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liliana comande

Spunti di viaggio: Cuba, un'isola caraibica diversa dalle altre.

19 Novembre 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Spunti di viaggio: Cuba, un'isola caraibica diversa dalle altre.

Non solo mare e spiagge ma quell’atmosfera retrò che affascina ed entra per sempre nel cuore.

Cuba assomiglia un po’ a quelle “streghe” che sanno ammaliare per la loro bellezza.

Quella delle sue spiagge bianchissime - e del suo mare cristallino - incontaminate come Cayo Largo o dorate come Varadero.
Ti affascina per quell’atmosfera languida e retrò, coloniale e decadente, ti appassiona per i colori forti di un tramonto sul Malecon, ti stordisce con un cocktail che sa di storia recente e di eroi e scrittori, ancora oggi vivi nella mente delle persone. Il Che, Hemingway, il daiquiri al Floridita – il mitico bar dello scrittore – o al mojito della Bodequita del Medio.
Cuba è un’isola proiettata verso il futuro ma ancorata ad una incrollabile fierezza, dignità e tradizioni. Più di undici milioni di persone in una mescolanza di diverse culture, specie africana e spagnola, con un’anima esuberante e ospitale.
Si può andare in giro per il Velado, la Plaza della Cattedral – ormai con bar e negozi vari – Plaza de l’Armas e si comprende il perché dal 1982 l’Unesco ha dichiarato l’Avana Patrimonio dell’Umanità. Anche i palazzi scrostati, dalle tinte pastello, conservano una tale antica bellezza da aprirti il cuore e da rimanerti impressa per sempre.
E poi la musica, costante e, a volte, invadente sottofondo di suoni africani e melodie spagnole che permea la vita dell’isola in un crescendo di salsa, merengue, rumba, chichia e mambo!

Il clima è subtropicale, una media di 25 gradi tutto l’anno, a volte appiccicoso e umido come in agosto. Sarà per questo che il Malecon, il lungomare dell’Avana, è sempre affollatissimo. Non somiglia alla Croisette di Cannes e non è piena di bar, ristoranti e di gente elegante.
Sui muretti del Malecon prende il fresco e passeggia la gente comune, i ragazzi giocano a farsi bagnare dalle onde che ogni tanto si infrangono sulla strada, si chiacchiera, si mangia, si flirta, si ascolta la musica, si balla.

Qui a volte la vita può diventare scommessa, come quella dei balzeros che, anni fa, affrontavano il mare su improbabili zattere o barche per raggiungere le coste americane, salutati da una moltitudine di parenti e amici. Era quasi un happening festoso, nonostante tutto, non aveva i contorni del dramma, che pur ci si sarebbe aspettato.

Forse perché qui tutto ha il sapore di una telenovela, non c’è spazio per la malinconia e si vive intensamente giorno per giorno.

Ecco perché, anche al di fuori dei circuiti turistici, tutti i locali sono pieni di cubani, ragazzi e ragazze della nuova generazione allegri di un’allegria contagiosa, comunicativi, aperti, concreti.
Le lunghissime notti dell’Avana hanno un percorso quasi obbligato: cena in uno dei locali più noti e poi a sentire musica o a ballare fino all’alba.

Qui le notti non finiscono mai e quando ti sembra ti essere sfinito, c’è sempre un ottimo bicchiere di rum (o ron) per posticipare il ritorno in albergo.

E poi la notte è magica, fa risaltare ancora di più la bellezza degli edifici sapientemente illuminati.

Il traffico è ridicolo rispetto al nostro, e fa impressione vedere automobili americane degli anni ’50 dai colori accesi e tenuti assieme chissà per quale miracolo o maestria di chi quello ha e lo deve mantenere bene.

Le strade ti riportano indietro a quell’America latina, coloniale, calda e sensuale dei romanzi di Hemingway.

Cuba te espera…non solo, Cuba ti entra nel cuore e non la dimentichi più.

Spunti di viaggio: Cuba, un'isola caraibica diversa dalle altre.
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Spunti di viaggio: Cipro non è solo l'isola di Afrodite

9 Novembre 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Spunti di viaggio: Cipro non è solo l'isola di Afrodite

Spiagge, mare, siti archeologici, storia, cultura, buon cibo e divertimento fanno di Cipro una meta ideale per le vacanze.

Omero nei suoi racconti fa spesso riferimento ad Afrodite, dea dell’amore e della bellezza, nata dalla schiuma del mare in una località chiamata Paphos (dal greco: luogo della luce), che si trova sulla costa Sud-Ovest di Cipro. L’isola, che è la terza per grandezza del Mediterraneo, sin dall’antichità era meta di turismo da parte delle popolazioni che si affacciavano sul bacino del grande mare. Il suo clima mite e le sue bellezze naturali venivano spesso associate alla beltà della dea stessa. Cipro si estende per 240 km da ovest ad est e per 90 km da nord a sud con due imponenti catene montuose che racchiudono la vasta pianura della Mesaoria. Il paesaggio è ricco di contrasti che spaziano dalle verdi colline alla maestosa valle dei cedri, dalle numerose spiagge sabbiose alle montagne che nascondono piccoli e caratteristici paesi, ognuno dei quali ha il proprio particolare fascino e le proprie tradizioni.

La vegetazione, ricca di agrumi, cedri, banani, olivi e vigneti dà l’idea di una terra fertile e ben coltivata. L’isola, la cui archeologia risale all’era neolitica, custodisce ancora testimonianze dell’antica Grecia e del periodo romano ma in tutto il territorio sono ben conservati monumenti, chiese bizantine, castelli, palazzi risalenti ai tempi dei crociati e monasteri. Inoltre, le splendide mura di cinta della capitale Nicosia, vecchie più di quattro secoli, sono la testimonianza del dominio veneziano.

Nella città è interessante visitare il Museo Bizantino, contenente una importante collezione di icone molto antiche; l’Arcivescovado, centro della chiesa ortodossa cipriota; la Cattedrale di san Giovanni, completamente affrescata e il Museo Municipale. All’interno delle mura si trovano le vie Ledra e Onassagorov, che costituiscono la linea di demarcazione che divide in due la città, la cui parte settentrionale è stata occupata di turchi dal 1974.

Da Nicosia, in circa trenta minuti, è possibile raggiungere i Monti Todros, ricoperti di magnifici boschi che difendono l’intimità di chiese e monasteri bizantini.

Larnaka, una delle città più importanti di Cipro, è “adagiata” in una baia che prende il suo nome e il suo lungomare – fiancheggiato da numerose palme – è “brulicante” di caffè, taverne e negozi. Dotata di un porto molto attrezzato, può dare ormeggio a numerose barche e yachts che vengono usati per le escursioni alle varie spiagge dell’isola.

Nella città sono ancora visibili le mura ciclopiche del XII secolo a.C. e la chiesa di San Lazzaro, che contiene le vestigia del santo patrono di Larnaka, che arrivò lì dopo la sua resurrezione eleggendola a sua seconda patria. La città è famosa anche per le celebrazioni della Pentecoste greco-ortodossa, che richiama i ciprioti da ogni parte dell’isola.

Ad un’ora di macchina dalla città si trova il grazioso paese di Lefkara, centro rinomato per la lavorazione dei merletti fatti a mano che vengono esportati in tutto il mondo. Si racconta che Leonardo da Vinci, visitando questo villaggio abbia acquistato una tovaglia d’altare e l’abbia donata al Duomo di Milano.

Dirigendosi verso la parte ovest di Cipro si incontra la città di Choirokotia, che conserva i resti di uno dei più importanti insediamenti neolitici del Mediterraneo orientale risalenti al 6800 a.C., ed alcuni dei reperti ritrovati nel sito possono essere ammirati nel Museo di Nicosia.

Proseguendo verso sud-ovest, percorrendo una buona autostrada, si arriva a Limassol, la più grande città balneare dell’isola che sin dal medioevo era conosciuta dai mercanti per i suoi vini e la canna da zucchero che veniva coltivata qui. Oggi è un centro turistico con la più vivace vita notturna e dove si svolgono eventi di rilievo. Naturalmente ci sono numerosi hotel oltre a pub, discoteche e night club.

