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Il pappagallo del nonnaccio

4 Settembre 2023 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

Immagine genrata con Pic Finder AI

 

 

 

Premessa: Il pappagallo del nonnaccio, fa parte di una trilogia intitolata Il pappagallo che comprende anche Epicuro, il pennuto e Il re, la regina e il pappagallo i cui testi risultano senza apparenti legami. 

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Mio nonno paterno aveva una fervida passione per i pappagalli. L'ultimo di una lunga serie si rivelò un conuro capoazzurro dagli occhietti mezzi chiusi, di nome Paulie, soprannominato 'Il Brasiliano' in quanto il piumaggio ricordava la bandiera del Brasile. 

Il nonno con Paulie ebbe una dedizione senza precedenti, dall'alimentazione alla pulizia spendendo ore e ore in veranda per insegnargli a parlare. 

Mi ricordo che dieci anni fa, quando nonna morì d'infarto, il nonno appariva più afflitto per la candida del pennuto in questione che per quella che era stata una brava moglie per ben cinquant'anni. Da quel momento in poi iniziai a manifestare disprezzo per quel "pappagallaro" esageratamente fissato, considerando pure che una forma di avversione c'era già, visto che non aveva alcuna stima nei miei confronti. Non per nulla, spesso mi dava del coglione. Oltre a ciò, un'altra caratteristica principale del nonnaccio era la sua avarizia, tant'è vero che da bambino non mi comprava nemmeno un gelato.

Nonostante negli ultimi anni le nostre comunicazioni si fossero ridotte all'osso, o comunque il nostro rapporto non fosse dei migliori, alla sua recente dipartita, causata da un brutto male, inaspettatamente mi ha lasciato un'eredità di circa quattrocentomila euro, a patto che io accettassi la sua ultima volontà espressa nella scheda testamentaria, ovvero di continuare io stesso a prendermi cura di Paulie. Pur non essendo un amante dei pappagalli, sarei stato... un coglione se avessi rifiutato. 

A casa, piazzai quel "pollo colorato" in soggiorno, relegandolo dentro una gabbia oppure lasciandolo libero sopra un trespolo di legno. Notai fin da subito che, a differenza di quando il vegliardo era in vita, Paulie parlava poco, inoltre tendeva ad assumere un'espressione tipica del nonno, cioè sgranare di tanto in tanto gli occhi e inarcare la testa di lato. Ipotizzai che potesse trattarsi di un'imitazione, d'altro canto il volatile non conosceva altri che il suo vecchio padrone. 

Ma non è tutto, sembrava prestare particolare attenzione alle conversazioni, comprese quelle telefoniche, di cui una degna di nota va raccontata. 

Al telefono, a Mirella, la mia ragazza, comunicai che, data la grossa disponibilità economica, progettavo di comprare una BMW, una tenda da trekking, una barca, un set di attrezzi per la pesca, una mountain bike e di regalarle un paio di borse di Gucci. 

Appena finii di stilarle la lista dei desideri, in men che non si dica, vidi Paulie aggrapparsi alle sbarre della gabbia e ad agitarsi freneticamente, reiterando un fastidioso "No! Non ti permettere!"

Provai un senso di angoscia e soggezione, al punto che dovetti inventare una scusa a Mirella e riattaccare velocemente la cornetta. Benché il pappagallo si fosse zittito, uscii quasi correndo dal salone per rifugiarmi in cucina. Mi venne in mente il nonno che, avarissimo com'era, odiava gli sperperi, difatti in diverse occasioni mi aveva etichettato come un coglione dalle mani bucate. 

Nel cercare di trovare una prova che avvalori la mia tesi, con un po' di coraggio, ho deciso di stuzzicare il pappagallo, a mia volta a mo’ di pappagallo, con delle brevissime frasi ripetitive del tipo: "Nonno, sei tu?"

Dopo innumerevoli tentativi, finalmente... ha aperto il becco.

«Certo che sono io, coglione!» ha esclamato il volatile gracchiando e per di più strabuzzando gli occhi e piegando la testa di lato.

 

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Il re, la regina e il pappagallo

3 Settembre 2023 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

Immagine generata con Pic Finder AI

 

 

 

Premessa: Il re, la regina e il pappagallo fa parte di una trilogia intitolata Il pappagallo che comprende anche Il pappagallo del nonnaccio ed Epicuro, il pennuto i cui testi risultano senza apparenti legami. 

