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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

unasettimanamagica

Gli aiutanti di Babbo Natale

12 Dicembre 2019 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #unasettimanamagica

 

 

 

 

La verità è che gli elfi, gli gnomi e i folletti sono creature delle foreste, dei boschi e delle montagne, ragion per cui tenerli in "azione" al Polo Nord, fin dalla notte di Natale, ehm, dalla notte dei tempi, si rilevò una funzionale e astuta mossa da parte del capo borgo di Santa Claus Town.

Come fece e come fa? Semplice: con la deforestazione e la perdita dell'habitat naturale codesti esseri più o meno magici non avevano e non hanno posti dove andare ad abitare, e di conseguenza risultano convinti, per non dire costretti, a cimentarsi con il lavoro che ben sappiamo.

Benefici e diritti? Santo Stefano, che eufemismo!
Il Signor Natale offre vitto e alloggio alle già citate creature, però devono guadagnarsi il pane, pardon, la cioccolata, attraverso la fabbricazione di giocattoli, l’impaccamento o comunque tutte le necessarie operazioni di logistica per non parlare della corrispondenza.

Al contrario di quanto si possa credere, le letterine indirizzate, salvo qualche rara eccezione, non vengono prese in consegna e gestite dal diretto interessato. Quest’ultimo, al massimo, si occupa del “bestiame” e di accendere i tantissimi camini disseminati un po’ ovunque nel rifugio strutturato principalmente in blocchi di cemento di neve. Per i pasti e per le pulizie degli alloggi ci pensa la Signora Natale.
Da segnalare che l’omone grosso in rosso con la barba sa benissimo tenere tutti in riga o, per dirla in altri termini, con due piedi in un natalizio stivale, difatti, non ha affatto bisogno di guardie o recinzioni per sorvegliare il personale, del resto, un passo fuori dal gigantesco igloo e il congelarsi le chiappe è sicuro come le renne che stanno in cielo.
Quindi, in conclusione, non c'è da stupirsi se gli aiutanti di Babbo Natale appaiono sempre così allegri e soprattutto laboriosi. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I fiocchi cadenti

8 Dicembre 2019 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #unasettimanamagica

 

 

 

 

Giorno dell'Immacolata: prima nevicata di Dicembre.

Carmine, assai malinconico, premette il naso, condensando col respiro i vetri della finestra, scorgendo il vialetto, le panchine e gli alberi completamente imbiancati. Amava moltissimo vivere in quel quartiere. 

"Domani uscirò per fare un pupazzo di neve" pensò afflitto. "Ma senza di lui non è la stessa cosa."

Avvolgendosi con cura nel piumone, si rannicchiò sul davanzale della finestra, per poi alzare lo sguardo verso un cielo piuttosto scuro e nuvoloso, finché la neve cominciò a scendere giù sempre più veloce. Si sentì particolarmente ispirato e pensò di esprimere un desiderio. Per un istante valutò che non ci fossero stelle cadenti, per poi realizzare che ciò non appariva così rilevante, in quanto anche un semplice fiocco di neve poteva essere magico come una stella. Chiuse gli occhi.

"Vorrei che il nonno facesse pace con papà e potesse passare il Natale qui da noi" desiderò con tutto il suo cuore.

Riaprì gli occhi e, fiducioso, continuò a guardare la nevicata.

 

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Natale insieme

4 Dicembre 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #luoghi da conoscere, #unasettimanamagica

 

 

 

 

Il 14 e 15 Dicembre, a Cori, si terrà il III “Natale Insieme”, evento organizzato dall’Associazione culturale “Event Art”, in collaborazione con Comune di Cori e Associazione culturale “Chi dice donna”, presentato da Lara Zaccagnini e patrocinato da: Regione Lazio, Consiglio regionale del Lazio, Provincia di Latina, “Cori e Giulianello in Rete”. La manifestazione si svolgerà tra piazza Signina e via Madonna del Soccorso, che per l’occasione si trasformerà in una “via dell’Arte”, con l’esposizione delle opere degli artisti partecipanti ai due concorsi a premi previsti.

Il Concorso di Estemporanea di Pittura, dedicato al Maestro Francesco Porcari, vedrà protagonisti pittori e acquarellisti liberamente posizionati con cavalletti e tavolozze tra i vicoli del centro storico, da dove imprimeranno live – davanti alla gente – sulle tele, scorci della Città d’Arte. In palio 500 €, 300 €, 200 €, 150 € e 100 € per i primi 5 classificati scelti dalla giuria di esperti, più un cesto di prodotti tipici locali, quale sesto premio cumulabile assegnato dalla giuria popolare.

Verranno disposte in strada anche le luminarie realizzate con materiale di riciclo, da professionisti e non, nell’ambito dell’altro concorso indetto per sensibilizzare al tema degli scarti e del loro riutilizzo, al rispetto dell’ambiente e al risparmio energetico, facendo della creatività strumento di educazione civica. Tra le eco-decorazioni i giurati ne selezionerà 3, i cui autori riceveranno 2.000 €1.000 € e 500 €. Da non perdere lo spettacolare 3D street painting show della scuola napoletana dei Madonnari.

Il programma quest’anno è stato ulteriormente ampliato. Oltre ai mercatini artigianali di Natale allestiti in tutta l’area, verranno proposte diverse iniziative durante i due giorni: il presepe rinascimentale vivente con figuranti in costumi d’epoca; l’arte del maneggiar l’insegna degli Sbandieratori di Cori; le gare di mostaccioli tra massaie; le dimostrazioni ritmiche e canore delle scuole di ballo e dei cori natalizi; la simulazione di volo di Fly in the Sky. Per i bambini anche laboratori creativi e ludoteca in legno itinerante.

