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Portogallo: Lisbona e la costa verde

22 Gennaio 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Portogallo: Lisbona e la costa verde

Lisbona, città monumentale, unisce armoniosamente il fascino del passato al presente.

Portogallo, luogo antico dai mille colori, ricco di paesaggi particolari e variegati, abitato da un popolo simpatico ed ospitale, legato a valori tradizionali come l’amicizia e la famiglia. Numerosi sono gli aspetti di questo paese attraversato da imponenti montagne, pianure colorate dai campi di grano, spiagge dorate, lambite da uno stupendo mare che fa da cornice a un paesaggio veramente unico e spettacolare.

Lisbona, la capitale, è il cuore del paese. Città ricca di tradizioni è anche piena di vita con i suoi negozi di moda, i bar, i suoi centri culturali.

Ed è proprio da Lisbona, dallo splendido panorama che può essere ammirato dal castello di S. Jorge, situato sulla cima di una delle sue tante maestose colline, che intendiamo partire alla scoperta di questo magnifico paese.

La monumentale Praca do Commercio e le zone a lei vicine, sono state ricostruite dopo il terribile terremoto del 1755, come tante altre parti della città.

Vicino alla Torre di Belem, noto monumento con il quale viene identificata Lisbona, prima della foce del Tago, c’è il Monastero dei Jerònimos, classico esempio di architettura Manuelina (è uno stile gotico-portoghese).

Un Tour della città non può escludere il Convento do Carmo e la magnifica chiesa barocca Madre de Deus, al cui interno si possono osservare, in tutta la loro bellezza, gli azulejos, formelle dipinte dai colori brillanti, usate anche per rivestire le facciate di molti palazzi.

Possiamo dire con sicurezza che gli azulejos, le cui composizioni somigliano a delle vere e proprie tappezzerie, rappresentano quanto di più bello esista nell’artigianato portoghese.

A Lisbona esistono ancora resti archeologici che testimoniano il passaggio dei fenici e dei romani.

Ma la città possiede anche importanti musei: d’arte antica e contemporanea, d’arte popolare, militare, delle carrozze reali, d’etnologia, archeologico, che ospita materiale preistorico proveniente dalla località di Santa Luzia e numerosi reperti di età romana.

Per trascorrere delle serate particolari, niente di meglio di uno spettacolo di “fado”, tipica canzone popolare di Lisbona, cantata in maniera molto coinvolgente e che narra di sentimenti d’amore, di nostalgia, e di gelosia.

Per ciò che riguarda la gastronomia, Lisbona e la sua Costa sono famose sia per piatti a base di pesce e frutti di mare, sia per la carne molto saporita e i dolci fatti con uova, arance, mandorle e frutti secchi.

Alla scoperta della Costa Verde, regione ricca di storia e cultura.

Agli amanti della natura, che vogliono riscoprire luoghi dove il tempo sembra essersi fermato, non possiamo che consigliare la Costa Verde, regione dominata da una natura incontaminata, dove vallate verdeggianti, boschi e vigneti sono i padroni assoluti.

Ed è proprio in questa regione che si trova la seconda città per importanza del paese, Oporto, situata sulla foce del fiume Douro, fondamentale per gli affari e la cultura portoghese. La parte vecchia della città è arroccata sulle pendici che scendono verso il fiume ed è formata da un intrecciarsi di viuzze.

Oporto conserva la cattedrale del XII-XIII secolo, la chiesa romanica di Cedofeita e numerose altre chiese del XVII e XVIII secolo tra cui quella dei Clirigos, con la bella torre barocca.

Da non perdere la visita alla famosa chiesa di S. Francesco, in stile barocco, e al museo Soaere dos Reis, nel quale vengono conservati inestimabili tesori, a testimonianza della meravigliosa arte portoghese.

Oltre ai musei, Oporto dispone di numerose galleria d’arte e innumerevoli sono inoltre gli eventi culturali.

Per i più romantici consigliamo la Costa de Prata, regione piena d’incanto. Oporto è famosa anche per la vivacità delle sue spiagge, dei suoi bar all’aperto e per l’eccellente vino.

Nella Costa Verde è possibile trovare tracce di antiche civiltà, dolmen, vestigia di abitazioni dell’ Età del Ferro, popolazioni romane e celtiche. Inoltre in questa regione è situato il Parco Nazionale di Peneda–Geris, riserva naturale nella quale vivono in piena libertà i pochi esemplari di una razza in estinzione, i pony lusogallego, e tante altre specie rare di flora e fauna.

Al nord della regione si trovano la villa-fortezza di Valenza e la città di Ponte de Lima con torri medioevali e caratteristiche case dipinte di bianco e rifinite con lavori di pietra. Barcelos è una cittadina famosa per il gallo e per il suo artigianato.

Il sistema migliore per immergersi totalmente nella cultura e nelle tradizioni portoghesi è quello di soggiornare nelle Pousadas o in case patrizie private, disponibili su tutto il territorio, e adatte ad accogliere qualsiasi tipo di turista prenotabili in ogni agenzia di viaggio.

Liliana Comandè

Portogallo: Lisbona e la costa verde
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Polonia: un paese sorprendentemente bello

10 Gennaio 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Polonia: un paese sorprendentemente bello

La regione Malopolska racchiude molti gioielli culturali e naturalistici. Cracovia, invece, è la splendida città del turismo e della cultura.

Eccomi di nuovo in aeroporto. Sono rientrata in Italia da appena una settimana, dopo essere stata negli Stati Uniti e in Canada, ed ora mi trovo nuovamente con la valigia in mano pronta a salire su un aereo della LOT, che mi porterà in un paese europeo che ancora non conosco: la Polonia. E’ tardi, il cielo è scuro ma pieno di stelle. L’Embraer decollerà alle ore 23.45 per arrivare a Cracovia alle 02.00 del giorno dopo. Non riesco a dormire in aereo e il tempo lo trascorro leggendo o scrivendo. Anche questa volta sono emozionata. Mi accade ogni volta che parto per un paese che non ho mai visitato, e la Polonia rientra tra questi.

A qualcuno potrà sembrare strano, ma tutte le volte che affronto un nuovo viaggio mi sento un po’ come quelle bambine che si accingono scartare un regalo desiderato a lungo.

L’aereo è confortevole e ci viene servito anche uno snack. Con la mente sono già a Cracovia, la città definita dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, dove atterreremo e nella quale ritornerò il penultimo giorno, dopo aver effettuato le numerose visite nelle località più interessanti e più vicine alla città.

L’Ente del Turismo Polacco, sa cosa far visitare ai 6 giornalisti invitati ed ha preparato un fitto programma ricco di suggestioni. All’arrivo troviamo un incaricato dell’Ente Turistico che ci porterà in Hotel dove arriveremo alle 02.30. Lungo la strada che ci conduce dall’aeroporto all’albergo, c’è tanta nebbia, ma il nostro autista guida con la stessa sicurezza con la quale noi gireremmo in una giornata di sole.

Non dormiamo, il tempo è troppo poco per riuscire a prendere sonno e…quando gli occhi incominciano a stancarsi e ad incominciare a chiudersi, ecco che ora di alzarsi.

Fuori c’è ancora una nebbia piuttosto fitta che, a malapena, fa intravedere la gente che va al lavoro e le automobili che passano, ma non appena incomincia a diradarsi riesco a vedere che l’hotel è situato vicino ad un fiume. C’è un ponte e alcuni barconi sono attraccati ad un piccolo molo. Sono le 08.30 e già un gruppo di turisti è fuori con la guida che spiega loro qualcosa riguardo dei grossi pannelli che contengono varie fotografie con le immagini della flora e della fauna.

Qualcuno passa in bicicletta sulla pista ciclabile che costeggia il fiume Vistola, che attraversa tutta la Polonia. Nasce dai Carpazi ed è il fiume più lungo della Polonia che sfocia a Danzica.

Sono le 09.00 e alcuni ragazzi giocano a pallone, nonostante ancora non ci sia una grossa visibilità e non faccia propriamente caldo. L’hotel è situato ai piedi del Castello di Wawel, ma non riesco a vederlo per via della nebbia.

Zakopane, “capitale invernale” della Polonia

E’ ora di partire alla volta di Zakopane, capitale invernale e località turistica più importante per il paese con i suoi tre milioni di visitatori l’anno. E’ un posto perfetto per sciare – non per niente anche Papa Giovanni Paolo II°, prima didiventare la guida spirituale dei cattolici, amava scendere dalle piste dei monti Tatra, la più alta catena montuosa del paese, ai cui piedi, ad un’altezza di 800 metri si trova la bella cittadina.

Zakopane ricorda il papa nel Santuario della Madonna di Fatima di Krzeptowki, dove il Giovanni Paolo II° celebrò una messa e dove ora si trova un monumento dedicato alla sua memoria. Zakopane possiede moderni e ottimi impianti sciistici sul Monte Kasprowy, a circa 2.000 metri di altezza, funivie e trampolini ripidi perfetti anche per gare internazionali, come quella di “Nosal”.

Numerosi gli itinerari a disposizione per chi ama scalare le vette o semplicemente passeggiare in questi luoghi incontaminati, dove si possono incontrare camosci, marmotte,aquile, ma, soprattutto, dove in inverno ci si può cimentare in uno degli sport invernali preferiti, lo sci. Zakopane, offre numerosi impianti: seggiovie e sciovie, piste di sci di discesa e di fondo, pendici di slalom ed un percorso di discesa estremo.

Ma la città è un piccolo scrigno pieno di gioielli, tra i quali troviamo la Chiesa-Cappella di Jaszczurowca, risalente al 1904, il vecchio cimitero, dove riposano illustri polacchi, un piccolo ma molto interessante Museo nel quale sono conservati reperti del folklore montanaro, abiti e arredamenti tradizionali e il Convento delle Orsoline, luogo dove per 16 anni il Papa trascorreva le sue vacanze prima di diventare il Santo Padre. Zakopane è famosa anche per l’aria salubre.

Un monumento è dedicato ad un medico, Titus Chalubinsky, considerato il padre della città perché vi portava la gente malata ai polmoni (soprattutto artisti che conducevano una vita bohemienne), li curava guarendoli.

Zakopane ha 30.000 abitanti molti dei quali vivono in bellissime e tipiche case, con i tetti spioventi e i frontoni scolpiti. Sono case in legno dallo stile molto bello e caratteristico denominato proprio “stile di Zakopane”, che fu inventato da Stanislaw Witkiewicz (critico, pittore e scrittore) e unisce elementi di casa tradizionale di montagna con uno stile del periodo di fine ottocento.

La città è piena di alberghi di qualsiasi categoria, comprese pensioni e case private, atte a soddisfare le esigenze e le tasche di ogni turista, inoltre, poiché la natura è stata molto generosa nei suoi confronti, i suoi dintorni sono pieni di boschi e di fiumiciattoli.

A Chocholowska è un must effettuare un viaggio in carrozza nella sua valle dove numerosi escursionisti camminano fra splendidi panorami e piccoli canyon.

Ottima la sua cucina caratterizzata da prodotti a base di latte di pecora.

Sulle zattere lungo il fiume Dunajec

Lasciata Zakopane, con il ricordo di una città vivace, piena di locali e ristornati, ci rechiamo a Sromowcow dove ci attende una bella sorpresa: la discesa in zattera del fiume Dunajec.

Non si tratta di zattere come le intendiamo normalmente, ma sono una sorta di piccole e strette barchette unite tra loro con la corda.

Portano da 6 a 8 persone e gli zatterieri, sempre 2 per ogni imbarcazione, sono vestiti con gli abiti tradizionali variopinti.

E’ piacevole ascoltare le storie e le leggende che raccontano sulla loro terra mentre tutto attorno è silenzio e si avverte un grande senso di pace.

La discesa turistica del Dunajec risale a oltre 150 anni fa e, indubbiamente, è un’esperienza particolare della durata di 2/3 ore, che consente di ammirare i monti Pieniny con le loro rocce a strapiombo sull’acqua e le alte pareti, oltre alle cime aguzze denominate Trzy Korony (le tre corone) che, in realtà, danno l’impressione di una sola, grande corona.

Il fiume si fa strada fra le montagne dalla forma particolare, fra piccole rapide, uccelli acquatici e una ricca vegetazione che orla le sue rive.

Cracovia, una delle più belle città europee

E’ ora di tornare a Cracovia, e ci rimettiamo in auto per tornare là dove abbiamo trascorso la prima notte ma non abbiamo ancora visitato. Il tempo ci è amico: c’è un bellissimo sole e il cielo è completamente terso.

Clima ideale per visitare i tanti monumenti di grande valore storico che questa città possiede e conserva in maniera egregia.

Come in ogni paese che si rispetti, ci sono sempre le leggende a dare spiegazioni a ciò che non conosciamo. Così è per il nome della città che le deriverebbe da un principe di nome Krak, che la liberò da un drago crudele che aveva “l’abitudine” di mangiare le fanciulle del luogo.

Ma leggenda a parte, Cracovia è una città inaspettatamente splendida e unica nella sua bellezza. Ricchissima di monumenti di grande valore storico e artistico, è rimasta come quando venne costruita nel medioevo.

Dal 1039 al 1596 la città è stata la capitale politica e culturale della Polonia, quando i regnanti decisero di trasferirsi a Varsavia soprattutto per motivi amministrativi. La città conserva numerose opere di grande valore grazie al fatto che la corte reale invitava i più noti artisti d’Europa.

Il turista che visita questa città vive un’atmosfera veramente particolare, che sa di un passato lontano, grazie alle sue numerose testimonianze storiche.

Il cuore della città è la Piazza del Mercato, una delle più grandi piazze medievalid’Europa grazie alle sue dimensioni: un quadrato dal lato di 200 metri, ed è la parte più antica di Cracovia perché sorta nel 1257.

La Piazza è divisa in due parti ed è dominata dal Palazzo del Tessuto, all’interno del quale si possono visitare numerosi negozi ed il Museo Nazionale, che accoglie importanti collezioni.

Sempre sulla piazza si possono ammirare l’antica torre del municipio, Wieza Ratuszowa e la chiesa di S. Adalberto.

Sulla piazza ci sono le superbe torri della Basilica dell’Assunzione della Vergine Maria, la più alta misura 83 metri. Dalla Torre più alta, ogni ora, c’è un trombettiere che suona e si sposta su quattro lati.

E’ un uomo in carne ed ossa a suonare ed è una tradizione che risale al tempo in cui le truppe turche si stavano avvicinando alle mura della città. Il trombettiere riuscì a suonare l’allarme e poi fu ucciso dal nemico con una freccia.

In memoria dell’episodio, che consenti alla popolazione di prepararsi all’attacco, ancora oggi tutti i turisti possono ascoltare e vedere, stando a faccia in su, il trombettiere che suona.

Nella Chiesa della Vergine Maria, una delle più belle chiese della Polonia e più ricche nell’architettura interna. L’altare maggiore è splendido ed unico con 12 bassorilievi sulla vita della Madonna.

E’ l’altare gotico più grande d’Europa, dai colori policromi, eseguito da un incisore di Norimberga, Wit Stwosz, con legno di tiglio dorato. In alcune ore della giornata apre anche ai turisti.

Una suora, con un sottofondo di musica sacra da far venire i brividi ecommuovere anche chi non ha la fede, prende un bastone e apre la grande pala fatta a libretto.

Una volta aperta completamente, si possono ammirare tutte le pitture che rappresentano la storia del Nuovo Testamento, evidenziando fatti della vita di Gesù e della Madonna. Ma la chiesa è ricca anche di molte vetrate originali, tutte dipinte con 120 storie dell’umanità.

Infine, la parte che riguarda il coro (del 1600) ha scene di vita della Vergine, mentre il Ciborio è opera del nostro artista Giovanni da Padova.

Al centro della Piazza si trovano anche le Sukiennice o Mercato dei Panni, edificio gotico risalente al XIV° secolo, sorto come centro commerciale locale, oggi ha l’attico con sculture di Santi Gucci e, al primo piano una Galleria dipittura.

I portici sono occupati da negozi che vendono artigianato locale.

Sempre sulla Piazza, c’è un interessante Museo sotterraneo aperto da appena un anno e che è costruito all’interno in maniera moderna. Vi si trovano monete antiche, carri, basamenti

originali e antichi, ricostruzioni della vita dell’epoca con filmati, ricostruzioni delle botteghe di orafi, fabbri, chiavi, oro, scarpe, serrature, maglie di corazze, statue in terracotta, bilance e sistemi di misura, oltre a resti di mura e vecchie strade.

Una delle strade adiacenti alla piazza è via Florianska, in fondo alla quale si trova l’unica testimonianza delle mura medioevali della città, la porta (Brama) di S. Florianska e il bastione difensivo Barbacane, del quattrocento, il più grande e meglio conservato esempio di fortezza gotica d’Europa.

Lungo la Florianska da non mancare la visita al Muzeum Matejki ricreato nella casa natale del famoso pittore Jan Michalikowa e il pittoresco caffè Jama Michalikowam, luogo di incontro di artisti, nel quale facilmente può capitare di assistere a degli ottimi spettacoli di cabaret.

Un’altra strada veramente stupenda ed antica è la Kanonicza, dove è situato il museo “Art Nouveau” e il teatro Cricot 2.

Da non perdere assolutamente gli edifici del Palazzo Reale, il Wawel, chesovrastano la parte meridionale della città antica, mentre alla cattedrale del Wawel, gioiello dell’arte gotica, nel tempo, sono state aggiunte numerose cappelle, la più famosa delle quali è quella di Sigismund, con la sua magnifica cupola dorata.

Il Castello Wawel, di epoca rinascimentale, si trova su un’altura lungo la Vistola. In origine era la residenza di re e poi di vescovi.

Le stanze reali sono arricchite da una collezione di splendidi arazzi fiamminghi, anche di grandi dimensioni, stufe in maiolica, pavimenti in marmo nero di Cracovia (oggi non esiste più) e legno di larice.

Quadri, anche del Vasari, affreschi, mobili, rendono molto prezioso questo tesoro delle memorie nazionali. In alcuni ambienti è tutto molto italiano-rinascimentale in quanto la Principessa Bona Sforza sposò il re Sigismondo il Vecchio.

Dall’Italia la Principessa portò al castello numerosi artisti, che hanno lasciato sculture pregevoli e opere architettoniche di grande valore.

Attaccata al Castello si trova la Cattedrale di Wawel dei S.S. Venceslao e Stanislao ed è il santuario del patrono della Polonia, S. Stanislao vescovo.

Qui vi si svolgevano le più importanti cerimonie religiose e le incoronazioni dei re mentre nelle cripte sono sepolti quasi tutti i re polacchi. La Cattedrale è in stile gotico con tre navate laterali e risale al 1320.

All’interno è custodito il Tesoro, anche se è andato depauperandosi a causa delle asportazioni subite nel corso dei secoli.

Molto belli il feretro d’argento di S. Stanislao e la cappella di Sigismondo.

Cracovia è definita anche “la città dei giovani” perché vi è una delle più antiche e prestigiose Università d’Europa: la Jagellonica, che si divide in Collegium Maius, costruzione gotica del trecento, e Collegium Novum, in stile neogotico.

