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personaggi da conoscere

Byron a Livorno

25 Marzo 2013 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #saggi, #poesia, #personaggi da conoscere

Nel 1822 per lo spazio di sei settimane dimorò a Montenero Lord Giorgio Byron, il più celebre fra i poeti della moderna Inghilterra. Egli abitò la villa Dupouy ora De Paoli, e secondo quello che si dice, la camera in cantonata tra il fronte principale e il lato occidentale della villa medesima. In fondo a questa camera è una piccola alcova dove trovavasi il letto occupato dal Byron. (…) Insieme al Byron era venuto a Montenero il conte Ruggero Gamba con suo figlio Pietro e la figlia Teresa maritata al conte Guiccioli, con seguito di domestici delle parti di Romagna, sui quali tutti, perché appartenenti alla società segreta dei Carbonari, teneva una gran vigilanza la polizia toscana, per la quale era ospite poco gradito anche Lord Byron di cui si conoscevano non solo le idee ardentemente liberali, ma altresì la vita disordinata e scorretta e l'indole intollerante di ogni freno e di ogni sottomissione” Pietro Vigo.

George Gordon Byron (1788 – 1824) da Pisa, dove risiedeva sui Lungarni, venne a Montenero nel 1822. Lo storico Pietro Vigo, nella sua guida di Montenero, ne dà ampio resoconto. Al prezzo di cento francesconi il mese, Byron prese in affitto villa Dupouy, dal banchiere Francesco Dupouy, con stalle, rimesse, giardini, cisterne e pozzi d’acqua pulita. A Montenero Byron scrisse parte del suo “Child Harold” e l’iscrizione per la tomba della figlia allegra. Un gruppo di americani ancorati al porto di Livorno lo invitò a bordo e gli tributò onori da grande celebrità. Pietro Vigo riporta una contesa scoppiata il 28 giugno, verso le 17, fra le persone al servizio di Byron e quelle al servizio della contessa Guiccioli. Furono coinvolti anche i Gamba, s’impugnarono coltelli e pistole, Pietro Gamba rimase contuso. Questa rissa diede occasione alla polizia toscana di sfrattare gli invisi conti Gamba, col pretesto di clamori e intemperanze che disturbavano il quieto villaggio di Montenero. A tal proposito, Byron scrisse al governatore la seguente lettera, che Vigo dichiara di aver trovato solo nella traduzione italiana.

“I miei amici conte Gamba e famiglia hanno ricevuto l'ordine di lasciar la Toscana in termine di quattro giorni, come pure il mio corriere, svizzero di nascita. Non farò alcuna osservazione sopra quest'ordine, almeno per ora. Io lascerò in lor compagnia questo territorio, non essendo luogo di dimora adatto per me quel paese che ricusa un rifugio agli sventurati ed un asilo ai miei amici. Ma siccome io ho qui un capitale considerabile in mobilia ed altri articoli che richiedono qualche tempo per disporre l'allontanamento, sono a pregarla di una dilazione di qualche giorno in favore dei miei amici, come pure del mio corriere, il quale mi accompagnerà se ciò vien permesso, ed io suppongo che un giorno o due di più sarà cosa di piccolissima conseguenza. Siccome io accompagnerò i miei amici qualunque volta essi partano, chiedo il permesso di pregarla d'onorarmi d'una sua risposta.” Ma il poeta inglese non ottenne ciò che chiedeva. Come non la ebbe vinta nella disputa dell’acqua. Byron era molto difficile in fatto d’acqua, la digeriva solo se purissima e cristallina, ma la siccità portò all’esaurimento dei pozzi. Byron, allora, si rifiutò di pagare la pigione e fece causa a Dupouy, nel tribunale di Livorno. Perse e dovette pagare le rate arretrate, gli interessi e le spese giudiziarie. Mentre ancora era a Montenero, ricevette una lettera in versi da Goethe, che si fece tradurre da Enrico Mayer, giovane scrittore di padre tedesco. Rispose che sarebbe partito presto alla volta della Grecia, dove si combatteva per l’indipendenza. Partì, infatti, dal porto di Livorno sull’Ercole e raggiunse Missolungi, dove morì nel 24, ma non in battaglia, bensì di meningite. Nel 1900 gli fu intitolata una via di Montenero.

Riferimenti

Pietro Vigo, “Montenero”, 1902 dal sito www.infolio.it

In 1822 for six weeks Lord George Byron lived in Montenero, the most famous of the poets of modern England. He lived in the Dupouy villa now De Paoli, and according to what is said, in the room in the corner between the main front and the western side of the villa itself. At the bottom of this room is a small alcove where the bed occupied by Byron was located. (...) Together with Byron Count Ruggero Gamba had come to Montenero with his son Pietro and his daughter Teresa, married to Count Guiccioli, with a retinue of servants from parts of Romagna. On them, because belonging to the secret society of the Carbonari, the Tuscan police was very vigilant. Lord Byron was also an unwelcome guest, of whom not only the ardently liberal ideas were known, but also the disordered and incorrect life and intolerant nature of every restraint and submission "Pietro Vigo.

 

George Gordon Byron (1788 - 1824) from Pisa, where he resided on the Lungarni, came to Montenero in 1822. The historian Pietro Vigo, in his guide to Montenero, gives ample account of it.

For the price of one hundred Francesconi a month, Byron rented Dupouy villa, from the banker Francesco Dupouy, with stables, wherehouses, gardens, cisterns and wells for clean water.

In Montenero Byron wrote part of his Child Harold and the inscription for the grave of his daughter Allegra.

A group of Americans anchored at the port of Livorno invited him on board and honoured him.