Le spiagge sono tutte attrezzate ma è possibile trovarne alcune deserte. Nelle vicinanze del nuovo porto si trova il Castello di Limassol dove nel 1191 Riccardo Cuor di leone sposò Berengaria di Navarra incoronandola regina.

Ad un’ora di auto si trova l’antica città-stato di Kourion, che gode di uno splendido panorama sull’estesa spiaggia di sabbia fine della baia di Episkopi, e che conserva un teatro greco-romano utilizzato ancora oggi per le rappresentazioni di antichi drammi greci e di Shakespeare oltre a concerti di musica classica.

Un’altra bella località di Cipro è Pissouri, ricca di agrumeti, vigneti e luogo di riproduzione di fenicotteri e uccelli acquatici perché qui hanno trovato il loro habitat ideale. Ad ovest dell’isola si trova invece la bella città di Paphos, la cui vita ruota attorno al piccolo porto dove è possibile mangiare dell’ottimo pesce in uno dei tanti caratteristici ristoranti. Non mancano però importanti siti archeologici, ed essendo Paphos il luogo nel quale è nata Afrodite, si può ancora ammirare il tempio a lei dedicato e che era adibito a santuario di feste pagane.

La città fu per ben sette secoli la capitale di Cipro e di quel periodo, storicamente molto importante per la città, conserva molti reperti archeologici tra i quali gli splendidi mosaici raffiguranti scene mitologiche, oltre a tombe e catacombe dei re. Paphos è stata dichiarata dall’Unesco “patrimonio culturale mondiale” e non si può non essere d’accordo. Storia, mitologia, religiosità, tradizioni, monumenti, chiese, monasteri e bellezze naturali sono l’essenza di Paphos.

Ma se dobbiamo giudicare l’isola le daremmo sicuramente un voto molto alto. L’ospitalità della sua gente, il clima dolce 8 mesi l’anno, la buona cucina accompagnata da qualche bicchiere di ottimo vino locale, il sole, le belle spiagge, un mare cristallino, gli alberghi di alto livello, storia e cultura ne fanno una destinazione sicuramente adatta alle esigenze del turista italiano e raggiungerla non è affatto un problema.

Spunti di viaggio: Cipro non è solo l'isola di Afrodite
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Le meraviglie dei faraoni sulle sponde del Nilo

7 Novembre 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Le meraviglie dei faraoni sulle sponde del Nilo

Una crociera sul Nilo regala emozioni che mai verranno dimenticate.

I misteriosi geroglifici e gli affreschi parietali degli antichi templi conservano intatto tutto il loro fascino, a dispetto del tempo che scorre inesorabile, ammantando di una suggestiva magia ogni pietra, incisione e granello di sabbia di questo paese di sogno. I reperti antichi sembrano ancora pieni di vita in modo molto tangibile e, passeggiando tra le rovine dove i i racconti delle antiche gesta faraoniche sono così superbamente illustrati dalle incisioni, ci si emoziona pensando alle divinità e alla loro eternità che, a volte, così stupidamente desiderata da noi esseri umani, sembra qui esistere davvero.

Osservando le innumerevoli raffigurazioni su ogni centimetro di colonna istoriata, su ogni millimetro di parete, tanto da risultare quasi ossessive, si ha l’impressione di leggere un’autobiografia o un’enciclopedia e ogni incisione è colma di significati, è simbolica.

L’insieme dei grandi massi che costituiscono le splendide architetture dei templi è come un enorme testo scritto sui papiri.

Dando splendida forma alle credenze religiose, così come sono, quelle immagini continuano a celebrare coloro che hanno voluto erigere quei templi.

Da Luxor a Karnak – bellissima la sala ipostila con le colonne come fusti di papiro fascicolati -, dal tempio di Filae – contornato dall’acqua è fra i più magici e suggestivi – a quelli di Komombo e di Edfu – dedicato al mitico dio Horus – dalle tombe della Valle dei Re al Tempio della Regina Hatshepsut.

E a quello di Medinet Habu è un susseguirsi di stupefacenti, monumentali testimonianze della straordinaria maestria degli antichi egizi nelle arti figurative. Nei dintorni di quella megalopoli che è Il Cairo – la capitale egiziana con oltre 20 milioni di abitanti – , riuscendo ad estraniarsi dalla confusione tipica dei siti turistici più famosi, l’imponenza delle celeberrime Piramidi di Giza e il fascino enigmatico della Sfinge, divenuti ormai da secoli simboli stessi dell’Egitto, lasciano stupefatto l’osservatore di fronte alla potenza celebrativa e all’enorme energia che emanano.

A Menphis, l’antica capitale, si rimane affascinati dalla statua del faraone Ramses II, un bellissimo colosso che giace disteso sul pavimento posto più in basso dei visitatori, e che sembra volersi far ammirare dai posteri e rammentare loro lo splendore dei tempi in cui visse.

A Saqqara si può ammirare l’insolita piramide a gradoni di Zoser, che rappresenta l’archetipo delle grandi piramidi meglio conosciute.

Il sud dell’Egitto non è meno spettacolare del resto del paese e, per meglio cogliere le bellezze del fantastico paesaggio di Assuan e dei monumenti situati lungo il corso del Nilo, la crociera è la scelta migliore. Solcando le acque del mitico fiume a bordo di una nave si osserva lo scenario che scorre lentamente davanti ai nostri occhi.

E’ un paesaggio vario quello che si presenta agli occhi dei turisti, che alterna il deserto a zone di verde, i villaggi ai palmeti.

Tuttavia, accarezzati dalla brezza e affascinati dalla bellezza del panorama, si perde facilmente il concetto del tempo e si ha l’impressione che questo si protragga in eterno.

Mentre la nave scivola lenta sull’acqua, il silenzio irreale e altamente emozionante che permea di sé l’intero paesaggio è interrotto solo dal rumore delle palme per il dolce e caldo vento, dal richiamo del muezzin, dal vociare dei bambini che giocano lungo la riva del fiume.

Il tutto è così calmo, dolce, rilassante, ammantato di una luce dorata.

Le feluche, le piccole barche a vela egiziane, sono ormeggiate a riva una di fianco all’altra, come uccellini fermi sui rami, oppure spinte al largo da una brezza mite e delicata che spira sulla superficie dell’acqua. A bordo delle piccole barche, sulle acque placide, quasi lacustri del Nilo, si è cullati dalle canzoni nubiani e colpiti dall’intensa luminosità sprigionata dalla luna.

Da ogni cosa si irradiano le tinte della tranquillità e del piacere. Il blu e il verde sono i colori vividi e intensi che, misti allo splendore dorato del deserto, regalano policromia a quel mondo ed emanano un fascino particolare che contribuisce a rendere estremamente suggestiva l’atmosfera di quel paesaggio unico al mondo.

Le meraviglie dei faraoni sulle sponde del Nilo
Le meraviglie dei faraoni sulle sponde del Nilo
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Spunti di viaggio: Berlino, una città camaleontica

5 Novembre 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Spunti di viaggio: Berlino, una città camaleontica

Viene definita la “città dei giovani”, ma è una città interessante per persone di ogni età.

Berlino, prima fra le città tedesche e una tra le più importanti città d’Europa, si presenta oggi come una città che si è lasciata alle spalle la divisione passata e la parentesi buia del muro, e che guarda soltanto al suo futuro.

La città tedesca è febbricitante, viva, operosa e dà di sé l’immagine di una metropoli gioiosa e multiforme. Berlino, città della cultura, delle opere d’arte, delle tante testimonianze di un passato glorioso e di una storia dolorosa. Una grande metropoli ormai non più in bilico tra presente e passato, in cui convivono con estrema naturalezza le impronte di antichi fasti e gli embrioni di quella che ormai è diventata la città del futuro.

Così, in tutto il loro splendore, sfilano davanti ai nostri occhi il Duomo neo barocco, l’edificio più vecchio di Berlino; il Municipio Rosso, la Colonna Trionfale, il Forum Fridericianum con il complesso dei suoi edifici ottocenteschi; la Gendarmenmarket, una tra le piazze più belle d’Europa; l’Unter den Linden, il famoso viale che origina dalla Porta di Brandeburgo, simbolo della città e la Postdamer Plaz, area di 70mila metri quadrati dove ci sono imponenti edifici costruiti sotto la guida del nostro architetto Renzo Piano.