E’ stata fondata nel 1364 e sono numerose le facoltà che richiamano giovani da ogni parte della Polonia. All’interno, nel Collegium Maius, è ospitato un Museo che ha la particolarità di mostrare anche 35 mappamondi antichi.

Tra i quali uno del 1508 circa, sul quale venne segnata per la prima volta al mondo anche l’America.

Cracovia stupisce anche per la bellezza dei suoi palazzi, in stile gotico, rinascimentale e barocco, che risalgono anche al 1200.

Le facciate sono tutte completamente restaurate, le strade pulitissime e un grande parco circonda tutto il centro. C’è una grande vivacità sia diurna che notturna grazie ai numerosi locali, ristoranti, bar.

E non sono solo i giovani a godere la città, ma intere famiglie e coppie non più giovani. Cracovia ha un’eleganza che si riscontra anche nell’abbigliamento dei suoi cittadini.

E’ una città sorprendentemente viva e piena di fascino. Se ci si reca nella Piazza del Mercato quando è ora di cena, risuonano ovunque note musicali che vanno dal Jazz a quella moderna. Nei ristoranti all’aperto c’è sempre musica dal vivo. Cracovia è ancora una città colta, e si vede!

La fabbrica di Schindler

Chi non ha visto il commovente film “La fabbrica di Schindler”? Ecco, la fabbrica è a Cracovia ed è diventata un Museo della memoria.

Prima dell’invasione nazista c’era già la fabbrica ed ora è un Museo che racconta la storia di Cracovia nel periodo dell’occupazione dal 1939 al 1945.

La mostra, che come è facile intuire, procura molte emozioni, mostra la storia dei suoi cittadini polacchi ed ebrei, le vicende che hanno segnato la storia della fabbrica di Oscar Schindler e i prigionieri salvati dal campo di concentramento di Plaszow.

La Mostra permanente “Cracovia – periodo dell’occupazione nazista 1939-1945” è stata inaugurata nel 2010 nell’edificio amministrativo della vecchia fabbrica tedesca di vasellame, ancora visibile in grande quantità nei locali esterni dell’edificio.

All’interno sono ancora conservati alcuni macchinari, timbratrice einstallazioni nell’ufficio di Schindler.

Entrando in quest’ultimo l’emozione che si prova è molto forte.

Una mappa di gesso dell’Europa con i nomi delle città scritte in tedesco è ancora situata su una parete, i mobili, la sua scrivania con gli oggetti di uso quotidiano, la lampada da tavolo, le sue foto sono lì e puoi toccare tutto.

In quella stanza puoi avvertire un gran senso di tristezza, dolore, compassione, ammirazione e gratitudine e, all’improvviso, le immagini del film riaffiorano prepotenti e un grande disagio e senso di impotenza pervadono la tua mente e il tuo cuore.

Quanta malvagità, quanta disumanità, quanta umiliazione ha dovuto

Shindler

sopportare quella povera gente.

Di quanti Schindler, che è riuscito a salvare oltre mille ebrei polacchi, avrebbe avuto bisogno la società di quell’epoca?

La Mostra segue un percorso che fra scenografie, luci e suoni, da l’impressione di trovarsi nel terribile periodo e di essere spettatori della vita dell’epoca.

Sentiamo i rumori, viaggiamo in tram, guardiamo dentro le case, un caffè, un salone da barbiere.

Un vasto materiale di memorie e di fotografie è mostrato in molte presentazioni multimediali.

Si può osservare la città prima del periodo bellico fino ad arrivare alla fine dell’occupazione, attraversando tutto il periodo orribile della guerra, dello sterminio di 60 mila ebrei a Cracovia, della fabbrica di Schindler e la fine di quegli orrori.

Una Mostra ben fatta e utile a non far dimenticare ciò di cui è capace l’uomo, nel bene e nel male.

Wieliczka, la spettacolare miniera di sale

Una delle meraviglie della Polonia è senz’altro la miniera di salgemma di Wieliczka. Da sola vale un viaggio nel paese.

Situata a circa 60 chilometri da Cracovia, è stata dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità (la Polonia ha molte località inserite dall’Unesco nella lista dei Monumenti Mondiali culturali da preservare).

E’ la più antica miniera di sale d’Europa conosciuta 3500 anni prima di Cristo.

Attiva dall’anno 1000, oggi è una delle maggiori attrattive turistiche del paese.

La visita inizia con il percorso chiamato “Pozzo di Daniłowicz” attraverso gallerie lunghe circa tre chilometri che conducono a 20 sale.

In realtà, le gallerie sono lunghe circa 300 Km, distribuite su nove livelli ma, chiaramente, per i turisti il percorso è stato limitato alla visita delle opere più belle e importanti costruite all’interno della miniera.

Le sale sono interamente scolpite in grandi blocchi di salgemma e la più bella ed emozionante è senza dubbio la Cappella di Santa Kinga, una vera e propria chiesa. La sala è molto ampia, misura 54 x 17 ed ha un’altezza di 10 metri.

E’ stupefacente osservare l’altare, la grande croce con il Cristo, varie sculture, bassorilievi fatti di sale riproducenti scene bibliche e i lampadari, vere e proprie opere d’arte che possono essere confusi con quelli di cristallo.

C’è anche una grande statua di Papa Giovanni Paolo II°.

Si avverte un’atmosfera molto mistica in questa chiesa, che ancora oggi è usata per celebrare la messa della domenica e della vigilia di Natale, oltre ai matrimoni.

Ha un’acustica perfetta per la musica sacra e si percepisce appena ci si avvicina alla parte alta della cappella. A seconda della provenienza dei gruppi di turisti, infatti, viene fatto ascoltare il loro inno nazionale.

Agli italiani viene fatto ascoltare il “Va pensiero” di Giuseppe Verdi.

E’ veramente una grandiosa opera umana, unica e meravigliosa!

C’è anche la “Sala Nicolò Copernico”, dove è possibile vedere il monumento dedicato al grande astronomo.

E ancora, la “Cappella di Sant’Antonio” dedicata a tutti coloro i quali cercano qualcosa; la Cappella Barocca, scavata dentro un blocco di sale di colore verde e tutta ornata da statuette di Santi.

C’è poi la “Sala Sielec” dove si può vedere come veniva trasportato il sale.

Ci sono figure di minatori e anche di cavalli che aiutavano gli uomini a trasportare il salgemma.

La “Sala Janowice” riproduce scene della scoperta del sale.

Un minatore passa a Santa Cunegonda il primo blocco di sale, con un anello di aggancio all’interno.

La leggenda narra che Santa Cunegonda è diventata patrona dei minatori nelle miniere di sale.

Un altro posto molto bello è la cosiddetta “Sala Bruciata”,nella quale è rappresentato il procedimento di eliminazione del metano che si accumula in miniera. Usando alcune fiaccole dislocate su lunghi pali, i minatori incendiavano il pericoloso gas.

In una sala vi è un modello di lavoratori del sale del periodo Neolitico e un villaggio di antichi coltivatori, inoltre, nella “Sala Kazimierz Wielki” c’è il busto del re Casimiro il Grande.

All’interno della sala Erazm Baraci, c’è un lago di sale molto suggestivo da vedere perché il salgemma che ricopre le pareti intorno allo specchio d’acqua è di vari colori.

All’interno della miniera è stato ricavato anche un ristorante, un bar e piccoli negozi di souvenir oltre ad una sala per spettacoli ed eventi vari.

Il percorso dura circa 2 ore e l’emozione è proprio tanta per aver visto ciò che è riuscito a fare l’uomo, in questo caso i minatori, nel loro tempo libero. Le statue risalgono agli anni ’60.

All’interno della miniera non si avverte umidità e per questa ragione, al terzo piano, è stato costruito un sanatorio dove vengono ricoverate le persone affette da malattie reumatiche e allergiche.

La visita alla miniera, così com’è oggi, è veramente d’obbligo per chi si reca a Cracovia. E’ veramente una delle opere più straordinarie dell’essere umano.

Ancora Cracovia…le ultime visite

Anche Cracovia, con i suoi inestimabili monumenti e le sue meraviglie medioevali, non a caso viene definita “un grande museo”, il più importante dei quali è quello Nazionale che raccoglie opere dal valore inestimabile, come la “Dama con l’Ermellino” di Leonardo da Vinci o il “Paesaggio con il Buon Samaritano” di Rembrandt, insieme a tante altre opere di autori polacchi.

Da menzionare ancora il museo Storico della Città dove si trova il Gallo d’argento di epoca rinascimentale, quello Archeologico, Etnografico, di Storia Naturale, quello Storico della Farmacia, della Pittura, dell’Aviazione e dello Spazio.

Numerose sono le gallerie private che raccolgono le opere degli artisti contemporanei, che vanno dalla pittura ai famosi gioielli in argento.

D’estate interessante da vedere è la Biennale internazionale delle Bambole Regionali, mentre a settembre si svolge la Fiera dell’Arte Popolare di tutte le regioni polacche.

Durante tutto l’anno, inoltre, sono molte le manifestazioni musicali, dove si possono ascoltare orchestre e solisti di fama mondiale.

La particolarità, che aggiunge a tutto questo un’atmosfera che sa di altri tempi, è dovuta al fatto che questi concerti vengono tenuti all’interno delle più belle chiese, nei palazzi e nei saloni delle antiche case borghesi.

Fra l’inverno e la primavera sono diversi gli appuntamenti a cui non si può mancare, come le Giornate della Musica d’Organo, nelle numerose e bellissime chiese di Cracovia, o d’estate il Festival “Musica nella vecchia Cracovia” e per chi vuole ascoltare tutto l’anno del buon jazz, può recarsi nel centro culturale degli studenti “Pod Jaszczurami”, nella Piazza del Mercato Maggiore.

Cracovia, città culturale e turistica per eccellenza, dove non basta un week end per assaporarne l’atmosfera e visitare le numerose bellezze che possiede, chiese incluse.

Sempre ospitale e cordiale, Cracovia, come tutta la Polonia, è rimasta legata allesue tradizioni, amante della cultura e dell’arte, ma con un occhio alla modernità.

E non potrebbe essere diversamente dal momento che nella sua Università ci sono ben 200 mila studenti che hanno fatto denominare Cracovia “la città dei giovani”.

E i giovani sono anche il futuro di questo paese che, a differenza del nostro e di tanti altri, non sta subendo la stessa crisi economica mondiale. La Polonia ama il …ritorno al passato, ma guarda anche al futuro.

Liliana Comandè

Polonia: un paese sorprendentemente bello
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Basilea: città culturale per eccellenza

6 Gennaio 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Basilea: città culturale per eccellenza

Musei, Fondazioni, Gallerie d’Arte, Monumenti, Feste tradizionali rendono la città un vero e proprio gioiello dove l’antico e il moderno si fondono armoniosamente.

Basilea, città abitata da 200 mila persone, può essere definita “città culturale” per eccellenza. In soli 37 Km quadrati, infatti, si contano ben 40 musei, cosa impensabile nella nostra Italia. Ci sono Musei di ogni genere che spaziano da quello della cultura a quello della Storia della Farmacia; dal Museo della Caricatura e dei Cartoni Animati al Museo della Musica; dalle Antichità (con la Collezione Ludwig) al Museo delle Bambole; dal Museo Storico al Vitra Design Museum, dal Museo Svizzero di Architettura allo Steinenberg; dalla Fondazione Beyeler al Museo Tinguely, tanto per citarne alcuni.

Ma oltre ai Musei esistono numerose gallerie d’arte, Teatri e locali dove si può assistere a session di Jazz o Concerti dal vivo. Basilea è anche una città industriale di rilevanza mondiale grazie alle case farmaceutiche che vi sono ma, nel contempo, è una città di rilevanza storica e ricca di antichi monumenti.

Qui, infatti, sorse nel 1460 la prima Università svizzera, vi fu lo sviluppo della stampa e della produzione della carta all’epoca di Erasmo da Rotterdam; vi si svolse, il 23 luglio del 1431, il concilio convocato da Martino V.

Nella città si svolgono numerosi eventi legati alle tradizioni e allo sport. I primi di novembre, ad esempio, si svolge la Fiera del vino che dura 15 giorni, che richiama tanti turisti.

La Fiera si svolge in cinque zone della città, che si trasformano in un enorme luna park, con giochi per bambini, e si riempie di bancarelle dove trovare ogni genere di merce o prodotti gastronomici.

Sono ancora visibili monumenti storici quali la Casa Blu, che era una fabbrica di passamaneria e nastrini di seta, trasformata in seguito in fabbrica chimica e, infine in farmacia.

Una leggenda narra che nella Casa Blu, di proprietà di Jakob Sarasin, fu ospitato il conte Cagliostro che ne avrebbe guarito in modo misterioso la moglie, all’epoca in fin di vita. C’è poi la Casa Bianca, che si trova a fianco della Blu e che apparteneva ai due fratelli francesi, Sarazine, che erano proprietari di fabbriche e palazzi.

Basilea si presenta come una città molto ordinata, con palazzi, case basse, ville a schiera, negozi eleganti, ristoranti e numerosi parchi che, in autunno, sono molto spettacolari per gli alberi dai colori rossi e gialli che sono un vero godimento per gli occhi.

Il centro, soprattutto, è costituito da molti vicoli caratteristici con le tipiche case dai tetti spioventi o dai palazzi di epoca

Non esiste una metropolitana, non ce n’è bisogno. Un eccezionale sistema di tram e autobus, ne rendono inutile la costruzione così come il prendere l’automobile per gli spostamenti.

La città è divisa in due parti: la grande Basilea e la piccola Basilea ed è famosa per il Carnevale, che dura 3 giorni, ma la popolazione si prepara all’evento per tutto il resto dell’anno.

Incomincia il lunedì successivo al mercoledì delle Ceneri e, come da leggenda, la mattina del lunedì la gente si sveglia quando dai campanili rintoccano le quattro.

Tutte le luci della città vengono spente e la Regina Fasnacht (Carnevale) prende il comando della città e…la gioia e un po’ di follia s’impossessano degli abitanti.

Nei vicoli e nelle strade risuona la melodia tradizionale e arcaica del “Morgenstraich”, proveniente dal suono di migliaia di pifferi e tamburi.

Le sole luci sono quelle delle grandiose lanterne trascinate dal corteo indossate dalle maschere sulle quali viene rappresentato, in chiave ironica, un evento dell’anno precedente.

Nei pomeriggi di lunedì e mercoledì, i gruppi partecipanti, denominati “clique”, seguono un percorso fisso lungo le strade cittadine, il “Cortege”.

Durante la serata i partecipanti si muovono da un locale all’altro per commentare l’anno passato cantando versetti e caricature.

Il martedì, invece, è il carnevale dei bambini, che dividendosi in vari gruppi, ripropongono la tradizione cittadina. La sera, invece, numerosi gruppi musicali, detti “Guggenmusik”, diventano i ‘padroni ‘ della città, trasformando in luoghi di allegria ogni angolo della città.

Ci sono alcune leggende legate ad alcuni luoghi o monumenti cittadini. E’ interessante quella che riguarda la Spesshof, che si trova al numero 7 di via Heuberg. Sembra che la casa sia infestata dal fantasma di David Joris, nel 1500 un capo della setta degli anabattisti, all’epoca proibita.

Solo quando morì, la popolazione di Basilea venne a conoscenza delle sue origini e della sua religione.

Riesumarono la salma, la decapitarono e bruciarono i suoi resti assieme ai suoi libri.

Si dice che ancora oggi il suo fantasma – che tiene la testa fra le braccia ed è accompagnato da due cani di razza alana – vaghi nei dintorni della sua ultima casa. Un po’ macabra la leggenda, ma molto affascinante come tutto ciò che riguarda il mistero e l’occulto.

Alla Fontana del Basilisco, risalente al Rinascimento, è invece legata un’altra storia. La Fontana raffigura la storia del basilisco, che tiene lo stemma della città: una pastorale stilizzata di colore nero su fondo bianco.

Il basilisco, che è un animale leggendario composto da un gallo, un drago e un serpente, nasce da un uovo che viene deposto sul letame e viene covato da un rospo.

Chiunque viene colpito dal suo sguardo cattivo rimane pietrificato.

La “favola” racconta che l’unico modo per salvarsi è utilizzare uno specchio che riflette il suo sguardo.

Perché è importante questa leggenda? Perché il basilisco è la creatura che sta a guardia della città di Basilea!

C’è ancora un ultimo racconto fantastico che riguarda un Albergo molto noto in città “Les Trois Rois”.

Si narra che le reliquie dei tre re magi si siano fermate a Basilea durante un pellegrinaggio da Milano a Colonia e poi nel 1026, in questo hotel si sono fermati l’Imperatore Conrad II, suo figlio Heinrich III e l’ultimo re dei Burgundi, Rudolf III. Il re non aveva eredi, così decise di lasciare all’Imperatore e a suo figlio la città di Basilea.

Lasciamo le storie fantastiche, ma fascinose che riguardano il passato di questa città, e torniamo ai giorni nostri.

Basilea, è il centro congressuale e fieristico più importante della Svizzera ed ospita due Fiere Internazionali: Baselworld, fiera di orologeria e gioielleria, e quella d’arte “Art Basel”.

Entrambe richiamano numerosi appassionati e acquirenti da ogni parte del mondo.

La sera, infine, la città diventa un enorme “palcoscenico” brulicante di vita dove giovani e meno giovani “vivono” Basilea stando per la strada, nei locali dove si balla o si beve, nei ristoranti adatti ad ogni tipo di esigenza.

E allora, come si può definire questa bella città svizzera?

Sicuramente come una metropoli ricca di fascino che non deluderà, di certo, i turisti in cerca di mete culturali ma anche di divertimento.

E’ una città di frontiera, sdraiata su un’ansa del Reno, vicina alla Francia e alla Germania. Il centro storico, conservato magnificamente e fra i più belli d’Europa, fra palazzi del XV° secolo e moderni, regala fascino ai visitatori.

E’ come tornare al passato per riscoprire la genuinità, i colori, l’incantesimo d’altri tempi.

Basilea è una città che fa sognare, dimenticare lo stress e vivere in una dimensione diversa, sicuramente più a misura d’uomo.

La visita è facile e piacevole, tanto da consentire al forestiero di sentirsi a proprio agio, grazie all’organizzazione turistica che ha “disegnato” cinque itinerari, ciascuno con il proprio fascino, grazie al riferimento a personaggi legati alla storia ed all’arte.

I supporti audovisivi che descrivono questi itinerari possono essere prenotati presso gli sportelli Tourist Information di Basilea Turismo che si trovano allo Stadt-Casino e presso la stazione Bahnhof SBB. Il noleggio è di 15 CHF per 4 ore e 22 CHF per tutto il giorno.a v

Completano l’assistenza ai turisti gli uffici di Informazioni turistiche e alberghiere presso lo Stadt-Casino a Barfüsserplatz, Steinenberg 14 CH-4010 Basilea info@basel.com, www.basel.com Tel. +41 (0)61 268 68 68, Fax +41 (0)61 268 68 70. Orario: Lunedì-venerdì 8.00-18.30 Sabato, 9.00-17.00 Domenica/festivi 10.00-16.00

I cinque itinerari partono da Marktplatz (piazza del Mercato) per terminare tutti nello stesso punto, all’angolo di Sattelgasse (grande vicolo). I percorsi organizzati per assicurare la massima semplicità al turista nuovo della città.

