Il mito
30 Luglio 2018 , Scritto da Laura Nuti Con tag #laura nuti, #miti e leggende, #sezione primavera

I miti originari, anche greci e romani, non sono quelli contenuti nei testi poetici giunti fino a noi.
Il mito ha un argomento, una trama fissata a grandi linee, dei personaggi che ogni poeta può trasformare e rielaborare. Queste trasformazioni e rielaborazioni hanno un autore, il mito no: esso viene trasmesso oralmente da una generazione all'altra, senza che si sappia chi lo ha creato; la sua storia si perde nel tempo e nello spazio. Per questo il mito è un «racconto tradizionale».
Quindi anche le storie narrate da Omero, e da altri grandi poeti greci, provengono da un passato lontanissimo, di cui si è perduta ogni traccia. I miti originari sono racconti trasmessi oralmente, una forma particolare del «raccontar storie»; e queste storie sono così affascinanti e importanti per gli antichi da venir tramandate di generazione in generazione, fino a raggiungere la forma scritta.
Perché proprio alcuni racconti sopravvivono attraverso i secoli mentre tanti altri vanno perduti? Molto probabilmente per la bellezza della storia in quanto tale e per l'importanza che essa riveste presso il popolo che ne è l'autore. I miti, infatti, vogliono esprimere delle leggi eterne, che spiegano la nascita del mondo e dell'uomo, degli animali e delle piante, della società e delle sue istituzioni; raccontano fatti accaduti in epoche primordiali, fuori dal tempo, in seguito ai quali l'uomo è diventato quello che è, cioè una creatura che deve nascere, crescere, invecchiare, morire; motivano l'esistenza di alcuni riti e definiscono i rapporti fra dèi e mortali.
Il mito è quindi una storia piacevole da ascoltare, cioè ben riuscita dal punto di vista della narrazione, che trasmette messaggi importanti riguardo alla vita in generale, e alla vita nell'ambito della società, in particolare.
In una civiltà che non usa la scrittura, i racconti rappresentano la principale forma di comunicazione fra persone della stessa età e fra giovani e anziani, sono un modo per istruire, per tramandare conoscenze e valori, una specie di sapienza ereditata dai passato: la memoria è uno strumento importantissimo per trasmettere la cultura di un popolo.
Una figura di grande rilievo in questo tipo di società è «aedo», il poeta girovago, simile al cantastorie medievale, che conosce moltissimi racconti e va in giro a narrarli, accompagnandosi con la cetra. Queste storie, destinate soprattutto ad allietare le sere dei ricchi signori del tempo e dei loro ospiti, possono durare per ore e vengono perciò ogni volta trasformate e ampliate.
Così, passando di bocca in bocca, di generazione in generazione, i miti si sviluppano e si arricchiscono, mutano nei particolari perché cambiano gli interessi e le caratteristiche di chi ascolta; i temi centrali invece, i messaggi universali che questi racconti vogliono trasmettere, rimangono costanti nel tempo.
Oltre ai miti, esistono altre storie tradizionali che hanno delle caratteristiche proprie e particolari: le saghe, le leggende, le favole e le fiabe.
In generale, per «saga» si intende il racconto o la storia romanzata di una famiglia o di un gruppo (ad esempio la saga dei Nibelunghi); la leggenda, invece, parla di un evento storico non troppo lontano nei tempo, che é stato rielaborato dalla fantasia popolare (ad esempio la leggenda della fondazione di Roma; le leggende riguardanti la vita di Carlo Magno); la favola è caratterizzata dalla presenza di animali o cose che pensano o agiscono come uomini e ha scopi moraleggianti (ad esempio le favole di Fedro, Esopo, La Fontaine); la fiaba, infine, è una storia di intrighi, nella quale sono presenti mostri, giganti, esseri fantastici come fate, streghe, gnomi… (ad esempio le fiabe dei fratelli Grimm).
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