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mari nerocumi

#lapostadisibilla

21 Settembre 2014 , Scritto da Mari Nerocumi Con tag #Mari Nerocumi, #lapostadisibilla

#lapostadisibilla

Grazie all’arrivo in redazione di diverse lettere e richieste di lettori con problemi d’amore nasce questa nuova rubrica dedicata a chi osa mettere a nudo i propri sentimenti…

Stai parlando della Posta del cuore mi direte… ma da Sibilla cumana dei giorni nostri decido di slegare la matassa dei sentimenti che si affollano nei nostri animi e di non ricucire solo cuore affranti, da Sibilla Cumana dei giorni nostri, incapace di pronunciare oracoli tipo Ibis redibis non peribis in bello (le famose tavolette sibilline il cui ordine decretava il futuro) preferisco avere l’ultima parola sulla vastità di emozioni che ci assale ogni giorno e che nonostante l’intuizione ci avvisi della loro presenza non riusciamo a riconoscere.

In fondo il mondo che ci circonda è come le quattro tavolette sibilline su cui vita e amore si intersecano e per trionfare devono passare attraverso la risoluzione di strani enigmi.

Affidate quindi i vostri cuori alla voce di una Sibilla che, né vecchia né decrepita, né giovane né inesperta, ma intrisa di esperienze legate a feelings’ affair, attraverso questa rubrica cercherà di infondere coraggio in chi ha paura di parlare dell’amore senza cedere alle mode, di ricordare che incontrarsi è divino e non perdersi è umano e che per non perdersi basta imparare a mettere nel giusto ordine le tavolette della vita.

Se siete persone desiderose di ricomporre il puzzle dei vostri sentimenti e della vostra storia d’amore potete scrivere a sibillarispondea@gmail.com

Per chi non fosse a conoscenza del mito, secondo la leggenda, Apollo aveva promesso alla Sibilla cumana, una donna in grado di predire il futuro secondo la tradizione attraverso un foro praticato in una grotta, di esaudire qualunque suo desiderio in cambio del suo amore, ella gli chiese di poter vivere altrettanti anni quanti erano i granelli di sabbia che poteva tenere nella sua mano. Trascurò, tuttavia, di domandare al dio anche l'eterna giovinezza, che Apollo le offrì in cambio della sua verginità. In seguito al suo rifiuto la Sibilla Cumana iniziò ad invecchiare e a rinsecchire fino ad assomigliare ad una cicala e a essere appesa in una gabbia del tempio di Apollo, a Cuma e di cui sopravviverà solo la voce. Alla Sibilla viene attribuito un modo di parlare... detto sibillino attraverso cui è possibile dare una duplice interpretazione ai fatti.... così da non aver mai torto....

La prima lettera, o meglio il primo enigma della tavola dei sentimenti, ce la invia un anonimo che si chiede se sia possibile che una donna si possa innamorare del proprio capo. Purtroppo il nostro amico non specifica se il capo è lui o se sua moglie l’ha cornificato col suo capufficio. Nel primo caso, se si tratta di lui, oserei dire che il nostro amico è un tantino ingenuotto a non sapere il fascino che può esercitare il proprio superiore su una donna. A tal proposito mi è venuto in mente un film che ho visto qualche tempo fa “Secretary” di Steven Shainberg che racconta le varie fantasie sessuali che ruoli quali capo e segretaria possono suscitare sia nell’uomo che nella donna soprattutto per il divertimento erotico che può venirne fuori. E a questo proposito data la tua ingenuità ti consiglio di vederlo senza nemmeno scomodare le tavole per un responso. La commedia finisce anche con un happy end ma in the real life non è sempre così.

Infatti caro amico se appartieni alla schiera dei cornuti cornificati dalla moglie col capo, non ti stai divertendo, anzi ti stai chiedendo come sia potuto succedere a te, proprio a te e ti chiedi se una donna possa innamorarsi del proprio capo perché vuoi ingoiare a tutti i costi questo rospone che tua moglie ti ha rifilato per cena.

In questo caso le tavole le scomodo ma la risposta non è così allegra…

Che tu scelga di perdonare o di buttarti alle spalle la storia con tua moglie, ti aspetta una lunga salita e solo se riuscirai ad arrivare in cima potrai ficcare la tua bandierina sul terreno…

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Tangueri o tangheri?

6 Agosto 2014 , Scritto da Mari Nerocumi Con tag #mari nerocumi, #erotismo

Tangueri o tangheri?

Sono sempre stata affascinata dal tango e dalla filosofia che c’è dietro, ma più ancora dai colori e dalle note dalla musica argentina che è spirito di popolo prima che melodia. Oh, tango, suonatore di corde così profondamente nascoste nell’anima nostra che nemmeno sospettavamo ci appartenessero!

Le implicazioni, i rimandi sessuali che pervadono la danza, tutte le danze, nel tango trovano un’espressione voluttuosa, esibita in modo compiaciuto, ma al tempo stesso naturale. Forza, audacia, passionalità, capacità di evocare: al solo guardare una coppia che balla un tango la sensualità che ronfa in fondo ai nostri corpi viene fuori pure se ormai anni di routine familiare ci hanno ridotte con l’appeal di Wilma degli Antenati e da lì … vai col tango delle fantasie erotiche represse.

Poi, recentemente ho letto un articolo che magnificava le virtù taumaturgiche del tango per la vita di coppia. In pratica, si diceva, i nostri maschietti, ormai in crisi cronica nella relazione con le pollastre moderne, avrebbero potuto riscoprire la loro virilità e riappropriarsi del loro ruolo di “maschio” nella coppia attraverso il tango.

Il concetto, più o meno, era che l’uomo, se non sente di guidare la sua donna, va in crisi e questo varrebbe fuori, ma ancor di più dentro al letto.

Ora, la regola nel tango è una sola e bella chiara: lui guida e lei si fa condurre.

Dunque, attraverso il gioco della danza, le coppie avrebbero riscoperto la bellezza e la forza aggregante dell’accettazione dei ruoli tradizionali.

Al tempo stesso il tango riaccenderebbe la passione, attraverso la stimolazione di tutti e cinque i sensi, principalmente del tatto e dell’udito.

Inoltre la milonga sarebbe il luogo dove attizzare profonde gelosie, anch’esse, naturalmente, terapeutiche. Anche il maschietto più freddino, infatti, vedendo la sua lei tra le braccia di un altro tanguero, sicuramente si sentirebbe ribollire il sangue … e a giusta ragione! Fra due tangueri si crea un legame che va oltre la semplice complicità: è un ballo in cui l’amore pulsa e travolge (corpi avvinghiati e abbracci possenti, gambe irretite in copioni di attacchi e di prese, tutta la voluttà di un corteggiamento fisico perpetuo). I ballerini sono praticamente incollati, occhi negli occhi, l’attrazione, anche la più flebile, subisce un’impennata febbrile … per i maschietti non lo so… ma per noi donne sicuramente meglio di un film porno!

La mitologia costruita intorno a questo ballo, il mio pregiudizio positivo, l’articolo … insomma ho deciso di iscrivermi a un corso di tango che, se non ricordo male, nella vita serve sempre.

Inizialmente ho cercato di convincere mio marito a seguirmi, ma lui balla solo ai matrimoni, solo dopo il quarto calice, e solo, ve l’assicuro, per mettermi in imbarazzo: in sintesi mi ha decisamente rimbalzato e io gliela farò pagare, ma questa è un’altra storia.

E qui veniamo all’utilità sociale di questo post che oggi si concretizza in un ammonimento per le pollastre che intendono iscriversi a un corso di tango…. da sole.