Sono cinque itinerari, ciascuno dedicato ad un famoso personaggio della città. Basta seguire i cartelli segnaletici su cui è raffigurata l’immagine della personalità alla quale è dedicata la passeggiata prescelta.

Per facilitare il turista , ogni percorso è distinto da un colore diverso.

Il primo “Itinerario Erasmo – il cuore storico della città” è dedicato a Erasmo da Rotterdam (1469-1536). Umanista che visse e insegnò a Basilea dal 1521 al 1535. L’itinerario (durata circa 30 minuti), percorribile con passeggini e sedie a rotelle, è contrassegnato da cartelli segnaletici color rosso su sfondo blu.

Si passeggia per il Rheinsprung , via che costeggia il corso del Reno e porta alMünsterhügel (piazza della Cattedrale), scenario degli avvenimenti principali della storia basilese.

Qui Celti e Romani costruirono gli insediamenti, dei quali sono visibili interessanti reperti archeologici. Sempre qui dimorò papa Felice V, fu eletto nel Concilio di Basilea del 1440.

Anche il principe Vescovo dimorò sul colle della Cattedrale fino alla Grande Riforma del 1529. La zona, quartiere residenziale e centro amministrativo, ospita interessanti musei.

La piazza della Cattedrale, tra le più belle d’Europa, è sede ideale di numerose manifestazioni: dal cinema alla fiera d’autunno e ai concerti. Dalla vicina terrazza dello Pfalz (Palatinato), è possibile godere di un magico panorama sulla città, l’ansa del Reno e i monti della Foresta Nera e dei Vosgi. E’ sempre stata

meta di turisti di ogni tempo, compresi autorevoli personaggi, quali re e papi.

La Cattedrale merita certamente una visita. L’architettura romanica è ben conservata. Nelle navate sono sepolti Erasmo da Rotterdam e personaggi famosi. Affascinante anche il chiostro dove si trovano le tombe di rinomate famiglie basilesi. Sulla strada del ritorno verso la vivaceMarktplatz (piazza del Mercato) si passeggia sulla Freie Strasse, la più famosa arteria commerciale della città.

Il secondo itinerario , contrassegnato da cartelli celeste su sfondo blu è dedicato a Jacob Burckhardt (1818-1897) “Un ponte tra passato e presente”. Professore a Basilea, storico della civiltà e storico d’arte. Cartelli segnaletici: celeste. Durata: 45 minuti circa.

Accessibile a passeggini e sedie a rotelle. Si parte dalla Marktplatz in direzione della Freie Strasse, una delle arterie principali e più famose della città. Passando per il retro della Barfüsserkirche (chiesa degli Scalzi) si arriva alla Theaterplatz (piazza del Teatro). Questo posto è caratterizzato dal forte contrasto tra l’edificio moderno che ospita il teatro e l’Elisabethenkirche (chiesa di Santa

Opera di Tinguely

Elisabetta) in stile neogotico.

La fontana dell’artista Tinguely affascina per i suoi giochi d’acqua ed è un punto di ritrovo in ogni stagione per i giovani di Basilea. A pochi passi di distanza c’è il giardino del ristorante della Kunsthalle (galleria d’arte) di Basilea. La Barfüsserplatz (piazza degli Scalzi) è uno dei centri della vita cittadina.

La piazza antistante la chiesa medievale è anche sede di manifestazioni e mercatini. All’interno della chiesa c’è un museo storico molto interessante. Dalla piazza, chiamata anche «Barfi» si prosegue lungo le stradine medievali dell’Heuberge dello Spalenberg che ospitano eleganti alberghi e tanti piccoli negozietti e boutique esclusive

Opera di Tinguely e d Eva Aeppli

C’è, poi, l’Itinerario dedicato a Thomas Platter (1499-1582) “Artigianato e Università”, studioso basilese e direttore della Münsterschule (scuola della Cattedrale). I cartelli segnaletici sono di colore giallo su sfondo blu e il giro dura 45 minuti circa. Anche questo itinerario è accessibile a passeggini e sedie a rotelle.

Dopo aver lasciato la parte bassa della città, si sale sulla sinistra lungo lo Spalenberg. Arrivati in alto, abbandonato il centro storico e superato il Petersgraben, l’antico fossato delle fortificazioni si raggiunge lo Spalentor, porta monumentale della città risalente al secolo XIV e tra le più belle della Svizzera.

L’antico fossato esterno conduce all’Università più antica della Svizzera (fondata nel 1460) in cui anche Thomas Platter studiò e insegnò. Accanto all’università c’è la Petersplatz(piazza di San Pietro). Qui, ogni sabato, si tiene

Foto di Tinguely

un colorito e interessante “mercatino delle pulci”.

Passando per la Peterskirche (chiesa di San Pietro) in stile gotico, la passeggiata riporta alla vivace piazza del Mercato, dove, nei giorni feriali, trionfano coloratissimi banchi di vendita di frutta e verdura fresca.

Antica medicina? Basta percorrere l’Itinerario dedicato a Paracelso (Vero nome Theophrastus da Hohenheim; 1493-1541) “Vie Medievali”. Dal 1527 al 1528 esercitò la scienza della medicina e del guaritore a Basilea. I cartelli segnaletici sono in grigio su sfondo blu. La durata del percorso, tra scalinate e strade ripide, è di circa un’ora

Roland Wetzel direttore Museo Tinguely

La passeggiata si snoda tra le due sponde del fiume Birsig conducendo dapprima verso la Martins- Kirchplatz (piazza della chiesa di San Martino), scenario di molte manifestazioni.

La Martins- kirche (chiesa di San Martino) dove si svolgono frequentemente manifestazioni ufficiali. Le facciate del grande municipio sono una testimonianza della ricchezza della Basilea antica. Lo splendido edificio è in arenaria rossa ed è arricchito da affreschi, trompe-l’oeil e dalla maestosa torre.

Dopo aver sceso i gradini «Stapfle» nel dialetto basilese), camminando per i vicoli stretti, ci si ritrova a valle.

Percorrendo la Falknerstrasse si attraversa senza accorgersene il fiume Birsig, che da oltre cento anni scorre sotterraneo da Heuwaage a Schifflände fino a terminare il suo percorso nel Reno.

A questo punto incomincia la salita dall’altra parte del fondovalle e si passa per

Paolo Lunardi, Marketing Services di Svizzera Turismo - Roma

le vecchie vie dedicate all’artigianato. Si arriva, così, a la Leonhardskirche (chiesa di San Leonardo) e al Lohnhof.

Quest’ultimo fu la sede dell’amministrazione dei lavori pubblici e delle finanze e poi trasformato in carcere preventivo.

Oggi, invece, ospita appartamenti privati, il museo della musica ed un piccolo albergo con ristorante.

Si prosegue per le vie medievali e, ritornando verso la Markplatz, si passa davanti al Pharmaziehistorisches Museum (museo della Storia della Farmacia) nel quale è possibile osservare gli strumenti utilizzati ai tempi di Paracelso.

L’ultimo itinerario, “Sulle due sponde del Reno”, è dedicato ad Hans Holbein il Giovane (1497-1543 circa), maestro dell’arte figurativa. Cartelli segnaletici verde su sfondo blu ha una durata di circa un’ora e mezza. Può essere percorso con passeggini e sedie a rotelle.

Questo itinerario attraversa i quartieri nobili del centro storico fino alla piazza della Cattedrale.

Qui si possono rimirare le abitazioni dove hanno vissuto, in passato, celebrità religiose e personaggi di fama mondiale.

E’ possibile ammirare l’esposizione delle lanterne artisticamente dipinte in occasione del Carnevale di Basilea e alcune attrazioni legate alla tradizionale “Fiera d’autunno”.

Le dimore patrizie della Rittergasse (via dei Cavalieri) indicano il tracciato verso l’antico fossato interno della città e al raffinato ed artistico quartiere residenziale della zona.

Lungo il percorso è possibile ammirare il Museo d’arte che ospita una collezione di opere di grandi artisti, tra cui molti dipinti di Hans Holbein.

Passando per il Karikatur & Cartoon Museum (museo della caricatura e dei fumetti) si arriva alla chiesa di Sant’Albano, antico convento medievale il cui cortile ha una parte delle mura esterne ancora perfettamente conservata.

La St. Alban-Tal (valle di Sant’Albano) ospita il Museum für Gegenwartskunst (museo d’arte contemporanea) e il Papier- mühle (museo della carta). Vale la pena visitarli. Da qui è possibile imbarcarsi sul traghetto per attraversare il Reno passando dalla Grande Basilea alla Piccola Basilea.

Tutt’intorno e dentro le case del Medioevo c’è un quartiere multiculturale che rappresenta l’anima della città.

Attraversando il ponte Mittlere Brücke il percorso prevede il passaggio davanti al “Lallekonig”, il re che tira fuori la lingua (in poche parole, fa la linguaccia) alla Piccola Basilea.

Come per tutti gli altri itinerari, alla fine si fa ritorno alla Markplatz (la piazza del Mercato).

Questi sono gli itinerari che permettono di avere una visione a 360 gradi della città, ma non dobbiamo dimenticare le visite agli interessanti Musei che sono a Basilea.

Di certo sarà impossibile visitarli tutti e 40, però ce ne sono alcuni che non possono non essere visitati.

Uno dei più interessanti è l’armonioso è il Museo Tinguely, costruito a ridosso del fiume Reno dal noto architetto ticinese Mario Botta e dedicato ad uno degli artisti più geniali della Svizzera “Jean Tinguely”, un estroso artista, nato a Friburgo, vissuto dal 1925 al 1991, che ha introdotto il movimento e le macchine nelle sperimentazioni artistiche.

Il Museo è stato inaugurato nel 1996. L’esposizione è permanente e conserva

René Magritte "L'Empire des Lumiers"

quadri, sculture e macchinari che risalgono a tutti i suoi periodi di creatività, oltre a documenti, fotografie, lettere e disegni.

Artista dalla vita piuttosto “movimentata” e irrequieta, Tinguely visse tra Parigi e la Svizzera.

Nel 1960 fece parte del gruppo “Manifesto del nuovo realismo” che, nato a Parigi si prefiggeva di trovare nuovi approcci percettivi al reale.

La sua fama si consolida nel 1961 e continuerà ad aumentare con il passare degli anni (e varcherà anche l’Oceano) attraverso mostre e opere che “lasciano il segno”. Il nuovo realismo di Tinguely si esprimerà soprattutto in opere anche dalle grandissime dimensioni ma sempre con il concetto del movimento.

Lavori tridimensionali, oggetti in ferro, parti di giocattoli, di automobili,teschi di animali, materiali corrosi dal fuoco sono la sua materia “principe” per la

Salvador Dalì " L'enigme du desire"

creazione di opere incentrate sul sogno, sul fantastico, sul misterioso, sul drammatico o sul giocoso.

I visitatori del Museo sono circa 120 mila l’anno e il 25 per cento sono bambini, attratti da quei macchinari strani ma che possono essere anche “vissuti” dai piccoli, che riescono ad interagire con alcune delle opere esposte.

E’ il magico mondo di Tinguely, fatto di suoni, composizioni che si muovono, ruote, oggetti d’uso quotidiano, strumenti musicali, tamburi, macchine che fanno arte perché dipingono.

Tinguely amava molto le auto da corsa e le gare di formula 1. Le collezionava,

Scultura "Il ragno" di Louise Bourgeois

aveva anche una Ferrari, ed era amico di molti piloti, alcuni dei quali erano morti. Amava tenere nella sua camera da letto l’auto – che aveva acquistato – di suo amico pilota deceduto, Jean Clark. Mi piace ricordare nel Museo un’opera molto particolare e che riguarda questa storia.

C’è quest’auto da corsa e dietro ci sono le figure di donne, a grandezza naturale e vestite a lutto, che rappresentano le mogli dei piloti morti. L’opera è della prima moglie dell’artista, Eva Maria Aeppli e mostra la visione diversa che hanno gli uomini e le donne su questo tipo “sport”. Per uno è la vita, per la donna è la morte.

Ogni oggetto può “rivivere”, avere una vita nuova, può avere un suo movimento, non è statico, ha una sua “anima”, una sua “voce” gioiosa o tragica. Ogni cosa, insomma, non può morire. Questo è il mio pensiero sulle opere di Tinguely, opere da “toccare”, da ammirare e restarne affascinati per la grande fantasia e bellezza creativa.

Nel Museo vengono organizzate delle mostre temporanee di artisti moderni e contemporanei di Tinguely. Fino al 29 gennaio 2012 è possibile ammirare le opere di Robert Breer.

Altro museo da non perdere è la Fondazione Beyeler, casa d’arte progettata dall’architetto italiano Renzo Piano e inaugurata nel 1997. Un’estensione del Museo è stata creata nel 2000. La struttura, creata da Renzo Piano “per servire l’arte e non il contrario”, è moderna, funzionale e, finalmente, con le luci ‘giuste’ per poter ammirare appieno le opere esposte che sono 230 suddivise fra quadri e sculture.

La Fondazione prende il nome dai proprietari della collezione, Hildy ed Ernst Beyeler, ed è caratterizzata dall’arte del ventesimo secolo. Ci sono opere di grandi artisti quali Picasso, Dalì, Cezanne, Rousseau, Klee, Mondrian, Ernst, Matisse, Newman, Bacon, Dubuffet, Baselitz, Picabia, De Chirico, Magritte, Mirò, Tanguy e sculture di Alberto Giacometti, oltre ad oggetti provenienti da Africa, Alaska e Oceania.

Fino al 29 gennaio 2012 è possibile visitare l’importante mostra “Dalì, Magritte, Mirò -Surrealismo a Parigi e fino all’8 gennaio 2012 “A l’infini” con le opere di Louise Bourgeois, famosa scultrice francese che, nel 1938 si trasferì a New York e iniziò il suo percorso artistico influenzato dal surrealismo e poi alla lavorazione del metallo.

Una delle sue opere più famose, e che è situata al pian terreno della Mori Tower, a Tokyo, è un’enorme scultura a forma di ragno gigante, esposta in questo momento al Beyeler.

Basilea elegante e colta, quindi, ma che si fa apprezzare anche per la sua cucina e per i prodotti enogastronomici. Se si vuole fare una bella figura e si vuole mangiare bene e in maniera diversa dal solito, è da consigliare l’elegante e

I cuochi del Ristorante Teufelhof: Holland Ingo, Baader Michael, Jojo Hachimure

raffinato ristorante “Teufelhof Bel Etage”, che è anche un centro culturale, ed è stato insignito di 16 punti GaultMillau (tipo le stelle Michelin).

Per i golosi di dolci, non si può rientrare in Italia senza aver acquistato la celebre cioccolata svizzera dai mille gusti (stracciatella, arancia, caramello ecc…, oltre alla classica “Toblerone”, e i ghiotti biscotti “Basler Lackertli”.

Per dormire, l’hotel Victoria, un quattro stelle situato vicino alla stazione centrale, è l’ideale per il comfort che offre, per l’abbondante colazione e per la vicinanza al centro storico, dove si può arrivare a piedi con molta tranquillità.

Ma ci sono molte altre strutture ricettive che vanno dagli hotel a 2 stelle fino a quelli di lusso.

Come arrivarci? Naturalmente da Roma con Swiss Airlines, dove c’è 1 collegamento al giorno. Oppure da Milano, Venezia e Firenze passando via Zurigo.

Basilea, dunque, è la città ideale per un long week-end, o per una settimana, se si vuole fare un tuffo un po’ più completo nella cultura e per apprezzarne meglio la storia, l’enogastronomia e le bellezze che sa offrire ai visitatori, anche i più esigenti.

Liliana Comandè

Basilea: città culturale per eccellenza
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Tunisia: i tanti volti del presente, del passato, le meraviglie del deserto e delle oasi.

16 Dicembre 2013 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Tunisia: i tanti volti del presente, del passato, le meraviglie del deserto e delle oasi.

Paese dalla spiccata vocazione balneare, permette di compiere escursioni ai margini del deserto o l’opportunità di avere una lettura più articolata della realtà ambientale, della vicenda storica e artistico-culturale che vi si è sviluppata nell’arco di almeno tremila anni.

L’Airbus 320 della Tunis Air si fa spazio agevolmente fra le fitte nuvole che coprono il cielo di Roma e di Fiumicino. E’ bello vedere il sole dopo aver attraversato lo strato di nubi che lo coprivano ai miei occhi. Parto nuovamente, ma questa volta il volo sarà breve. Non avrò neppure il tempo di allacciarmi le cinture che dopo meno di un’ora sarò già a destinazione. La mia meta di arrivo è Tunisi, tanto vicina a Roma da avere lo stesso tempo di volo che separa Roma a Milano. Ancora un viaggio stampa, ma questa volta non andrò a visitare un paese sconosciuto. Torno ancora una volta in Tunisia, un paese che conosco bene e che ha il potere di affascinarmi sempre. L’esotico a due passi da casa, si è sempre detto così ogni qualvolta si parlava del paese del nord Africa. Ed è proprio vero, Tunisi, infatti, dista soltanto 50 minuti di volo dalla capitale italiana e l’esotico è visibile ovunque. Dalla città di Tunisi alle rinomate zone costiere; dal magnifico deserto dalla sabbia color oro e dalle dune che il vento trasforma ogni volta che soffia, alle oasi, meravigliose macchie ricche di verde e di vita, che appaiono all’improvviso come miraggi in mezzo al nulla.
Torno volentieri in questo paese coraggioso che ha dato il via alla cosiddetta “primavera araba”, e che ha cambiato il vecchio regime con un altro eletto democraticamente.

Ecco, sarà interessante osservare la “nuova Tunisia” con gli occhi da turista e notare se, in questo frattempo, ci sono stati dei cambiamenti.
Il bel paese, proprio per la vicinanza con l’Italia, è sempre stato una delle mete predilette dei turisti italiani, ma non solo per questo.

In Tunisia sono in molti a parlare italiano, e non soltanto gli addetti al turismo, ma anche i normali cittadini o negozianti hanno amato parlare la nostra lingua, e così, ai nostri connazionali è sempre sembrato di trovarsi “a casa propria”.

Infine, il rapporto qualità-prezzo è sempre stato ottimo e le strutture alberghiere sempre di un livello elevato, a parità di categoria, rispetto a tante altre destinazioni.

E proprio il grande sviluppo alberghiero, avvenuto negli ultimi anni, era la dimostrazione di quanto la Tunisia fosse apprezzata, non solo dai nostri connazionali, ma anche dagli stranieri che, anche in inverno, venivano – e continuano a venire – per trascorrere le vacanze, grazie al clima mite, agli alberghi dotati di centri benessere, beauty farm e thalassoterapia.

Ma oltre a tutto ciò, anche in inverno si possono ammirare le bellezze naturalistiche, artistiche, storiche e monumentali di tutta la regione.
L’immagine più accreditata della Tunisia corrisponde spesso, agli occhi del turista italiano, a quella di Paese dalla spiccata vocazione balneare, con spiagge contornate di palme e di moderne strutture ricettive.