Pietro Vigo reports a dispute that broke out on June 28, around 5 pm, between the people in the service of Byron and those in the service of the Countess Guiccioli. The Gamba were also involved, knives and pistols were grasped, Pietro Gamba was bruised. This brawl gave the Tuscan police an opportunity to evict the hidden Gamba counts, on the pretext of clamour and intemperance that disturbed the quiet village of Montenero. In this regard, Byron wrote the following letter to the governor, which Vigo claims to have found only in the Italian translation.

 

My friends Count Gamba and family received orders to leave Tuscany in four days, as well as my courier, Swiss born. I won't make any observations on this order, at least for now. I will leave this territory in their company, not being a suitable dwelling place for me that country which refuses refuge to the unfortunate and asylum to my friends. But since I have here a considerable capital in furniture and other items that require some time to arrange the removal, I am praying you for a delay of a few days in favor of my friends, as well as of my courier, who will accompany me if this it is allowed, and I suppose that a day or two more will be of very little consequence.

Since I will accompany my friends whenever they leave, I ask for permission to ask you to honour me with an answer. "

But the English poet did not get what he asked for. And he did not have his way in the water dispute.

Byron was very difficult in terms of water, he only digested it if it was very pure and crystalline, but the drought led to the exhaustion of the wells. Byron then refused to pay the rent and sued Dupouy in the Livorno court. He lost and had to pay the overdue instalments, interest and court costs.

While still in Montenero, he received a letter in verse from Goethe, who was translated by Enrico Mayer, a young writer of German father. He replied that he would soon leave for Greece, where he fought for independence. In fact, he left the port of Livorno on the Hercules and reached Missolungi, where he died in 24, not in battle, but with meningitis.

In 1900 a street in Montenero was named after him.

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Francesco Domenico Guerrazzi

24 Marzo 2013 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #saggi, #personaggi da conoscere

Avere in casa un libro di Francesco Domenico Guerrazzi (1804- 1873) voleva dire essere arrestati. Eppure, i suoi romanzi, animati da tensione patriottica risorgimentale e da spirito pessimistico, conobbero un enorme successo di popolo. Il Guerrazzi venne alla luce nel 1804, nella vecchia Livorno, mentre in città dilagava l’epidemia di febbre gialla, la sua nascita non fu ben accolta dai genitori e questo lo immalinconì per tutta la vita, contribuendo a forgiare il suo carattere triste, solitario, vendicativo, attaccabrighe. Studiò presso i Barnabiti ma non amò la scuola, considerandola tetra, litigò col padre e fuggì da casa. Fu coinvolto in risse con gli ebrei ed espulso dall’università Per tutta la sua esistenza, fece avanti e indietro dal carcere, sempre per motivi politici, subì processi, condanne e il confino. Fervente mazziniano affiliato alla Giovane Italia e ardente repubblicano, ebbe gran parte nei moti del 48, diventando persino dittatore per quindici giorni, durante la rivoluzione toscana. Fu incarcerato nel Forte della Stella insieme a Carlo Bini, con cui aveva fondato l’Indicatore Livornese, poi soppresso dal regime. Teorico della rivoluzione, ma anche piuttosto realista in politica, vide sempre disattese le sue aspirazioni, sviluppando una crescente amarezza e disillusione. Solo l’educazione dei nipoti lo distolse, in parte, dal suo impegno. Oltre che alla politica attiva, si dedicò anche alla scrittura, intesa sempre come veicolo d’idee risorgimentali e civili. Conobbe Byron e la sua poetica, soprattutto quella degli inizi, ne fu influenzata. I suoi testi più famosi sono “L’Assedio di Firenze”, “La Beatrice Cenci” e “La Battaglia di Benevento”, si può dire che con lui nacque il romanzo storico risorgimentale. “Nella sua fantasia esuberante e violenta”, spiega il Cappuccio, “nel suo gusto del truce, del macabro, dell’orrendo, nei modi stessi dell’espressione convulsa ed enfatica, si rispecchiano, più forse che in nessuno degli altri scrittori italiani dell’Ottocento, certi aspetti estremi del romanticismo europeo, da Byron a Victor Hugo”. Ciò non toglie che i suoi romanzi andavano a ruba nonostante il prezzo elevatissimo. Passavano di mano in mano, e piacevano per gli ideali ma anche per il sensazionalismo, a onta di quella che il Sapegno definisce “turgida oratoria tribunizia”. Anche Carducci fu un ammiratore del Guerrazzi, che difese la tradizione linguistica italiana, fu di orientamento classicista e non disdegnò nemmeno tratti umoristici. Il successo si attenuò nella seconda metà dell’ottocento, con l’affermarsi del positivismo. Guerrazzi visse gli ultimi anni alla “Cinquantina”, una fattoria presso Cecina, dove si prese cura dei nipoti fino alla sua morte, avvenuta nel 1873.

Having a book by Francesco Domenico Guerrazzi (1804-1873) at home meant being arrested. Yet his novels, animated by patriotic Risorgimento tension and pessimistic spirit, experienced an enormous success among the people.

Guerrazzi was born in 1804, in old Livorno, while in the city the epidemic of yellow fever was spreading, his birth was not well received by his parents and this helped to forge his sad, lonely, vindictive, brawler character. He studied with the Barnabites but did not love school, considering it bleak, he quarrelled with his father and fled from home. He was involved in fights with Jews and expelled from university

Throughout his existence, he went back and forth from prison, again for political reasons, underwent trials, convictions and confinement. Fervent Mazzinian, affiliated with Giovane Italia, and ardent republican, he had a large part in the uprisings of 48, even becoming dictator for fifteen days, during the Tuscan revolution. He was imprisoned in the Forte della Stella together with Carlo Bini, with whom he founded the Indicatore Livornese, then suppressed by the regime. Theorist of the revolution, but also rather realistic in politics, he always saw his aspirations disregarded, developing a growing bitterness and disillusionment. Only the education of his grandchildren distracted him, in part, from his commitment.

