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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Post con #umberto bieco tag

Una visita inaspettata ma non troppo

22 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

«È su Edos» disse la nonna, ingurgitando un pasticcino. Subito dopo si udì battere alla porta, con sobbalzante trasalimento generale (esclusa nonna). Corsero all'uscio. Madre sbirciò attraverso la finestra a destra dell'entrata. Si girò verso di loro inacidita. «Cosa avete combinato?»

Crispin guardò Deia, e si avvicinò alla finestra, mentre la porta subiva altri colpi, assestati con accresciuta violenza, tanto che la si vedeva vibrare e l'intonaco della parete cominciava a cadere come forfora.

«Signora Arlanovich, ci faccia immediatamente entrare» gridò una voce rozza e rauca. Crispin guardò le tre donne con gli occhi fuororbitanti, nonché battendo i denti con una mano in bocca, cosa non particolarmente sana per la menzionata mano.

«Dobbiamo scappare» disse Deia. «Mamma, non c'è tempo per spiegare, ma noi siamo dalla parte dei buoni – almeno credo» proferì Crispin, scuotendosi – e si diresse con la sirena verso le scale della cantina. Intanto la porta veniva scardinata dalla posizione che era nel suo pieno diritto occupare, schiantandosi sul pavimento, aprendo la visuale su un drappello di poliziotti in tenuta antisommossa, caschi con visiera, giubbotti antilaser, armi, bagagli e ghigno feroce sul grugno d'ordinanza. A una simile intrusione feroce, disordinata, vandalica e distruttiva nel suo sacro focolare domestico, Madre Arlanovich sbuffò fumo nero dalle narici, sostituendo l'iniziale espressione incredula, con una oscillante tra il furioso e il furibondo, e agguantando la sua ramazza elettronica di fiducia, urlò «Come diamine di poffarbacco osate?», mentre roteava l'attrezzo come un bastone da kendo o come delle nunchaku, improvvisamente mutata in un'esperta di arti marziali marziane (anche la Repubblica dei Ming era stata esiliata su Marte) dalla collera che la faceva sembrare un dragone rosso di furore – una paonazza con la ramazza. Le Notizie Poliziesche Ufficiali del relativo Bollettino vi direbbero che i tutori dell'ordine non erano impressionati, ma mentirebbero.

Nel mentre Deia e Crispin stavano scendendo a rotta di callo le scale della Cantina, pensando e sperando di sfruttare nuovamente la sua Multiformità salvifica che li aveva tratti d'impiccio in precedenza, ma, come si sa, c'è sempre un ma. Delle voci. Rauche e rozze. Provenivano proprio da di sotto. In qualche modo, la Polizia Imperiale aveva trovato un accesso alla Cantina, e li stava cercando. E loro stavano per gettarsi affettuosamente tra le loro braccia. Pur con l'apparato cardiorespiratorio in pieno e pulsante allarme, i due si pietrificarono, gli occhi sgranati reciprocamente fissi in quelli dell'altro, e senza emettere un fiato risalirono precipitosamente con uno slancio comunque teso a rispettare un coerentemente non detto voto del silenzio che

 

CRAAASSSSSHHH

 

si ruppe proprio sul più bello insieme ad un vaso che schiantandosi a terra, e per il principio dei vasi comunicanti, comunicò alla gente di sotto che era ora di diventare gente di sopra.

Il Capitano del Drappello Addetto alla Porta li vide passare di corsa, sbirciando nel ventaglio di movimenti ipnotici che Mamma Arlanovich persisteva a roteare minacciosamente davanti ai suoi occhi, un gioco di prestigio che le stava valendo diversi applausi da parte del gruppo, ormai conquistato dall'ammirazione per la donna - «Eccoli!» esclamò l'uomo in posizione di comando «Presto inseg...»

 

SDDEEEEEEEENG

 

stavolta la bidella casalinga inferocita non si limitò a illustrare circonferenze nell'aria, ma disegnò anche un'ammaccatura sull'elmetto del Capitano, il quale reagì serrando di botto la visiera facciale, interrompendo il suo comando con un CLUNK a cui seguì un bofonchìo ovattato – ciò mentre Deia e Crispin contemplavano l'utilità di una finestra quanto non avevano mai fatto prima.

 

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Caos e Delirio

20 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #fantascienza, #racconto

 

 

 

 

I Tg, in ogni loro formato e modalità, erano costipati di notizie e allarme. Da una parte ci si compiaceva dei Ribelli arrestati, scovati nel SottoSottoSuolo (e qui apparivano immagini del Comandante dal labbro tremolante), sediziosi anti-imperialisti sedotti dal Lato Non Particolarmente Illuminato della Forza, o così sostenevano i mezzibusti, dall'altra vi era l'emergenza dei Morti dal Sonno Eterno Problematico, o Disturbato, che stavano mettendo a ferro e fuoco le città.

Come se non bastasse, questi Canali Imperiali, nell'insieme denominati TLCP, acronimo di Trasmissioni per il Lavaggio del Cervello Pubblico, cominciavano a insinuare che l'origine e causa di questo fenomeno potesse forse esser attribuita alla NovoVodka e alla sua coalizione di stati marziani – o così leggevano sulla velina mandata dal Palazzo Arancione (senza citare la fonte).

