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Yoani accusa: Il governo cubano mi censura!

16 Luglio 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #politica estera

Yoani accusa: Il governo cubano mi censura!

Yoani accusa a reti unificate: El Nuevo Herald e Martí Noticias replicano identico comunicato stampa, diffuso da Chicago a colpi di Twitter. Le dichiarazioni della blog-trotter (la chiameremo così, il soprannome le si addice) sono tutte rigorosamente in 140 caratteri. Non fosse mai che non si comprendesse il ruolo basilare dei mezzi informatici nella lotta per una Cuba libera. Dopo i barbudos avremo gli internautas al governo di Cuba?

Vediamo la notizia: “Il governo castrista blocca il mio periodico in maniera intermittente. Si tratta di una manovra – che definisce torcida – per non consentirmi di accusare il regime di censurare 14ymedio. In ogni caso sto usando metodi alternativi per diffondere il giornale, che viene aggiornato quotidianamente, e sono molto contenta perché abbiamo registrato un numero imprevisto di accessi”.

La blog-trotter si gode Chicago, dove è stata invitata per premiare (in valuta pregiata) il suo impegno in favore della libertà di stampa, contro la censura e per la diffusione dei diritti umani. Ha riscosso 10.000 dollari, tra una chiacchierata e l’altra, un modo indiretto – grazie a un premio – di finanziare la sua attività giornalistica (parola grossa). Non è vero che non potrà disporre di quella cifra per colpa dell’embargo, perché lei sa bene come si aggira il bloqueo, anche se gioca a fare la parte di Pinocchio, che da un po’ di tempo a questa parte le si addice.

Tornando a bomba, la sua tesi originale sarebbe che il governo blocca 14ymedio un giorno sì e uno no per non far capire che si tratta di un’operazione di censura. In ogni caso la rivista conta ben 200.000 visite da tutto il mondo. Non solo. Yoani diffonde pdf stampati porta a porta e memorie USB a più non posso. Ce la vedete? Io no, ma tutto può essere, anche che la blog-trotter si occupi dei problemi dei poveri invece di guardarli dall’alto in basso con alterigia borghese. La blog-trotter non aggiunge che i contatti sono quasi tutti esterni, non tanto per colpa della censura governativa, quanto perché i cubani non sono interessati a collegarsi a una rivista telematica che racconta cose di pubblico dominio a prezzi altissimi (un’ora di connessione costa circa 7 dollari, mezzo stipendio di un impiegato statale). A nostro parere, se il governo cubano perde tempo per censurare una rivista che nessuno legge i casi sono due: Raúl Castro è completamente rimbecillito, oppure c’è qualcosa sotto. Tra l’altro è previsto in tempi brevi il rientro a Cuba della blog-trotter, che come al solito – dopo aver accusato il governo cubano di ogni possibile infamia – non subirà alcuna repressione. Non è stupefacente? Se Cuba fosse davvero una dittatura liberticida non si limiterebbe a bloccare 14ymedio in maniera intermittente, ma farebbe marcire la sua direttrice nelle patrie galere. Troppe cose non mi convincono in questa storia…

Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi

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Il periodico di Yoani

24 Maggio 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #politica estera

Il periodico di Yoani

E' uscito il periodico di Yoani. Un folto gruppo di giornalisti e intellettuali si è affrettato a sottoscrivere un manifesto per appoggiare la nuova pubblicazione, ribattezzata 14ymedio, e per chiedere al governo cubano di "rispettare il diritto a esistere del quotidiano e di permetterne la diffusione". Gli intellettuali si sono premurati di aggiungere: "Chiediamo che la libertà di espressione non venga soffocata e che sia rispettato il diritto all'informazione dei cittadini". Nomi illustri firmano il manifesto: Lech Walesa, Mario Vargas Llosa, Carlos Alberto Montaner, Rosa Montero, Fidel Cano, Pedro Zambrano Lapenta, Arturo Ripstein e Martine Jacot, sono tra i più significativi della cultura ispanica diffusa nel mondo. Tutti sono convinti che "questa iniziativa contribuirà alla transizione pacifica del paese caraibico verso la democrazia". Sembra che nessuno di loro sappia che a Cuba il periodico verrà letto soltanto dalla Sicurezza di Stato (per controllarlo) e da pochi privilegiati, perché il cubano medio non possiede connessione Internet casalinga. Tanta ingenuità da parte di persone così geniali, spaventa e sconcerta.