Città della cultura

Da quando è stata fondata (XXII° secolo) fino alla caduta del muro, Berlino si è caratterizzata come città destinata a continui cambiamenti, depositaria di cultura, arte e tradizioni ma anche aperta a nuove idee che convivono costruttivamente sotto un unico tetto. Nel 1988 fu eletta “città europea della cultura” e a ragione in quanto è una città in continuo fermento culturale.

Berlino ha oltre 150 teatri e palcoscenici, tra cui il Friedrichstadtpalast, il teatro di rivista più grande d’Europa. Inoltre, teatri per musical, teatri dell’Opera, Filarmoniche e molte orchestre sinfoniche. Berlino offre tutti i giorni ogni genere possibile di intrattenimento. Un altro panorama altrettanto sorprendente è quello offerto dai 170 musei berlinesi. Dalla Regina egiziana Nefertiti, all’altare greco di Pergamo, ai pittori del museo “Die Brucke” agli artisti del Bauhaus e il museo di arte contemporanea.

Città del divertimento

Oltre ad essere un grosso centro culturale, Berlino è conosciuta anche per la sua vitalità, per la capacità di fare festa e divertire, per i suoi negozi e la vasta gamma di specialità culinarie. Una città che ha riservato un grosso spazio alla vita che si svolge all’aria aperta, per le strade, tra la gente. Testimonianza ne sono le numerose manifestazioni all’aperto come la “Love Parade”, la maggiore d’Europa, le settimane festive di Berlino, Il grande party di S. Silvestro e ancora il Festival Internazionale del Cinema.

Una grossa attrattiva è rappresentata anche dalle eleganti strade sul Kurfuerstendamm, dove si susseguono raffinate boutique e sfiziosi negozietti. Senza dimenticare i fornitissimi centri commerciali – come il Ka De We, il più grande d’Europa con i suoi 65mila metri quadrati – e i tanti colorati mercatini delle pulci.

Per ricordare infine l’aspetto più godereccio, quello culinario, in grado di accontentare anche i palati più esigenti, basta saper scegliere perché si può passare dalla cucina tradizionale, molto diffusa nei caffè storici di Berlino, a quella multietnica sul Prenzlauer Berg, a quella più elegante e raffinata presente in tutti i ristoranti del centro.

Città dei Congressi ma anche del verde

Berlino è anche un centro economico di prim’ordine con un settore terziario che genera, di conseguenza, un progressivo aumento di meeting, seminari, incentives. La necessità di individuare delle strutture capaci di far fronte a tali esigenze ha reso Berlino una delle città più idonee agli incontri di lavoro e alle varie manifestazioni.

Berlino è la meta ideale anche per chi ha deciso di trascorrere un periodo rilassante, immerso nel verde, senza rinunciare ai comfort della grande metropoli. Infatti, è la città più verde della Germania: oltre un terzo del territorio è coperto da parchi, prati, boschi e distese acquatiche.

Da non perdere una visita al castello di Charlottenburg, il cui parco, che ha più di 300 anni, rappresenta il giardino più antico di Berlino. Inoltre, il giardino zoologico, il più vasto del mondo tra i parchi situati all’interno di una città. Come Berlino, anche i suoi dintorni rispondono pienamente a tali aspettative: castelli, parchi, boschi e laghi sembra che facciano da contorno a quei paesaggi fiabeschi descritti da grandi poeti.

La Berlino turistica

Berlino, ormai, figura tra le città più ospitali e organizzate. Dai servizi ai trasporti pubblici, dalla gastronomia alla sistemazione alberghiera si può sicuramente affermare che è una città superorganizzata.

Del resto, la continua affluenza di visitatori ha fatto sì che il turismo diventasse una voce importante nell’economia della città. Un tipo di turismo sicuramente diverso da tutti quelli finora conosciuti. Un tuffo in un recente-passato che è già futuro. Un viaggio irreale in una città che dal 1961 al 1989 è stata divisa in due, squarciata da un muro, mutilata della sua metà.

Una frattura profonda, drammatica di cui oggi ci accorgiamo soltanto per quella parte di muro che è stata lasciata in piedi ed è tutta ricoperta da murales e il famigerato Checkpoint Charlie, un piccolo posto di controllo simile a quello dove sostano i nostri vigili urbani.

Berlino, una città che entra nell’anima e travolge ogni parametro di giudizio: caotica e silenziosa, allegra e romantica, antica e moderna, affascinante e contraddittoria.

Berlino è una città che non si può raccontare, si deve soltanto visitare.

Spunti di viaggio: Berlino, una città camaleontica
Spunti di viaggio: Berlino, una città camaleontica
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Spunti di viaggio: Namibia, natura selvaggia e scampoli d’Europa

2 Novembre 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Spunti di viaggio: Namibia, natura selvaggia e scampoli d’Europa

Un paese enorme dove l’uomo è quasi un intruso e la natura la fa da padrona.

Se pensate che la terra sia sovrappopolata, allora andate in Namibia e vi troverete in un altro pianeta. Questo grande paese, situato nella parte occidentale dell’Africa Meridionale, è infatti esteso per 824 mila Kmq, cioè quasi come Italia e Francia messe assieme ed una popolazione che non arriva neppure a due milioni di abitanti. Potrete viaggiare per ore ed ore lungo la buona rete stradale senza incontrare nessuno e se incrociate un’altra macchina è doveroso un saluto.

E’ più facile imbattersi in branchi di struzzi o di antilopi, che di essere umani. Potete vedere il deserto più antico del mondo, il Namib, nella sua versione di sabbia o pietre, addentrarvi nei canyon del Fish River, ammirare la “welwiitschia mirabilis”, uno strano cespuglio appiattito che punteggia sparso il deserto e che è in grado di sopravvivere per mille o duemila anni.

Potete vedere la costa più incredibile del mondo, la Skeleton Coast, deserto di sabbia che sprofonda nel mare dove la nebbia ristagna di notte e fino al tardo mattino, mentre il vento muove le dune in un concerto di scricchiolii e sussurri misteriosi. Nebbia provocata dall’impatto tra la corrente fredda del Benguela che risale lungo i quattromila chilometri di costa e le circostanti acque sempre più calde verso il tropico.

La riva è punteggiata da scheletri di navi arenatesi qui nei secoli scorsi e dalle ossa dei grandi cetacei finiti prigionieri sulle spiagge. Un mare freddo in un paese caldo, dove il bagno è pressoché impossibile e dove non potranno mai sorgere villaggi di vacanze, così da poter mantenere intatto il suo fascino all’infinito.

In compenso, un mare ricco di vita, di pesci, che richiama enormi masse di mammiferi marini: a Capo Cross, infatti, potrete vedere in uno spazio ristretto, 80 o forse 100 mila foche agitarsi, riposarsi, tuffarsi compatte in battaglioni nelle acque per loro accoglienti.

Potete visitare il Parco Etosha, 22 mila Kmq, esteso come una regione italiana, con enormi distese di laghi salati più o meno disseccati, a seconda della stagione, ma anche con vegetazione che ospita grandi branchi di erbivori quali zebre, antilopi, gnu, elefanti e così via, nonché leoni, leopardi e ghepardi.

Potete alloggiare in lodges sperduti nell’immensità, circondati ciascuno da vastissime proprietà, ma tutti confortevoli e gestiti da europei (la Namibia era una colonia tedesca), boeri sudafricani, belgi provenienti da quello che era lo Zaire, ex Congo belga.

La Namibia è un tranquillo paese multietnico, dove le varie popolazioni convivono pacificamente. Il popolo più numeroso è quello degli owambo, originario della parte settentrionale; vi sono poi gli himba – forse il popolo più noto per la bellezza delle sue donne – e che vivono sulle montagne, poi i boscimani, gli herero, le cui donne indossano vistosi ed ampi vestiti, esempio di sincretismo tra la moda ottocentesca europea e la vivacità coloristica africana.

E ancora mulatti originati da incroci tra boeri, immigranti olandesi, e le belle donne degli ottentotti e, infine, gli europei.

La Namibia non è solo natura selvaggia, vi sono anche sorprendenti città, come la capitale Windhoek, con case tradizionali dai tetti spioventi che sembrano qui catapultati dal Nord Europa, modernissimi alberghi e centri commerciali.