L'Impero avrebbe risposto?

Questi canali comprendevano la NBC, stante per Notificazione Baggianate Clamorose, la CNN, per esteso Comunicazione Notizie Nonvere, la BBC ovvero Bombardamenti di Bufale e Cavolate, mentre in Stivalonia era di base la RAI, forma contratta per Reiterazione di Assurdità Inventate.

Verso sera si udirono in divese città ripetute esplosioni seguite da uno sgorgare massiccio e roboante, accompagnato da un fetore ignominioso e indescrivibile, ma soprattutto irrespirabile.

In breve, erano di nuovo esplose le condutture fognarie dei Residenti di Sopra, le quali stavano dunque tempestando e diluviando sostanze orrorifiche da basso, nel Sottomondo e sui suoi abitanti.

Il Palazzo Arancione diffuse subito la notizia che l'accaduto era opera dei Ribelli, i quali messi alle strette avevano optato per la Strategia del Caos, l'esplodere feci ovunque per passare camaleonticamente inosservati. Ci furono altresì interferenze nelle Connessioni Oculari dei cittadini da parte dei Ribelli stessi, i quali a loro volta sostenevano specularmente che i colpevoli fossero i Governanti, i quali volevano definitivamente affogare la popolazione sottoproletaria nella merda (come se non lo fossero già a sufficienza), risolvere così il problema della disoccupazione e risparmiare sui Sussidi, nonché riappropriarsi di vaste quantità di nuovi cadaveri da cui suggere energia, dato che attualmente i vecchi sembravano proprio non volerne più sapere di rimanere buoni buoni nelle loro tombe succhialinfa. Ad ogni modo, a quanto pare apparentemente entrambi concordavano sul fatto che la faccenda puzzava. E che la versione degli altri fosse puro Delirio.

 

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Grumpama, nemiciamici

18 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

La faccia di Grump sparì, spinta via dalla faccia di Bombama – sullo stesso collo.

«Ih Ih Ih» ridacchiò con le gengive ben in vista, mentre cercava il suo compare sporgendo le pupille agli angoli degli occhi. «Qualche problemino Ronald?»

«Taci, Bomby. Nessuno ti ha invitato a uscire dalla tua fogna» bofonchiò l'altro, dal lato.

Le facce si spingevano a turno di lato per conquistare il centro della testa e parlare.

I morti traboccavano nelle strade, sembravano quasi tracimare dai monitor all'interno della Sala Operativa del Palazzo Arancione. Li si vedeva digrignare, morsicare lampioni, dare testate agli edifici.

«Che ne dici? Potresti fermarli con un bel bombardamento a tappeto! Io l'ho fatto su sette pianeti. Ho sganciato 213.747 missili solo nel mio ultimo anno di presidenza!» si vantò Bombama con benmostrato orgoglio.

«Pfff, bazzecole – io ero a 213.748 a giugno, figurati quanti altri ne avrò sparati fino ad ora»

«Lo vedi? Sei incoerente. Dicevi che avresti smesso con gli interventi militari»

«Perché, tu durante la campagna elettorale non avevi duramente criticato l'invasione dell'Urak, salvo poi fare sfracelli ovunque?»

«Beh, lo sai anche tu come va. Anzi, lo sai soprattutto tu. In campagna si dice qualsiasi cosa pur di prendere i voti dei gonzittadini

E risero entrambi stupidamente insieme, per poi tornare corrucciati e cagneschi subito dopo.

«Mandate i Rollastrade Spuntonati!» gridò Grump alla Sala Operativa.

Ora gli schermi mostravano morti effettuare telefonate anonime, alcune minatorie altre scherzose, e altri rovesciare vecchie macchine così tanto da farle tornare sulle ruote dopo un giro completo, rendendo l'intero sforzo discutibile. Il caos sembrava fuori controllo. Uno di quelli che prima abbaiavano ai passanti, ora stava abbaiando ad un cane, ricambiato. Sembrava volesse correggergli la dizione.

Le facce di Grump e Bombama furono a loro volta spinte improvvisamente via da quella di Millie Tary Klingon che urlava: “SANGUE SANGUE SANGUEEE!!! Questi morti sono stati liberati dai Novovodki! Stanno interferendo! Voglio la Terza Guerra Interplanetaria, subito! Voglio vedere Vladimir Ilic Putinovic sodomizzato a morte!”.

Grump diede un pugno alla faccia di Millie Tary Klingon che si stagliava sul proprio collo.

 

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L'Abisso del Popolo

16 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza


 

 

 

 

Deia non era passata inosservata. Quel che aveva detto, in quel contesto, si era inserito come il pezzo mancante in un circuito che una parte della popolazione aveva ormai costruito nella propria testa, che metteva in dubbio l'intera organizzazione Imperial-Inoculare: la discutibilità del profitto come fine ultimo della sanità, e l'equivalenza tra profitto e salute. C'era qualcosa che, curiosamente, non li convinceva del tutto. Ma dato che la Scienza era giusta, che gli Espertoni capitanati da Tronfio Pomposi e Boria Tracotanza avevano affermato che le cose stavano proprio così, e lo avevano detto con parecchia parecchia convinzione, chi erano loro per dubitare? Nonostante ciò, una sensazione di indefinito disagio, una vaga inquietudine non ben identificata, continuava a serpeggiare e sibilare, suggerendo scetticismi privi di definizione e forma. Il profitto è salute... perché il profitto ci fa stare bene. Fa andare avanti la società. Quindi la società è in salute. Quindi io sono in salute... perché sono parte della società. Certo, sono in salute. Non ci può essere salute senza profitto, no. O sì?

