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floriano romboli

Giuseppe Bertòn "Danza con me"

6 Giugno 2023 , Scritto da Floriano Romboli Con tag #floriano romboli, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

 

DANZA CON ME – DANCE WITH ME di GIUSEPPE BERTÒN

 

“Danza con me – Dance with me” di Giuseppe Bertòn, con prefazione di Floriano Romboli e traduzione in inglese di Luisa Randon, Guido Miano Editore, Milano 2023.

 

Ritengo che a chi legge con attenzione le poesie che Giuseppe Bertòn raccoglie in questa silloge non sfugga l’importanza del ricorso da parte dell’autore alla tecnica formale-compositiva dell’iterazione lessicale e sintagmatica: «Nella notte, profonda d’oriente, / nel respiro della notte, / tra gli alberi d’oriente, Dionisio sogna. // Poi si accende, / sulla terra della Grecia, / sul mare dolce della Grecia…» (La notte, corsivi miei, come sempre in seguito); «Nella stazione del treno, / ho visto un homeless / passare. / Sporco, derelitto, perduto. // Poi la polizia lo ha trascinato fuori, / mentre sporco, derelitto, perduto, / passava nella stazione del treno. Nella vita…» (Homeless); «Quasi Natale, si sente freddo. / Ma forse non fa così freddo, / solo non siamo abituati ancora…» (Il mercato di Natale); «… Mille anni dopo, / ho sentito un poeta dire le tue parole, / leggiadre e incantevoli. // Mille anni dopo, / ho sentito un musicante cantare il tuo canto, / ho sentito una ragazza respirare il tuo respiro. // Mille anni dopo, / gli stessi palpiti nel petto…» (Mille anni).

Tale opzione stilistica – corroborata e avvalorata in aggiunta dalla predilezione dell’anaforaIn fondo alla strada / In fondo alla sera / In fondo a quando ti penso sempre / In fondo ai tuoi pensieri / In fondo a quando non ho pace / In fondo a una luce che si accende…», In un sospiro; «Abbiamo visto il sole / scendere sui tuoi occhi / (…) / Abbiamo visto la tua anima, / vestita di tristezza, / (…) / Abbiamo visto i tuoi fratelli / come schiavi…», Fratello) – mi sembra indizio chiaro di una spiccata inclinazione analitica, di un abito criticamente indagatore, di una vocazione alla ricerca circostanziata intorno ai problemi dell’esistenza, che alla considerazione dello scrittore appare ad un tempo affascinante e misteriosa, fatta di fremiti vitalistici e di abbandoni deprimenti, contrassegnata da esaltazioni e da scoramenti: «…Forse tessevi la tela, / incantevole ragazza, mentre il sole / si spandeva sul mare, e su te. // Forse palpitavi nel petto, / ed Eros che scioglie le membra / ti assillava la notte, // ed eri soggiogata dal desiderio e dagli affanni angosciosi. / (…) / E supplicavi Afrodite, / (…) / E la chiamavi, perché / aggiogando un carro d’oro venisse, / per liberarti dai tormentosi affanni. // Un dolore antico, quasi nascosto, / nelle radici della vita, nei tuoi occhi profondi, / attraversa ancora il nostro sguardo…» (Mille anni, cit.); «Una volta ho scritto una poesia, / mentre attraversavo distese di pietre e sassi, / con l’anima sconfitta. // Una volta ho scritto una poesia, / mentre camminavo sulla neve e sul ghiaccio, / con l’anima in fiamme…» (Una volta ho scritto una poesia).