O come Swakopmund, accogliente località marina con ottimi alberghi e anche un casinò. Insomma, la Namibia è un paese dalle molte incredibili facce, adatto per i veri viaggiatori più che per le masse anonime di turisti.

Spunti di viaggio: Namibia, natura selvaggia e scampoli d’Europa
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Tunisia: oasi e deserto, le parti più affascinanti di un paese che non ha solo belle località balneari, siti archeologici e interessanti città.

19 Aprile 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Tunisia: oasi e deserto, le parti più affascinanti di un paese che non ha solo belle località balneari, siti archeologici e interessanti città.

Assaporare la magia e la poesia del deserto. Rivivere il mistero e il fascino dei Tuareg, o uomini blu, e tornare indietro nel tempo pensando ai carovanieri che si addentravano nell’”oceano” di sabbia a dorso di dromedari, denominate le navi del deserto, avventurandosi in un mondo meraviglioso ma ostile e pieno di insidie per chi ha l’ardire di sfidarlo. Queste sono le sensazioni che evoca il deserto, ma oggi il Sahara tunisino attira tanti turisti che vogliono provare l’ebrezza di viaggiare in fuoristrada osservando scenari ricchi di malia o partecipando a safari o a Rally che mettono a dura prova le forze psico fisiche dei partecipanti, oppure che vogliono immergersi in un mondo di silenzio per ritemprarsi dal caos e dallo stress delle città. Parlare di deserto sahariano vuol dire ammirare la bellezza naturale di quel vasto territorio di 9mila metri quadri, che inizia dal Mar Rosso per arrivare sull’Oceano Atlantico, e che attraversa vari paesi del nord e centro Africa.

Il deserto più vasto del mondo, la cui sabbia è ricca di segreti tali da far capire che in un tempo lontanissimo quel territorio ha subito la glaciazione, poi è stato ricco di acqua per la presenza del mare, di fiumi e di laghi e, infine, che è stato ricoperto da rigogliose foreste, aveva un clima sub tropicale e gli abitanti vivevano di caccia e di allevamento.

Il deserto ci attrae perché possiamo goderne il silenzio, possiamo entusiasmarci davanti alla bellezza del diverso colore della sabbia e subire il fascino delle dune dalla diversa altezza. Inoltre, perché ci permette di ammirare nel cielo le numerose e grandi stelle, talmente luminose da sembrare così vicine da poter essere toccate le dita.

Il deserto tunisino ci permette di emozionarci anche davanti alle oasi, macchie di intenso verde che spiccano come sicuri rifugi nell’immenso giallo ocra della sabbia.

Il deserto, però, non è tutto uguale. Esiste il quello di roccia (l’hommada), che ha forme diverse per via del vento che le ha modellate. C’è quello costituito da ciottoli e ghiaia (il serir) e poi c’è l’Erg, il più bello, che si trova nel Sahara centrale ed è formato da dune di sabbia.

Deserti sì, ma mai uguali a sé stessi e vivi. Ogni giorno sono in movimento e un panorama che avevamo già visto, il giorno dopo potrebbe essere già diverso. Nel deserto, nonostante il caldo clima, c’è vita e non solo nelle oasi. Ci sono delle piccole città e villaggi sorti proprio a ridosso o dentro questo mare di sabbia.

Il nostro viaggio alla scoperta di alcune Oasi e del vero deserto

Dormiamo a Tozeur e la mattina dopo ci avventuriamo con la jeep 4 x 4 alla volta dell’oasi più piccola, quella di Mides, che è composta da profondi canyon e si trova vicino al confine con l’Algeria. E’ molto bella quest’oasi di montagna, i cui canyon sono profondi 60 mt e che un tempo era un’antica fortezza di frontiera dei romani e si chiamava Mades. C’è anche una piccola cascata che 3 mesi fa è cambiata a causa della caduta di un grande masso.

Ma è comunque bella e refrigerante. L’acqua che scende dalla montagna va a finire in una specie di laghetto che diventa ruscello con piccolissime cascatine dovute ai massi che sono nel letto dello specchio d’acqua. Palme e piante varie fanno da contorno a questo idilliaco scenario.

E’ qui e a Tamerza che si raccolgono, da ottobre a dicembre, i migliori datteri tunisini.

Sono molto ghiotta di questo fantastico e benefico frutto, che amo mangiare ogni mattina, e proprio quando mi trovo sul bordo del canyon, la mente torna indietro nel tempo e mi fa rivivere l’emozione di un lontano freddo dicembre e alcuni venditori di datteri, quelli non trattati e ancora attaccati ai rami, che mi vendettero non ricordo quanti chili di quell’energetico frutto.

Ricordo ancora lo stupore in aeroporto quando gli addetti al controllo mi videro con un borsone stracolmo di datteri incartati alla “meno peggio”. Chissà cosa avranno pensato! Probabilmente che li avrei venduti in Italia!

La meraviglia inaspettata di Chebika

Lasciamo Mides e andiamo in una che, a mio avviso, è una delle Oasi più belle della Tunisia: Chebika, piccolo villaggio e antico posto di guardia romano, le cui case sono costruite con argilla e pietra. Si trova in alto e ci sono montagne colorate per via dei metalli che la compongono, un antico villaggio abbandonato, piccoli e stretti siq che conducono nel punto più alto dal quale è possibile osservare ed ammirare rocce colorate, ruscelletti ed una cascata, situata in una gola, che forma un piccolissimo e cristallino lago la cui acqua è di un colore così azzurro da sembrare il mare.

Lo circondano alte palme e qualche pianta acquatica. Alcune piccole rane saltano da una parte all’altra di queste piante che hanno lo stesso colore degli animaletti. Su una roccia un romantico e grande cuore con la scritta “welcome”.

E’ un luogo fuori dal tempo, particolare, unico ed uno dei più belli che si possano visitare. C’è acqua, tanta per essere qui, ed è preziosa. Infatti, dall’alto scende per andare ad irrigare i piccoli villaggi nei dintorni.

Lasciamo Chebika con gli occhi ancora pieni di bellezze naturali e felici per averla potuta vedere. E’ ora di pranzare e lo facciamo sotto le tende in un grande giardino di Tozeur.

Nel deserto è difficile vedere l’orizzonte…

Le sorprese non mancano in questo viaggio organizzato dal Ministero del Turismo tunisino, dall’Ente del Turismo e dalla Tunis Air, e il pomeriggio risaliamo nelle jeep e ci dirigiamo alla volta di Ong Ejmel. E’ bellissimo osservare quanto sia diverso il paesaggio desertico. Si passa dalle piccole dune a spazi composti di ciottoli e si ha l’impressione che qualcuno si sia divertito a “spalare” la sabbia e a formare dei mucchi qua e là.

Cespugli brulli e più o meno alti affiorano in mezzo alla sabbia ed è incredibile come la mente pensi immediatamente che nel deserto non si riesca a vedere nessun orizzonte. Penso che se qualcuno si avventurasse da solo in questa distesa color oro, sicuramente perderebbe l’orientamento se non avesse una bussola con sé.

Ma lo spettacolo della diversità continua ed ecco che, ad un tratto, la sabbia diventa come un grande ed unico tappeto. Ciò che si vede ora è una distesa enorme e le dune sono più alte così come le discese diventano sempre più ripide. La sabbia è soffice, impalpabile come borotalco e le jeep devono “prendere la rincorsa” per superarle. Qualche jeep non ce la fa e rimane sospesa a metà della duna o s’insabbia.

La nostra è una carovana di jeep – siamo 63 giornalisti provenienti da tutta Europa – e chi sta dietro deve fermarsi e aspettare che chi è rimasto “intrappolato” venga aiutato dagli addetti a questo lavoro per riprendere il percorso.

E’ emozionante vedere come questa 4 x 4 riesca a superare queste “colline” dorate mettendosi anche di traverso e lasciando anche la via percorsa dalle altre auto. Mi diverte questo andare su è giù perché mi ricorda un po’ le montagne russe, lo “sballottamento” da una parte all’altra un po’ meno, ma a bordo si ride.

