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lorenzo campanella

Le avventure di Richard: parte prima

29 Aprile 2014 , Scritto da Lorenzo Campanella Con tag #lorenzo campanella, #racconto

Richard era un ragazzo semplice. Veniva chiamato, tante volte, idealista. Se ne stava rinchiuso nella sua stanzetta a sbadigliare. Era visibilmente annoiato. Aveva delle penne, dei colori, dei pennarelli, una bizzarra luce da scrivania, un quaderno a righe, una maglietta bianca. Passavano i secondi, passavano i momenti, scorrevano le mani su tutti i fogli, annotava i suoi pensieri. Si stancò e si mise a letto. Sognò. Non un normale sogno (quello lo possono fare tutti), un sogno bello. Un sogno che non si può rubare. In effetti, quando si svegliò, era come frastornato, pericolosamente pensieroso. Era seduto sul letto e cercava di mettere in ordine i pezzetti del suo sogno. Cercava incessantemente, con le mani, di riordinare gli attimi come si ordinano i cassetti. Passò la mano tra i capelli. La fronte era sudata, inzuppata di sudore. Gli occhi a fessura. Si alzò, iniziando a ripensare al sogno. Dialogò col suo incubo. Ogni Memoria porta un meraviglioso incubo. Il sogno che ne venne fuori fu un barlume di sincerità, di semplicità, con un pizzico di follia (quella ci vuole). Il sogno di Richard, per quanto potesse sembrare quantomeno assurdo, era suddivisibile in tre parti. L’arrivo, il contenuto, il dialogo. Richard partiva per un viaggio. Partiva per un posto che non possiede nomi. Al suo arrivo una distesa enorme di fiori. Il terreno era perlopiù pianeggiante, con brevi avvallamenti che davano l’idea di increspature del mare in tempesta. I fiori parlavano agli occhi, cantando la luce del sole. Senza perdersi in chiacchiere, Richard, ricordava soprattutto le conversazioni con la gente del posto, specialmente quella avvenuta con una persona vestita stranamente da monaco, la loro linfa dialogica. Una di queste faceva così: “Ti sei mai guardato indietro? Hai mai visto il riflesso del tuo passato su una pozzanghera di tempo? Lo so, il tempo è prezioso, ma anche la conoscenza è preziosa. È preziosa al punto tale da trasformare la tua consapevolezza. Prende parte al gioco degli attori. Non perdiamo tempo. A volte, per troppe volte, un secondo può salvare la vita. È così. Punto. Complicare peggiora le cose. Le peggiora al punto tale da portare le persone a trovare marchingegni assurdi, al limite del paradosso, per fare qualsiasi cosa. Troppe volte si trova una giustificazione per la miseria. Ognuno di noi vorrebbe che nella vita e non solo sulle strade, ci fossero i segnali, per sapere quando proseguire, quando girare o quando dare la precedenza. Qui funziona in questo modo. Abbiamo un’Aula che può contenere al massimo duecento persone. Queste persone le votiamo noi. Ogni loro decisione deve basarsi su alcuni principi fondamentali. Il primo è il Principio del Cielo. Il cielo è sempre uguale a se stesso ed ogni nuvola segue lo stesso andamento delle altre. Dunque ogni regola deve essere scritta e fatta approvare da ogni abitante. Ogni luogo è vigilato dalla nostra coscienza, dalla nostra consapevolezza. Non abbiamo bisogno di un esercito. A scuola non siamo stati indirizzati verso certe scelte, ma gli insegnanti hanno cercato di introdurre nel nostro modo di pensare una via del pensiero libera, votata al pensiero creativo. Non esistono Ministeri, ministri o cardinali. Ogni scelta riguardante l’educazione dei figli, l’alimentazione, la salute, viene presa in famiglia. La famiglia è il nucleo. Non esistono leggi contro la libertà, contro il pensiero o la sua naturale formazione, contro la vita. Non esistono però persone con secondi fini, con cattivi intenti. La Malignità, l’Odio, il Risentimento, sono presenti da voi per colpa di secoli di comportamenti sbagliati. Da voi non c’è libertà anche perché la consapevolezza è relegata dentro poesie, fiabe, favole, novelle. Dovete scardinare voi stessi per ritrovare una meta tranquilla. Dovete abbassarvi e guardare tra la fessura delle sbarre ed il sole accecante. Dovete trovare l’alba, non il tramonto.” In fin dei conti, tutto questo, non sarebbe stato importante, ma l’Universo che ruota attorno alla Persona, prevede parecchi lineamenti e tormenti, e questo fa in modo di far addormentare le menti. Offusca lo sguardo al punto tale da provare istintivamente una sottile colpa. L’incontro con quella persona lo ha scosso profondamente, le sue parole suonavano come pugnali vibranti e impietosamente dicevano: “Ogni tramonto ricorda la perdita di un giorno, ed ogni giorno non è una cosa semplice... Devi ricordarti, devi narrare a te stesso che ogni giorno ricorda di aver perso un sogno ed un soggiorno interiore. La notte è un discorso diverso, ha natura propria. La notte ha delle sfumature che il grigio non può far svanire. La notte è l’incontro con se stessi, Un Monologo che riassume un dialogo profondo. Non si può paragonare uno specchio ad un pettine. Se la notte si ribella, il giorno non deve avere timore. La notte è come la sabbia: se ne va se non la tieni bene stretta tra le dita. Ma la notte accoglie tutti, anche i diseredati, gli esclusi, i pianeti che non ruotano come tutti gli altri. La notte ha una sua ragione, è il tramonto della razionalità.” Richard volle concludere il suo sogno con questa ultima riflessione di quello strano personaggio che parlava sempre: “Noi non possiamo insegnare a voi la Bellezza che sentiamo, che proviamo, dopo il fiorire di ogni alba. Nessuno può insegnare la Bellezza. Nessuno può però distruggerla. Voi l’avete distrutta, ridotta in brandelli sanguinanti troppo spesso. La Bellezza va curata. Senza di essa non c’è strada verso la consapevolezza. Ma dovete dimostrarvi convinti. Dovete cambiare il vostro modo di pensare. Dovete annullare le certezze. Dovete copiarci, forse. Ma dovete fare qualcosa. Anche trovare un limite, portarlo a magnificenza e abbatterlo, sarebbe un gesto. Ma dovete imparare dai vostri errori, ed anche dai nostri. Voi avete migliaia di anni di Conoscenza e li buttate al vento. I vostri nonni cosa vi hanno suggerito sul letto di morte? Vi hanno detto di sperperare la ricchezza? Cosa vi è balenato in mente? Perché avete ridotto quello che era il vostro unico mondo, ad un insieme di tiepidi agglomerati? Noi, tutti gli abitanti, confidiamo nella natura umana. Ha fatto tante cose veramente grandiose. Ha costruito, si è sostituita all’immane potenza del Creatore, sfidandolo sul campo della natura. L’uomo che non abita su quest’isola può fare la differenza. Ma non la farà, ne sono quasi certo. La Storia è ciclica.” Richard stese in silenzio, aspettando il momento in cui dalle rocce potesse uscire un nuovo Polifemo da ingannare. In realtà il trucco non sempre appesantisce, talvolta aiuta alla sopravvivenza. Le furbizie hanno vita breve se manca la linfa. “Pensare sempre alle conseguenze.” Pensò Richard, rinchiudendo gli istanti di vita dentro un vaso di terracotta.
FINE.

