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Fotogrammi: NEVILLE GABIE "Posts"

21 Marzo 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #fotogrammi, #fotografia

Alcune porte di Neville Gabie e uno degli omaggi di Walter FestAlcune porte di Neville Gabie e uno degli omaggi di Walter Fest

Alcune porte di Neville Gabie e uno degli omaggi di Walter Fest


Signoradeifiltri, il vostro blog di riferimento culturale e anche di più, oggi per voi amici lettori apre la finestra di un fotogramma speciale, lo fa attraverso la porta, una porta senza maniglia, o meglio, una maniglia c'è ed è quella della fantasia, siete pronti ad entrare?
 

- Ciao, Walter.
 

- Ciao Mario.

 

- Che facciamo di bello oggi?


- Che ne dici di farci una partita?
 

- Ma se neanche sai giocare a carte.
 

- Non intendevo una partita a carte.
 

- E allora a che cosa?
 

- A calcio.
 

- Adesso mi sento meglio, ma alla tua età non pensi di essere troppo vecchio per giocare?
 

- Si può giocare al calcio in tanti modi anche da vecchietti... Comunque, prima di entrare in campo, ti racconterò una vecchia storia con due protagonisti più una.
 

- Sentiamo.
 

- Qualche anno fa, per una casualità, mi capitò fra le mani un magazine sportivo, l'inserto settimanale di un quotidiano, lo aprii e la mia attenzione venne attirata da un certo articolo, un servizio fotografico dedicato a un artista, Neville Gabie, che aveva realizzato un libro, Posts, nel quale il protagonista era una porta da calcio, hai presente due pali e una traversa su un terreno di gioco?
 

- Sì.


- Molto bene, ma, nel caso di quest'opera, l'artista aveva girato il mondo fotografando una serie di porte nei luoghi più disparati, campi di gioco improvvisati, dove non c'erano tribune, un settore stampa, un prato verde perfetto, le linee, le due porte con la rete e sopratutto nessuna superstar del football, ma solo passione per lo sport più famoso e amato del mondo, vissuto semplicemente attraverso la fantasia. Neville Gabie, attraverso la sua fotocamera, ne era stato il cronista, per testimoniare ad arte tutto questo amore nascosto, lasciato fuori dagli stadi di tutto il pianeta, una porta, un'autentica finestra dalla quale osservare un orizzonte fatto d'immaginazione.
 

- La porta e il fotografo sono due protagonisti, il terzo chi è?
 

- Quando vidi quelle foto, subito esclamai "A'nvedi questi 'n do' giòcàno!!" (dal romanesco "ma guarda questi dove giocano a calcio") e così immediatamente mi frullò per la testa un'idea, se Neville Gabie aveva rappresentato quei luoghi attraverso la fotografia, io pensai di rendergli omaggio riproducendo e interpretando con la pittura quelle porte così piene di passione.
 

- Il gioco del calcio è bello, però anche pieno di contraddizioni.
 

- Mario, purtroppo è vero, il panorama calcistico, anche se è solo di un gioco, muove interessi colossali, e milioni di persone vivono e lavorano per una palla che rotola, inseguita da 22 atleti, pertanto in esso possiamo trovare positività e negatività, la speranza che alla fine prevalga sempre la passione e la gioia.
 

- Tu sai bene che non sempre è così, e allora che si fa?


- Neville Gabie, fotografando quelle porte, ci ha dato una soluzione, e cioè che bisogna vivere questo sport con passione genuina, solo per il piacere di appassionarsi senza troppe ansie e frenesie che portano collettivamente, in più casi, a violenza e quant'altro, come nelle cronache sotto gli occhi di tutti. Prima di tutto bisogna ricordarsi di quando eravamo bambini e giocavamo in quegli stessi campetti all'uscita di scuola, e poi con la fantasia si entrava in campo attraverso quella porta in un mondo fatto di sogno e divertimento, e poi magari la domenica allo stadio godersi lo spettacolo, che volere di più?
 

- Una porta che dà accesso a un vero ideale di vita.
 

- Sì, quelle porte sbilenche, pitturate sui muri, arrangiate alla meno meglio, sono l'antidoto alla brutalità umana.
 

- Non esagerare.
 

- Il fatto è che abbiamo la memoria corta e cerchiamo di allontanare i ricordi dei brutti episodi accaduti, per fortuna l'arte, come nel caso di Neville Gabie, corre in soccorso e ci offre i lati migliori degli esseri umani. A proposito di umanità, che ne dici di andare a tirare due calci ad un pallone?
 

- Dico di non aver paura di sbagliare un calcio di rigore non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, eh!
 

Carissimi amici lettori noi andiamo a giocare, ma prima, con il pennello e la vernice bianca, dipingeremo su un vecchio muro una porta e un omino che farà da portiere. Possiamo fare due squadre, chi di voi vuole entrare?
 

- Senti, io mi prendo CR7
 

- Mario, con la fantasia puoi prendere chi vuoi, io mi prendo Pelè e voi?

 

"Nel 2002, per rendere omaggio all'opera di Neville Gabie, e ispirato al suo libro Posts, ho realizzato 12 opere pittoriche con una tecnica mista su carta e senza l'uso dei tradizionali pennelli, ma solo con la punta di un cacciavite a mo' di spatola, seduto su una latta di lubrificante e lavorando su una tavola poggiata a sua volta su un bidone della spazzatura. Tutto il resto è stata passione e entusiasmo, anch'io, grazie all'artista sudafricano, attraverso quelle porte ero entrato nel mio mondo. Successivamente ho proseguito quel progetto con altre porte dislocate in altri luoghi, spero in futuro di farle diventare una mostra". (Walter Fest.)

Potete vederle tutte qui.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Neville Gabie è nato a Johannesburg in Sudafrica nel 1959 e ha conseguito un MA in Scultura al Royal College of Art di Londra. 
La sua arte è fatta di lavoro all'aperto, in luoghi dove la gente si muove, dove gli animi sono a contatto con la natura, la sua opera di artista è mettere in armonia l'ambiente con le persone,in una fusione naturale. La scultura e la fotografia sono le tecniche con le quali esprime il suo linguaggio.
Ha pubblicato numerosi libri, lavorato ed esposto opere in tutto il mondo.

"Gabie è un interventista esperto, abile nel fondere informazioni fattuali e materie prime e impiegare una leggerezza di tocco per trarre il significato dal quotidiano" (Aldo Rinaldi, Senior Public Arts Officer, Bristol City Council).

"La personalità di un artista emerge sempre nel suo lavoro e per Neville Gabie è un interesse per le persone e per la sua innata umanità che emerge". (Tessa Jackson, Chief Exectutive, INIVA Institute of International Visual Arts).

"Neville Gabie ama passare attraverso luoghi [anche se ciò può richiedere tre anni] e il suo impegno con questi luoghi è tale che si pensi a ogni nuovo posto in cui è appartenuto. Ma allora cos'è l'appartenenza? E bisogna considerare il suo interesse per le persone che, per un motivo o per l'altro, si sentono dislocate."  (David Lillington, scrittore e critico).

"Il precario di Gabie nel paesaggio riflette la situazione del viaggiatore, dell'estraneo la cui presenza transitoria ... non ha la sicurezza del possesso e il conforto della familiarità. Eppure è proprio questa mancanza di radici che apre opportunità per un dialogo con quelle persone che abitano la terra e crea le condizioni per un impegno partecipativo con il sito " (Marco Marcon, Direttore IASKA Australia).

"Coinvolgendo gli operai edili sin dall'inizio, Neville ha dimostrato ancora una volta l'incrollabile generosità, la curiosità per le persone e lo spirito democratico feroce che scorre come una cucitura attraverso tutto il suo lavoro" (Peter Jenkinson, Independent Cultural Advisor).

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MARIO & TONY MAL A SPASSO PE' ROMA: Er Mascherone dèr Mandrione

15 Febbraio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #luoghi da conoscere

Mascherone al Mandrione e l'omaggio di Walter FestMascherone al Mandrione e l'omaggio di Walter FestMascherone al Mandrione e l'omaggio di Walter Fest

Mascherone al Mandrione e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 


- A To', come stai?
 

- Mario mio, si sapessi ieri che nottata! Avrò pure guadambiato, ma mànco cjò ho magnato! Daje, accòmpagname a pjà er caffè e poi se ne annamo a Frascati.
 

- Er solito mezzo litro, na gazzosa co' la porchetta e er pane dè Lariano cotto a legna?
 

- E te credo, daje, annamo a pjà er cinque piotte.
 

- Sì, daje, così scappottamo e se spettinamo!
 

- Veramente io me vorrei svejà!
 

- Allora ce vòle n'caffè ar bacio!
 

- Nooo... Basta, te prego, stanotte so stato tutto n'bacio!!... Daje, va' a pjà er cinquino che t'aspetto qua.
 

Er cinquecento de Mario era n'automobbile molto caratteristica, perché, grazie a 'na particolare verniciatura americana, ogni mese je cambiava colore, annava da Walterfest l'artista, che sapeva quello che doveva fa pe accontentà la gente. Sta vòrta er cinque piotte era tutto giallo dippato de rosso e nero, 'no spettacolo!
 