Avete presente Richard Gere e Jennifer Lopez in Shall we dance? Ecco scordateveli…

O meglio, voi, se avete proprio deciso che è ora di volervi davvero bene, che ogni posteriore è bello a’ mamma sua e che lo stronzo rimasto a casa dovrà pentirsene amaramente, potete certamente sentirvi bona e tosta come Jennyfromtheblock, ma Richard, anche con tutta la buona volontà e lo sforzo d’immaginazione, quello proprio non lo troverete …

Sì, signore, state sicure che a questi corsi di tango i maschietti, single o meno, che incontrerete, nel 90% dei casi, o sono totalmente impediti nei movimenti o famelici mutanti che stanno sviluppando le caratteristiche della piovra umana…

E dire che io tutte queste aspettative sui miei partner di ballo nemmeno ce le avevo… sì, mi sono iscritta che sembravo Baby di Dirty dancing e non è che non me ne fregasse dello scopo terapeutico all’interno della coppia, ma soprattutto avevo voluto provare perché già mi vedevo con i capelli tirati in un chignon, la gonna attillata al ginocchio e lo stacchetto spinto che mi faceva figa. Era più la mia immagine di donna, ai miei stessi occhi, che voleva trarne beneficio. Se poi fosse stato anche un tipo non male a condurmi nelle trame del tango, tanto di guadagnato per le mie fantasie erotiche… no?

Dunque, durante le prime due lezioni ho ballato con dei tizi che erano mariti meno riottosi del mio ivi trascinati da mogli più imperative di me (all’inizio tutti devono ballare con tutti …). Stavo tra le loro braccia e i miei piedi sotto le suole delle loro scarpe. Unica eccezione un anziano signore, più prossimo ai settanta che ai sessanta, ballerino tecnicamente inappuntabile, ma talmente concentrato su sé stesso e sulla perfezione dei suoi movimenti da rasentare … l’onanismo coreutico!

Poi, la terza sera mi becco lui: questo tizio, piacione, più prossimo ai sessanta che ai cinquanta, ma che doveva sentirsi come uno di quaranta col “vigore” di uno di trenta… lui che forse aveva letto, e liberamente interpretato, la poesia di Borges intitolata “El tango”:

Sebbene la spada ostile, o quell’altra spada
Le ha perdute il tempo nel fango,
Oggi, al di là del tempo e della fatale
morte, questi morti vivon
o nel tango.

Lui … il tànghero che, con la sua “spada” ostile, ha messo fine alla mia breve vita di tanguera.

Eh sì, care pollastre, ho dovuto troppo presto appendere i tacchi al chiodo… e non perché la mia fantasia di femme fatale si fosse esaurita… (quella c’è sempre) ma perché, alla terza lezione, mi sono detta: “e passi per le pestate di piedi sulle scarpine da tango comprate per l’occasione (si possono sempre pulire, ma che mal di piedi…), passi per la mano tenuta un po’ più in basso del fianco (puntualmente tirata su, ma tanto avrei preferito tirare qualche cazzotto a qualcuno), passi per le cadute per mancanza di prese convinte (pure la capoccia ho battuto una volta … che dolore!!!), passi per gli sguardi di sufficienza da parte di tanguere più esperte (‘ste stronze …)”, alla terza lezione, proprio quando l’anatroccolo pensava di poter diventare finalmente un cigno… mi sono detta: “ … e no eh! L’appoggio sulla gamba, incrociata per il passo appena imparato, del “membro”, caldo e barzotto, di un improvvisato John Travolta preso dalla febbre sabato sera … NO!!!”

Quindi, mi sono sorbita la ramanzina dall’insegnante che mi ha imputato di essere troppo rigida (a me!), ho concluso la lezione sforzandomi di pensare al prossimo pranzo di Natale, dopodiché ho raccolto mestamente le mie cose, senza lasciarmi dietro neppure una scarpetta e sono andata via per mai più tornare.

Mio marito mi guarda tra il compiaciuto (stile: “lo sapevo che durava poco”) e il curioso (“come mai non mi racconta niente? Che sarà successo?”).

Per un po’ lo lascio ad arrovellarsi, così impara a mandarmi sola … solo per un po’, però, perché ho bisogno di consolazione. Meglio.… di un certo tipo di consolazione … ho bisogno di sentirmi donna (ruoli o non ruoli chissenefrega …) e di sentirmi felice.

Felice … felice … come faceva quella canzone?

Potremmo essere felici, fare un mucchio di peccati …”

Allora gli racconto l’altra storia (nella mia testa)… quella del bel tenebroso alto e figo che quando ballavamo mi stringeva forte forte forte.

Com’era il discorso della gelosia…?

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Luileilaltra

21 Luglio 2014 , Scritto da Mari Nerocumi Con tag #mari nerocumi, #erotismo

Luileilaltra

Salve carissime e carissimi,

oggi vi parlerò di tette e amanti, di ciccia lussuriosa e tradimenti che, detto così può sembrare una cosetta piccante e godereccia, in realtà sto per propinarvi un pippardone moraleggiante, rancoroso e vagamente melenso (lo spirito di Lars Von Trier si sta impossessando di me) per cui, nella mia infinita bontà, accorderò a chiunque volesse abbandonare la lettura di questo post alcuni puntini sospensivi di spazio e di tempo per andarsene e dedicarsi ad altre occupazioni:

…………………………………………………………………………………………………….

Bene, per coloro che sono rimasti (e che a questo punto, non più sospensivo, hanno deliberatamente rinunciato a qualsivoglia diritto di critica) entro subito in argomento. Ho appena letto, nella rubrica di un giornale, l’e-mail di una pollastra piuttosto scafata che racconta di essere stata in parecchie occasioni “l’altra” della situazione (ovvero la terza persona del verbo luileilaltra…). Le parole che usa per descriversi e per spiegare il modo in cui ha vissuto queste sue relazioni ve le riporto virgolettate così che possiate rendervi pienamente conto di cosa si tratta:

Sono stata «l’altra», più volte, e non mi flagello sulla pubblica piazza:
quelli impegnati erano loro. Porto la taglia 54 (mormorii delle superbe
cornute: «sgualdrina e cicciona!»), niente scollature mozzafiato né occhiate sed
uttive. Non ne ho avuto bisogno:
sono sempre stati i bastardi fedifraghi a fare il primo passo. Siccome so fare
autocritica, mi sono chiesta: «Ma come mai?». Non mi ero mai ritenuta in grado di attrarre un uomo, figuriamoci
un uomo non mio! Poi ho capito: il mio sorriso. Niente musi lunghi,
rimproveri perché si erano dimenticati di comprare il pane tornando a casa,
lavatrici da riparare, figli asini a scuola, bollette, mutui. Gli uomini in me
cercavano questo: ridere, giocare, fare l’amore in modo leggero con una donna
che non guardava il soffitto, mangiare la pizza a letto senza paura che mi
incazzassi se sporcavamo le lenzuola. Non era sesso: pochi mi hanno
chiesto acrobazie
diverse da quelle del talamo nuziale.”

Ora, la mia reazione a caldo è stata quella che penso sia venuta spontanea a tutte voi, care amiche, che, come me, vi trovate invece ad incarnare la seconda persona del verbo di cui sopra …

Non riporto qui le parole che ho mentalmente rivolto alla tizia perché per leggerle dovreste disabilitare il parental control
tramite una funzione che non è ancora attiva su questo blog; vi dirò invece cosa ho fatto dopo.

Ho preso posizione dinanzi al grande specchio dell’armadio, mi sono tolta la maglietta e, con indosso il mio reggiseno coppa A+, ho apostrofato la scopatrice extraconiugale ed extralarge.