I visitatori, oltre a degustare il menù turistico di prodotti tipici preparato dai ristoratori con sconti convenzionati potranno scoprire la storia e la cultura locale usufruendo delle visite guidate dell’Associazione culturale “Arcadia”, lungo un itinerario che toccherà i principali siti archeologici, compresi i due monumenti nazionali: l’Acropoli e il Tempio di Ercole, le Mura poligonali, il Complesso Monumentale di Sant’Oliva, il Museo della Città e del Territorio di Cori, l’area del foro romano, il Tempio di Castore e Polluce, la Cappella dell’Annunziata (prenotazioni obbligatorie: arcadia@museodicori.it).

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L'oroscopo di dicembre e le strenne di Natale

2 Dicembre 2019 , Scritto da Loredana Galiano Con tag #loredana galiano, #astrologia, #walter fest, #pittura, #unasettimanamagica

Disegno di Walter Fest

Disegno di Walter Fest

 

 

Lunedì 2 dicembre GIOVE entra nel segno del CAPRICORNO e ci resta tutto il prossimo anno:  Giove ci fa amare le cose semplici, ci fa odiare lo spreco, ci insegna a rammendare ciò che è rovinato e a riparare un oggetto rotto, portandoci a prediligere l'essenziale, a cogliere il nocciolo delle cose senza tanti giri.

Ci fa odiare l’inutilità e le perdite di tempo, ci aiuta ad affrontare con un sano egoismo le tempeste sentimentali, emotive e professionali rendendoci più forti e rigidi.

E, inoltre, Giove in Capricorno ci abitua allo schema rigido delle regole, a rispettare norme e regolamenti con serietà e affidabilità, ci educa a essere più riservati e discreti, rispettando il silenzio e gli spazi altrui.

In questo mese festeggiamo il Santo Natale, l’occasione migliore per regalare e regalarsi libri. Ebbene sì, i libri aiutano a crescere, lo sostengono da sempre pediatri, psicologi ed insegnanti. La lettura di fiabe, storie, racconti, ma anche libri illustrati e libri tattili, sviluppa nei piccoli lettori il pensiero creativo e l’immaginazione. E l’adulto? È un momento di relax, di sogni e di fantasie, di un distacco dalla realtà per tuffarsi nelle pagine di un romanzo.

 

ARIETE: 21/3 – 20/4: più serietà e meno impulsività

Lo stellium di pianeti nel segno del Capricorno t’invita a indossare un abito grigio e marrone, togliersi le scarpe da running e indossare quei mocassini che sono chiusi nell’armadio da diverso tempo. Ora la tua azienda ha bisogno di un look nuovo e tu ne rappresenti il meglio.

Un romanzo: “Una gran voglia di vivere” di Fabio Volo. Nel nuovo libro lo scrittore racconta una coppia in crisi che affronta il viaggio fisico e interiore per ritrovarsi.

 

TORO:  21/4 – 20/5:  io vado lontano

Urano davvero vi spinge lontano già da un po’ e finalmente trova la complicità di Giove, Saturno, Plutone e Sole per aiutarvi a preparare la valigia e andare anche nell’Universo. Avete voglia di esplorare nuove terre lontane e d’incontrare persone straniere imparando nuove lingue e diventare cittadini del mondo.

Un romanzo: “Peccati immortali” di Aldo Cazzullo – Fabrizio Roncone. Il romanzo giallo di Aldo Cazzullo e Fabrizio Roncone ci porta negli abissi di Roma e dell’animo umano.

 

GEMELLI: 21/5 – 21/6:  una grande rinascita!

Intelligenti e curiosi vi addentrate in sentieri oscuri e paludosi, dove tutto è mollo e viscido. Nulla vi spaventa nemmeno i pipistrelli e i topi di fogna. La curiosità è il vostro motore per scoprire il mondo a tutto tondo, non v’importa di sbagliare, di scoprire nuovi segreti, l’importante è che se ne parli e che il vostro sapere sia soddisfatto, perché nulla è scontato.

Un romanzo: “Perché l’Italia diventò fascista” di Bruno Vespa. Il nuovo libro dello scrittore e giornalista dedicato ad un periodo cruciale della storia italiana.

 

CANCRO:  22/6 – 22/7:  punta alla Luna e conoscila per davvero

Amate conoscere ciò che volete davvero, puntate con decisione e fermezza a raggiungere vostri obiettivi e fare in modo che si realizzino. Non esiste un solo modo per farlo o un’unica destinazione, ma potrebbe essere necessario vagare prima di arrivare alla meta, il che non significa che ci siamo persi.

Un romanzo: “Antica madre” di Valerio Massimo Manfredi. Una protagonista memorabile, due civiltà in conflitto, un’avventura esemplare del potere di cambiare il mondo.

 

LEONE: 2377 – 23/8:  dite tutto quello che intendete veramente!

Mercurio nel segno del Sagittario vi suggerisce tutto quello che dovete dire al vostro partner, ai vostri amici e colleghi, al vostro vicino di casa, al vostro corriere di fiducia e al vostro dentista. Esprimete chiaramente le vostre intenzioni, dite quello che volete dire veramente con molto rispetto del prossimo e di chi avete di fronte a voi.

Un romanzo: “La mattina dopo” di Mario Calabresi. Un libro che racconta il vuoto e il nuovo inizio che tutti viviamo quando la vita cambia improvvisamente corso.

 

VERGINE:  24/8 – 22/9:  sognate cose impossibili

Con un favoloso stellium nel segno del Capricorno e il lungo transito di Urano nel segno del Toro potete permettervi di sognare cose impossibili. Sognare grandi cose non è una colpa, stabilire obiettivi elevati e sforzarsi di soddisfare è qualcosa che chiunque potrebbe e dovrebbe fare. L’importante è che nessuno vi dica che è impossibile per voi.