Il set di Star Wars…

Il nostro autista è molto bravo, e dopo averci fatto provare l’emozione di una discesa veramente ripida e lunga, riesce a portarci su una duna molto alta dove ci attende una bella sorpresa. Siamo nel bel mezzo del deserto e in cima alla duna c’è una tavola imbandita per offrirci un cocktail che si protrae fino al tramonto.

E’ un momento incantevole, di grande suggestione e bellezza. Siamo gli unici esseri umani in quel posto dove camerieri vestiti nella maniera tradizionale ci offrono bevande e assaggini. Ci regalano anche il manto con cappuccio che portano i tunisini berberi.

Il mio è bianco, ma è talmente lungo e largo che mi sento un po’ “Cucciolo”, il più piccolo dei sette nani. Ma è caldo e non m’importa nulla se sono buffa con il “burnus”. Fa freddo perché c’è molto vento”, ma i brividi li ho perché mi trovo lì, in un incredibile ed inimmaginabile scenario di grande poesia.

Ma ogni cosa ha la sua fine e così, quando fa buio, ci rechiamo nel sito che ha ospitato il film “Star Wars”. E’ buffo rivedere le piccole e strane case viste nella pellicola, così come siamo buffi quando facciamo la fila per farci fotografare a fianco delle persone che indossano i costumi dei vari personaggi del film: Lord Dart Fener, Luke Skywalker, Obi Wan Kenobi, la principessa Layla e i soldati.

Forse non siamo cresciuti…ma questo ritorno all’essere quasi adolescenti non mi dispiace affatto. Giovani e meno giovani ci tengono ad avere anche questo ricordo impresso nelle schede delle macchine digitali.

Si torna a Tozeur, questa volta senza attraversare il deserto ma lungo una strada che porta direttamente in albergo.

Il mattino dopo lasciamo definitivamente Tozeur, le cui case ricoperte da mattoncini sono una prerogativa del luogo come le tante palme che producono i datteri, i famosi Deglat en Nour – il cui significato è “dita della luce”. La popolazione vive di agricoltura, artigianato e commercio. Oggi è una delle località più note della Tunisia e stanno sorgendo alberghi di buon livello per soddisfare la richiesta di posti.

Qui, fra novembre e dicembre si svolge il Festival delle Oasi con danze popolari, corse di cammelli e processioni. Un evento sicuramente da non perdere.

Riprendiamo il cammino e ci avviamo verso Douz, la più sahariana delle città delle oasi del sud, definita la porta del deserto. Ogni anno si svolge il Festival Internazionale del Sahara all’interno del quale trovano spazio antiche tradizioni, la cultura berbera, concerti, spettacoli di danza e gare sportive. Un’altra manifestazione che sarebbe piacevole e interessante vedere.

Il lago dei miraggi…

Attraversiamo Chott el Djerid, meglio conosciuto come il lago salato, una vasta depressione che in parte è sotto il livello del mare e che nacque circa 1.5 milioni di anni fa. Un tempo doveva esserci stato il mare che poi si è prosciugato. L’acqua piovana che cade in inverno evapora velocemente, così ciò che si vede ora è una specie di grossa pellicola o crosta molto luccicante che da l’impressione che ci siano tanti cristalli o diamanti disseminati ovunque.

E’ un deserto di sale dove ci sono anche delle zone con l’acqua e in alcuni punti il sale si è divertito a generare forme strane. Sono i sedimenti che nei giorni molto caldi donano al lago salato un aspetto molto suggestivo ed è facile, per effetto della rifrazione della luce, avere l’impressione di vedere cose che in realtà non ci sono. Sono i miraggi per i quali è famoso Chott el Djerid.

Un concerto a Timbajine…

E’ molto lunga la strada che divide in due parti il lago salato e la percorriamo perché ci porterà a Timbajine, una montagna rocciosa che da lontano somiglia un po’ ad Ayers Rock, in Australia, o a Monument Valley, in Arizona. Su questa montagna è stato preparato per noi un concerto dal titolo “musica e silenzio” ed è così suggestivo e strano ascoltare – oltre al sibilo del vento – il suono del liuto, del violoncello, del sassofono e di altri strumenti, oltre alla voce di un tenore e a quella calda di un attore tunisino che declama testi che parlano di amore.

E’ inaspettata l’emozione che mi provoca il trovarmi sulle pendici di questa montagna, seduta su un sasso ad ascoltare in silenzio, non solo con le orecchie, ma anche con il cuore e la mente questo scenografico spettacolo. Intanto, nuvolette di sabbia finissima si alzano in maniera non uniforme sulla montagna per effetto del vento.

E’ strano osservare che si alzano un po’ da una parte e un po’ dall’altra, alcuni sembrano dei mulinelli, ma la sabbia è talmente sottile che gli abiti e i capelli sono pieni di quella che sembra essere polvere tanto è composta di minuscoli granelli.

E’ bello il concerto e magnifico il contesto nel quale si svolge. Si ascolta e si riflette. Sensazioni indimenticabili e particolari che non mi era mai capitato di provare altrove. Di nuovo brividi sotto il giaccone e non di freddo.

Il campo tendato. Non per tutti ma per chi riesce a “sopravvivere” senza gli agi di un albergo…

Procediamo ancora per arrivare nel campo tendato. Di nuovo il paesaggio è solo desertico ma la sabbia è color oro, bellissima. Ancora dune e ancora jeep in difficoltà. Scendiamo per toccare quella sabbia finissima che lasciamo scendere dalle mani.

E’ tiepida e vola via velocemente. Il mio autista tiene la mano ben salda sul cambio e supera ogni difficoltà. E’ una sfida continua questo salire e scendere dalle collinette. Il vento soffia forte e le dune sembrano “vive” perché la sabbia si muove e crea continue onde in superficie.

Arriviamo al campo che è quasi buio e ognuno prende posto nella tenda assegnata. Siamo al campo Mars ma ci sembra di essere sulla luna. Non c’è la corrente elettrica, ci sono solo 4 toilette senza doccia e nelle tende una candela e una piccola torcia sono l’occorrente per poterci vedere in quel buio totale.

Una specie di water closet è stato ricavato in una parte della tenda ed è riparato dagli sguardi degli altri. Ma non c’è acqua, solo segatura da gettare all’interno e salviette detergenti per poterci lavare.

Anche il ristorante dove ceniamo è illuminato dalle candele. E’ un eco-campo tendato che viene utilizzato nel periodo meno caldo. E’ tutto ordinato e si sopravvive tranquillamente anche senza fare la doccia per un giorno.

Ma io, che mi definisco un po’ Mary Poppins perché vado sempre in giro con un borsone pesante, ho con me 2 bottiglie piene di acqua… e così la doccia non mi è mancata.

Durante la notte piove, sì piove e siamo in pieno deserto! E’ incredibile e impensabile! Accade così raramente, ma l’abbiamo avuta ed è stato un bene per le piante ei piccoli animali che vivono in quell’ambiente selvaggio. Ma, al mattino, la sabbia è asciutta e il sole ci fa nuovamente compagnia.

La sabbia riprende il suo colore brillante e noi ci rimettiamo in marcia in fila indiana per percorrere a ritroso il tragitto che ci porterà lontano da questo mondo silenzioso, che solo i motori delle jeep e le voci umane riescono a rompere.

Non è un addio, il richiamo del deserto è troppo forte per non pensare di tornarci al più presto. E il Sahara tunisino è il più vicino e ancora da scoprire.

Liliana Comandè

Tunisia: oasi e deserto, le parti più affascinanti di un paese che non ha solo belle località balneari, siti archeologici e interessanti città.
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Indonesia:l'arcipelago della diversità e della bellezza

3 Marzo 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Indonesia:l'arcipelago della diversità e della bellezza

Bali, Lombok, Java, Jakarta, Sumatra… c’è ancora tutto un mondo da scoprire.

L’Indonesia, con le sue 14.000 isole allineate a semicerchio lungo l’immaginaria linea di confine che virtualmente separa l’Oceano Pacifico dall’Indiano, è un mosaico di popoli e culture in cui ogni isola è diversa dalle altre e, tuttavia, ciascuna di esse si riconosce nelle radici di una comune origine geologica che a tutte ha donato, con eguale generosità, una natura insospettatamente fertile e al tempo stesso selvaggia, che ovunque si sposa con una cultura antica, profondamente radicata nei culti magici e nelle tradizioni popolari, sopravvissuti miracolosamente intatti alle aggressioni del turismo internazionale.

