Romolo
12 Giugno 2016 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #storia, #personaggi da conoscere
Al contrario degli odierni cittadini di Roma che prendono tutto per scherzo, gli antichi romani prendevano tutto sul serio, se si prefiggevano uno scopo lo raggiungevano a qualunque prezzo e a qualunque ragione, non per niente con questo spirito hanno conquistato il mondo.
Fra le varie teorie sulla nascita di Roma, una tra le più accreditate vuole che a fondarla fossero gli Etruschi. Sembra infatti che il nome Roma derivi dall'etrusco “Rumon” che significa fiume e se questo corrisponde al vero bisogna dedurre che la prima popolazione romana fosse formata non solo da latini e sabini (come vuole la leggenda del famoso “ratto”) ma anche da etruschi . Addirittura certi storici attribuiscono a Romolo stesso cittadinanza etrusca.
Gli Etruschi, navigatori provetti e commercianti, pare che durante i loro viaggi “commerciali”, avessero fondato un piccolo villaggio sul Tevere e lì li trovarono Latini e sabini quando vi giunsero. Avevano creato un comodo scalo per fermarsi con le loro navi durante la navigazione sul Tirreno. Gli indigeni laziali non legarono con il popolo etrusco, certamente più evoluto, e ci si misero d'impegno per distruggerli. Di essi vollero epurare ogni cosa, cultura, tradizioni e storia e se questo è vero di Romolo, in seguito gli storici cambiarono anche l'identità di nascita.
Punto fermo di tutti gli storici e di ogni teoria circa la nascita di Roma è che Romolo fu il primo re, il fondatore. A lui successe Numa Pompilio, un uomo mite e molto religioso. Siccome fra i tre popoli che componevano la sua città vi era un discreto miscuglio di credenze, egli decise di mettervi ordine. Stabilì un grado di importanza tra gli dei e, per farsi ubbidire, raccontava che a suggerirgli e a dargli istruzioni fosse direttamente la ninfa Egeria che lo raggiungeva durante il sonno. In questo modo riuscì a compiere un'opera politica fondamentale, cioè aggregare le tre dinastie diverse che componevano il popolo di Roma e questo tornò utile ai re che gli succedettero, perché ebbero a disposizione un popolo unito per affrontare le guerre vittoriose contro le altre città rivali.
I re di Roma non venivano eletti per diritto di successione, ma erano scelti dal popolo. Le tre tribù erano divise in curie (quartieri) e ogni curia in dieci gens (casate), le casate in famiglie. Le curie si riunivano due volte l'anno e in occasione della morte del re, durante il comizio curiato eleggevano il successore. Tutti avevano il medesimo diritto di voto, la maggioranza decideva, il re eseguiva. Era la realizzazione della democrazia assoluta e funzionava bene, almeno fino a quando la città restò un piccolo paese che viveva dentro le proprie mura. Di seguito narreremo come si è evoluta la democrazia romana.
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