L’esperienza generale del vivere e la sua particolarizzazione individuale-personale risultano inoltre scandite da sollecitazioni dinamiche, da intimi movimenti, e da esigenze di quiete spirituale, da pause meditative: la compresenza contrastiva è resa attraverso un disegno di correlazioni antitetiche, a partire da quella primaria di “luce” e “buio”: «Il faro, sopra il mare, sulle onde. / Sulle onde tormentate della mia anima, / che cerca un posto dove riposare. // Questa sera il mare è meraviglioso e terribile / e scende l’oscurità, su noi, su tutto, / ad abbracciare il nostro dolore. // Mentre siamo sospesi, / sull’abisso di noi stessi. / Così irreale, così vero. // Il faro, sopra l’anima, / una piccola luce nella notte inquieta, / sull’angoscia che attraversa la pelle. // Il faro, luce fioca, ancora lontana, / forse ci condurrà / in un porto tranquillo» (Il faro).

Il libro comprende peraltro una lirica molto bella, Il treno e il pioppo, ove tale fondamentale opposizione conosce l’emblematicità di una densa e felice rappresentazione metaforica. Come il poeta medesimo suggerisce, il treno è il moto incessante, la “spinta” partecipe ed esplorativa, lietamente sfidante, nella rapida orizzontalità, le tenebre enigmatiche del mondo; il pioppo, nella verticalità pensosa e lungimirante, nella salda stabilità del suo legame con la terra, raffigura invece la “controspinta” del rallentamento riflessivo: «Lui passava sulla sera, / colorata di magia. / Sulla notte colorata di mistero. // Correva verso la montagna, / ancora troppo lontana, / così poteva pensare. // Lui stava così, alto, con le sue foglie / un po’ colorate d’oro, un po’ stanche. / Così poteva guardare lontano…».

Nondimeno le situazioni antinomiche si elidono proprio in conseguenza della loro radicalità, a favore della condizione intellettuale-morale del bambino, con cui si verifica l’identificazione piena dell’autore perché questa è senz’altro significativa dello stato psicologico ordinario di ognuno: «… Lui era piccolo, e guardandoli, / gli pareva troppo veloce, / gli pareva troppo alto. / (…) / Il bambino giocava sotto il pioppo alto, / e guardava il treno una meraviglia. / E rideva, e non capiva. // Coi suoi occhi colorati di luce. / Con una foglia caduta sui suoi occhi, / colorati di luce».

Congruente con esso si rivela quindi la metafora della “strada”, lungo la quale l’uomo comune – e quindi lo scrittore – cammina ogni giorno, un passo dietro l’altro, «tra il nulla e l’infinito» (v. i componimenti Il vestito leggero e Danza con me), ma entro limiti spazio-temporali circoscritti, ben definiti: «Mississipi moonwalk sotto French Quarter, scaldare le gambe. / Poi, una strada, usciva non so dove. Correvo non so dove. / Strade di asfalto rotto e case di colori…» (Black on black 55.49, New Orleans); «Forse la vita si muove / per sentieri tortuosi ed incerti. / Forse la vita si muove / attraverso passaggi invisibili…» (Sul tavolo da gioco); «…ed il sogno / è diventato vero, / vero come un sorso d’acqua // quando corri sulla strada / sotto il sole / e non c’è acqua…» (Prima di dirti amore); «…Nebbia leggera in fondo alla strada. / Passi silenziosi in fondo a un raggio di luna. / Alle cinque della notte…» (Alle 5 della notte); «…Ed ora camminiamo sulla strada / bagnata dalla sera. / Mentre camminiamo, /sento che le parole non contano. / Oh le parole non contano, / quando camminiamo / nel riflesso incerto di una strada / bagnata dalla sera…» (In uno sguardo).

