LA STRADA di Cormac McCarthy

Lo scrittore Cormac McCarthy ci offre un intenso e direi attuale romanzo.
All'indomani di una distruzione immane (forse nucleare), il mondo è ridotto a pura desolazione; i sopravvissuti si aggirano impauriti e affamati, pronti a uccidersi e anche a mangiarsi.
Padre e figlio, protagonisti del libro, si muovono a piedi verso Sud, verso l'oceano; cercano cibo, un clima più decente, una via di fuga dai tanti pericoli. Intorno ci sono le macerie di città vuote, supermercati saccheggiati, auto piene di cadaveri. Un'aria fredda e piena di cenere opprime i pochi vivi.
Il senso di angoscia è accentuato dall'assenza di nomi; le città e le persone sembrano non averli più. Ora c'è solo un grande nulla, un vuoto di senso, un indistinto squallore in cui nemmeno i due protagonisti hanno un nome. Per il poeta Rilke l'uomo è superiore a ogni specie perché ha la parola e può nominare le cose dando sostanza e stabilità al mondo. Ora tutto invece è precario, l'uomo innanzitutto. Viaggiano tra mille peripezie, a piedi come viandanti di epoche lontane, in una modernità di cui restano solo le ormai inutili strutture materiali che cingono un degrado totale, come enormi carcasse di metallo e cemento.
È un libro denso di immagini cupe e di sogni atroci; non esistono autorità, si è all'homo homini lupus; le peggiori visioni degli antichi profeti trovano conferma nell'Apocalisse che i sopravvissuti subiscono. Eppure vanno avanti, spingendo un carrello di supermercato con qualche coperta e un po' di cibo; se troveranno altri "buoni" come loro forse ci sarà ancora un futuro. Per ora si è al capezzale dell'umanità. Noi siamo i buoni, noi portiamo il fuoco, ripete il ragazzino cercando l'assenso del padre, in una involontaria allusione al mito di Prometeo che portò civiltà e tecnica tra gli uomini. Sono loro due la riserva etica di un mondo senza luce, precipitato in una specie di età della pietra dove chi ha un accendino o una pistola può sopravvivere più di altri. Ma servono anche speranza e solidarietà tra gli uomini, per andare oltre un individualismo infecondo. La vicenda scorre su binari tristi, ma forse resta qualche residua possibilità di salvezza dato che c'è ancora un bambino che si fa raccontare le favole dal genitore e crede che si possa uscire dalla desolazione. La distruzione dei luoghi potrebbe non aver annientato i cuori di tutti. Cercando altre persone perbene, come vorrebbe fare il bambino e recuperando il senso della comunità, qualcosa potrà risorgere. Resta il pensiero che l'individualismo selvaggio del mondo descritto nel libro abbia qualche legame con l'individualismo diffuso nei tempi moderni, nei quali il consumismo costante è la colonna sonora del vivere. Non a caso gli affamati e sofferenti protagonisti del libro spingono un carrello di supermercato, residuo rumoroso dell'epoca dello spendere incontrollato. Peraltro il romanzo è incentrato principalmente sul rapporto padre-figlio e sul bisogno di sopravvivere, lasciando sullo sfondo l'approfondimento delle cause della catastrofe in cui sono precipitati.
La parte finale del romanzo lascia comunque trasparire qualche lieve segno di luce, anche se l'aria fredda e sporca efficacemente descritta in tante pagine non induce all'ottimismo.
Fiorenza dentro da la cerchia antica

Le prime città italiane a divenire libere e ricche furono le città marinare. Ma anche i borghi dell’interno ambivano a maggiore indipendenza e libertà di scambio e di commercio, contrastati, però, in questo, dalla prepotenza dei feudatari. Allora i borghesi si riunirono, si giurarono reciprocamente fedeltà e chiamarono il loro raggruppamento (coniuratio) Comune. Lottarono contro i feudatari, rivolgendosi persino all’Imperatore per ottenere il diritto di governarsi da soli, in cambio di una tassa da pagare.
I contadini lasciavano i campi e si aggregavano alle città che divennero sempre più grandi e ottennero l'indipendenza, trasformandosi in vere e proprie città stato. All'interno delle mura vennero a convivere uomini di estrazione sociale molto diversa: contadini inurbati in seguito all'eccedenza di manodopera nei campi, feudatari minori che cercavano di sottrarsi ai vincoli verso i grandi feudatari trasferendosi in città, oltre che notai, giudici, medici, piccoli artigiani e mercanti. Questi costituivano la borghesia.