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Erika, la bellissima principessa di Norvega, a ventitré anni compiuti divenne regina poiché andò in sposa a Zeno, il re guerriero di Itala. Egli era considerato un tipo spietato e temuto, forte come un roccia, virile come un toro ed estremamente geloso nei confronti della regale consorte. Quest'ultima, oltre alla già citata bellezza, aveva un'altra caratteristica degna di nota, ovvero l'essere focosa e di conseguenza un'autentica amante del sesso.

Un giorno, Itala dichiarò guerra a Lybian. Si prevedeva un conflitto bellico dalla durata indefinita. Il sovrano, prima di prendere armi e bagagli, incaricò un fedele servitore, di nome Alessandro, di reperire una contenzione fisica per la regina al fine di coprirle dal basso il di dietro e il davanti. In proposito, si vociferava che durante le precedenti trasferte del marito, costei, eludendo la sorveglianza di alcuni emissari, fosse andata a letto con un domestico, con un valletto e con vari visitatori. Al di là della mancanza di prove inconfutabili, bisognava comunque correre... ai ripari. 

«La vedi questa?» disse il re alla regina l'indomani, ondeggiando tra le mani un apparecchio di ferro munito di serratura. «Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave.»

«Come farò senza di te? Oltretutto per chissà quanto tempo!» piagnucolò la monarca nel mentre le veniva applicata la cintura di castità. 

«Mi aspetterai. Tra l'altro, nella sala del trono, ti terrà compagnia Pollon, un pappagallo che mi è stato regalato stamane dal principe di Roccamaldina.»

Entrambi non sapevano che quel volatile assai carino, pur essendo poco loquace, aveva il dono dell'intelletto e della perspicacia. 

Il regnante abbracciò la regnatrice e, a passo marziale, si avviò sul piazzale per partire assieme alle truppe armate fino ai denti in direzione del territorio nemico. 

Undici mesi dopo, re Zeno riuscì nell'impresa di soggiogare il regno lybiano per poi, trionfante, rimettersi in marcia per ritornare alla reggia. Il suo primo pensiero fu per Erika, d'altro canto aveva le "palle piene" delle estenuanti battaglie, soprattutto per via di una lunga astinenza sessuale. 

A corte, appena si ritrovò dinanzi alla sovrana, ebbe un'amara sorpresa: era incinta. 

«Porca puttana! Ma com'è possibile? Solo io ne detengo la chiave!» ruggì re Zeno con una potenza tale da far tremare persino le armature allineate alle pareti. 

«E che ne so io? Sarà stata opera del diavolo!» si giustificò Erika con un'espressione di finta desolazione. 

All'improvviso, alla destra del seggio cerimoniale, Pollon, il pappagallo, da sopra un trespolo placcato in oro, cominciò a sbattere le ali e a garrire, sembrava che volesse attirare l'attenzione. 

«Sire, il vostro caro pennuto colorato probabilmente desidera cantare!» osservò Rino, il giullare, in tono sardonico.

In quegli attimi di silenzio tombale, i presenti si focalizzarono su Pollon pendendo dal suo becco. 

«Ve lo dico aspro: non è stato altro che Sandro Palissandro, il fabbro di Alessandro, tanto furbo quanto scaltro!»

In men che non si dica esplose un autentico pandemonio, le urla di re Zeno si sentirono in tutto il castello, per di più, preso dalla collera, distrusse una moltitudine di oggetti, tra cui quadri, mobili e suppellettili del vasto salone reale. Quel che è peggio è che qualcuno ci lasciò le penne. E quel qualcuno non fu di certo il pappagallo.

 

Nota dell'autore: la linea di dialogo [Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave] cita il titolo di un film dalle venature erotiche datato 1972.

 

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Claudia Messelodi, "Emozioni"

2 Settembre 2023 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Claudia Messelodi

 

EMOZIONI

 

          

           

Emozioni è un titolo pregnante e forte in quanto è sottinteso che la poesia nasca proprio da emozioni del poeta che sono trasmesse al lettore, è un titolo per una raccolta di poesie coraggioso e spiazzante, forse un titolo che tutti i poeti darebbero alle loro raccolte.

Presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia e include due splendide fotografie a colori: Croce di Baone e Panorama del monte Baone, immagini molto suggestive.

Il testo è costituito da un alternarsi di poesie di media grandezza suddivise in strofe e connotate da titoli e da molte poesie haiku, caratterizzate dalla forma lapidaria e dalla straordinaria concentrazione intrinseca.