Si vergognavano di quella domanda che si inseriva subdolamente alla fine, rivelando la loro incertezza, qualcosa di socialmente sconfortante, che ormai bordeggiava con il sacrilego. E la Scienza era giusta, assoluta e immutabile. Quindi non c'era pericolo. Bisognava Inocularsi per ogni cosa. Anche contro gli Inoculi. Prendere pillole per qualsiasi cosa. Anche per smettere di prendere pillole. Erano sane. E salutari. Perché producevano profitto. Ma se lo scopo ultimo era il profitto... non poteva essere che... Come potevan esser sicuri che... Poi tutto si confondeva e non riuscivano a continuare e formare un'ipotesi completa, un concetto compiuto. Del resto, era chiaramente un ragionamento troppo difficile: come si potevano scindere Salute e Profitto? Impossibile! Ridicolo.

Deia fecondò l'ovulo dei loro timorosi dubbi soppressi – ed essi cominciarono a concepire coscientemente ciò che li tormentava nella prigione del loro raziocinio ammanettato, perché colpevole. Il Profitto è Salute... Il Profitto è Salute? Il Profitto è Salute... la Salute di chi fa Profitto. Noi ne profittiamo? No? Quindi significa che il Profitto è più importante della Salute generale. Che la Salute di chi fa Profitto è più importante della Salute generale. Quindi la Scienza, se è al servizio del Profitto, potrebbe non essere al servizio della Salute generale. Potrebbe non essere poi così salutare. Cosa gliene dovrebbe importare, se il fine è profittare?

Eppure quello era il progresso finale a cui si era giunti. Potevano le istituzioni e gli esperti star tutti sbagliando? O, addirittura, mentendo? Si sentivano folli a confessarsi questi pensieri. Se mai avessero osato pronunziare questi dubbi ad alta voce, sarebbero stati emarginati. Forse dovevano nascondere tutto in una botola in fondo al cervello, spostarci un mobile sopra e dimenticare. Un mobile in stile Impero. Sarebbero stati scherniti, derisi, declassati. Spediti nello spazio profondo in una capsula con una limitata scorta di carta igienica. O infilati nel rinomato Strizza Ossa Imperiale. Dovevano assolutamente evitare di pensarci.

Ma appariva loro l'immagine di un tale che si sprimacciava lentamente una lunga, folta barba, bofonchiando pensosamente: «Può essere, può essere – o forse potrebbe essere un pensiero di importanza capitale».

In qualche modo, Karl Mars, il Condivisionista, sorgeva come un archetipo da qualche rovina dimenticata del loro immaginario collettivo. E poi appariva Deia che forniva loro le nozioni mancanti, agghindata e splendente su quel palco. Se la Scienza era in mano al profitto privato delle Multiplanetarie, significa che potevano potenzialmente rendere Scienza qualsiasi cosa esse decidessero vendere, salutare inutile o nocivo, e i passivi adepti della Sacra Scienza avrebbero semplicemente ripetuto, assorbito e digerito. Venduto e comprato. Se la Scienza era in mano alle Multiplanetarie, allora anche la Sanità Imperiale lo era, perché si basava sulla Scienza. Sulla Scienza finanziata dalle Multiplanetarie. Che poi diventava Legge.

E Miss Vaccino non aveva parlato di corruzione?

Si servivano di loro. Proprio come si servivano di loro anche nella tomba, oltre che per tutta la vita. E loro non si sentivano affatto sani. Non si sentivano affatto in salute. Non si sentivano affatto felici. E avevano pure una certa fame. Era del resto l'ora del tè con i biscottini.

Doveva essere per questo che il nuovo Inoculo della CSK era quello contro una vecchia malattia contagiosa chiamata Rivoluzione.

 

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Frammenti sincroni

14 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

«I morti stanno tornando?» esclamò la tv ologrammatica, accompagnata dal tintinnare di tazzine e dallo sbriciolarsi di biscottini. Crispin e Deia emersero dalla cantina, e si affacciarono sulla cucina.

Madre stava facendo merenda con nonna.

«Ah... ciao mamma, ciao nonna, questa è una mia amica». La sirenetta sorrise loro.

«Una tua amica? Tu non hai amiche» gli rispose la genitrice, mentre la nonna si levava la dentiera e la puliva dai detriti.

«Beh, allora non è una mia amica – è solo una tizia con cui condivido degli interessi.»

«Interessi? Tu non hai interessi». La nonna sorrideva mostrando le gengive.