In addition to active politics, he also dedicated himself to writing, always seen as a vehicle for Risorgimento and civil ideas. He met Byron and his poetics, especially that of the beginning, and was influenced by it.

His most famous texts are The Siege of Florence,  Beatrice Cenc" and The Battle of Benevento, it can be said that the historical Risorgimento novel was born with him.

"In his exuberant and violent fantasy", explains Cappuccio, "in his taste for the grim, the macabre, the horrendous, in the same ways as the convulsive and emphatic expression, more perhaps than in any of the other Italian writers of the 'Nineteenth century, are reflected certain extreme aspects of European romanticism, from Byron to Victor Hugo ".

But his novels really sold despite the very high price. They passed from hand to hand. People enjoyed them for their ideals but also for sensationalism, despite what Sapegno calls "turgid tribunal oratory". Carducci was also an admirer of Guerrazzi, who defended the Italian linguistic tradition, was of classicist orientation and did not even disdain humorous traits. Success faded in the second half of the nineteenth century, with the emergence of positivism.

Guerrazzi lived his last years at the "Cinquantina", a farm near Cecina, where he took care of his grandchildren until his death in 1873.

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Angelica Palli

16 Marzo 2013 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #saggi, #personaggi da conoscere

Anghelikì Pallis (1798 - 1875), figlia del console, nonché direttore della scuola greca, di Livorno, nasce da genitori entrambi ellenici. Studia col maestro de Coureil (di origine francese ma morto a Livorno). Eredita dal padre l'amore per la letteratura e per i classici e comincia a versificare fin dall'adolescenza. Scrive poesie, novelle, tragedie, romanzi. Il suo "Tieste", del 1814, si merita le lodi del Monti. Nel 1919 diviene membro dell'Accademia Labronica, col nome di Zelmira. I suoi interessi, oltre che artistici, sono politici e sociali. È un'attiva sostenitrice degli ideali e delle lotte risorgimentali, si dedica alla causa del popolo greco contro gli ottomani (la stessa per la quale muore Byron). L'unica donna a essere ammessa al gabinetto Vieusseux - il circolo fondato a Firenze che, oltre a fungere da emeroteca e biblioteca circolante, serve anche a mettere in contatto fra loro gli intellettuali della futura Italia unita - le viene proposta una collaborazione ma rifiuta non sentendosi all'altezza del compito. Il sito angelicapalli.blogspot.com è una preziosa fonte d'informazione per conoscere la vita privata della scrittrice livornese. Vi si narra che, nel 1970, nella soffitta di una casa di campagna della valle Benedetta, è stata ritrovata una cassa contenente lettere di Angelica al padre. Siamo nel 1830, Angelica ha trentuno anni, un viso di una bellezza classica e pulita. Conosce il diciannovenne Giovan Paolo Bartolomei, nobile di origine corsa e patriota, e se ne innamora. Lui è cattolico, lei ortodossa, lui un ragazzo, lei una donna fatta. La famiglia di lui osteggia il rapporto. I due fuggono, aiutati dal fratello di Angelica, Michele, con l'intenzione di chiedere la dispensa papale per sposarsi. Ripiegano poi su Corfù, dove si uniscono in matrimonio con rito ortodosso. L'anno successivo Angelica scrive accorate lettere al padre, implorando il suo perdono, spiegandogli che ha ricevuto tanto ma ha anche sofferto. Sono, appunto, le lettere ritrovate nella cassa. Dal matrimonio nasce un figlio, Lucianino, e i tre fanno finalmente ritorno a Livorno. Palazzo Palli - Bartolomei, sugli scali del Pesce in Venezia, diventa il principale salotto mazziniano, tra il 20 e il 40, frequentato da Lamartine, Champollion, Niccolini,Guerrazzi, Bini e Manzoni. Quest'ultimo immortala Angelica in un'ode scritta per lei, dove la definisce "Prole eletta dal Ciel, Saffo novella". In questo periodo l'attività politica della Palli s'intensifica, ella collabora a riviste e giornali, scrive poesie e novelle di argomento civile e nel 47 si occupa dell'organizzazione dei volontari toscani. Il marito e il figlio adolescente partono insieme con un gruppo di patrioti livornesi per combattere a Milano durante i moti del 48 e Angelica li raggiunge per poi tornare a Livorno nel 49. Durante i mesi autunnali, per alcuni anni soggiorna a Fauglia, in corso della Repubblica 47 (dove una lapide la ricorda). Qui scrive il famoso "Discorsi di una donna alle giovan maritate del suo paese", in cui rivaluta in senso femminista il ruolo della donna nella società. Scrive anche "Cenni sopra Livorno e i suoi contorni", dove mostra di apprezzare lo spirito battagliero delle donne labroniche, descrivendole come buone, generose ma irrispettose e irriverenti. A questo testo fa riferimento anche Pietro Vigo nelle sue ricerche storiche. Nel 53 rimane vedova e si trasferisce a Torino ma muore poi a Livorno nel 1875. Le sue spoglie riposano nel cimitero greco in via Mastacchi.

Anghelikì Pallis (1798 - 1875), daughter of the consul, as well as director of the Greek school, in Livorno, was born to both Hellenic parents. She studied with Maestro de Coureil (who was of French origin but died in Livorno). She inherited his love for literature and the classics from her father and began to versify from adolescence. She wrote poems, short stories, tragedies, novels. Her Tieste, dated 1814, deserves the praise of Monti. In 1919 she became a member of the Labronica Academy, with the name of Zelmira.