Ok, ok prima che qualcuno si voglia riappropriare del diritto di critica a cui aveva rinunciato dopo i puntini due spiegazioncine ve le do:

1) Il proto strip appena descritto dipende dal fatto che la tizia me la sono subito immaginata sfacciatamente popputa, oltre che paffuta, da qui unabotta di spirito di competizione femminile

2) Il fatto che io abbia inteso rivolgermi a lei sovrapponendo la sua immagine (immaginata) alla mia riflessa nello specchio può evocare un paio di milioni di significati reconditi, ma qui facciamo notte, per cui … andiamo avanti!

Dunque, ho guardato la taglia 54 dritto negli occhi vitrei(!) e le ho detto:

- Mia cara, … bella scoperta hai fatto! Quindi gli uomini preferirebbero una che li fa trombare senza problemi e senza pensieri (“non era sesso” un paio di cocomeri!
Scommetto che se li avessi invitati a giocare a briscola invece che a scopa, non avresti ricevuto lo stesso apprezzamento…) alla moglie/madre che li opprime coi doveri e le responsabilità della vita familiare? Wow! Originale e arguto! Sul serio …-

- Orbene, cara “altra”, sappi, tanto per cominciare, che la mia seconda di reggiseno non mi ha mai impedito di attrarre gli uomini che mi interessavano (e non lo dico per invidia della tue “abbondanze”: ognuna di noi abbonda da qualche parte …), d’altra parte la solfa sull’uomo che fugge le responsabilità, i figli sfaticati, le lavatrici da fare e la moglie tonta è così banale e stantia da farmi pensare che proprio non sai di cosa parli!… mi fanno capire che non hai mai avuto a che fare con una relazione seria, duratura e con annessa, faticosa convivenza, e che non hai fatto la scoperta dell’acqua calda (che, nella sua ovvietà, conserva una sua intrinseca complessità) ma di quella fredda… cara la mia cicci!

- Hai fatto il tuo gioco, hai cercato e trovato autostima e soddisfazione, per conto mio, non sei da biasimare più o meno di quanto non lo sia una moglie immusonita o un marito annoiato. -

- Ma tu, cicci, mi stai sfidando a uno scontro tra pistolere, a chi spara più veloce, e le spari davvero grosse quando pretendi di dare lezioni a noi povere mogli ossessivo-compulsive, cronicamente intente a far lavatrici (in tutta la tua spavalderia, poi, non sembri essere al corrente del fatto che alcune mogli usano la lavatrice in altri modi ….); in realtà le tue affermazioni piuttosto banalotte, raccontano di una scelta, fatta più o meno consapevolmente nel momento in cui la ritenevi giusta, senza peraltro prenderti nemmeno la briga di liberarti dai sensi di colpa che le tue parole trasudano da ogni carattere. Anzi mi pare proprio che tu cerchi un colpevole a ogni costo (inclusa te stessa, altrimenti non ti autodefiniresti, in un modo o nell’altro, cicciona sgualdrina), ma ti sfugge l’aspetto patetico-grottesco della situazione: la zoccola che la dà gratis senza parlare del mutuo, il marito stolto e infantile, la moglie frigida e stremata col pigiama di pile…. ma che siamo in un film di Lino Banfi? -

Ahhhh… è finito lo sfogo, mi rimetto la maglietta e vi ringrazio dell’applauso!!!!

Tornando a noi, in effetti con quel suo spirito fin troppo piccato e sentenzioso, la pienotta banalotta ci prova sul serio a sbatterci in faccia la sua 54 di taglia quasi a rinfacciarci la nostra atavica mancanza di autostima e di fiducia nelle nostre armi di seduzione, come se davvero non avessimo ancora capito che tra le gambe nascondiamo il nostro TTEESSSSORO…

In realtà, sono probabilmente proprio le pollastre come lei, quelle che pensano di non avere il “fisico adatto alla conquista”, a rivelare le più profonde insicurezze, a non comprendere che in determinate circostanze, proprio quando la confusione e l’insicurezza si impossessano di tutto il nostro essere, (e non solo quando ci sentiamo belle e fighissime), partono dal nostro corpo raffiche di ferormoni inconsapevoli che ci trasfigurano in Jessica Rabbit col vestito rosso fuoco, lo spacco inguinale e tutto il resto…

La sua e-mail finisce in questo modo:

Che cosa ci ho guadagnato? Sicurezza,
autosti
ma. Ora è arrivato il mio Amore definitivo, che adoro e che
mi ricam
bia.

Che cosa ho imparato? A prendermi cura di me stessa, e del mio uomo. Mai dare per
scontato nulla, e vivere ogni giorno come fosse il pri
mo.”

A questo punto, vincendo anche il pungente senso di fastidio che sempre mi trasmettono le morali buoniste, hanno preso il sopravvento i miei neuroni specchio (ecco il senso dello specchio …!) che mi hanno subdolamente riportato alla mente la “me” di qualche tempo fa, disorientata come le farfalle che sbattono continuamente la testa contro la luce …

Avete presente quando non sapete decidere cosa è meglio per voi e dopo un po’ questa condizione diventa cronica giù, nel profondo della vostra anima?

Ecco, è questa sensazione di disagio perenne che mi ha avvicinato alla nostra “cicciona sgualdrina”.

Magari la pollastra sarà stata “un cicinin” aggressiva, ma è pur vero che noi donne per crescere e maturare in questa vasca degli squali che è il mondo maschile, ma anche il mondo dell’amore, facciamo una gran fatica e mi rendo conto che ognuna di noi si arrangia come meglio può…

Quello che ignora la nostra pollastra (e che un po’ tutte noi ignoriamo,per la verità) è che è proprio l’insicurezza, questa maledetta biscia strisciante nella nostra testa, che ci fa soffrire, che ci fa apparire inadeguate, che ci dà più anni di quelli che abbiamo, che ci fa vedere più grasse, più magre, più alte, più basse eccetera eccetera, che complica irrimediabilmente la nostra vita, ecco proprio questa stronza è il boa che porta l’uomo nella canoa.

Ma Bridget Jones nulla vi insegnò? (ve l’ho detto alla siciliana perché ho appena visto La ragazza con la pistola … un’altra che ha fatto scuola su questo argomento!)

A spingere gli uomini tra le nostre braccia sono proprio le nostre insicurezze, l’unica esca buona per acchiappare all’amo quei due unici neuroni marcati xy che bighellonano indolenti e solitari nella “testa superiore” del maschio.

Certo, sono materiale da maneggiare con cura, altrimenti rischiamo di fare la fine dell’ape che per puncicare ci lascia la pelle!

Orsù dunque piazziamo, per il maschio, un’altra esca: il sensuale smarrimento femminile per la “testa di sopra”, sapienti dosaggi di TTEESSSSORO per la “testa di sotto” …

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Sesso muto? No, grazie.

8 Luglio 2014 , Scritto da Mari Nerocumi Con tag #mari nerocumi, #erotismo

Sesso muto? No, grazie.

Amici miei, amiche mie,

finalmente è arrivata l’estate…

Forse vi sarà capitato di sentirvi contenti di poter tenere finalmente le finestre di casa aperte, la sera, per far entrare quella frescura che, delicata, carezza la pelle infine sbocciata dalle stoffe occludi-pori?

Orbene, io ieri sera stavo giusto contenta così, anche perché tutto il famigliame era scivolato anzitempo tra le braccia del provvido Morfeo, e ho quindi potuto guadagnare una felice posizione sul bel terrazzo di casa per godermi pochi minuti di voluttuoso silenzio. Voluttuoso e raro il silenzio che si può sperimentare in una casa abitata da due bambini pestiferi e da genitori cronicamente stravolti dalla stanchezza!

Sorseggiavo il mio thè freddo appoggiata alla ringhiera, facendo il morto a galla in quei pochi istanti di relax col vento tenue della sera che mi passava tra i capelli una mano evanescente. Un venticello crepuscolare, e amico.

