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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

televisione

Il segno del comando

11 Marzo 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #televisione, #come eravamo

 

Se penso alla paura, penso a Il segno del comando. Sceneggiato televisivo del 1971, in bianco e nero, con Ugo Pagliai, allora giovane e bellissimo, e Carla Gravina, (ma anche Rossella Falk e Massimo Girotti), per la regia di Daniele D’Anza.

Ambientato a Roma, in vicoli bui e misteriosi, in particolare via Margutta, in taverne che scompaiono, palazzi fatiscenti, chiese inquietanti. In bilico fra gotico, giallo e fantastico, disseminato di apparizioni, fantasmi, ritratti misteriosi, medaglioni, manoscritti appartenuti a Lord Byron.

Era tensione allo stato puro e ricorderò sempre il terrore con cui, bambina, assistetti alla mitica puntata della seduta spiritica. Il tutto era amplificato dalla musica e, soprattutto, dall’indimenticabile sigla, Cento campane, nota soprattutto nella versione cantata da Lando Fiorini.

 

Din don din don, amore,

pure le streghe m’hanno detto no

 

I temi, innovativi per l’epoca - occultismo, spiritismo, reincarnazione - avvinsero e stregarono l’Italia per cinque domeniche. Allora si coronava il giorno del Signore, quello dedicato alla famiglia e alla buona tavola sostanziosa, con la visione collettiva (oggi diremmo “gruppo di ascolto”) di un grande teleromanzo a puntate.

Come afferma il sito Fantasticinema: “Si possono restaurare le immagini e riesumare puntate perdute dagli archivi, tuttavia è difficile riproporre le emozioni che circondavano gli sceneggiati tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’80.”

 

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L'amico fantasma

7 Marzo 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #come eravamo, #televisione

 

Chissà se qualcuno ricorda ancora L’amico fantasma, serie televisiva mandata in onda da Rai 1 nei primi anni settanta?

Rammento poco anch’io, so solo che piaceva tanto in famiglia, soprattutto a mia madre e a me, e che la trovavamo molto accattivante e divertente.

Insomma, La porta rossa, di cui viene al momento trasmessa la seconda serie su Rai 2, con Lino Guanciale nei panni di un commissario di polizia deceduto, ha dei precedenti. Anche ne L’amico fantasma le indagini erano portate avanti dallo spettro di un detective morto nella prima puntata, che stava vicino all’amico investigatore e alla propria moglie ancora amata. Niente a che vedere con le atmosfere crude e noir de La porta rossa, qui era tutto molto spiritoso, si tratta di un vecchio telefilm inglese della seconda metà degli anni 60 che ha per protagonisti due investigatori privati: il primo è  Jeff Randall, interpretato dall’attore Mike Pratt,  il secondo Marty Hopkirk, impersonato da Kenneth Cope.

La sigla è stata composta da John Barry, autore delle musiche dei film di James Bond, fra cui la più famosa è senz’altro Goldfinger.

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Viva la pappa col pomodoro

20 Febbraio 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #come eravamo, #televisione

 

Avevo solo tre anni ma non mi perdevo una puntata de Il giornalino di Gianburrasca, sceneggiato televisivo andato in onda nel 1864/65, tratto dal libro di Vamba, per la regia di Lina Wertmüller. Ricordo di averlo seguito con la stessa attenzione e comprensione di adesso e che la visione coinvolgeva tutta la famiglia, soprattutto mia madre e mia nonna ne andavano pazze quanto me. Ci piaceva tantissimo la giovane Rita Pavone nei panni del terribile Giannino Stoppani, lei era una di noi, con la faccia semplice e pulita. Non ricordo se anch’io fui una di quelle bambine che s’innamoravano di Giannino rimanendoci poi male quando scoprivano che era una femmina.