Her interests, as well as artistic, are political and social. She is an active supporter of Risorgimento ideals and struggles, she is dedicated to the cause of the Greek people against the Ottomans (the same for which Byron dies). The only woman to be admitted to the Vieusseux cabinet - the club founded in Florence which, in addition to serving as a newspaper library and circulating library, also serves to bring together the intellectuals of the future united Italy - she is offered a collaboration but refuses not feeling up to the task.

The angelicapalli.blogspot.com site is a valuable source of information for knowing the private life of the Livorno writer. It is said that, in 1970, in the attic of a country house in the Benedetta valley, a chest was found containing letters from Angelica to her father.

We are in 1830, Angelica is thirty one years old, a face of classic and clean beauty. She meets the nineteen year old Giovanni Paolo Bartolomei, nobleman of Corsican origin and patriot, and falls in love with him. He is Catholic, she is Orthodox, he is a boy, she is a grown woman. Her family opposes the relationship. The two flee, helped by Angelica's brother, Michele, with the intention of asking for papal dispensation to get married. They then retreat to Corfu, where they are united in marriage with an Orthodox rite. The following year Angelica writes heartfelt letters to her father, imploring forgiveness, explaining that she has received so much but has also suffered. These are the letters found in the box.

From the marriage a son, Lucianino, is born, and the three finally return to Livorno. Palazzo Palli - Bartolomei, on the scali del Pesce in Venezia, became the main Mazzinian salon, between 20 and 40, frequented by Lamartine, Champollion, Niccolini, Guerrazzi, Bini and Manzoni. The latter immortalizes Angelica in an ode written for her, where he defines her "Offspring elected by Ciel, Sappho novel".

During this period, Palli's political activity intensified, she collaborated with magazines and newspapers, wrote poems and short stories on a civil topic, and in 47 dealt with the organization of Tuscan volunteers. Her husband and teenage son leave together with a group of patriots from Livorno to fight in Milan during the riots of 48 and Angelica reaches them and then returns to Livorno in 49.

During the autumn months, for some years she stayed in Fauglia, in corso della Repubblica 47 (where a plaque reminds her). Here she writes the famous "Discourses of a woman to the young married women of her country", in which she re-evaluates the role of women in society in a feminist sense. She also writes "Cenni sopra Livorno e i suoi contorni", where she shows her appreciation for the fighting spirit of Labronic women, describing them as good, generous but disrespectful and irreverent. Pietro Vigo also refers to this text in his historical research.

In 53 she was widowed and moved to Turin but then died in Livorno in 1875. Her remains lie in the Greek cemetery in via Mastacchi.

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Amedeo Modigliani, l'arte nelle mani dell'uomo

14 Marzo 2013 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #saggi, #pittura, #personaggi da conoscere

 

Amedeo Modigliani (1884 - 1920) was born in Livorno, from Sephardic Jews. His father is an impoverished money changer, there are cases of depression in the family, a brother is imprisoned. Mined by the tbc since he was a child, he is stubborn, independent, very good at drawing, he becomes a pupil of Guglielmo Micheli and knows Giovanni Fattori and Silvestro Lega.
 
He spends most of his life in Paris, a melting pot of culture, home to all experiments and avant-gardes. Here Amedeo embodies the icon of the cursed artist, living first in Montmatre and then in Montparnasse, coming into contact with Toulouse - Lautrec and Cézanne.
 
Without being a contemporary of Cubists, influenced by expressionist Fauvism, rather than by Impressionism, by the use of pure colour, by the abolition of chiaroscuro and perspective, by clear contours, Modì frequents Picasso and Utrillo, developing his own personal style, which draws on archaic and African suggestions.
 
He starts as a sculptor, creating stylized, Egyptian, primitive masks, but the dust aggravates his already ill lungs and he must choose painting, although he also writes poetry. His interest focuses on the human figure. In his work he is fast, he manages to finish a portrait in a couple of sessions and then he doesn't touch it up anymore, but being painted by him, they say, is like "having your soul stripped". His nudes are considered scandalous, his exhibitions are closed, his most beautiful paintings sold for a few pennies.
 
He returned to Livorno in the summer of 1909, sickly and worn out, but left immediately for Paris again. All the  money all ends up in alcohol and drugs, he is romantically linked to several women - Beatrice Hastings, Lunia Czechowska – he has a natural son who does not recognize then, suddenly, love breaks out with Jeanne Hebuterne, the crazy passion of his short life.
 
Jeanne is beautiful, has blue eyes, long brown hair, a docile character and paints with great sensitivity. Their souls are kindred, their love is one of those that go beyond death, they give birth to a daughter who is also called Jeanne.
 
Modigliani dies of tuberculous meningitis in the arms of the tormented Jeanne, pregnant in the ninth month. They make him a great funeral, which parades through the streets of Paris. The cart is covered with flowers, followed by a long procession of painters, sculptors, models, all the artists of Montmatre and Montparnasse gathered. The remains are buried at Pere Lachaise. Jeanne cannot stand up to separation, she cannot live without Amedeo, not even for her daughter Jeanne or her unborn child. She throws herself out the window and perishes with the creature she has in her lap. The family does not want any more scandals, has her buried in another cemetery, far from her loved one. It will be only in the thirties that authorization will be given to transfer her corpse and bury it close to Amedeo.
 
Her daughter Jeanne grew up in Florence, in the home of a paternal aunt, and, as an adult, wrote an important biography, "Modigliani senza leggenda" which, together with the book by Corrado Augias, "Modigliani, the last romantic", is one of the main sources of information on the life of the missing painter. Also noteworthy is the 2004 film "Modigliani, the colours of the soul" by Mick Davis.
 
