Don Robertson, "L'uomo autentico"
1 Ottobre 2017 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

L'uomo autentico
Don Robertson
Nutrimenti, 2016
Più che dalle parti della periferia americana qui siamo ai confini dell'umanitá come coordinate. Tutti abbiamo presenti quelle dolci vecchine con la crocchia grigio-violetta e le rosee gote che trascorrono interi pomeriggi a sfornare crostate ai mirtilli e gli anziani che a tutto possono rinunciare fuorché alla salutare corsetta mattutina per tenersi in forma. In questo libro però non ci sono. I protagonisti sono tutti vecchi ma discretamente decrepiti, pieni di acciacchi i cui sintomi vengono descritti in tutta la loro miseria. Inoltre fanno un sacco di sesso, cosa che destabilizza non poco la visione edulcorata e patinata della terza età di cui noi ingenui occidentali ci facciamo spesso latori, visione secondo cui anziani e bimbi sono come gli angeli. In questo romanzo i vecchi non fanno manco sesso bensì scopano, chiavano, fottono, magari con cinquantenni discinte che si fanno fare sveltine in un vano lavanderia, o si fanno masturbare da ottuagenarie amanti dei film porno. È già abbastanza nauseante, sì? Allora non proseguite. Perché il fulcro della storia è Hermann, settantenne con la prostata a pezzi, che attende che sua moglie Edna, ridotta ad un cranio a palla di biliardo con le vene in evidenza, si faccia portare via dal cancro o dalla chemio, purché la sua agonia cessi. Prima che ciò accada la donna gli svela un segreto: Billy, l'unico figlio che hanno avuto, morto adolescente dopo anni di stenti causati dalla meningite spinale, non era suo figlio biologico. Mentre lui tradiva la moglie, nel rispetto dello stereotipo del camionista, con chiunque, lei lo ha fatto solo con un altro uomo, partorendo poi il frutto dell'atto immorale. Quando la moglie spira, Hermann si rende conto che della sua vita prossima alla fine gli resta solo un pugno di giorni di cui non sa nemmeno bene cosa fare. Tutto ciò che ricorda, per cui ha vissuto, pianto o gioito erano menzogne o illusioni. Ripercorrendo la propria vita con i ricordi si rende conto della sua totale insensatezza. Ma ha un'illuminazione: non è la vita ad essere priva di senso, siamo noi che non abbiamo il libro delle istruzioni. Decide quindi di scriverlo lui, usando il piombo al posto dell'inchiostro e la pelle umana al posto della carta. Si spalancano quindi le ultime inattese 30 pagine che fanno capire al lettore perché questo scrittore sia tanto amato da King che lo ritiene il migliore in assoluto. Prosa scarna, linguaggio infarcito di volgarità e similitudini scatologiche rendono questo romanzo non adatto a tutti, soprattutto per l'inevitabile senso di vuoto e inutilità che si percepiscono lungo l'intera narrazione. Si può non condividere il punto di vista ma occorre arrendersi alla verosimiglianza della storia.
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