E la vita manifesta allora la propria intrinseca ambivalenza, divisa tra gioia e dolore («Il dolore paralizza il corpo / e affonda la mente. // Schiaccia la vita / e resetta il cervello. // Il dolore toglie la parola / e spegne la luce dagli occhi. / (…) / Oggi il cielo è azzurro fitto / e miracolosamente l’anima riprende vita. // Oggi è una bella giornata / e ho baciato il mio amore», Una bella giornata), insidiata dal tempo, fugace e distruttore: «Mi sono seduto, un momento, mille anni / in un giardino abbandonato. / Ed ho visto il nostro piccolo tempo, / appena uno sguardo, / appena un sorriso / (…) / E ci portò via, così veloce» (Il giardino abbandonato); ciò che importa è animarne e arricchirne gli attimi di autentica tensione sentimentale-affettiva: «Sentivo lo spazio ed il tempo modificarsi, // in qualche modo come la gravità modifica / lo spazio ed il tempo, intorno all’universo. // Dove lo spazio è diverso, dove il tempo è diverso. / Mentre guardavo il mio amore» (Un giorno).

Il discorso lirico di Giuseppe Bertòn è caratterizzato da grande linearità espressiva, da un’essenzialità che privilegia l’ordinamento paratattico, in un contesto strofico tendenzialmente arimico: l’uso della rima è talvolta presente con effetti di sobria eleganza: «…E le mani sull’uscio del cuore / a raccogliere gocce d’amore. // Ci baceremo ancora e ancora, / come se il cuore non conoscesse dolore, / finché una stella rimarrà / sul palcoscenico a danzare con noi» (Danza con me, cit.).

Anche l’impiego di altre figure retoriche, ad esempio la similitudine («Le luci si riflettono vaghe / sul finestrino del treno / e sui tuoi occhi // belli come gocce d’acqua / su prati d’erba, / fitti di colore rilucente…», Fili d’erba), o del procedimento metrico-ritmico dell’enjambement («… La mia anima piangeva nelle / piccole strade della vita…», Le strade); «… Quando Atthis è andata via / avevi un fazzoletto gocciolante / di lacrime, cadute nel mare. // Quando Cleis diletta ti ha portato / un fiore, tu hai pensato: vale / più di tutto il regno di Lidia. // Quando sul seno di una tenera / compagna hai appoggiato il viso, / il tuo cuore ha avuto ristoro…», Mille anni, cit.); «…Ho visto la tua anima, / si muoveva senza mai quiete ed il mondo / non poteva calmare il tormento…», Vincent) non comporta mai cadute nella freddezza della costruzione artificiosa; parimenti il riferimento a prestigiose auctoritates della tradizione artistico-letteraria, come il Leopardi del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, si dimostra riuscito nella sua interessante valenza esteticamente emulativa: «… Ma dimmi, incanto degli occhi, / come fai a stare lassù sospesa? / Per favore mi racconti un sogno? / Mi piace ascoltarti, // quando scende il silenzio / e pare tu voglia parlare con noi. / (…) / Ti ricordi il canto, / il canto del pastore errante dell’Asia / ed il dolore che usciva ad ogni suo passo, / sopra l’erba fresca di rugiada notturna. // Il poeta immenso / ha cantato di te, / perché sollevassi la sua pena, / perché gli sorridessi. // Ma lui ancora va con le sue greggi / per valli scoscese e campi e sassi, / con lo stesso dolore negli occhi…» (Alla luna).

Floriano Romboli

 

 

Giuseppe Bertòn, Danza con me – Dance with me, pref. Floriano Romboli, trad. in inglese di Luisa Randon, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 108, isbn 979-12-81351-06-6, mianoposta@gmail.com.

 

 

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LE NOVITÀ METODOLOGICHE E IL VALORE SCIENTIFICO E STORICO-CULTURALE DELLA TEORIA EVOLUZIONISTICA DARWINIANA

15 Maggio 2023 , Scritto da Floriano Romboli Con tag #floriano romboli, #recensioni, #saggi

 

 

 

 

Michele e Viola Petullà, Teorie evoluzionistiche in antropologia. Modelli e sviluppi, G. Miano Editore, Milano 2023

 

