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Sezione primavera: Ascanio

11 Giugno 2013 , Scritto da Adriana Pedicini Con tag #adriana pedicini, #sezione primavera, #racconto

Un'avventura fantastica

di Ascanio Panarese (8 anni)

Un tempo un ragazzo di nome Oliver viveva con sua madre Delyne, con suo padre Cristopher e con suo fratello minore Jonathan. Oliver era un contadinello così povero da non poter neanche andare a scuola. I suoi occhi erano così azzurri e così brillanti che sembravano gemme illuminate dal sole; i suoi capelli invece erano più neri dei carboni. Era magrissimo dal momento che non aveva un soldo e doveva nutrirsi con il poco formaggio che la famiglia produceva, era smilzo e quasi gli si vedeva la gabbia toracica, ma con quel poco che aveva era comunque felice. La mamma era molto brava nel cucire i vestiti e con un po’ di lana riusciva a creare gli unici vestiti che lei, il marito e i figli portassero. Il padre, per quanto possa sembrare strano, era forte, robusto e veloce, in più alcune volte aveva mandato via gli uomini delle vicinanze che avevano cercato di rapire Oliver e suo fratello. Infine c’era il fratellino -che dire- era magro, basso e un po’ ritardato, ma, nonostante la sua dura-falsa vita, in cuor suo nascondeva un segreto: era colui che avrebbe guidato “il fratello” sino ai monti Megalitici per sconfiggere il mago che aveva reso suoi sudditi e schiavi i concittadini di Oliver: il suo nome era Perfyd. Ma una sera gli “uomini-rapitori” rapirono il padre e la madre di Oliver, e questi insieme al falso fratello (che però lui ancora non sapeva che fosse tale) scapparono in una campagna vicina. Ora, dovete sapere che quella campagna dove i due si rifugiarono era molto nota, poiché c’è chi sosteneva di aver visto una creatura mastodontica, dagli occhi rosso fuoco, una lingua appuntita e biforcuta come quella di un serpente e zampe robuste con uno spesso strato di grasso e pelliccia, con unghie che sfioravano il metro di lunghezza. Oliver ne udì il verso simile al latrato di un cane e in quel momento a Jonathan si illuminarono gli occhi e, da sotto la sua falsa pelle di umano, uscì fuori una magnifica e splendida creatura che volteggiava nel cielo come una farfalla appena uscita dal bozzolo, emanava un calore piacevole in quella fredda notte e la sua luce poteva abbagliare più di mille persone contemporaneamente perché il suo corpo illuminava come mille soli. Oliver sfortunatamente non riuscì a vederlo, perché dopo un attimo dalla trasformazione di Ulixe (il vero nome del “fratello”) svenne. Bisogna sapere che il mostro che ho descritto prima esisteva veramente, e Ulixe lo sapeva, infatti era stato proprio il mostro a strappargli dal petto il “cor incantesimus”, ovvero l’organo che gli permetteva di praticare incantesimi che, come avrete capito, non poteva più praticare. Al suo risveglio Oliver si ritrovò in un mondo pieno, zeppo fino all’ultimo millimetro di creature come Ulixe. Questi, appena Oliver si alzò, gli spiegò che lui era l’unico in grado di sconfiggere Perfyd; gli spiegò anche che gli uomini-rapitori erano complici di Perfyd e che avevano rapito i loro genitori perché erano della stessa razza di Ulixe. I compaesani, anche loro della stessa razza, si erano sottomessi a Perfyd come un coniglio si sottomette alla volpe. Ulixe gli disse che i Celestien, cioè la razza a cui apparteneva, erano stati sottomessi così facilmente da Perfyd, poiché a loro mancavano due cose che agli umani non mancavano di sicuro: il coraggio e lo spirito d’avventura. Oliver fortunatamente era sia umano che Celestien. Ovviamente col suo cuore onesto e leale accettò di affrontare Perfyd. Così dopo un lungo viaggio attraverso il “canyon de la muerte” e dopo aver attraversato “il passo del pendio roccioso”, arrivò a destinazione: “la tierra de mezzo”. Questa era desolata, disseminata di vulcani che fumavano ceneri color pece, scagliavano a terra detriti simili ad asteroidi. Questa parte remota del mondo fantastico era abitata da hobbit neri, troll con mazze lunghe un metro pronti a fare fuori chiunque avesse provato a rubare la pietra (dopo spiegherò cos’è) e da “mannaris canin” come la creatura della campagna, la stessa con occhi rossi e unghie lunghissime. Ulixe, che conosceva quella terra meglio dei suoi bucorim, cioè fessure sulle gambe dei Celestien usate per deporvi oggetti piccoli, indicò a Oliver la strada per il castello e il Celestien, fifone qual era, ritornò in terra sua. Oliver si avviò e ovviamente sapeva che la pietra non era altro che il cuore degli incantesimi di Ulixe, la fonte della tierra de mezzo. S’incamminò verso il castello alto e maestoso, con torri che superavano i duecento metri, ed entrò. Una volta dentro s’incamminò verso la sala del trono dove, come pensava sin dall’inizio, era seduto sulla poltrona in diamante Perfyd, dalla lunga barba nera e dal viso severo. Subito si accorse della pietra posata su un piatto d’oro abbagliante. Immediatamente la prese e con la pietra di Ulixe e con la sua divenne addirittura più forte di Perfyd e dopo aver formulato un “divisocorpum” uccise Perfyd e con questo crollò il suo maestoso impero che per anni era stato considerato la città dei mondi del regno fantastico, come da noi, tanto tempo fa, Roma fu l’impero più forte. Così i genitori di Oliver vollero restare nel mondo magico e con essi restarono Ulixe e Oliver, la cui vita da un giorno all’altro cambiò e senza nessun lungo preavviso salvò il regno magico e la nostra tanto amata Terra.

Ma un altro oscuro mistero stava per sorgere…

Ascanio Panarese

Istituto comprensivo “G. Mazzini” classe V A

Benevento, anno scolastico 2012-2013

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