Uno spensierato turismo balnearvacanziero, al quale l’Indonesia deve la sua straordinaria crescita economica e lo sviluppo di una mentalità imprenditoriale che hanno portato gli operatori turistici delle “località minori”, stanche di vivere all’ombra del mito balinese, a rivendicare, forse con un pizzico d’ingratitudine, una maggiore attenzione da parte delle autorità governative.

E’ vero, l’Indonesia non è solo Bali. E tuttavia, proprio al richiamo esercitato dall’indiscutibile fascino di Bali, l’isola degli dei, l’Indonesia deve molto. I flussi turistici e valutari diretti verso quest’isola “regina”, oltre a consentirle di giocare il ruolo di prima donna nelle programmazioni sull’arcipelago e di dotarsi di uno standard alberghiero di tutto rispetto, hanno altresì trainato lo sviluppo economico di un Paese altrimenti dedito ad un’agricoltura abituata a venerare la montagna come la vera divinità dispensatrice di una ricchezza faticosamente conquistata con un sapiente lavoro di terrazzamenti coltivati a riso (in Indonesia, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, la pesca è poco praticata se non per la ricerca del corallo, utilizzato a scopo ornamentale dal ricco artigianato locale).

Indiscutibilmente bella tra le belle, il primato di Bali è oggi insidiato dall’iniziativa degli operatori delle isole minori, consapevoli che vulcani, foreste, mare limpido, spiagge invitanti, antichi templi e, soprattutto, tradizioni e folklore locale sono “atout” comuni anche ad altre splendide destinazioni dell’arcipelago, colpevoli solo di essere rimaste ai margini delle iniziative promozionali che hanno portato l’inarrivabile sorella alla ribalta dei circuiti consigliati al turismo internazionale.

L’Indonesia è una Repubblica attualmente suddivisa in ventisei province, a loro volta ripartite in distretti (kabupaten) che fanno capo ad un ufficio governativo. La popolazione, che dopo aver subito la dominazione olandese, negli anni sessanta, ha finalmente ottenuto l’indipendenza, è un miscuglio di razze in cui convivono armonicamente influenze cinesi, indù e polinesiane.

LOCALITA’ TURISTICHE:

Il fascino di Bali è indiscutibile ed unico. Basta visitarla per comprenderne le ragioni: la sua tradizione induista, in un Paese altrimenti di stretta osservanza musulmana, ha eretto nel corso dei secoli più di mille templi ed accompagna, scandendone i lenti ritmi quotidiani dalla nascita sino alla morte, i riti millenari di un popolo la cui straordinaria vena artistica trova libero sfogo in danze, musiche e creazioni artigianali ispirate dalla sorprendente bellezza dei paesaggi balinesi.

L’ospite (Tamu, in lingua balinese) è sempre il benvenuto in un’isola che la sua gente considera proprietà degli dei, e resterà rapito dalle spiagge protese verso un mare ancora incontaminato, avamposti di un mondo che, nel suo interno, nasconde fresche colline vulcaniche ed insospettati tappeti di risaie dal verde accecante.

Partendo da Denpasar, centro amministrativo e commerciale dell’isola, si possono effettuare alcune interessanti estensioni. A Besakih, nell’interno, sorge il più antico santuario di Bali: un complesso templare situato a circa 1.000 metri di altezza, lungo le pendici del vulcano Gunung Agung.

Ai piedi del vulcano Batur, uno dei tanti rilievi vulcanici che movimentano i paesaggi indonesiani, si trovano l’omonimo tempio ed il villaggio Kintamani, entrambi distrutti e ricostruiti in seguito all’eruzione del 1926.

Altre escursioni da non perdere fanno tappa a Tampakiring, dove sorge il tempio di Gunung Kawi (risalente all’XI secolo), a Bedugul dove, su un promontorio che si affaccia sul lago Bratan, si può ammirare il tempio di Ulu Danu (dedicato a Dewi Danu, la dea delle acque) ed a Mengwi, ex capitale dell’isola, con il tempio di Pura Taman Ayun.

Con pochi minuti di volo da Bali, alla cui vicinanza deve parte della sua notorietà e da cui ha mutuato tradizioni religiose e stili architettonici, si raggiunge Lombok, che in lingua locale significa sincero.

Agli amanti del “diving” Lombok offre la possibilità di indimenticabili immersioni tra barriere coralline di rara bellezza, popolate da flora e fauna tropicali uniche al mondo. Questi sono gli ingredienti con cui quest’isola propone una vacanza balneare che gli amanti del “diving” non dimenticheranno e che tuttavia non esclude la possibilità di immersioni, questa volta a carattere culturale.

A Lombok, l’influenza di Bali è presente un po’ ovunque: dal Palazzo Taman Mayra, sede della corte reale del precedente regno balinese, con l’adiacente tempio di Pura Meru, al vecchio Palazzo d’Estate di Narmada, residenza estiva del re, circondato da splendidi giardini e da fontane con suggestivi giochi d’acqua.

Infine, la zona sud-orientale di Lombok, con i cui villaggi, permette di entrare in contatto con l’antica tribù dei Sasak, le cui donne, avvolte nei loro neri costumi tradizionali, sono depositarie di ancestrali tecniche di lavorazione di tessuti e terracotta.

Java è l’isola più popolata dell’arcipelago e la quinta per estensione. Il tour dell’isola non può che partire da Jakarta, la capitale dell’Indonesia. Affacciata sul Mare di Giava, Jakarta è una metropoli moderna che, oltre ad offrire ottime opportunità di shopping, conserva numerosi spunti d’interesse storico-culturale tra cui la Chiesa portoghese, che risale al 1693, lo Stadthuis, eretto nel 1627 per ospitare la sede della Compagnia delle Indie Orientali, e il Museo Centrale, voluto dagli olandesi nel 1778, in cui è possibile ammirare alcune delle più belle vestigia della cultura indugiavanese.

Per chi ama la vita notturna, la città offre una vasta scelta di locali notturni e di ristoranti tipici. L’itinerario giavanese può quindi proseguire con una sosta alla meno caotica, deliziosa Yogyakarta.

L’antica capitale del sultanato, distesa nelle fertili pianure del centro-sud dell’isola, oltre alla possibilità di visitare il Palazzo del Sultano e di ammirare le tecniche di realizzazione dei famosi batik e di altri oggetti tipici dell’artigianato locale, la città offre l’opportunità di effettuare un’escursione al vicino tempio di Borobudur, il più grande complesso buddista del Sud-Est asiatico, ed a Prambanan, dove si trova il più esteso gruppo di tempi induisti dell’isola, composto di oltre 240 edifici, tutti risalenti al IX secolo.

Infine, vale la pena approfittare di un viaggio in Indonesia per ammirare le foreste di sandalo di Sumba, i vulcani di Timor, i villaggi di Sumatra, con le sue case a forma di barca abitate dai Batak, uno dei popoli più antichi dell’arcipelago, e l’isola di Komodo, dove sopravvivono alcune colonie di varani, discendenti diretti dei dinosauri ed attualmente classificati tra le specie animali più antiche del mondo.

Per concludere, una sosta a Celèbes (Sulawesi). Partendo da Ujung Pandang, nella zona meridionale dell’isola, ci si può spingere fino a Tanah Toraya, la regione dei Toraya, alla scoperta di una popolazione vissuta, sino a tempi non remoti, in un isolamento che le ha permesso di conservare intatte le sue antiche tradizioni tribali, le sue interessanti tecniche edilizie ed i suoi antichi usi funerari.

In ricordo delle migrazioni per mare che dalla Malesia li spinsero sino a Celèbes, i Toraya vivono tuttora in curiose e tipiche case fatte a forma di barca.

Liliana Comandè

Indonesia:l'arcipelago della diversità e della bellezza
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Brasile: paese dalle tante bellezze

20 Febbraio 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Brasile: paese dalle tante bellezze

Natura, chiese e magia sono il mix affascinante di una nazione conosciuta soprattutto per l’allegria della sua gente.