- Oh, 'mazza che bella! Me sembra 'n pò coatta, però l'artista ha fatto 'n bel lavoro.
 

- 'A prossima vòrta me la deve da fa tutta rosa co' le sfumature arancioni.
 

- E perché?
 

- Vojo fa morì lì turisti Giapponesi che me fanno sempre le fotografie, nun poi capìì come li faccio ride!!
 

- Penza sì, se la volessero comprà e te offreno 'n milione!
 

- E mica jè la do, senti, nun rompe er cazzo co' 'ste cazzate, daje, monta che prima de pjà 'a discesa der Quadraro se fermamo alla funtana der Mandrione.

La funtana cor mascherone de Porta Furba se trova sulla via Tuscolana, all'inizzio de via der Mandrione. E' 'n monumento ordinato nel 1733 da Papa Clemente Xll Corsini e, probabilmente, ma nun ne sèmo certi, è stata ideata dall'architetto Francesco Bianchi 'n sostituzzione de 'n'àrtra funtana der 1586, quando era Papa Sisto V, e de questa vecchia àrimane solo 'n epigrafe sull'arco de fianco alla funtana.

Quello che corpisce de più la gente che passa da quelle parti è la figura ar centro della funtana, 'n mascherone che 'n po' te fa paura e 'n po' te fa ride, perché sembra che te vòle pjà p' èr culo.
Dopo er bombardamento a S.Lorenzo der 1943, la gente sfollata scappò e, pe la paura, se nascose sotto l'archi dell'Acquedotto, co' la speranza che l'aeroplani avrebbero àrisparmiato la robba antica de 'mportanza storica.

Finita la guera, la gente àritòrnò ar vecchio quartiere ma oramai sotto quell'archi quarcuno ce s'era fatta casa, l'anni '50 erano tempi de fame e disperazzione, e così via der Mandrione divenne na strada de mignotte, de papponi, de banditi e de povera gente baraccata. Adesso pe' fortuna è 'na via normale, tranquilla e, si vòlemo, pure chic, solo la funtana nun s'è mai spostata, è rimasta sempre lì, quasi a ricordacce tutto quello che Roma nei secoli ha passato, ma che è sempre caput mundi pe' la storia de tutto er monno.

- Mario, te piace sta funtana?
 

- E' bella davvero, me viè da penzà che, quanno ce l'hanno messa, qua era tutta campagna.
 

- A me, me sembra pure troppo bella pe sta da sola così isolata, a quell'epoca, a parte le mura dell'acquedotto, 'ntorno nun ce doveva sta gnente, qui stamo quasi più vicino a li castelli che ar centro de Roma.
 

- Cjai raggione, sicuramente ce passavano le pecore co li pecorari, la via der Mandrione forze ha preso er nome da tutti li gregge che ce passavano vicino, qua ce se fermava la gente de passaggio e se faceva na bevuta, ma sai che te dico?
 

- Dimme, dimme.
 

- Che sto mascherone er Papa ce lo mise pe mette paura a li briganti e a la gente senza fede, 'o vedi er faccione cor nasone, l'occhi furbi e la bocca larga che sputa l'acqua dentro a na conchija? Nun te mette soggezzione?
 

- E che te devo dìì? A me n'poco me fa ride!
 

- 'Nfatti, prima te fa ride e dopo, si nun te comporti bene, te fa piagne, che nun le vedi le ali largheaàr posto delle recchie?
 

- Ma mica è 'n mostro.
 

- No, me pare 'n pòro vecchio, però, seconno me, è Caronte, che te dice, bevi fratello ma si nun righi dritto te porto co me dà satanasso, zozzo tizzone d'enferno.
 

- Vòi scommette che te piace Tex Willer?
 

- E che vòi fa? Noiartri da regazzini mica cjavevamo tutto come quelli de adesso, dovevamo divertisse co' la fantasia.
 

- 'Nfatti, daje, arimontamo 'n machina e ànnàmòse a divertì, nannì.


Mario e Tony Mal risalgono in macchina.
 

- Bòngiorno!
 

- Oh! Mo sei diventato pure educato?
 

- Perché?
 

- Maj detto "Bòngiorno"
 

-E mica so stato io!
 

- E allora chi è stato?Io l'ho sentito co' l'orecchie mie!
 

- Certo che je l'avete fatta, eh!
 

- Ma limortacci tua! E te che ce stai a fa dentro la machina? Chi t'ha detto de entrà? E te che sei 'n gatto come fai a parlà?
 

- Ma sète proprio du' rincojoniti, ma nun la sapete che co' la fantasia se po' fa tutto? E poi, che ve possino acciàccàvve nun eravamo amici?
 

- Boh? A mè nun mè pare, a Tò, ma che adesso er gatto è diventato n'amico tuo?
 

- No!


- Scusateme, nun m'ero presentato e nun ve avevo detto de chi artro ero amico.
 

- Annàmo bene! Mo cjai pure artra gente alla quale scrocchi er pranzo e la cena?
 

- Me chiamo Armando e so amico de Dario.


- Ahhh... Mo ho capito!
 

- Vabbè, pure Dario è 'n grande amico nostro, ma adesso che voresti?
 

- Venìì co' voi a Frascati, perché, nun me ce volete?
 

- A Tò, che famo?
 

- A Mario, e che famo, se lo pòrtamo, oramai questo ce s'è accollato!
 

- Come ve vojo bene, me metto de dietro sur sedile, bòno, bòno, e nun ve darò fastidio.
 

- Sì ma, m'arriccomanno, nun te fa sentìì che parli, artrimenti a chi te sente je faremo pjà 'n infarto.
 

- A Mario, mica sei matto! Io parlo solo co' voi che semo amici!
 

-A Tò, ma allora è vero che li gatti so ruffiani.


- Ma che stai a dìì, noi gatti de strada cjavemo er savoir fair.
 

- 'A capito? Mecojoni!
 

E così Mario, Tony e Armando er gatto se ne andiedero a Frascati, se fionnarono dentro a na fraschetta e passarono in allegria er resto de la giornata, domani sarebbe stato 'n artro giorno a spasso pe' la città più bella der monno!

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Fotogrammi: GUIDO HARARI "Dario Fo"

13 Febbraio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #fotogrammi, #fotografia

"Dario Fo" di Guido Harari e l'omaggio di Walter Fest "Dario Fo" di Guido Harari e l'omaggio di Walter Fest

"Dario Fo" di Guido Harari e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 

Amici lettori della signoradeifiltri, eccomi ritornato a voi, siamo in pieno inverno, pioggia e freddo ci fanno chiudere a riccio e così oggi ho scelto per voi una foto allegra, fatta a un personaggio allegro che quando lo vedrete sorriderete e vedrete la vostra giornata con occhi diversi. Vado a prendere Mario che mi sta aspettando su Lungotevere, da un po' di tempo ha preso l'abitudine di parlare con i gabbiani.
 

- Dai, Mario, piantala di raccontare le barzellette ai gabbiani, dobbiamo andare.
 

- Eccomi che arrivo, ho il dubbio che ai pennuti piacciano di più i biscotti che le barzellette.
 

- Perché, ai gabbiani dai i biscotti?


- Un po' di dolcezza mica fa male.


- Dai, sali in macchina che adesso ci penso io a farti ridere.
 

- E con la dolcezza come la mettiamo?
 

- Ti sono rimasti i biscotti?
 

Amici lettori, dovreste guardare la faccia di Mario... Lo ammettiamo... A noi piace molto la dolcezza, e a voi?
 

- Mario, dato che ci troviamo su Lungotevere, facciamoci un bel giro intorno al fiume mentre parliamo del nuovo fotografo e di una sua opera, guarda un po' questa e poi dimmi che ne pensi.
 

- Ma è Dario Fo.
 

- Sì, e lo ha fotografato Guido Harari

Guido Harari ((Il Cairo, 1952), fotografo e critico musicale, il suono, la musica e l'immagine sono il suo sogno materializzato giorno dopo giorno. Chi non ricorda la mitica "Ciao2001" per la quale ha collaborato? Ma, sopratutto, ha firmato le copertine di tantissimi musicisti importanti fra i quali Fabrizio De André, Vasco Rossi, David Crosby, Bob Dylan; è impossibile continuare perché l'elenco è lunghissimo e, per lo stesso motivo, non citerò gli altri innumerevoli artisti ritratti dal grande fotografo.

Il prezioso lavoro di questo artigiano, poeta dell'immagine, è quello di fermare l'attimo, rendendo arte "il tempo di uno scatto", ed è grazie a Guido Harari se tutto il mondo ha la possibilità di ammirare e gioire dei numerosi momenti raffiguranti gente straordinaria, dotata di talento, al servizio di ognuno di noi. Lo scorrere dei secondi, dei minuti, delle ore, dei giorni, degli anni, una scia temporale inesorabile che cammina lasciando alle spalle ogni cosa, in un immenso vortice di ricordi che solo la bravura di un fotografo riesce a fermare.