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Crollano i cieli

28 Aprile 2014 , Scritto da Lorenzo Campanella Con tag #lorenzo campanella, #poesia

Crollano i cieli

Nuovi paesi

morsi da un cancro

fatto di oro

Nuovi paesi

senza problemi

che con i soldi

risolti e voilà..

Tutti ingranaggi

da controllare

e sistemare

in un tempo oscuro..

Strategie nuove

fatte di prassi

liberamente

serenamente

pensando a niente

senza note stonate...

Nuovi paesi

fatti di fuoco

simboli neri

dentro raccolte

Nuovi paesi

che con i soldi

fatti di fuoco

e simboli neri

Liberamente

Serenamente

spazi aperti

dentro coscienze

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Silenzio

15 Febbraio 2014 , Scritto da Lorenzo Campanella Con tag #lorenzo campanella, #filosofia

Silenzio

Tante volte perdiamo un sacco d’occasioni per restare in silenzio. C’è una pratica del Silenzio. Anche il Silenzio ha un rumore. Anche il rumore è un silenzio. Oltre il Silenzio, c’è un Dialogo Interiore. Un Dialogo tra mondi interiori, che vanno a realizzare un universo d’emozioni. Tutte le urla, tutti i pianti, svaniscono. Forse, anzi, è probabile, che il rancore continui ad abitare nell’animo. Questa è fisiologia dell’anima. L’anima senza vendesi. Il Silenzio è tramonto delle speranze. Il Silenzio si sviluppa nel Bene. Creare il Silenzio significa volere, avere consapevolezza. La Consapevolezza è un silenzio che urla, ma che sta muto, zoppo come un cavallo da corsa. Il Silenzio c’è, quando si vorrebbe pensare. Riflettere, pensare, non sono condizioni o situazioni raggiungibili se si pratica il Silenzio. Forse mi sbaglio, ma è lì il gioco della Consapevolezza, dello stare al Mondo. Il Silenzio sta nel chiedere Scusa. Una semplice parola, cinque lettere. Sembra semplice, non è così. Praticare il Silenzio è diverso dal Praticare Indifferenza. L’Indifferenza è Maligna. Il Silenzio aiuta a costruire. Anche in un Dialogo di monologhi assenti, di operatori evanescenti, quello che comunica uno sguardo è tutto. Il tutto in quello che potrebbe sembrare un niente. Tutto e Niente non esistono, sono parole. Nel Silenzio quelle parole sono svuotate, svestite. Nell’Indifferenza l’Anima si venderebbe. Nel Silenzio l’Anima non si vende, anzi, conquista un Dialogo.

Manca il Silenzio. Mancano le Urla.

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Emanuele Marcuccio. Il mio Punto di vista

6 Dicembre 2013 , Scritto da Lorenzo Campanella Con tag #lorenzo campanella, #recensioni

La Poetica ed il modo di raccontare le emozioni dell'autore Emanuele Marcuccio.

 

Prima di provare a commentare il testo Un infaticabile poeta palermitano d'oggi: Emanuele Marcuccio di Lorenzo Spurio, prima di iniziare a cercare di tratteggiare una figura letteraria, parlerò della biografia di questo autore.
Emanuele Marcuccio è nato a Palermo nel 1974. Nel 1994 ha ottenuto la Maturità Classica.
Dall'Agosto del 2000 inizia quel percorso poetico che lo porterà a pubblicare due libri.
Scrive poesie dal 1990. Nell’agosto del 2000 sono state pubblicate sue poesie, presso Editrice Nuovi Autori di Milano, nel volume antologico di poesie e brevi racconti Spiragli 47. Partecipa a concorsi letterari di poesia ottenendo buone attestazioni e la segnalazione delle sue opere in varie antologie.
Nel marzo 2009 esce la sua raccolta di poesie e opera prima Per una strada, SBC Edizioni, recensita da vari studiosi e critici tra cui Luciano Domenighini, Alessandro D’Angelo, Lorenzo Spurio, Nazario Pardini e Marzia Carocci.
Una sua poesia edita è stata pubblicata nell’agenda 2010. Le pagine del poeta. Mario Luzi, da Editrice Pagine di Roma.
Dal giugno 2010 è curatore editoriale, dedito alla scoperta di nuovi talenti poetici, tra giugno 2010 e novembre 2012 ha presentato quattro autori, riuscendo così a far pubblicare cinque libri di poesie e, dal 201,1 è consigliere onorario del sito “poesiaevita.com”, che promuove anche una sezione editoriale ospitante le collane di opere da lui curate.
Ha inoltre scritto vari aforismi, ottantotto dei quali sono stati raccolti nella silloge
Pensieri minimi e massime, Photocity Edizioni, edita nel giugno 2012. L’opera è stata recensita da Patrizia Poli, Marzia Carocci, Michele Nigro e Natalia Di Bartolo.
Ha curato prefazioni a sillogi poetiche e varie interviste ad autori esordienti ed emergenti su blog letterari. È collaboratore della rivista on-line di letteratura Euterpe. È stato ed è membro di giuria in concorsi letterari nazionali e internazionali, dal 2012 a oggi.
È presente su blog, siti e forum letterari, tra cui “Literary.it”, con una scheda bio-bibliografica nell’Atlante letterario italiano. È presente su L’evoluzione delle forme poetiche, Archivio storico e consuntivo critico (realizzato per le scuole) dell’ultimo ventennio poetico (1990-2012), Edizioni Kairòs, 2013.
Finalista nel 2013, con dieci aforismi, alla settima edizione del Premio Nazionale di Filosofia “Le figure del pensiero”, ha ideato e sta curando la sua prima antologia poetica, Dipthycha, che lo vede presente con ventuno titoli, accompagnato in dittico di uguale tema, da altre poesie di autori vari.
Di prossima pubblicazione un ampio saggio monografico sulla sua produzione, curato da Lorenzo Spurio.
Dal 1990 sta scrivendo un dramma in versi liberi, ambientato al tempo della colonizzazione dell’Islanda, di argomento storico-fantastico.
Ha in programma la pubblicazione di una seconda silloge di poesie dal titolo Anima di poesia.