The daughter Jeanne dies falling from the stairs while discussing the authenticity of the heads found in the Ditches, suspicion of murder hovers over her end. The other son, the one not recognized by the painter, grew up in France and became a priest. The rest of the family is buried in Livorno, in the new Jewish cemetery where, in memory of Modì, there is only one plaque.
 
After Modigliani's death, his works are sold for astronomical figures.

 

 

 

Amedeo Modigliani (1884 - 1920) nasce a Livorno, da ebrei sefarditi. Suo padre è un cambiavalute impoverito, in famiglia ci sono casi di depressione, un fratello viene incarcerato. Minato dalla tbc fin da piccolo, è testardo, indipendente, bravissimo nel disegno, diventa allievo di Guglielmo Micheli e conosce Giovanni Fattori e Silvestro Lega. La maggior parte della sua vita vede come teatro Parigi, crogiolo di cultura, sede di tutte le sperimentazioni e le avanguardie. Qui Amedeo incarna l'icona dell'artista maledetto, vivendo prima a Montmatre e poi a Montparnasse, venendo a contatto con Toulouse - Lautrec e Cézanne. Contemporaneo dei cubisti senza esserlo, influenzato dal fauvismo espressionista, piuttosto che dall'impressionismo, dall'uso del colore puro in funzione anche emotiva oltre che costruttiva, dall'abolizione del chiaroscuro e della prospettiva, dai contorni netti, Modì frequenta Picasso e Utrillo, sviluppando uno stile suo, personale, che attinge a suggestioni arcaiche e africane. Parte come scultore, creando maschere stilizzate, egiziane, primitive, ma la polvere aggrava i suoi polmoni già malati e deve orientarsi sulla pittura, sebbene scriva anche poesie. Il suo interesse si concentra sulla figura umana. Nel suo lavoro è veloce, riesce a terminare un ritratto in un paio di sedute e poi non lo ritocca più, ma essere dipinto da lui, dicono, è come "farsi spogliare l'anima". I suoi nudi sono considerati scandalosi, le sue mostre vengono chiuse, i suoi quadri più belli venduti per pochi spiccioli. Torna a Livorno nell'estate del 1909, malaticcio e logorato, ma riparte subito per Parigi. I pochi soldi finiscono tutti in alcol e droghe, si lega sentimentalmente a diverse donne - Beatrice Hastings, scrittrice inglese, Lunia Czechowska - ha un figlio naturale che non riconosce poi, improvviso, scoppia l'amore con Jeanne Hebuterne, la passione folle di tutta la sua breve vita. Jeanne è bella, ha occhi azzurri, lunghi capelli castani, un carattere docile e dipinge con grande sensibilità. Le loro anime sono affini, il loro amore è di quelli che vanno oltre la morte, gli partorisce una figlia che si chiama Jeanne anche lei. Modigliani muore di meningite tubercolare delirando fra le braccia della straziata Jeanne, incinta al nono mese. Gli fanno un gran funerale, che sfila per le vie di Parigi. Il carro è coperto di fiori, seguito da un lungo corteo di pittori, di scultori, di modelli, tutti gli artisti di Montmatre e Montparnasse riuniti. Le spoglie vengono sepolte al Pere Lachaise. Jeanne non regge alla separazione, non può vivere senza Amedeo, neanche per la figlia Jeanne o per il nascituro. Si getta dalla finestra e perisce con la creatura che ha in grembo. La famiglia non vuole altri scandali, la fa seppellire in un altro cimitero, lontana dal suo amato. Sarà solo nel trenta che verrà data l'autorizzazione a traslarla e inumarla vicina ad Amedeo. La figlia Jeanne cresce a Firenze, in casa di una zia paterna, e, da adulta, scrive una importante biografia,"Modigliani senza leggenda" che, insieme al libro di Corrado Augias,"Modigliani, l'ultimo romantico", è una delle principali fonti d'informazione sulla vita del pittore scomparso. Da segnalare anche il film "Modigliani, i colori dell'anima", del 2004, di Mick Davis. La figlia Jeanne muore cadendo dalle scale mentre si discute sull'autenticità o meno delle teste ritrovate nei fossi, sulla sua fine aleggia il sospetto dell'omicidio. L'altro figlio, quello non riconosciuto dal pittore, cresce in Francia e diventa sacerdote. Il resto della famiglia è sepolto a Livorno, nel nuovo cimitero ebraico dove, a ricordo di Modì, c'è solo una lapide. Dopo la morte di Modigliani, le sue opere sono vendute per cifre astronomiche.

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Liala, un caso editoriale del tempo che fu

3 Febbraio 2013 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #saggi, #personaggi da conoscere

Dopo il 1950 viene a cadere il disprezzo vociano per il romanzo borghese, che aspira ormai a far parte della letteratura. Ma prima, nel periodo fascista e anche oltre, si ha una netta divisione fra letteratura di massa e d’intrattenimento, con romanzieri a grande tiratura (Zuccoli, D’Ambra, Pitigrilli, DaVerona) e romanzi scritti da intellettuali per altri intellettuali (Gadda, Landolfi, Bilenchi, Vittorini, Bersani).

Si ha così la formazione di un doppio mercato della letteratura. Mentre Guido da Verona vende due milioni e mezzo di copie, grazie soprattutto al successo di Mimì Bluette fiore del mio giardino, Palazzeschi, Moravia de Gli indifferenti, e Bontempelli restano sempre sotto le centomila copie. Solo Sorelle Materassi sfiora quota duecentomila.

Nella prima metà del secolo, la narrativa di successo continua a praticare strutture già sperimentate alla fine dell’ottocento, con l’aggiunta di nuovi generi come il romanzo eroico fascista, quello “pornografico” di Pitigrilli, quello umoristico di Achille Campanile e, infine, quello rosa.