Più raramente è anche il paese dove è possibile compiere escursioni ai margini del deserto o avere l’opportunità di avere una lettura più articolata sia della realtà ambientale della Tunisia, sia della vicenda storica e artistico-culturale che vi si è sviluppata nell’arco di almeno tremila anni.
Il succedersi di tante dominazioni ha determinato non una semplice sovrapposizione rispetto alle civiltà preesistenti, ma l’assimilazione e la rivisitazione delle diverse espressioni artistiche e culturali: come accadde per Roma nei confronti di Cartagine e per la civiltà cristiana, che s’innestò sulla precedente tradizione imperiale cercando autonomia creativa ad esempio nell’arte del mosaico.
Un altro evidente e significativo fenomeno di sedimentazione è rappresentato dall’elemento berbero, precedente all’arabizzazione della regione, che esprime la matrice comune delle più interessanti manifestazioni della cultura tradizionale tunisina.
Ogni viaggio, offrendo conoscenze nuove, di arte e natura, di storia e ambiente, rappresenta un’incomparabile occasione di arricchimento personale. Un viaggio in Tunisia può essere anche la scoperta dei caratteri socioculturali di un popolo che negli ultimi cinquant’anni ha vissuto profonde trasformazioni, sospeso fra la riproposizione dei modelli propri dell’Islam e le spinte ad una incongruente modernizzazione di stampo occidentale.
La Tunisia consente di vivere un’esperienza intensa che porta a scoprire le sue bellezze.

Anche in pochi giorni si può passare da spiagge di sabbia finissima contornate da vegetazione tipicamente mediterranea a distese desertiche di rara bellezza e dall’aria misteriosamente magica, attraversando aride regioni semi-desertiche ravvivate sporadicamente da verdi palmeti.
Le importanti testimonianze artistiche e culturali delle città visitate e le affascinanti immagini, i colori, le sensazioni provate ammirando anche il nulla così straordinariamente pregnante delle regioni desertiche hanno il potere di riempire gli occhi e il cuore e stentano ad affievolirsi al ricordo.
La luce è molto più intensa e ogni cosa riverbera in maniera insolita per il nostro sguardo impigrito dai grigiori monocromatici delle città.

I nostri occhi sembrano liberarsi improvvisamente dalle cortine di smog che abitualmente li offuscano e correre finalmente verso orizzonti sconfinati.

La mente spazia, il cuore si allarga a comprendere il tutto e l’anima si ritempra in un tripudio di emozioni che coinvolge tutti i nostri sensi, avvicinandoci sempre più ad una dimensione spirituale.
E’ una sensazione di estrema calma e pace con sé stessi quella che si prova trovandosi nel deserto ed immergendosi in una magica atmosfera che finalmente appaga il nostro spirito quasi sempre inquieto.

Ma vediamo di conoscere un po’ più da vicino la meta del nostro viaggio.

Spesso un attento esame delle caratteristiche geografiche di un territorio può fornire la chiave per comprendere le vicissitudini storiche di cui è stato teatro e il susseguirsi delle diverse civiltà e culture che lo hanno caratterizzato nel tempo.

Non fa eccezione la Tunisia che, pur essendo parte integrante del Nord-Africa, si protende con le sue coste verso l’Europa, dalla quale la separa un braccio di mare che nel tratto Capo Bon-Marsala non raggiunge i 140 km.

Per la sua posizione la Tunisia può quindi essere considerata il più europeo degli stati africani, anche se la metà meridionale del Paese si estende in territorio sahariano.

Se da un lato la particolare posizione ha reso quest’area una tappa obbligata per le popolazioni interessate a spingersi nel bacino occidentale del Mediterraneo, provocandone il coinvolgimento nelle lotte per la supremazia nella navigazione e nei commerci del mondo antico, dall’altro le caratteristiche orografiche hanno determinato una certa vulnerabilità del Paese ad Oriente, direzione dalla quale provennero prima gli Arabi e poi i Turchi Ottomani.

Secondo quanto riportato da Virgilio nell’Eneide Cartagine fu fondata nell’814 a.C. da Didone, sorella di Pigmalione, che tentava di sottrarsi alla tirannia del fratello. I Fenici del Libano, diventati qui i Punici, inventori di una delle più antiche scritture alfabetiche, diedero vita ad un’economia basata su fini commerciali.

Le prime presenze dei Romani sono datate al 264 a.C.; Cartagine è sempre stata strutturalmente molto legata alla storia dell’Urbe, del resto la Sicilia è in posizione strategica e gli antichi toponimi presenti sulla costa tunisina rappresentano le tracce nettissime della colonizzazione romana in quest’area.

Profondamente romanizzato e cristianizzato, il territorio tunisino ha costituito la porta di ingresso e la terra di passaggio ideale per conquistatori e invasori fino alla sua completa arabizzazione, rimanendo comunque, anche dopo la recente occupazione coloniale europea, una delle strade preferenziali non solo verso l’Africa ma anche verso lo stesso Oriente.

L’arabizzazione della Tunisia, che già i Romani indicavano con il nome di Africa e gli Arabi con quello di Ifriqiya, ebbe inizio con la seconda metà del VII secolo; sviluppatasi con ritmi piuttosto lenti, influenzò la nuova civiltà e la nuova lingua, che risentirono se non in minima parte della successiva dominazione turca.

Hammamet

La nostra avventura ha inizio dalla penisola del Capo Bon: un territorio molto fertile quasi interamente favorito da microclimi ideali per le coltivazioni.

Nel tratto iniziale, il litorale presenta un susseguirsi di brevi pianure costiere che si alternano a tratti dominati da scoscese falesie; poi, dopo Hammamet, la fascia costiera va gradualmente allargandosi in un’estesa pianura, al cui interno permangono ancora zone incolte o adibite a pascolo.

Lo sviluppo della zona è stato caratterizzato da profonde trasformazioni: un tempo a vocazione essenzialmente agricola (fino al 1930 Nabeul e Hammamet erano i principali centri di produzioni di agrumi di tutto il capo Bon), la penisola è oggi un comprensorio turistico assai attrezzato e frequentato da una clientela internazionale.
Nessuna località della Tunisia interpreta più compiutamente di Hammamet l’immagine turistica del Paese, proponendosi quasi come il simbolo delle vacanze.

Clima dolcissimo (la temperatura in inverno è di 12°, con minime di 3° e massime di 20°), giardini che evocano piantagioni tropicali, numerosi e confortevoli alberghi celati discretamente tra cipressi, aranci e bouganville, oppure allineati lungo bellissime spiagge dalla sabbia fine.

E’ curioso pensare come quella che oggi è diventata la maggiore località turistica della Tunisia, visse pressoché fuori dal tempo fino agli anni ’20 di questo secolo, quando il miliardario rumeno G. Sébastian vi si stabilì facendovi costruire una villa sontuosa, celebrata all’epoca come una delle migliori opere dell’architettura contemporanea.

Così, nel giro di pochi anni, Hammamet si trasformò in un punto di ritrovo per scrittori, pittori ed artisti, tra cui André Gide, Georges Bernanos, Paul Klee, Frank Lloyd Wright.

Dopo la guerra (nel corso della quale la villa e il parco che la circonda furono requisiti e adibiti a quartier generale del maresciallo Rommel), la costruzione dei primi grandi alberghi, ha trasformato Hammamet in una grande stazione balneare.

La città vecchia, con i bastioni e la casbah che la sovrasta dal lato della spiaggia, conserva un aspetto caratteristico e per molti aspetti affascinante, con le stradine tortuose, le bianche case e le piccole corti interne.

Nonostante la posizione settentrionale e un po’ decentrata rispetto al restodella Tunisia, Hammamet costituisce un eccellente punto di partenza per escursioni di uno o più giorni nel resto del Paese.

Sidi Bou-Said

Una piacevole gita da consigliare è senz’altro quella alla scoperta di Sidi Bou-Said, villaggio andaluso di 700 anni fa. Si tratta di un antico insediamento di marabout (gli antichi monaci guerrieri) disposto a dominio del mare sulle pendici del Gebel Manar, sulla cui sommità fu edificato dagli Arabi un ribat, un monastero fortificato a presidio del golfo.

Luogo santo per i Musulmani, il villaggio trae fascino dall’architettura particolare delle sue abitazioni, dalle stradine lastricate, dai giardini appartati e dai patii, dalle case le cui bianche facciate sono impreziosite da stipiti scolpiti, dall’azzurro delle finestre, delle inferriate e delle porte, in un contrasto cromatico che si rinnova nel gioco dei volumi. Bouganville di ogni colore interrompono il bianco e azzurro delle case.

Dall’alto della cittadina si gode di un panorama mozzafiato: il Golfo di Tunisi e il piccolo porto si aprono alla nostra vista come un santuario della bellezza e della calma, che riesce ad infondere.

Il sole si riflette sul mare che sembra senza confini. L’impressione è quella di trovarsi all’alba della vita.

Sembra quasi che il tempo passi nel “dolce far niente”, anche se non è così perché i numerosi negozi, e bancarelle pullulano di turisti che fanno acquisti.

I bar sono il ritrovo preferito per gli incontri, dove gente cordiale ti saluta e ti invita a parlare.
Sidi Bou-Said deve il suo nome all’asceta che al principio del XIII secolo ne fece la base di diffusione del sufismo (nome con il quale viene storicamente definito il misticismo musulmano).
A partire dal XVIII secolo principi, ministri e notabili fecero a loro volta delGebel Manar il luogo prediletto dei loro soggiorni estivi costruendovi palazzi e residenze.

Restaurato secondo un progetto di rivalorizzazione dell’architettura tunisina e rivitalizzato nel tradizionale artigianato locale, in tempi recenti è divenuto un centro molto frequentato da scrittori, artisti, musicisti e poeti.

Tunisi e Cartagine

Trovandosi così vicini a Tunisi e a Cartagine non si potranno certamente tralasciare lo splendido Museo nazionale del Bardo nella capitale, il più importante dei musei archeologici del Maghreb e uno dei più ricchi al mondo per quanto riguarda i mosaici romani, costruito in un’ala di un antico palazzo del Bey e che conserva anche delle antiche statue e oggetti di epoca preistorica, punica e musulmana.

Tunisi è da scoprire come una bella donna perché è una scoperta continua.

Passeggiando nell’elegante e larga Avenue Bourguiba, delimitata da alti alberghi, è interessante osservare i vari stili dei palazzi che la contornano.

Si va dallo stile Liberty allo stile arabo, dall’Art Decò al classico e al moderno.

La strada principale è piena di bei negozi, di caffè, di pasticcerie e di ristoranti, di Chiese e del Teatro Municipale, in tipico stile Art Nouveau.

C’è anche una piazza, una volta Piazza dell’Indipendenza ed oggi dedicata a Mohamed Bouazizi , attivista tunisino, divenuto simbolo delle sommosse popolari in Tunisia, dopo essersi dato fuoco per protestare contro le condizioni economiche del suo paese.

La sua morte ha dato il via a quella che è stata definita la “Primavera Araba”, con la sommossa che ha portato alla fuga il presidente Ben Ali, al potere per 23 anni. In onore di Bouazizi, anche l’aeroporto di Tunisi ha preso il suo nome e in ogni città della Tunisia c’è una piazza che porta il suo nome

Alla fine del lungo viale alberato, ci si immette in quello che è il souk più colorato che si possa immaginare.

Nei vicoli, in entrambi i lati, si trovano piccoli negozi che espongono ogni genere di merce: ceramiche, abbigliamento, spezie, scarpe.

I colori degli oggetti dell’artigianato locale danno un tocco di vivacità e diversità dagli altri souk che si possono trovare nei paesi del nord Africa e del Medio Oriente.

Il souk, molto vasto, circonda la Grande Moschea Ezzitouna, una delle più antiche del Maghreb, le sue cupole sono ricoperte di intarsi di marmo.

A Tunisi c’è da visitare il quartiere della Kasbah, così chiamata perché era l’antica cittadella reale, che oggi non esiste più.

C’è una Moschea almohade, edifici in stile arabizzante e un antico palazzo dei Bey.

Ci sono poi le “Diar”, case antiche, che conservano il fascino speciale delle dimore dallo stile andaluso e italiano, i sobborghi con la caratteristica Piazza Alfaouine e il Museo della Ceramica, situato in una splendida Moschea-mausoleo del XV° secolo, Sidi Qacem El Zelliji. E poi c’è la Moschea di Sidi Mehrez, che ricorda le moschee di Istanbul e le Medersas, antichi collegi musulmani, dotati di eleganti portici e patii.

Non si può mancare di visitare le vestigia dell’antica Carthago, che tanta parte ebbe nelle vicende storiche puniche e romane. Non è rimasto molto della città, purtroppo. Ci sono alcune rovine di case, colonne e statue sopravvissute alla distruzione romana, mentre nel bel Museo sono conservati resti dell’epoca punica, romana e islamica.

Ci sono statue, sarcofagi, manufatti in ceramica, in marmo, mosaici, anfore che conservano ancora i colori originari e i disegni risalenti al 500 a.C., biberon, urne cinerarie, oggetti in vetro soffiato, un frammento in ceramica di epoca romana con scene erotiche e un Tanit, il simbolo di Cartagine, risalente all’800 a.C. con i segni che rappresentano una piramide, il sole e l’orizzonte.

Il Museo è stato costruito sulla collina di Byrsa il cui nome significa “pelle del toro”, e dall’alto è possibile vedere una parte della capitale.

Vicino al Museo di Byrsa si può ammirare un’antica cattedrale francese, dallo stile bizantino-moresco e che oggi è utilizzato come centro culturale.

Fra le rovine è possibile vedere alcuni resti di quelle che erano le Terme di Antonino, le Ville Romane.

Sousse

Costeggiando il mare verso sud si incontrano dapprima la plurimillenaria Sousse e poi Monastir, all’estremità meridionale del golfo di Hammamet, dove l’ampia curva delle spiagge cede il posto a calette scogliose.

La Medina di Sousse spicca con la massa bianca di casette cubiche, isolate e protette da un bastione merlato, sulle quali sembra vegliare la casbah, avvolta in fortificazioni color ocra.

Il dinamismo del moderno abitato che si estende verso il porto, con la zona alberghiera sulla costa e il grande centro di talassoterapia con spiaggia privata, è forse un’eco lontana dell’epoca aghlabide, il periodo di maggior splendore nella storia della Tunisia musulmana, della quale Sousse conserva preziose testimonianze.

La Grande Moschea dell’XI secolo, per le merlature e le massicce torri rotonde sembra somigliare ad una fortezza.

Lo ksar er-Ribat, allestito dai famosi Morabiti, è uno dei più importanti monumenti dell’Islam maghrebino; dall’alto della torre di vedetta si gode di una splendida vista panoramica della città, mentre all’interno la copertura del vestibolo è un autentico prototipo delle volte a crociera ogivali e la sala dipreghiera al piano superiore costituisce la più antica moschea africana tuttora esistente.

All’inizio del IX secolo la costruzione faceva parte di una serie di analoghi edifici costieri cui era affidato il compito di assicurare la difesa dell’Islam contro le incursioni dei Cristiani.

I ribat, erano infatti abitati da una sorta di monaci-guerrieri che dividevano il proprio tempo tra la preghiera e la lotta agli infedeli; impegnati nella guerra santa ma anche guardiani dell’ortodossia, essi propagavano l’Islam ed accoglievano i pellegrini in viaggio verso la Mecca.

Ben presto, tuttavia, la nascita di una potente flotta musulmana e l’erezione di cinte fortificate intorno alle città costiere privarono i ribat della loro funzione militare, favorendo così la tendenza a trasformarsi in centri religiosi.

Vicino a Sousse c’è la bella città di Port El Kantoui, dotata di un porto con 340 posti barca. Le sue abitazioni sono di grande eleganza e in stile arabo-andaluso.

Numerosi ristoranti dove si può mangiare dell’ottimo pesce, alberghi, negozi e luoghi di divertimento, oltre ad un campo da golf, ne fanno una delle località più belle della costa. Il suo nome significa “primo porto-giardino del Mediterraneo”.

Monastir

Le scogliere coralline, le rocce sul mare, i giardini e gli uliveti caratterizzano l’aspetto di questa città, il cui clima particolarmente mite la rende adatta ai soggiorni in qualsiasi periodo dell’anno.

Monastir era il centro economico e politico di tutta la Tunisia e rimane tuttora l’unica zona nel centro del Paese a godere di un aeroporto.

Base d’appoggio nella campagna africana di Giulio Cesare, l’antica Ruspina era difesa da una triplice cinta muraria della quale sono state rinvenute alcune tracce.

La zona assunse nuovamente importanza nell’VIII secolo con la costruzione del ribat: la tradizione secondo la quale chi era di stanza per tre giorni nel ribat di Monastir era certo di andare in Paradiso favorì l’afflusso dei fedeli.

Nell’XI secolo, quando Mahdia sostituì Kairouan nel ruolo di capitale, Monastir divenne la città santa della Tunisia, anche se nei secoli successivi decadde rapidamente, riacquistando importanza solo con i Turchi che, dopo averla contesa agli Spagnoli, ne fecero una loro piazzaforte.

La regione centrale

Per chi arriva dalla circostante regione stepposa, una zona dal clima caldo e molto secco, animata solo da qualche ciuffo di artemisia e dai rami spinosi dei giuggioli, Kairouan appare come un accampamento che spunta improvvisamente in mezzo al deserto, producendo l’effetto di una città del passato.

Ed effettivamente proprio da un accampamento ebbe origine: Uqba ibn Nafi vi fermò la sua carovana (da cui Kairouan) e, dopo aver dato ordine, secondo la leggenda, a serpenti, scorpioni e altri animali ostili di liberare il luogo, vi fondò la città dalla quale sarebbe poi partito alla conquista del Maghreb.

Ancora due secoli fa la regione intorno a Kairouan costituiva un’immensa area a economia quasi esclusivamente pastorale, dove prevaleva una popolazione di beduini nomadi e seminomadi che nei mesi estivi si trasferivano con le proprie greggi di ovini, caprini e dromedari verso il Sahel o i più fertili rilievi del Tell tunisino.

Del campo militare Kairouan conserva ancora oggi l’aspetto, con le alte fortificazioni e le case sorte all’ombra dei santuari.

La città è infatti un luogo santo, che ha nel minareto della Grande Moschea, alto sulla steppa circostante, il punto di riferimento e di adunata dell’Islam maghrebino. Da visitare anche la Medina e monumenti molto belli come la zavia Sidi Saheb. Oggi Kairouan è anche il centro principale dell’artigianato del tappeto.

Il Jerid e le oasi

Attraversando l’importante regione estrattiva del sud-ovest tunisino, in particolare il grande comprensorio minerario di Gafsa e delle zone circostanti, dalle quali proviene oltre il 30 % delle esportazioni del Paese (fosfati e petrolio), si giunge alle oasi del Jerid, il paese delle palme.

Tozeur, Nefta, el-Oudiane ed el-Hamma du Jerid situate lungo la lingua di terra che separa lo chott el-Jerid da quello di el-Gharsa, al limite fra la zona delle steppe e quella più propriamente desertica, sono le oasi di questa regione dal clima tipicamente predesertico (le temperature possono raggiungere punte massime estive oltre i 49° e minime invernali fino a –4°).