Uno degli elementi presenti nella Poesia di Marcuccio è la Declamazione. Ad esempio nel componimento poetico "A Leonardo Sciascia" è possibile individuare un tipo di Declamazione ricollegata ai colori ed agli odori della terra Siciliana, in relazione a Sciascia.

Nella poesia "Palermo" è presente il medesimo stile Declamatorio, assorbito da una trama di colori di Sicilia, e della città. In questo scritto è anche presente un chiaro rimando alla realtà delle organizzazioni criminali.

Senza fare un enorme giro di parole, che sprecherebbe del tempo prezioso, l’Opera di Marcuccio è riassumibile in queste considerazioni personali.

1- Essendo Giacomo Leopardi uno dei suoi autori preferiti, lo stile poetico ha un tono alto che trova un sentimento nell’epoca e nel contesto in cui vive.

2- Dalla prima considerazione, deriva necessariamente la seconda. Si può rintracciare nell’Opera dell’autore un qualcosa di Pirandelliano, che non si esprime propriamente nei contenuti, ma nell’atto di scrivere. A sostegno di quanto detto c’è una sua risposta durante un’intervista: “[…] In ogni mia poesia si può rintracciare un preciso riferimento autobiografico, anche minimo, anche nella più insospettabile, la scrittura in fondo è trasfigurazione di quel caos del proprio vissuto.”

3- Continuo a fare riferimento all’intervista di Lorenzo Spurio ad Emanuele Marcuccio, poiché penso che il dialogo sia qualcosa di più aggiornato, o comunque rappresenta, il più delle volte, un elemento di chiarimento. L’essenza dell’ispirazione dell’autore si ritrova nella poesia “Per una strada”. Bene. Fin qui nulla di strano. La stranezza, che poi tanto strano non è, visti i tempi, è scrivere su uno scontrino “spiegazzato” un qualcosa che forse è un po’ banale, ma che rappresenta comunque uno stadio di riflessione di una persona.

4- Una poesia dovrebbe essere Umana. Siamo Esseri Umani o no? Mi spiego meglio. Non penso e non credo che Marcuccio pubblichi per avere premi. Non pubblica per questo.
Chi scrive (se scrive Bene) è Essere Umano nell’espressione dei significati, delle parole. E le parole sono pietre.

5- Ciò che deve arrivare al lettore in maniera diretta sono gli Aforismi n° 25, 53, 59. In quanto autore, poeta, blogger e fondatore di Progetti Aperti, penso che quanto scritto in questi 3 aforismi, può, nel messaggio essenziale, riassumere la “condizione di Poeta”.
Si dovrebbe parlare di poeta quando non ci sono condizionamenti interpersonali che derivano da interessi di Sistema.
Quando Marcuccio dice: “Il poeta è ribelle come il fuoco, niente è più ribelle del fuoco […]” cerca, a parer mio, di esplicitare quella forza che rende viva la Persona-Poeta, la persona che diventa poesia, produce mondi, da relazioni speciali a significato e significante, edificando l’animo. Essere ribelli non è situazione, ma condizione.

6- Secondo me qualsiasi curriculum letterario non contiene opere centrali. Assegnare centralità a certi elementi significherebbe svalutare gli altri. Dante non ha scritto solo la “Comedìa”, Giovanni Boccaccio è autore non solo del “Decamerone”, Schopenhauer è conosciuto per aver scritto “Il Mondo come Volontà e Rappresentazione”, ma non è stata la sua unica opera. Ogni elemento deve essere rispettato e non messo al di sopra o al di sotto di altri. Non deve esistere classificazione tra opere. Se si fa questo, si opera un giudizio arbitrario, in base a quale Autorità?

 

Da ciò deriva quanto dice Sandra Carresi nella recensione a Pensieri Minimi e Massime e far valere queste parole, in modo generale, comprendendo dunque un senso complessivo: “E’ di grande conforto conoscere l’esistenza di personaggi facenti parte del genere umano, chiamati – poeti – ancora capaci di possedere quella scintilla creativa che fa emozionare noi stessi e la Vita.”