In Italia meridionale l'ascesa dei Comuni fu ostacolata dal centralismo normanno mentre essi raggiunsero un eccezionale sviluppo a Nord, espandendosi dalle città alle campagne. Ciò spiega il mantenimento al sud di grandi latifondi e baronie, retaggio del periodo feudale.
Il potere del comune si estese anche alle campagne circostanti, spesso di proprietà di alcuni valvassori che erano fra i notabili del Comune. Nacque così il concetto di contado.
Durante l'età comunale germogliarono anche le corporazioni di arti e mestieri, cioè mercanti e artigiani riuniti secondo il mestiere che praticavano.
In linea generale, il Comune si basò su principi opposti a quelli del feudalesimo. Mentre il mondo feudale fu agricolo e militare, fondato su una rigida gerarchia, il mondo comunale, che raccoglieva l'eredità della città-stato antica, fu cittadino e mercantile, prevedendo la partecipazione al governo di una buona parte dei cittadini. Di riflesso, l'arma tipica del feudalesimo fu la cavalleria, i Comuni, invece, misero in campo eserciti cittadini.
I Comuni si svilupparono anche in Francia, in Germania e in Inghilterra ma il fenomeno fu essenzialmente italiano.
Eppure già a quei tempi c’era chi si lamentava per l’espansione delle città, per il degrado e per i mutamenti nel costume.
Così Dante fa parlare l’avo Cacciaguida nel Canto XV del Paradiso
Fiorenza dentro da la cerchia antica,
ond'ella toglie ancora e terza e nona,
si stava in pace, sobria e pudica.
Non avea catenella, non corona,
non gonne contigiate, non cintura
che fosse a veder più che la persona.
Non faceva, nascendo, ancor paura
la figlia al padre, ché 'l tempo e la dote
non fuggien quinci e quindi la misura.
Non avea case di famiglia vòte;
non v'era giunto ancor Sardanapalo
a mostrar ciò che 'n camera si puote.
Donne di marmo per uomini di latta (2016) di Roger A. Fratter
Regia: Roger A. Fratter. Soggetto e Sceneggiatura: Roger A. Fratter. Fotografia: Lorenzo Rogan. Operatori: Lorenzo Rogan, Stefano Ravanelli. Fotografo di Scena: Marco Paciolla. Scenografia: Celso Albavilla. Trucco: Lahila Laveaux. Montaggio: Roger A. Fratter. Direttore di Produzione: Alban Herizei. Musiche Originali: Massimo Numa, Luciano D’Addetta. Distribuzione Home Video: Foglio Cinema. Durata: 89’. Genere: Drammatico, Erotico, Psicologico. Titolo Internazionale: Marble Women for tin men. Interpreti: Liana Volpi (Roberta), Valentina Di Simone (Simona), Magda Lys (Francesca), Gloria Gordini (Clara), Roger A. Fratter (Giorgio), Anna Palco (Diana), Mery Rubes (proprietaria del night), Beata Walewska (Cinzia), Debby Love (Lucia), Gisy Bergamo (cliente edicola), Giusepe Cardella (Trussani), Massimiliano Aresi (Alessandro), William Carrera (Carlo), Giuliano Melis (scultore), Mark Provera, Max Bezzati, Maurizio Quarta, Fulvio Piavani, Beatrice Chieu, La Dany.
Roger A. Fratter continua a indagare l’universo femminile, dopo Rapporto di un regista su alcune giovani attrici e Tutte le donne di un uomo da nulla, mettendo in primo piano l’erotismo e il contrasto di personalità tra uomo e donna, con la seconda inesorabilmente vincente grazie alle armi della seduzione e del sesso. Donne di marmo per uomini di latta si propone di dimostrare che l’uomo è una cosa insignificante mentre la donna conduce sempre il gioco, è l’elemento determinante del rapporto, tratta l’uomo come meglio crede, non è mai succube ma dominatrice.