Dai palmeti di questa zona provengono i migliori datteri del Paese, appartenenti alla specie universalmente apprezzata deglet en-Nour (dita di luce, per la trasparenza color ambra che acquistano con la maturazione). Le palme da datteri (che possono vivere fino a 100-150 anni e raggiungere anche i 20-25 m. d’altezza, con un tronco di quasi un metro di diametro e foglie lunghe 4-5 m.), producono fra le 25000 e le 30000 tonnellate di frutti, in parte esportati; alla loro ombra crescono inoltre alberi da frutto e ortaggi di ogni genere, coltivati in giardini irrigati accuratamente secondo una normativa stabilita già nel XIII secolo.

Tozeur

L’oasi di Tozeur è una delle più belle di tutta l’Africa nord-orientale: irrigata da 200 sorgenti, con il suo splendido palmeto occupa oltre 1.000 ettari.

Costeggiando il braccio principale dei canali d’irrigazione dell’oasi si raggiunge una delle zone più pittoresche: ai piedi di rocce corrose, in un piccolo spazio circolare ciuffi di palme si specchiano nell’acqua delle sorgenti e, volendo, si può salire sulle colline circostanti da dove il panorama abbraccia le varie diramazioni del fiume, il palmeto, Tozeur e, all’orizzonte, lo chott el-Jerid e il Sahara.
A Tozeur le case del centro, anche quelle più recenti, sono molto caratteristiche con le loro facciate a mosaici decorate a motivi geometrici ottenuti con mattoni sporgenti e rientranti di color ocra: si tratta di un tipo di decorazione, di origine berbera, simile a quella dei tappeti e dei tessuti locali.

È interessante visitare il Museo Etnologico Dar Cherait per avere uno spaccato della vita sociale e domestica locale: al suo interno è possibile ammirare i costumi tipici delle feste e dei matrimoni, i gioielli, l’henné, le ceramiche e le armi. Il giardino botanico e lo zoo offrono poi al visitatore la possibilità di osservare da vicino tutte le specie vegetali e animali di cui è ricca la Tunisia

La medina di Tozeur è un gioiello architettonico del XIV secolo ben conservato che è consigliabile visitare al mattino presto quando la luce già intensa ed il cielo terso donano alle tipiche tonalità ocra dei mattoni dei riflessi decisi.

Aggirarsi fra i vicoli nelle prime ore della giornata consente di apprezzare maggiormente la bellezza del luogo e il silenzio è il complice perfetto. Svoltando un angolo può capitare di sorprendere dei bambini intenti nei loro giochi, di intravedere una donna con l’abito tipico che sta rincasando o un uomo a dorso di un asino.

Chott el-Jerid

Lasciata Tozeur la strada s’inoltra nello Chott el-Jerid, immensa distesa di sale dai riflessi argentei e violacei che appare priva di ogni forma di vita. La strada corre su una lunga penisola di sabbia che attraversa il lago salato e in alcuni punti è viva la sensazione di trovarsi sospesi su una superficie acquea senza fine. I riverberi abbacinanti del sole allo zenit acuiscono l’emozione e il paesaggio assume caratteristiche irreali.

A causa dell’eccessiva luce si prova infatti qualche difficoltà a tenere gli occhi aperti ma ciò che si vede è talmente insolito e bello da valere la pena di sopportare per un po’, anche perché è possibile assistere al fenomeno dei miraggi! I cambiamenti cromatici dello chott el-Jerid nei diversi momenti della giornata sono spettacolari ed occorrerebbe sostarvi a lungo per apprezzarne il fascino, peccato avere troppo poco tempo a disposizione; si possono però raccogliere quante più immagini ed impressioni possibile mentre si è sul posto per serbarle poi tra i ricordi più cari.

Allontanandosi a malincuore, solo dopo diverse decine di km appaiono le prime palme che segnalano la lunga sequenza di oasi distribuite fino a Kebili a “pelle di leopardo” ai lati dell’asfalto: vere oasi di vita nel paesaggio ostile all’insediamento umano formato dagli chott, dalle hammada pietrose e dalle immense distese di sabbia del Grande Erg.

La regione degli chott, che taglia in due la Tunisia all’altezza del golfo di Gabès, è infatti una zona di depressioni che corre da est a ovest per circa 350 km.: queste distese ricoperte da un velo d’acqua (sempre molto salmastra) solo nelle zone più basse e nella stagione delle piogge, risultano in larga parte poco stabili e difficilmente praticabili.

All’apparire delle prime oasi sulla strada per Kebili è molto interessante fermarsi ad ammirare le dune di finissima sabbia bianca pietrificata che, con le loro grotte e concrezioni particolari, incuriosiscono e stimolano la voglia di arrampicata.

Sembrano rocce e invece si tratta di collinette di sabbia (fortunatamente più facili da scalare delle classiche dune), piccoli rilievi che spuntano impertinenti sulla superficie quasi totalmente piatta del territorio circostante.

Douz

Arrivati a Douz si ha l’impressione di trovarsi in un territorio di frontiera; si è effettivamente ai confini del deserto vero e proprio, da qui partono le piste per le escursioni nel Sahara.

L’oasi di Douz ospita ogni settimana un animato mercato frequentato da allevatori nomadi di cammelli ed è proprio a dorso di questi animali e dei loro cugini dromedari che è possibile compiere delle passeggiate nel deserto, particolarmente deliziose al tramonto.

È consigliabile arrivare in tempo per vedere il sole che scompare all’orizzonte proprio dietro le dune e scoprire, dopo una prima fase di sconcerto e di disagio (avvertito maggiormente da chi si trova alla prima esperienza), che l’avventura è, non solo divertente, ma anche estremamente emozionante.

I tramonti nel deserto hanno infatti un fascino particolare, incomparabile, che ammalia. Subito dopo che il disco solare si è dipinto di un intenso color amaranto, i raggi crepuscolari si diffondono nel cielo dispiegando una magica tela rosata che persisterà molto a lungo sospesa sull’orizzonte, finché la prima stella della sera, proprio come uno spillo, giungerà a forare il tessuto ormai blu cobalto della volta celeste.

A Douz, tipico villaggio del deserto che conserva gelosamente i suoi usi e costumi tradizionali, si svolge ogni anno il Festival International du Sahara, una manifestazione culturale particolarmente interessante, nel corso della quale si può assistere a spettacoli di folklore nomade, matrimoni tradizionali, caccia con i levrieri, combattimenti di cammelli, hockey su sabbia, la “fantasia”.

Nel panorama culturale tunisino numerose sono anche le feste regionali, spesso legate o sovrapposte a festività religiose, che si tengono durante tutto l’anno in Tunisia.
Abitanti di queste regioni desertiche sono le popolazioni nomadi maghrebine più o meno sedentarizzate, come i Berberi, il cui complesso di cultura e tradizioni è vivo da secoli. All’interno della composita società tunisina, infatti, dove sono tuttora evidenti inclinazioni profondamente diverse che vedono accostarsi l’aspirazione mercantile delle città costiere, lo spirito intellettuale di Tunisi, il misticismo di Kairouan, l’intraprendenza delle genti della steppa o l’indipendenza dei nomadi costretti a una forzata sedentarizzazione, emerge tuttavia, nonostante le sedimentazioni culturali avvicendatesi nel corso dei secoli, un substrato comune, precedente all’arabizzazione del territorio, che affonda le radici nell’elemento berbero, con la sua particolare organizzazione sociale, i suoi valori, i simboli, le feste, le musiche e i canti.

Non a caso, proprio nelle regioni meridionali, dove la presenza di popolazioni di origine berbera è più massiccia, più autentiche e più gelosamente custodite sono quelle tradizioni culturali che altrove si manifestano in forma più standardizzata quando, addirittura, non sono state adattate a esclusivo uso del turista.

Le più interessanti manifestazioni popolari riguardano la musica e le danze dove, su una base che si rifà molte volte alla tradizione andalusa, si sono sovrapposte influenze provenienti dall’Oriente; ed è in occasione delle principali feste che è possibile vedere, indossati dalle donne, anche costumi e ornamenti tradizionali, tra cui spiccano i gioielli berberi.

Djerba

L’immagine della Tunisia turistica e balneare è indissolubilmente legata a quella di Djerba, l’isola dei Lotofagi che, non a caso, Ulisse e compagni fecero tanta fatica ad abbandonare. Le spiagge che disegnano il profilo dell’isola nell’azzurro del mare, la vegetazione lussureggiante e i tipici menzel (le casette con le cupole bianche) che spuntano tra una palma e l’altra costituiscono il fascino dell’isola.

Nota fin da epoche remote, sembra che i Fenici vi avessero un emporio commerciale, anche se non esiste alcuna prova certa che avvalori quest’ipotesi. Posta sotto il controllo prima di Cartagine e poi di Roma, dopo la decadenza di quest’ultima subisce un lungo periodo di vicissitudini: invasa prima dai Vandali e poi dai Bizantini, viene conquistata dagli Arabi nel 667 e successivamente devastata dall’invasione hilaliana dell’XI secolo.

Alle lotte degli abitanti di Jerba e i Musulmani ortodossi fece seguito una lunga resistenza contro i diversi padroni del Mediterraneo (Normanni di Sicilia, Aragonesi, Spagnoli); a partire dalla seconda metà del XV° secolo l’isola diventò un covo di pirati e per porre fine alle loro incursioni venne organizzata nel 1560 una spedizione, comprendente truppe fornite dalla Spagna, dalla Francia e da Napoli, che nello scontro col corsaro Dragut, appoggiato dalla flotta turca, si trasformò in una clamorosa disfatta per le truppe cristiane.

La maggior parte degli abitanti di Jerba è costituita da Berberi che si stanziarono sull’isola fin da un’epoca anteriore alla conquista araba e che parlano ancora l’omonima lingua. Nell’isola non esistono veri e propri agglomerati urbani se si eccettua Houmt-Souk (da Houmet es-Souk, che significa il quartiere del mercato), capoluogo amministrativo dell’isola; tutti gli altri centri sono insediamenti di mercati, attorno ai quali si raccolgono tutte le abitazioni con i relativi giardini.

Le palme, elemento essenziale del paesaggio di Jerba sono assai numerose soprattutto lungo la costa, dove formano una sorta di anello. Gli olivi, talora antichissimi, occupano tutta la parte interna del perimetro delimitato dalle palme, i fichi danno frutti estremamente saporiti, parte dei quali viene fatta seccare per l’inverno.

I frutteti abbondano: meli, mandorli, albicocchi, aranci, mandarini, limoni e melograni sono così fitti che alla loro ombra è possibile coltivare ogni sorta di verdura, dando quasi l’idea di un lussureggiante giardino.
Il turismo, settore molto importante per l’isola, ha conosciuto uno sviluppo rapidissimo divenendo una delle principali risorse economiche dell’isola; le infrastrutture alberghiere sono in generale di buon livello e distribuite in modo da evitare agli ospiti l’impressione di congestione urbanistica, anche se la continua espansione, dove non regolamentata e rallentata, rischia di portare rapidamente alla diffusione di un’architettura un po’ anonima, con l’abbandono degli edifici antichi e delle coltivazioni tradizionali.

Nonostante la massiccia invasione dei turisti, Houmt-Souk ha saputo conservare l’aspetto di animato emporio commerciale particolarmente attivo. I souk, al centro dell’abitato, ospitano soprattutto sarti e mercanti di tessuti, mentre altre corporazioni di artigiani si raggruppano nelle strade vicine. Tutt’intorno si aprono piazzette collegate fra loro da passaggi a volte e vicoli, gli spaziosi cortili sono circondati da gallerie sulle quali si aprono piccoli ambienti d’abitazione o botteghe artigiane.

Particolarmente interessanti sono i banchi delle spezie dagli odori inebrianti: dal peperoncino al coriandolo, dalla cannella allo zenzero, dallo zafferano al sesamo, all’anice e così via è una girandola di stuzzicanti sapori e colori sfavillanti che è un piacere di rara intensità per la vista e l’odorato.
Vagabondare senza meta e mercanteggiare nei souk è una delle esperienze più interessanti e divertenti di un viaggio in Tunisia.

Il prezzo va sempre contrattato: si tratta di un rituale indispensabile che si svolge secondo regole ben precise, acquisibili solo con la pratica. Il prezzo proposto dal commerciante può essere il doppio, o anche più di quanto egli valuti la sua merce, ma esiste comunque una soglia al di sotto della quale nonscenderà e spetta alla contrattazione individuarla.

Si deve ribattere sempre con prezzi molto inferiori a quelli richiesti senza timore di reazioni verbali, che del resto fanno parte del rito, e prendendo tranquillamente tempo. I prodotti artigianali più convenienti sono i tappeti, le ceramiche, i lavori in rame, i monili in argento, i profumi e le graziosissime gabbie per uccelli di Sidi bou-Said, praticamente dei palazzi in miniatura decorati da balconi, riccioli, cupole, belvedere.

Gabes e Matmata

Gabes è una grande oasi marittima nella quale vale la pena soffermarsi per visitare il suo palmeto e i souk molto colorati, mentre Matmata è qualcosa di incredibile per chiunque abbia la fortuna di poterla visitare

In mezzo ad una zona desertica, dove sorgono alcune sparute case in paesini berberi, tutte rigorosamente di colore bianco in modo da spiccare sul suolo color ocra, in alcune cavità della terra ci sono le cosiddette case dei trogloditi, antiche abitazioni-caverne scavate nella roccia.

Dall’alto si notano soltanto quelle che sono le porte e sono visibili, nel cortile che raccoglie queste abitazioni, alcuni oggetti di uso quotidiano All’interno, le case hanno una temperatura fresca – se si è in estate – e abbastanza calda, nel periodo invernale. Alcune famiglie ancora ci vivono e accolgono i visitatori offrendo loro una tazza di thé e la gentilezza della loro ospitalità. Matmata è veramente un posto unico e impensabile!

El Djem

Appena si arriva a El Djem si ha l’impressione di trovarsi in una città italiana. In questo piccolo centro sorge un Colosseo che è terzo al mondo, per grandezza, dopo quello di Roma e quello di Capua. La città fa parte del Governatorato di Mahdia ed ospita alcune delle più belle, e meglio conservate, rovine romane dell’Africa. La città fu costruita dai romani su un insediamento punico ed era un centro molto importante per la coltivazione dell’olio di oliva.

A El Jem c’era una diocesi romana che esiste tuttora ed è retta da un vescovo cattolico. Il suo Colosseo era in grado di accogliere 35 mila spettatori seduti. Si presume che sia stato utilizzato per spettacoli di gladiatori e corse dei carri. L’anfiteatro nel 1979 è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

Tabarka

Esiste una parte della Tunisia che si sta facendo conoscere da qualche anno e che è completamente diversa da quella più nota ai turisti. E’ la zona situata a nord del paese, che viene comunemente definita la Tunisia verde. E non a torto. A meno di tre ore di macchina dalla capitale, infatti, il paesaggio ètotalmente differente da quello che si è abituati a vedere nella parte sud-est della regione.

E’ una Tunisia molto mediterranea ma anche un po’ alpina, ricca di foreste e di laghi che mai si immaginerebbe di trovare in quella parte di Africa. E’ un territorio nel quale si alternano lunghe spiagge, scogliere, piccoli porticcioli e paesaggi montani. E’ la parte che unisce in maniera egregia il mare alla montagna e che regala al turista un ambiente ancora naturale, incontaminato, e paesaggi singolarmente opposti.

Chilometri e chilometri di coste si contrappongono ad un entroterra particolarmente ricco di boschi nel quale scene di vita pastorale e campi coltivati si avvicendano a centri abitati, a Fortezze monumentali e a stazioni balneari. E’ una terra che sa di passato, di storia che si incrocia con quella dei romani; di battaglie combattute per la difesa di una regione che faceva gola ai nemici per la ricchezza dei suoi fondali e del suo entroterra.

Fra le città più belle della Costa del Corallo, così viene definito il nord della Tunisia, vi è Tabarka, antico porto fenicio dominato dal monumentale “Forte dei Genovesi”, oggi cittadina balneare apprezzata dai sub per le immersioni nelle sue limpide acque, ricche di fauna ittica e, naturalmente, di banchi di corallo disseminati sui suoi fondali. Lo sviluppo turistico di Tabarka è proprio legato alle attività subacquee, qui si organizzano, infatti, gare internazionali, corsi di sub e di fotografia subacquea.

Luogo ideale per le immersioni, può essere anche il punto di partenza per una escursione ai siti archeologici di Dougga, l’antica Thugga, nella quale sorge il più grande complesso di rovine romane della Tunisia, oppure di Bulla Regia (ricca di splendidi mosaici), di Chemtou e di Utica.

Allontanandosi dalla costa, l’entroterra di Tabarka offre un ambiente naturale costituito dalla foresta della Krumiria nella quale, a 800 metri di altitudine, si trova la stazione termale di Ain Draham (Fonte d’Argento). Tabarka, quindi, si propone come nuova meta di turismo balneare, ma anche culturale e ecologico. Da molti anni, inoltre, vi si svolgono importanti manifestazioni che richiamano un folto numero di turisti provenienti da ogni parte del mondo. Fra questi vanno ricordati la Festa del Corallo e il Festival del Jazz, che si propone come uno dei più importanti eventi di musica internazionale.

Tunisia, terra dai mille volti e dalle innumerevoli bellezze che si svelano pian piano agli occhi dei visitatori. Tunisia, paese che riserva tante sorprese ancora tutte da scoprire. Tunisia, che affascina con i suoi panorami, le sue gole profonde, il suo deserto con le dune dorate, le sue oasi verdi con i palmizi carichi di datteri, le rovine delle città romane, i miraggi nel lago salato, i tramonti caldi e ammalianti, i bazar profumati di spezie, la sua storia che si confonde con le leggende e i suoi miti. Tunisia, una nazione che non stanca mai.

Liliana Comandè

Tunisia: i tanti volti del presente, del passato, le meraviglie del deserto e delle oasi.
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Egitto: nuovi e vecchi itinerari per scoprire il passato

15 Dicembre 2013 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Egitto: nuovi e vecchi itinerari per scoprire il passato

Paese la cui magnificenza e gloriosa storia sono ancora visibili ovunque e affascinano chiunque abbia la fortuna di visitarlo.

Bastano poche ore di volo per lasciarsi alle spalle lo stress metropolitano ed il consumismo di massa e ritrovarsi in Egitto, nel magico mondo dell’infuocato deserto, affascinante per i suoi misteri e i miti, ingentilito dal nastro argenteo del Nilo, con le rive affollate da verdi palmizi, tra il colore della gente e quello delle feluche dalle grandi vele. E’ così, soprattutto davanti all’isola Elefantina, uno dei luoghi più emozionanti della nostra Terra.

L’Egitto, paese dove il mito si confonde con la realtà, è certamente l’unico luogo al mondo dove il gran libro della storia è ancora aperto sul passato.

Questo paese può essere riproposto, in chiave ancora più affascinante e suggestiva e un viaggio nel paese dei Faraoni, può diventare l’occasione per un’indimenticabile vacanza non solo all’insegna della comodità ma anche della scoperta di tutto ciò che di più misterioso e invitante può ancora offrire questo paese dove il tempo si è fermato.

Questo non è solo un paese ormai sicuro, ma anche un paese ospitale. La gente accoglie i forestieri con il sorriso e la gentilezza.

