Delia Owens, "La ragazza della palude"
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La ragazza della palude
Delia Owens
Solferino, 2020
L'esordio di Delia Owens, zoologa felicemente prestata alla narrativa, ci racconta due storie che si alternano tra loro nei diversi capitoli: la morte di Chase, giovane donnaiolo della parte buona della città, trovato cadavere nel 1969 in quella stessa palude che è la casa di Kya, la ragazza selvatica letteralmente cresciuta da sola da quando ha 10 anni, che è la seconda storia, nonché quella principale. Kya a stento conosce la sua data di nascita, non sa né leggere né scrivere ma conosce tutte le piante e gli animali che abitano la sua palude. Non ha la patente ma sa destreggiarsi negli intricati rivoli di acqua salmastra di Barkley Cove, e già a 15 anni sa cosa significa essere abbandonati dal vero amore e che buttarsi tra le braccia di un miserabile come Chase Andrews è solo l'ennesima ferita che si apre. Considerando il suo passato di ragazza al di fuori della società in tutti i sensi, viene ovviamente accusata dell'omicidio del ragazzotto di buona famiglia, vista anche la loro infelice relazione. Non ci sono prove ma alcuni indizi puntano su di lei, nonostante abbia un alibi di ferro. Mentre il processo va avanti, la Owens ripercorre le tappe sgangherate della vita di questa giovane donna, vero simbolo di Antifragilitá, che riesce a trasformare ogni urto della vita in una fioritura personale. Da analfabeta a laureata honoris causa, da bimba che vive sotto la soglia di povertà a donna che vivrà dei proventi dei libri pubblicati in cui divulga la sua conoscenza praticamente unica su flora e fauna del luogo, le manine che al mattino presto si tuffavano per ore nel fango in cerca di molluschi da vendere saranno le stesse che disegneranno le figure che ornano le pagine dei suoi libri, il corpo abusato dallo spocchioso Chase verrà dolcemente amato da Tate, l'uomo che fin da bambina le ha fatto da protettore, insegnante e poi compagno di vita. Kya viene seguita nella sua vita con l'occhio affettuoso della zoologa che dalla nascita segue l'oggetto dei suoi studi descrivendo le diverse fasi della vita senza giudizio, fino all'ultimo suo respiro. La Vita semplicemente accade, ci dice la Owens, ma siamo noi a farne qualcosa di speciale o meno. E va osservata, descritta ma non interrogata troppo. Perché ad alcune domande la risposta arriva, come quelle sulla madre di Kya o del fratello maggiore, ma sul padre e tutti gli altri figli non ne arriverà mai nessuna. E non c'è un perché, dobbiamo farcelo bastare. E dobbiamo ringraziare che almeno su quello che è successo a Chase Andrews alla fine una risposta ci viene data. Buona lettura.
Otello Marcacci, "Nottambuli a cena".
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Nottambuli a cena
Otello Marcacci
Le Flâneurs Edizioni, 2022
pp 322
18,00
Si conferma l’indubbia ottima scrittura di Marcacci anche in questa prova, sebbene personalmente io abbia amato più le atmosfere alla Stand by me di Tempi supplementari.
Luca Migliorini è sull’orlo del fallimento. Non sa più come far fronte ai debiti della sua azienda e come pagare gli stipendi ai dipendenti. Disperato, progetta di suicidarsi il sedici agosto per permettere alla sua ditta d’incassare l’assicurazione sulla vita. Nel mentre, immagina come si ammazzerà, godendo tuttavia i giorni che gli rimangono da vivere, non con grandi gesti eclatanti ma con le piccole cose della sua esistenza poco esemplare. Fra i suoi compagni di calcetto, tuttavia, c’è il Fioronta, implicato in giri pericolosi, che gli offre soldi e una via d’uscita in cambio di un omicidio. Dovrà uccidere Giuliano, già malato e suo amico di sempre. Un vero e proprio patto con il diavolo.
Nel frattempo, Luca parte per un viaggio on the road con gli amici storici, che ricorda varie pellicole italiane basate sull’ovvia metafora del percorso dentro se stessi. Luca e gli amici si mettono in cammino per un sud mafioso (ma lo è anche il nord) e fatiscente, ognuno con le proprie mete prefissate e con i propri mostri interiori. Luca deve portare un ragazzino dai tratti vagamente autistici a conoscere il padre, Cristina e Leonardo cercano il genitore omosessuale fuggito con un prete, Gildo vuole rintracciare la persona che gli ha donato un nuovo cuore. Finiranno tutti per perdere e trovare qualcosa. Personaggi duali, luce e buio, religiosità e razionalismo, disordine e ossessività compulsiva, quasi a livello gnostico, scrittura aulica e bassa mescolata, cultura pop e letteraria in un mix in cui mi riconosco e che mi è sempre appartenuto.
Anche qui, come nel precedente romanzo di Marcacci, “il caso non esiste”, nel senso che tutto è improbabilmente collegato, la trama è un puzzle di frammenti che s’incastrano e nessuno degli interpreti è lì per pura combinazione. Il malaffare diffuso ovunque è più un “male” cosmico che un problema sociale contingente, così come il sud di Marcacci è solo intravisto come luogo ideale. Di davvero concreta, nel libro, c’è la Maremma grossetana, corporeità, questa, non scevra di lirismo, dell’elegia malinconica del ricordo.
I personaggi, nell’intenzione dell’autore, dovrebbero lasciarsi amare nonostante le loro abissali debolezze ma l’operazione empatia non scatta, si rimane spettatori, catturati però dalla maturità della forma letteraria, dalla piacevolezza dell’ironia. Un romanzo scritto in uno stile anni ottanta (ed è un complimento!), più di testa che di pancia, dalla trama impossibile e dai dialoghi inverosimilmente filosofici, che piace per la buona scrittura ma non comunica emozioni, se non quando, come dicevo, tratta la materia maremmana, lo straziante attaccamento al territorio e alla sua gente, fatto di accettazione totale, nel bene e nel male.