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La Dignità dell'Essere

25 Settembre 2013 , Scritto da Lorenzo Campanella Con tag #lorenzo campanella, #filosofia

 

Urge dunque, per l'avvenire della società e lo sviluppo di una sana democrazia, riscoprire l'esistenza di valori umani e morali essenziali e nativi, che scaturiscono dalla verità stessa dell'essere umano, ed esprimono e tutelano la dignità della persona: valori, pertanto, che nessun individuo, nessuna maggioranza e nessuno Stato potranno mai creare, modificare o distruggere, ma dovranno solo riconoscere, rispettare e promuovere " 

Queste parole, presenti nell’Enciclica Evangelium vitae di Papa Giovanni Paolo II, rimangono di grande attualità, costituendo per certi versi una fertile base sull’elemento Dignità. Le atrocità, le sofferenze, i vuoti esistenziali creati dal maligno, come effettivamente è accaduto in via del tutto paradossale in realtà disastrate come la Siria o l’Egitto, vanno a comporre un quadro, soprattutto una via maestra, che potrebbe e dovrebbe servire da lezione per la dignità umana.
La Dignità è una situazione, una condizione, un atto di coscienza, un evento di salvezza interiore e sociale. È per questo che l'uomo, l'uomo vivente che è Spirito e Materia, costituisce la prima e fondamentale via di questo immenso atto di coscienza.

Vi è poi un momento culminante in cui la comunicazione delle coscienze si fa eterna comunione con il Bene, con quella intensa condizione di tranquillità, di fresca serenità.

Una deviazione, nella quale si incorre spesso, sta nel fatto che si ritiene di poter regolare i rapporti di convivenza tra gli esseri umani e le rispettive comunità politiche con le stesse leggi che sono proprie delle forze e degli elementi irrazionali di cui risulta l’universo stesso pieno come un magazzino; quando invece le leggi con cui vanno regolati i rapporti sono di natura differente, e vanno cercate dentro di noi, cioè nella natura umana.

La Dignità in quanto tale, non è un bene che si vende o che si acquista, ma è quell’universale condizione in cui l’Uomo deve essere considerato tale, legittimato, Essere Umano. Nessun Potere e nessuna Autorità può distruggere questa condizione naturale, attraverso violenza e sopraffazione.

Dire che la Dignità è, al tempo stesso, una situazione, una condizione, un atto di coscienza, un evento di salvezza interiore e sociale, significa attivare una Rivoluzione. Una Rivoluzione del Bene.
Soltanto una Rivoluzione delle Coscienze può salvare la Società. Senza Coscienza non c’è alcuna Storia, non c’è Linguaggio, non c’è sfera d’interiorità, non c’è Pace.

Quando si perde la concezione dell’identità dell’essere umano, non vi è più un criterio per valutare il bene e il male, e si crea un enorme vuoto.

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L'Identità in transito

17 Luglio 2013 , Scritto da Lorenzo Campanella Con tag #lorenzo campanella, #filosofia

Cos'è l'Identità?
È complesso capire in modo approfondito il concetto di Identità.
Le Scienze Sociali distinguono quattro componenti essenziali nella formazione dell'Identità

  • Identificazione
  • Individuazione
  • Imitazione
  • Interiorizzazione

Queste componenti sono descritte come fasi che concorrono alla formazione della nostra identità. Andiamo a descriverne i perché in modo semplice.
Con la prima fase il soggetto si rifà alle figure rispetto alle quali si sente uguale e con le quali condivide alcuni caratteri; produce il senso di appartenenza a un'entità collettiva definita come "noi".
Con la componente di individuazione il soggetto fa riferimento alle caratteristiche che lo distinguono dagli altri, sia dagli altri gruppi a cui non appartiene (e, in questo senso, ogni identificazione/inclusione implica un'individuazione/esclusione), sia dagli altri membri del gruppo rispetto ai quali il soggetto si distingue per le proprie caratteristiche fisiche e morali e per una propria storia individuale (biografia) che è sua e di nessun altro.
Attraverso l'imitazione, che è intesa come attività di riproduzione conscia e inconscia di modelli comportamentali, l'individuo si muove in maniera differente all'interno della società a seconda del contesto sociale in cui si trova.
L'interiorizzazione permette al soggetto di creare un'immagine ben precisa di sé grazie all'importanza che hanno i giudizi, gli atteggiamenti, i valori e i comportamenti degli altri sui noi stessi.

Dal mio punto di vista la Famiglia, come nucleo primario della società, da gran parte dell'impronta identitaria. Il secondo livello identitario è gestito da Scuola o Strada. I due Mondi sono in eterno conflitto su tanti temi.
Il terzo livello è composto da Società e Sé (elementi chiave).
Gli elementi chiave presentano una dinamica particolare, si trovano di fatto ad ogni livello.
L'identità in primis come prospettiva di sé, in seconda (ma non per questo meno importante) analisi come visioni che gli altri hanno della persona. Ne esce un labirinto di identità. In realtà l'identità è di per sé un labirinto, un elemento complesso da ricercare sempre.

Ovviamente sarò risultato incompleto, ma l'essere di una teoria talvolta va valutato dell'incompletezza intima del cosmo descritto.