In breve la trama. Roberta dirige la rivista Sculturopoli, fondata insieme a Giorgio e all’imprenditore Trussani, è una donna frustrata che tratta male i suoi collaboratori e pretende una servile dipendenza. Vive una sorta d’amore malato con Giorgio, pur essendo la donna di Trussani, odia la collaboratrice Simona - giovane amante di Giorgio - e fa di tutto per licenziarla. A sua volta Giorgio soffre per una situazione familiare difficile, separato dalla moglie, con una figlia adottiva (Francesca) che odia la madre e tormenta il padre, tra sogni incestuosi e sfide provocanti. Non anticipiamo altro a livello di trama per non rivelare colpi di scena e situazioni che portano a un precipitare degli eventi, ma soffermiamoci sulle valenze psicologiche della pellicola. Fratter analizza con maggior profondità del solito il rapporto padre - figlia, portandolo su un terreno pericoloso, spingendo la macchina da presa a perlustrare tentativi di rapporti erotici semi incestuosi. Non solo. La donna è sempre in primo piano, che sia donna - padrona o (più raramente) donna- remissiva, persino donna - angelo vendicatore in un violento finale. L’uomo non ne esce bene, dimostra di non capire l’universo femminile, di restare in superficie, perché i ragionamenti profondi, introspettivi, si registrano soltanto nelle sequenze che vedono una donna davanti alla macchina da presa. Attrici bellissime, come sempre nei film di Fratter, bene le tre interpreti, con una perfida Liana Volpi calata nel ruolo della protagonista, mentre Magda Lys è una figlia perfetta, bambola bionda con gli occhi azzurri e i pensieri profondi, per finire con Valentina Di Simone, spogliarellista torbida e sensuale. Liana Volpi è straordinaria in una sequenza altamente drammatica dove subisce una violenza carnale ed è bravissima nei panni di una manager vogliosa e insaziabile, gelosa e cinica, donna in carriera sensuale e sprezzante che manovra i sottoposti come burattini. Roger A. Fratter fa di tutto, in puro stile Joe D’Amato, dalla regia al montaggio, passando per soggetto e sceneggiatura, interpretando persino il ruolo maschile principale. Ottime le musiche di Numa e D’Addetta, impostate su sonorità rap e momenti melodici, buona la coloratissima fotografia digitale di Rogan, montaggio compassato come richiede il tipo di pellicola. Voce fuori campo onnipresente, ma non fastidiosa visto che rappresenta i pensieri delle donne protagoniste, soprattutto della figlia che vive desideri onirici e passioni perverse, trascurata da un padre che vorrebbe tutto per sé. Buona l’ambientazione tra il Lago di Garda e Bergamo con l’idea originale di un incipit psichedelico in sottofondo verde acqua tra piccole gocce che rigano un vetro. Film teatrale e profondo con molti nudi integrali femminili, esibiti con malizia e torbida provocazione, in giochi di seduzione erotica molti intensi. Analisi cinica e impietosa di un rapporto uomo - donna impostato su basi non paritarie, spesso finalizzato al solo rapporto sessuale. La donna è una dama di ferro, simbolo della rivista Sculturopoli ma soprattutto metafora delle idee che pervadono la sceneggiatura. L’uomo è un oggetto inutile, un pezzo di latta, privo di personalità, soggiogato dal seducente potere femminile. Donne di marmo per uomini di latta è un ulteriore tassello nella ricerca narrativa di Fratter, un regista che è passato dal cinema di genere, dagli horror cupi e spettrali degli esordi, a una filmografia di stampo introspettivo e psicologico. Consigliato per un pubblico adulto. Lo trovate in libreria, distribuito da Foglio Cinema, circuito Libroco. Ma anche su IBS e Amazon. Da vedere.
Mirko Tondi, "Istruzioni di fuga per principianti"

Istruzioni di fuga per principianti
Mirko Tondi
Caffèorchidea, 2017
pp 122
12,00
Per come si pone, per le citazioni colte, per il modo in cui dialoga col lettore, ci sembra che questo romanzo ambisca a essere un po’ più di quello che è. Istruzioni di fuga per principianti contiene molti cliché cinematografici. La fuga on the road, la valigetta rubata, il viaggio con la nonna (che ci fa venire in mente quello di Mimmo in Bianco, rosso e Verdone.)
Il viaggio è molto limitato nello spazio e nel tempo, dura un giorno ed una notte soltanto, si snoda per la Maremma grossetana, dall’Amiata alla costa, e si conclude a Follonica, fra inseguimenti e fuggifuggi, arabi, pistole e mazzette di soldi. La fuga rappresenta un allontanamento provvisorio da quello che è il tema del capitolo quinto, perno del romanzo, in cui ricorre il leitmotiv del “sono stanco”. La stanchezza del protagonista è la stessa di tutti noi, siamo stanchi delle cattive abitudini, di una società alienante, delle persone - i nostri stessi parenti e amici - che non ci danno mai quello che vorremmo ma anzi acuiscono la nostra solitudine, siamo stanchi di ciò che non possiamo cambiare e siamo costretti ad accettare, siamo stanchi, insomma, delle cose come stanno. Da lì il gesto impensabile fino al giorno prima, lo scarto, l’occasione che fa l’uomo ladro, la ribellione, il furto della valigetta che innesca un mini percorso liberatorio.