È del 1931 il primo romanzo di Liala, pseudonimo di Liana Cambiasi, Negretti Odescalchi. (1897 – 1995)

“Nacqui a Carate Lario”, ci dice, “nella bella villa che i nonni avevano sul lago.” Si sposa giovane col marchese Cambiasi ma il matrimonio non funziona e Liala trova l’amore in un giovane aviatore, Vittorio Centurione Scotto, dal quale ha una bambina. Purtroppo, nel 1926, l’ufficiale muore in un incidente, precipitando nel lago con l’aereo, e Liala sfoga il suo dolore scrivendo il suo primo romanzo: Signorsì, “per non impazzire”, dice. Il romanzo ha per argomento l’aviazione, tema mai trattato da una donna prima di allora e ha un immediato successo di pubblico.

“Al mio pilota devo la celebrità. Fu per essere ancora con lui che scrissi Signorsì, che mi rese subito celebre, perché parlavo di quei voli che lui amava tanto. Ma il nome “Liala” lo ebbi da d’Annunzio. Prima ancora che Signorsì uscisse, il grande Arnoldo Mondadori aveva parlato a d’Annunzio di una giovane donna che aveva scritto un romanzo aviatorio, cosa eccezionale per quei tempi. Il Comandante volle conoscermi: andai al Vittoriale con Mondadori e, firmandomi una sua fotografia, immediatamente d’Annunzio mutò il mio Liana in Liala: perché, disse, un’ala sta bene nel nome di chi parla con tanto amore di ali. Vi mise un’ala e io volai.”

Dopo venti giorni l’editore le telefona sconvolto: la prima edizione è già esaurita.

Dal 1930 al 48 si lega sentimentalmente ad un altro ufficiale, Pietro Sordi, sebbene il marito l’abbia riaccolta e le abbia dato un’altra figlia.

Oltre all’ambiente militare, ai singoli personaggi, come Lalla Acquaviva protagonista dell’omonima trilogia, oltre alle trame, ciò che ci resta dei suoi romanzi è più l’immagine di uno stile, fatto di molteplici sfumature.

Innanzi tutto i personaggi. Che siano ufficiali come Furio di Villafranca, oppure pittori come Milo Drago o scultori, sono sempre aristocratici, alti, belli - mori con gli occhi azzurri o biondi con gli occhi neri - capaci di dominarti con lo sguardo (niente a che vedere col sadico Christian Gray) di corteggiarti con gesti galanti che hanno nel loro stesso dna.

Le donne sono modelle dai capelli color fuoco e gli occhi verdi, oppure timide fanciulle pudiche, con le trecce e lo sguardo basso. Hanno nomi altisonanti e strani – si dice presi da riviste d’ippica: Beba, Coralla, Pervinca, e aspetto più sanguigno e d’Annunziano che preraffaelita.

“Diede un’ultima spazzolata ai capelli vaporosi, leggeri e ondulati, che le sfioravano le spalle, si umettò le labbra. Infilò il soprabito. Sul turchino scuro della stoffa pesante, sfavillarono i meravigliosi capelli fulvi, d’un bel fulvo cupo, che incorniciava divinamente il volto bianco, sul quale le labbra rosse, colme di sangue sano e violento, mettevano una viva nota di ardente colore.” (Da L’Arco nel cielo)

Gli ambienti sono descritti con visiva ed estetizzante minuzia che fa appello a tutti e cinque i sensi. Di architetture, arredamenti, abbigliamento, cibo, è mostrato ogni particolare. Le tavole sono apparecchiate sontuosamente, oppure in modo campestre, il pane è fragrante, il pollo croccante. Si sentono profumi penetranti, rumori, odori, si vedono i colori risaltare l’uno sull’altro come in un quadro.

“Sopra una tovaglia bianca, di bella tela di Fiandra, aveva messo piatti e bicchieri quasi lussuosi, le posate erano di metallo vile, ma lucenti e deterse. Soltanto, in mezzo alla tavola, si ergeva un vasetto d’argento, in cui era immerso un crisantemo viola.” (da Melodia dell’antico amore)

“Un gran silenzio pesò su tutte le cose, dominò nella sala. E in quel silenzio, s’udì il ticchettio di due orologi. Quello piccolo che stava su una tavola dall’opalina color topazio, e quello grande, elettrico, incastrato nel muro dell’anticamera. Due suoni cadenzati e dissimili che davano il senso della fugacità del tempo.” (Da Come i baci sull’acqua)

La sensualità che trasuda dalle scene è prepotente quanto trattenuta.

“Camminavano vicini, vicini, quando il vento sollevava il soprabito di Mabel lo portava a sfiorare le gambe di Arno Dala. E lui, per quella carezza dell’abito della donna amata, godeva.” (Da Come i baci sull’acqua)

L’erotismo si concretizza in “sangue che scorre più veloce nei polsi”, in torbidi sguardi, in un desiderio represso ma tangibile, che faceva temere a quelle stesse madre e nonne - che ci passavano i libri sui quali avevano pianto e sognato di nascosto - che la lettura fosse troppo azzardata per delle signorinette, volendo restare in tema e citare Wanda Bontà.

“Il suo viso portava le tracce della lunga notte d’amore, ma gli occhi erano pieni di gioia. Mai, come quella notte, Beba era stata sua, mai aveva avuto così forte e terribile la sensazione del possesso. La placida sensualità di Beba aveva avuto guizzi e fremiti, le belle carni s’erano insolitamente animate, e mai il viso di Beba era stato così sciupato e devastato dai baci.” (Da Signorsì.)

Lo stile è pulito ma ridondante, pletorico, giocato sui sinonimi: “Voglio sapere che lingue parlate, quali idiomi conoscete.”