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Il dramma è dentro di noi

15 Luglio 2013 , Scritto da Lorenzo Campanella Con tag #lorenzo campanella, #filosofia

Tutti gli uomini sono piccoli, di fronte a se stessi, di fronte al Creatore e di fronte a tutti gli altri, anche loro comuni mortali.
Il dramma di essere noi stessi, il dramma dell'eterna illusione e di una ipocrisia, il dramma di non sopravvivere alla morte, la sciagura del vivere incoerente, la trappola di un esistere che di essere ha poco, l'artiglieria di una fiera di maschere.
Quando gettiamo il secchio del pozzo della nostra anima, quando ci accorgiamo che le lacrime si mescolano alle tempeste del mondo, quando rifiutiamo le tracce, quando pensiamo di poter fare di meglio, quando lanciamo la zattera di soccorso, quando scriviamo di fronte a noi stessi, quando cerchiamo gli affanni in fondo al cassetto, quando vogliamo una pura libertà, quando saltiamo sopra una pozzanghera, quando coloriamo il nostro viso, quando paghiamo il nostro boia, quando sorridiamo allo specchio, quando corriamo, quando facciamo complimenti, quando costruiamo su di noi intere illusioni, quando beviamo acqua, quando siamo trasparenti al mondo, quando urliamo dentro, quando non diciamo la verità, quando appendiamo una giacca, quando restiamo in silenzio davanti a tutti, quando vorremmo essere folli e non possiamo, quando ci sparano, quando ci sistemiamo i capelli, quando lecchiamo il gelato, quando pensiamo solo a noi stessi, quando ci sdraiamo, quando abbassiamo gli occhi, quando si applaude la morte, quando non si augura la felicità, quando si viene esclusi, quando l'ascensore si blocca, quando scendiamo le scale di corsa, quando voliamo, quando vogliamo essere liberi, quando siamo a teatro, quando stiamo camminando per strada, quando scalzi siamo a mare, quando non vorremmo essere, quando esploriamo una grotta, quando preghiamo, quando scriviamo una lettera d'amore, quando sorseggiamo un caffè, quando fuori piove e dentro brucia, quando si è indifferenti, quando si è inesistenti, quando si è tranquilli e sereni, quando la guerra finirà, quando la pace esisterà, quando il sole brillerà per tutti, quando il clown si stuferà, quando il re sparirà, quando non siamo mafiosi, quando la biblioteca è dentro, quando apriamo a noi ed all'altro, quando vediamo bolle di sapone, quando siamo in un labirinto.

Eugène Delacroix - Canotto di Naufraghi

Eugène Delacroix - Canotto di Naufraghi

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Segui il Coniglio Bianco

5 Luglio 2013 , Scritto da Lorenzo Campanella Con tag #lorenzo campanella, #filosofia

Segui il Coniglio Bianco. Fallo. Scopri e pensa i piccoli gesti, le azioni che sembrano meno importanti. Tutto è importante. L'importante è il tutto.
Seguendo il Coniglio Bianco ti troverai nel bosco dell'incanto, nella foresta dei desideri.
I desideri sono soltanto tuoi. E i desideri non si comprano e non si vendono.
Il mio non è il discorso della "profondità della tana del Bianconiglio" ma l'importanza di osservare.
Osservare i dettagli. Osservare gli applausi. Osservare le facce. Osservare.
Ma la soluzione non è soltanto questa. La soluzione non è seguire il coniglio bianco, ma sentirsi coniglio bianco, sentirsi strumento di cambiamento. Strumento essenziale nell'unicità delle azioni.
Noi, più o meno consapevolmente, siamo il Sistema. Si. Quel sistema che ci fa arrabbiare, che critichiamo in tanti modi, quel sistema cui urliamo contro, è composto da Noi.
Funziona grazie a Noi.
Invece di creare cambiamento, facciamo teatro. Un giorno pecora ed un altro giorno lupo, forse con chi non ha colpe, ma questo è quello che succede.
Abbattere i limiti tante volte è pensare con la propria testa. Pensare singolarmente, per migliorare il contesto e l'altro.
C'è un dettaglio. In un flusso di idee, viene perso almeno un dettaglio.
Un dettaglio, anche il più piccolo, può rappresentare anche il più grande regalo dell'essere.
Il dettaglio, poi, è la vita in ogni singola parte.
Buona vita.

John Tenniel - Illustrazione de 'Il Coniglio Bianco'

John Tenniel - Illustrazione de 'Il Coniglio Bianco'

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Luigi Pirandello ed il Cinema Muto

29 Giugno 2013 , Scritto da Lorenzo Campanella Con tag #saggi, #lorenzo campanella, #cinema

Versione originale, completa della Tesina Saggio per il XXXXVIII Convegno Internazionale, avente come tema: "Quel che il Cinema deve a Pirandello"

 

 

Pirandello fra lo Spettacolo Teatrale e il Cinema Americano.

Digressioni, Considerazioni, Appunti, Teorie Pratiche

ARTI E FORZE D'ESPRESSIONE

 

“Da sempre l'uomo cerca di riprodurre la realtà che lo circonda” dall’Albero della Vita di Gustav Klimt (realizzato tra il 1905 e il 1909) al Paesaggio Estivo di Kandinskij (realizzato nel 1909), come se fosse radicata nell'Uomo la voglia di esprimersi fin dalle epoche più ancestrali, come possono largamente dimostrare i graffiti degli uomini delle caverne.

In questa breve tesi cercherò di riprendere le affermazioni pubbliche del grande Pirandello, autore degno di esser chiamato filosofo e grande pensatore, polimorfo, che garantisce ancor' oggi stimoli alla società che si crede civile o civilizzata.

La Cinematografia per lui era muta espressione d'immagini e linguaggio d' apparenze e diventava irreparabilmente una copia fotografata e meccanica del Teatro, come un po' stava diventando tutto in quei decenni di forti cambiamenti politici e sociali.

Può darsi che l'uomo nato dal Kaos stesse cercando nuovi orizzonti espressivi come forse stava facendo il cretino con dei Lampi d’imbecillità (così l'Ideatore del Futurismo, Marinetti, chiamava D'Annunzio).

Negli anni che precedono il Primo Conflitto Mondiale, l'Industria Cinematografica Italiana si orienta verso la trasposizione filmica di romanzi storici, conquistando un successo passeggero a livello internazionale anche se non sempre con risultati felici sotto il profilo prettamente artistico.

Spicca nel panorama Italiano dell'epoca il film “Cabiria” del regista nato a Montechiaro d'Asti , Pastrone, pubblicato nel 1914, preceduto in linea cronologica dal grande film “Quo Vadis ?” diretto da Enrico Guazzoni e fatto uscire nelle sale nel 1912.

Per lo scrittore di Girgenti il male principale era aggiungere vocalità alle immagini, anche quando il progresso tecnico fosse riuscito ad eliminare o in qualche modo arginare una voce sguaiata o comunque non umana, non originale.

In fondo Pirandello voleva forse diventare il portatore di una forma d'espressione umana, umanizzante e iniziatrice, con la grande voglia di fare teatro, un teatro adatto a tutti e profondo come purtroppo lo sono poche personalità, come fossero gli aghi nel pagliaio per trovarle.