Anche l’agile volumetto Teorie evoluzionistiche in antropologia. Modelli e sviluppi (Miano Editore, Milano 2023), scritto da Michele e Viola Petullà con notevole sicurezza di informazione e pregevole chiarezza didascalico-divulgativa, riferisce di una circostanza aneddotica non trascurabile perché senz’altro rivelatrice. La prima edizione de L’origine delle specie per mezzo della selezione naturale (On the Origin of Species by Means of Natural Selection) di Charles Darwin fu posta in vendita a Londra una domenica del novembre 1859, per l’esattezza il giorno 24. Il giovane editore John Murray si era tenuto prudente e aveva tirato 1250 copie che andarono esaurite in quella stessa giornata, a testimonianza di un preesistente, diffuso interesse, che era cresciuto progressivamente, come preparato da un’intensa stagione di studî iniziata con l’età dell’Illuminismo, la quale dette un contributo fondamentale a che s’instaurasse una visione razionale e scientifica della vicenda storica degli uomini e segnatamente della realtà naturale, fisico-biologica, astronomica e paleontologica.

In altri termini può dirsi che l’opera maggiore del grande naturalista inglese intercettava con felice tempestività una “domanda” culturale rafforzatasi nel tempo e lo faceva sulla base di un metodo d’indagine rigorosamente critico-empirico, frutto di una paziente, sistematica ricerca sul campo – divenne presto celebre il suo viaggio, durato cinque anni, a bordo del brigantino Beagle nelle terre più remote del globo, e in particolare alle isole Galàpagos -, nel corso della quale raccolse gran messe di dati, ordinati poi ed elaborati alla luce di alcuni principî generalmente esplicativi, divenuti assunti teorici rapidamente affermatisi in forza della perspicuità e dell’efficacia descrittive e interpretative di essi.

Il darwinismo più specificamente comportò la discovery of time, la scoperta del tempo nella natura, in aperta opposizione all’astorica “fissità” delle specie propria della concezione del medico e botanico svedese Carlo Linneo, illustrata nell’imponente lavoro Systema naturae, pubblicato nel 1735 e in seguito integrato e completato, e  bene sintetizzabile nel suo celebre motto: “Species tot sunt diversae quot diversas formas ab initio creavit Supremum Ens” (“Tante e diverse sono le specie viventi quante forme diverse fin dall’inizio creò l’Essere Superiore”).  Il creazionismo e il fissismo linneani costituivano il punto di approdo, nell’epoca illuministico-scientifica, di una plurisecolare tradizione di pensiero filosofico-religioso imperniato sulla saldatura fra l’aristotelismo e il racconto biblico, giacché invero lungamente “la narrazione della Bibbia fu considerata non solo un testo religioso, ma anche un documento scientifico” (p.19).

Gli autori non nascondono di certo il fatto che ipotesi trasformistiche si fossero altresì affacciate in tempi precedenti, addirittura nell’antichità, e ricordano Anassimandro, Eraclito, il medico Ippocrate, la scuola atomistica e lo splendido poema De rerum natura dello scrittore latino Tito Lucrezio Caro. Si trattò comunque di posizioni marginali e soprattutto contraddistinte dal tratto peculiare della pura speculazione teoretica. In età moderna la dottrina proto-evoluzionistica ha avuto i suoi rappresentanti autorevoli in Buffon (Degenerazionismo), Cuvier (Catastrofismo), Hutton e Lyell e il loro Uniformismo e in particolare Jean-Baptiste Lamarck, con le sue tesi circa la modificazione delle specie quale conseguenza dell’adattamento all’ambiente e della trasmissione ereditaria dei caratteri acquisiti.

Nel libro c’è spazio pure per le teorie contemporanee dell’evoluzione, che constano largamente di approfondimenti in chiave genetistica della lezione darwiniana (ad esempio il saltazionismo, oppure la teoria cosiddetta degli equilibri punteggiati); la proposta naturalistica di Darwin resta nondimeno centrale nella trattazione, e i suoi capisaldi concettuali (“caso – variazione - selezione naturale”) vengono definiti nell’incidenza operativa e nella loro pregnanza cultural-problematica con esauriente incisività.