Guido Harari è uno di questi e, proprio grazie al suo amore per la musica e la fotografia, nel 2011 ha fondato Wall Of Sound Gallery, una bellissima galleria fotografica italiana, situata nel centro storico di Alba, dedicata alla musica e ai suoi protagonisti; pertanto, dal momento che il fotografo ha la possibilità e il dovere di poter fermare il tempo con i suoi scatti, questa galleria non può essere definita un museo nel senso stretto del termine ma un luogo di vera cultura viva.

"Sono sempre felice di farmi fotografare da Guido. So che le sue saranno immagini musicali, piene di poesia e di sentimento. Le cose che Guido cattura nei suoi ritratti vengono generalmente ignorate dagli altri fotografi. Considero Guido un amico, non un semplice fotografo". Lou Reed


- Mario, ho preferito questa foto di Dario Fo perché mi ha colpito sin da subito. La cosa più facile sarebbe stata esaminare uno dei tantissimi musicisti, c'era una vasta scelta ma ho preferito questa immagine perché penso realmente che la gente abbia sempre più bisogno di ridere, e l'idea di mostrare questa espressione mi piaceva un sacco. Guarda come questo faccione stacca benissimo dal fondo nero, ogni ruga, i capelli argentati scapigliati, gli occhi che parlano, il sorriso contagioso, ecco, ho detto giusto, in questa foto il sorriso dell'artista ti contagia, è impossibile non ridere insieme a lui. Guido Harari è stato grande nel fermare quell'istante formidabile nella sua semplicità ma dall'effetto dirompente sull'animo di chi lo guarda. Io non vedo una maschera da guitto ma un amico che mi sta invitando a prendere la vita con più leggerezza, a non arrabiarmi per una sciocchezza e a ridere delle cose, per scacciare odio e violenza, alzi la mano chi non vorrebbe avere un amico così?
 

- Beh, io ho te!
 

-E vabbè, ma mica sono bravo come Dario Fo!
 

- Però fai ridere lo stesso, sopratutto quando parli in romanesco.
 

- Hai ragione, mi sento come un attore di teatro... Dai, passami un biscottino che è meglio...
 

- Mi dispiace, sono finiti, li ho mangiati perché parlavi solo tu. E mentre ti ascoltavo mangiucchiavo.
 

- Sei incredibilmente goloso, e adesso che facciamo?
 

- Abbiamo la batteria solare carica, è ancora giorno e domani è domenica... Andiamo a Napoli a prenderci qualche babà insieme a un bel caffè.
 

Amici lettori della signoradeifiltri, noi andiamo, non serve che ve lo diciamo, forza, salite a bordo, la dolcezza ci aspetta e la prossima volta parleremo ancora di un altro fotografo a sorpresa.

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Fotogrammi: MELVIN SOKOLSKY "Bouquet Seine"

31 Gennaio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #fotogrammi, #fotografia, #arte, #personaggi da conoscere

Bouquet Seine di Melvin Sokolsky e l'omaggio di Walter FestBouquet Seine di Melvin Sokolsky e l'omaggio di Walter Fest

Bouquet Seine di Melvin Sokolsky e l'omaggio di Walter Fest

Dalla serie "Bubble and fly"
 

Amici lettori, blogfan della signoradeifiltri, eccomi ritornato per una nuova serie di illuminazioni artistiche: "FOTOGRAMMI".

Questa volta mi immergerò per voi, insieme a voi, nel grande mare della fotografia, inizierò a scrutare, scovare, occhiare, acchiappare i migliori fotografi del mondo, potrebbero essere noti o meno noti e, di sicuro, l'immagine fotografica e i miei scarabocchi saranno i protagonisti. Di volta in volta analizzerò e descriverò la loro vita e le loro opere, saranno in bianco e nero o a colori?

A sorpresa, per il vostro piacere, apriremo le pagine di questa tecnica artistica ma in tutto questo non sarò solo, sarò accompagnato dal mio amico fedele e titolato assistente Mario il benzinaio. Questa volta sarà un'escursione viaggiante perché io e lui andremo a spasso per il tempo a bordo di una vecchia Fiat 500, gireremo in lungo e in largo. Il nostro mezzo non è un bus ma c'è posto per tutti, siete pronti? In vettura, si parte, e ricordatevi di allacciarvi le cinture della fantasia, vi porterò molto lontano.

Sto aspettando, sulla solita piazza alberata, il mio amico Mario, di solito è puntuale come un barista birmano, eccolo, lo vedo arrivare.
 

- Ciao Mario, forza che i lettori della signoradeifiltri ci aspettano.
 

- Avrebbero ragione, sei mancato per qualche settimana.
 

- Ho avuto un po' da fare.
 

- Certo, avrai visto un sacco di film e mangiato tanta cioccolata.
 

- Non spifferare i nostri gusti segreti, comunque saremo in tema, sai di che parleremo?
 

- Ho visto il titolo della nuova serie "Fotogrammi", con cosa e con chi cominciamo?
 

- Melvin Sokolsky.
 

- Metti in moto la 500 e andiamo a tutto gas!
 

- Ma abbiamo il motore elettrico a energia solare!
 

- Non ti ricordi che con la fantasia possiamo viaggiare a velocità supersonica?
 

- Eh sì, ma cerchiamo di prendercela comoda eh!

 

Melvin Sokolsky (nato a New York il 9 ottobre 1933), fotografo e regista americano. Quando Melvin era un ragazzino, non era per nulla simile agli attuali, pieni di giocattoli e confusi in un consumismo sociale straripante, il piccolo Melvin, a soli dieci anni, era già un piccolo appassionato di fotografia, affascinato dalla fotocamera del padre. Sin da bambino inizia a sognare, può farlo perché libero da condizionamenti e, prestissimo, come un medium riesce leggere nel proprio futuro. Sono queste le questioni affettive che fortunatamente per certi artisti accendono la miccia della creatività che segnerà il loro destino. Quella professione a vent'anni sarà il lasciapassare per la libertà. Da giovani si è perennemente entusiasti e col sorriso sulle labbra, è così che Melvin entrò nell'ambito pubblicitario, esordendo per la rivista americana di moda Harper's Bazaar. Dopo centinaia di migliaia di scatti, nel 1963 l'inventiva dell'artista emerge con la serie "Bubble".

Melvin Sokolsky aveva aperto il diaframma della sua fotocamera per allargare la luce del nuovo modo di interpretare la fotografia di moda e pubblicitaria, uscendo in strada, normalissime strade fra normalissime persone, testimoni della realizzazione di un'opera d'arte fotografica, fra immaginazione e affascinante eleganza.

Nella sua arte non ci sono solo la tecnica, la manualità, il conoscere la luce e tutti gli aspetti legati alla buona ripresa fotografica, nelle sue immagini c'è anche la passione per i pittori del cinquecento. La sua relazione con la pittura si manifesta anche nella serie delle bolle sulla Senna, con un riferimento al surrealismo.

Nelle opere di Melvin Sokolsky è molto importante lo studio grafico, attraverso una serie di disegni e bozzetti preparatori per gli scatti, ma la sua visione artigianale e tradizionale non gli impedisce di apprezzare gli attuali cambiamenti del mondo della fotografia, i progressi tecnologici che rendono più facile per chiunque fare una buona foto. Tutti gli artisti sanno aggiornarsi, riconoscere e confrontarsi con le nuove realtà, l'arte vera è fatta di passione e talento, lavoro e sacrificio, e solo un buon artista riesce a manifestare tutta la propria anima in un colpo di genio. Per Melvin Sokolsky non serve scandire la sua bio, basta lasciare parlare le sue fotografie, vere opere d'arte.
"Non ti ho preso per le mie idee, ti ho preso per le tue idee.” Henry Wolf

 

- Mario, la vedi questa foto?
 

- Che ci fa una modella dentro una sfera trasparente su un fiume?
 

- Sembra molto irreale vero? Mi ha colpito moltissimo il momento che ho scoperto questo fotografo e visto questa serie di opere.
 

- Galleggia e si sposta a pelo d'acqua come se fosse su una barca immaginaria.
 

- Melvin Sokolsky ha avuto una genialata, era il 1963, a quell'epoca per scattare una foto del genere bisognava essere pazzi.
 

- Oppure avere una grande inventiva, come si può ricercare l'originalità senza rischiare un flop?
 

- Io credo che quella serie di scatti, oltre a venire realizzata attraverso una grande e scrupolosa preparazione tecnica, nel fissare quelle sfere con dei cavi che le mantenessero in completa sicurezza, comportava che tutte le location fossero impregnate di una grande energia creativa fra tutto lo staff, e Melvin Sokolsky ne era il regista, con la sicurezza di sapere che stava realizzando una grande opera d'arte.
 

- Mi sarebbe piaciuto essere lì per rimanere meravigliato di fronte a quella lavorazione. Che poi, in fondo, era completamente artigianale, senza effetti speciali.
 

- Sì, Mario, hai detto bene, tutto senza effetti speciali e ausilio di trucchi scenici, le sfere trasparenti sono in plastica e galleggiano realmente sul fiume o nel vuoto, come in altri scatti effettuati a Parigi.
Che ne dici se ci proviamo pure noi con la nostra 500?

 

- A volare?
 

- Come Peter Pan!
 