Il protagonista Giacomo è un giovane montatore di mobili, orfano di mamma, legato a una ragazza che sembra più un’amica che una vera e propria fidanzata. Lei è intellettualoide, lui invece razionale e vede nella vita solo una serie di numeri e teoremi prevedibili, fino a che la stanchezza lo sopraffà e decide di compiere un furto, pur di portare la nonna, che lo ha cresciuto come una madre e che sta per morire, a vedere per la prima volta la montagna e il mare. La nonna novantenne è un personaggio immobile e taciturno, e nel suo silenzio e nella sua imperscrutabile espressione c’è tutto il non detto del protagonista, la sua vita, i suoi ricordi, i suoi sensi di colpa e d’inadeguatezza. Prima di morire, la donna spreme una lacrima che simboleggia l’abisso del sentimento, il tumulto dell’anima che nessun numero e nessuna società consumistica potrà mai distruggere, comprare, alienare.
Il finale ha un che di rocambolesco e ricorda certi ultimi atti di commedie degli equivoci o di film dove tutti rincorrono tutti – e qui siamo fra Kerouac e Ciccio e Franco - ma c’è anche un tocco di “questione sociale” con il riferimento al tema attuale dell’immigrazione e di chi ci specula sopra.
La musica, come spesso accade, fa da colonna sonora a questo libro/film. Ed è alle canzoni che è demandato il compito di sottolineare ed esplicitare i sentimenti del protagonista, un po’ quello che accadeva nei romanzi ottocenteschi con la descrizione del paesaggio.
“Poi mi ero soffermato un attimo su Road to nowhere dei Talking Heads, perché la strada in effetti non aveva portato da nessuna parte se non dentro di me” (pag 119)
E pure i numeri, che rappresentano la razionalità con cui Giacomo ha dovuto fare i conti – perdonate il gioco di parole – tutta la vita, soccombono alla fine davanti alle emozioni e agli affetti, “alla polvere di nonna che pizzica le narici”, l’unica cosa per la quale valga la pena vivere.
Il mini viaggio all’interno di se stesso porterà infine il protagonista a riconoscere come valori proprio quelle cose e quelle persone di cui si sentiva stanco, dal padre alla fidanzata per finire col suo stesso lavoro, perché ciò che conta è solo dentro di noi e solo nostra è la capacità di guardare alla realtà con gli occhi dell’amore.
LUCCA ART FAIR
Lucca, Polo Fiere | Dal 5 all’8 maggio 2017
LUCCA ART FAIR
Conto alla rovescia per Lucca Art Fair Ecco le gallerie partecipanti e le anticipazioni sul programma
Conto alla rovescia per Lucca Art Fair, la fiera d’arte contemporanea in programma al Polo Fiere di Lucca dal 5 all’8 maggio. Molte le novità di questa seconda edizione che sempre più si configura come piattaforma d’aggiornamento essenziale per gli addetti ai lavori e vivace contenitore di eventi collaterali, incontri, laboratori, talks, premi, percorsi curatoriali e visite guidate per il grande pubblico. «Quest’anno – spiega Paolo Batoni, direttore di Lucca Art Fair – abbiamo puntato su una maggiore progettualità. Lucca Art Fair 2017 si configura come un grande cantiere culturale in Toscana. Non solo una fiera ma anche un festival, un’esperienza, uno spazio vivo e dinamico per mettere in scena l’inaspettato dell’arte contemporanea». VISITE GUIDATE | INCONTRI CON COLLEZIONISTI Occasione di scambio e avvicinamento al mondo del collezionismo saranno le visite guidate agli stand condotte dalla storica dell’arte Francesca Baboni. Appuntamento esclusivo sarà poi quello con Carte Blanche, il format ideato da Lorenzo Bruni che renderà protagonisti per un giorno Sergio Bertola e Francesco Taurisano, collezionisti del contemporaneo che si metteranno a disposizione del pubblico per rispondere a domande o curiosità e per guidare i visitatori attraverso un percorso libero basato sulla loro sensibilità. Tutte le attività (visite guidate, laboratori e incontri con collezionisti) necessitano di prenotazione a info@luccaartfair.it Il programma è consultabile con dettagli e aggiornamenti su luccaartfair.it Editoria: EXIBART, EMMEBI ARTE E LIBRI, Milano, FONDAZIONE BARUCHELLO, Roma,FONDAZIONE CENTRO STUDI SULL’ARTE LICIA E CARLO LUDOVICO RAGGHIANTI, Lucca, PARALLELO 42, Pescara
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