Il sognatore
4 Settembre 2018 , Scritto da Lorenzo Barbieri Con tag #lorenzo barbieri, #racconto

Si era svegliato di soprassalto in preda a uno spavento incredibile. Gli mancava il fiato. Il sogno che aveva fatto era stato terrificante. Aveva sognato di trovarsi su un pianeta deserto, solo nell’immensità dello spazio. Lui, che era sempre stato un uomo attento a ogni gesto e tutto ciò che faceva era mirato per distinguersi fra la folla. Un gentiluomo di altri tempi elegante e raffinato, la testimonianza vivente di un’epoca che, purtroppo, stava per finire. Oltre l’orizzonte arrivavano cupi brontolii, lampi di guerra sempre più vicini. Quella che stava per finire era un’epoca dove la parola onore aveva ancora un significato, dove uomini dabbene si sfidavano a duello per un nonnulla, proprio in difesa di quella parola tanto in voga.
Gli uomini si dimostravano sempre disponibili e premurosi verso il gentil sesso, salvo poi soffrire per i loro rifiuti. Frac, tuba e bastone erano l’abbigliamento abituale, non usciva di casa se non era vestito in quel modo impeccabile. Lui, un uomo così distaccato e al di sopra delle cose del mondo, nel sogno, si trovava su un punto imprecisato dell’universo a guardare il mondo ai suoi piedi, una sensazione di potenza ma priva di quell’eleganza alla quale lui era abituato, senza un pubblico ad assistere al suo savoir faire. La sensazione lo pervadeva le prime volte che faceva questo sogno, poi, con il ripetersi quasi ossessivo della visione onirica, la cosa stava diventando una tortura.
L’ultima notte si era ritrovato non più su un pianeta ma su una semplice scala, una di quelle adibite per salire sugli aerei. Da quel piccolo punto vedeva ancora il mondo davanti a lui e aveva l’impressione di dominare il globo, ma alle sue spalle i rifiuti si accumulavano sui gradini e salivano sempre di più, fino a sommergerlo del tutto.
Si chiedeva, nei pochi momenti di lucidità, quale potesse essere il significato del sogno; quei simbolismi così chiari cosa volevano dirgli? Perché non c’era ombra di dubbio che qualcosa dovevano pur significare.
Quando quella mattina si era svegliato sudato e ansimante, per calmarsi si era messo seduto nel letto a pensare, cercando d'interpretare l’arcano. Forse il riferimento era basato sulla sua vita inutile, fatua, senza valori concreti, quel suo atteggiamento da viveur non aveva senso, lui pensava di essere al di sopra delle parti, di dominare il mondo, mentre la dura realtà di tutti i giorni lo voleva stringere nelle sue spire, nel suo sudicio iter quotidiano.
Gastone, l’ultimo viveur, tomber de femme, era arrivato a capolinea. Il mondo per lui ormai era troppo lontano, non poteva mescolarsi con quella pletora di persone anonime, nessuno era alla sua altezza, dov’erano le gran dame dell’alta società, dov’era il suo mondo di paillettes e champagne? Stava scomparendo nelle nubi nere che si addensavano all’orizzonte. Prima se ne rendeva conto, prima quel sogno poteva scomparire. La prospettiva di un suo coinvolgimento nella vita di tutti i giorni era quanto di più nefasto potesse mai immaginare. Mai poteva accettare una conclusione simile.
La sera andò a dormire, come sempre, al ritorno dall’ultimo tabarin rimasto aperto. Poche ore di sonno ed eccolo, il consueto tremendo sogno che lo aspettava come tutte le notti. La mattina al risveglio non cercò di capire, né di opporsi al destino. Si vestì di tutto punto come ogni giorno e lentamente si avviò verso la parte alta della città percorrendo il viale alberato che costeggiava il fiume. Giunse al ponte e lì, finalmente, il sogno andò in frantumi, quel mondo che pensava di dominare si dissolse nelle fredde acque di un fiume sporco e maleodorante che lo accolse. Un uomo fuori dal tempo, che non sarebbe sopravvissuto oltre il suo mondo, negli schemi di una vita che non era e non poteva essere la sua.
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