Liala è una scrittrice sottovalutata, una narratrice abile, capace di farti vedere, sentire e toccare ciò di cui racconta, capace di creare atmosfere che non si dimenticano. È esponente a tutti gli effetti del decadentismo, colto nei suoi aspetti estetizzanti, barocchi, a tinte forti fatte di sesso, di amore e morte, di grandi passioni ultraterrene (Lalla che torna), di uomini libertini alla ricerca di fanciulle pure, di vergini da sgualcire.

After 1950  contempt the bourgeois novel fell, the same that now aspires to be part of literature. But first, in the fascist period and beyond, there is a clear division between mass literature and entertainment, with large-scale novelists (Zuccoli, D'Ambra, Pitigrilli, DaVerona) and novels written by intellectuals for other intellectuals (Gadda , Landolfi, Bilenchi, Vittorini, Bersani).

Thus there is the formation of a double market for literature. While Guido da Verona sells two and a half million copies, thanks above all to the success of Mimì Bluette flower of my garden, Palazzeschi, Moravia de Gli indifferenti, and Bontempelli always remain below one hundred thousand copies. Only Sorelle Materassi touches two hundred thousand.

In the first half of the century, successful fiction continues to practice structures already tested at the end of the nineteenth century, with the addition of new genres such as the heroic fascist novel, the "pornographic" novel by Pitigrilli, the humorous one by Achille Campanile and, finally , the pink one.

Liala's first novel - pseudonym of Liana Cambiasi, Negretti Odescalchi - is from 1931. (1897 - 1995)

 

"I was born in Carate Lario", she tells us, "in the beautiful villa that the grandparents had on the lake." She marries with the Marquis Cambiasi but the marriage does not work and Liala finds love in a young aviator, Vittorio Centurione Scotto, from whom she has a baby girl. Unfortunately, in 1926, the officer died in an accident, crashing into the lake by plane, and Liala vented her pain by writing her first novel: Signorsì, "not to go crazy," she says. The novel has aviation as its subject, a theme never discussed by a woman before and has immediate public success.

 

I owe celebrity to my pilot. It was to be with him again that I wrote Signorsi, which made me immediately famous, because I was talking about those flights that he loved so much. But I got the name "Liala" from d'Annunzio. Even before Signorsì came out, the great Arnoldo Mondadori had spoken to d'Annunzio about a young woman who had written an aviation novel, something exceptional for those times. The Commander wanted to get to know me: I went to the Vittoriale with Mondadori and, by signing a photograph of me, immediately d 'Annunzio changed my Liana to Liala: because, he said, a wing is well in the name of those who speak with love of wings. He gave me a wing and I flew. "

 

After twenty days the upset publisher calls her: the first edition is already sold out.

From 1930 to 48 she was romantically linked to another officer, Pietro Sordi, although her husband accepted her again and gave her another daughter.

In addition to the military environment, to individual characters, such as Lalla Acquaviva the protagonist of the trilogy with the same name, in addition to the plots, what we have of her novels is more the image of a style, made of multiple shades.

First of all the characters. Whether they are officers like Furio di Villafranca, or painters like Milo Drago, or sculptors, they are always aristocratic, tall, handsome - dark-haired with blue eyes or blond with black eyes - capable of dominating you with their eyes (nothing to do with the sadistic Christian Gray) to woo you with gallant gestures that have in their own DNA.

The women are models with fire-colored hair and green eyes, or shy modest girls with braids and a low gaze. They have high-sounding and strange names - they are said to be taken from horse racing magazines: Beba, Coralla, Periwinkle, and look more sanguine and d’Annunzian than Pre-Raphaelite.

 

"She gave one last brush to the fluffy, light and wavy hair that brushed her shoulders, she moistened her lips. She put on hes overcoat. On the dark blue of the heavy fabric, the wonderful tawny hair shone, of a beautiful dark fawn, which divinely framed the white face, on which the red lips, full of healthy and violent blood, put a lively note of ardent color. " (From The rainbow in the sky)

 

The environments are described with a visual and aestheticizing minutia that appeals to all five senses. Every detail of architecture, furnishings, clothing, food is shown. The tables are set sumptuously, or in a rural way, the bread is fragrant, the chicken crispy. You can feel penetrating perfumes, noises, smells, you can see the colours stand out as in a painting.

 

On a white tablecloth, made of fine Flanders, she had placed almost luxurious dishes and glasses, the cutlery was of base metal, but shiny and clean. Only, in the middle of the table, stood a silver jar, in which a purple chrysanthemum was immersed. " (from Melody of ancient love)

 

A great silence weighed on all things, dominated the room. And in that silence, the ticking of two clocks was heard. The small one that stood on a topaz-colored opal table, and the large, electric one, embedded in the wall of the anteroom. Two rhythmic and dissimilar sounds that gave a sense of the transience of time. " (From Like the kisses on the water)

 

The sensuality exudes from the scenes:

 

They walked close, when the wind lifted Mabel's overcoat it brought her to touch Arno Dala's legs. And he, for that caress of the beloved woman's dress, rejoyed. " (From Like the kisses on the water)

 

Eroticism takes the form of "blood that flows faster in the wrists", in murky glances, in a repressed but tangible desire, which made those same mother and grandmothers  - who passed the books on which they had cried and secretly dreamed – fear that the reading was too risky for “Signorinette”, wanting to stay on topic and quote Wanda Bontà.

 

"Hes face bore traces of the long night of love, but hes eyes were full of joy. Never, like that night, had Beba been his, never had the feeling of possession been so strong and terrible. Beba's placid sensuality had flickered and quivered, the beautiful flesh had unusually animated, and never had Beba's face been so wasted and devastated by kisses. " (From Signorsì)

 

The style is clean but redundant, pletoric, played on synonyms: "I want to know what languages ​​you speak, which idioms you know."