Un romanzo: “La vita gioca con me” di David Grossman. Il ritorno di uno dei più grandi autori della letteratura contemporanea. Un romanzo di intensità straordinaria.

 

BILANCIA: 23/9 – 22/10: la vostra vita la scegliete voi

Siete il segno delle grandi scelte e delle decisioni. Invece di pensare alle cose negative, alle conseguenze di una vostra azione che sono successe in passato, ricordatevi che voi stessi siete il cambiamento che volete vedere. Ciò che succede oggi non è la stessa cosa di domani: è il pensiero positivo di un Giove appassionante che v’invita ad agire con più determinazione e fiducia in se stessi.   

Un romanzo: “Siamo Palermo” di Hornby – Cuticchio. Palermo raccontata nella sua bellezza e nelle sue contraddizioni, con uno sguardo al futuro e all’Europa.

 

SCORPIONE: 23/10 – 22/11: cosa volete fare con un Urano contro?

Urano è contrario già da diverse settimane e sta davvero rivoluzionando la vostra vita anche senza il vostro consenso. Non vi dispiace per nulla, dovete solo assecondate i grandi cambiamenti che stanno avvenendo con diplomazia e fiducia in se stessi. Alla fine, non temete nulla, vi piacciono i rischi e le grandi sfide. Niente è noioso, si abbattono vecchie abitudini e si comincia a respirare aria nuova.

Un romanzo: “Il passo del vento” di Corona – Righetto. Due grandi scrittori danno voce a ciò che per loro la montagna rappresenta, attingendo a esperienze personali.

 

SAGITTARIO: 23/11 – 21/12:  voglia di evasione

Il transito di Mercurio nel vostro cielo v’invita a prenotare un volo e partire per gli Stati Uniti d’America e investire tutto quello che Giove vi ha lasciato: benessere, ottimismo, gioia di vivere e un proficuo conto in banca. Avete proprio voglia di variare le cose, di cambiare abitudini e chissà, anche lavoro!

Un romanzo: “Morgana” di Murgia- Tagliaferri. Storia di 10 ragazze controcorrente, esagerate, difficili da collocare, che tua madre non approverebbe.

 

CAPRICORNO: 22/12 – 20/1:  affermate la vostra identità

Il portentoso stellium, nella vostra prima casa, accende i riflettori sulla vostra identità, sui vostri ruoli nella società, sulle vostre ambizioni personali e sulla vostra crescita. Assumete atteggiamenti diversi ogni volta che vi trovate in posti diversi: lavoro, famiglia, società, chiesa. Puntate in alto sui vostri sogni, allargate gli orizzonti con le esperienze di vita e soprattutto inseguite i vostri sogni, passo dopo passo.

Un romanzo: “L’avvocato degli innocenti” di John Grisham. Il nuovo thriller che sorprende perché ricco di suspense.

 

AQUARIO: 21/1 – 19/2:  vi piace la frase: “siamo tutti matti”

Affermate sempre che le proprie caratteristiche rendono uniche e speciali le persone, nessuno è normale, è solo unico, con una propria realtà. Adorate quest’aforisma, vi si addice molto, giustificando il modo di come siete. Tutti cercano la vostra compagnia, fuori dal comune, rispettando tutto ciò che non è convenzionale, ma amando sempre il diverso.

Un romanzo: “I love shopping a Natale” di Kinsella. Bechy è pronta per lo shopping di Natale, questa volta da casa con un clic!

 

PESCI:  20/2 – 20/3:  travolti dall’onda di Nettuno!

Una frase del Buddismo recita così: “Non puoi convincere nessuno, ma puoi ispirarlo!” e chi meglio di voi? Con questo transito di Nettuno a casa vostra ne avete d’ispirazione, di creatività, di sospiri e d’illusioni. Per fortuna che lo stellium nel segno del Capricorno mette gli scarponi pesanti ai vostri sogni, costringendovi a volare basso, a rendere concreti le vostre opere d’arte.

Un romanzo: “Ti regalo le stelle” di Jojo Moyes. Un inno all’amicizia, alla solidarietà femminile e alla libertà. La vera storia di cinque donne indimenticabili.

 

 

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NATALE AL LOUVRE: IL MISTERO DELLA DONNA CON GLI OCCHIALI ROSSI

1 Dicembre 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto, #unasettimanamagica

 

 

 
 
 
Mancavano poche ore al Natale e al museo del Louvre c'era il solito casino di visitatori, una massa multicolore di anime alla ricerca dello spettacolo dell’arte. Turisti, a momenti troppo rumorosi e sobillatori, invece in altri momenti fin troppo silenziosi, perché logicamente rispettosi, riguardosi e interessati al luogo dove si trovavano e dove, appunto, avevano messo piede. 
Bisogna ammetterlo: l'atmosfera all'interno di un museo è veramente noiosa, ma di una tale noia che, se le opere potessero parlare, direbbero anche loro quanto in quella sede l'arte concili il sonno. Lettore perdonami, certo che è un'esagerazione, ma che ci possiamo fare se un museo, con le sue pareti e le sue porte blindate, è un qualcosa completamente fuori dalla vita di tutti i giorni? Incontrovertibilmente lì dentro si sonnecchia e invece fuori c'è la vera vita a colori. Volete dire che in un museo c'è il massimo della cultura? E vabbè, ma chi sta fuori mica lo sa, intendo dire, tanta gente mica lo sa che lì c'è il sapere, il buon gusto, il bello e poi soprattutto "l'emozioneeee". E il museo, annoiando, oltretutto a pagamento, sfavorisce l'interessamento del popolaccio che preferisce altre distrazioni.
Intanto, mentre dentro il Louvre si dorme e fuori c'è la vita vera, succede un ascabarac... 
 
Aaaaaaaaaah! Un urlo disumano ruppe la quiete museale.- Allarme, allarme ! (Non so come si dice in Francese). - La Gioconda ha messo gli occhialiiii! Allarme, sorveglianza... fiuuuu... fiuuuu!
 