Tra gli articoli contenuti nel primo numero troviamo la riunione dei vescovi cubani per analizzare il piano pastorale quinquennale, con la notizia che presto l'arcivescovo dell'Avana, Jaime Ortega Alamino, verrà sostituito. Certo non uno scoop, ma tant'è. Questo passa il convento. Nel giornale troviamo anche un reportage sulla violenza nella capitale cubana, inchiesta piuttosto parziale e faziosa, visto che L'Avana resta il paese più sicuro di tutta l'America Latina. Provare per credere! Consigliamo visite in Brasile, Venezuela, Nicaragua, Honduras, Uruguay, Cile... All'Avana mi sono permesso di vagare per le strade più buie a notte fonda senza che mi accadesse niente. Non avrei fatto altrettanto in molti paesi sudamericani. Il piatto forte del periodico sono i blog: Generación Y di Yoani Sánchez (fatevi avanti per tradurlo in italiano, ché il posto è vacante!), A pie y descalzos di Miriam Celaya e Víctor Ariel González e Orígenes (dal nome della rivista e storico gruppo letterario di Lezama Lima, curato da diversi autori). 14ymedio pubblica interviste (ai soliti noti), opinioni (a senso unico, proprio come il Granma), dibattiti (tra persone che la pensano tutte allo stesso modo, proprio come il Granma) e un inserto culturale (molto scarno per il momento). Abbiamo anche una sezione intitolata Fuegos Cruzados, dove si analizzano due punti di vista diversi. Nel primo articolo si parla di sanità. La domanda è: "La nostra sanità soffre per le missioni internazionali?". Le opinioni incrociate (e opposte) sono di Darsi Ferrer, medico cubano in esilio, e del Ministro della Salute Pubblica, Roberto Morales Ojeda. Interessante l'intervista allo scrittore blogger Ángel Santiesteban (Los hijos que nadie quiso), che riferisce: "Mi sento più libero di molti scrittori che sono per strada e che sono iscritti all'UNEAC (Unión de Escritores y Artistas de Cuba), pure se sono in carcere solo per aver scritto il mio pensiero su Cuba e sui suoi dirigenti". Ammesso che tutto questo sia vero, - la sola cosa comprovata è che Santiesteban è in galera dal 28 febbraio 2013 -, viene da chiedersi perché lui è stato imprigionato e Yoani Sanchez no. La blogger non è stata certo tenera con il governo cubano nei suoi viaggi all'estero e - se non vado errato - a Cuba esiste ancora un reato che si chiama propaganda controrivoluzionaria. Perché il codice penale non viene applicato nei confronti di Yoani? Si badi bene, nessuno se lo augura. Ci chiediamo solo il motivo di tale diversità di trattamento tra la blogger e altri dissidenti.