Antonio Bianchetti, "Non so se ho scritto troppo sull'amore"
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Non so se ho scritto troppo sull'amore - un altro passaggio dai giardini di ponente - di Antonio Bianchetti (Quaderno dell'Àcàrya n° 55, 2021 pp. 160 € 14.00) è una raccolta poetica che celebra la grande capacità d'amare e irradia l'intensità di una luce infinita e di una visione del mondo in cui la bellezza, la corrispondenza spirituale, l'estensione delle emozioni sono l'incarnazione della prospettiva umana del bene. Antonio Bianchetti condivide la sintonia emotiva e l'inesauribile essenza della poesia, indica la connessione del cuore, oltrepassa le distanze terrene, orienta la sostanza e la radice dell'incisività universale dei sentimenti. Il poeta spiega l'efficacia espressiva della malinconia, concentra nelle pagine l'esposizione esistenziale della nostalgia, traccia l'incessante ritmo della corrente del tempo. La struttura elegiaca dei testi si compone della direzione esclusiva dei punti cardinali, conduce l'elemento simbolico del cammino in una traiettoria sensibile per riportare alla memoria gli scenari di un viaggio interiore, per orientare il passaggio delle contraddizioni impulsive della vita, per osservare e determinare la passionale frequenza della sfera affettiva. La poesia di Antonio Bianchetti declina la validità generatrice della viva dedizione alla ragione del cuore, rinnova la componente metafisica e spirituale della quotidiana intimità, evidenzia la sintonia e la complicità mentale nei confronti dell'incondizionata meraviglia dell'anima, la definizione della magica confidenza della sensualità, il principio decifrabile dell'innamoramento. Il legame indivisibile con l'universo carezzevole dell'amore avvicina alla necessità fortunata dell'eredità romantica, allo sconfinato, imponderabile segreto dell'eternità, traduce il contenuto corporeo delle avversità, affronta gli ostacoli impenetrabili delle incomprensioni e le difficoltà dei silenzi arrendevoli. L'assenza subita identifica l'inevitabile inquietudine e la profondità del disorientamento, ma regala anche lo strumento indispensabile per riconoscere la propria consapevolezza e difendere la propria esperienza nella previsione straordinaria di una sfida individuale, nel sostegno compiuto di un distacco e di una successiva, nuova vicinanza. Antonio Bianchetti non ha scritto troppo sull'amore, ha comunicato il suo inno alla vita, accolto la fragilità pulsante del ricordo, concesso la continuità della presenza amata nello spazio inesauribile della speranza. Non ha mai allontanato l'affermazione del futuro, ha percorso il destino presente per non dimenticare l'elogio della fiducia nella rinascita, la provenienza delle stagioni dell'esistenza, scandite dal dinamismo dell'equilibrio introspettivo dei desideri. Il libro è impreziosito dalle suggestive fotografie del mosaico con la rosa dei venti impresso sul lago di Como, a simbolo dell'intuizione delle coordinate spazio temporali, nel saggio significato della guida e nella protezione della forza di volontà. Nella chiave di lettura del percorso il poeta incontra l'incanto dell'arte elegiaca, percorre la spontaneità, la dolcezza e la gratitudine dell’ascolto, in linea con la gentilezza e la generosità concesse a ogni destinazione della passione.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
BALCONE VISTA MARE
Questo orizzonte ci sorprende
fin dove lo sguardo
incontra il respiro
della vastità
e su quello che si avrà
il panorama vissuto
ci rinnova gli auguri
fin dove possiamo vedere
oltre il confine
di un giorno
al di là
dei nostri giorni futuri
IL SERVITORE MUTO
Ho posato gli occhi
sopra la fine del giorno
che ricomponi piano
insieme al vestito
accarezzato
dolcemente con la mano
insieme alla premura
di fare un po' di ordine
dentro a queste ore buie
Poi ci fermiamo a guardare
come se questo panorama
fosse ancora
un orizzonte da indossare
come se la notte
non volesse mai arrivare
messa da parte
insieme agli ultimi indumenti
Lasciata sola nell'eternità
di questi pochi gesti
insieme ai colori
dei nostri movimenti
EPITAFFIO
Parlavamo sempre dell'eternità
ma ora il nostro cielo
ha misure troppo piccole
per ascoltarti
troppo grandi
per cercare di abbracciarti
LA VITA È UN'IPOTESI BELLISSIMA
Non è la sera
che respira d'ombra
una solitudine diversa
ma luce che non tramonta
dentro
negli angoli di un mondo
dove cercarti è sogno
aria
e altro ancora
E sono tanti i nomi
che daremo al buio
se il nostro sole
non si fosse fermato
per essere nel cuore
un altro mattino da ricostruire
La vita è un'ipotesi bellissima
tutto il resto
è amore che ci sfugge
e sorge ancora
dentro
UNA FORZA MAI ARRESA
Qualcuno mi darà da bere
e l'alba mi giudicherà
se il viaggio ricompone
giorno e notte
in questo errare
dentro una certezza
La dolcezza sarà
come il bacio del crepuscolo
diviso
nella moltitudine di questa attesa
per ogni aurora che vedrà
un altro andare
Insieme ai venti sceglierò i semi
di una forza mai arresa
verso l'aria di levante
per dire al sole
che germoglierò
come ad ogni primavera
per dire al tempo
che ritornerò
prima della mia sera
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