Sorseggiare il tradizionale tè alla menta è un piacere del quale non bisogna privarsi perché offre al turista la possibilità di capire il vero spirito di una terra, culla della civiltà mediterranea. Era cara già ai nostri antenati Romani.

Dopo averla conquistata, infatti, non ne fecero una delle tante province dello sterminato impero. Lo stesso imperatore, invece, se ne prendeva cura personalmente, come il più prezioso dei suoi gioielli.

Ed il passare dei secoli non ha mai cancellato le caratteristiche di questo Paese e del suo popolo, anzi, gli operatori intendono valorizzarle per offrire ai clienti quanto di meglio c’è sul mercato turistico: natura, storia, cultura, ma anche il contatto con gente erede di una civiltà raffinata, la stessa di Cleopatra, dolce e femminile al punto di far breccia nei duri cuori, prima di Cesare, poi di Antonio.

Ma lasciamo stare la storia, anche se, come maestra di vita, rappresenta un faro per un viaggio all’insegna del divertimento e della cultura, qual è quello in Egitto.

IL FASCINO DEL MISTERO

Le proposte? I tour, alla scoperta dell’ Egitto classico, tra Luxor e Aswan, lungo strade comode, sicure ed asfaltate che costeggiano il Nilo e attraversano paesi e città permettendo di osservare la popolazione.

Quella di offrire un itinerario “via terra”, a differenza della tradizionale crociera, è una scelta qualificante, che permette di assaporare fino in fondo la realtà locale.

Le navi, comunque, sono comode, lussuose ed affascinanti. Scivolano sulle tranquille acque del Nilo, offrendo i lunghi silenzi della natura, interrotti solo dalla maliarda melodia delle chiome dei palmizi che si lasciano accarezzare dal tiepido vento africano.

E’ un viaggio, questo, che aiuta ad evadere dalla realtà e dallo stress della vita in città per entrare in una dimensione di vita diversa, quella della storia che si confonde con il mito, dei culti egizi e della magia che li caratterizza.

Negli occhi del turista non si è ancora spento il fascino delle grandi piramidi, quando incontrano Karnak, con il grande tempio in onore di Ammone, il più importante dio degli antichi egizi.

Il fascino del mistero coglie il visitatore quando si trova davanti al grande viale costeggiato da sfingi. All’interno, poi, c’è la solennità delle grandi colonne, l’imponenza delle statue, l’eleganza dei bassorilievi. Tutto ricorda la grandezza della città, la potente Tebe, capitale del paese, del quale questo tempio era l’espressione religiosa più altisonante.

Era qui, appunto, che i Faraoni, celebravano con le loro consorti i grandi riti della fertilità, accompagnati dai sacerdoti, mentre le note dei musici si levavano al cielo insieme agli incensi bruciati in onore del grande dio.

Dall’altra parte del fiume, c’è la Valle dei Re, con le sue tombe ricche di decorazioni, scavate sulle arroventate balze del deserto. Ognuna di loro è una pagina di ricordi, quelli di un popolo capace di dettare legge al mondo e di uomini che concepivano la vita ultraterrena come la più bella occasione per conoscere la spiritualità.

E Filae? E’ un angolo dolcissimo sulle rive del tranquillo Nilo. La sua scoperta, tra le rocce che danno al fiume le sembianze di una selvaggia costa marina, provoca una forte emozione.

Ciò che appare subito è un’ elegante costruzione, in stile egizio, affacciata sull’acqua trasparente. Gli imperatori romani, soprattutto il raffinato Adriano, la scelsero come rifugio quando, volendo sfuggire agli affanni della vita romana, intendevano ritrovare se stessi per dialogare con l’anima e con gli dei.

Ma qui c’è anche il grande tempio in onore di Iside, dea che, per gli antichi egiziani, era la madre di tutti gli esseri umani. La struttura è spettacolare. Bassorilievi e geroglifici, poi, sono gli eterni testimoni di quella che fu la grande civiltà dell’antico Egitto.

Il viaggio continua toccando altre mete. C’è Edfu, per esempio, con i lunghi silenzi del grandioso tempio. Ma anche Komombo, regno del “dio coccodrillo”, santo e vorace. Anche qui c’è la ricchezza delle antiche strutture, il fascino delle antiche memorie. E si respira ancora l’atmosfera magica tra il colore e la simpatia della gente nei mercatini locali, profumati di spezie.

LE SORGENTI DI MOSE’

C’è un altro tour che, dal Cairo, porta al monastero di Santa Caterina, nel Sinai. Il turismo proverà non solo il fascino di ammirare il canale di Suez, ma anche le sorgenti di Mosè.

Per chi, poi, è in cerca di forti emozioni, c’è la possibilità dell’ascensione del Monte Sinai per assistere allo spettacolare sorgere del sole. E’ questo un tour che permette di abbinare il fascino della storia e dell’ambiente con quello di unasplendida vacanza marina sulle bianche spiagge di Sharm El Sheikh, nel Mar Rosso.

Oltre all’ Egitto classico c’è anche la possibilità di un inconsueto tour tra il Cairo, la costa mediterranea e l’interno del deserto, con le oasi di Siwa e Baharya, ricche di storia e tradizione, verdeggianti per le migliaia di palme che le popolano, fresche per le numerose sorgenti ma anche cariche di fascino per i misteri del passato.

Egitto, magico paese dal fascino unico e inconfondibile, dove si avverte la storia di un popolo glorioso e avanzato, che ha lasciato testimonianze di estrema bellezza avvolte ancora dal mistero della loro costruzione.

Liliana Comandè

Egitto: nuovi e vecchi itinerari per scoprire il passato
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Cuba, uno dei paradisi, è ancora qui

13 Dicembre 2013 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Un viaggio attraverso la storia, la natura, i colori e il calore della gente.

Cuba è senza confini. La spiaggia fa da cornice ad uno dei mari più belli del mondo. Ed oltre, ancora c’è l’infinito. Una natura estremamente generosa le ha permesso di apparire come una bella fotografia incorniciata tra i tropici.
Qui il calore ispanico rincorre il fascino della natura selvaggia. Le sabbie, alcune ancora vergini, sono popolate unicamente dalle palme, mentre dai fondali marini si ergono barriere coralline, i cui coralli e pesci trasformano le sue profondità in giardini ricchi di colori. L’ambiente, sia marino che floreale è ancora incontaminato e si alterna alla bellezza dei suoi palazzi coloniali.

La preistoria, sopravvissuta alla furia distruttrice dei coloni, offre ancora oggi ai turisti i segni degli antichi abitanti dell’isola. I reperti delle popolazioni precolombiane e gli edifici ultramoderni fanno di Cuba un’isola fuori dal tempo, ideale per una vacanza di sogno all’insegna della storia, della natura e del divertimento.

A Cuba c’è solo l’imbarazzo della scelta. Trascorrere una vacanza tutto mare, tra candidi arenili baciati dal sole e accarezzati dalla calda brezza dei Caraibi, oppure effettuare un tour affascinante fra lussureggianti foreste, fiumi dalle acque limpide, villaggi e città, pagine ancora aperte su antiche storie, anche quelle mitiche dei pirati o degli antichi abitanti – i Tainos?

Cuba offre tutto questo: storia e natura, musica, ballo, colore e profumi, gioia di vivere il presente fra i ricordi del passato.

Iniziamo con l’Avana, la capitale. Non è una città anonima. C’è, innanzitutto, il calore e il folclore dell’animazione della gente. Ma anche la cultura qui è di casa: Hemingway, stella della letteratura del XX° secolo, abitò in quest’isola e qui trovò spunto per la sua creatività. Molti dei suoi romanzi sono nati a Cuba, scritti in una splendida casa (oggi diventata Museo) dove è ancora possibile vedere le sue stanze, i suoi vestiti e la sua barca “Anita” con la quale amava pescare il pesce marlin.

E qui scrisse Il vecchio e il mare , il romanzo che venne pubblicato per la prima volta nel 1952. E, proprio grazie a questo romanzo, lo scrittore americano ricevette nel 1953 il premio Pulitzer e il premio Nobel nel 1954. A ricordare ancora Hemingway ci sono i bar, fra i quali il famoso Floridita, e il bar-ristorante Bodeguita del Medio, dove lo scrittore si rifugiava anche per pensare alle sue pagine. Una delle mete da non perdere è anche il Giardino Botanico, con le rarissime essenze, i colori e i profumi delle piantagioni tropicali.

Ma l’Avana è una città che sa sorprendere anche per la sua architettura composta quasi esclusivamente da belle case coloniali, le cui facciate sono state quasi tutte restaurate e che costituiscono un vero gioiello di architettura dell’epoca.

Altro motivo di fascino? Le automobili, ancora quelle degli anni ’50-’60, che sono un insolito ed ritorno al passato, come l’auto del mitico eroe Ernesto Guevara, soprannominato “El Che”, ancora intatta ed esposta all’ammirazione dei turisti.
Negli ultimi anni anche l’Avana ha avuto una certa evoluzione e un’apertura al libero mercato.
Negozi, ristoranti e bar, sono sorti nel centro della città, mentre un grande mercato artigianale si trova nei pressi del “Malecon”.
El Malecon, il lungomare dell’Avana, con un sapore tutto speciale, ammaliante. Non si può stare all’Avana senza sedersi su uno dei muretti che separano la strada dalla spiaggia e dal mare. C’è un mondo che vive lungo tutto il Malecon. Dai bambini che giocano ai pescatori che tornano dalla pesca e tirano le reti a riva.

E’ un posto che possiede una magia particolare, soprattutto quando incomincia a tramontare il sole e il cielo incomincia a cambiare colore. Ho sempre visto il mare calmo a quell’ora della sera. Il mare incomincia a cambiare colore, entra in simbiosi con quello del sole e da azzurro diventa rossastro. Quando quest’ultimo, fulcro vitale per la vita, pian piano si immerge lentamente nell’acqua è come se volesse trovare quiete, la stessa che ci assale assistendo a questo straordinario e mai monotono spettacolo della natura.

I rumori sembrano essere tanto lontani, si è quasi fuori dal mondo. Alcune barche si stagliano all’orizzonte e i gabbiani volteggiano loro intorno per cercare qualcosa da mangiare. C’è calma, intorno, e si inspira profondamente per assaporare quel momento suggestivo, romantico, unico e indimenticabile.
Varadero, invece, chiamata dai cubani anche “Playa Azul”, è una scheggia di paradiso rimasta chissà come sulla Terra. E’ la spiaggia entrata nella hit parade degli angoli più belli del mondo. È stata scoperta dal miliardario americano Dupont De Nemours che, nel lontano 1925, qui volle far costruire la sua villa. Poi, su questa stretta penisola, che si allunga per oltre venti chilometri in un mare che ha pochi eguali al mondo, sono arrivati anche gli altri.

Oggi, con i suoi splendidi alberghi e luoghi di divertimento, è diventata una delle capitali del turismo mondiale. E non solo quello allegro e spensierato delle notti folli in discoteca, ma anche dell’altro, sensibile al richiamo di un mare trasparente i cui fondali sono come uno scrigno pronto ad aprirsi per rivelare agli ospiti i suoi preziosi segreti di storia e natura.

Cuba è tutta una sorpresa, qui le scoperte, spesso stupefacenti, non finiscono mai. Dalle spiagge affascinanti, dove il mare cristallino si confonde con l’azzurro del cielo ed i fondali sono il paradiso di chi scende negli abissi per cercare immagini e sensazioni forti, passando ai grandi silenzi delle lussureggianti foreste, mosse dal furtivo passaggio della fauna.

Chi vuole dimenticare il mondo caotico ed industrializzato deve invece andare a Cayo Largo, lunga e stretta isola la cui superficie è di appena 38 chilometri quadrati, adatta per una vacanza emozionante. Ci si troverà su un fazzoletto di terra, coperto da bianchissime spiagge, circondato da un fantasmagorico giardino. È quello della barriera corallina, le cui calde acque sono popolate da una miriade di pesci variopinti.

La natura, invece, trionfa a Playa Lindamar, sulla chilometrica Playa Blanca, sulla romantica Playa Los Cocos e sulla magica Playa Tortugas, per citare alcune incantevoli spiagge di questa isola a misura di sognatori capaci di sentire l’incanto della sinfonia delle palme accarezzate dal vento.

Si può gustarla passeggiando sulla battigia, mentre la risacca ci accarezza i piedi, oppure provando l’ebbrezza di farci trasportare dal vento che gonfia la vela di una barca o di un windsurf.

Cayo Largo è anche base di partenza ideale per chi cerca non solo una vacanza balneare ma anche quella dell’avventura. Da qui, infatti, si possono facilmente raggiungere isolotti popolati solo da tartarughe, iguane, fenicotteri, aironi e cormorani. Dar da mangiare alle iguane, animali dall’aspetto preistorico, è quanto mai emozionante! Queste strane creature amano molto il pane e le banane e saltano come cagnolini per prenderli dalle mani del guardiano o dei turisti che vogliono provare l’eccitazione di una cosa inusuale. Lo stesso vale per le tartarughe marine, che qui sono protette, ma che è possibile tenere fra le mani e provare una grande tenerezza.

Cuba è la meta ideale per chi cerca nella vacanza l’esaltazione dei sentimenti. E non solo quelli dell’amore per la natura. Questa terra, quasi sempre baciata dal sole, è fatta anche per chi ama l’atmosfera romantica, un po’ misteriosa, magicamente deliziosa. Dove trovarla? Anche in questo caso c’è solo l’imbarazzo della scelta. Santiago de Cuba, dalle suggestive stradine, offre non solo le immagini della sua antica cattedrale e degli edifici cinquecenteschi, risalenti alla colonizzazione di Diego Velasquez, ma anche l’emozione di un tuffo nel lontanissimo passato che solo una visita alla Valle della Prehistoria può offrire al turista.
Anche Camaguey, con la selva dei suoi campanili e le sue strade dai tetti rossi, o Trinidad, con il loro dedalo di viuzze romantiche e le piazze affollate, piene di piccoli bar angoli dove l’aria caraibica, carica di essenze ed emozioni, si respira a pieni polmoni, sono mete da non dimenticare.

Santa Clara, infine, è il capoluogo dell’omonima provincia di Villa Clara, città importante per la sede universitaria. Qui si può tornare indietro nel passato visitando il Parque Leoncio Vidal, perché fu qui che il mitico Ernesto Che Guevara, nel 1958, assalì un convoglio su rotaia pieno di armi destinate all’esercito dell’allora dittatore Fulgencio Batista. Il Che vinse e ci fu una svolta importante per la storia dell’isola.
Cuba…isola meravigliosa che entra nel cuore di chi la visita. Non è un’isola qualsiasi, di quelle che “vista una, viste tutte”. Cuba è diversa da tutte le altre isole caraibiche. E’ quella della fantastica musica dei Buena Vista Social Club e di Pablo Milanés, del grande scrittore, poeta e giornalista José Marti, dell’ottimo Rum, dei famosi sigari rinomati e apprezzati in tutto il mondo…e molto, molto altro.

Liliana Comandè

Cuba, uno dei paradisi, è ancora qui
Cuba, uno dei paradisi, è ancora qui
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Thailandia: la terra del sorriso e dell'armonia

12 Dicembre 2013 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Thailandia: la terra del sorriso e dell'armonia

Thailandia, un paese da amare e da scoprire come un ricco tesoro.

Un lieve e caldo vento accarezza il corpo di chi si avventura sui dirupi montuosi di Chiang Mai mentre lo sguardo spazia sul vasto e verde paesaggio ricco di suggestioni. Sembra quasi il respiro della giungla piena di misteri. Porta con sé il fruscio del suo mondo magico fatto di passi furtivi, di ramoscelli che si muovono, come se sentissero una musica che impedisce loro di stare fermi, e, infine, dell’inebriante profumo dei fiori colorati e selvaggi.

Questa terra, situata a nord della Thailandia, è definita anche il “Triangolo d’oro”, e appare come un frammento dei Giardini mitologici, uscita dal mondo degli antichi miti e lanciata quaggiù, dove scorrono le limpide acque dei ruscelli, ma non le lancette dell’orologio. Qui il tempo sembra essersi fermato. E’ tutto naturale, semplice, e niente è stato alterato dall’uomo, rispettoso delle tradizioni e della natura.

La città di Chiang Mai sembra un quadro uscito per caso da uno di quei libri che raccontano storie di grandi avventurieri, di mercanti girovaghi e di giovani donne dal grande fascino. Vi sono ancora lunghi tratti delle antiche mura in mattoni rossi che dovevano proteggerla dagli attacchi delle tribù del nord, il fossato colmo d’acqua limpida dove vivono enormi pesci colorati. E poi a dare un tocco di poesia a questo angolo incontaminato dal caos della cosiddetta “civiltà industrializzata”, ecco i templi: sono numerosi, con la facciata a mattoni rossi e ornata da sontuosi fregi color oro. L’interno rispecchia la semplicità della fede per Buddha: c’è gente che prega con i bastoncini d’incenso che bruciano tra le mani giunte e tante foglioline dorate sulla statua della divinità.

E’ una città dove la vita scorre placida tra gente che ha sempre il sorriso stampato sulla bocca ma che, nelle ore notturne, si anima. E tutto ad un tratto il paesaggio muta completamente. Si accendono mille luci lungo la strada, sono quelle del mercato, animatissimo, coloratissimo, dai tanti prodotti in mostra, tutti invitanti. La scenografia è resa ancora più suggestiva dalle musiche e dalle danze in piazza. Colori, suoni, aromi, come quelli delle “ banane fritte”, servite con il miele. Il tutto è condito da tanta allegria e semplicità.

Fuori dalla città cambia il paesaggio ma non lo spirito. Tra le balze rosse, maculate dal verde della macchia, il fuoristrada arranca verso i villaggi delle fiere tribù dei Meo o dei Karen.

L’urbanistica è quella della rete di semplici capanne davanti alle quali si respira un’atmosfera di povertà dignitosa. C’è gente che lavora, intreccia foglie e lavora canne di bambù. Le donne, nel variopinto e ricco abito tradizionale, stanno davanti agli antichi telai e creano tessuti colorati. Qui tutti sono artisti, ispirati da una luce che illumina soprattutto le anime.

La strada che unisce Chiang Mai a Chiang Rai è una lunga striscia che diventa color argento sotto i caldi riflessi del sole, è il fiume Koc, grande affluente del Mekong. Qui siamo a pochi chilometri dai confini con la Birmania e il Laos e si respira l’aria delle zone di frontiera. Mentre la piroga scivola dolce sulle acque, sulle rive c’è tutto il fervore di mercanti e viaggiatori.

L’impressione è quella di essere tornati indietro, all’epoca del grande viaggiatore Marco Polo.

Poi la superficie si increspa, tra le rocce si formano ghirigori spumeggianti: ci sono le rapide, ma non fanno paura perché la sicura mano del “traghettatore” sul timone è sicura e riesce a superare i punti difficili con incredibile bravura lasciando al viaggiatore la meravigliosa esperienza di avere vissuto un’avventura fuori dal comune. Da Chiang Rai al confine con la Birmania ci sono solo pochi chilometri di strada punteggiata da palmizi e spettacolari templi buddisti.

Phuket, mare cristallino e spiagge bianchissime.