In conclusione ritengo suggestiva l’immagine-simbolo dei processi che hanno caratterizzato il sorgere e il perpetuarsi della vita nel pianeta, un’immagine emblematicamente e neo-darwinisticamente raffigurante l’albero della vita, cioè un modello di sviluppo non lineare, bensì riconducibile a un’ideale frondosità irregolare e aggrovigliata, a “un intricato ed enorme cespuglio, in cui la nostra specie rappresenta solo un ramoscello molto recente”(p.77).

Floriano Romboli

 

 

Michele PetullÀ, Viola PetullÀ, Teorie evoluzionistiche in antropologia. Modelli e sviluppi, premessa di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 84, isbn 979-12-81351-01-1, mianoposta@gmail.com.

 

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Grazia Marzulli, "Nella carezza del vento, sbocciano fiori"

2 Aprile 2023 , Scritto da Floriano Romboli Con tag #floriano romboli, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Grazia Marzulli pubblica in questa silloge che appare a marzo 2023 presso la Casa Editrice Guido Miano una serie di testi di notevole interesse artistico-culturale, ricavandoli in buona parte dalle varie raccolte di versi composti nell’arco di un decennio, da Il volo di Penelope (1998) a Salsedine (1999) a Selva di dissonanze (2000), da La luce verticale (2001) ad Anfratti fioriti, conchiglie (2003) a Il velo di Maya (2004), con l’aggiunta significativa di componimenti inediti, validi e coerenti con la precedente ricerca, riuniti sotto i titoli di Anemoni e Fiori della Resilienza.

 La poetessa avverte con una sensibilità viva e partecipe il fascino intrigante della vita, la sollecitazione animatrice che pervade l’ordine complessivo delle cose, la realtà naturale e l’esperienza etico-intellettuale degli uomini.

Il ricorso sistematico a una serie di suggestive metafore rappresenta il cuore della sua strategia di formalizzazione del vario materiale figurale ed emozionale connesso all’indagine esplorativa del dinamismo esistenziale; in particolare mi sembra felice quella della “barca”, che fronteggia audacemente i marosi alla ricerca di equilibrio ideale e della realizzazione di un progetto moralmente qualificante: «… Canto la barca a vela che vacilla / nel labile solco / conteso da opposte correnti / eppure osa, / osa sfidare i venti / all’alba imperlata di rugiada / occhi di fuoco al tramonto. // Avvinta a giochi di spume / intreccio ghirlande di pensieri / zaffiri e smeraldi di speranze / nel solco che smeriglia cuori / per mete sconosciute al fato / e lungo rotte refrattarie al caso» (Canto la barca, in Il velo di Maya). A tale immagine si lega l’altro centrale spunto metaforico del “fiore”, evocato del resto fin dal titolo del libro: «…Fra brezze d’illusioni m’imbarcavo / verso gli spazi / dove l’ippogrifo / dispiega fresche ali nell’idea / di reinventare il mondo. // (…) E in acque terse fra spume / ignare di gorghi e bufere / spargeva corolle dal grembo / il limpido errare» (Culla di prodigi, ivi).

I miei corsivi intendono porre in risalto gli effetti della rima e dell’enjambement, che attestano un linguaggio sottilmente elaborato pur nelle generali essenzialità e linearità organizzative.

La primaria energia vitale assume spesso in questi versi  i tratti stimolanti e corroboranti della luce: «… Ma da vestale attende che la fiamma / alta si nutra e calda / nel tempio / alta e calda / ardita gigantesca smisurata / fino a piegare il cielo sulla terra / per inondarla di chiarore» (Ricerca, in La luce verticale, corsivi miei, come in seguito); «Foce del tempo, ascolta / passi ed echi dell’età mia / al pulsare di vena / che vigile tende alla luce // (…) Osserva il volto nella preghiera, / fiducioso al rifiorire di speranze / dal tenero profumo di azalee. // Tempo, tu che ceselli la coscienza / e plasmi e ritocchi gli ultimi sbalzi, / fa’ ch’io sublimi in ascesi il mio pensiero / quale estrema offerta d’amore» (Opera d’arte, in Anemoni).

