Mistero di sangue, Alessandro Biagini: un thriller raccontato con uno stile particolare
28 Ottobre 2017 , Scritto da Federica Cabras Con tag #federica cabras, #recensioni

Mistero di sangue
Alessandro Biagini
Bibliotheca, 2017
Per le strade di Roma qualcuno gioca a uccidere. Ha una personalità malata, toglie la vita alle persone senza rimpianti né compassione. Lascia, dietro di sé, un po’ di zucchero e delle formiche senza testa. Si prende qualcosa, qualcosa di loro. Un trofeo di carne e dolore.
“Ho conservato la lingua della paziente senza nome perché nella mia vita tutti prima o poi hanno bisogno di cominciare una collezione. Figurine. Macchine. Scatole di fiammiferi. Cadaveri. Poi è toccato al bulbo oculare di Gianni il barbone. Al dito di Stefania la ragazza dell’università. Al piede di Kay la turista. All’orecchio del disegnatore senza nome. Alla mano del passante senza nome. Al naso di Juana. Ma il problema è che la mia scultura di carne morta non ha ancora preso forma. Forse manca qualcosa. Forse manchi tu.”
Patrick, è questo il suo nome, è un sociopatico, un individuo ai margini della società. Sapeva che avrebbe ucciso, lo sapeva fin da bambino; la sensazione di rubare un ultimo soffio vitale lo eccita, lo rende felice, lo fa sentire vivo.
Si muove quatto come un gatto, silenzioso e letale come una tarantola. Non c’è pace per chi lo trova nel suo cammino.
Le autorità non lo trovano; Roma è messa in ginocchio dall’apprensione. Tutti si chiedono, tremanti, chi sia il mostro della notte. A chi toccherà?
Qualcuno sa. Sa chi è il killer, certo, ma conosce anche il suo segreto. Lo conosce perché lo condivide.
Basta andare indietro nel tempo per capire, per unire i fili. Due bambini, una passione. Una devianza li fa pedalare nella stessa direzione. La stessa malsana voglia di uccidere. Lo stesso innato desiderio di morte. La stessa sete di sangue.
E cosa accade quando un killer è nelle tracce di un altro?
Il thriller di Alessandro Biagini è unico nel suo genere. Il suo stile, fatto di frasi spezzate, di paratassi, di concetti espressi in modo breve, conciso, in alcuni punti rende la lettura un po’ più pesante – paradossalmente – ma è valido.
Certo, chi ama i lunghi periodi – quelli dove quasi è necessario riprendere fiato ogni tanto – si troverà un po’ spaesato, tuttavia è un modo di scrivere giornalistico e chiaro.
Inoltre si tratta di qualcosa di nuovo – e questo non guasta mai, quasi mai.
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