- Che mondo sarebbe senza la fantasia?
 

- Forza, proviamo, e dove andiamo?
 

- A cercare un altro fotografo.
 

- Prima possiamo andare a prenderci cioccolato caldo?
 

- E' un classico, certo con la dolcezza si vive meglio... Amici lettori della signoradeifiltri, io e Mario andiamo alla ricerca di un nuovo fotografo, non possiamo darvi anticipazioni, sicuramente dopo un cioccolato caldo avremo una bella ispirazione.

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Arte al bar: MASSIMO ROTUNDO "Sera Torbara: gran finale"

15 Gennaio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #vignette e illustrazioni, #personaggi da conoscere

I fumetti di Massimo Rotundo e l'omaggio di Walter FestI fumetti di Massimo Rotundo e l'omaggio di Walter Fest

I fumetti di Massimo Rotundo e l'omaggio di Walter Fest


 

 

 

 

Amici lettori della signoradeifiltri, Gianni ha acceso il juke box, la compilation di Jamiroquai è musica che fa move up con il cappuccino, è il giusto sound per il dopo feste, ci sentiamo tutti un po' più felici, felici da sembrare ragazzini che aspettano che passi il freddo inverno per tuffarci a volo di passerotto in primavera.

E allora ho pensato che oggi vi avrebbe fatto piacere conoscere questo nuovo personaggio. Un personaggio che, se lo incontraste per strada, vedreste una persona normale, potrebbe essere un elettricista, il titolare di un negozio di orologi, un commesso esperto di una libreria, oppure un simpatico gommista, invece vi parlerò di un grande artista, un vero maestro d'arte. E' maggiormente conosciuto in un certo ambito sia nazionale che internazionale.

Avete mai sentito parlare di Yellow Kid o di Romics d'oro? Massimo Rotundo è uno degli attuali più grandi fumettisti, illustratori e pittori italiani. L'ho scelto perché è un testimone prezioso del fare arte vera.
 

- Senti un po', cazzarone dell'arte, anche questo qua fa roba strana? (Giovanna la milanese.)
 

- A volte sì, ma ti garantisco che è un artista importante.
 

- E che avrebbe di speciale? (Giovanna.)
 

- Sa disegnare e dipingere molto bene con le mani.
 

- Con le mani? Qualcuno lo fa anche con i piedi?
 

- Intendo dire senza l'utilizzo di strumenti elettrici, elettronici, futuristici, fantascientifici.
 

- Alla vecchia maniera?
 

- Sì, ed è quella con più anima.
 

- Ohhh... finalmente uno che sa disegnare! (Franco il gelataio.)
 

- Franco, non essere troppo severo con l'arte moderna, il punto è che stiamo andando verso la fantascienza e molte cose non si faranno più con le mani ma con un click, con un battito di ciglia, con la sola azione vocale e Dio solo sa quello che ci aspetterà, il cinema con i film ha già detto tutto.
 

- Io vado a giocare a biliardo prima che arrivi star trek (Giovanna.)
 

- Io a fare una partita a bocce, se arrivano men in black fateli venire al circolo. (Peppino il pensionato.)
 

- Io un giro in bicicletta prima che mi rapisca un alieno. (Franco il gelataio.)
 

- Io, invece, vado a leggere un fumetto, il classico fumetto con le pagine di carta che ancora si sfogliano con le mani, lo prenderò in edicola, probabilmente l'edicolante mi sorriderà e, sotto gli occhiali, mi dirà che uscirà domani, allora andrò al mercatino a comprare un vecchio Topolino, abbiamo tutti bisogno di sognare, un antistress, un fumetto non è roba solo per ragazzini, è arte mascherata da fantasia, quella che ormai sta scomparendo e sarà in via di estinzione. 

Ecco perché artisti come Massimo Rotundo sono importanti, fanno scuola per aiutare i giovani a vivere meglio, lui e altri come lui, insegnano a muovere le mani, le dita, l'immaginazione, a ridere di una battuta, a emozionarsi per un personaggio, un eroe, un bastardo che a breve le prenderà, un cattivone che finirà male, tutto questo lo puoi trovare in un fumetto che ancora sfoglierai con le mani mentre con gli occhi ti ficchi come un gatto in una storia. No, non è roba solo per ragazzi, un fumetto è per chi ama la vita, utilizzando ancora le mani per sfogliare le pagine di carta, se ne sfiora l'arte, annusandola, toccandola con i polpastrelli che siano anche sporchi di olio della pizza, se vuoi ancora sentirti un umano.

Per farti entrare in un altra dimensione ci penserà gente come Massimo Rotundo, i fumettisti sono tanti, non li vedi perché lontani dai riflettori, amano lavorare a fari spenti su un tavolo pieno di colori e di strumenti come artigiani veri. Ecco, ora ho davanti a me una pagina con due soldati a cavallo, quello con i capelli bianchi dice al biondo che vorrebbe un frullato di mele come glielo faceva la madre. Il giovane dai lunghi capelli invece vorrebbe mangiare trippa e fagioli all'osteria del Greco. Lo sfondo è africano, a breve un ragazzino lo farà cascare da cavallo e lo prenderà a mazzate, interverrà il soldato più vecchio che lo salverà. Io nello scarabocchio mio ho cambiato la battuta, ho mandato il biondo a giocare a pallone ma l'altro non voleva perché non potevano uscire dalla storia... erano solamente in un fumetto.
Massimo Rotundo (Roma, 11 aprile 1955), diplomato all'accademia delle belle arti, esordisce come fumettista nel 1978 con lo storico Lanciostory. Negli anni '80, periodo nel quale il fumetto assume un'immagine più artisticamente chic, collaborerà con numerosi settimanali per storie ambientate maggiormente nella fantascienza e nel poliziesco. Dal 1985 Comic art diventa la sua famiglia e lo sarà per un lungo periodo, fra i suoi lavori più apprezzati "Sera Torbara", il personaggio fatal affascinante Tovarisc Nina, protagonista di ironiche storie sensuali, ambientate fra falce e martello con risvolti pacifisti. Nell'88 anche la Francia lo applaude con la serie erotica Ex Libris Eroticis, con la quale l'eros viene descritto con un tratto a china di gran classe, raffinato come sulle note jazz di un pianoforte. Lo stesso jazz a fumetti viene riproposto dall'artista per la rivista "Blue", con una atmosfera da occhi a mandorla per la serie "Chinagirl". Negli anni '90 l'artista vira per un percorso letterario al quale applica il suo talento e la sua fantasia per interpretare temi classici come in "La pelle di Zigrino", romanzo scritto da Honoré de Balzac, "Pasolini", basato sulle sceneggiature di Jean Dufaux e "I miti dei Greci a fumetti" di Luciano De Crescenzo. Nel '98 un'altra grande famiglia lo accoglie, la Sergio Bonelli Editore, che gli mette in mano la figura di un nuovo personaggio, un cavaliere, un eroe coraggioso e onesto in un mondo post atomico, per fortuna è solo fantasia a fumetto, Brendon, ideato da Claudio Chiaverotti e, a partire dal numero 46, vengono affidate a Rotundo le copertine.

La classe non è acqua e il suo talento naturale, la sua passione, il suo essere un vero artigiano dell'arte, con le mani sempre sporche di colore, seduto su uno sgabello e non su un piedistallo, fanno di lui un protagonista della cultura, dovrei continuare a elencare, storie, personaggi, lavori anche in ambito teatrale e cinematografico, ma a che servirebbe? La solita biografia, bla,bla... no, voglio solo dirvi che Massimo Rotundo è un grande artista, sottolineerò solo due premi che gli sono stati conferiti, lo Yellow Kid nel 1990, il Romics d'oro alla carriera e il "Texone" n°30, che non è un premio ma una leggenda.

Infine, non ve lo avevo detto, ma Massimo Rotundo è anche un insegnante, insegna la tecnica per disegnare fantasia e rimanere umani, la fantascienza può rimanere sulle strisce a fumetti o sui fotogrammi di un film, noi ora andiamo a prenderci un caffè caldo, chi vuole venire?
Amici lettori del blog che vi apre pagine colorate di antistress, vi ringraziamo, salutiamo e vi diamo appuntamento ai prossimi articoli, bye, bye, au revoir, ciao ciao a tutti.

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Arte al bar: ULISSE SARTINI "Papa Francesco"

5 Gennaio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #personaggi da conoscere, #pittura

"Papa Francesco" di Ulisse Sartini e l'omaggio di Walter Fest"Papa Francesco" di Ulisse Sartini e l'omaggio di Walter Fest

"Papa Francesco" di Ulisse Sartini e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 

Buon anno a tutti i lettori della signoradeifiltri, è iniziato un nuovo anno con tante speranze, fra i mille colori dei brindisi e dei fuochi artificiali; le solite speranze che magari prima o poi si materializzeranno perché è proprio questo il bello della vita, la soddisfazione di vedere realizzati i desideri tanto sperati.