Forse il sottotitolo avrebbe potuto dare più significato ed importanza scenica ed artistica a delle immagini, come accadeva in film illustri e degni di grande apprezzamento su vasta scala come: “Metropolis” diretto dall'Austriaco Fritz Lang e pubblicato nel 1927, oppure “Tempi Moderni” e “Il Grande Dittatore” diretti prodotti e interpretati dal maestro d'Espressione e d'ingegnosità colorata (nonostante il bianco e nero dell'Epoca) Charlie Chaplin , pubblicati, il primo nel '36 e il secondo nel '40.

All' inizio del '900 il continente Europeo si trovava nella “Belle Époque” cioè un periodo di apparente benessere(basti vedere l’Esposizione Universale di Parigi del 1900) che era destinato a cessare (come sempre accade) allo scoppio di una guerra mietitrice di vittime allo sbaraglio e infantile, come è stato il primo conflitto mondiale.

Thomas Edison nel 1889 realizzò una macchina da visione e una cinepresa, quest'ultima destinata a lavorare su una serie di fotografie.

Ai fratelli Lumière va riconosciuto il grande merito di aver dato l'impulso iniziale.

Nel 1900 il cinematografo si diffuse in terra Europea e poi nel resto del Mondo.

Già dai primi grandi successi del cinema Muto, fu chiaro che la produzione di film poteva essere un affare per pochi, tale da giustificare lo sperpero di forti somme per operette mediocri e scialbe come gli Ideatori.

Il processo si alimentò da solo e cercò di inglobare più letterati e filosofi possibili (ne è un esempio Gabriele D'Annunzio) che potevano essere ricompensati agevolmente ed in questo contesto storico si trova la critica di Pirandello ai produttori e non al cinema.

Vorremmo porre una linea ragionevole ai pensieri di un autore complesso nei suoi disagi di vita vissuta o forse vorremmo dare pieghe carine?

L'Interesse critico e creativamente artistico di Pirandello verso il nuovo “sole” che possa incarnare l'arte, non procede su posizioni definitive, delineando in modo positivo un' Evoluzione di pensiero.

Si dichiara più volte ostile al nuovo mezzo tecnologico ma in realtà intrattiene con esso uno “Show Artistico” continuativo e persistente e diviene un teorico del Cinema, l'astro nascente, parlando delle possibilità espressive che gli riconoscerà nel '32,dicendo: “Credo che il cinema, più completamente di qualsiasi altro mezzo di espressione artistica, possa darci la visione del pensiero: il Sogno, il Ricordo, la Allucinazione, la Follia, lo Sdoppiamento della personalità”.

Belle parole, che però vanno ad urtare con un'altra sua dichiarazione, questa volta sul Corriere della Sera e ben tre anni prima, nel '29: "Con la parola impressa meccanicamente nel film, la cinematografia, che è muta espressione di immagini e linguaggio di apparenze, viene a distruggere irreparabilmente se stessa per diventare appunto una copia fotografata e meccanica del teatro".

Sullo stesso articolo del Corriere della Sera, intitolato "Se il Film Parlante Abolirà il Teatro" parlerà dell'importante funzione che ha la voce, perché essa è soltanto del corpo vivo che la emette e non di immagini vuote senza Vitalità.

Pirandello in questo articolo (reperibile sul Web) difende con ogni arma il suo amore per il Teatro che lo porta istintivamente a difendere il teatro stesso e tutte le sue dinamiche.

Rivendica il dono del silenzio: "Quel silenzio è stato rotto. Non si rifà più. Bisognerà dare adesso a ogni costo una voce alla cinematografia.

È un vano persistere e un cieco affondarsi nel suo errore iniziale il cercar questa voce nella Letteratura."

Penso che Pirandello volesse riempirsi l'anima di quella azzurrità artistica offertagli dalla sua passione per il campo teatrale, che gli consente di ubriacarsi già a metà della spettacolo all'età di venti anni.

Una società che cambia non può produrre in modo automatico ed autonomo domani la stessa arte di ieri. Deve cambiare modo di fare Arte perché è cambiato il modo con il quale la società percepisce l'espressione artistica. Quando non è proprio questa a cambiare la società. Una società senza passato non ha le fondamenta per una cultura solida e stabile, ed è questo il pensiero Pirandelliano (o simil-Pirandelliano) che ci interessa veramente ed in modo compiuto, nulla più nulla meno.

Forse: "In Europa la vita seguitano a farla i morti, schiacciando quella dei vivi col peso della storia, delle tradizioni e dei costumi." come colonne di marmo che soppiantano civiltà unicellulari.

Pirandello definisce l'abolizione del teatro un 'eresia ed ha ragione, non soltanto per me, ma anche per i tanti cervelli stimolati a cui piace uno spettacolo teatrale ed hanno intenzione di pagare un biglietto per ricevere altri ori.

Nessun Cinema soppiantò il Teatro. Nessun Cinema soppianterà il Teatro.

"Le forme, finché restano vive, cioè finché dura in esse il movimento vitale, sono una conquista dello spirito. Abbatterle, vive, per il gusto di sostituir loro altre forme nuove, è un delitto, è sopprimere un’espressione dello spirito. Certe forme originarie e quasi naturali, con cui lo spirito si esprime, non sono sopprimibili". Così dice Pirandello ed io continuerei scrivendo intere pagine, interi cartelloni e dandogli indubbiamente ragione.

Il teatro non sarà soppiantato da altre forme, ma forse verrà modificato da esse o dovrà adattarsi alla loro presenza nella vita di ogni giorno e può darsi che confrontandosi con ciò che è fuori di se ci possa essere un' evoluzione.

Lo scrittore siciliano fa tanti viaggi ed entra a contatto con l'ambiente Statunitense, del quale coglie la frustrante verità di non possedere un Passato e quindi una Storia. Tutto, lì, sembra più veloce e lanciato verso il futuro, come se avessero la fretta di farsi un passato e non di costruirselo.