L’“amore” per la vita e per la varietà delle sue forme («Non fermarti, / asseconda il ritmo del respiro / onda luminosa del pensiero. // Le forme che la vita affastella / chiedono raggi…», Onda d’argento, in Salsedine) determina un descrittivismo puntuale, un’intima adesione ai molteplici aspetti del reale che si obiettivano nella misura ordinativa dell’enumerazione: «Sbiadire lento di caseggiati / e ciminiere color vaniglia / metafisici cubi e bottiglie / nello spazio alienato. // Grigio un sipario cala / sul catrame dei tetti / sul gomito di latta, sul selciato / sul mio viso / schiacciato contro i vetri. // Suoni voci rumori / treni di verità / lungo i binari del tempo / squarciano veli di nebbia. // E dalle ombre / spuntano girasoli / abbozzando sorrisi / verso un lingotto d’oro di finestra» (Lungo i binari del tempo, in La luce verticale, cit.).

Dare armonia, comporre in sintesi feconda i tanti, anche contrastanti, momenti del vivere è l’arduo, quotidiano compito di ognuno; e il richiamo al superiore Disegno divino è per l’autrice invito all’impegno e alla preghiera sinceri: «… Apri un varco, Signore, / verso il luogo d’Assoluto / dove accade che l’alba e il tramonto / il tu e l’io / la parola e la vita / si fondono per noi in armonia», Un varco, ivi) .

Floriano  Romboli

 

 

 

Grazia Marzulli, Nella carezza del vento, sbocciano fiori, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 96, isbn 978-88-31497-98-5, mianoposta@gmail.com.

 

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Floriano Romboli, " Il fascino e la forza della letteratura" vol 2.

19 Febbraio 2023 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #floriano romboli, #recensioni, #saggi

 

 

 

 

Floriano Romboli

 

IL FASCINO E LA FORZA DELLA LETTERATURA

VOL.2

Saggi su Fogazzaro - Dante – De Sanctis - Malaparte

D’Annunzio - De Roberto - Sanminiatelli

 

 

Dal titolo del saggio che prendiamo in considerazione in questa sede emerge la forte convinzione dell’autore che la letteratura è un mezzo potente per elevare la mente umana e che la lettura di romanzi, poesie e saggi è un’arma formidabile per l’anima e la psiche del lettore come espressione del pensiero divergente ,che diviene esercizio di conoscenza prezioso e necessario producendo una preziosa sintesi di conscio e inconscio e anche di corpo e mente.

Non c’è bisogno di essere psicologi, psicoanalisti o psichiatri per rendersi conto che immergersi in ottimi libri riequilibri il mondo interiore dell’essere umano che da caos diviene cosmo, come l’entrare in un’oasi nel deserto soprattutto nel tempo della pandemia e della guerra, e che la letteratura e l’arte in generale siano un valore fondante nel mare magnum di una società superficiale dove prevalgono i valori dell’avere su quelli dell’essere che portano ad una dimensione alienata e liquida dell’esistenza.

Ed era politically correct uno slogan televisivo di qualche anno fa che mostrava la vignetta che raffigurava un uomo che leggendo un libro diviene più alto fisicamente ma soprattutto interiormente, e il discorso complessivo si sintetizza con quello di una pedagogia della gioia e di un elogio dell’immaturità nel ritornare virtualmente il lettore stesso adulto bambino o adolescente.

Quanto suddetto si collega alle considerazioni sul libro classico, quello cartaceo, che è sopravvissuto ai fenomeni computer e internet, fenomeni che d’altro canto hanno fatto aumentare il potenziale della letteratura stessa nell’avvicinare alla tradizione nuove modalità di fruizione del piacere dei testi con il sorgere di siti e blog letterari e con il proliferare dei PDF e degli e-book, e quindi la letteratura stessa è diventata ancora più presente nella nostra complessa e contraddittoria ma anche affascinante contemporaneità.