Oggi al bar siamo pochi aficionados, dietro al banco bar c'è Peppino il pensionato che sostituisce Gianni, il nostro amico ha lavorato insieme a suo cugino Nino come barman in una discoteca la notte di S.Silvestro e adesso si sono presi qualche giorno di vacanza, sembra che siano andati a fare il giro di Roma in bicicletta perché, come Roma non si è fatta in un giorno, per visitarla tutta ci vuole almeno una settimana, e così per ora il re del caffè sarà Peppino, non abbiate paura ha lavorato una vita sulle navi da crociera e ne sa più di Carlo in Francia.
Molto bene, allora, volete sapere di quale artista parleremo oggi? Oggi vedremo l'arte espressa nella sua immagine più classica; quante volte vi ho descritto opere fuori dall'ordinario non eseguite sul cavalletto, senza tavolozza e fuori dalle botteghe d'arte? Bene, invece, questa di oggi è quella tradizionale e l'artista è un grande appassionato e successore dell'arte del '500, sia per tecnica che per modalità pittorica.

Ma oggi voglio fare un cambiamento di programma, inizierò descrivendovi la sua opera e poi parleremo dell'uomo artista. L'artista è Ulisse Sartini e la sua opera è il ritratto di Papa Francesco.

Ho scelto questa opera per una motivazione ben precisa; il mondo ha sempre più bisogno di pace, che non vuol dire solo il rifiuto della guerra ma, inconfutabilmente, tutti hanno sempre più bisogno di pace sul lavoro, in famiglia, a scuola, nelle strade, nei rapporti con il prossimo, con gli animali, con l'ambiente. Perfino nel mondo dello sport, dello spettacolo e della cultura c'è bisogno di pace e Papa Francesco, anche per chi non crede o appartiene ad altre religioni, è una figura che ispira la pace e, se i suoi occhi sono lo specchio dell'anima, non possiamo fare altro che prenderlo ad esempio e ascoltare le sue parole con convinzione; senza una stasi di pace c'è il nulla e l'umanità è destinata a fare una brutta fine, questo è purtroppo innegabile.

L'opera di Ulisse Sartini è un olio su tela tonda, diametro 140 circa, del 2013, fa parte della collezione della Fabbrica di S.Pietro ed è stato il lavoro preparatorio al mosaico esposto insieme a tutti gli altri papi a S.Paolo fuori le mura.
Sul fondo sfumato color ocra spicca bonariamente la sua figura vestita nell'abito papale, che sembra apparire con la fantasia una corazza contro ogni futura avversità, le spalle sono forti a sostenere il peso delle questioni mondiali; lo sguardo è sereno ma consapevole della responsabilità che gli è stata concessa, Papa Francesco sa che che lo aspetta un duro lavoro.

Ulisse Sartini, maestro del ritratto, ha saputo entrare nella sua coscienza e, con il suo talento, lo ha riprodotto nella sua vera essenza, un buon padre per tutti.

In questi casi potrebbe esserci il rischio che l'artista sia portato, grazie alla sua perizia tecnica, ad esaltare il personaggio, invece Ulisse Sartini ha dipinto Papa Francesco semplicemente come uno di noi, come Peppino con le sue rughe, come Giovanna che ride poco ma dentro di sé ha un universo di emozioni, come Francesca la stilista che è un po' timida, come Tonino il tassista con la sua simpatia contagiosa; insomma, Papa Francesco, dipinto dalla sapienza artistica di Ulisse Sartini, è il Papa giusto arrivato al momento giusto, perché siamo diretti verso un punto di non ritorno ma amore, fiducia, conditi di sano ottimismo, possono fare tanto. L'arte in tutte le sue espressioni è il linguaggio che unisce i cuori e le menti; Ulisse Sartini è uno dei tanti, un esercito di artisti armati di talento nati per farci voler bene alla vita. L'arte è per tutti, deve esserlo per tutti, anche per gente semplice come noi in questo bar che a volte non la capiamo, ci rimane difficile entrarne in contatto perché distratti dalla baraonda quotidiana ma per fortuna i tempi sono cambiati, adesso con un click possiamo aprire le porte del mondo, l'arte sarà la scaletta che ci porterà ad essere migliori.
Ulisse Sartini è nato a Ziano Piacentino il 30 Maggio del 1943, giovanissimo, con ancora nell'aria la tristezza e la desolazione della guerra terminata da pochi anni, si trasferisce a Milano, ove studia l'arte, l'unico modo per volare con la fantasia sopra le macerie lasciate dal dramma bellico, e non è un caso che sia da subito attratto come una calamita dal Rinascimento, il periodo storico così ricco di grande tecnica e di considerazione per l'essere umano.

Ulisse Sartini ha per natura tutto quello che serve per essere un artista, deve solo lavorare e, quando lo si fa con passione, tutto diventa più facile. Ha una grande sensibilità interiore che lo guida e lo indirizza verso il suo modo di essere artista, studiare, pertanto, e rappresentare il mistero dell'infinito. Diventerà un maestro del ritratto, uno dei migliori, riconosciuto internazionalmente e, al momento, è uno dei più grandi ancora viventi.

Realizzando un ritratto l'artista legge i cuori degli esseri umani, la sua tecnica artigianale è il lavoro dell'uomo in fusione con la materia, grazie alla fantasia propria di ogni artista che con ogni opera entra in contatto con tutto ciò che c'è  di più profondo. Ogni essere umano detiene le sorti dell'umanità e Ulisse Sartini sa, come i grandi artisti del '500, interpretare la natura umana con una tecnica che, per bravura, si avvicina alla fotografia. Ma Ulisse non vuole essere una primadonna della tecnica, non vuole stupire, non vuole mettersi in competizione con una fotocamera, vuole solo essere se stesso, la sua pittura è umana, fatta da un uomo, giorni di lavoro impastando i colori con amore, isolandosi con la sua anima e con i soggetti raffiguranti, vuole solo sentirsi un essere umano parte di questo sconfinato microcosmo.
Amici lettori, con questo grande artista vi salutiamo, vi auguriamo ancora un buon 2019, e vi aspettiamo sempre qui al bar per parlare ancora di arte, tanti colori e tanta fantasia per quest'anno che è appena iniziato.

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Arte al bar: YVES KLEIN "Anthropometries"

3 Gennaio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #pittura, #personaggi da conoscere

"Anthropometrie" di Yves Klein e l'omaggio di Walter Fest"Anthropometrie" di Yves Klein e l'omaggio di Walter Fest

"Anthropometrie" di Yves Klein e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 

 

 

 

Amici lettori della signoradeifiltri, Natale è passato ma nel nostro bar l'albero sarà ancora in bella mostra fino alla Befana, dopo S.Silvestro, la notte dei cin cin, del cotechino e lenticchie, e dei sogni ben auguranti sotto le stelle.

Oggi ho per voi la prima opera del nuovo anno e vi presenterò ancora un artista insolito, ancora un artista senza cavalletto e tavolozza, senza il tetto dello studio sopra la testa, e i pantaloni sporchi di colore, anzi, se proprio si è sporcato, lo ha fatto con un solo colore. Sto parlando di Yves Klein.
 

- Walter, questo Klein dove lo hai pescato?
 

- Giovanna, ancora per una casualità, proprio qualche giorno fa vidi una sua foto in un articolo di un vecchio magazine che non ricordo di cosa parlava, ma sotto la sua foto c'era scritto "Yves Klein pittore monocromo". A parte questo, il particolare che mi aveva incuriosito è stata la sua faccia da ragazzo, con gli occhi grandi da Pierino la peste, e la bombetta in testa alla Chaplin. Allora ho fatto una rapida ricerca e ho scoperto un artista fuori dall'ordinario.

Yves Klein (Nizza, 28 aprile 1928 – Parigi, 6 giugno 1962)
Procreato da entrambi i genitori pittori, l'arte divenne, per questo artista francese, un argomento di routine, eppure i suoi studi furono indirizzati altrove. Sopratutto attratto dall'Oriente e dalla pratica dello judo, sport di concentrazione, una disciplina fatta di filosofia, in equilibrio fra spirito e forza fisica, uno sport così lontano da quello più amato dai francesi dell'epoca, la bicicletta, cosa che la diceva lunga sulla personalità già ben definita del giovane.

Yves Klein iniziò a dipingere quasi per forza d'inerzia ma tappa obbligata per ogni adolescente fu farlo fuori dagli schemi. Dal 1948 al 1952 lui, ventenne con alle spalle il dramma della guerra, affamato di libertà e fantasia, iniziò a viaggiare, Italia, Inghilterra, Spagna, Giappone, ogni luogo una spremuta di apprendimento, sopratutto in Italia, dove, grazie a Giotto, scoprirà l'attrazione verso il monocromatismo, che diventerà per lui quasi un'ossessione creativa, la sperimentazione dell'utilizzo di un solo tono di colore, dove tuffarci dentro corpo e anima, talmente convinto da estraniarsi dalle critiche ricevute.

Ma sull'onda folle della magia artistica degli anni '50/'60, Yves Klein andò avanti per la sua strada, finché, a metà del 1960, inventò il suo colore perfetto, brevettato da lui, "international Klein blue". Il periodo "blue" era il suo linguaggio artistico prioritario, un eccezionale blu, blu come il cielo, come il mare, un qualcosa per andare oltre le forme e farsi attrarre dalla magia del colore, ne bastava uno solo e per lui era speciale.