Il fischietto di Patrizio il sorvegliante aveva infranto il silenzio provvisorio  davanti a Leonardo Da vinci. Con la radiotrasmittente, interrompendo la trasmissione di musica jazz, funk, rock, chiamò la centrale. - Aiuto, correte, emergenza . . . Alla Gioconda sono spuntati gli occhiali ! 
 
- Ma cosa stai dicendo? Sei impazzito? Patrizio, hai mangiato troppo panettone e bevuto troppo limoncello Milanese? ! 
 
- Ma no! Sto dicendo la verità, lo sguardo della Gioconda è coperto da un paio di occhiali rossi, ma dalle telecamere non avete visto nulla ? 
 
- No, nessuno si è avvicinato . . .  Ma porc! È vero ! Azionate il piano di emergenza ! 
 
È come nei film! Io l'ho sempre detto che il cinema aveva già previsto tutto, volete sapere del passato? Andate al cinema. Vi interessa il presente? Andate al cinema. Siete curiosi di sapere che succederà nel futuro? Andate al cinema. 
Insomma, nel giro di 16 ore si era ristabilita la calma, ma rimaneva sempre il mistero della Gioconda con gli occhiali rossi . . . Chi l'aveva scarabocchiata disegnando un eccentrico paio di occhiali rossi su uno dei volti più famosi dell'universo? Babbo Natale? Immediatamente i responsabili del museo aprirono un tavolo di indagini straordinario. Parteciparono tutti, perfino l'allenatore della nazionale di frisbee, tutto il personale venne interrogato, chiaramente le riprese video non avevano colto il misfatto e, dopo giorni e giorni di studi e consulenze, la risoluzione del caso sembrava impossibile.
Nel frattempo, prima che avessero provveduto con i restauratori a riportare l'opera al suo stato originale, le foto e i video della Monna Lisa avevano già fatto il giro di tutto il mondo. Veramente Alida, a capo della squadra dei restauratori del Louvre, aveva sconsigliato di toglierli perché, secondo lei, ora la Gioconda era più fashion e Roberta era da un pezzo che reclamava un po di reclame, ma non ci fu niente da fare, i vertici la rivollero così come era prima. 
Passarono i giorni, le settimane, saltarono molte teste dirigenziali, a quelle nuove fu tolta l'auto di lusso, furono mandate in bicicletta e, per punizione, costrette a pranzare alla mensa aziendale, privandole perfino del pernod a fine pasto. 
Siete curiosi vero? Volete sapere chi mai sia stato il vandalo misterioso di Natale? Ora ve lo dico io, tanto non potete vedermi. Sono stato io, non io Walter Fest ma io Ivan Graziani, ma sì, stupidini, voglio dire io, il fantasma di Ivan Graziani, non ve la ricordate quella mia canzone? Quella con la quale rivolevo la Monna Lisa in Italia? Porca puttana erano  solo canzonette e così mi sono voluto vendicare, tanto chi poteva vedere un fantasma? Durante le festività Natalizie, in pieno giorno, ebbene sì, ho scavalcato i visitatori, tutti con il cell in mano per la classica foto della minchia, visitatori stupidini, ma che non lo sapete che vale di più un immagine nella memoria che quella impressa nella memory card del vostro congegno digitale? Ho scavalcato e ho dipinto con tutta calma un bel paio di occhiali rossi sul volto della nobildonna, e sapete di chi erano quegli occhiali? Porca puttana, erano proprio i miei!
E cari miei, volete saperne un'altra? Sapete chi mi ha dato l'ok a questa operazione? Siiiii, proprio lui Leonardo! Mi ha detto "ma sì, vai pure, musicista della minchia, vai a divertirti, tanto sono secoli che i visitatori del museo le guardano gli occhi e non il panorama alle spalle".
Beh, lettori, non siete felici per me? Sono finalmente riuscito a togliermi una soddisfazione. È durata poco ma pazienza, tanto davanti a me ho l'immensità (musica e parole di Don Backy). Oh, lettori, adesso, mi raccomando, non sparate al chitarrista, vi voglio bene, Buon Natale a tutti ! ! !
 
P.S.
 
Hanno tolto gli occhiali a Monna Lisa ma Leonardo mi ha autorizzato a fare qualche altra scappatella... Dicembre è cominciato adesso, lettori preparatevi, il giallo continua...
 
 
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Natale in tutta Italia

25 Novembre 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #walter fest, #unasettimanamagica, #luoghi da conoscere, #postaunpresepe

 

 

 

Amici scrittori, amici lettori, questo invito è rivolto a voi e nasce da un'idea di Walter Fest e mia.

Mi correggo, è rivolto a tutti coloro che vogliano mettere su carta  - pardon on line – le proprie parole e riflessioni su un tema ben preciso: il Natale.

Il Natale qui, là, ovunque in Italia. A Venezia che sprofonda sott’acqua, all’Aquila nella zona rossa, a Matera capitale alluvionata della cultura, a Genova sotto il ponte crollato, ad Accumuli e ad Amatrice, a Norcia, in tutte le zone allagate, terremotate e incendiate, a Taranto con l’Ilva in pericolo. Ma anche  A Pisa, a Firenze, a Roma, a Palermo, a Cagliari, in tutte le regioni, in tutte le città e in tutti i paesi, pure quelli intatti e risparmiati dalla furia del clima impazzito, in tutti i luoghi meravigliosamente artistici di questa nostra patria bella e ferita.  

Cosa farete per Natale, come saranno le vostre feste? Come vivrete quei momenti, cosa è cambiato dai ricordi del tempo che fu a oggi?