«Ma sì, lo sai, gli Inoculi, la rivoluzione, cose così»

«L'unica volta che ti sei preoccupato degli Inoculi è stato quando ti hanno Inoculato. O meglio, eri preoccupato dell'ago, più che altro. La rivoluzione interessava a tuo padre, non a te: ti confondi. Ma forse ti interesserà sapere che c'è un nuovo Inoculo contro la Rivoluzione».

Nonna tentava di rimettersi la dentiera, ma non riusciva a infilarla dalla parte giusta.

«Ad ogni modo, Deia, cara, piacere di conoscerti: non ti consiglio di farti vedere in giro con lui, la gente potrebbe pensare tu sia strana, cominciare a evitarti, cambiare lato della Strada Mobile quando ti avvicini. Lo faccio anch'io quando lo incontro fuori casa. Ma non ti ho già vista da qualche parte?».

Crispin la trascinò via, attraverso il corridoio. Passando di fianco ad una finestra, percepì movimenti  inusuali all'esterno. Guardò fuori. C'erano gruppi di persone sbrindellate, consumate, parzialmente mangiate, che si trascinavano per strada, caracollando innaturalmente.

«Un momento» borbottò volgendosi verso Deia. «Ora che ci penso, mia nonna era morta.»

Tornarono indietro e Crispin entrò in cucina, fermandosi davanti alla strampalata vecchietta.

«Sono tornata» disse lei, prima di riprendere a sorseggiare il tè, osservata dalla figlia.

«Che diamine accade?» esclamò la losca figura avvolta in un mantello entrando a grandi falcate nella Sala di Monitoraggio Globale, costellata da cataste di monitor e fasci di bandiere hamburgerstrisciate. Il Palazzo Arancione, centro dei comandi dell'Impero, era perplesso dai recenti sviluppi. Ronald Grump fissava corrucciato le immagini provenienti da tutta la geosfera terrestre, con un'espressione che lo faceva sembrare una via di mezzo tra un babbuino e un macaco dal vello rigorosamente arancione e posticcio. Gli schermi mostravano morti che uscivano dalle tombe, e si riversavano in strada. Emise qualche suono disarticolato e rabbioso, tra un ringhio e un gargarismo, finché riuscì ad emettere: «Mandate l'esercito! Rimetteteli nelle tombe! Un esercito di becchini! Armate tutte le pompe funebri! Riseppelliteli! Ur-gen-te-men-te! Nessuna pietà per i morti!».

Era molto preoccupato. Lo sfruttamento energetico dei morti manteneva in funzione l'intero Palazzo Arancione e l'apparato imperiale. E lui questa sera aveva intenzione di guardare la partita di Fluffball, detta Pallafuffa. Come avrebbe fatto senza elettricità?

«Donaci un po' di informazioni, Babbo» ghignò sadicamente Fiorello, soprannominato La Guardia, rivolgendosi al vecchietto rubicondeggiante, che sorrideva soavemente.

«O lo sai cosa accadrà» mormorò sinistramente, mentre l'espressione diventava ancor più minacciosa, e l'indice si avvicinava ad un pulsante. Babbo cominciò a sudare.

«Per voi ho solo carbone» rispose audacemente. La faccia del suo aguzzino si serrò rabbiosamente, e l'indice scattò sul pulsante.

All'improvviso l'aria fu tagliata dall'agghiacciante canto di una zitella country che magnificava gli ideali di SuperHamburger, menzionando tutte le sue conquiste più nobili, dallo sterminio delle indigene tribù degli uomini pennuti, che abitavano le lande su cui sorse, ad Enola Gay, una coraggiosa madre di famiglia che decise di sgominare da sola i Giappolesi con alcune bombe pasticcere extranucleari che aveva costruito in cucina con un frustino, una scodella, delle uova, della farina, dello zucchero, una catapulta e un po' di plutonio. E quelli rimasero davvero molto giappolesi, i pochi che sopravvissero, quantomeno. Ad ogni modo, la petulante vecchietta country cantava con stridula passione, e quella stridula passione traforava come ferri da uncinetto le orecchie di Babbo Naziale, e dalle orecchie procedeva diretta al cervello. Egli strizzava e allucinava gli occhi in smorfie psicoisteriche che non mancavano mai di sorridere esageratamente con denti che si stringevano verticalmente sino a scricchiolare come una valanga di rocce in procinto di valangare. Ma riuscì a non fiatare. Imperterrito, Fiorello alzò il volume mentre i perfidi occhi gli affondavano ancor di più nelle orbite scure. Babbo ridacchiò sbarrando lo sguardo e all'improvviso sbottò in ripetuti «JINGLE BELLS, JINGLE BELLS», al ché il mastino gli si parò davanti, a un millimetro dalla faccia, e urlò: «DICCI DOVE SI TROVA PYOTR ARLANOVICH», finché entrambi cominciarono ad urlarsi addosso vocali senza senso, naso contro naso, fronte contro fronte, per un po' di tempo, a piacimento.

 

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Una comunicazione dal Comitato di Avvertimento Contro la Devianza

12 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Caro lettore,

 

ci rivolgiamo a lei, certi che saprà capire e apprezzare il nostro intervenire nel bel mezzo di questo romanzo (o supposto tale) e perdonarci l'interruzione: giacché questo intervento è dettato dalla nostra funzione istituzionale ufficiale e, conseguentemente, da uno scopo socialmente educativo: quello di preservare l'integrità delle Nozioni di Verità su cui si basa la nostra Civiltà, così come sancite per legge.