La raccolta potrebbe essere letta come un poemetto per la sua unitarietà strutturale e contenutistica.

Cifra essenziale di questa poetica è quella di una vena neolirica e romantica con esiti che raggiungono costantemente la linearità dell’incanto e una grande chiarezza che si coniuga a icasticità, luminosità e leggerezza che si fanno espressione di questi versi che viaggiano sulla pagina con rara precisione.

Fascino, magia e malia sono costanti nei tessuti linguistici caratterizzati spesso da accensioni e subitanei spegnimenti e nei casi delle poesie di media lunghezza con il primo verso c’è un librarsi del senso che poi plana nelle chiuse associato a significati e significanti sempre controllati e nonostante la chiarezza emerge una forte dose d’ipersegno in queste suadenti ed equilibratissime pagine nel quale emerge un andamento sicuro non scevro da luminosità e grandissima bellezza.

Tema dominante del volume è quello dell’amore, un amore che ha qualcosa d’intellettualistico ed è intriso di misticismo di stampo naturalistico.

Anche una natura rarefatta e lussureggiante è messa in scena da Claudia con maestria e sapienza e fa da sfondo alle poesie, quasi uno sfondo controcampo.

«Così per caso… / E se in quegli occhi c’è un Dio / cieli d’indaco».

In Portami lontano leggiamo: «Portami lontano/ dove s’accende il desiderio/ dove l’onda dei pensieri/ si fa muta/ di stupori e di abbagli/ tra silenzi ambrati di roccia. / Portami nei lidi dove non si dice/ dove non si deve,/ ma solo è respiro/ la presa calda della tua mano,/ battito/ il carbone celeste dei tuoi occhi…».

Densità metaforica e semantica caratterizza questi versi che sgorgano come acque di sorgente alpina, acqua di ghiaccio che la luce del sole irida come cristallo in un giorno che si trasfigura per entrare nell’eterno, nell’infinità.

E c’è spesso un tu al quale l’io-poetante si rivolge, un’entità della quale ogni riferimento resta taciuto e che dovrebbe essere presumibilmente l’amato, se in poesia tutto è presunto, l’amato ricercato con parole che sfiorano e rasentano l’invisibile.

Meraviglia è quella dalla quale viene sorpreso il lettore dinanzi all’esercizio di conoscenza in versi della Messelodi che colorato da tinte suadenti diviene il precipitato di un’anima e dei suoi sentimenti più intimi.

In bilico tra gioia e dolore si rivela l’essenza di questa poesia che è intrisa di una vena forte di melanconica e nello stesso tempo gioiosa bellezza.

          Raffaele Piazza

 

 

Claudia Messelodi, Emozioni, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 68, isbn 979-12-81351-12-7, mianoposta@gmail.com.

 

 

 

 

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Cecilia Natale, "Radici e Orizzonti"

1 Settembre 2023 , Scritto da Marco Zelioli Con tag #marco zelioli, #recensioni, #poesia

 

 

Cecilia Natale

 

RADICI E ORIZZONTI

 

 

Nata in Lucania, trasferitasi in Puglia, la scrittrice e pittrice Cecilia Natale propone con Radici e orizzonti (Guido Miano Editore, Milano 2023) una sorta di ‘ritorno alle origini’ seguendo quattro filoni di riflessione, corrispondenti alle quattro parti della raccolta di poesie: Il tempo delle donne (dedicata a donne note e meno note, compresa l’autrice stessa); Paesaggi e stagioni (memorie e descrizioni della natia Forenza, in Lucania, ed affinità e contrasti rispetto alla cittadina di successiva residenza pugliese, Mola di Bari); Ideali e sentimenti (situazioni reali o talvolta sognate, attorno ai quali svolge un fitto reticolo di riflessioni); I sentieri dell’anima  (sezione in cui il canto poetico sfocia anche in aperta preghiera).