Pirandello critica le parole di Americani interessati al mercato florido della cinematografia, prevedono la sostituzione del teatro col cinema, cosa assolutamente assurda ; e mentre la vita teatrale seduta alla finestra guarda la sera invadere il viale, Luigi Pirandello propone una soluzione a dir poco fantasiosa e commestibile, ovvero la Cinemelografia, linguaggio visibile della Musica, qualunque Musica. Una Cinematografia immersa nella musica che parla a tutti senza parole. In Merito a questo ci sono due esempi, provenienti da film diretti da un mago del Cinema come Stanley Kubrick: "2001 Odissea nello Spazio" del '68 e "Shining" del 1980.

 

Penso che l'Autore possegga l'importantissima funzione di "Creatore di un nuovo Mondo" e lascia la facoltà di come, perché e quando esplorarlo al lettore che è capace di comprendere i messaggi di chi ha "fabbricato" su un terreno inizialmente disagevole e imperituro.

Tempo fa, ho pubblicato sulla mia pagina di Facebook, l'idea di relazione che do a due elementi che potrebbero apparire differenti, ovvero Musica e Geometria. Una bella frase che però non inquadra veramente il mio campo di investigazione e studio assiduo, mi viene in soccorso dal film "La Musica nel Cuore" che dice: “La Musica è intorno a Noi, non bisogna fare altro che ascoltare."

Questo però non spiega l'importanza che do all'arte, al mio concetto di arte e all'interrelazione che c'è tra Musica, Spettacolo, Cultura, Arte, Vitalità di Pensiero.

L'Arte è come il famoso dipinto di Monet "Impressione. Levar del Sole" del 1872 o come "Il Giorno" del 1900 di Ferdinand Hodler.

Certo, ci sarebbe anche "L'Origine del Mondo" di Gustave Courbet , ma forse è meglio non discuterne, restando in una tiepida ipocrisia, percorsa da un latte pieno di errori e di bugiardi.

Bisogna coltivare il terreno arso dell'Arte, facendolo diventare simbolo e parte integrante dell'educazione socialmente umana, che vieta un'omologazione alla stile "gregge di pecore".

Il nuovo Seme può giungere dalla passione ardente di uomini che sono dinnanzi agli altri anni luce, che possono esplorare la località blu cobalto dell'Immaginazione e della fantasia immensa come lo spirito umano.

Personalmente ho formulato una teoria o comunque un pensiero valido su Cinema e Spettacolo in generale.

Il Cinema è un fenomeno contemporaneo, diffusosi secondo molti , nel '900, uno dei primi cineasti della storia, Akira Kurosawa , disse che il cinema racchiude in sé molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura, alla musica.

Credo che questa definizione colga il senso della grande mole di film che è stata prodotta, della dinamicità di questo grande mercato e delle idee che circolano in esso, realizzabili tramite tecniche, tecnologie e dinamiche sempre nuove o sperimentali.

Un'Altra chiave d'interpretazione legata al successo di questo movimento detto Cinema è la facilità con la quale è possibile interfacciarsi con lo show, perché la gente a volte è come un gregge ed ha l'esigenza inconscia di essere trasportata su nuovi Universi poco esplorati fino a quel momento, come se fosse all'interno di un disco volante in viaggio verso una nuova Via Lattea, dominata da lupi, vampiri e ciclopi , palme arancioni e mari incontaminati.

Nel concetto di Cinema Contemporaneo è compreso anche il Cinema Spazzatura (TRASH SYSTEM) , sistema squallido, fatto e sostenuto da cervelli non pensanti, funzionari di basso spessore emozionale e un pubblico che fa parte di un pianeta desertico e senza coscienza.

C'è differenza ormai nel parlare di Cinema e Mercato del Cinema legato soprattutto alla Produzione, un fattore che non è correlabile all'Arte che infatti ha un estremo bisogno di Qualità e non di Quantità.

Gli elementi ricollegabili al Trash System sono:

  • L'Abbassamento della Soglia Culturale del Pubblico
  • Il Momento Drammatico dell'Economia Statunitense e poi di quella Globale
  • Dal secondo elemento nasce la necessità di Rifiutare a prescindere qualsiasi forma di Melanconia, Malinconia o Pensiero (interpretato come logorio mentale per certi figuri)
  • L'Omologazione che non crea Soggettività, quest'ultimo un elemento che certamente favorisce la Produzione di Pensiero
  • L'Incognita World Wide Web (il WWW) che rende parte del Mondo Industrializzato, una rete a Contenuti Liberi (ancora per pochi anni azzarderei)
  • Il Quasi Totale Abbandono delle Biblioteche e delle Librerie da parte delle nuove Generazioni, che optano per mezzi più tecnologici
  • Gli Interessi da parte dei Vertici di questo Sistema, di ricalcare la voglia lagunare del pubblico pagante
  • La Volontà di accettare qualsiasi piatto mediocre nel buio della Sala
  • L'Opinione Collettiva gestita direttamente dai Mezzi di Comunicazione di massa e chi non è gestito è Miracolato

Quando parlo di Idea, intendo qualcosa che ha natura diveniente ed ha in sé forza Realizzatrice, in grado di costruire nuovi Spazi.

Nessuno potrebbe permettersi di imporre un biglietto per guardare il mare o per annusare i fiori che sono nel Giardino del Mondo.

L'Arte ha bisogno di un'autonomia poetica, di un linguaggio universale di rischiaramento interiore e afferrabile dalla gente comune. Perché in proposito non creare Accademie d'Arte, intesa però a tutto tondo, capaci di riformulare il sentimento sociale in merito al settore artistico, che non deve essere trattato come ambito a parte dal Mondo, ma come il ramo dell'albero che è nella coscienza, che fornisce e produce ossigeno per un mondo irrespirabile e fortemente basso.

Qualche strano personaggio vorrebbe bruciare quell'arcipelago d'Arte che è presente nel Mondo Odierno e vorrebbe tagliare la carta dell'aurea poesia, per chissà quale assurdo motivo. Mi viene in mente la frase di Heine, uno scrittore ottocentesco: “Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini.”