Forse non esiste al mondo un altro paese ricco di contrasti e vario come il Brasile.

Un paese immenso, esteso per 8 milioni e mezzo di Kmq., 27 volte l’Italia, modernissimo per certi aspetti, come si può notare vedendo i grattacieli di San Paolo o la capitale Brasilia, gioiello di urbanistica ed architettura, “nata” il 21 aprile 1960 sul Planalto a 1100 metri d’altezza, laddove c’era una distesa di terra rossa punteggiata di radi alberi, oppure ricco di sapore coloniale, con chiese e palazzi in stile barocco lusitano, come si può vedere in città come Salvador de Bahia, Recife, Olinda e Ouro Preto.

O ancora, luoghi dove la commistione tra una natura selvaggia e i monumenti della civiltà trapiantata dall’Europa sorprende il visitatore, come a Manaus, nel cuore dell’Amazzonia.

Vetrina e quintessenza di questo mondo composito è Rio de Janeiro, porta del Brasile, per chi giunge in aereo e dall’altro può ammirarne l’ampia e sinuosa baia sovrastata dal Pao de Azucar, il Pan di Zucchero; approdo naturale, come fu anche per i navigatori portoghesi che qui giunsero cinque secoli fa.

Rio è famosa per il carnevale. Ma il suo spirito festoso aleggia tutto l’anno in luoghi celeberrimi come Copacabana, dove grandi alberghi e lussuose residenze si affacciano su una spiaggia perennemente affollata di bellezze femminili dalla pelle con differenti gradazioni di colore o di ragazzi che giocano al pallone sperando di emulare il “mitico Pelè.

Altra stupenda spiaggia è Ipanema. Ci si può fermare sorseggiando, in uno dei tanti bar, una “caipirinha”, tipica bevanda brasiliana a base di limonino e distillato alcolico di canna da zucchero, o gustando una “feijoada”, una fagiolata tutta speciale.

Si può salire al Corcovado per rendere omaggio alla gigantesca statua del Cristo Redentore e godere dall’alto la magnifica vista della città oppure sul Pan di Zucchero, all’ora del tramonto, per ammirare il suggestivo spettacolo della baia tutta illuminata dalle luci degli yacht e delle barche ormeggiate.

Merita una visita il Giardino Botanico, che ospita innumerevoli piante esotiche.

All’interno, in una foresta subtropicale al confine con l’Argentina e Paraguay, raggiungiamo le cascate di Iguazu, immensa massa d’acqua che precipita in uno strapiombo largo tre chilometri, sollevando nuvole di spruzzi. Qui, la natura, si esibisce in una delle rappresentazioni più belle del mondo.

Per molti, invece, il vero cuore del Brasile è costituito dal Nordeste, dove l’incanto della natura, il clima perennemente estivo, la presenza di città ex coloniali dal fascino ineguagliabile, la mescolanza delle razze, bianchi discendenti dei primi conquistatori, neri discendenti dagli schiavi africani, indios autoctoni, hanno creato un sorprendente cocktail di culture e di folclore, al di là degli inevitabili problemi sociali.

Il Brasile vanta ottomila chilometri di coste, dove si ritrova, appena fuori dalle città, un susseguirsi di spiagge, dune e scogliere contro cui si infrangono fragorose onde oceaniche; oppure la furia del mare si stempera dolcemente laddove promontori e scogliere, formando tranquilli bacini, fanno meglio assaporare l’aspetto selvaggio dei luoghi.

Da Ilheus, capitale mondiale del cacao, a Salvador de Bahia e, spostandoci ancora più su , verso Aracaju, Recife, Olinda, Natal, Fortaleza e avanti fino a Belem, abbiamo infinite spiagge, dove si incontrano piccoli villaggi di pescatori e alcuni villaggi turistici, spesso esclusivi, che appena scalfiscono la stupenda solitudine dei luoghi.

Visitiamo le città. Recife, con le belle chiese del centro storico, o la vicinaOlinda, rimasta intatta, sulla collina tra gli alberi, con antichi palazzi, conventi e una dominante cattedrale. O, ancora, la celebrata Bahia, con le spiagge, i forti portoghesi sul mare, il colorito Mercato Modelo, e l’affascinante parte alta, raggiungibile con un ascensore blu in “art decò”, che si raccoglie attorno alla piazza del Pelourinho, quartiere totalmente restaurato. Bahia è la patria del “candomblè”, miscuglio di magia e sincretismo religioso, per cui si venerano gli “orixas”, divinità di origine africana, accanto a santi cattolici, e i riti si stemperano in pratiche di magia, ma anche in feste e balli, come il samba.

Bahia è la più grande città sulla costa nord-orientale del Brasile e prima capitale coloniale. La città è una delle più antiche del paese e ill suo centro storico, chiamato Pelourinho, è noto per la suaarchitettura coloniale e per i monumenti storici. Dal 1985 l’Unesco l’ha dichiaratoPatrimonio dell’Umanità. Oggi è ricco di locali e di ristoranti dove si può mangiare, cantare e ballare all’insegna della più sfrenata e contagiosa allegria.

E ancora, Natal, con il grandioso forte dos Reis Magos e le infinite dune di sabbia dorata dove si possono effettuare escursioni a bordo di piccole jeep. E Fortaleza,con un fronte di moderni grattacieli lungo la spiaggia. Infine Belem, alla foce del Rio delle Amazzoni, porta verso l’immensa foresta amazzonica, dedalo di fitta vegetazione, fiumi e paludi, dove vivono tribù indigene isolate ed una fauna svariata: giaguari, tapiri, armadilli, rettili, aironi, pappagalli e scimmie. Nelle acque, caimani, delfini e tantissimi pesci, tra cui i piranha. La maggiore attrazione è costituita dal Pantanal, ai confini con la Bolivia, zona palustre estesa per 100 mila kmq, dove convivono 600 specie di uccelli.

Liliana Comandè

Brasile: paese dalle tante bellezze
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Abruzzo: polmone verde d'Italia e d'Europa

18 Febbraio 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Abruzzo: polmone verde d'Italia e d'Europa

Una Regione verdissima dove i Parchi sono un baluardo per molte specie di animali e dove la natura custodisce tesori botanici unici.

Un blocco calcareo di circa 2400 metri gravita sulla testa di chi affronta gli 11 km del traforo che collega l’Aquila a Teramo. Percorrendoli si avverte distintamente la sensazione di trovarsi nel ventre della montagna, ammirata la sua imponenza poco prima di essere ingoiati dalla bocca scura del tunnel. Il Corno Grande, austero gigante della dorsale appenninico sopporta i transiti automobilistici ed è tollerante anche nei confronti di chi quotidianamente spinge ancora più in basso, nelle sue viscere dove il silenzio è assoluto, per raggiungere il laboratorio di fisica nucleare del Gran Sasso d’Italia.
Poco distante, al centro del Fùcino, ampia conca intermontana strappata alle acque di quello che fu il terzo lago d’Italia, le parabole di Telespazio fungono da ponte di collegamento con il cosmo e sbirciamo il movimento delle dirimpettaie turbine eoliche che a Collarmele, paese del vento, accumulano energia alternativa.
L’alta tecnologia sfida così l’immagine oleografica di quell’Abruzzo dagli assolati pianori su cui regnano greggi al pascolo e strappa la regione da un contesto bucolico che ha fatto il suo tempo. L’Abruzzo è cresciuto ed ora ha voglia di far valere tutte le sue potenzialità, soprattutto in ambito turistico. Su una superficie di oltre 10 mila km2 si concentrano le massime elevazioni della dorsale appenninica che fanno dell’Abruzzo una delle regioni più montuose dello Stivale, mentre nei 130 km abruzzesi il litorale adriatico alterna tratti di arenile dalla sabbia fine a piccole cale movimentate da scogliere.
Morbide colline tappezzate di ulivi e viti, valli fluviali dai contorni corrugati e balze montane bonarie si animano di centri artistici dalla bellezza schietta, che custodiscono preziosità di un’arte sobria, in cui il romanico-cistercense ha dato il meglio di sé. Ma è sul piano della natura che l’Abruzzo offre un’immagine unica e da repertorio: tre Parchi Nazionali, un parco regionale e 37 riserve naturali (tra cui alcune costiere e lacustri) fanno di questa porzione centro-peninsulare d’Italia il polmone verde d’Europa con oltre il 30% di territorio protetto.
Il Parco Nazionale d’Abruzzo, storico emblema della salvaguardia ambientale, è stato ovunque degno ambasciatore della regione ed ha fornito gli stimoli per la creazione del Parco Nazionale Gran Sasso-Monti della Laga e del Parco Nazionale della Majella, istituiti nel 1991.