Fin qui il periodico con i suoi contenuti. Passiamo al lancio pubblicitario. Di prima mattina, Yoani Sánchez, non contenta del sostegno mondiale e dei nomi di spicco che appoggiano il giornale, ha denunciato un tentativo di blocco al periodico digitale. Secondo la sua - non comprovata - denuncia (su Twitter, chiaro! Va di moda anche in Italia, adesso...) la Sicurezza di Stato avrebbe bloccato l'accesso al periodico, deviando il traffico ad altro sito denominato Yoanislandia.com, che denuncia le attività controrivoluzionarie della blogger. Di sicuro il governo cubano renderà la vita difficile al periodico di Yoani, che se lo doveva attendere - e se l'aspettava, pure se finge un atteggiamento ingenuo - ma i mezzi ingenti che ci sono alle spalle del progetto 14ymedio comprendono anche le armi per la guerra telematica. Il periodico di Yoani non è assolutamente quel che vogliono contrabbandare i fondatori e certi giornalisti copiatori di veline (in Italia, su tutti, Repubblica!), non viene dalla base, dal popolo, ma da un gruppo elitario che gode di cospicui finanziamenti esteri. Mancava la voce di Jen Psaki - Dipartimento di Stato USA - per chiedere rispetto per la libertà di espressione a Cuba. Cosa che condividiamo. Il solo problema è che 14ymedio è una creatura del Dipartimento di Stato nordamericano e gode di ingenti capitali messi in campo dall'amministrazione statunitense. Mi faccio molte domande, in questo momento storico. Mi chiedo come mai tutti i grandi nomi che scendono in campo al fianco di Yoaninon sono presenti quando si pubblica un libro di uno scrittore cubano che denuncia identiche mancanze della Rivoluzione e quando escono sul mercato altri periodici. Non ci dimentichiamo che nel mondo cubano - scritti da esiliati e residenti sull'Isola - esistono: Café Fuerte, Diario De Cuba, Penultimos Dias, Cuba Debate... molte rivisteon line nate prima di 14ymedio. Non solo, molti scrittori cubani pubblicano nel mondo e in pochi ne parlano. In Italia, in questi giorni, dedicato a chi pensa che le mie idee sono cambiate, è uscita la mia traduzione di Caino contro Fidel - Guillermo Cabrera Infante, uno scrittore tra due isole, ultimo lavoro di Alejandro Torreguitart Ruiz. Perché non riscopriamo il più grande scrittore cubano del Novecento per capire i problemi della Rivoluzione Cubana, invece di rincorrere le gesta del più grande bluff del Duemila, costruito chissà dove e per chissà quali motivi insondabili? Le mie idee critiche sulla Rivoluzione Cubana sono le stesse di sempre, ma vado avanti da solo, perché il carro dove ero salito stava scricchiolando non poco.

Gordiano Lupi

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La morte di Huber Matos

1 Aprile 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #politica estera, #cultura

La morte di Huber Matos

Era un uomo speciale Huber Matos. In tutti sensi. Eravamo nel 1958, lui faceva il maestro di scuola e coltivava riso a Manzanillo, dalle parti della Sierra Maestra, Oriente cubano. Fu tra i primi oppositori al regime di Fulgencio Batista, si unì a Fidel e all'Esercito Ribelle, conquistò sul campo il grado di Comandante e contribuì al trionfo della Rivoluzione. Cadde presto in disgrazia, però, perché in disaccordo con la deriva comunista del processo rivoluzionario. Fu accusato nel 1959 di alto tradimento e dovette scontare 20 anni di reclusione in patria. Esiliato a Miami, fondò il movimento Cuba Indipendente e Democratica, per diffondere nel mondo la sua visione democratica e il tradimento degli ideali rivoluzionari. A Cuba oggi nessuno lo ricorderà, anche se pure lui ha contribuito alla causa ed è stato tra i coraggiosi che scacciarono Batista. Ha avuto il torto di non essere comunista, se così si può dire, ma ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco tutti i suoi dubbi, pagando con la galera le sue convinzioni democratiche.

Muore a 95 anni, per un attacco cardiaco, lucido e intelligente come sempre, a differenza del rivale Fidel che gli sopravvive come l'ombra di se stesso. Verrà sepolto in Costarica, secondo le sue volontà, in attesa che la sua terra sia libera e possa di nuovo accoglierlo. Il Costarica è un paese importante nel passato del Comandante, perché fu il suo rifugio dalle truppe di Batista che lo braccavano. Huber Matos, il mitico Comandante della Colonna 9 "Antonio Guiteras", entrò all'Avana a fianco di Fidel e di CamiloCienfuegos. Avevano posizioni democratiche molto simili, Huber e Camilò, il primo fu arrestato per tradimento, il secondo scomparve in un misterioso incidente aereo. Huber Matos è sempre stato convinto che Camilo venne ucciso, così come la sua detenzione fu una conseguenza della svolta autoritaria castrista. Riposa in Pace Comandante Huber. La storia ti assolverà.