Mi divertivano anche gli altri personaggi, soprattutto la terribile direttrice interpretata da Bice Valori che, si dice, recitasse in ginocchio per sembrare nana. La musica era di Nino Rota, e, ovviamente, quella più famosa, La pappa col pomodoro, divenne una hit. Avevo il disco e lo suonavo in continuazione. Era una straordinaria canzone di protesta, così come la scena dove Giannino scappa dal collegio, che all’epoca fu ritenuta diseducativa. Ma io so solo che il motivetto non l’ho mai scordato e lo canto anche oggi alle mie nipotine.

 

La storia del passato

Ormai ce l´ha insegnato

Che un popolo affamato

Fa la rivoluzion

Ragion per cui affamati

Abbiamo combattuto

Perciò "buon appetito"

Facciamo colazion

 

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I biscotti al Plasmon

17 Gennaio 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #come eravamo, #televisione

 

Che delusione scoprire che l’uomo della pubblicità Plasmon degli anni sessanta, lo statuario semidio che incideva su un capitello il marchio dei biscotti - al secolo Fioravante Palestrini - è diventato un criminale trafficante di droga, con vent’anni di carcere scontati in Egitto. Per me resterà sempre giovane, scultoreo e bello, legato a quelle scatole di cartone rossiccio che contenevano i famosi biscotti.

Avevano un sapore un po’ incerto ma si scioglievano come burro in quei tè che a volte mamma mi preparava nei bui e corti pomeriggi d’inverno. Lei parlava con mia nonna, entrambe sedute sul divano, io guardavo Giocagiò in televisione. E il sapore del tè si mescolava con quello dell’immancabile raffreddore che mi accompagnava per tutto l’inverno, con la sensazione del fazzoletto stretto in mano, dei giochi con cui mi trastullavo. Ricordo in particolare un cartoncino contenente delle piccolissime siepi coi fiori di plastica. Per me diventavano giardini, foreste, giungle.

Una bambina sempre sola, sempre raggomitolata sul divano a leggere, capace di svilupparsi una fantasia febbrile e fervida che l’avrebbe accompagnata – e forse sostenuta – per tutta la vita.

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Sibila il vento la notte si appresta

11 Gennaio 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #come eravamo, #televisione

 

Ho un’immagine di me in prima elementare. Giro fra i banchi insieme ai miei compagni tenendo un righello fra i denti. Ma per me non è un righello, è un pugnale, e quei bimbi col grembiulino  sono rudi banditi, mentre le mura della mia classe racchiudono i cupi e frondosi alberi della foresta inglese.

Sto parlando de “lo sceneggiato degli sceneggiati”, in onda nel 1968, per la regia di Anton Giulio Maiano, La freccia nera, tratto dall’omonimo romanzo di Robert Louis Stevenson. Mai fiction televisiva mi è rimasta nel cuore quanto questa. Seguirla, puntata dopo puntata, nel tenebroso bianco e nero tanto evocativo, era emozione allo stato puro.

Ogni bambina giocava a essere Loretta Goggi nei panni della deliziosa e temeraria Joan Sedley, ed era innamorata del bellissimo, coraggiosissimo e dolcissimo Dick Shelton, al secolo Aldo Reggiani.

Amore romantico, una ragazza che si finge uomo, ma anche agguati, battaglie, tradimenti, cavalli e arcieri nella foresta.

Bellissima la sigla finale, con quel fischio di freccia a ritmare una musica di Riz Ortolani da far battere il cuore.

 

Sibila il vento la notte si appresta

e la cupa foresta minacciosa si fa

passa ma trema se senti un fruscio

forse è un segno d'addio

che la vita ti dà

lascia la spada se il cuor non ti regge

perché questa è la strada

che da noi fuorilegge ti porterà

La freccia nera fischiando si scaglia

è la sporca canaglia che il saluto ti dà

vieni fratello è questa la gente

che val meno di niente

perché niente non ha

ma se il destino rovescia il suo gioco

nascerà nel mattino una freccia di fuoco

la libertà

 

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Intervista a Mimmo Tuccillo

29 Dicembre 2018 , Scritto da Daniela Lombardi Con tag #daniela lombardi, #mimmo tuccillo, #moda, #intervista, #televisione

 

 

 

 

Lo stilista Mimmo Tuccillo non è certo nuovo a vestire personaggi del mondo dello spettacolo, l’incontro con Vladimir Luxuria è stato particolarmente felice. Si è svolto grazie a Carlo Cremona, che ha invitato lo stilista al  "Festival Internazionale del Cinema " Omovies... Gran Galà.

