Libri sotto l'albero: Gianluca Pirozzi, "Come un delfino"
6 Dicembre 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #gianluca pirozzi, #poli patrizia, #recensioni

Come un delfino
Gianluca Pirozzi
L’Erudita, Giulio Perrone, 2019
Una storia di perdita, dolore e necessità d’essere forti. Un’angoscia che ti resta appiccicata addosso anche quando hai finito il libro, una sofferenza che senti tua, perché può capitare a tutti di non avere più improvvisamente qualcuno che si ama.
La storia comincia come un raffinato e colto bildungsroman, scritto con un bello stile quasi d’altri tempi. Vanni è figlio di uno scultore egocentrico e irascibile, che vive solo della propria arte e condiziona la famiglia con i suoi sbalzi di umore e le sue scenate. Bersaglio dei suoi malumori soprattutto la nonna Iole, a cui Vanni è molto affezionato. La prima perdita sarà proprio lei. Poi sarà la volta di Maso, il fratello minore amato e inseparabile. Un incidente con lo slittino lo porterà via troppo presto.
Vanni reagisce allontanandosi, non può respirare la stessa aria del padre, non può vivere nella stessa casa dove Maso e nonna Iole non ci sono più. Crescendo, viene a patti con la propria sessualità, prova a costruire dei legami stabili, prima con Federico e poi con Piermaria. La sua richiesta d’amore - la stessa che continua inconsciamente a porre a suo padre - viene disattesa finché non incontra lo spagnolo Tiago. Tiago è calmo, è sereno, prende la vita con naturalezza, ha fiducia che le cose vadano per il verso giusto se solo ci si lascia trasportare. Nonostante la lontananza, il loro amore è forte, è tenero, è complice. Fino alla scelta di diventare padri con l’aiuto di un’amica.
Ma la sorte ha in serbo ancora dolore, un’altra lacerazione straziante, un nuovo, tremendo squarcio che rimette in discussione tutte le certezze e tutta la felicità conquistata.
Un romanzo che si svolge su due piani: uno narrativo, costruito con sapienti balzi temporali e dialoghi perfetti, e uno centrale diaristico. Un racconto circolare, incentrato sui temi fondamentali della paternità e della morte. Vanni sente la mancanza di una figura paterna amorevole ma questo non gli impedirà di nutrire il desiderio di diventare padre a sua volta, affrontando il difficile compito di esserlo in una situazione estrema. E, dopo aver fatto per tutta la vita i conti con la morte prematura del fratello, alla fine dovrà imparare a convivere con le assenze, ricostruendo un nuovo centro.
Un romanzo delicato, bello e struggente, di quelli che vorresti leggere più spesso.
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