L'Arte è libero pensiero come un gabbiano che vola alto nel Cielo; è libera Espressione come una foglia che ondeggia quando arriva il vento.

Nell'Arte nessuno è riserva di Nessuno, come può accadere in certe attività sportive e può significare anche sentire il dolore dell'Artista, le sue Aspirazioni, le sue Motivazioni, l'aridità che percepisce attorno a sé, i suoi desideri, i suoi mondi Ideali, i suoi Castelli di certezze e i roboanti dubbi.

L'Arte come forma e Forza d'Espressione ti trasporta su nuove costellazioni, fatte da emozioni, paure, sofferenze, mezze felicità e gioie passeggere. Su queste costellazioni il vero benessere lo trova l'appagamento, l'Amore per tutti, l'estraniamento dai Babbi Natale dell'Uomo e dai fumi incestuosi.

Secondo me l'Arte può garantirti una cura suprema al Mondo, diventato piccola scatola di plastica dove operare come schiavi e l'attività nuova rappresenta una goccia nell'Oceano più immenso. L'Arte non concepisce Muri di Berlino o barriere insormontabili, ma una Bellezza assaporabile da ogni coscienza, da ogni agglomerato umano, umanoide oppure antropomorficamente umano (…); una passione rinnovabile riposta nei meandri di ognuno di Noi, che non ostenta a farsi sentire, come il violino suonato dalle biancastre mani di una bionda donna seduta in mezzo ad una stanza vuota ed insonorizzata, bisogna abbattere quel muro e non avere paura della fame, della miseria, ma partecipare alla vita della nuova costellazione, popolata da muse incantatrici e cuori infranti che abitano giganteschi Canyon di umanità e muta roccia, in cui il Fuoco della passione è divenuto un incendio che sopravvive all'Acqua Santa dell'amore, della quale pochi conoscono la vera sorgente.

Facciamo sì che le cose ci portino altrove, per sentirsi avvolti dal profumo dei limoni.

Il Caos di questo Mondo sconvolge l'Arte, come una conchiglia schiacciata dallo stivale di un pescatore all'alba, ad apre una smisurata voragine, nella quale le vocali e tutte le altre lettere non sopravvivono alla nebbia tenebrosa che vi dimora.

La Definizione di teatro che risulta da un noto dizionario è “Edificio destinato ai pubblici spettacoli” cosa molto distaccata dalla vera importanza che per me ricopre nelle Arti.

Lo Spettacolo Teatrale è per me qualcosa di irripetibile e grandioso come il coniglio che esce dal cilindro di un abile mago. Se una scena è stata fatta, è impossibile ritrovare per una seconda volta, gli stessi gesti degli attori e le battute, il modo in cui parleranno i personaggi messi in scena, cambierà, come cambieranno le nostre emozioni, le considerazioni finali, il modo con il quale osserveremo certe azioni. Io ho avuto la fortuna di essere invitato dalla mia Prof. Di Lettere, per andare a vedere al Teatro Greco di Siracusa, “Andromaca” una bellissima tragedia del prolifico Euripide e ne sono rimasto incantato, non solo dell'Opera, ma anche dell'ambiente del quale ero circondato, della gente che fissava il palcoscenico (ormai rimodernato), del sole che stava tramontando, delle reazioni del pubblico allo Spettacolo teatrale, del pathos impresso nella Scena.

Il Teatro non è vuota teatralità e neanche una teca in cui riporre tutto ciò che si vuole, anche la sporcizia triste di questo mondo e i sistemi parassitari, ma è una valigia con la quale è possibile viaggiare senza carta d'identità o passaporto, è ambiente sublime e carico di pathos ed interiorità di valore. Si può piangere, si può sorridere, si può pensare, si può vivere e ci si può alzare ed abbandonare lo Spettacolo, per raggiungerne un altro, molto più esteso.

“Lo sforzo disperato che compie l'uomo nel tentativo di dare alla vita un qualsiasi significato è teatro” sempre se la nostra esistenza ha significato nel suo instancabile esistere, ma per adesso chiedo agli asini di volare!

Questo è il fronte-copertina per il mio contenuto nel convegno letterario. Mi piaceva l'idea delle "Forze d'espressione" e non le solite Forme d'espressione.

Questo è il fronte-copertina per il mio contenuto nel convegno letterario. Mi piaceva l'idea delle "Forze d'espressione" e non le solite Forme d'espressione.

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Democrazia

27 Giugno 2013 , Scritto da Lorenzo Campanella Con tag #lorenzo campanella, #saggi, #filosofia

Non Forma di Stato, né Forma di Governo.

Le colonne, ma al tempo stesso, le fondamenta di una Democrazia sono: la Libertà, l'Uguaglianza, la Felicità, l'Informazione, il Diritto di Scelta, il Dissenso.

Queste non sono parole buttate al vento, ma ognuna ha un peso.

La Democrazia, per quanto possa essere sognata o agognata, non esiste, non è esistita e forse mai esisterà.

Viviamo dentro case che si trovano dentro Regimi. E dire "Regime" a vent'anni mi costa tanto.

Quest'ultimi in un lontano passato hanno ricevuto un'onda Democratizzante (nulla di ché), che ha portato anche al suffragio universale. Ma il vero Cambiamento non è aumentare la massa di persone inconsapevoli (ma al tempo stesso inconsapevolmente valida e creativa) di scegliere un candidato... Il Cambiamento parte dalle persone. Chi rappresenta le Istituzioni, avrà dalla propria parte tanti Difensori, tra i quali tanti Mass-Media. Tutto questo va a comporre un apparato, un Sistema che ha, tra gli obiettivi principali, il compito di Mantenere uno Status-quo, una condizione socialmente valida e tranquilla.

Spiego il concetto di "onda Democratizzante". Si ha presente quando un fenomeno sociale "influenza" territori dai quali non ha preso il via? L'espressione sottolinea questa situazione. Ecco perchè un po' tutti, seppur vagamente, sappiamo cos'è la Democrazia e quali caratteristiche potrebbe avere, ma le stesse non le ritroviamo nella realtà. Paradosso?

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