Per  l’occasione ha vestito Vladimir Luxuria, e la collaborazione fra i due continuerà anche in futuro.

Mimmo Tuccillo dichiara che: “Noi artisti diamo una mano ed una voce in più per chi non ha la forza, sostegno e appoggi familiari e sociali. Io sono sempre in prima linea per i più deboli. Sono contro ogni forma di violenza, contro l’omofobia. Bisognerebbe insegnare fin da piccoli i bambini al rispetto. Con Vladimir Luxuria ho avuto subito un ottimo approccio e la nostra collaborazione continuerà…  è speciale!”.

 

Come definirebbe Mimmo Tuccillo se stesso?

Un artigiano al servizio della moda e dell’arte.

 

Come si è avvicinato alla moda?

Sono sempre stato attratto dalla moda, infatti fin da bambino realizzavo abiti per le mie amiche con cose riciclate, insomma giocavo a fare lo stilista.

 

Che tipo di abiti realizza?

Io vivo al sud e per fortuna ci sono ancora molte ragazze che sognano l’abito da sposa ed io li realizzo materializzando i loro sogni, ma anche abiti per grandi occasioni.

A cosa si ispira?

Il mondo stesso è fonte di ispirazione: dalla realtà urbana, dalla natura. Il processo creativo è frutto di continua ricerca, come gli abiti ispirati a correnti pittoriche e architettoniche.

Veste molti personaggi del mondo dello spettacolo, ci può fare qualche nome?

Ultimamente vesto Antonella Clerici per “Standing Ovation”, Tina Cipollari nei vari programmi Mediaset, Ivana Spagna, Silvia Mezzanotte, Francesca Rettondini, Cecilia Gasdia, Gabriela Barros, Monica Rogledi, Justin Mattera, Veronica Maya, Carmen Di Pietro, Barbara Chiappini e molte altre, e tra i politici Pina Castiello e Paola Concia.

 

Che cosa è la vera eleganza?

Eleganza è sinonimo di buon gusto, è innata, ed è equilibrio ed armonia.                                                                                                                              

Come sono stati i suoi inizi?

Normale iter scolastico, specializzazioni in ricami a mano, cucito e dieci anni di gavetta in importanti atelier.

 

Il made in Italy che importanza ha?

L’Italia è al primo posto da sempre la capitale

 

Quali sono state le tappe più importanti della tua carriera?    

Oscar della moda dal teatro greco di Taormina diretta Rai uno, Le note degli angeli diretta Rai Uno, La voce di padre Pio diretta Rai  Uno, Al posto tuo Alda D’Eusanio Rai Due, Stelle emergenti Rai Due, Gran galà di capodanno diretta Rai Uno, Festival di Sanremo Ivana Spagna,  Cinema Reality Matteo Garrone, “Passione” John Turturro.

 

 

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Dietro le quinte televisive

29 Novembre 2018 , Scritto da Daniela Lombardi Con tag #daniela lombardi, #cinzia diddi, #moda, #televisione, #interviste

 

 

 

 

 

Come nasce la Luxury Collection e a che pubblico si rivolge?

 

Tentazioni by Cinzia Diddi  è un brand di abbigliamento che ha sempre cercato di soddisfare le esigenze di una clientela esigente poiché alla ricerca del bello.

Per questo motivo il marchio della Casa di moda Toscana amplia le sue collezioni, creando abiti per chi ama vestirsi impeccabilmente.

In netta contrapposizione con la linea, “Tentazioni” dal gusto metropolitano, "Luxury" è la prima linea firmata direttamente e personalmente da me.