Scrivete quanto e cosa volete, anche solo due righe. Nessuna giuria, nessuna classifica, non si vince nulla, solo il piacere di raccontare e raccontarsi. Potete essere pro o contro il Natale, potete amarlo come me, o detestarlo, ci piacerà comunque ascoltare le vostre storie. Potete inventare una novella o scrivere una poesia, potete piangere, ridere o innamorarvi. Potete fare il presepe o aspettare babbo Natale, potete chiudervi in camera e attendere che le feste siano passate, potete portare coperte ai cani randagi, potete suonare nel concerto della chiesa o cantare nel coro, potete aiutare la vostra vicina a fare l’albero, potete cucinare un dolce tipico o comprare il pandoro in offerta al discount.  

signoradeifiltri.blog vi invita a condividere le vostre riflessioni, a farci partecipi della cultura, delle bellezze artistiche e delle tradizioni natalizie dei vostri splendidi paesi.  Pubblicheremo tutti i vostri contributi, compreso le fotografie, facendo solo un poco di editing se necessario.

Cominciate fin da oggi a inviare i vostri contributi e continuate a farlo fino al 23 dicembre, non oltre.

Spedite a ppoli61@tiscali.it 

 

Vi aspettiamo numerosi e buone feste a tutti!

 

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Natale a sorpresa

16 Febbraio 2019 , Scritto da Dario De Santis Con tag #dario de santis, #racconto, #unasettimanamagica

 

 

 
 
 
Dal diario del comandante
Ci siamo, oggi pomeriggio finalmente sarà il momento, Danilo detto Nilo e Dora hanno a disposizione la casa dei genitori di lui, i quali hanno deciso di passare un week-end sulla neve, l’ultima per quest’anno.
È il momento che i ragazzi aspettavano da due mesi, da quando lei ha capito che
A) lui è l’uomo della sua vita
B) non vuole raggiungere i diciott'anni con un pezzettino di carne superflua (se la sentissero parlare così i suoi, paladini di Comunione e Liberazione, le taglierebbero la lingua, come ai bei tempi della Santa Inquisizione)
Dora arriva in tarda mattinata a casa di Nilo vestita di molti strati di lino, cotone e jeans come se questi ultimi ostacoli potessero, nei suoi più intimi pensieri, ritardare il momento sacrificale.
Avevano deciso di aspettare con calma dopo pranzo, ma al primo bacio entrambi capiscono che quel momento non è più procrastinabile, iniziano a strapparsi i vestiti di dosso, toccando quei punti finora solo sognati...
... e qui intervengo io, ancora non avete capito chi sono? Il terzo incomodo, il mio compito è di allungarmi per facilitare il compito del mio socio di entrare nel corpo di lei.
Tutto tranquillo, eravamo già pronti prima che lei arrivasse, il pensiero del corpo di lei, acerbo ma già maturo, mi ha quasi fatto raggiungere molte volte il punto di non ritorno, avevamo dovuto pensare ad una partita di pallone persa tre a zero, per uscire dal pericolo.
Finalmente posso sognare autonomamente attraverso il mio occhietto. Tolti gli slip la prima cosa che vedo è il viso di lei che guarda curiosamente la mia erezione, si allontana soddisfatta, si getta all’indietro sul letto e si toglie gli ultimi vestiti.
È goffa nello spogliarello, ma per questo ancora più sexy.
Che bella che è, anch’io vedo la passerotta per la prima volta senza il fermo immagine dei video su you tube.
In effetti anche Dora è ferma, si concede timidamente allo sguardo di noi due. Non riesce a guardare Nilo negli occhi, continua a studiarmi, come ipnotizzata.
Il momento è giunto, mi avvicino ed entriamo.
È tutto buio ma è come scivolare in Paradiso, un posto caldo ed invitante, supero gli ostacoli e...
CAVOLO, mi sono distratto, ho lanciato il carico troppo presto, non ero abituato ad essere stretto in modo così bello, vedo i miei spermatozoi prendere di mira un bellissimo ovulo, circondandolo senza pietà, una battaglia persa... o vinta in partenza.
24 dicembre, ore 19
Nove mesi dopo, in casa dei genitori di Nilo, Diego e Maura, una coppia di quarantenni troppo giovani per aver fatto il ’68, diventati adulti con gli ideali derisi dai nuovi liberisti e cresciuti con la nostalgia del passato. Si erano ritrovati in una delle ultime sezioni del PCI, amore a prima vista con figlio annesso. Era stata dura,
ma ora vivevano felici, nostalgici e desiderosi di mettere ancora in pratica il loro passato di lotta, purtroppo, non per colpa loro, mai espresso pienamente.
«Maura ti avverto, non rinuncio alla carne, per la mia famiglia è sempre stato un vanto, un esigenza, volete che festeggi? Datemi una bistecca!»
«Diego, smettila, dall’odore dell’incenso in avvicinamento, i consuoceri stanno arrivando, spero che Nilo abbia già avvertito Dora, comunque per loro ho cucinato pesce»
«Cosa cambia? Sono cattolici, non serve farli contenti, pretendono che anche noi facessimo le stesse cose che fanno loro».
«Speriamo che i ragazzi arrivino per primi, non sopporterei la tensione. Ricordati che ufficialmente Dora è al settimo mese, se sapessero che il bambinello sta arrivando ci sarebbero svenimenti, capirebbero che i ragazzi l’hanno fatto quando non erano ancora fidanzati».
«Vittoria si sciacquetterebbe con l’acqua santa e Giovanni si fustigherebbe come l’albino Silas del “Codice Da Vinci”! Quanta ipocrisia, che schifo!»
«Te lo dico per l’ultima volta, smettila!»
«Solo se fai un primo giro di bistecche per tutti, devono avere il diritto di rifiutare, ma non di cambiare la vita al prossimo!»


