Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

otello marcacci

La vita (sempre più) agra

27 Aprile 2020 , Scritto da Otello Marcacci Con tag #otello marcacci, #il mondo intorno a noi

 

 

 

 

E’ passato ormai quasi mezzo secolo dalla morte di Luciano Bianciardi ma ancora oggi molti di noi, che lo considerano uno dei geni assoluti della nostra letteratura, fanno fatica a farsene una ragione. Capita così che torniamo a leggere le sue pagine non solo per il gusto che la sua prosa ricca e profonda riesce a darci, ma anche per trovare chiavi di lettura inedite che ci permettano di orientarci nella vita di tutti i giorni. Il caos e la paura che di questi tempi ci attanagliano le viscere, infatti, non riescono a trovare antidoti che ne leniscano il dolore. Difficile trovare un politico, religioso o filosofo che abbia davvero chiaro cosa ci vorrebbe per riuscire a sopravvivere a un mondo pieno di antinomie e non-sense. Soprattutto nessuno sembra in grado di essere luce per chi vuole ancora ribellarsi allo status quo dove la salvezza personale è venduta come qualcosa di totalmente slegato da quella dei propri simili.

Se è vero che il mondo in cui è vissuto Bianciardi è distante anni luce da quello che caratterizza questa epoca segnata dalla pandemia, da uno stato di polizia sempre più invasivo e dalla caccia all’untore da additare al pubblico ludibrio, paradossalmente, mutatis mutandis, è anche molto simile a quello che lui in qualche modo ha descritto nella sue pagine più note. La diseguaglianza sociale, ad esempio, che tanto gli stava a cuore non è sparita ma, anzi, è arrivata a livelli intollerabili e il gap tra ricchi e poveri si è ampliato a livelli di vergogna. Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è qualcosa a cui abbiamo fatto l’abitudine al punto che non ci turba più quando qualcuno ci obbliga a farci i conti con qualche libro o reportage televisivo. La civiltà pare ancora oggi anestetizzata dal panem et circenses che il potere costituito continua a propinarci da millenni. Le persone sedotte dal potere di qualche elemosina che si crede possa mettere al sicuro il proprio orticello incurante se in quello dei vicini sta arrivando lo tsunami. Insomma, i temi ai nostri tempi sono sempre quelli dell’epoca bianciardiana, al punto che sembra quasi che l’essere umano cerchi di fare del proprio meglio per non riuscire ad imparare mai la lezione. L’evoluzione e il progresso non sanano mai il peccato originale che sta alla radice di ogni male. La ricostruzione industriale post bellica è stato un tempo di grande sviluppo economico e sociale dove bastava soltanto un po’ di buona volontà per poter riuscire ad emanciparsi da situazioni drammatiche. Eppure anche allora c’era chi per i più svariati motivi non ci riusciva e veniva lasciato ai margini della società capitalistica. I diversi e gli outsider considerati sfasati o buoni a nulla da mettere alla gogna. Oggi la situazione è diametralmente diversa in termini di condizioni di partenza, dato che il mondo occidentale è costretto ad accettare che il mercato non è più (se mai lo è stato) il DIO che comanda ogni cosa e che, con mano invisibile, mette a posto e in equilibrio tutto, come sosteneva Adam Smith. Ai nostri tempi riuscire a farcela è terribilmente più complicato di quando scriveva il grossetano ma le responsabilità dei governi nel non riuscire ad adottare misure efficaci per contrastare l’incremento incredibile di diseguaglianza sta generando centinaia di migliaia di nuovi poveri che si aggiungono alla massa di coloro che già vivono nell’indigenza da sempre, sono le stesse. Servizi essenziali che tutti diamo per scontati come sanità e istruzione sono ridotti ogni anno di più mentre le grandi multinazionali continuano a produrre ricavi proprio sfruttando queste inefficienze dello Stato spesso anche grazie a trattamenti fiscali privilegiati.

Sono passati cinquant’anni dai tempi di Bianciardi, dicevo, e, per la velocità con cui ha preso a viaggiare il mondo, si può dire senza temere di essere smentiti che trattasi di un’era geologica, eppure niente pare sia davvero cambiato nella sostanza, se non la rappresentazione dei fenomeni di come interpretiamo la realtà, avrebbe detto Kant. Questa considerazione è una delle cose che stanno alla base del mio romanzo Tempi supplementari, Ensemble, 2020. Ogni cosa è diversa, pure noi che abbiamo vissuto gli anni settanta e che credevamo negli ideali di allora, destra o sinistra che fossero, siamo diversi. Tutto ciò che ci viene detto in televisione o nei giornali, e pure il modo con cui ce lo comunicano, è diverso, ciò nonostante nella sostanza non è cambiato niente. Il gattorpardismo nella sua massima espressione. Sono certo che Tomasi di Lampedusa ne sarebbe orgoglioso. Noi che abbiamo una coscienza civica, o meglio, che crediamo di averne una, ci poniamo almeno delle domande che molti altri menefreghisti evitano come il peccato. Ma siamo poi davvero migliori di loro? Cosa facciamo per cambiare quello che ci circonda se non scuotere la testa per dire: “Questo non è giusto”?

Sono certo che questo punto sia stato quello che ha fatto fare corto circuito alla psiche di Bianciardi. In altre parole credo che si sia posto lo stesso problema che sto affrontando: cosa sto davvero facendo io? Scoprire che ci interessa più la nostra gloria personale e la salvezza dei nostri congiunti che quella dei nostri simili può essere devastante al punto che la sua risposta finale è stata nichilista ed autodistruttiva, come si addice a una persona di grandissima sensibilità e cultura. La presa di coscienza che è (quasi) impossibile uscire dalle antinomie alle quali accennavamo in precedenza ha portato alla follia menti eccellenti che hanno provato a guardare il demonio negli occhi.

Questo clima di “Si salvi chi può” che in inglese si dice “Run for your life”, ci rende tutti soltanto più cattivi ed egoisti e preoccupati soltanto di rubare una pagnotta per sfamare i nostri figli che ci aspettano a casa. Io allora dico, citando di nuovo Luciano Bianciardi, “Riapriamo il fuoco”, non corriamo come galline spaventate. Fermiamoci. Prendiamo coscienza che possiamo anche dire NO qualche volta. Possiamo ancora salvare qualcosa di quello in cui crediamo. Almeno la nostra anima.

Io ci credo. Io ci credo ancora.

Mostra altro