La calda brezza dei tropici accarezza gli alti palmizi e il fruscio fa da sottofondo al melodioso cinguettare degli uccelli mentre una lieve risacca del mare colore smeraldo accarezza chi si avventura in questo angolo di terra. Siamo a Phuket, frammento di natura, spesso ancora allo stato puro, incastonato in un mare stupendamente trasparente, magico luogo perché può dare corpo ai sogni e far galoppare la fantasia.

Quest’ isola della Thailandia va bene per tutti i gusti: offre divertimenti, musica, gastronomia, shopping a chi si immerge tra le fantastiche luci delle strade di Patong, ma riserva angoli di sogno a quanti cercano momenti di rifugio nelle sue baie piene di fascino, nelle isolette che, come una collana di perle preziose, la circondano.

E’ difficile resistere al fascino di questi luoghi: poesia e magia di odori e colori, sensazioni romantiche e voglia di avventura si intrecciano fino a formare una fantastica miscela di fantasia e realtà. Un esempio? La spiaggia della baia di Katha, dove uno splendido e funzionale albergo convive con casette di pescatori e lindi ristoranti dove trionfano gustosi e, soprattutto, economicissimi piatti a base di pesce fresco.

Tutto il resto è natura allo stato puro. La scenografia può essere indifferentemente quella uscita dalla fervida fantasia della penna di Salgari con le sue storie di pirati e di tigri malesiane, oppure l’altra, altrettanto avvincente, di grandi passioni, sbocciate dalle pagine di un romantico narratore di amorose storie.

Phuket riesce ad offrire molto a chi cerca rifugio nella fantasia. La baia di Katha Beach è chiusa da un’isoletta deserta, una piccola collina verde circondata dal mare color smeraldo.

Dalla punta meridionale della baia è possibile raggiungerla nuotando in un’acqua sempre trasparente, calma e calda. Non ha dunque misteri per chi vuole avventurarsi nei suoi meandri.

Eppure la sua presenza evoca strane sensazioni: quelle di trovarsi nel rifugio di antichi pirati o nei nascondigli di romantici amanti. Sulla costa la candidissima sabbia crea un contrasto di colori con il verde delle palme tropicali, delle siepi di mangrovie e della bellezza delle piante rampicanti i cui fiori sono un tripudio di colori. Il paesaggio vario alimenta il piacere della scoperta, E’ come se gli occhi trasmettessero a tutto il resto del corpo un senso di felicità e di ritorno alle origini.

Andando verso sud si può scoprire cosa nasconde la verde collina che scende a strapiombo sul mare. La gradevolezza della passeggiata sulla battigia, addolcita dalla calda carezza della risacca marina, diventa un’eccitante sorpresa quando si scopre che in fondo alla baia di Katha c’è un angolo mozzafiato formato da un fiume che si confonde con il mare, formando una verde laguna.

Sull’acqua dondolano placidamente piroghe di altri tempi, le cui esili prue sono cinte da coloratissimi veli e profumate ghirlande di fiori, espressione della devozione dei pescatori. E per dare il tocco finale al quadro che rappresenta un paesaggio paradisiaco c’è anche un rosso ponticello sormontato da una slanciata cupola che assomma tutti gli aspetti più affascinanti della raffinata cultura tailandese.

Avventurandosi invece sulla parte opposta della baia, tra le rocce modellate dal mare, c’è il piacere di scoprire la natura dei fondali, il movimento dei variopinti abitanti degli anfratti, la fuga verso il largo dei pesci quando la marea sta per calare. E poi arriva l’ora del tramonto.

Quando l’orizzonte diventa infuocato, il cielo assume mille tonalità che vanno dall’arancione, che ricorda quello degli abiti dei monaci buddisti, per arrivare al rosa, fino a raggiungere il colore indaco, quello che avvisa che termina un giorno ed inizia una notte… Muore il giorno sulla baia ma la notte porta una nuova ventata di fascino su questa terra senza tempo.

Cambia la scenografia, ma non per questo è meno affascinante. C’è la bianca luna che si riflette con i suoi argentei raggi nel mare cristallino, ma non più trasparente perché è buio, mentre dalla vicina giungla giungono le “voci” degli animali notturni.

E’ facile lasciarsi prendere dall’emozione dei galoppanti sentimenti, cullarsi sulle ali della fantasia: qui tutto è magia e poesia. Per chi vuole, qui ci si può disintossicare e dimenticare la civiltà del consumismo occidentale e rigenerare il corpo e lo spirito.

Ma c’è anche un altro aspetto da non trascurare: quello gastronomico. Qui pesci pregiati e aragoste sono piatti comuni, alla portata di tutte le tasche.

E poi la cucina thailandese è la sublimazione delle ghiottonerie. A cominciare delle squisitissime “banane fritte” servite con miele e gelato di cioccolato, vaniglia o cocco. E poi la realtà allegra e spensierata di ogni luogo di vacanza che si rispetti è sempre a portata di mano, tra le musiche e gli odori del giardino dell’albergo, oppure fuori negli animatissimi mercati notturni dove di trova di tutto, soprattutto la felicità di una vacanza non solo simpatica e allegra, ma anche sicuramente diversa.

Perché qui si riscopre il piacere di sognare ad occhi aperti, anche se sei già dentro un sogno!

Liliana Comandè

Thailandia: la terra del sorriso e dell'armonia
Thailandia: la terra del sorriso e dell'armonia
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Spunti di viaggio: Canarie, sette isole bellissime nell’Oceano Atlantico

10 Dicembre 2013 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

 Spunti di viaggio: Canarie, sette isole bellissime nell’Oceano Atlantico

Sette isole, ognuna con la sua specificità e bellezza che le rendono molto interessanti e, sicuramente, da visitare.

Le Canarie, le sette favolose isole emergenti dall’Oceano Atlantico, oltre a qualche isolotto disabitato, colpiscono spesso la fantasia del potenziale turista con l’immagine di terre gremite di cinguettanti canarini.

Ma non è così, e, a questo scopo, è bene illustrarle oltre che dal punto di vista turistico, anche da quello storico.

Note ai Romani col nome di Isole Fortunate, furono conosciute forse già dai Fenici nel IV secolo A.C. Gli Europei le considerano isole leggendarie fino a quando alla fine del XII secolo non le riscoprì il nobile genovese LanzarotteMaloncello, il cui nome è rimasto ad una delle isole stesse: Lanzarote. Vennero raggiunti nel ‘400 da navigatori francesi, furono esplorate dai veneziani e contese a lungo tra Portogallo e Spagna che, massacrata gran parte della popolazione autoctona, divenne nel ‘500 padrona di tutto l’arcipelago.

Punto di raccordo tra l’Europa e il Nuovo Mondo, la Canarie facilitarono il viaggio di Colombo verso le Bahamas e resero possibile la diffusione in America di varie specie di animali e piante dopo un periodo di acclimatamento nell’arcipelago. Tornando al nome, la leggenda vuole che le isole fossero, invece che di canarini popolate di cani.

Raggruppate in due province e considerate alla stessa stregua delle province metropolitane spagnole, si dividono in isole occidentali ( provincia di Santa Cruz di Tenerife) e isole orientali ( provincia di Las Palmas).

Il clima, molto regolare, non ha mai escursioni termiche marcate ed è piacevole tutto l’anno. Da Oriente ad Occidente appaiono al primo posto le due meno elevate: Lanzarote, fantastica, unica, dall’aspetto primordiale per via dei suoi paesaggi strani, lunari e irripetibili, con alcune spiagge frastagliate e i vitigni inseriti in piccole buche per proteggerle dal vento. Nel 1993 è stata decretata dall’UNESCO “Riserva della Biosfera” perché è stata preservata da ogni contaminazione. E’ un’isola che suscita forti emozioni. I suoi paesaggi sono unici. Quelli lunari si contrappongono alla vegetazione subtropicale. E’ primitiva, e da l’impressione di ciò che avrebbe potuto essere la terra prima di esser abitata. Il vulcano Timanfaya domina sull’intera isola e le sue caldere sono lì a ricordarti che il vulcano è ancora vivo. Il marrone che contraddistingue il suo territorio contrasta con le bianche case situate lungo la costa. Belle spiagge fanno da contorno ad un mare cristallino dai ricchi.

Fuerteventura, con le immense pianure, le spiagge interminabili, un bel mare è di gran moda negli ultimi due anni, anche fra gli italiani. E’ il paradiso per chi vuole godersi il più completo relax o fare bagni nelle acque trasparenti del mare. Inoltre, è l’isola ideale per chi pratica il surf, la vela, i divers e i pescatori d’altura. In alto mare è facile osservare balene, delfini, pesci spada e tartarughe. Sviluppata turisticamente da qualche anno, è dotata di ottime strutture alberghiere e villaggi molto apprezzati dalla clientela italiana.

Segue Gran Canaria, rotonda, con profilo di piramide che si eleva fino a 2000 metri sopra il livello del mar e con un’incredibile varietà di spiagge, paesaggi e microclimi. Possiede quasi 60 chilometri di spiagge ed un clima piacevole tutto l’anno. Ci sono ottime strutture alberghiere, dotati di ogni comfort. Chi vuole il massimo relax può, invece, trovare il proprio e piccolo “continente” nei piccoli paesi marinari nel nord dell’isola.

Poi viene Tenerife, la più grande e la più alta, considerata, a torto, un’isola poco interessante mentre è molto bella, soprattutto nella parte coloniale. Possiede ben 42 spazi protetti ed è la più grande e popolata isola delle Canarie. L’Unesco ha dichiarato la splendida città di San Cristobal de la Laguna e il Parco Nazionale del Teide – che è il terzo vulcano più grande del mondo e il più alto della Spagna – patrimonio dell’umanità.

Tenerife è famosa anche per il suo Carnevale Internazionale, il secondo più importante al mondo, dopo quello di Rio de Janeiro. Il Teide (711 m) sovrasta tutta l’isola e, spesso, quando si arriva sulla sua cima, si possono osservare le nuvole che fanno da “anello” al cono del vulcano. Gli antichi romani la chiamavano Nivaria, dalla parola latina “nivis” per via della neve che spesso copriva la cima del Teide.

Poi c’è ancora la Gomera, più piccola delle precedenti e con una superficie accidentata piena di sorprese. E’ un’isola sconosciuta al turismo di massa e il suo territorio è ricoperto da boschi, spiagge di nera sabbia, montagne e parchi naturali il più importnate dei quali è il Parco Nazionale del Garajonay, località dove si trova la cima piú alta dell’isola.

C’è una leggenda legata al nome del Parco. Si narra che due amanti, il cui nome era Gara e Jonay, si tolsero la vita proprio in questo luogo perché le rispettive famiglie si opponevano al loro amore. Una storia che ricorda molto quella italiana di “Giulietta e Romeo”. Il Parco Nazionale del Garajonay , tra l’altro, nel 1986 è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanitá. E’ un’isola un po’ selvaggia e adatta a chi pratica sport come il trekking. Oltre alle spiagge dalla sabbia nera – è un’isola vulcanica – vi sono molte piscine naturali.
Segue La Palma, piccola ma deliziosa isola la cui capitale è costituita da bellissime costruzioni coloniali dotati di patii.

E’ definita anche Isla Bonita per la bellezza del suo territorio. Per la sua piovosità, è dotata di tanta vegetazione verde e rigogliosa mentre il paesaggio è stato modellato dalla lava delle eruzioni dei vulcani che la compongono. In questo piccolo gioiello si trovano montagne, vulcani, boschi e spiagge dalle acque cristalline.

Poco conosciuta turisticamente, possiede il Parco Nazionale de la Caldera e alcuni resti archeologici. Inoltre, è importante per il suo cielo – definito fra i più belli del mondo per l’osservazione astronomica.

Poi c’è finalmente El Hierro, la strana e giovane isola per la quale passò il Primo Meridiano che indicava l’estremo più occidentale del mondo conosciuto prima della scoperta dell’America. E’ l’ultima isola, per grandezza, delle Canarie ed è prettamente montuosa. Il mare che la circonda ha uno dei fondali più belli del mondo e, questo, ne fa il posto ideale per chi pratica lo scuba diving. Ha molte specie di flora e fauna uniche al mondo, come la lucertola gigante “gallotia sinonyi”.

Dirupi, coste, zone vulcaniche, flora millenaria oltre al folklore, la musica, l’artigianato, la gastronomia, i prodotti del mare: tutto ciò offrono queste splendide isole dotate di una perfetta ricettività alberghiera e definite “continente in miniatura”.

L’architettura tradizionale canaria si ispira a fonti andaluse e portoghesi, l’artigianato della terracotta deriva da antiche guanches, l’arte di far cesti ha proprie caratteristiche, il ricamo è basato su tecniche di sfilatura della stoffa e non è da dimenticare la storica abilità dei falegnami di Tenerife.

Strutture alberghiere, complessi residenziali, ville e appartamenti non difettano, oltre ad un sistema informatico, il Canaridata, attraverso il quale viene potenziata la capacità di promozionare il turismo nelle isole.

Festival, mostre, cinema, campionati di golf, ippica, completano il quadro di un soggiorno che molti forse credono irrealizzabile, mentre le ottime varie condizioni offerte dalle agenzie turistiche riscontrano sintomaticamente il favore dei turismi. E a ragione!

C’è sempre un ottimo rapporto qualità prezzo per permettersi di trascorrere una vacanza, anche in tempi di crisi.

Liliana Comandè

 Spunti di viaggio: Canarie, sette isole bellissime nell’Oceano Atlantico
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Spunti di viaggio: Saragozza, una parte della Spagna da scoprire

7 Dicembre 2013 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Spunti di viaggio: Saragozza, una parte della Spagna da scoprire

Non esistono solo le grandi città da conoscere. Ci sono realtà che non hanno niente da invidiare anche alle capitali.

Barcellona, Madrid e Siviglia attraggono ogni anno la stragrande maggioranza dei visitatori del Paese, ma le attrattive della penisola iberica non si esauriscono in queste pur interessantissime città, perché ci sono altre regioni e città meno note al turismo di massa.

Saragozza, l’antica Cesaraugusta fondata dai romani nel 14 a.c. nello stesso luogo dell’originaria Salduie (un insediamento iberico fortificato vicino al fiume Ebro), è una città dalla grande tradizione storica, artistica e culturale.

Essa fu il fulcro diffusore della cultura romana, dalla quale si latinizzò gran parte del territorio iberico.

A partire dall’anno 714 fu sotto il dominio mussulmano e nel 1018 divenne la capitale del primo regno di Taifas indipendente da tutto al-Andalus, rappresentando per un intero secolo l’approdo ideale per quanti cercassero asilo e il rifugio desiderato da intellettuali e scienziati, dove l’arte e la cultura brillarono come non mai.

L’era cristiana ebbe invece inizio nell’anno 1118, quando la città venne riconquistata da re Alfonso I d’Aragona; i vari monarchi che la governarono in quel periodo di tempo la ingrandirono, le concessero privilegi ed un livello di libertà inusuale nell’Europa feudale di allora. Nel Medioevo Saragozza fu lacapitale del regno d’Aragona, che comprendeva gran parte della Spagna ed anche territori francesi ed italiani.

Durante il Rinascimento la città, chiamata “l’abbondante”, conobbe un grande apogeo, ma è nel XVIII secolo (a cui appartiene il pittore aragonese Goya) che Saragozza raggiunse uno straordinario sviluppo nella scienza, nell’arte e nella cultura e che diventò uno dei punti chiave dell’illuminismo spagnolo. La città rafforzò anche il proprio dominio commerciale e divenne pioniera nel processo di modernizzazione della Spagna, la quale le ha permesso di consolidare nei secoli la promettente posizione centrale che la storia, l’economia e la geografia le assegnarono come capitale della valle dell’Ebro.

Le varie culture e dominazioni succedutesi nel tempo le hanno conferito un carattere eterogeneo, cosmopolita ed accogliente, ricco di molteplici influenze rintracciabili in tutti gli aspetti della vita e della tradizione cittadina, dalla storia all’arte della gastronomia.

Saragozza è collegata con voli direttamente a Madrid e a tutte le altre destinazioni spagnole e anche linee regolari di autobus la congiungono al resto della nazione. Inoltre, Ryanair collega direttamente Bergamo e Roma alla città.

Saragozza, situata a meno di 200km di distanza dalla montagna, tra Madrid e Toledo, è anche il punto di partenza ideale sia per una vacanza itinerante (Fly & Drive) sia per le vacanze sui Pirenei all’insegna degli sport invernali e per il relax nelle riserve naturali.

Le bellezze storico-artistiche di cui è ricca la città sono molteplici, a cominciare dal centro storico, che conserva ancora la struttura ottagonale dell’urbanesimo romano, con il cardo e il decumano ed altre vestigia di Cesaraugusta (come i resti delle mura, il teatro romano, parte del porto fluviale e le terme).

L’Aljaferìa, attuale sede delle Corti Aragonesi, il parlamento regionale della comunità autonoma d’Aragona,è, invece, un meraviglioso palazzo arabo, il meglio conservato in Occidente ed è stato dichiarato dall’Unesco “patrimonio dell’Umanità”. Nel periodo dell’inquisizione spagnola fu anche adibito a tribunale. Vi si possono ammirare la mosche con il minareto, la sala del trono, i giardini interni e la Torre del Trovador.

La cattedrale di San Salvador, nella quale si fondono con armonia diversi stili artistici dal romantico al neoclassico, è il capolavoro del gotico locale e insieme a numerose altre chiese vanta delle bellissime decorazioni in tipico stile mudejar, in mattoni e piastrelle.

Fu costruita nel XIV secolo proprio sopra un vecchio tempio romanico. Qualcuno definisce questa cattedrale più bella di quella Del Pilar. Vi si fondono anche elementi in stile Mudéjar. Anche qui vi sono degli affreschi di Goya e Bayeu nella cupola barocca. La chiesa è nota anche per il Museo dei Tappeti dove si trovano esposti preziosi tappetti fiamminghi e francesi che risalgono al XV°, XVI° e XVII° secolo.

La Basilica di Nostra Signora del Pilar, una delle più geniali realizzazioni dell’arte barocca e neoclassica, meta di pellegrinaggi e fulcro della cristianità nazionale e internazionale, costituisce una delle tappe dell’itinerario mariano tra i santuari del Lordes, Torreciudad e, appunto, Il Pilar. La Basilica è stata costruita nel 1681, ed è circondata da 4 torri e 11 cupole ed ospita al suo interno degli importanti dipinti di Goya e di Bayeau. C’è una leggenda che lega la Cattedrale alla Madonna. Si narra, infatti, che nel primo secolo apparve sulla cima del pilastro (el pilar, appunto) in favore dell’apostolo San Giacomo. Questo pilastro, chiaramente, è motivo di grande pellegrinaggio.

Vicino alla chiesa si trova il Museo del Pilar, nel quale sono conservati i gioielli utilizzati per adornare la statua Pilar.

La Lonja, invece, era l’antica Borsa del mercato cittadino, il posto più importante dove si contrattavano i prodotti che venivano scambiati. E’ un grande palazzo rinascimentale ed è il primo monumento del Rinascimento in tutta la regione che venne edificato nel 1540: Oggi viene utilizzato soprattutto per organizzare eventi e manifestazioni culturali.