Mi sentivo vagamente erede di una certa tradizione poetica italiana, e riuscivo anche a convivere con la sottile inquietudine che ci si incolla addosso quando temiamo che un qualche funesto evento possa improvvisamente fare a pezzi certe magiche atmosfere dentro le quali amiamo proteggerci.

Tendevo l’orecchio del cuore alla natura e all’anima del mondo.

D’improvviso, però, l’altro orecchio, quello della testa, mi gracchia un tale assortito e prosaico campionario di lamenti… urletti… e gemitini che manco nei pornazzi mal doppiati degli anni ’80….

All’inizio ho dato la colpa ai gatti condominiali che a me pare ci diano dentro spesso e volentieri (ma quanto dura il “calore” dei gatti?), ma poi l’ansimare di base e soprattutto quello “di picco” (armonia e melodia) mi hanno fatto capire che non si trattava di accoppiamento felino. Per rendermi conto però da dove venissero i lamenti di goduria ho dovuto girare lungo il terrazzo per ben due volte e attivare i miei sensi di donna bionica, fino a quando non ho visto la luce…
la luce della finestra aperta nella mansarda del palazzo di fronte.

Da analisi effettuata tramite il mio udito ipersensibile, direi che stavano ancora ai preliminari, diciamo alla fase dei mordicchiamenti sparsi per il corpo perché i miagolii di lei avevano, per così dire, un ritmo incostante e sussultorio mentre lui non si sentiva affatto. A vedere invece non si vedeva niente, sia per la luce soffusa (ognuno si fa le atmosfere sue…), sia perché l’alcova era collocata ad un’altezza maggiore rispetto al mio piano, ma in quanto al sentire non si poteva in alcun modo equivocare… (non sarò stata certo l’unica nei dintorni ad accorgermene).

L’episodio mi ha riportato alla mente un ricordo di qualche anno fa (più di qualche anno fa…) quando ancora, da giovane studentella squattrinata e fuori sede, dividevo la casa e le spese con altre persone.

Nella camera accanto alla mia viveva un ragazzo che invece lavorava e che quindi vedevo raramente, la sera. Lui non aveva la ragazza, o meglio non l’avevo mai visto portarne a casa, io frequentavo un ragazzo dell’università che qualche volta invitavo a dormire da me,(naturalmente non certo per dormire).

Durante una di queste notti in cui il mio lui, di allora, rimase per “non dormire” nel mio letto, dopo un po’ che ci davamo da fare accompagnandoci col canto e il controcanto, ci accorgemmo che il coinquilino variava il volume del suo televisore in concomitanza con le nostre intemperanze sonore …

Inizialmente andammo avanti come se niente fosse (peraltro il tipo con cui stavo era giovane e forte e non aveva certo problemi di durata), ma dopo un po’ non ce la feci più a far finta di niente e mi confinai in una sorta di (per me inedito) “sesso muto”.

In realtà non ho mai capito se il coinquilino fosse rimasto più infastidito o più intrigato dalla situazione … Probabilmente il volume del televisore non era stato l’unica cosa ad “alzarsi” in camera sua …visto che il giorno dopo mi faceva pure gli occhi dolci …

Tuttavia, per qualche tempo la consapevolezza di essere stata ascoltata (e certamente immaginata) da un estraneo mi lasciò dentro una vaga sensazione di disagio o forse di qualcosa d’altro che non volli indagare … poi, di lì a poco, io mi trasferii e non ci pensai più.

Ora, essendomi, a distanza di tempo, trovata per così dire dall’altra parte, devo dire di aver riassaporato quella sensazione avvertendo molto meno disagio e più qualcosa d’altro …(sarà la scorza dell’età).

Ciò nonostante è innegabile che spesso, quando capitano di queste situazioni, molte persone possono sentirsi infastidite, non reagiscono bene se sono costrette ad ascoltare il sonoro degli altrui amplessi?

Da cosa nasce questo disagio? E perché nasce?

È una cosa tipo la volpe e l’uva? Ossia ci rode di non avere sottomano qualcuno con cui organizzare seduta stante una cosetta nostra?

In fondo abbiamo sempre … Federica la mano amica … (un’apprezzata professionista che, dopo anni di onorata attività “etero”, ha fatto outing sulla sua disinvolta bisessualità).

O forse il fatto che in qualche modo ci viene imposta l’altrui intimità ci fa sentire violati nella nostra intimità?

C’entra qualcosa il senso del sacro (un fossile, ormai) correlato alla sfera sessuale?

Per qualcuno è forse una questione di triste narcisismo? Per cui, se si tratta di “farsi sentire” va tutto bene, mentre se sono “costretti” ad ascoltare altri allora il loro ego si sente prevaricato, o comunque ridimensionato, da quello, prorompente dei rumorosi scopatori?

Fa differenza se ascoltiamo (e di conseguenza immaginiamo) persone che conosciamo invece di gente che non conosciamo? Comunque le risposte a tutte queste domande io non ce l’ho.

Conosco (di vista) la coppia che si intratteneva piacevolmente a letto di fronte casa mia e non ne faccio mica una tragedia solo perché li ho sentiti darci dentro a più non posso, anzi, ne rimango contenta!

E ne è rimasto contento anche il mio lui di adesso, dopo che l’ho raggiunto in camera da letto, spegnendo la luce e aprendo la finestra …

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Quando gli uomini dicono di no al sesso

29 Giugno 2014 , Scritto da Mari Nerocumi Con tag #mari nerocumi, #erotismo

Quando gli uomini dicono di no al sesso

Questo post è dedicato a tutte voi, care amiche, che, dopo aver trascorso un intero pomeriggio a sguazzare inebriate in fantasie xxx rated, assolutamente persuase di poter mettere in pratica di lì a poco tutto lo sconcio campionario delle vostre immaginazioni hot, vi siete sentite opporre dal vostro uomo, rincasato col peso del mondo sulle spalle, un triste, mortifero “no”!

Ovvio che alle eroine dei nostri romanzi queste cose non capitano, anche perché il banalpatetico (siamo su questo registro, secondo me) promette solitamente scarso successo editoriale…

Comunque, lo spunto l’ho preso da uno di quegli articoletti ipercazzeggianti di cui trabocca il web e che mi somministro spesso come antidoto alla noia e al peso della quotidianità.

Si trattava di una statistica sulle scuse più comuni che gli uomini adducono per sottrarsi alle richieste sessuali delle loro compagne.

Per la cronaca, il podio delle scuse maschili è il seguente:

1) spossatezza dovuta a giornata lavorativa troppo pesante

2) urgenza di dover portare il cane a fare i suoi bisogni (!!!)

3) vitale necessità di concludere una partita ai videogame.

Sempre per la cronaca, nel merito, vi dico anche la mia:

la 1) ha una sua ragion d’essere anche se inversamente proporzionale al numero di volte in cui viene utilizzata,

la 3) è già decisamente meno digeribile, ma almeno corrisponde a una (per quanto discutibile) passione e comunque ben si colloca nella cornice del cronico, invincibile infantilismo maschile,

ma stare in coda dietro l’incontinenza canina è avvilente e brutto, in qualsiasi modo lo si voglia intendere…

Mi immagino la faccia della pollastra che, con indosso solo le scarpe tacco 12 e il trench, nel momento dell’apertura a mo’ di maniaco al parco, si sente dire… un attimo cara porto Bobby a fare la pipì e torno…

Come sempre, in questi casi, gli spunti più interessanti vengono fuori dai commenti dei lettori. Più sfumati e variegati quelli femminili, perlopiù sul “machista” spinto quelli maschili.