La Linea Cinzia Diddi fa parte della Luxury Collection ed è interamente dedicata al lusso e al “su misura”.

Un mondo parallelo dove protagonisti sono i tessuti ricercati e l’attenzione per il dettaglio.

 

Un abito della Luxury Collection  è stato indossato da Ilary Blasi, di abito è?

 

L' abito di Ilary Blasi è un tubino in paillettes color oro, è stato realizzato con un tipo pregiatissimo di tessuto. 

Le linee degli abiti sono pulite per la nostra LUXURY Collection, i volumi rigorosi. Ma la loro luminosità impareggiabile. All over di paillettes monocrome per  una mise così gioiosa e luccicante che relegarle alle sole feste sarebbe un autentico peccato mortale.

Il color oro è poi una scelta di gusto e di grande tendenza nell'autunno / Inverno 2018. L' Oro È PIÙ DI UN COLORE, È UN VERO E PROPRIO STILE. È elegante, rende preziosi, non è criticabile, non è identificabile con una stagione, dà sicurezza. È il vero passepartout. L'oro, protagonista indiscusso di questa stagione Autunno /Inverno, è la tinta che conquista e impreziosisce, detta tendenza street, dona subito un twist coraggioso ad ogni outfit

 

Ilary Blasi, come tanti altri personaggi del mondo dello spettacolo è seguita da costumiste, che collaborazione nasce fra due figure personali come stilista e costumista?

 

Intorno a personaggi come Ilary Blasi ruotano molte figure professionali che lavorano in stretta collaborazione con il fine ultimo di esaltare nella sua interezza e valorizzare pienamente e a tutto tondo il personaggio. 

La Stilista disegna e fornisce l'abito in base alle richieste della costumista, la quale a sua volta collabora con autori e scenografi affinché tutto sia in linea con le precise esigenze del programma televisivo. 

L'abito deve risultare "televisivo" e contestualizzato. 

Compito della Costumista è abbinare l'abito ad accessori e scarpe.                            

L'effetto finale sarà un outfit sicuramente "discusso". 

Il risultato è garantito Solo se le figure professionali sono altamente referenziate.

 

 

Che effetto fa vedere una propria creazione in prima serata indossata da un personaggio come Ilary Blasi?

 

Svolgo il mio lavoro, che amo profondamente, con dedizione assoluta. 

Sicuramente non mi lascia indifferente essere scelta come Stilista da personaggi del mondo dello spettacolo per curarne e valorizzare l'immagine, ma se il lavoro si riesce a farlo diventare PASSIONE VIBRANTE, il successo e' il giusto e naturale epilogo. 

 

Cosa ne pensa nel complesso del look che sta sfoggiando durante questa edizione del Gfvip questa splendida donna?

 

La definirei una donna dall'indiscusso stile, dove intelligenza, strategia e studiati giochi di contrasti le fanno conquistare il centro della scena. 

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Ottima direi, è cera Grey

20 Ottobre 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #come eravamo, #televisione

 

Anni sessanta, un po’ Stanlio e Ollio de noialtri, tanto umorismo mai volgare per grandi e piccini. Due grandi comici, Ciccio e Franco, al servizio della pubblicità della Cera Grey.

Malgrado tutto, hai ancora una bella cera. Ottima direi, è Cera Grey.

Darei qualsiasi cosa per risentire quell’odore di cera sulla graniglia. Aiutavo mia madre a togliere la vecchia con l’acqua calda, poi stendevamo uno strato nuovo e passavamo la lucidatrice, sentendoci tanto moderne, tanto diverse da nonna che ancora strofinava sull’impiantito un vecchio panno di lana.

Noi che ci sorbivamo il morbillo, la varicella e la rosolia, noi che andavamo a letto dopo Carosello, noi che facevamo merenda col Buondì, con la Girella o col Ciocorì, m anche con pane burro e zucchero o pane vino e zucchero, per poi avvitare alle scarpe i pattini con tremende chiavette simili a quelle che servivano per aprire la carne in scatola.