 

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Natale

25 Dicembre 2018 , Scritto da Lorenzo Barbieri Con tag #lorenzo barbieri, #racconto, #unasettimanamagica

                                                            

 

 

 

Alla fine è arrivato il giorno tanto atteso dal mondo intero. Il giorno dove lo spirito della festa prende corpo attraverso una esternazione ossessiva di luci, di odori di cucina, di dolci, di zenzero e cannella. La strade dovrebbero essere piene di neve per rendere suggestiva l’atmosfera, però difficilmente capita, almeno alle nostre latitudini. Non è certo il clima, però, quello che conta, quanto la festa. Nel profondo nord si dice abiti colui che è l’emblema unico, quello che oggi verrebbe chiamato il testimonial, visto che si vive solo di pubblicità. Lui si dedica ogni volta, ormai da troppi anni, alla gioia dei piccoli portando in giro per il globo la sua slitta magica che vola, trainata da renne ancora più magiche. È arrivato il giorno, dove tutti aspettano l’uomo in rosso e dalla barba bianca. I bambini preparano l’albero sotto il quale sperano di trovare realizzati i loro desideri, gli adulti cercano di adeguarsi allo spirito di festa che aleggia come una nebbia dolciastra per le strade e contamina l’animo degli uomini. Sono pochi quelli che cercano, con grandi sforzi, di tener duro per tutto il periodo, di resistere a questa smania di festa a ogni costo. Loro conoscono i sacrifici fatti per undici mesi l’anno e vederli sperperati in una settimana non rientra nei loro desideri. Altri, invece, si arrendono al fiume di euforia godereccia, di tradizioni che vengono rispolverate ogni anno,  in nome di antiche credenze che impongono riti e costumi sempre uguali.

La cerimonia della partenza dal sito lontano e innevato è pronta, l’uomo in rosso, rubicondo e ridanciano si appresta a partire:

"Andiamo amiche mie, è tempo di partire, la slitta è pronta ed è bella carica, quest’anno partiremo in anticipo per accontentare quanti più bambini possibile. Ne hanno un disperato bisogno, devono poter ancora credere in noi, prigionieri come sono di diavolerie moderne che fanno perdere di vista lo spirito del Natale che dovrebbe essere nei loro cuori. Li ho visti, durante  tutto l’anno, soli, immusoniti e, persi dietro un piccolo quadrante luminoso a bruciarsi gli occhi guardando delle cose insulse e diseducative. Non hanno fatto dei disegni, non hanno scritto le letterine, sapete, ne sono arrivate meno della metà di quante ne arrivavano fino a pochi anni fa. Se continua così, saremo destinati a scomparire nel nulla, senza quello spirito e  la convinzione della nostra esistenza nei loro cuori, noi non abbiamo ragione di esistere. Saremo solo un ricordo di quello che siamo stati e, forse, nessuno nel tempo si ricorderà più di come era il Natale e di cosa significava. Allora andiamo, forza ragazze mettiamoci in viaggio, diamoci da fare, potrebbe essere l’ultima volta  per noi."

Vola l’uomo in rosso senza età, vola sopra i tetti e i camini fumanti, lascia durante il cammino doni e scie luminose di bontà, d’amore e comprensione. Domani, purtroppo, sarà un giorno normale, uno dei tanti che si dovranno affrontare e la magia di questa notte sarà passata, come una nuvola rosa di un  tramonto, che svanisce nel buio

 

 

 

 

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Radio Blog: #caseeditrici Graphe.it Edizioni e i regali last minute

23 Dicembre 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #caseeditrici, #unasettimanamagica

 

 

«La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere. Sfogliarli a caso è sognare».
 

Questa frase di Arthur Schopenhauer è stata scelta dalla Graphe.it Edizioni come proprio motto.

Guardando ed ascoltando questo video potrete saperne di più di questa casa editrice indipendente e delle sue pubblicazioni e, chissà, magari potrete trovarvi ispirazioni per qualche regalo di Natale dell'ultimo momento!
 

Buon ascolto!

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Ritorno a casa

23 Dicembre 2018 , Scritto da Lorenzo Barbieri Con tag #lorenzo barbieri, #racconto, #unasettimanamagica

 

 

 

 

Stavo tornando a casa. Dopo quattro anni di lontananza rivedevo le vette innevate dei monti sulla valle. Il tempo che ho trascorso lontano da casa è servito per tornare. Non mi ero allontanato molto, solo due montagne più avanti, ma sembrava che fossimo chissà dove. Per attraversare due montagne  abbiamo impiegato quattro anni. Quando sono partito c’era la neve, così come c’è adesso, non ne posso più del freddo. Ritorno a casa giusto in tempo per trascorrere il Natale a casa con i miei. Mancano ancora due gironi e ormai sono arrivato. Sto percorrendo antichi sentieri, siamo in pochi a conoscerli, io li ho appresi da mio nonno quando ero piccolo e lui mi portava in giro su per i monti attraverso questi sentieri. Percorsi scavati nella roccia nei secoli, dalla gente del mio paese, con  il salire e scendere dagli alpeggi con gli scarponi pesanti, che rendevano più faticoso il cammino. La neve copre tutto e il mio passo è reso pesante dalla fatica, il piede affonda ed è una tortura tirarlo fuori per poi farlo affondare di nuovo. Ci sono parole che non dovrebbero essere pronunciate, parole che il tempo ha reso prive di significato come quella che ci ripetevano ogni giorno: “vinceremo”. Chi dovevamo battere per vincere e, come dovevamo vincere?!  Semplicemente camminando nella neve e nasconderci nelle buche? Ci sono cose che non possono essere dette. Abbiamo combattuto contro il nemico, abbiamo lottato contro il freddo, contro la fame, tutti noi abbiamo perso qualcosa, qualcuno che era al nostro fianco, un amico, un compagno, una voce che parlava di cose che confortavano il cuore.