Uno dice: “ma da dove vengono ste stronzate? Si dà il caso che all’uomo non gli sembra vero di farsi una scopata quando la donna è disponibile…”

Un altro dice che le occasioni non si devono perdere (gliene capiteranno poche?) per cui lui la voglia fa in modo di farsela venire…

Un altro ancora gli risponde: “eh ma questa si chiama fame… è un discorso diverso…”

E via all’osteria…

Alla fine, comunque, the ultimate commento, la pietra tombale della discussione recitava più o meno così: “Non esistono più gli uomini di una volta…”

Ora, io non so come sono gli uomini di oggi (uno ne ho, e spesso non ho idea di cosa gli passi per la testa), figuriamoci se posso parlare di quelli di una volta…

Mi sembra già difficile calarli nella situazione…

Riuscite a immaginarvela, vostra nonna, in guepiere, fare la lap dance attorno al pilastro di casa per convincere vostro nonno a fare sesso con lei dopo una torrida, spossante (questa sì…) giornata passata a raccogliere pomodori nei campi?

La donna di una volta “aspettava”. Aspettava quando l’uomo ne aveva voglia… e spesso aspettava (figli) dopo che l’uomo la voglia se l’era tolta!

Il tutto non risultava sempre così divertente per cui quando ci si poteva sottrarre (avete presente “quei” mal di testa?)…

Io credo piuttosto che sia più giusto dire: “Non esistono più le donne di una volta…”

L’emancipazione femminile è storia (anche se su questo punto ci sarebbero da precisare due o tre milioni di cose) e l’iniziativa femminile nell’approccio sessuale è un’eventualità ampiamente sdoganata e generalizzata.

Decidiamo noi quando ne abbiamo voglia… non aspettiamo più che sia lui a chiedercelo!

Tuttavia la facoltà di prendere l’iniziativa implica l’onere di accollarsi il rischio di un rifiuto

E qui viene il brutto: per noialtre i “no” alle nostre profferte sessuali sono sempre una delusione cocente che il più delle volte tentiamo peraltro di non lasciar trasparire…

Ma perché non riusciamo a confessare che in tali occasioni, più che rimanerci male, ci girano le palle (anche se non ce le abbiamo) a più non posso?

Il punto è che, nonostante sappiamo di poterci trovare spesso dall’altra parte, cioè di quelle che marcano visita, per così dire, certe reazioni dagli uomini non ce le aspettiamo proprio…

E se, sforzandoci di razionalizzare, pensiamo: “ma sì, capita a me, perchè non può capitare a lui? (ma più cerchi di essere razionale e più le domande e i dubbi ti affollano la testa)

La risposta emotiva che promana dalle scosse profondità del nostro essere è in realtà… una domanda!

La più angosciosa/incazzogena domanda che possa porsi una donna rifiutata dal suo abituale compagno, l’apocalittica: “non mi desidera più?

Ora, io capisco che qui siamo seriamente a un interrogativo sui massimi sistemi (non scherzo), però prima di arrivare a compiere gesti estremi, io direi: facciamo un bel respiro, pensiamo alle cose belle della vita (le crépes alla nutella, lo shopping su internet, ecc.), magari rileggiamo i vecchi post di questo blog che sempre tradiscono la mia inveterata passione per l’happy end, e cerchiamo di pensare positivo.

Fatto?

Ok, ho sempre creduto in voi.

E ora, la grand finale!

Dunque, visto che l’articolo si riferiva a rapporti stabili, e non ad incontri occasionali (lì in effetti sarebbe surreale trovare un maschietto che dopo averci rimorchiato in discoteca ci portasse a casa sua a giocare alla play station!), be’ io credo che un rapporto davvero stabile debba avere la forza di far stare tutto “dentro” di sé, contenere tutto senza collassare: il rifiuto, l’incazzatura, magari la ripicca e infine (si spera) la scopatona sublimante e riconciliatrice.

Beninteso, la “scusa” è e deve rimanere un appannaggio femminile, per cui, va bene la comprensione, va bene la razionalità e la fiducia nella solidità del rapporto, però sia chiaro caro maschietto: se oggi ti sei preso la tua vacanza, mi userai la cortesia di recuperare la “baldanza” dei vent’anni entro domani, quindi preparati (non voglio nemmeno sapere come) e presentati pronto a stupirmi con “effetti speciali”, dopodiché… prega che IO non abbia mal di testa!

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Quando a letto l'egoismo ripaga

20 Giugno 2014 , Scritto da Mari Nerocumi Con tag #mari nerocumi, #erotismo

Quando a letto l'egoismo ripaga

Buongiorno a tutti voi, care amiche, cari amici, oggi parliamo di quanto è importante essere egoisti a letto. Mi è capitato recentemente di leggere un articolo, scritto da una filosofa, intitolato: “Quando in amore è meglio non dare”. Ora, devo dire che di solito evito accuratamente questo tipo di letture che ritengo, forse un po’ pregiudizialmente, “ad alto contenuto di fuffa”. Stavolta comunque, nonostante il mio insopprimibile senso pratico avvertisse un vago sentore di presa per il culo, ho portato a termine la lettura e ne ho tratto qualche spunto di riflessione che spero troverete interessante.

In parole povere e comprensibili a tutti, l’articolo, partendo da un’affermazione di Jacques Lacan (la citazione colta è d’obbligo in questi contesti), per il quale: “Amare è donare quello che non si ha a qualcuno che non lo vuole”, arriva alla scelta conclusiva del “non dare” in amore come via privilegiata alla pace interiore (…)

Il percorso logico(?) che connette l’incipit e la conclusione dell’articolo ve lo riporto subito qua sotto, virgolettato e corsivato, così facciamo prima:

“… quando amiamo, cerchiamo tutti, ma proprio tutti, di dare alla persona amata quello che vorremmo ricevere da lei. Ad esempio quell’attenzione o quella tenerezza che ci manca tanto, che non abbiamo, che non riceviamo. E che però ci incaponiamo a donare all’altra persona. Proprio perché la amiamo.
Peccato che poi l’altro, essendo d’altronde altro rispetto a noi, molto probabilmente non sa che farsene della tenerezza o dell’attenzione che gli diamo. E che ciò che gli manca è, appunto, sempre altro. Terribilmente altro. Proprio mentre, a sua volta, insiste a darci quello che non ha, e che noi non vogliamo. Come volevasi dimostrare! Anche se, dopo un po’, la testa gira. Perché non si capisce più bene di cosa si stia parlando. Facciamo un esempio concreto..”. (ecc. ecc.)

Riflettendo quindi tra me e me ho pensato che in effetti è vero…quante cose ci sono che per amore facciamo per l’altro o subiamo dall’altro senza che realmente lo vogliamo…?!?

Ora sì che mi è chiara la faccia a denti stretti che fa quando gli faccio i grattini che fanno passare il mal di testa (in effetti è a me che lo fanno passare…)

Ora sì che ricordo gli occhi al cielo che alzo (di spalle naturalmente) quando vuole farmi rilassare strimpellando una canzone con la chitarra (è lui che si rilassa…)

Già da questi scarsi esempi è chiaro quanto l’amore pretenda da entrambi sforzi di comprensione e tolleranza che potrebbero essere sicuramente evitati per non pregiudicare stati d’animo pacifici o addirittura già esasperati da tensioni varie.

E in barba ai tanti giri di testa che predica la filosofa, la mia ci ha messo un attimo a fare un volo all’argomento del nostro blog: e nella nostra vita sessuale quante volte mettiamo su queste scenette?

La domanda è d’obbligo pollastre!

Per amore a letto quante e quali sono le cose o le posizioni che ci ostiniamo a propinare al partner ma che ci piacerebbe ricevere e quante e quali per così dire “subiamo” perché non ci piacciono ma che a questo punto abbiamo capito che piacciono a lui?