Eravamo orgogliosi di ciò che possedevamo, della moka Bialetti, della pentola Lagostina, della coperta di Somma, persino dei bruttissimi sandali con gli occhi. Da una parte le cose erano fatte per bene, in Italia e non in Cina, senza superficialità e con l’intento di durare. Dall’altra ci bastava poco per essere felici: poter leggere un libro, magari in edizione condensata o in riduzione per bambini, tenere in bella mostra sugli scaffali le enciclopedie a fascicoli simbolo di alfabetizzazione e cultura a portata di mano, cantare le canzoni di Rita Pavone, Little Tony o Patty Pravo, dimenandoci come le ragazze più grandi davanti al Juke box dei bagni, con in mano un Piper da leccare dopo averlo spinto in su col bastoncino.

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Una linea di successo

14 Ottobre 2018 , Scritto da Cristina Aquino Con tag #moda, #televisione, #cristina aquino

 

 

 

 

Mariagrazia Cucinotta ha indossato i miei abiti con un'eleganza e una bellezza tutta mediterranea, grande attrice e una donna che sa sempre mettersi in gioco e rende ogni capo che indossa un vero capolavoro come lei. 

 

Ilary Blasi ha dato un tocco di particolarità e glamour ad ogni capo indossato anche una semplice camicetta con lei è diventata il capo più richiesto nella mia boutique.

 

Michela Coppa fresca e spontanea ha indossato in maniera raffinata ogni capo anche una minigonna cortissima su di lei acquisiva valore.

 

La bellissima Demetra Hampton ha reso unici e richiestissimi dei semplici jeans e adora indossare i miei abiti per occasioni speciali, eventi.

 

Un vero piacere  vederla indossare un mio capo... Stefania Orlando con la sua trasmissione in Rai, sempre brillante ed elegantissima con ogni vestito. Anche nelle sue passeggiate romane ha reso i miei vestiti speciali.

 

Jane Alexander sta indossando molti abiti del mio showroon nella casa del GFVIP. Jane è un vulcano che sa interpretare ogni abito con uno stile diverso, un corpo da favola statuario, simpatica, disponibile, fashion e sportiva al tempo stesso …

 

Cristina Aquino

 

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La fiducia è una cosa seria

12 Ottobre 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #televisione, #come eravamo

La fiducia è una cosa seria, slogan semplice ma imperituro dei caroselli Galbani.

Qualcuno di voi ha più fiducia? Qualcuno si alza pensando che il futuro sarà positivo, che le malattie verranno curate, che la civiltà e il progresso trionferanno, che i figli troveranno un lavoro migliore di quello dei padri, che l’amore sarà eterno e il matrimonio indissolubile, che gli immigrati sbarcheranno qui per integrarsi e rispettare la nostra cultura e le nostre tradizioni?

Cosa è rimasto della speranza e della fiducia?

Lo studente va all’università per hobby, anche perché tutti vogliono diventare scrittori, blogger e giornalisti, nessuno più trova dignitoso il lavoro manuale.

Chi scrive un libro sa che non verrà pubblicato.

Anche i bambini si ammalano di tumore.

Il cibo che hai in bocca è cresciuto in un terreno inquinato.

Quando t’innamori sai che più di tre anni la passione non durerà.

Se ti sposi sai già che divorzierai.

Si vive per l’oggi e non più per costruire il domani. La società mette al bando la sana nostalgia del passato e cancella la speranza nel futuro. Vivi l’attimo, carpe diem, dedicati alla meditazione che altro non è che il calarsi a pieno nell’attimo presente. Così la vita si trasforma in una successione d’istanti tutti sullo stesso piano, in uno sfrenato individualismo ed egocentrismo, in un’eterna adolescenza senza stagioni, che non contempla né la memoria dei nostri avi, né l’impegno per realizzare l’avvenire.

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