Qualsiasi sia il movente della narrazione che stiamo inceppando, puro intrattenimento involontariamente diseducativo o consapevole sfida ai nostri Principi Fondanti, dev'essere chiaro che essi nella realtà reale non possono esser messi in discussione. La Scienza è sacra. Qualsivoglia discorso critico, anche quando apparentemente razionale, deve essere ignorato, osteggiato e, soprattutto, deriso, giacché inevitabilmente specioso: se contraddice ciò che si è stabilito essere Scienza, allora non può essere a sua volta Scienza. La Scienza si libra atarassicamente sopra tutto: chiara, limpida, incontrovertibile, immutabile, imperturbabile, assoluta. In grado di dimostrare con chiarezza la necessità di imporre cure in nome del Profitto: giacché se non c'è Profitto, non c'è Salute. Questa è la funzione della Scienza Medica, finalmente giunta all'odierna concezione dopo secoli di faticoso progresso.

Chi la nega, nega le vite che salva, e con ciò diventa complice dei decessi provocati dalla sua mancata applicazione. La Scienza, caro lettore, la Scienza.

Galileo non ha sofferto invano. Ha sofferto per noi.

Newton non ha preso una mela in testa per nulla: ha sopportato quel bernoccolo per noi.

Chi dubita la sincerità e l'assennatezza dell'attuale politica sanitaria, insulta questi giganti e il loro sacrificio.

Perché Einstein si umiliava producendosi in facce buffe e linguacce?

Per conquistare i bambini alla nostra causa.

E cosa recita il giuramento di Ippocrate, se non: «Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per tutti gli dei e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il giudizio dell'Impero, questa Inoculazione, foss'anche solo per il bene del Profitto».

Quindi, in virtù di ciò, ci troviamo costretti ad invitarLa a procurarsi il prima possibile un cerino, un accendino, una tanica di benzina, una torcia, delle pietre focaie, un lanciafiamme, e appiccare il fuoco al presente libercolo, proprio quello su cui sta correntemente leggendo queste frasi. Nel caso non provvedesse personalmente ad adempiere a questo invito, a eliminare questa fonte di disinformazione diseducativa, questo attentato narrativo al Dogma della Scienza Farmaceutica, in sintesi, questo vomitevole grumo di parole infette, ci troveremmo costretti ad appiccare noi stessi il fuoco a questa pagina dall'interno, inducendo un incendio che si diffonderà al resto dei capitoli, finché il libro dovrà capitolare: ora, si renderà ben conto che se ciò dovesse avvenire, per esempio, mentre il libro è nella sua borsa, o abbandonato in sua assenza sullo scaffale della libreria di casa, le menzionate borsa o libreria prenderebbero a loro volta fuoco, e ciò propagherebbe le fiamme sulla sua persona, se sta portando la borsa, o all'interno dell'abitazione che ospita la libreria - fiamme che procederebbero a incenerire il suo organismo e/o la sua dimora. Converrà con noi che ciò potrebbe causarle qualche disagio. Per evitare queste incresciose (ma non per noi) conseguenze, nonché una sua candidatura ad essere espulso dalla civiltà ed eiettato nello spazio in una capsula con limitata dotazione di carta igienica, è quindi consigliabile risolva quanto prima il problema segnalatole. Ad ogni modo, vorremmo rassicurarla ricordandole che, come soluzione definitiva alternativa in caso di recidività, è altresì contemplato l'utilizzo dello Sminuzza Ossa Imperiale, rinomato per l'intensità e la lentezza dell'agonia in grado di infliggere.

 

Cordialità,

il Comitato di Avvertimento Contro la Devianza

offertovi dalla CSK

(provate anche voi la nuova Inoculazione contro la Rivoluzione!)

 

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Reminiscing II

10 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Saro correva nella polvere, ridendo sgangheratamente, mentre gli altri lo inseguivano. Giunto all'acqua si tuffò, mutò in sirenetto e la caccia proseguì in questo modo – finché non arrivò per primo agli scogli e si salvò, com'era regola del gioco. La piccola Deia lo applaudiva.

 

Deia raccontava a Crispin la sua infanzia su Nettuno. Arrivò al diffondersi dell'epidemia – ma non riporteremo particolari. I Medici Interplanetari, associazione volontaristica, giunse da loro, azionò delle Cupole Automatiche e stabilì dei centri di ricovero e di Inoculazione per tentare di combattere il dilagare del virus – e sopperire alle lacune sanitarie di questa parte della galassia, ovvero la cosiddetta Terza Galassia – l'insieme dei luoghi e delle popolazioni più poveri del sistema solare.

