Non solo recensioni ... i filtri sono nello sguardo di chi legge, viaggia, pensa, dubita, impara. Uno slow-blog a più voci che non sta sul pezzo ma riflette con calma, comunicando agli altri il suo mondo, la sua visione multiforme e sfaccettata.
Se questo libro è strepitoso per la lingua con cui è stato scritto, diventa imperdibile nell'interpretazione di Fabrizio Gifuni, che gli presta nella sua versione audio una voce roca, incazzata, dolente per l'umanità e il mondo che Bonfiglio Liborio non è mai riuscito a capire in oltre 80 anni di vita. Ormai prossimo alla morte, rievoca la sua vita nei diversi periodi, ogni narrazione preceduta da una sonora russata, ogni ricordo uno sproloquio carente in punteggiatura, ma arricchito da un dialetto vivo, sfavillante e perfetto per i "vaffangulo" che il protagonista non risparmia a nessuno, nemmeno al cosiddetto amore della sua vita.
Il vecchio cocciamatte ripercorre 80 anni di storia italiana puntellata dai suoi ritornelli ossessivi come i segni neri, Giordani Teresa, il maestro Cianfarra Romeo. Vivrà la guerra, l'emigrazione, le lotte sindacali, il carcere e il manicomio, ma tutto da spettatore esterno, con il naso e i palmi delle mani schiacciati contro l'invisibile vetro mentre osserva smarrito una realtà che non riesce davvero ad elaborare.
Povero, ignorante, emarginato, non riesce mai davvero a fare quello scatto che gli permetterebbe di emanciparsi, socialmente o culturalmente, troppo preso dalle sue ossessioni, dal suo vittimismo, dalla sua rabbia cieca, da un passato che non può cambiare. Ultimo, talmente ultimo che non riesce nemmeno ad essere protagonista della sua permanenza in manicomio, dove in 9 anni avrà una parvenza di vita simulata (il riconoscimento da parte degli altri, una sorta di innamoramento, il lutto, l'attuazione di una idea a favore della collettività) ma che poi dovrà abbandonare, per guarigione da una pazzia che mai è stata tale, ma solo risposta a una domanda fondamentale, esistenziale, una domanda sul senso della sua vita, intesa come vita passata per ore davanti alla catena di produzione delle rondelle, una domanda che ignorata lo porterà ad un gesto sconsiderato portatore di ulteriori segni neri.
Così Bonfiglio Liborio, a suo modo filosofo, osserva perplesso il mondo, la gente, la società, in maniera grezza e per noi brava gente divertente, lo scruta e lo critica, cogliendo senza vera consapevolezza i nostri limiti, le ingiustizie, le piccinerie, le follie, e riportandoli a noi con il suo sgangherato monologo, permettendoci di ridere amaramente su ciò che siamo e sulla nostra umana cattiveria verso quelli come lui, che solo per caso o per privilegio ingiusto, non siamo dei reietti. Non dimentichiamolo. Bonfiglio Liborio ci teneva un sacco che lo sapessimo.