Ancora lunga è la strada che conduce alla mia valle, cammino sull’orlo di un crepaccio lungo la dorsale del monte, qui venivo da ragazzo a sfidare il vento. Anche allora camminavamo su un sentiero così piccolo da dover mettere i piedi uno dietro l’altro per camminare, non c’era lo spazio per metterli appaiati. Con o senza la neve era un’abitudine. Sto facendo lo stesso cammino, ma ora non lo riconosco più, qualcosa è cambiato, non ho più l’incoscienza  giovanile, perché adesso ho paura di mettere un piede in fallo, non ho la stessa temerarietà di una volta. Il passo è lento. Il cappotto militare che indosso non agevola i movimenti, vorrei liberarmene, ma il gelo me lo impedisce. Eccola laggiù la valle, le case coperte dalla neve. Ci sono ricordi che non si possono dimenticare, la fisionomia e la forma del proprio paese. La via principale che lo attraversa da un capo all’altro, i pochi vicoli che s’intrecciano lungo la via per rompere la furia del vento. La mia casa si trova all’estremo lato sud, là dove ora vedo un recinto di animali, ma senza bestie al suo interno. Il costone è finito e ora, finalmente, ho ritrovato il sentiero che comincia a scendere per arrivare al piano, la neve diventa più sottile, più leggera, il vento che entra da nord e percorre la valle la spazza via in turbini sempre più fitti. Non sento più i piedi, devono essersi congelati dentro il cartone degli scarponi, ma non importa, la vista di casa rafforza la volontà di arrivare e riabbracciare chi un giorno disse “ti aspetterò, ti amerò per sempre”.  Ci sono promesse che non andrebbero fatte. Quattro anni non sono “per sempre”, ma sono sufficienti a conservare intatte le promesse?

La neve è quasi svanita, c’è solo freddo e il vento che sbatte sulle imposte, sulle tavole sconnesse delle stalle. Mi guardo intorno e non vedo nessun riferimento al Natale che sta per arrivare. Ancora pochi passi e potrò bussare alla porta di casa mia. La strada è deserta, non passa nessuno. Il giorno sta volgendo al termine e nella penombra della sera si accende qualche luce. Candele e lumi a petrolio, sento il puzzo che esce dalle case e che si mescola con il fumo dei camini.  Sento l’odore del fumo ma non porta nessun odore particolare solo fumo di legna e aria fredda.

Ci sono cose che nessuno immagina possano accadere eppure accadono; succede quanto non te lo aspetti. Arrivo alla porta di casa mia, mi fermo per riprendere fiato, fisso la porta di legno di quercia che aveva fatto mio padre, la vedo ma non la  ricordo così corrosa e quasi marcita, un legno vecchio e pieno di schegge. In quattro anni possibile che si sia rovinata in questo modo?  Busso due colpi, poi uno poi due. Il segnale che usavo da giovane,  questo era il mio modo di bussare, mia madre capiva che ero io. Ora non apre nessuno. Riprovo ancora con la bussata particolare, ancora nessuno. Busso normalmente, insisto con rabbia, tempesto la porta con pugni violenti. Finalmente qualcuno apre, appena uno spiraglio, un viso sconosciuto che mi guarda con sospetto da dietro la fessura della porta.

Chi è quell’uomo? Non lo conosco, cerco di avvicinarmi per vederlo meglio in viso, ma lui si ritrae impaurito. Ha visto la mia divisa da militare. Teme qualche azione da parte mia. Cerco di rassicurarlo:

- Scusa, chi sei tu – gli dico con voce calma e tranquilla, non voglio allarmarlo, - cosa ci fai in casa mia!

Lui mi guarda con stupore, ha sentito bene la mia domanda, ma non capisce.

- Questa non è casa tua soldato, ci abito io già da due anni, piuttosto, tu come fai a dire che è casa tua? 

Adesso tocca a me essere stupito. Ha detto che abita qui da due anni, allora i miei parenti che fine hanno fatto? I genitori, la ragazza che aveva promesso fedeltà imperitura, i fratelli, dove sono? Non posso credere che siano tutti morti, chiedo:

-  E' la verità, prima di partire io abitavo qui con i miei genitori e i miei fratelli, sono tornato dopo quattro anni di lontananza, e non trovo più la mia famiglia: dov'è?

Il tizio comincia a capire, fa la faccia cupa, sa qualcosa, ma ha timore a parlare, mi guarda e m’invita ad entrare,

- Vieni dentro, fa freddo qua fuori e, vedo che non sei messo bene.

Entro e il caldo del camino mi avvolge in un abbraccio caloroso, esplode dentro di me tutta la fatica, la stanchezza, la fame accumulata durante il viaggio di ritorno. Crollo su una sedia e già sento nelle ossa un brivido spiacevole, quanto dovrà dirmi il tizio che mi ha aperto la porta, di certo non sarà una buona notizia.

Ci sono storie che non andrebbero mai raccontate. Quella della mia famiglia era una di queste, quando l’uomo che sta al mio fianco comincia a parlare, una strana pace si  impossessa di me. Lui parla, racconta le vicende degli ex abitanti della casa che, adesso, è sua.