Alcuni bambini pesce furono presi in carico da una specifica Cupola Medica che osservò un proprio protocollo, costituito dal seguente trattamento. Utilizzò un proprio Inoculo sperimentale per una porzione. E quello regolare per l'altro – ovvero quello sancito come efficace dalla Sperimentazione Sanitaria Globale. Ma in dosi minori rispetto a quelle raccomandate. Tra i bambini pesce trattati in quest'ultimo modo c'era Saro. La Cupola era stata eretta dalla CSK, allo scopo di confondersi con quelle dei Medici Interplanetari. E sfruttare così l'occasione offerta da un'epidemia nella poco protetta e regolata Terza Galassia – dove eventuali vittime contavano meno o, ad ogni modo, non quanto i miliardi di Dollari Terrestri che se ne potevano potenzialmente ricavare.

Quando i genitori dei ragazzini accusarono la CSK di aver usato i loro figli come cavie, e di non averli informati della sperimentazione in corso. Per conto suo, la CSK fornì documenti di approvazione del Comitato Etico Sanitario locale nonché di consenso informato dei genitori stessi, in cui si certificava la correttezza e la trasparenza del suo agire.

I genitori sostennero si trattasse di documenti contraffatti. Non solo. I legali della class action sviluppatasi riuscirono ad ottenere una lettera di uno degli Specialisti per le Malattie Ittico-Infantili parte dello staff della stessa multiplanetaria farmaceutica, il dottor Kamikaze, che sollevava diverse eccezioni sulla moralità della sperimentazione, tra cui il fatto che quell'Inoculo non fosse stato testato a sufficienza prima di essere impiegato sui bambini. Il dottor Kamikaze si schiantò contro l'inverosimile corazzata della CSK, che terminò il suo contratto subito dopo. La CSK rimase illesa.

I giudici si arricchirono.

 

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Reminiscing

8 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #recensione

 

 

 

 

Deia era in grado di comprendere Crispin. Sapeva cosa significava aggrapparsi a speranze immaginarie. Ed era stata sufficientemente fortunata da poter sperimentare il sollievo del vedere e percepire quella speranza immaginaria assumere concretezza reale. Babbo l'aveva difesa quel giorno: era apparso nell'orfanotrofio in costume per festeggiare il Natale e rallegrare i ragazzini. E non sparì. Tornava. Tornava regolarmente a trovarla e portarle dolciumi, videolibri, film intracerebrali - e attenzione. Ma non poteva adottarla. Non erano contemplate adozioni per scapoli. E lui era un partito orrido che non aveva attratto alcuna potenziale signora Naziale, e/o lui stesso non sembrava propenso a dedicare parte della propria vita a una donna. Voleva il proprio appartamento tutto per sé. Poter lasciare calzini sporchi in ogni stanza, sistematicamente, come simbolo/vessilli di libertà. Inoltre era pecuniariamente poco abbiente. Ma si configurò comunque come una presenza che lei poteva investire di un affetto vero e, a suo modo, ricambiato. Quella stessa presenza regolare indusse i vari monelli privi di famiglia ad avere più rispetto per lei, per quanto non di rado accompagnato da rodenti invidia e gelosia – giacché lei aveva, in parte, ciò che loro speravano solamente. Aveva sconfitto quindi l'introversione autistica, e le sue capacità empatiche erano fiorite ulteriormente. Sentiva, percepiva, capiva.

Crescendo, il loro rapporto maturava, e le comunicazioni si approfondivano, nozioni trapelavano.

Emergeva che Babbo era coinvolto con i Ribelli. E Deia aveva certo le sue profonde motivazioni per apprezzare quell'appartenenza. Rabbia impotente la scuoteva quando pensava all'Impero e a come la CSK fosse compenetrata con esso – a come fosse corresponsabile del Principio Fondante Inoculare, elemento imprescindibile di Civiltà: e a come essa fosse colpevole di aver ucciso i suoi quattordici compagni di giochi, tra cui il piccolo Saro, di cui lei si prendeva cura, di cui era particolarmente amica, a cui era specialmente legata. Il fatto di non averlo protetto dalla CSK faceva sì che lei stessa, nei suoi pensieri, fosse in qualche modo colpevole. Era quindi stata costretta a fare qualcosa. L'acronimo della CSK, dove abitava, era stato ritradotto in Cosmic Serial Killers.

Scoprì di avere anche lei un Potere, con lo svilupparsi della sua femminilità. Concepì quindi come metterlo al servizio della Causa. Si iscrisse alle eliminatorie regionali per diventare Miss Vaccino. Vinse diverse selezioni. Fu adocchiata da Orrido Porchinstein. E il resto fu trasmesso in diretta galattica su tutti i pianeti del circondario.

Molti abitanti della galassia sentirono pungolati, o confermati, i dubbi che nutrivano sul Sistema – ma che fino ad allora non avevano osato menzionare in pubblico, per timore delle ritorsioni.

Lo scontento si diffondeva, come un nuovo tipo di contagio.

 

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La Cantina Multiforme

6 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

Crispin riconobbe lo stanzone, esitò un momento, poi prese Deia per il polso e la tirò verso il varco – finché furono dentro. Allora la parete crollata, o sparita, si ricompose dietro di loro.

Erano fuori dal labirinto. Erano nella cantina di casa Arlanovich. O in una delle sue tante conformazioni ed espressioni. Questa specifica porzione ricordava bene di averla sognata. Una stanza umida, vuota, a parte alcuni piccoli mucchi di detriti. Erano nella semioscurità.

