4 Giugno 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Luis García Montero
Un romanticismo illuminato
Crocetti Editore – Pag. 400 – Euro 20

 

Luis García Montero (Granada, 1958) è al primo libro edito in Italia, dopo essere uscito su rivista, in uno degli ultimi numeri di Poesia, lasciando il segno nel lettore preparato, avido di procurarsi altre letture così ispirate, mature e degne di considerazione. Professore di letteratura spagnola all’Università di Granada, premiato in Spagna e in Italia, tradotto in diverse lingue, compone un’antologia che gode del testo originale e di una notevole traduzione curata da Gabriele Morelli. La raccolta delle sue opere è contenuta in Poesía completa (1980 - 2017), seguita da Un año y tres meses (2022), volume uscito dopo la morte della moglie, la popolare scrittrice iberica Almudena Grandes (Le età di Lulù). Autore anche di saggistica e prosa, compone questa antologia personale della quale decide anche il titolo - Un romanticismo illuminato -, selezionando tra le sue poesie quelle che ritiene ancora attuali e da salvare. Tema ricorrente l’amore, il privato, un’autobiografia lirica, gli eventi del quotidiano e il ricordo del passato, la ricerca del tempo perduto, gli anni di un’adolescenza indimenticata.  Gabriele Morelli non si limita a tradurre, scrive anche una forbita introduzione che esalta Montero come poeta necessario, a suo agio nella dimensione del privato, territorio al quale la sua opera attinge di continuo, facendo leva sull’elemento riflessivo e ideologico. Fa parte della vita del poeta il rapporto con la metropoli (Madrid) che spesso si riflette nelle liriche, con il racconto della vita notturna e delle serate passate al bar con gli amici. Tema dolente la perdita della moglie che ritorna nelle ultime liriche, il senso della vita che scorre e della vecchiaia che avanza, l’ineluttabilità della morte e del passare del tempo. Poesia sentimentale ma non avulsa dal contesto sociale, autobiografia a base di sentimento e riflessione, confessione più che esibizione – dice l’acuto Morelli – un diario intimo che accoglie lotte e sconfitte, illusioni personali e sociali. Molte citazioni classiche (Garcilaso, Lope de Vega, Gongóra) e moderne (Machado, Neruda, Alberti …), persino di poeti italiani a lui vicini come Petrarca e Pasolini. Fede laica e fede marxista, storia d’amore e racconto doloroso, versi permeati di amore per la vita e per i suoi cari, siano i figli come la moglie perduta: una storia d’amore, / quest’anno e tre mesi, / questi giorni finali che già sono, / ora, nel ricordo, / i più felici della mia vita. In definitiva il poeta sa che Quando la morte vorrà / prendere la verità dalle mie mani / le troverà vuote. Nel chiudermi gli occhi / si bagnerà le dita con la pioggia. / Ci duole invecchiare, / ma è ancora più difficile / capire che si ama solamente / ciò che invecchia. Il poeta ha da tempo capito che i sogni si corrompono. E ha smesso di sognare. Un libro bellissimo, da leggere e rileggere. Vera letteratura europea.

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La mensa militare

3 Giugno 2024 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

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Nel periodo in cui prestavo servizio nell’Esercito, una mattina, in pausa pranzo, io e un certo Vallelunga, un collega originario di Palermo, discutemmo sugli aspetti positivi della mensa militare, verso la quale ci stavamo dirigendo. In proposito, constatai che, oltre a risultare pulita, offriva un vitto buono e abbondante. Inoltre, essendo gestita dai civili, noi militi, per fortuna, non dovevamo fare turni di corvée in cucina a pulire pentole, tegami e quant'altro.

Sull’igiene, mi rimangiai le parole. Difatti, appena mi piazzai col vassoio davanti ai banconi costituiti da pannelli divisori, notai un insetto in una delle vaschette rettangolari in acciaio inox piene di cibo.

«Cosa prendi? C’è la pasta al burro, gli gnocchi ai quattro formaggi, il riso al pomodoro…» inizió a chiedermi un'addetta alla distribuzione dei pasti.

Le indicai il risotto, ma soltanto per esporre la mia ripugnanza.

«Scusa, lì c’è un moscone morto!» esclamai schifato.

«Shhh, parla piano! Sennò lo vogliono tutti!» mi disse la donna strabuzzando gli occhi e portandosi l’indice sulle labbra.

 

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Testo in prosa in salsa rosa

2 Giugno 2024 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

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Ondate d'amore puro, che allagano l'anima.

 

 

 

Nota dell'autore: questo componimento in sei parole, così come il titolo stesso, rientra tra le six world stories il cui ideatore fu il leggendario Ernest Hemingway, uno dei simboli del Novecento letterario.

 

 

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Gli scrittori

1 Giugno 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #racconto

 

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Gli scrittori devono presentare i libri, devono esibirsi, devono essere fighi, devono atteggiarsi, devono essere convinti e convincenti, devono avere sempre un buon motivo per giustificare quel che hanno scritto, devono avere un tema, devono avere una posizione politica, devono impegnarsi, non devono impegnarsi, devono illustrare il loro prodotto, devono viaggiare molto, devono scrivere e poi di corsa in giro per l’Italia a presentare … ché chi si ferma è perduto, devono fare tutte le fiere del libro, devono inaugurare librerie, devono avere un fan club come i cantanti, devono mettersi a cantare, devono aprire una band, devono andare nei posti che contano, devono saperla dare a intendere, non devono mai scrivere ed e ad (vero Giulio?), devono ardere dal sacro fuoco delle lettere, devono dare in pasto al pubblico la loro sbobba, devono leggere poco se no restano influenzati, devono prendere appunti su una moleskine, devono parlare con la voce roca, devono fare pause studiate, devono citare spesso Carver, devono far finta di aver letto Salinger, devono dimenticare tutti quei noiosi italiani neorealisti, devono andare al cinema solo per vedere il film che hanno sceneggiato (vale lo stesso principio dei libri, non farsi influenzare), devono tagliare nastri con il sindaco giusto, devono fare il maggio dei libri, il settembre dei libri, il dicembre dei libri, lo stocazzo dei libri, devono sentirsi portatori di un messaggio universale, anche se hanno scritto Il massacro delle vergini perdute, devono evitare le Feste dell’Unità ché non vanno più di moda, devono avere una fidanzata figa, devono avere un editore figo, devono dire che non scriveranno più, che è il loro ultimo libro, devono assumere un’aria annoiata se si parla di strutturalismo, devono andare subito a informarsi su che cosa sia mai questo strutturalismo, devono frequentare le mostre d’arte e dire che loro preferiscono i disegni sui muri, devono bere molti aperitivi, non devono ubriacarsi prima delle presentazioni, devono bere birra ché il vino è da proletari, devono dire che lo spritz è un valore irrinunciabile nella società contemporanea, devono avere un agente letterario, devono raccontare di aver pubblicato perché un giorno hanno spedito un manoscritto a un editore a caso, devono smettere di rompermi i coglioni, guarda, che gli scrittori mi sarebbero venuti a noia, anche perché chi li legge?

 

 

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