Meglio non portare il conto… altrimenti ci deprimiamo… Ma un esperimento potremmo farlo, ribaltando la tesi della nostra filosofa: invece di non dare proviamo a stra-dare e a instradare!

Ossia le cose che a letto non ci piace ricevere, facciamole a lui….

E portiamolo così (sperando in un exploit delle sue solitamente ipotrofiche facoltà intuitive) a farci fare quelle che ci ostiniamo a propinare a lui….

Se poi l’audace (ma anche un po’ cervellotico, diciamo la verità) esperimento dovesse rivelarsi fallimentare potremmo ricorrere a uno sconvolgente artifizio escogitato, qualche migliaio di anni fa, dal genere umano a fini comunicativi ossia… PARLARE!

Insomma nello scombinato festival di male assortite autoreferenzialità a cui spesso danno vita i rapporti di coppia, dopo averle provate tutte (ma sarebbe meglio anche prima)… perché non provare a dirsele le cose?

Ecco, cara filosofa, mi sarebbe piaciuto che il tuo articolo l’avessi intitolato: “Quando nel sesso è meglio non dare ma comunicare”!

Certo, qualcuno obietterà, la capacità, la scioltezza nel chiedere ciò che si desidera a letto non è da tutti (gli uomini amano il vedo non vedo, ma noi donne è risaputo che amiamo il detto non detto…), ma, cavolo, qui siamo alla morte della comunicazione! E forse il punto è proprio questo: tutta ‘sta menata di dare/non dare, dire/non dire ha l’imperdonabile difetto di svolgersi nella testa di ciascuno dei due come in una scatola chiusa. Ma l’altro quando lo vogliamo incontrare, DOPO aver risolto tutto per conto nostro? Se è così, be’ allora è chiaro che non lo incontreremo MAI!

Mi pare che non ne usciamo più…allora sapete che vi dico? Viva la comunicazione non verbale! Tra il pensare e il parlare, MEGLIO FARE (senza pensare)! Soprattutto a letto diamo liberamente sfogo ad un sano egoismo “operativo” e liberatorio.

Certo magari questo non servirà a fare chiarezza su tutto il casino del dare e non dare, ma almeno… si scopa!

P.S. Mah… concludo questo post con la fastidiosa sensazione di essermi un po’ incartata. Chi va col filosofo…

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"Così facciam tutte"

17 Giugno 2014 , Scritto da Mari Nerocumi Con tag #mari nerocumi, #erotismo

"Così facciam tutte"

Il post dell’inglesina che c’aveva “tutto ma proprio tutto” mi ha fatto pensare al perché ci interessiamo a un certo tipo di letteratura.

Perché per esempio noi donne amiamo tanto leggere 50 sfumature di grigio/nero/rosso…. al posto, per dire, de Il giro del mondo in 80 giorni.

Perché ci intriga la vita di queste pollastrelle che niente hanno a che vedere con noi e la nostra quotidianità, le vere noi (non DONNE vere purtroppo), quelle che sperano di sedurre anche col pigiama di pile nei calzettoni, che usano la lavatrice solo per lavare i panni e che soprattutto hanno una prole più marito a cui badare.

La risposta è facile, mi direte voi: quei romanzi ci attraggono proprio perché vorremmo essere noi le protagoniste della storia…

Vorremmo noi scopare a palla co’ coso… Christian, vorremmo noi fare la vita da single senza pensare a cosa cucinare la sera, andare tutte le sere per locali cool, fare shopping tutti i giorni della nostra vita senza pensare ai conti a fine mese, vorremmo essere noi quelle in carriera e viaggiare una settimana sì e una no, e in quella no andare in una spa perché ci dobbiamo riposare…

Ma la domanda che mi viene dopo è …ma quelle che ce l’hanno una vita così cosa provano, cosa vogliono?

Io, qualche amica che ha una vita così ce l’ho, qualche amica che, proprio come le pollastrelle dei nostri romanzi, perde la testa per il playboy di turno e puntualmente ci soffre da “polla” perché… vuole convincerlo a tutti i costi ad avere una vita come la nostra!

Sì, avete capito bene: una vita con marito, figli e tutto quello che ne consegue….

Ma allora rifacciamo un po’ i conti perché c’è qualcosa che non mi torna…

Che apparteniamo all’una o all’altra categoria sono giunta alla conclusione che a noi piace sognare quello che non abbiamo, soprattutto quello che ci manca (perché a noi donne manca sempre qualcosa)…e che ad un certo punto il sogno diventa il nostro pane quotidiano e chissenefrega se non s’avvera, l’importante è che c’è, l’importante è che ci fa provare le sensazioni che vogliamo. Questi romanzetti per vere polle ci servono per sognare, ci servono per immaginare di scopare con qualcuno che non è nostro marito, ci servono per movimentare la nostra vita fatta di routine e cose noiose.

Allora diventa eccitante passare quei dieci minuti sul cesso a pensare in quale locale potremmo andare la sera, con la ceretta alla brasiliana fatta in centro, il perizoma di Victoria’s Secrets e le autoreggenti (in realtà mai messe), sentire il mondo intero ai nostri piedi e non perché ci siamo tolte le scarpe dopo una giornata di lavoro…

Allora diventa eccitante pensare di incontrare finalmente il Christian Grey de no’antri e travolgerlo con un’orda di ferormoni che gridano SCOPAMI SCOPAMI, e perderci nel piacere assoluto di farsi fare le cose che non abbiamo mai pensato di farci fare …e guardarsi come in un film e chiedersi “ma sono proprio io quella che lo sta prendendo in quel posto”?

Perché …svegliandoci dal sogno, sì mie care, ci accorgiamo che l’abbiamo preso proprio in quel posto, che la realtà è un’altra, che la nostra vita sta bussando alla porta del cesso e che reclama puntualmente il nostro aiuto nel cercare i calzini (che sono sempre al solito posto) o nel cercare un semplice bicchier d’acqua (basta aprire il rubinetto).

Ma ciò che è più sorprendente è che il nostro risveglio non è affatto brusco, le nostre risorse sono immense e come per magia, perse in un bizzarro trip tra coscienza e incoscienza, così facciam tutte: usciamo dal cesso contente come non mai… pensando alla prossima volta in cui potremo ritornare a sognare per almeno dieci minuti indisturbate.

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Lars Von Trier puzza!!!

8 Giugno 2014 , Scritto da Mari Nerocumi Con tag #mari nerocumi, #erotismo, #cinema

Lars Von Trier puzza!!!

Allora, care amiche, cari amici,

sono riuscita finalmente a vedere Nynphomaniac vol. 1.

Ah finalmente questa si è organizzata un’uscita come si deve,

penserete voi. Ma cosa dici maaai, rispondo con la faccia da Topo Gigio… quando

la sfiga ci si mette non c’è organizzazione che tenga.

Io, per la verità la mia uscita come si deve me l’ero in

effetti ben preparata, con tanto di babysitter pagata (con supplemento festivo)

e marito implorato a suon di lamentele per farmi accompagnare… poi, arrivati lì, scopriamo che il cinema aveva

cambiato l’orario della programmazione all’ultimo momento, collocandolo

irrimediabilmente al di fuori della finestra temporale che mi ero faticosamente

ritagliata per l’evento.

A dirla tutta, non l’ho presa molto bene, per di più pioveva a

dirotto e non ho potuto sfruttare l’uscita manco per una passeggiata romantica

magari arricchita da gelato ipercalorico e compensativo. La crisi isterica ha

preso a incombere in modo terribile e quasi irreversibile, dico “quasi” perché

il caso ha voluto che stavolta, più per istinto di sopravvivenza che per reale

affezione, fosse proprio lui, mio marito, l’homo insolitamente sapiens, a

suggerire la soluzione che ha procurato a lui una serata tranquilla e a me l’argomento

di questo post.