La condusse all'altra estremità, dove dei gradini portavano verso una stretta apertura sul soffitto, da cui trapelava della luce. Riuscì a issarsi e aiutò Deia a salire.

L'apertura si chiuse a sua volta.

«Cosa succede?»

«Non lo so. Ma è la mia cantina. Siamo al sicuro. Per il momento. Immagino sia un'altra invenzione di mio padre Pyotr. Una che credevo di aver solo sognato. Come la Torre Mobile. La nostra cantina è come un serpente che si snoda fuori dalle regole dello spazio-tempo. Si allunga, si restringe e si torce a piacimento. Ma a piacimento di chi?»

«È il discorso più lungo che ti abbia sentito fare» osservò lei.

Erano in un'altra porzione onirica. Qui c'erano scaffali ricolmi di oggetti, giornali antichi dotati di prime pagine di polvere, hardware obsoleto da cui fili pendevano come tentacoli intrecciati di ragnatele. Ninnoli, tazze, caraffe, brocche, pupazzetti. Componenti elettronici, transistor, microchip. Fusibili, sparsi liberi sui ripiani. Vecchi poster ormai fusi con le pareti dall'umidità. Scatole slabbrate di giochi da tavolo, schermi ciechi, cassette consumate da cui spuntavano fogli di carta vergati di diagrammi, formule e altri geroglifici. Scheletri di misteriosi macchinari appoggiati ai muri. Entrando in altri varchi, percorrendo passaggi, arrampicandosi per altri gradini e scale, arrivarono in un ambiente pulito, moderno e confortevole.  Vi erano mattonelle, piastrelle, tecnologia, un frigorifero. «Tutto questo non dovrebbe esistere» mormorò Crispin. «Era il rifugio che sognavo, in cui io e i miei potevamo andare a ripararci, in caso di guerra».

Deia intanto aveva aperto lo sportello del frigidaire e stava scrutando dentro, il viso illuminato dalla lampadina interna.

«Sai, ti avevo scritto.»

Lei si girò verso di lui e lo guardò per un momento. «È proprio il tuo giorno loquace questo. Fammi pensare a quale delle tipologie appartieni»

«Non importa. In realtà non sono davvero un ammiratore. Tentavo di convincermi di esserlo.»

«Meglio così. Significa che non correrò rischi. Anche se non è chiaro perché volessi esserlo».

«Era solo il tentativo di appigliarmi a un sogno. Per avere qualcosa con cui orientarmi. Ti scrivevo sciocchezze poetiche. Ti scrivevo che potevi salvarmi. Ma non lo credo realmente. Semplicemente, non avevo di meglio da fare».

«Capisco» rispose lei. Era della tipologia dei sognatori depressi, concluse.

«Ti guardavo, la luce elettrica sul volto. E ti ho vista irreale di nuovo».

Deia aveva passato l'infanzia in un orfanotrofio. Era aliena. Ed era l'unica sirena. Si sentiva diversa, e si isolava. Non aveva il completo controllo della propria metà inferiore, che a volte – quando era particolarmente nervosa – tornava ittica e squamosa all'improvviso, facendola scivolare per terra tra le risate degli altri orfani – tra i quali vi erano altri extramondani, più normalmente dotati di ventose, tenagliette o carapaci. «Pesce!» le gridava schernosamente qualcuno. Sapeva cosa significava essere differenti. Essere tristi. Preferiva starsene in disparte. Osservava gli altri, durante le pause di gioco, lo sviluppo delle loro amicizie attraverso il tempo. Le erano familiari bambini che invece non la consideravano, di cui seguiva le azioni e relazioni – senza interagire. Era come un'entomologa affezionata. Quella conoscenza a distanza le permetteva di sviluppare affettività senza correre il pericolo di venire delusa da un rifiuto. Rifiuto che l'avrebbe solo inaridita, le avrebbe reso tutto il mondo inviso, nemico. Questo stratagemma le permetteva di coltivare un piccolo ritaglio fiorito in un deserto, arginando quest'ultimo. Tenendo a bada le ineluttabili formiche della psicosi o dell'autismo, sperando che qualcuno prima o poi sarebbe accorso in aiuto. O non le sarebbero rimasti che i simulacri interiori dei propri genitori, con cui si sarebbe definitiva chiusa dentro sé stessa.

Un Natale, qualcuno di particolarmente arguto sentenziò: «Gli ospiti sono come il pesce: dopo tre giorni puzzano. A parte Deia, che puzza di pesce fin da subito! Pesce, pesce pe...». Non fece a tempo a finire l'ultima reiterazione perché la bocca gli fu serrata da un simpatico scappellotto. Gliel'aveva bonariamente quanto efficacemente elargito Babbo Natale, con la sua ben nota generosità.

«Sei sicuro che non sia il fetore del tuo cervello andato a male?» gli chiese con un rubicondo sorriso. Non è chiaro? Non era un Babbo Natale qualsiasi. Era Babbo Naziale.

 

Continua...