Come tutte le cose belle, la sua arte, fra pittura, fotografia e contaminazione di tecniche, terminò presto perché, dopo soli 34 anni di vita, a causa di un infarto, partì per l'ultimo viaggio. In appena sette anni di attività lasciò oltre mille opere e una traccia profonda nel mondo dell'arte. Le sue sperimentazioni sarebbero diventate leggenda.
 

- Secondo me era un po' pazzo. (Giovanna.)
 

- Ma come si fa a chiamarla arte? Chiamatela come volete ma non capisco dove sia la vera arte. (Franco il gelataio.)
 

- Io dico che a scuola non glielo hanno insegnato. ( Peppino il pensionato.)
 

- Che cosa?
 

- A disegnare, ma scusa, secondo te Michelangelo, Raffaello e Leonardo erano stupidi a non usare un colore solo e a realizzare opere piene di forme e di tinte? (Peppino il pensionato.)
 

- E vabbè, però mica tutti parlano la stessa lingua, c'è chi parla inglese, francese, spagnolo, portoghese, arabo e cinese. (Roberta la scrittrice)
 

- E' giusto, noi per esempio non parliamo in romanesco. (Tonino il tassista)
 

- E allora? (Giovanna.)


- E allora ogni artista, fa l'arte che gli pare... Raccontaci un po' di quell'opera che vorresti descriverci... (Mimmo il giornalista.)


- Sarà un piacere, in pratica si tratta di una modella completamente nuda che, ricoperta su tutto il corpo del colore blu, doveva rotolarsi sul fondale bianco e lasciare la propria impronta, non più l'artista con in mano un pennello - uno strumento ritenuto da Klein, in questo caso, superfluo - ma un vero corpo umano a contatto e in fusione con la materia, un'azione che metteva in armonia l'essere umano con la natura artistica creando un'opera unica. Solitamente le opere si guardano ma non si toccano, in quel caso il corpo diventava la stessa opera d'arte e l'impronta lasciata ne era la traccia. Nell'azione artistica opera e fruitore dell'arte sono una cosa sola.
 

- Ma era tutta nuda? Però, bella questa idea! (Saverio il gommista.)
 

- E dai, pensi sempre a una cosa sola! Non devi pensare alla nudità come la intendi tu ma all'essere umano, in questa caso una donna, parte artistica dell'universo.
 

- Ma quella là, mica si può esporre con un chiodino alla parete! (Giovanna.)


- Però puoi sempre riconoscere l'originalità e poi considerare il fatto che l'arte ha tanti linguaggi quanti la fantasia di un artista possa inventarne, inoltre l'arte è un vero atto di fede verso la vita... uhhhh... a proposito di fede, sapete che quest'artista, in apparenza pazzo e ipereclettico, nella sua intima essenza deteneva anche una forma di rispetto verso la religione?
 

- Perché, prima di dipingere pregava? (Don Alfonso.)
 

- No, ma una volta, grazie a una casualità, si scoprì che nel 1958 Klein offrì in omaggio al santuario di Santa Rita da Cascia un suo monocromo blu, per poi fare ritorno al santuario della Santa nel 1961, questa volta portando in regalo un cofanetto in plexiglass, contenente, divisi in tre parti uguali, dei pigmenti rosa, blu e foglia d'oro, insieme a una preghiera scritta su sette foglietti di suo pugno, rivolgendosi con devozione alla Santa. Tutto ciò venne scoperto nel corso di lavori di ristrutturazione nel 1979 dagli artisti che dovevano restaurare la cupola affrescata da Luigi Montanarini. Chiesero alle suore se avessero dei pigmenti e della foglia d'oro per fare delle prove e, quando una monaca portò loro la scatolina dell'artista francese, scoprirono con grande stupore chi fosse stato l'autore dell'omaggio alla Santa.

Yves Klein non era solo un classico artista genio e sregolatezza creativa ma anche ricercatore di un legame con l'assoluto, e la fede che cosa non è se non un atto di amore? L'arte non è vi è uguale? Che cosa è l'arte? La realizzazione manuale di un'opera, studiata, immaginata, trascritta con grande amore, amore per la vita, sulla quale si possono avere dubbi e pareri contrastanti, ma rimane sempre il fatto che è l'amore che debba segnare tutta la nostra esistenza.
Nel bar tutti sono rimasti in silenzio, forse nessuno se lo aspettava. Nell'immaginario collettivo, un artista è visto come un visionario dal talento innato ma forse in realtà pare che sia invece vera la definizione di Madre Teresa di Calcutta che afferma che siamo tutti delle matite, delle piccole matite nelle mani di Dio.
Amici lettori della signoradeifiltri, vi lascio con questo articolo dedicato all'arte, il nuovo anno è iniziato ed io, insieme ai miei personaggi, alla redazione del blog più ganzo cultural del web, auguriamo a tutti voi un sereno, uno splendido, uno strepitoso anno.

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Arte al bar: HULA "What if you fly " project

19 Dicembre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #pittura, #unasettimanamagica, #personaggi da conoscere

"What if you fly" di Hula e l'omaggio di Walter Fest"What if you fly" di Hula e l'omaggio di Walter Fest

"What if you fly" di Hula e l'omaggio di Walter Fest

 

 

Gentilissimi lettori della signoradeifiltri, oggi ho le mani così fredde che non riesco a scrivere, eh già, perché ho proprio il "viziaccio" di scrivere a mano, con la classica penna sul classico pezzo di carta bianca e...
 

- Ti ci vorrebbe un cioccolato caldo.
 

- Gianni, buona idea, è il primo cioccolato caldo della stagione, a quanto pare il freddo è arrivato.
 

- Arriva subito.
 

- Il grande freddo?
 

- No, il cioccolato caldo.
 

Me le invento tutte per ritornare bambino, solo il pensiero infantile del dolce ti fa scaldare il cuore e la mente, beh, poi per le mani ci penserà il cioccolato caldo in tazza del mio amico Gianni.

Molto bene amici lettori del blog più cioccolatoso del web, per rimanere in tema temperatura glaciale (poi vi dirò perché) oggi vi presenterò l'opera di un giovane artista fuori dall'ordinario, un artista che lavora per la quasi totalità del suo tempo all'aperto senza cavalletto, fuori dalle pareti di uno studio e senza alcuni tradizionali strumenti e modalità operative classiche di ogni artista. Sto parlando di Sean Yoro in arte Hula.
 

- Ah! E chi sarebbe questo Hula?
 

- Giovanna, è un giovane artista hawaiano.
 

- E dove lo hai pescato?
 

- Tempo fa vidi un documentario dedicato al suo lavoro, e mi colpì.
 

- Che ha di speciale?
 

- Molte delle sue opere le dipinge sull'acqua.
 

- Ma è un po' pazzo oppure è un marinaio?
 

- No, è un normalissimo giovane, una persona molto pacifica e solare.
 

- Si sapeva che gli artisti erano un po' svalvolati.
 

- Ora ti spiego.
 

Sean Yoro, in arte Hula, è un artista hawaiano nato nel 1989 sull'isola di Oahu. Come tutti i ragazzi del luogo ama passare il tempo in mare con il surf, fare acrobazie sulle onde è per lui facile come bere un bicchiere d'acqua. Poi, crescendo, inizia ad appassionarsi all'arte e, vista la sua giovane età, si interessa maggiormente ai graffiti e al tatoo. Quindi, a 20 anni si iscrive a un corso di disegno presso il Windward Community College di Oahu, ma per un giovane la città di New York è il sogno, e la base migliore dove poter fare una veloce esperienza costruttiva, quindi si trasferisce a Brooklyn e inizia a lavorare con il nome d'arte "Hula".
New York è una metropoli molto differente rispetto al suo luogo di provenienza, New York è un moderno concentrato di frenetica umanità, ben lontana dai quattro elementi naturali, acqua, fuoco, aria e terra presenti alle Hawaii, e Hula non può far a meno di esprimere la sua arte con il cuore e la mente legati alle sue origini, quindi alternerà la pittura espressa in maniera tradizionale a quella sperimentale e più spontanea per lui, iniziando a dipingere come un street artist ma, nel suo caso, seduto a pelo d'acqua su una tavola da surf, raffigurando bellissimi volti di donna su vecchi muri di fabbricati in disuso, imbarcazioni arrugginite, una serie di elementi semi sommersi in mare. 

La sua bravura oltre che artistica è anche tecnica perché deve lavorare tenendosi in equilibrio, cosa che gli riesce bene grazie alle sue qualità fisiche e alla forte sensibilità che lo fa essere in perfetta fusione e armonia fra la sua anima e il suo background. La perfetta realizzazione del suo messaggio avviene quando le sue immagini dipinte si rispecchiano sull'acqua, venendosi a creare quelle giuste relazioni fra l'umano e la natura che dovrebbero rappresentare lo spirito vitale della nostra esistenza, purtroppo troppe volte disatteso dalla sconsideratezza delle azioni dell'uomo.