Originale e intrigante la scelta degli autori da analizzare con accostamenti inediti e originali e certamente non casuale per la stessa coscienza letteraria di Romboli, acuta e profonda per il fatto di spaziare dalla cattedrale Dante Alighieri poeta medievale fino a Sanminiatelli poeta e critico dei nostri giorni.

Questo procedimento fornisce al volume in toto un carattere seducente e movimentato e per un’analisi metodica dell’opera servirebbe non una recensione ma uno scritto delle dimensioni di un saggio vista la complessità e la profondità del discorso esauriente e ricchissimo di acribia portato avanti da Floriano.

E c’è da mettere in rilievo come affermava Focault che la letteratura stessa è figlia del tempo in cui viene prodotta, della società nella quale si trova ad essere contestualizzata e quindi lo stesso Dante è figlio del Medio Evo come Sanminiatelli è figlio del postmoderno occidentale e come, per esempio, D’Annunzio è espressione della mentalità del Novecento.     

Come scrive Enzo Concardi nella premessa non c’è tema, argomento, problema, dimensione, aspetto dell’umano vivere che la letteratura non abbia trattato in ogni epoca, cultura, civiltà, territorio del nostro pianeta, ovviamente dopo l’avvento della scrittura, che ha gradualmente sostituito la trasmissione orale del sapere, delle conoscenze, delle creazioni spirituali dell’uomo. 

Scrive Romboli in L’opera di Dante nelle riflessioni storico culturali ed etico-religiose di alcuni Papi contemporanei che Benedetto Croce, alla fine de La poesia di Dante, la giustamente celebre monografia del 1921, dopo aver a lungo discorso del rapporto fra tradizione filosofico-culturale, problematiche teologiche e dottrinali, e valori artistico-letterari nella Commedia, concludeva sottolineando il significato universale del poema dantesco poiché in esso prontamente si riconosce «quella voce che ha il medesimo timbro fondamentale in tutti i grandi poeti ed artisti, sempre nuova, sempre antica, accolta da noi con sempre rinnovata trepidazione e gioia: la Poesia senza aggettivo. A coloro che parlano con quel divino o piuttosto umano accento si dava un tempo il nome di Genî; e Dante fu un Genio».

Un saggio da divorare utile sia per il lettore comune che per i critici letterari.

          Raffaele Piazza

 

Floriano Romboli, Il fascino e la forza della letteratura, vol.2, pref. di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 148, isbn 978-88-31497-93-0, mianoposta@gmail.com.

 

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Francesco Rossi, "Scorie d'esperienza"

10 Novembre 2022 , Scritto da Floriano Romboli Con tag #floriano romboli, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Scorie  d'esperienza

Floriano Romboli

Guido Miano Editore, 2022

 

 

Si ritiene generalmente tramontata l’idea, legata in special modo alla stagione estetica e critica del Romanticismo, secondo la quale l’arte coinciderebbe con l’immediatezza intuitiva, farebbe tutt’uno con la schiettezza e la spontaneità fantastico-sentimentale, e sarebbe tanto maggiormente coinvolgente e riuscita, quanto meno appesantita da ingombranti bardature intellettualistiche, quanto meno subordinata a estrinseche finalità ideologiche, ad astratti presupposti culturalistici.

A ben vedere da sempre la poesia è sublimazione di cultura, frutto di attenta elaborazione stilistico-formale, occasione privilegiata per un confronto ponderato e sollecitante con figure e opere della tradizione storica e letteraria coeva o passata, momento impegnativo di una aemulatio rivolta alla precisazione di un nuovo punto di vista, alla prospettazione di opzioni ideal-problematiche diverse.