Foto: foto di Huber Matos e una caricatura di Garrincha.

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

La morte di Huber Matos
La morte di Huber Matos
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Eliécer Ávila lancia Somos+, nuovo movimento politico

27 Marzo 2013 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #politica estera



Il giovane Eliécer, da poco entrato nelle fila della dissidenza, ha
lanciato un nuovo progetto politico.

27 marzo 2013

Eliécer Ávila Cicilia, il giovane noto a chi si occupa di cose cubane
per aver messo in difficoltà Ricardo Alarcón nel 2007, oggi si è
presentato come "un umile servitore" per lanciare il
progetto "Somos +", volto a "costruire uno Stato
moderno, con un governo che imposti una politica diversa nei confronti
dei cittadini (...) per unire le famiglie che stanno soffrendo
lontananza e separazione".

Ávila ha affermato: "La maggioranza dei cubani non condivide
l'operato del governo. Visto che siamo la maggioranza, vogliamo
poter esprimere le nostre opinioni. E in ogni caso sarebbe lecito
farlo, anche se fossimo soltanto una minoranza".

Eliécer Ávila Cicilia ha descritto la nuova organizzazione in un
documento video lanciato in rete dalla Polonia (dove si trova adesso):
"Somos mas non sarà un partito politico, ma un movimento. Alla
base ci saranno democrazia e rispetto dei diritti umani. Vogliamo
riunire tutti i cubani che vivono all'interno e all'esterno
dell'Isola. Vogliamo creare uno Stato moderno, prospero,
tollerante e democratico. Vogliamo conoscere a fondo la realtà vissuta
da ogni cubano per cercare di trasformarla. Il mio obiettivo personale
è quello di rientrare a Cuba come uomo politico e di poterne uscire
quando lo riterrò opportuno, indossando la solita veste".

Eliécer Ávila Cicilia si presenta come il vero uomo politico per la
nuova Cuba, così come Yoani Sanchez è l'intellettuale, la
giornalista, la scrittrice del cambiamento, lui è il teorico di una
politica nuova.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

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Yoani Sánchez: "Non mi faranno più uscire da Cuba..."

26 Marzo 2013 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #politica estera

Yoani Sánchez: "Non mi faranno più uscire da Cuba..."

Yoani Sánchez: "Non mi faranno più uscire da Cuba..."

Yoani Sánchez si trova a L'Aia per un Festival del Cinema dedicato ai diritti umani. La blogger ha assistito alla proiezione del film FORBIDDEN VOICES (Voci proibite) girato dalla svizzera Barbara Miller, dedicato a tre donne che lottano per i diritti umani: Farnaz Seif (Iran), Zeng Yingjan (Cina) e la stessa Yoani. Durante un colloquio con la stampa, la blogger cubana ha detto: "Temo che non potrò più uscire da Cuba, al rientro dal mio tour internazionale. Le autorità mi hanno concesso il permesso di recarmi all'estero per non dover pagare il prezzo politico del divieto, ma al rientro sarò io a subire la repressione. Il Governo credeva che lasciandomi uscire sarei rimasta all'estero. Non hanno fatto i conti con questo prodotto del sistema cubano, che voleva costruire l'uomo nuovo e invece ha creato le Yoani. La morte di Hugo Chávez porterà molti problemi a Cuba e a tutto il Latinoamerica, visto che sancisce la fine del sussidio economico e apre una stagione meno populista". Ha partecipato alla conferenza anche la regista Barbara Miller: "Ho scelto queste tre donne per le storie personali che raccontano nei blog, dove senza slogan e senza propaganda denunciano situazioni di mancanza di libertà". Le altre due protagoniste del documentario vivono persecuzioni ancora più violente di Yoani. L'iraniana Farnaz Seifi, esiliata in Germania, ha detto che non tornerà in Iran, perchè significherebbe finire direttamente in galera. la blogger cinese, Zeng Yingjan, vive a Hong Kong con una figlia di 4 anni ed è separata dal marito, che si trova agli arresti domiciliari a Pechino.
Yoani Sánchez, che ha da poco lasciato Washington e New York per partecipare al festival del cinema olandese, si recherà subito dopo in Florida, Argentina, Spagna e Italia.