In breve tempo le opere di Hula, pur non essendo esposte in gallerie, grazie al web hanno fatto il giro del mondo, meritando  grande attenzione e interesse verso il suo lavoro. L'originalità di Hula è unica e strepitosa, ed ora, pur essendo rimasto un giovane ancora genuino nei modi, è a tutti gli effetti una star dell'arte

 

- Ciao, Aristide dove vai, non vuoi vedere l'opera di questo artista?
 

- No, mi dispiace, vado di corsa, devo andare a lavorare a Cinecittà, farò la comparsa in un film ambientato nell'antica Roma.
 

- Mi raccomando, ricordati di toglierti l'orologio, non fare come è successo a Spartacus di Stanley Kubrick.
 

- E pure di spegnere il telefonino (Giovanna.)


- E non mangiarti anche il cestino del tuo vicino (Gianni.)
 

- E vabbè, però se non mangio recito male. (Aristide.)
 

- Ma se fai la comparsa (Tonino il tassista.)
 

- Appunto, devo mangiare di più (Aristide.)
 

- Sarà in interno o in esterno? (Tonino.)


- Esterno, ricostruzione del tempio di Apollo (Aristide.)


- Dove i Romani giocavano a palla! (Giovanna.)


- E che ne so? Io ho paura che farà freddo!
 

- La vuoi una fiaschetta con la grappa? (Gianni)
 

- Eh, magari!
 

- E se poi si ubriaca? (Giovanna.)
 

- E vabbè, tanto devo lavorare alla scena di gruppo dei gladiatori devoti al deus ex machina.
 

- E chi è ? (Tonino.)
 

- Boh?...Vado altrimenti il capogruppo si incazza! (Aristide.)
 

- Povero Aristide, oggi prenderà molto freddo! (Giovanna.)
 

Mai come il nostro artista di oggi. 

L'opera che vi descriverò, il nostro artista hawaiano l'ha realizzata al circolo polare artico canadese, in un progetto chiamato "What if you fly". Adesso alzi la mano chi fra di voi conosce Iqaluit, capitale del Nunavut, in Canada. Ebbene da quelle parti, a quanto pare, a causa dell'ormai acclarato cambiamento climatico, i ghiacciai si stanno sciogliendo e, logicamente, l'acqua che sale mette in pericolo le popolazioni. Dato che sono lontani, all'estremità del pianeta, non partecipano ai talk show e non hanno una nazionale di calcio ai mondiali, di tutta sta faccenda il mondo ignora quasi l'esistenza, naturalmente gli indigeni Inuit che abitano quelle parti sono invece molto preoccupati.
Hula, fedele al suo impegno ecologista, è così partito con entusiasmo per realizzare questo nuovo progetto, i colori che ha utilizzato non sono tossici e sono composti da pigmenti naturali. Prima di mettersi al lavoro ha parlato con la gente del luogo, per prendere ispirazione, e poi, con un coraggio da leone, ha iniziato a scegliere le lastre di ghiaccio che, sciogliendosi, si stavano staccando, poi, a bordo della sua tavola da surf ha iniziato a dipingere, ben sapendo che la sua opera dopo poco si sarebbe sciolta per trasformarsi in normalissima acqua gelata che, seguendo il corso delle correnti, sarebbe diventata oceano. Ma era proprio questo l'obiettivo del messaggio di Hula, il bellissimo volto raffigurato a simboleggiare la natura che, a causa della nostra stupidità sciogliendosi insieme al ghiaccio, perdiamo con essa simbolicamente anche la nostra stessa esistenza. Questo è il messaggio universale che Hula, attraverso la sua arte, ha voluto dare nella speranza che l'umanità possa porre rimedio prima della catastrofe.

Hula, grazie al suo talento, ha attirato in breve tempo l'attenzione e la sensibilità sulla problematica dell'aumento della temperatura, che sta causando lo scioglimento dei ghiacciai, compromettendo il clima con gravissimi danni a tutto il pianeta.
Quando ho realizzato il mio scarabocchio in omaggio a Hula, mi è successa una cosa strana. Ero quasi al termine della mia opera, e mi ero accorto che avevo raffigurato le lastre di ghiaccio in secondo piano con una tonalità troppo scura, quindi sono andato con una veloce pennellata di bianco per schiarirle e, quando poi la tinta si è asciugata, con mia grande sorpresa ho scoperto che inconsapevolmente avevo raffigurato un qualcosa somigliante al muso di un orso che si erge dall'acqua, ma io non volevo assolutamente farlo, volevo solo schiarire la parte e basta, si è trattato di una coincidenza ma in fondo il mio errore rappresentava una verità, perché, idealmente, successivamente vi ho visto un orso che, a causa del ghiaccio che si scioglie, perderà il suo habitat. La mia è troppa fantasia? Chissà?

 

- Gianni, ma che cos'è quella?
 

- E' un mega spumante, vogliamo brindare e festeggiare le prossime festività Natalizie?
 

Nel giro di un colpo di saetta, tutta la gente del bar corre a prendere i calici.
 

- Gianni, hai ragione, un bel brindisi per augurare, da parte della redazione della signoradeifiltri, da Patrizia Poli, da me e da tutti i miei personaggi, delle bellissime, serene e divertenti festività natalizie. Cin cin per tutti i nostri lettori e Buon Natale!!
 

- Aristide, che ti è successo? Come mai sei ritornato?
 

- Ho sbagliato giorno, dovevo andare domani, oggi in teatro girano un film comico, un po' romantico, un po' surrealista, a lieto fine, con tutti attori ultra novantenni che nel finale ballano il tango.
 

- Prendi un calice che è meglio!
 

Amici lettori, ancora tantissimi auguri da parte nostra... ci rivedremo presto, forse la fantasia non andrà in vacanza a Natale

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25 DICEMBRE 1914 LA PARTITA DELLA PACE... PERCHE' NO?

10 Dicembre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #unasettimanamagica, #storia

 

Di sconosciuto - Internet, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44751219

 

 

Il calcio, lo sport più amato a livello planetario, una semplice palla che rotola, undici assatanati a prenderla a calci, sugli spalti tifosi intensamente appassionati, toccategli tutto ma non la propria squadra del cuore. 

E degli addetti ai lavori che dire? Un esercito di giornalisti, opinionisti, tecnici, consulenti, manager, economisti, oltre svariate figure che non immaginereste mai possano esistere. Mi riferisco al mondo professionistico, perché a livello dilettantistico e giovanile è tutta un altra storia ma, in ogni caso, per questa enorme massa di cuori e anime, il football rimane una stratosferica, immensa e iperbolica passione, che qualche volta va al di là della ragionevolezza.
Qualcuno è naturalmente contrario, altri nauseati, schifati, refrattari, totalmente disinteressati e lontani anni luce dai milioni di allenatori, già siamo tutti allenatori e grandi esperti di tecnica e tattica, con il culmine dell'esaltazione in occasione dei campionati mondiali di questa pratica sportiva.
Vi ho sconvolto? Siete rimasti a bocca aperta? Eppure ho detto cose ovvie, ma c'è una cosa che forse non sapete e che magari vi farà cambiare opinione su quale sia la reale filosofia di questa semplice palla che rotola.
Nel 1914, il 25 dicembre del 1914, è successo un episodio da favola, il giorno di Natale, quel giorno di Natale del 1914, il gioco del calcio fece fermare e dimenticare la guerra.
Nelle trincee delle Fiandre due eserciti, quello inglese e quello tedesco, erano infilati, brutti, sporchi e cattivi, in quelle ghiacciate strisce, scavate nella terra per parare pallottole e granate nemiche. Tirare fuori il naso da quelle buche era estremamente rischioso, la guerra è fatta di schioppettate mortali, mica di complimenti smielati, ma quel giorno successe l'impensabile, l'impossibile, anzi no, mi piace definirla come una magia, breve ma pur sempre una vera magia, perché, nel silenzio della drammatica contesa belligerante, qualcuno iniziò a intonare canti di Natale, sembra abbiano cominciato i tedeschi, e la terra di nessuno, quel pezzo di terra neutrale che divideva le paure in divise avverse, era sgombra dai cadaveri degli ultimi assalti.

Un brillio quasi irreale dalle candele accese dai fanti germani illuminò la momentanea tregua, mentre continuavano a cantare arie musicali di Natale. Gli inglesi, come ipnotizzati, si alzarono scuotendo la paura da dentro le ossa e iniziarono anche loro a cantare la stessa melodia "Stille nacht", allora, quasi ad esorcizzare le proprie paure, stabili compagne di trincea, cominciarono tutti a gridare l'un con l'altro di fermarsi anche solo per un attimo dallo scannarsi come macellai, proprio quel giorno, il giorno di Natale del 1914.