- E se lo vedessimo in streaming su internet? – mi ha

proposto con un sorriso spumeggiante, un po’ falso/attendista e un po’

compiaciuto/speranzoso che mi ha tanto ricordato Jim Carrey con la Mask verde attaccata

alla faccia…

Lo so, lo so non è la stessa cosa, per di più è illegale e, a

tal proposito, davanti alla polizia postale, sono disposta a testimoniare che è

tutta colpa sua (è vero che è il padre dei miei figli, ma io sono la madre dei

miei figli… e la mamma è sempre la mamma!).

Insomma, per farla breve, ho accettato ed eccoci qua. (Non rompete, lo dovevo

scrivere questo post volenti o nolenti!!!)

Dunque, veniamo al sodo.

Vi ricordate le mie opinioni sul film pre-visione e del fatto

che volessi impietosirvi sulla cattiva sorte capitata alla piccola Joe?

Ecco, mi sbagliavo, cancellate tutto… e riavvolgiamo il nastro.

Ovvero, la psicologia spicciola della ragazzina priva di

regole e abbandonata a sé dalla madre è esattamente quella che vi avevo

prospettato. Quello che non mi aspettavo è il modo in cui viene raccontato il

disagio di sex addiction della ragazzina… nel senso che non viene raccontato

affatto!

Dapprima vediamo che la pulzella si appassiona alle virtù

dell’autoerotismo sin dalla tenera età, poi si capisce che l’inaridimento dei

sentimenti vero e proprio scaturisce dall’assenza di amore e attenzione da

parte della madre che, per misteriosi motivi, si comporta come una vera stronza

del tutto disinteressata a svolgere nei confronti della figlia alcuna funzione

educativa oltre che affettiva. L’unica figura che si incarica di infondere un

barlume di affetto e di serenità nell’anima della bambina è il padre, tenero,

fragile alcolista col pallino degli alberi (?), per il quale Joe nutre, e

dimostra in punto di morte (del padre), un affetto quasi materno.

Per il resto, numeri di Fibonacci, arte del pescare,

ornitologia e botanica, polifonie di Bach (la famosa parte filosofica del film)

si intersecano a scene di sesso che coinvolgono, oltre alla protagonista,

innumerevoli tizi più o meno anonimi di cui a stento si riesce a conoscere

l’iniziale del nome.

Ora, devo proprio dirlo, se c’è una cosa che assolutamente

manca in tutte queste scene di sesso… è proprio il sesso! Almeno come lo

intendo io… Il tutto è desolatamente privo di eros (oh, ci fosse stata una scena…dico

una… a suscitarmi quel certo languorino… niente, nada, nisba). Al punto che il

nulla angoscioso (angoscioso perché nulla) che mi veniva inflitto dal film ha

avuto su di me effetti inspiegabilmente e bizzarramente allucinogeni: mi è

sembrato di stare vedendo, come dire, avete presente quei vecchi film in bianco

e nero (Charlie Chaplin, Buster Keaton….) in cui i protagonisti si muovono a

una velocità accelerata? Ecco, una cosa del genere, e ad un certo punto c’ero

anch’io dentro la pellicola che scuotevo la testa velocissimamente come Paperino

che si sta svegliando da un sogno e realizza cosa gli sta accadendo. In questo

modo (non vi preoccupate non mi succede spesso) mi sono accorta della trappola architettata dal regista che solo una pollastra incallita come me poteva sgamare.

Il fatto che Joe racconti in modo così distaccato e privo di

emozioni le immagini di sesso vissute e che soprattutto queste immagini siano

rappresentate in maniera così nuda e cruda, e prive di una “storia” propria, mi

puzzava davvero tanto. Era come se le fossero state messe in bocca parole non

sue… o meglio parole che non possono appartenere a una donna che pare consapevole

della sua dipendenza patologica e che ne descrive con compiaciuta accuratezza

gli effetti senza tuttavia mostrare o trasmettere la benché minima sofferenza o

emozione in relazione a ciò che racconta.

E se, oltre che ninfomane, avessi voluto crederla affetta

da depressione, dico, per esperienza più

o meno diretta, che una donna depressa trasuda COSTANTEMENTE angoscia e

sofferenza, anzi tutto il suo essere non fa altro che vomitare, stile Linda

Blair, tutto il dolore che ha in corpo…

Poi ho finalmente realizzato da dove veniva tutta quella puzza:

sei tu Lars che puzzi e pure tanto!!!

Ma soprattutto chi vuoi imbrogliare?

Credi che non abbia capito che quelle immagini fossero tutte

frutto della tua testa?

Bella scoperta, mi direte voi, lui è il regista…

Sì certo, ma il punto è che, da un po’ di film a questa

parte, il buon Lars si è messo in testa di raccontarci la SUA depressione,

quella che l’ha colpito (e quasi affondato) pochi anni fa.

Ma in questo film caro Lars, a parer mio, dimostri di avere due

grossi gap:

a) tu racconti al mondo la depressione come la vede un

depresso, cercando cioè di rappresentare quel patologico senso di distacco e di

fatalismo, quella sensazione di abitare un piano esistenziale mollemente

adagiato su un livello di piatta mediocrità che chi è stato depresso ben conosce

(ma solitamente quando il mondo si prende la briga di osservare un depresso

vede soltanto un poveraccio che soffre come un cane e appesta il circostante di

mortifera negatività).

b) non sei una donna! (Sei a conoscenza che la fantomatica

parte femminile di un uomo, anche quella dell’artista più sensibile, non è

altro che “un pezzo” di maschio?)

In più passi per essere un genio per cui godi tra i tuoi fan

di un credito quasi illimitato, ma a me sembra proprio che mettere su pellicola

il repertorio di immagini di sesso (chissà di quanti anni!!!) come le pensi tu

in quanto maschio (per di più depresso) e cercare di ammantarle con un’aura di intellettualismo,

oltretutto millantando un punto di vista femminile, sia in definitiva una bella

presa per il culo…

è come se un giorno di questi, approfittando dell’attenzione

e della fiducia che voi, miei devoti lettori/trici, generosamente mi accordate,

vi propinassi, come mio, un post scritto da mio marito!

La notereste subito la differenza, no?

Vero che la notereste?

… anche non subito…ma sì, vero? VERO?

(mmh… mi sa che uno di questi giorni faccio un esperimento…)

P.S. cara Joe mi dispiace, avevi un grosso potenziale per

entrare a far parte del pollaio ma il tuo gallo cedrone ha ben pensato di prendere

il tuo posto…

E questo mi fa pensare… a Lars ma non è che sotto sotto…???

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ITALIANS/E do it better

4 Giugno 2014 , Scritto da Mari Nerocumi Con tag #mari nerocumi, #erotismo

ITALIANS/E do it better

L’altro giorno leggevo su un sito il blog di una giovane chicken inglese che, contenta della sua vita, dichiarava, non senza farsene un vanto, di avere tutto…ma proprio tutto…

Tutto: trentatré anni, sposata da dieci, due figli, un lavoro soddisfacente, un cane, una casa bellissima e un amante innamoratissimo, più giovane di lei di otto anni.

Le loro erano coppie aperte (quella nel matrimonio e quella fuori), ovvero il marito sapeva della sua relazione e lui stesso a volte le raccontava delle scappatelle che aveva durante i suoi lunghi viaggi di lavoro. Mentre l’amante, oltre a restituirle la spensieratezza persa col matrimonio e con la routine della vita familiare, addirittura di tanto in tanto si offriva come babysitter per giocare alla playstation col figlio più grande.

Hai capito!!! ho pensato, “all’anima del british style”, ma il loro motto non era NIENTE SESSO SIAMO INGLESI?