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

VIGNETTE

1. (autore Omar Santana)

Maduro: - Il problema è che io non posso dare neppure la colpa all'embargo.

Raul: - Ho un'idea! Posada Carriles...

2. (autore Garrincha)

Internet - La stampa scritta...

Yoani Sánchez: "Non mi faranno più uscire da Cuba..."
Yoani Sánchez: "Non mi faranno più uscire da Cuba..."
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Yoani Sanchez alle Nazioni Unite

25 Marzo 2013 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #politica estera

Un video molto interessante. Yoani accusa l'ambasciatore cubano di aver fatto in modo che non potesse rilasciare interviste nella sala delle Nazioni Unite, ma nonostante l'azione di contrasto del regime, è riuscita a parlare alla stampa internazionale. L'attenzione mondiale su Cuba si fa sempre più forte, grazie al tour di Yoani. La blogger ha detto: "La Comunità Internazionale deve riconoscere il governo cubano per quel che è: una dittatura. A Cuba chi non è d'accordo con le idee governative viene considerato, nel migliore dei casi, un vendipatria. Vengo da una terra dove manca ogni tipo di libertà, da un paese dove il governo detiene il monopolio informativo, dove la stampa è considerata uno strumento di potere per manipolare l'opinione pubblica. Vengo da un paese che viola quotidianamente i diritti umani, che non concede neppure un minuto alla radio o in televisione ai movimenti non in sintonia con l'ideologia al potere, che non permette diffusione di idee alternative a mezzo stampa. Sogno che un giorno tutti comprendano che Cuba non è il partito unico al potere, ma una nazione fatta di cittadini con idee diverse e proprie aspirazioni. Vengo da un paese dove il governo fa di tutto per eliminare le voci critiche, dove un uomo al potere decide quale sia la strada migliore da intraprendere. Non ho niente a che vedere con la violenza, di nessun tipo, né con le bombe lanciate da terroristi, né con chi detiene il potere senza rispetto per i propri cittadini, ma esercitandolo in maniera dittatoriale. Chiedo un'inchiesta internazionale sulla morte di Oswaldo Payà. Dobbiamo sapere che cos'è accaduto quel 22 luglio. Se il governo cubano non ha niente da nascondere dovrebbe fare in modo che si facesse luce su un evento che presenta molti lati oscuri. Invito il Venezuela a non seguire il modello cubano, visto che lo stesso Fidel Castro, in una recente intervista ha detto che il modello cubano non va più bene neanche per Cuba".

Yoani è partita per l'Europa, ma sarà di nuovo a Miami nei primi giorni di aprile.

Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi

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A Cuba non c’è droga? Di Yoani Sanchez, traduzione di Gordiano Lupi