Con una forza uscita da chissà dove, i soldati di entrambe le bandiere lasciarono le trincee, incontrandosi disarmati a metà strada, si abbracciarono fra loro scambiando le poche cose che avevano: sigarette, fotografie, perfino bottoni, cose semplici. Come gesto di distensione, anche del whisky e rum, anche solo un goccio per ridere, fare quello che quasi avevano dimenticato, ridere. Poi qualcuno dalla trincea lanciò una palla fatta di stracci, tutti si fermarono, la guardarono e in un attimo, "magic moment", decisero di sognare. Sembra che un tedesco, forse il più ubriaco, tirò il primo calcio, quello di inizio, e fu allora che cominciò la leggenda, il football aveva unito le genti e fermato la guerra. Senza regole, senza le linee di bordo campo fatte con il gesso, senza maglie colorate, senza pubblico sugli spalti, c'era solo uno sponsor: "la pace". Continuarono a giocare divertendosi fino a che non giunse la notte, una stretta di mano, una pacca sulle spalle e poi ognuno ritornò nel proprio fronte. La cosa non piacque ai superiori perché, logicamente, questa magia avrebbe intaccato il morale e aperto uno spiraglio di luce nelle menti dei soldati, quindi evitarono e impedirono il ripetersi di queste occasioni.

Ma oramai la leggenda era nata, nel corso degli anni, in tempi moderni, sembra che, durante lo svolgersi delle finali, i combattimenti si siano fermati davanti alla tv a colori. Questo non è neanche un brodino caldo di fronte alla tragedia della guerra ma nel Natale del 1914 questo episodio ha comunque dimostrato che, anche grazie ad una semplice palla che rotola, gli uomini possono fermare la propria pazzia distruttiva.

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Arte al bar: MARGARET KEANE "Daddy's girl"

8 Dicembre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #unasettimanamagica

"Daddy's girl" di Margaret Keane e l'omaggio di Walter Fest"Daddy's girl" di Margaret Keane e l'omaggio di Walter Fest

"Daddy's girl" di Margaret Keane e l'omaggio di Walter Fest

 

Lettori della signoradeifiltri, eccoci ritornati a voi per questo nuovo appuntamento, siamo arrivati a Dicembre, l'ultimo mese dell'anno, freddo per la temperatura ma caldo per la gioia e l'attesa delle festività natalizie. Qui al bar nell'aria già si sente l'aroma, sono arrivati panettoni profumati e dolci vari di tutti i gusti, la gente sembra calma e rilassata, è il lato positivo di queste feste che stanno per arrivare, siamo tutti più buoni... buoni e un po' stressati negli ultimi minuti di shopping. Nella fretta per l'ultimo acquisto speriamo di non dimenticare nessuno.

Gianni, aiutato da suo cugino Nino, sta iniziando a preparare l'albero, hanno deciso di decorarlo tutto in rosso, così come per tutto il resto del locale, che sarà addobbato con le tonalità del colore delle fragole e delle ciliegie, perché dicono che sarà di buon augurio e poi perché, perché... ha detto ci farà una sorpresa.
Ultimamente vi ho parlato di artisti che hanno superato abbondantemente gli anta ma è stato solo per una casualità, li scelgo lasciandomi guidare dal mio sesto senso. Di sicuro gli artisti più in là con gli anni hanno un certo non so che, sembrano quasi immortali, oppure, anche andando avanti con gli anni, sembrano non invecchiare mai. L'artista di oggi è una donna, un'artista speciale.
Francesca entra trafelata nel bar.

 

- Ciao a tutti (Francesca la stilista.)
 

- Ciao, Francesca, sei caduta dal letto?
 

- Beh, in un certo senso sì, sono venuta a salutarvi perché parto.
 

- Ah, e dove vai?
 

- Vado in America, ho il volo alle 15,00.
 

- Beata te!
 

- Veramente, non vado a fare Natale in America ma solo un giro per vedere se trovo delle opportunità di lavoro per me, ci provo adesso che sono ancora giovane.
 

- A New York nevica da matti, a Los Angeles il fuoco ha fatto un casino, in Alaska perfino un terremoto.(Giovanna.)

- Tranquilla, l'America è molto grande e poi do solo un occhiata e ritorno.
 

- Giocati bene le tue carte, sei brava avrai successo.
 

- Ti ringrazio, adesso devo andare.
 

- Scrivici una cartolina. (Bice e Alice.)
 

- Siete rimaste alla preistoria!!... E' da un pezzo che non si scrive più a mano, ma solo chat, link, sms, WhatsApp, fra un po' neanche più con questi, il futuro sarà come per la fantascienza.
 

- Che peccato! Ah, ma io la lista della spesa me la scrivo ancora a mano, eh! Mi ricordo tutte le tabelline a memoria, e voi? (Bice e Alice.)
 

Hanno tutti lasciato le povere Bice e Alice a commentare da sole mentre salutiamo Francesca, le auguriamo buona fortuna, chissà perché il giardino del vicino è sempre più verde, o forse perché da altre parti sono più organizzati. Ma va là, è meglio che mi fermo qui, il discorso è complicato, speriamo che Francesca faccia una buona esperienza, ora per lei inizia una nuova storia, così come per la nostra artista di oggi, Margaret Keane, che storia la sua! Ma non vi parlerò delle sue vicende private, che hanno un po' dell'incredibile, fortunatamente a lieto fine, ma vorrei parlarvi della Margaret artista, una grande artista celebre per le sue opere dagli occhi grandi.

Peggy Doris Hawkins, conosciuta al grande pubblico come Margaret Keane, (Nashville, 15 settembre 1927), è una pittrice statunitense.
Non possiamo fare a meno di descriverla come l'artista che ha realizzato una grande quantità di opere dedicate a bambini, animali, donne di un triste romanticismo dagli occhi grandi e scuri. Sono maggiormente i primi piani a occupare la totalità dello spazio sulla tela, in un simbolico abbraccio verso l'osservatore.
Ma perché occhi grandi e scuri? Avete presente un faro nella notte? Ecco, secondo me negli occhi grandi c'è l'oscurità della notte, buia ma densa di atmosfera, nel buio della notte l'aria è più pulita e il silenzio diventa come una musica per l'anima. Gli occhi grandi di Margaret Keane sono dei fari nella notte che illuminano le nostre anime e, nella profondità dello sguardo, c'è un universo di emozioni e voglia di parlare. Idealmente i soggetti ritratti vogliono parlare con l'osservatore, occhi grandi che emanano tristezza ma consapevoli che a breve il sorriso tornerà e le lacrime si asciugheranno. Occhi grandi che trasmettono malinconia ma anche la speranza di donare, attraverso la bellezza dell'arte, una ventata di ottimismo.

La vita molte volte ci riserva situazioni difficili ma poi basta, per esempio, un bel colore per farci tornare il buon umore. Dal punto di vista tecnico, lo stacco cromatico fra i colori pastello dei soggetti ritratti e lo scuro degli occhi crea un equilibrio che dona armonia. La mano dell'artista ha una movenza felpata senza sbavature o segni graffianti. I toni utilizzati dall'americana sono caldi e l'eleganza del fine tratto scioglie i sentimenti di chi ne viene attratto.

I critici molte volte hanno sottovalutato l'opera di Margaret Keane, ai loro occhi troppo facile e ingenua, ma il pubblico le ha sempre riconosciuto i giusti meriti, perché la sua arte era prima di tutto poesia, e di questo la gente di tutto il mondo ha bisogno, di poesia e di amore per la vita, e, come il vino buono è nelle botti piccole, così la poetica arte di Margaret è negli occhi grandi.
 

"Se le sue opere non fossero di buon livello, non piacerebbero a così tante persone."
Andy Warhol

 

- Io ho visto la sua storia in un film e mi sono commossa. (Giovanna.)
 

- Sì, anch'io. ( Roberta.)
 

- Credo che la nostra artista non possa cancellare il passato ma ormai è una storia tutta alle sue spalle e quello che conta è il presente, una giovincella di 91 anni che ancora dipinge felice, felice come questa ragazzina sulla giostra che assomiglia a mia nipote.

Quest'opera è realizzata ad olio e foglia d'oro su tela, nel formato 120x90 circa, nel 1986. Rappresenta una bambina in sella a un cavallo bianco bardato a festa, in primo piano su una giostra, capelli e criniere al vento. La ragazzina si tiene forte all'asta nel giro vorticoso della fantasia, dove la starà portando? Al galoppo su una prateria verso la libertà, la giostra non ha un recinto, una staccionata, ma gira liberamente e il vento mosso alimenta l'immaginazione, che volere di più?

E' solo una giostra ma chiunque la guardi non può che sorridere e ritornare bambino, che dire poi dei colori brillanti e della musica che in pittura non può sentirsi ma farti sognare con la mente? Questo è il potere dell'arte, nei colori e nelle forme di un artista avere la possibilità di vedere l'infinito, tornare indietro nel tempo, oppure valicare i confini del futuro. In quest'opera di Margaret Keane, dietro di lei c'è un cavallo libero e sta aspettando che qualcuno salga, chi vuole venire?
Allora, chi vuole salire sulla giostra di Margaret Keane?... Uelà, ma non c'è nessuno, mi hanno lasciato solo perché tutti sono andati ad aiutare Gianni e Nino per gli addobbi di Natale... però questo rosso mi sembra troppo, se almeno avessero messo un po' di giallo. Ora ci penso io, la prossima puntata non porterò un artista ma due e scatenerò una baraonda di colori, lettori tenetevi pronti perché in questo blog non solo vi travolgerò di colore ma vi farò sognare. Ci vediamo prossimamente.

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