Liala is an underrated writer, a skilled narrator, capable of making you see, hear and touch what she tells, capable of creating atmospheres that are not forgotten. She is an exponent to all effects of decadentism, captured in his aestheticizing, baroque aspects, with strong colours made of sex, love and death, of great otherworldly passions (Lalla who returns), of libertine men looking for pure girls and virgins to crease.

 

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Andersen a Livorno

15 Gennaio 2013 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #saggi, #personaggi da conoscere, #luoghi da conoscere

Andersen a Livorno

A cura di Vibeke Worm e Patrizia Poli

Hans Christian Andersen (1805 – 1875) è famoso in tutto il mondo per le sue fiabe, fra cui “La principessa sul pisello”, “La sirenetta”, “I vestiti nuovi dell’imperatore”, “Il Brutto anatroccolo”, “La piccola fiammiferaia”, “Il soldatino di stagno”, “La regina delle nevi”

Non tutti sanno che fu anche un instancabile viaggiatore e durante i suoi numerosi spostamenti scrisse molti diari di viaggio.

Nella Biblioteca reale di Copenhagen è possibile consultare le pagine che riguardano il suo passaggio nella nostra città.

La danese Vibeke Worm ha rintracciato per noi le pagine dedicate al soggiorno di Andersen nella nostra città e le ha tradotte dal danese ottocentesco in inglese. Noi abbiamo provveduto a ritradurle in italiano per voi. Lo stile è veloce, guizzante, incisivo.

1833 dal diario

6 ottobre. Abbiamo affittato un vetturino e guidato allegramente le sei miglia verso Livorno. Abbiamo incontrato parecchi cacciatori e ci siamo imbattuti in una bella foresta di querce e in filari di aranci.

Gli Appennini avevano un paio di picchi elevati, per il resto la zona era piatta, e a Livorno è stato tutto un po’ noioso. Una città sporca, con un bel porto dall’acqua verde. Abbiamo visto le coste della Corsica e dell’Elba, è capitato un vapore da Genova, abbiamo parlato con due svedesi e avuto un asino per Cicerone, che ci ha preso 4 franchi e non ci ha mostrato nulla. Ci ha detto cose come: “Ci dovrebbe essere un mercante turco, ma il suo negozio è chiuso, c’è una chiesa con un bel dipinto ma il dipinto manca.”

Il duomo non è niente di speciale, un soffitto carino, ma è tutto sudicio. La chiesa greca era chiusa. Il cimitero inglese fuori la città era tutto tombe di marmo di Carrara, abbiamo trovato anche un paio di sepolture Svedesi.

Per strada abbiamo visto molti greci. La sinagoga, che doveva essere una delle più belle e ricche d’Europa, mi ha fatto una brutta impressione. La gente saliva una scala in un albergo e nella chiesa che sembra la Borsa, tutti avevano il cappello e spettegolavano sulla bocca degli altri. Sudici bimbi ebrei stavano ritti sulle sedie e un Rabbi, su una sorta di pulpito, rideva e scherzava con degli anziani. Per avanzare, Tappernaklet si fece largo a gomitate come se dessero i biglietti per il teatro, nessuno pensava alla devozione. Sopra di noi, nella galleria, sedevano le donne nascoste da una grande griglia, qui dovevano essere trattate come in Spagna ed erano molto timide.

Al porto c’è una statua di marmo di Ferdinando I°, quello sopra il figlio Cosimo II°, con 4 schiavi di bronzo incatenati alla statua, uno, un negro, aveva uno sguardo molto malinconico, era orribile da vedere e sarebbe un onore aiutarlo!

La nostra finestra guardava il mare, il sole era piacevole, giù dietro il faro, era come una nave sull’orizzonte. Le colline erano grigio blu, e delle strane nuvole strappate erano appese in cielo come lance d’oro in cielo. Livorno è brutta, piatta e sporca, ma il cielo, il mare e le belle colline sono una cornice che rende degna la pittura, potrebbe anche essere piacevole stare qui un po’ di tempo.

La gente: specialmente le donne camminano per le strade in tale quantità che sembrano una processione, ho visto dei turchi con teste caratteristiche e bei ragazzi greci. Una spagnola, con neri occhi di fuoco e un velo sottile, mi è passata vicina, com’era bella!

Sul pavimento abbiamo tappeti brillanti, divani orientali, ma ci vogliono dai 5 ai 9 franchi per pranzare, siamo andati in trattoria e abbiamo mangiato con due franchi.

Non si sa se è più bello il cielo limpido e azzurro, il mare blu, o le montagne cerulee. È uno stesso colore in diverse espressioni, è come l’amore pronunciato in tre lingue differenti. (Oggi il nostro vetturino ha cantato una aria d’opera mentre ci guidava fuori strada.)

Lunedì 7 ottobre.

Questa mattina mi sono vegliato al rumore di catene, erano incatenati a due a due, uno rosso e uno giallo. […]

Siamo usciti sul porto. Il molo è coperto da blocchi di pietra color terra. A pranzo eravamo a Pisa. Sono andato alla torre e alla chiesa. Le strade erano un mortorio, mi sono ficcato in vicoli così stretti e silenziosi che mi era presa l’ansia, finalmente mi sono ritrovato in uno spazio verde, c’era una statua colossale di marmo del granduca Leopoldo I° con in mano uno scettro dorato.[…]

Martedì 8 ottobre.

Da Pisa a Firenze. Davvero un’ottima strada, guidavano come matti, siamo arrivati a Firenze in otto ore. Nell’Arno c’era poca acqua...

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