Le tematiche in verità si mischiano nelle varie parti, che non sono (volutamente) monolitiche, ma variegate. Più di ogni altra considerazione, vale forse il titolo ad offrire la chiave di lettura unificante della raccolta: Radici a indicare la necessità di ‘appartenere’ (a luoghi e a persone) perché l’esistenza trovi, o ritrovi, il senso profondo che senza dubbio la governa; e orizzonti perché la vita non avrebbe senso se non aspirasse al Bene, al Bello, all’Amore, alla Sapienza, alla Speranza, alla Verità, alla Felicità – parole queste che l’autrice scrive prevalentemente con la maiuscola, per sottolineare sia la loro intrinseca importanza, sia la loro - ripeto - necessità perché la vita sia ‘piena’ e non (come oggi accade) vuota di senso e di aspettative. Gli esempi dell’intreccio tematico che caratterizza la raccolta sarebbero molti, ma basti una citazione per tutte: Maria di Magdala, che esordisce con «C’era la luna/ e lei Maria Maddalena/ dai capelli di seta/ danzava a piedi nudi/ con gli anelli alle dita// sulla sabbia argentata/ della spiaggia orientale/ cantava nella notte/ il suo sogno d’amore// ondeggiava leggera/ lei Maria Maddalena/ seducente e bruna/ nella pelle di luna…», e che termina con questi tenui versi: «…E lei/ trasparente di luce/ al mondo disse addio/ rimase affascinata/ dalla voce di Dio!» – in poche parole c’è tutto: la descrizione ambientale, il disegno del personaggio, il sogno di un destino buono, la trasformazione che permette di raggiungerlo.

Poesia dopo poesia, i differenti tratti della vicenda umana si compongono in un disegno armonico, così come belli e pieni d’armonia sono i quadri della stessa autrice che vanno a chiosare le parole di ogni sezione del testo. Fossero a colori, si potrebbe dire che vanno a colorire i suoi versi. Versi nitidi, anche se non uniformi per metro; anzi, il metro libero si addice perfettamente ad essi, come in questo finale di Alle radici della tua bellezza (dedicata all’amica Luisa) «…/ così/ all’ombra di un Autunno/ senza vento/ ho respirato il tuo canto/ di Amicizia/ lieve di libertà/ come la brezza/ nel giro trasparente/ dei miei affetti!»; o come nella suggestiva I due livelli del silenzio: «All’ombra/ di un solido pilastro/ ho varcato/ la porta del silenzio…/ solo/ il rintocco cadenzato/ che divide il tempo/ s’ode/ e il coro delle Muse/ …in lontananza// cala il sipario/ sulle azioni umane/ si esibiscono gli echi del pensiero/ sulla modesta/ ribalta del silenzio!».

Non mancano amari cenni a certe fughe dalla realtà che attentano all’integrità della vita: «Ho visto sciogliersi/ sogni di cera/ nei cieli del 2000/ sedotti/ dal fascino del rovente Ilio// e Icaro precipitare/ nel labirinto/ dei sogni perduti,/ iniettandosi/ polvere bianca/ per aggrapparsi/ a quel filo di Arianna;// la volontà in frantumi/ il cuore nel fango/ ha creduto/ di potersi comprare/ un grammo di vita!» (Alla ricerca dei sogni perduti). Nessuna disperazione, però, nel veder tali cadute dell’essere; anzi, un deciso Coraggio di essere: «Non voler/ frenare le mani/ in catene d’acciaio/ ostinarti in aridi schemi/ che ti rendono schiavo di inutili affanni/ ma squarcia quel velo di piombo/ laddove hai sepolto il coraggio di essere/ e un senso di infinito, di pace/ finalmente avrai nello sguardo!» – ed anche Leggerezza dell’essere: «Nell’atmosfera/ tersa/ dove piano/ si dileguano/ i muri d’ombra,/ sarai/ candida manna/ nel deserto/ sottile zefiro/ sulle infuocate dune/ onda avvolgente/ intorno agli irti scogli!». Così si può levare alto anche il canto di preghiera che conclude la raccolta: «…Fammi restare, Signore/ in questa tenda/ intessuta di contraddizioni/ unisci, Padre, le sottili trame/ fragili ai sentimenti/ alle passioni,/ che vibrino all’unisono/ come corde di un’arpa/ ricuci Tu i lembi strappati/ nella ricerca della Verità!» (ultima strofa di Come corde di un’arpa).

Ma i versi più ammirevoli restano quelli che si fermano, quasi timidamente, a descrivere; come questi che chiudono Paese di mare: «…Sul porto/ ancora addormentato,/ si sdraia l’alba radiosa/ e contempla/ l’insonne pescatore/ dalle braccia stanche/ e dagli occhi rugosi/ vòlti/ al bianco gabbiano/ che passa!».

Nel complesso, una lettura veramente godibile, capace di far riflettere con pacatezza.

Marco Zelioli

 

Cecilia Natale, Radici e orizzonti, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 86, isbn 979-12-81351-03-5, mianoposta@gmail.com.

 

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