Simone Cutri, "E nessuno viene a prendermi"
13 Agosto 2014 , Scritto da Maria Vittoria Masserotti Con tag #maria vittoria masserotti, #recensioni
E nessuno viene a prendermi
Simone Cutri
MUSICAOS ED SMARTLIT 05
Una prima lettura superficiale potrebbe portare il lettore ad inorridire di fronte a quest’abisso infinito nel quale si rotola un uomo, il protagonista, che scende e sale nella violenza delle emozioni umane, quelle “buone” e quelle “cattive”.
Poi nasce il bisogno di capire.
Quanti volti può avere la disperazione? Come è possibile vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto? E, ancora, che cosa vuol dire nichilista?
Domande su domande che incalzano e si avvitano l’una sull’altra.
Il vero protagonista, però, è il Nulla. Sì, con la enne maiuscola.
“ Io non sono ateo perché chi è ateo è ateo del Dio cristiano: si immagina che a non esistere sia quel Dio buono con la lunga barba bianca; ha l’idea di un’assenza, in fondo ha paura, nasconde una remota speranza. Io non sono ateo: io ho la certezza del Nulla.”
Il Nulla che è peggio della morte, perché è la totale assenza di possibilità. Il protagonista non ha nessuna possibilità di uscire vivo da questo Nulla, che viene spalmato nelle strade di una Torino, bella ed altera, spettatrice inconsapevole di una vita che si sfalda in mille scaglie che rimangono incollate ai suoi angoli, a quella topografia da accampamento militare.
“E resto qui, con i miei demoni, e non viene nessuno qui a prendermi.”
Con un linguaggio colto, perfino delicato, ottocentesco, solo con qualche tagliente parola forte, quasi a farlo risaltare ancora di più, l’Autore conduce per mano il suo personaggio e, con lui, il lettore fino all’epilogo scontato ma devastante.
“E finalmente oggi smetterò di dipendere dal Tempo, tornerò nel Nulla, dormirò per Sempre.”
La cultura può essere un’ancora di salvataggio, oppure, a volte, un moltiplicatore dei dubbi, così come delle certezza, per quanto effimere possano rivelarsi.
Uno sguardo su un abisso che a molti è ignoto e per questo rispettiamo questa fotografia di un mondo sconosciuto, che, però, ci turba e ci porta a chiederci: perché non è successo a me?
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