31 Gennaio 2013 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #politica estera

A Cuba non c’è droga? Di Yoani Sanchez, traduzione di Gordiano Lupi

tratto da La Stampa

Il mio occhio sinistro soffriva una cheratite piuttosto aggressiva. Era il risultato della scarsa igiene dell’ostello dove vivevo e di successive congiuntiviti mal curate. Mi prescrissero un complesso trattamento, ma dopo un mese che somministravo collirio non si notava alcun miglioramento. Mi bruciavano gli occhi quando guardavo le pareti dipinte di bianco e i luoghi dove si rifletteva la luce del sole. Le righe dei taccuini apparivano sfumate e non riuscivo a guardare neppure le mie unghie. Yanet, la ragazza che dormiva nel letto a castello di fronte, mi raccontò cosa accadeva. “Ti rubano l’omatropina per bersela, la usano per sballare, poi ti riempiono il flacone con un’altra sostanza”, mi disse sussurrando davanti alle docce. Cominciai a sorvegliare di notte il mio armadietto e mi resi conto che diceva la verità. La medicina che avrebbe dovuto curarmi veniva consumata da alcune mie colleghe dell’ostello mescolata con un po’ d’acqua… ecco perché la mia cornea non guariva.

Elefanti azzurri, percorsi di plastilina, braccia che si allungavano verso l’orizzonte. Scappare, volare, saltare dalla finestra senza farsi male… verso un abisso, erano le sensazioni che ricercavano quelle adolescenti allontanate dai loro genitori e che vivevano secondo gli scarsi valori etici trasmessi dai professori. Alcune notti, nella zona sportiva, i maschi estraevano un infuso dal fiore conosciuto come “campana”, la cosiddetta droga del povero. Alla fine del mio decimo grado, cominciarono a circolare anche in quel liceo di campagna le polveri da inalare e l’“erba” in piccoli pacchetti. Certi prodotti venivano spacciati soprattutto dagli studenti che vivevano nel poverissimo quartiere de El Romerillo. Dopo averli ingeriti, si udivano risatine nelle aule, guardi smarriti oltrepassavano la lavagna e la libido andava a mille grazie a tutti quegli “incentivi per vivere”. Assumendo dosi regolari non si sente più lo stimolo della fame nello stomaco, confermavano alcune amiche già “adescate”. Per fortuna, non mi sono mai lasciata tentare.

Finito il periodo della scuola in campagna (1), seppi che fuori dalle pareti di quel collegio accadevano cose simili, ma su scala maggiore. Nel mio quartiere di San Leopoldo, imparai a riconoscere le palpebre semichiuse dei “fatti”, la magrezza e la pelle smorta del consumatore incallito e il comportamento aggressivo di alcuni che dopo aver preso “una dose” si credevano padroni del mondo. Quando arrivarono gli anni duemila aumentarono le offerte sul mercato dell’evasione: morfina, marijuana, coca - attualmente costa 50 pesos convertibili al grammo - pasticche di vario tipo; Parkizol rosa e verde, Popper e ogni genere di sostanze psicotrope. I compratori appartengono ai più variegati strati sociali, ma la maggior parte di loro cerca una fuga dalla realtà, un momento piacevole, vuole uscire dalla routine e lasciare alle spalle l’asfissia quotidiana. Inalano, bevono, fumano, e dopo puoi vederli ballare una notte intera in discoteca. Passata l’euforia si addormentano proprio davanti a quella stessa televisione dove Raúl Castro assicura che “a Cuba non c’è droga” (http://mexico.cnn.com/mundo/2013/01/28/raul-castro-pide-combatir-el-narcotrafico-cuando-esta-naciendo).

Traduzione di Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

Note del traduttore

(1) Quando Yoani parla di ostello, liceo in campagna, collegio, si riferisce all’esperienza della beca, che quasi tutti gli studenti cubani hanno fatto: un periodo di preparazione al lavoro in campagna, lontani dalle famiglie. Era la cosiddetta scuola al campo, prima dell’università, basata sull’idea - di per sé formativa - che lo studio dovesse andare di pari passo con il lavoro. Gli alunni venivano separati dalle famiglie per un certo periodo di tempo e vivevano in ostelli (albergues) di campagna - di solito poco igienici - dove studiavano e lavoravano. La scuola al campo è stata abolita da una recente riforma di Raúl Castro. I cubani non la rimpiangeranno.

(2) Traduzione vignetta di Garrincha (fumettista cubano).

- Cosa ha detto Raul in Cile?

- Che a Cuba non c’è droga.

- Secondo me s’è fumato uno spinello...

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