Dovrei prestare più attenzione, indignarmi, commiserarmi o anche piangere, invece me ne sto lì impassibile con lo sguardo nel vuoto vicino al fuoco di un camino a lungo desiderato. Il sonno si fa strada e s’impossessa di quanto è rimasto di un giovane corpo partito quattro anni prima per andare due montagne più avanti a difendere altre valli da uomini, un tempo amici, trascurando di occuparsi della propria montagna. Voglio credere che sia stato il vento e, non qualcuno, a spazzare via le speranze dall’animo degli abitanti la casa in fondo al viale, di un paese, nascosto in fondo alla valle. L’uomo non dice più nulla ha visto che mi sono addormentato e mi copre con una coperta. Dormo per un tempo indefinito, senza sogni, senza problemi, un sonno che nasconde la delusione, la rassegnazione di non poter passare il Natale con la famiglia. Quando mi sveglio la prima cosa che sento è un odore di zuppa, la fame repressa esplode in tutta la sua virulenza, mi alzo dalla sedia vicino al camino, sento dopo tanto tempo il calore nelle mie mani rimaste gelide per troppo tempo. L’uomo mi guarda, abbozza un sorriso, al suo fianco una donna avanti con gli anni e al fianco due bambini dalla faccia smunta. Mi fissano come un oggetto misterioso, il mio lungo cappotto militare mi dà un’aria di uomo più grande di quello che sono, ho la barba lunga e gli occhi arrossati, uno spettacolo insolito per un soldato del regio esercito. Cerco di prepararmi e andare via da quella casa che non è più la mia, sono un ospite non desiderato, devo andare, non so dove ma devo uscire da quella casa, prima che perda il calore che ho recuperato e la fame non mi faccia svenire. Sto pensando come fare quando una voce mi raggiunge:

- Come ti chiami soldato?

La voce è del capofamiglia, che, dopo avermi chiesto il nome, mi fa cenno di avvicinarmi alla tavola. La donna si era alzata e sta apparecchiando, mentre penso a come rispondere all’uomo vedo con la coda dell’occhio che sta mettendo cinque coperti, loro sono in quattro, un pensiero mi corre veloce nella testa.

- Mi chiamo Giuseppe, quando abitavo qua, i miei mi chiamavano Pino, se volete potete chiamarmi così anche voi, siete delle brave persone e non è colpa vostra se adesso io non ho più una casa né una famiglia.

Tranquillo Pino, tutti noi abbiamo sofferto questo periodo  oscuro, ora sembra che ne siamo fuori e per questo dobbiamo ringraziare il Signore, domani è Natale, dobbiamo celebrare la nascita, sperando che ci porti un po’ di serenità. Resta con noi, ci fa piacere avere un giovane in casa dopo aver perso mio figlio, aveva più o meno la tua età, è caduto sui monti da dove sei arrivato tu, chissà forse era un tuo compagno d’armi. Resta, ci sembrerà di averlo ancora tra noi. Dovrai accontentarti di quello che abbiamo, siamo poveri ma tiriamo avanti, aspettiamo la fine dell’inverno per riprendere i lavori nei campi, forse potresti darci anche una mano, se ti va di restare in casa tua.

L’uomo parlava e io dovetti sedermi per l’emozione, non pensavo a nulla del genere, ma dovevo immaginarlo, la gente della valle è rustica, parla poco, ma ha un cuore enorme, capace di gesti e parole che rincuorano. Non avevo voce per rispondere, mi limitai a fare un cenno affermativo con la testa.

Mi decisi a togliere il cappotto e, da sotto quella palandrana, uscì fuori il corpo provato di un giovane di ventisei anni, ma che ne dimostrava quaranta. Senza parlare mi avviai verso la cucina, sapevo bene com’era fatta la mia casa, per darmi una  lavata di mani, l’indomani dovevo rimettermi in ordine, non potevo presentarmi al Natale così com’ero combinato adesso.

La cena con i nuovi amici fu breve e molto parca. Una zuppa d’ortica e pane e delle fette di salame uscito chissà da dove. Per il giorno dopo,  Natale, non so cosa avesse  in mente quella famiglia, io da parte mia per contribuire pensai di tornare indietro fino al punto in cui avevo nascosto il fucile in dotazione e con quello cercare di andare a caccia di qualcosa di più sostanzioso. Non dissi niente all’uomo che mi aveva ospitato, che seppi dopo si chiamava Pietro, dissi solo che volevo fare un giro di giorno per vedere il cammino fatto. Presi il fucile e m’incamminai verso la salita che portava al bosco dietro la collina, prima di arrivare alla montagna vera e propria. Ero nato in quella valle e conoscevo tutti i suoi segreti, con la neve poteva capitare anche d’incontrare un cervo o un daino scesi per cercare del cibo dove la neve era più bassa, anche qualche lepre rientrava fra la selvaggina possibile, camminai a lungo cercando le orme di animali, ma non trovai niente, ero arrivato in cima alla collina e mi accinsi a scendere, nel farlo dall’alto vidi più a valle poco distante dal sentiero che dovevo percorrere, un movimento! Cercai di vedere meglio e finalmente li vidi, erano caprioli riuniti intorno a una rientranza del terreno che non era coperto di neve, c’era dell’erba e stavano mangiando tranquilli non si aspettavano pericoli in quella zona e in quel periodo. Scesi con cautela fino a raggiungere un posto molto vicino a loro, erano in tre due giovani femmine e un maschio adulto. Decisi subito per una delle due femmine, l’altra coppia avrebbe potuto procreare. Controllai il fucile, le pallottole, avevo una sola occasione e non potevo fallire. Il colpo risuonò in un’eco senza fine rimbalzando da monte a monte, ma dovetti  spararne un altro, anche se ferita, la femmina stava cercando di nascondersi nel bosco. Quando rientrai a casa di Pietro con l’animale sulle spalle ci  furono scene di gioia specie da parte dei bambini, la moglie aveva le lacrime agli occhi. Pietro mi guardò con uno sguardo scrutatore, ma non trovò traccia di nulla. Mi strinse la mano. Fu il primo Natale dopo quattro anni per tutti noi seduti a quella tavola che mangiammo carne fino a scoppiare. La polenta nel paiolo sul camino borbottava e il viso dei bambini si fece rosso dal caldo e dal cibo. Il primo Natale passato in casa fra gente di cuore e senza il rombo opprimente dei cannoni.

 

 

 

 

 

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