L’attività congressuale a Saragozza è assicurata dall’auditorium – Palazzo dei Congressi. L’evoluzione in questo genere di attività è culminata nel 1998, quando si sono celebrati 224 avvenimenti che hanno fatto registrare l’affluenza nel capoluogo aragonese di circa 70.000 persone, generando un’ importante ripercussione sull’economia della città.

L’intenzione è di proseguire con impegno anche in questo settore perché Saragozza continui a crescere come città dei congressi, sia a livello nazionale che internazionale.

La capacità ricettiva della città e molto alta con strutture di diverse categorie. La gastronomia aragonese è molto antica e prestigiosa, le sue radici affondano nella tradizione borbonica napoletana e italiana e Saragozza, meta ambita per l’ozio e le specialità culinarie, si è anche meritata l’appellativo di “città di tapas”, grazie allo svolgimento del concorso annuale di tapas (i tipici stuzzichini spagnoli) realizzato dall’Associazione di Caffè e Bar cittadina.

L’artigianato tipico di Saragozza è basato sulla lavorazione della ceramica: molti, infatti, sono i laboratori artistici presenti nel capoluogo e soprattutto a Muel, la famosa cittadina dei dintorni, nella quale vecchi e giovani ceramisti perpetuano quest’antica tradizione artigianale.

Liliana Comandé

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Una vacanza tra le vette del Kilimanjaro e le spiagge bianche. Non solo mare e natura, ma anche…storia e archeologia in Kenya.

4 Dicembre 2013 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Una vacanza tra le vette del Kilimanjaro e le spiagge bianche. Non solo mare e natura, ma anche…storia e archeologia in Kenya.

La prima cosa che ti colpisce dei bambini africani sono i loro i grandi occhi: velluto nero incorniciato nel bianco e nel colore ebano della pelle del viso. Occhi innocenti, vivaci, allegri o, qualche volta, tristi che appena si posano sui tuoi, hanno il potere di trasmetterti una voglia incredibile di fissare sulla tua macchina fotografica quei volti espressivi, che sanno raccontarti tutte le loro vite, le stesse che puoi leggere anche sui visi delle persone anziane, sempre pronte a regalarti un sorriso anche quando sono intente a lavorare.

In Kenya di bambini se ne incontrano moltissimi. Alcuni li puoi vedere mentre escono o si recano a scuola, eleganti nelle loro divise scolastiche, oppure mentre giocano con ciò che hanno a portata di mano: un’altalena costruita in maniera artigianale ed empirica o una gomma di un’automobile fatta rotolare sulla terra.

Giocattoli “rimediati” ma con i quali i bambini si divertono tantissimo, senza aver bisogno di costosi giochi elettronici o tutti quelli che vengono comprati in maniera eccessiva ai nostri bambini che, dopo un giorno, li hanno già messi da parte.

La strada che conduce dall’aeroporto di Mombasa a Malindi o quella che si percorre da Malindi al Parco Tsavo, ti permette di osservare il vero Kenya, quello delle estese piantagioni di agave, di piccoli villaggi con case moderne o piccole e grandi capanne costruite con fango e banano o con il tetto di lamiera.

Puoi incontrare donne che portano l’acqua o pesanti ceste sulla testa, così come facevano in Italia le donne del Sud fino a qualche decennio fa, oppure uomini seduti sotto un albero che giocano a dama.

Qualche specchio d’acqua, disseminato qua e là, è pieno di pescatori che tirano le reti a bordo delle loro piccole imbarcazioni.

E’ la vita di ogni giorno che scorre come sempre.

Ovunque donne che fanno la spesa, alcune con i figli tenuti dietro la schiena, infilati in un grosso foulard annodato davanti al seno della mamma.

Negozi e banchi di frutta si alternano in un gioco di colori come quello dei vestiti delle donne dalle cromie molto accese e caratteristiche.

Biancheria messa ad asciugare all’aria aperta, capre che pascolano nei cortili o nei verdi e pianeggianti pascoli e alcune mucche, più piccole delle nostre, che allattano i vitellini.

Campi coltivati e una terra rossa e fertile si alternano a una fitta vegetazione costituita da baobab, acacie, palme, bouganville i cui colori sono una delizia per gli occhi.

L’arancione si mischia al viola e al fucsia in un intreccio delicato di rami fioriti. Gli uomini si muovono da una parte all’altra in sella ad una bici oppure a piedi.

I ritmi sono molto rallentati. Fa caldo e c’è umidità ma ciò non impedisce alla gente di girare per negozi o per le numerose bancarelle, ai lati delle strade, che offrono ogni tipo di merce.

Mentre si è nell’automobile, scorrono davanti le immagini di centri abitati con le piccole moschee, semplici nella loro architettura e colorate di bianco e verde.

Ad un tratto, tra le case piene semplici ma ricche di umanità appare il segno di un’antica cultura, un’università .

Un campo di pallone, come ne esistono in ogni parte del mondo, si fa notare soprattutto per le divise dai colori sgargianti che indossano i bambini.

Basta un pallone, due reti ed ecco trovato il passatempo preferito dai bambini e ragazzi di ogni luogo.

Zone un po’ desertiche si alternano a luoghi dove il verde degli alberi è imperante. Grosse acacie dai fiori rossi si avvicendano a maestosi scheletrici baobab con poche foglie, oltre ad altri alberi dalla curiosa forma di ombrello, con i rami, lunghe braccia, che si piegano sino a toccare la terra.

In Kenya la maggioranza della popolazione è di religione cristiana (circa il 70%), poi ci sono gli induisti, gli animisti e i musulmani.

Di questi ultimi ti accorgi soltanto quando vedi le donne vestite nella maniera islamica, altrimenti il resto delle donne è vestito con abiti dai colori molto accesi, tipicamente africani, e qualcuna veste abiti occidentali.

Nel paese convivono 42 etnie che usano dialetti diversi. Lo swahili, invece, è la lingua comune per tutti.

Ma torniamo a questo meraviglioso paese…

Questo paese dell’Africa subsahariana, non ha solo una splendida natura, con immensi parchi ricchi di fauna esotica, con vastissimi laghi popolati di pesci e uccelli variopinti, montagne che costituiscono il tetto del continente come il Kilimanjaro, località balneari che si affacciano su un mare accogliente tutto l’anno.

Il Kenya, a tutto questo, aggiunge un’antica civiltà, una ricchezza storica, artistica e archeologica.

Il Kenya…forse qui la razza umana, addirittura, iniziò la sua straordinaria avventura, se si pensa al ritrovamento di resti dei primi ominidi, nella valle del Rift o nei sedimenti dell’isola Rusinga, nel lago Victoria, dove nel 1966 riemersero reperti fossili di un nostro progenitore, battezzato con il nome di“kenyanthropus”.

Ma non vogliamo retrocedere così tanto nel tempo, limitandoci a ricordare che i Fenici sicuramente sbarcarono sulle coste dell’attuale Kenya nella loro circumnavigazione dell’Africa, nel V secolo a.C. e le popolazioni swahili, tuttora preminenti, erano già note duemila anni fa.

Di loro riferì il greco Diogene, autore di racconti fantastici ma non troppo, attorno al 110 d.C.

Una città come Mombasa, oggi attivo scalo aereo sulla costa meridionale, punto di arrivo dei turisti venuti dall’Europa, che poi rapidamente si dirigono verso località marine alla moda come Malindi o Watamu, merita anche una visita, perché ricca di storia.

Era già conosciuta nel VII secolo d. C., e Arabi e Persiani mussulmani ne fecero un punto di riferimento nell’ambito della loro espansione marittima e commerciale da Zanzibar.

Da visitare è appunto l’antico quartiere arabo, naturalmente arricchito di elementi della cultura autoctona, nonché, soprattutto, il forte di Jesus, eretto dai Portoghesi, qui giunti con Vasco de Gama nel 1497.

Gli Arabi riconquistarono la roccaforte nel 1968. Mombasa fece parte del sultanato di Zanzibar, per poi passare sotto il dominio inglese ed infine divenire porto preminente del Kenya indipendente.

Ma anche la celebrata Malindi non vanta solo grandi spiagge dove ci si può abbronzare, tra un bagno e l’altro, di giorno, e ammirare il flusso ed il riflusso delle maree, specie nelle notti di plenilunio, quando il fenomeno è più vistoso.

Infatti, nell’immediato entroterra si può visitare la zona archeologica di Gede, città araba risalente a cinque secoli fa. E attorno, villaggi indigeni dove vi accolgono ragazzini vestiti con colorate divise della loro scuola: oppure adulti ripropongono cerimonie tribali, gli uomini vestiti da antichi guerrieri, le donne da danzatrici.

Se poi si vuole compiere un’escursione che unisca mare e cultura, si può raggiungere l’isola di Lamu, con la cittadina omonima tutta in stile arabo, dove, nel porto, si possono ammirare i “ dhow ” le tipiche imbarcazioni locali.

Insomma, il Kenya non è solo mare, o parchi con elefanti, ippopotami, rinoceronti, leoni, leopardi, giraffe, coccodrilli e tanti altri animali ancora, ma presenta aspetti meno noti eppure sorprendenti come il Lago Nakuru con i milioni di fenicotteri rosa che quasi lo ricoprono o gli elefanti rossi dello Tsavo e le quasi 1100 specie di uccelli che popolano il paese facendone un paradiso per chi pratica il birdwatching.

E poi, se qualcuno vi parla di neve all’Equatore, credetegli: significa che ha visitato il Kenya e la terra che lo ospita è ricca di sorprese.

Oltre ad ospitare la seconda montagna più alta dell’intero continente africano (Monte Kenya – 5199 mt.), è una terra che si affaccia sull’Oceano Indiano per trecento miglia (480 chilometri) con spiagge di sabbia bianca e finissima, e alterna il deserto a terre fertili, dove crescono piantagioni di tè e di caffé e addirittura vigneti.

Le coste del Kenya sono diventate famose per gli italiani soprattutto grazie a una località come Malindi, che ospita anche una colonia piuttosto numerosa di connazionali che l’hanno scelta come seconda patria

La temperatura dell’acqua va dai 27 ai 35 gradi, la vegetazione è lussureggiante, le barriere coralline abbondano, proprio come le lagune…

Per questo, non è poi così strana la popolarità di Malindi!

Oltre a Malindi, comunque, c’è da scoprire un intero territorio fatto di animali selvatici e autostrade, riserve naturali e aziende agricole, sentieri che si perdono nel deserto e grattacieli. E’ una dimensione sconosciuta a noi europei, una dimensione che genera la magia e il fascino della terra dell’Africa, così bene espressa da una scrittrice, Kuki Gallman, nel suo libro ”Il colore del vento” che raccoglie un diario scritto proprio in Kenya tra il 1974 e il 1984.

Sparsi lungo tutto il territorio, i parchi nazionali rappresentano, senza dubbio, l’attrattiva più preziosa di questa nazione. I tanti animali, compresi i famosi “Big Five” sono di casa in quei luoghi, e con loro, tutta la natura la più rigogliosa che il continente africano può offrire a chi lo visita.

Dall’estremo nord, con il Parco Nazionale di Sibiloi, all’estremo sud, con il Parco Nazionale di Tsavo Est e Ovest, più il Parco Amboseli e il Masai Marai, tanto per citare i più importanti e noti, il Kenya riesce ancora a regalare ai turisti un’immagine incontaminata dell’ambiente naturale, così violentemente deturpato in tanti parti del nostro pianeta.

La vacanza, a volte, può essere anche l’occasione di accostarsi allo splendore della natura.

Malindi

La lambisce una spiaggia bianca lunga sette chilometri. Le sue acque hanno dato vita a un parco marino ed è il paradiso degli appassionati di windsurf e della pesca d’altura.

E’ Malindi, una località che da diversi anni, ormai, rappresenta unostraordinario punto di attrazione per i turisti italiani.

Chi adora lo shopping non dovrebbe lamentarsi soggiornando a Malindi: le botteghe di prodotti locali e le boutique eleganti, infatti, si alternano nella cittadina che merita di certo una visita. La località balneare offre anche una scelta abbondante di ristoranti, discoteche e caffè, e non manca neppure un assortimento di strutture sportive, compresi alcuni campi da golf.

La vita notturna è animata oltre che dalle discoteche, dalla presenza di un casinò, mentre chi vuole addentrarsi nell’atmosfera più genuina dell’Africa, può visitare il caratteristico mercato, dove le bancarelle dei venditori sono un autentico spettacolo da gustare e fotografare.

Watamu

Watamu si è andata sviluppando in questi ultimi anni grazie alla costruzione di strutture di livello e piene di comfort, e al fatto che il mare, quando non è il periodo delle alghe, è trasparente e bello.

E’ un villaggio di pescatori e costruttori di dhow, le tipiche imbarcazioni keniote, ed è molto vicino alla zona che viene chiamata “Sardegna due” per via del colore dell’acqua e dell’abbondanza di varietà di pesci. C’è anche una bella barriera corallina dove è possibile praticare lo snorkeling per ammirare la moltitudine di pesci variopinti che, indifferenti alle barche dei turisti, continuano a muoversi elegantemente nel loro ambiente.

I Parchi Nazionali, veri tesori naturali

Il Kenya, in lingua swahili, significa “montagna lucente”; il riferimento alla magnificenza della natura, quindi, emerge con evidenza già dal nome del Paese africano.

Il Kenya, del resto, ha alcuni dei Parchi nazionali più affascinanti dell’intero continente Gli esemplari più celebri sono i Parchi Nazionali di Amboseli, Tsavo, Masai Mara.

Il parco Nazionale di Amboseli si estende per quasi quattromila chilometri quadrati, ed è sovrastato dalle cime del Kilimanjaro.

Uno dei più amati scrittori del nostro secolo, Hernest Hemingway, ambientò proprio in questo magico luogo alcuni dei suoi racconti più belli.

E’ una meta obbligata per gli appassionati di safari fotografici, grazie all’abbondanza di specie animali che tuttora vi dimorano. L’Amboseli è abitato dall’orgoglioso popolo dei Masai, che si occupa e vive di pastorizia.

Il Parco Nazionale Tsavoimpressiona per la sua vastità. Con i suoi ventunomila chilometri quadrati di superficie, è il più vasto del Kenya ed è diviso in due parti – Tsavo est e Tsavo Ovest – da una strada che porta da Mombasa agli altopiani di Nairobi.

All’interno del territorio del parco, le savane si alternano alle foreste di giganteschi baobab millenari e di acacie, enormi termitai abitati anche da piccole iguane, mentre le famose sorgenti di Mzima (da cui sgorgano venti milioni di litri di acqua cristallina al giorno) e il fiume Galana formano un eccezionale microsistema, permettendo a centinaia di specie di piante e animali di vivere e prosperare.

Lo Tsavo, a poche ore di auto dai centri balneari, rappresenta il Parco ideale per chi vuole abbinare al soggiorno balneare un safari.

Il Masai Mara, invece, stupisce per l’alta concentrazione di animali del paese.

Le vaste savane sono l’habitat ideale per le acacie e piccoli boschi che costeggiano i fiumi Mara e Talek, punto d’incontro dei numerosi animali che si vanno a dissetare e osservatorio eccezionale nel periodo della grande migrazione.

Milioni di animali, ogni anno da luglio ad ottobre, muovendosi in mandrie, cercano erba fresca e acqua e qui trovano tutto ciò che serve loro per la sopravvivenza.

E’ più probabile assistere in questo parco al ciclo vitale degli animali, con i predatori che cacciano gli erbivori, li atterrano e li mangiano.

Monte Kenya, alto 5199 mt, è la seconda montagna più alta del Kenya ed è un vulcano ormai spento. Per la bellezza dei suoi panorami e paesaggi l’Unesco l’ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità e Riserva Biosfera.

Flora e fauna abbondanti, sono un vero paradiso per chi pratica il trekking e il birdwatching.

Meru National Park, ricco di foreste pluviali e colline rocciose, divenne famoso negli anni ’60, quando i coniugi naturalisti Adamson, adottarono una leonessa “Elsa”, che fu protagonista di una seguitissima serie di documentari televisivi dal titolo “ Nata libera”.

Oggi, oltre ai Big Five, si possono vedere specie di animali molto particolari, definiti “Special Five” e che sono la zebra di Grevy, lo struzzo somalo, il gerenuk, la giraffa reticolata e l’orice di Beisa.

Samburu Shaba e Buffalo Springs, sono riserve molto note ai turisti per la loro bellezza e per essere quasi ancora inesplorate.

Anche qui si trovano gli “Special Five”, oltre ad altri tipi di animali, boschi costituite da acacie e palme doum. Nel parco vive una tribù simile a quella dei Masai, i Samburu che vivono anche loro di pastorizia.

Aberdare National Parkè costituito da montagne che hanno un’altezza di circa 3550 mt e ci sono, all’interno, le cascate Thompson con un salto di ben 72 mt.

Anche qui ci sono fitte foreste e animali oltre a piantagioni di caffé, tè, grano e piretro.

Le Chyulu Hills, invece, sono state le ispiratrici del romanzo “Le verdi colline d’Africa” di Ernest Hemingway.

Hanno una magnifica vista sul Kilimanjaro e sono l’habitat ideale per leoni e leopardi. Qui è possibile effettuare safari a piedi, rigorosamente accompagnati dalle guide Masai, perché si possono avvistare e avvicinare molti elefanti, giraffe e zebre.

Laikipia, infine, è un altopiano nel quale le riserve private si sono convertite alla protezione del patrimonio naturalistico, al suo ecosistema e agli stili di vita tradizionali.

Ma ci sono anche altri Parchi e Riserve molto importanti perché ancora si possono trovare specie di animali rare, grandi parchi, ampie praterie.

Uno dei più interessanti è il Kakamega Forest National Reserve, nel quale sono ospitate specie faunistiche uniche: 350 specie di alberi, 27 di serpenti, 400 specie di farfalle e 300 di uccelli, oltre a 7 specie di scimmie.

La leggenda dei Baobab

Alberi molto caratteristici e dalla forma molto particolare, sono facili da vedere in Kenya. Mi piace raccontare la leggenda che circonda la loro forma così strana.

Si dice che una volta un baobab, divenne tanto presuntuoso perché era l’albero più grande del mondo.

Camminava e si vantava di questa sua particolarità. La cosa fece arrabbiare il Creatore che lo afferrò e lo piantò a testa in giù nella terra.

In questo modo le sue radici tanto nodose andarono verso l’alto, mentre i suoi rami, che erano molto belli, vennero imprigionati per sempre sotto la terra.

Il baobab, imbarazzato nel muoversi, decise di rimanere per sempre in quella posizione, ed è quella, comunque bella, che noi vediamo oggi.

Il Kenya protegge il suo patrimonio…

Kenya, paese che ha a cuore la salvaguardia del suo patrimonio ecologico e per il quale investe grosse risorse per lo sviluppo di un turismo sostenibile atto a preservare le specie di animali e di vegetali che ne fanno un paradiso sia per i suoi abitanti, sia per i numerosi visitatori che cercano qui quell’ambiente naturale, colorato di natura e di umanità che non trovano più nelle proprie città.

Liliana Comandè

Una vacanza tra le vette del Kilimanjaro e le spiagge bianche. Non solo mare e natura, ma anche…storia e archeologia in Kenya.
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