Infatti non casualmente la prima sezione della raccolta consiste nel richiamo sistematico a titoli della produzione lirica di Pier Paolo Pasolini menzionati nella loro specificità referenziale, da Le ceneri di Gramsci (1957) a L’usignolo della Chiesa Cattolica (1958), da La religione del mio tempo (1961) a Poesia in forma di rosa (1964) a Trasumanar e organizzar (1971); a Francesco Rossi lo scrittore di Casarsa appare intimamente contraddittorio, diviso fra il rigore della razionalità argomentativa e la passionalità immedesimante, istintivamente e vivamente partecipativa: «…/ In teatro strenuo s’esibisce / il voler che il viscere lacerato, / l’intelletto e il sentire rappresenta. // Vasta delle esistenze la distesa, / il brulicare di vite e passioni / onde il cerebro la tragedia incarna. /…» (A miglior vate le ceneri…).

Soccorrono dei versi compresi nel poemetto eponimo del primo libro pasoliniano rammentato poco sopra: «Mi chiederai tu, morto disadorno, / d’abbandonare questa disperata/passione di essere nel mondo?» (corsivo mio, come sempre in seguito); il nostro autore vi si richiama esplicitamente («…/ Disperata vitalità s’afferma / il valore del personale obiètto, / onde nell’Inferno / si brucia e perde / d’autostrade e di città degradate, / burelle orrende al brulicare ostesse. /…», Trasumanar in forma d’inerte rosa…) e ne fa spunto per un interessante approfondimento della contraddizione alla quale si è fatto cenno: Pasolini è testimone invero vigile («…/ ma nella condizione fuor di speme / s’assedia al proprio tempo il Testimone, / scontrosa erma di corrucciato orgoglio / contro il reo disperdere armonia», La religione del tempo), non nasconde la propria forte vocazione pedagogica: «Smania il Poeta di parlare al mondo, / di raccontare, di offrire se stesso, / a un contesto sociale di valori! // Religioso oscuro cerimoniale, / lugubre cattolico sensuale / per l’ossessione di barocca tinta, / involve ìtere d’Ideologia, / dai riti della tradizione avita, / attraverso la colpa per il vizio, / fino alla scoperta d’agito Vero. /…» (L’usignolo che stonato canta…); nondimeno approda infine a una condizione di disorientamento, di ripiegamento etico-intellettuale, di scacco: «L’abiura scocca come al giovanile / errore, al mondo perso d’ideali, / belle bandiere per sempre vanite. // Rimorde allor l’oratoria all’impegno, / trasumanar organizza l’esistenza, / flusso che non s’arresta al personale / d’occasioni e d’incontri all’abbandono, / polemica riflessa condizione / di qual difficile uman sia salto» (Trasumanar in forma d’inerte rosa…, op. cit.). […].

Floriano Romboli

(dalla prefazione)

 

 

L’AUTORE

 

Francesco Rossi è nato nel 1973 a Jesi (AN); nel 1997 si è laureato in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Perugia. È docente di Materie Letterarie e Latino c/o il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Jesi (AN). Ha al suo attivo in campo letterario le seguenti pubblicazioni: Controcanto pasoliniano (antologia poetica); Il cerchio dell’ombra (antologia poetica), 2010;  CredereRicordareRiflettere! (romanzo storico), 2010; Eccezioni del tempo (racconti), 2011; Il gigante di Dio (antologia poetica), 2012; La divisa del prefetto (romanzo storico), 2012; Immemoriale (romanzo autobiografico), 2012; Proprietà transitiva. Autobiografia su commissione (romanzo autobiografico), 2015; Anch’io sono figlio della Crisi (romanzo autobiografico), 2015; L’assalto al treno e oltre (romanzo storico), 2019; Una medicina per l’anima (romanzo giallo), 2021.

 

 

 

Francesco Rossi, Scorie d’esperienza, pref. di Floriano Romboli, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 188, isbn 978-88-31497-90-9, mianoposta@gmail.com.

 

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