Al che un po’ ho rosicato, tutta st’apertura mi ha spiazzato e a valle di imperscrutabili (soprattutto per me stessa) percorsi mentali è uscita fuori la “competitive” che c’è in me. Mi sono armata di guepiere nera, reggicalze, insomma la divisa della DONNA, pronta a dimostrare chi sono le DONNE italiane a suon di botte di passione (ho pensato anche al frustino ma me so detta, la batto anche senza). E mentre mi allacciavo l’ultimo gancetto del reggicalze ed ero in procinto di cavalcare mio marito che ronfava di un ronfo pesante, ho pensato… british che? Ma vuoi mette con l’italian style? La spaghetti-cornification?

Ho sempre pensato che le corna si reggano (oltre che sulla testa del malcapitato, ovviamente) sul gusto per la trasgressione, sul brivido che ti attraversa la schiena al solo pensiero della fuga, sulla paura di essere scoperti, sull’odore del sesso che ti rimane addosso, sullo sconvolgimento fisico ed emozionale che ti porti fino alla settimana successiva quando non vedi l’ora di tornare a farlo. Altro che british style, all’inglesina le direi “a bella nun sai che te perdi…”

Mi ricordo di una mia amica veneta che, al ritorno da un incontro passionale col suo amante, aveva paura che, rientrando in casa, il marito potesse scoprirla, leggendole in faccia le corna appena fatte e mentre l’accompagnavo in macchina a casa (perché, ahimé, mi aveva precettato come “palo” per così dire), con la testa piegata sulle gambe e le mani giunte verso l’alto, PREGAVA (!?!), sì avete capito bene, pregava dicendo: “Mariavè Madona mia te promèto che presto vegno a la cèsa con la coron in man desbòn…

TRADUCO: “Maria Vergine, Madonna mia, ti prometto che verrò presto in chiesa con la corona del rosario in mano, davvero…

(perché anche lei amava il marito!!!)

Quindi mia cara inglesina, le corna occulte possono servire, nel migliore dei casi, a dare vita a te a al tuo matrimonio; le corna palesi rischiano di annacquarti pure la tresca, parola di pollastra!

ITALIANS/E do it better!!!

Ah in tutto questo, mio marito si è svegliato e guardandomi in groppa alla sua pancia me fa: che succede?

E io: Do you want to scope?

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L’app su “le mie cose mensili”

29 Maggio 2014 , Scritto da Mari Nerocumi Con tag #mari nerocumi, #erotismo

L’app su “le mie cose mensili”

Buongiorno care amiche mie, cari amici…

Oggi vi voglio parlare di una grande scoperta che ho fatto ieri sera mentre stavo svaccata sul divano, priva di forze fisiche, svuotata anche di quel minimo di energie necessarie per prendere il mio corpo e metterlo a letto.

Premetto per completezza di informazione che sono ormai del tutto addicted allo smanettamento del cellulare, sono diventata la conferma vivente delle allarmanti statistiche sulla dipendenza da smartphone, sono a pieno titolo nella schiera di coloro che controllano il cellulare 150 volte al giorno alla famelica ricerca di messaggi nei vari Whatsapp, FacebooK, Twitter e chi più ne ha più ne metta.

In uno dei miei trip da sballo, ho scoperto una app che può davvero fare al caso di noi pollastre e rappresentare una vera via d’uscita alla miseranda condizione di dolore e di instabilità che si presenta puntuale, ogni mese, nel “pollaio” (se arriva in ritardo o non arriva affatto allora sì che so cazzi…in tutti i sensi!!!).

Questa app in pratica offre (ai maschietti) indicazioni e suggerimenti per evitare scontri con le partner che si trovano “in quei giorni”, come si diceva in un vecchio spot. Come tutto ciò che viene a esistere, il giochino ha suscitato sorrisi, ma anche critiche perché parrebbe un po’ sessista, con l’intemperante (e insopportabile) femmina “lunare” da dover mettere sotto tutela o almeno da disinnescare…

Io però non sottovaluterei il buon impatto dell’ausilio elettronico che consente a noi eroine del quotidiano di non dover dare le consuete spiegazioni mensili a chi ci circonda, e soprattutto ai nostri uomini, sullo sconvolgimento emotivo-ormonale proprio dello stato in cui ci troviamo durante quei famigerati giorni (per quello che riusciamo noi stesse a razionalizzare… perché ci sono pure mesi in cui il caos è tale che nemmeno noi ci rendiamo conto del fatto che, a bussare fragorosamente alla porta del nostro subcosciente, altri non sia che il mostro Mestruo… forse anche perché intontite dall’urlo che ci martella nella testa: “Non aprite quella porta!”).

Una volta per far capire a mio marito cosa mi succede esattamente in uno di quei giorni, gli ho detto:

-Hai presente quando spegni il decoder e il televisore invece rimane ancora acceso?

Vedi quel marasma di pixel in bianco e nero che friggono sullo schermo?

Ecco, quello è il mio corpo.

Lui si è girato guardandomi con la faccia dell’emoticon perplesso che apre e chiude gli occhi incredulo…

Perché è proprio così, care amiche cari amici, per quanto possiamo sforzarci per essere chiare nell’esprimere i nostri stati d’animo, siamo destinate a restare delle incomprese, a vedere frustrato il nostro stesso sforzo comunicativo, per dirla con gli antichi a rimanere: “Cornute e Mazziate”, perché con tutta le spiegazioni e i dettagli che possiamo dare, gli uomini non arriveranno mai a capire quello che proviamo.

E mi vedo nei panni del replicante di Blade runner, Roy Batty/Rutger Hauer, sentenziare sotto la pioggia: “ho visto cose che voi umani (o maschi???)…non potreste immaginare”…

In effetti noi donne qualcosa di alieno ce l’abbiamo…per risultare così incomprensibili al genere maschile, non credete?

Ma torniamo alla nostra app amica…

Diciamo che questa potrebbe darci la possibilità di avere sempre l’ultima parola anche in quei giorni in cui lo sconclusionamento diventa parte di noi… e il resto del mondo non ci è poi così tanto amico.

Certo, a prima vista, potrebbe sembrare una app amica dei maschi, visto che dovrebbe aiutarli ad affrontare meglio gli sbalzi di umore e l’irritabilità che accompagna noi donne durante i giorni critici. Infatti le “indicazioni e suggerimenti per evitare i litigi e le occasioni di scontro” sono corredate di spiegazioni, giorno per giorno, di sintomi, variazioni d’umore e mal di testa vari.

Quindi non stupitevi se il vostro lui vi porterà il vostro dolce preferito in uno di quei giorni….significa che ha seguito il suggerimento dell’app “di portare cibo alla propria amata che durante il triste periodo ha bisogno di un apporto calorico maggiore…”

Ma, senza pregiudizi di sorta, io non mi affiderei così facilmente all’iniziativa e all’intraprendenza maschile… ciò presupporrebbe da parte dei nostri “lui” una presa di coscienza e uno slancio affettivo non da poco…

e conoscendo i soggetti e l’argomento, ho i miei dubbi su come possa essere gestita la cosa in modo così efficiente.

Mi conforta invece il fatto di non dover dare tante spiegazioni sul mio stato…ogni volta…ogni mese… (una volta si diceva “ho le mie cose”…RABBRIVIDIAMO!!!)

…Di ricorrere a giusto proposito al tanto diffuso quanto incompreso Mal di testa… evvai!!!

…Di calcare la mano per lucrare le attenzioni dovute…

…Di farsi aiutare nelle incombenze quotidiane…

…Di dare libero sfogo alle provocazioni senza incorrere nelle conseguenze del “macchimelohafattofare???

E che app volete di più dalla vita?

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