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Il labirinto dei display

4 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Correvano forsennatamente attraverso i cunicoli del Labirinto, non si fermavano nemmeno ad ascoltare se i passi delle Guardie si avvicinavano. Era difficile orientarsi ma tentavano di proseguire in direzione opposta rispetto alla provenienza, per quanto le continue svolte i bivi, trivi e tetrivi lo permettessero: un corridoio che si allontanava dall'entrata poteva improvvisamente anche torcersi su stesso e riportarli indietro.

In quel caso «Oh oh, che scherzetto» squillava giulivamente uno dei display appesi alle pareti, mostrando un sorrisone elettronico. Era una situazione disperante: quanta era la loro urgenza di mettersi al sicuro, tanta era l'impenetrabilità del dedalo. Ma a quanto pare non era l'unico problema. Mentre correvano attraverso un incrocio, al loro passaggio un quadrato di suolo cominciò a scricchiolare, e stavano giungendo all'altro lato di quell'area quando essa crollò sgretolandosi improvvisamente sotto i loro piedi. Chiunque ne fosse stato al centro sarebbe caduto in un abisso di cui non si scorgeva fine, un baratro che si perdeva nelle tenebre. Loro due, favoriti dalla posizione, riuscirono istintivamente ad aggrapparsi al ciglio della pavimentazione, che offriva qualche provvidenziale appiglio.

«Non preoccuparti, ora mi isso e ti tiro fuori io!» esclamò Crispin, scalciando nell'aria, paonazzo per lo sforzo – quando si accorse che Deia era già uscita e si apprestava a trascinarlo in salvo.

«Ahem. Grazie» proferì l'eroe, mutando il rossore dello sforzo in quello dell'imbarazzo.

Rifiatando notarono l'assenza di passi echeggianti attorno.

«Per il momento li abbiamo seminati, parrebbe. Tentiamo di essere razionali. Ci serve qualcosa per segnare il nostro passaggio»

«Ottima idea – così sapranno esattamente come trovarci»

«Ok. Non è una buona idea. Che ne dici di... potremmo cospargere i cunicoli di bucce di banana e farli cadere»

«Dobbiamo solo trovare un fruttivendolo.»

Avendo già esaurito le idee brillanti proseguirono in silenzio per un po'.

Poi, passando davanti ad un display, Crispin chiese:

«Siamo già passati di qui?»

«Fammi pensare. Oh, temo proprio di sì» rispose il display.

Nonostante la cattiva notizia, Deia sorrise, quasi ridacchiò, stupita che l'aggeggio avesse effettivamente risposto.

Fu allora che le pareti cominciarono a tremare. I due si guardarono allarmati.

Un blocco di pietra esplose sotto la spinta del TrapanoTalpa, che irruppe fragorosamente nel labirinto. Era una versione ridimensionata del mezzo che aveva interrotto la riunione dei Ribelli – esso si sistemò al centro del passaggio, puntò i fuggitivi dagli occhi sgranati, e finalmente partì verso di loro. Deia e Crispin osservarono queste operazioni al rallentatore, come pietrificati, e, quando s'imposero nuovamente di correre, sembrava che la fuga affondasse nella colla, le gambe erano ormai stanche, ed era la mera energia nervosa a trascinarli avanti.

Il  Trapano Talpa stava scivolando dietro di loro come un pescecane nell'acqua, di per sé silente, se non fosse stato per l'autista, impegnato a produrre vocalmente il suono del motore, più precisamente di un antico motore arrugginito, come notò stuporosamente Crispin, al contempo meravigliandosi di avere il tempo di produrre simili osservazioni nella situazione in cui si trovava.

La Guardia dal lato passeggero esclamò:

«La vuoi smettere? Sempre con questa mania»

Al ché l'altro replicò:

«Ma senza non è la stessa cosa» e continuò a rombare con ancor più convinzione, mentre il compagno lasciò sfuggire uno sbuffo esasperato.

Davanti agli occhi dei due, i fuggitivi si erano improvvisamente fermati presso un incrocio, forse sfiniti, e sembravano confabulare concitatamente. Vedendoli ormai rassegnati, privi di scampo, le Guardie non si sentirono mosse a pietà, anzi caricarono ancor di più, con l'apparente intento di investirli. L'eccitazione era palpabile: difatti ora anche il riluttante si era unito ai vocalizzi motoristici del pilota, raddoppiando il surrogato di rombo. Era fatta. Si avventarono a tutta velocità.

I due ribelli balzarono lateralmente all'ultimo momento, uno a sinistra e uno a destra – lungo il cunicolo perpendicolare. Il Trapano Talpa s'era ormai scagliato, e le Guardie non ebbero il tempo di decidere da che parte girare - né del resto avrebbe fatto differenza: questo era l'incrocio che aveva quasi inghiottito Deia e Crispin all'inizio della loro fuga. Il veicolo perforante finì dritto nella voragine, inghiottito dal buio tenebroso – accompagnato dal suono sempre più lontano del motore vocale dell'autista e dall'esclamazione «La vuoi smettere, ALMENO ORA?» finché – dopo qualche attimo – si udì un lontano ma comunque clamoroso tonfo frastagliato di clangori e cigolii e altri suoni non ben meglio identificati.

Intanto, una parete del labirinto sembrava essere crollata, o si era in qualche modo spalancata, offrendo l'accesso ad un ambiente familiare.

 

Continua...

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