Dei tratti più caratteristiche di queste aree protette si possono citare quelli che determinano una sorta di primato: il Corno Grande del Gran Sasso il tetto dell’Appennino con i suoi 2912 metri, racchiude il ghiacciaio più meridionale d’Europa, costantemente monitorato per analizzare l’andamento climatico della terra. Poco più in basso, sul versante aquilano a 1800 metri di quota l’altopiano di Campo Imperatore (intitolato a Federico II che in Abruzzo lasciò un buon ricordo di sé) si snoda solenne per molti km ed ha fornito scenari di grande effetto per diversi film (Lo chiamavano Trinità, Lady Hawk, Francesco, La piovra 8, King David, Il viaggio della sposa) ed alcune spot pubblicitari.
A sud-est le ultime propaggini del Gran Sasso toccano le sponde del fiume Pescara, immediatamente oltre il quale si estende il Parco della Majella, la Domus Christi di petrarchesca memoria per la frequentazione di santi ed eremiti, primo tra i quali Pietro da Morrone che nelle vesti di Celestino V promulgò la Perdonanza (indulgenza plenaria per i fedeli al passaggio della Porta Santa di Collemaggio – L’Aquila – il 29 agosto di ogni anno). Nel visitare gli eremi da lui ricostruiti, le cui mura assecondano i fianchi di una montagna contaminata di sacralità e dal fascino irresistibile, è facile capire perché Celestino volesse ritornare alla Montagna Madre dopo il “gran rifiuto” proclamato ad appena cinque mesi dall’elezione al soglio pontificio. I selvaggi valloni e gli estesi pianori carsici d’alta quota custodiscono, inoltre, il tesoro botanico della Majella, stimato in oltre 1800 specie tra cui moltissime esclusive di questa montagna, mentre orsi, lupi, camosci, cervi, caprioli, aquile e lontre danno segni confortanti della loro presenza.
L’impegno ambientalista abruzzese ha vinto molte battaglie, eppure sono occorsi decenni per comprendere che tutelare un territorio naturale non significa divieto assoluto, ma protezione e gestione di un patrimonio unico ed irrepetibile. Certo non è facile né meccanico convivere con direttive che sembrano relegare l’uomo all’ultimo posto, eppure il tempo ha dato ragione.

Se non si fosse strenuamente difeso il concetto di conservazione ambientale, oggi il Parco Nazionale d’Abruzzo non potrebbe vantare milioni di turisti che, con il loro continuo movimento, garantiscono un ritorno economico alle popolazione locali e non sarebbe riuscito a dare sufficiente stimolo al Gran Sasso, alla Majella e alle riserve che proteggono gli ecosistemi più disparati.
I parchi d’Abruzzo, custodi di retaggio di biodiversità montana e costiera disseminati di tesori artistici da scoprire, oltre a delineare l’identità più vera di questa regione per troppo tempo insicura della sua immagine, si apprestano ad essere il traino portante di un’economia turistica in cui ambiente, qualità della vita e turismo ecosostenibile, più che semplice orientamento formale, rappresenta un preciso modo di essere.

Naturalmente genuino.

Liliana Comandè

Abruzzo: polmone verde d'Italia e d'Europa
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Seychelles:Un arcipelago ancora incontaminato la cui bellezza fa rimanere senza fiato.

8 Febbraio 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Seychelles:Un arcipelago ancora incontaminato la cui bellezza fa rimanere senza fiato.

Il nome è indubbiamente melodioso e ricco di fascino esotico e chi non ha mai visitato anche una sola delle tante isole che ne compongono l’arcipelago, non può immaginarne la grande bellezza. Una bellezza che spazia dal mare limpido e cristallino alle bianchissime spiagge, dalla vegetazione rigogliosa, piena di colori e di profumi, alla popolazione creola ben predisposta all’accoglienza del turista. Nel mondo, fortunatamente, ci sono ancora alcuni luoghi incontaminati e le Seychelles, a pieno diritto, possono definirsi tali. Un Governo lungimirante, infatti, da molti anni ha a cuore la conservazione del suo ecosistema impedendo anche la costruzione di nuove strutture alberghiere per non alterarne l’equilibrio.

Niente turismo di massa, quindi, nessun sovrappopolamento in ogni periodo dell’anno. Tutto rimane circoscritto nell’ambito di un turismo che non altera l’armonia delle isole, della sua flora, della sua fauna e della sua popolazione.

Le Seychelles sono un grande patrimonio naturale da rispettare e conservare per tutta l’umanità. È questo il compito che i seychellesi si sono prefissati da tanti anni e che ogni “buon” turista, consapevole dell’importanza del mantenimento di un simile paradiso, dovrebbe aiutare a proteggere e a conservare. Un turista con una coscienza ecologica è il miglior turista che queste meravigliose isole possano ospitare.

Conosciamone un po’ la storia…

Le Seychelles, oltre 65.00 abitanti distribuiti su una trentina di isole in parte coralline e in parte granitiche, si trovano nell’Oceano Indiano a 1.100 Km circa a nord est del Madagascar e poco più a sud dell’equatore. Scoperte dai portoghesi nel XVI secolo, furono colonizzate dal francese L. Picault, inviato dal governatore delle Mascarene, che le chiamò inizialmente “Boudonnais”. Nel 1756 passarono alla Compagnia Francese delle Indie Orientali con il nome di Seychelles, derivato dal cognome dell’intendente generale delle finanze sotto Luigi XV, Moreau de Seychelles. Sotto Napoleone, invece, divennero luogo di deportazione di detenuti politici. Con il trattato di Parigi del 1814 le Seychelles vennero cedute agli inglesi ma nel 1976 hanno ottenuto l’indipendenza. I primi abitanti si stabilirono alle Seychelles un paio di secoli fa ed erano costituiti da schiavi liberati dalle navi negriere, da coloni di origine francese, da indiani e cinesi. Tutte queste unioni hanno dato origine alla bella razza creola che vive soprattutto a Mahè, e in particolare a Victoria, capitale e centro vivacissimo con il suo mercato pieno di banchi di pesce, di frutta esotica, di oggetti di artigianato locale e con un’incredibile miniatura del Big Ben londinese “ che campeggia” nella piazza centrale.

Le prime impressioni…

Appena si esce dall’aeroporto di Mahé, non si può fare a meno di notare che il paesaggio è molto più bello di quello che viene descritto da chi già ha avuto la fortuna di visitare le Seychelles. Si rimane stupefatti davanti alla vegetazione lussureggiante e varia. Ovunque palme, banani, felci, enormi acacie dai fiori rossi, fiori profumati, filodendri che si arrampicano sulle palme, alberi del pane, takamaca – tipico albero locale che cresce e quasi si adagia con il suo tronco e le verdi foglie sulle candide spiagge – e tantissime piante, che da noi raggiungono a malapena il metro di altezza, e qui, invece, sono alberi “vigorosi”.

Lontani dal traffico delle città, e liberi di respirare aria priva di smog, è facile farsi condizionare dai ritmi lenti e rilassati degli abitanti del luogo. Un inconsueto profumo di terra, piante, fiori e mare permea l’aria dell’isola più grande, così come quella di Praslin e La Dique – le altre due isole più conosciute dell’arcipelago.

Qui è tangibile il trionfo della natura rispetto all’uomo. Gli occhi si beano di tanto splendore e non possono fare a meno di ammirare le lunghissime e candide spiagge – orlate da alte palme e da takamaca – il mare, veramente incontaminato e di un colore che si fonde facilmente con quello del cielo; la fitta vegetazione, la varietà di uccelli che volano a bassa quota e sembrano non aver paura dell’uomo.

Vale proprio la pena di girare le isole e conoscerne sia i luoghi più nascosti e più belli, sia gli abitanti e il loro modo di vivere semplice e a stretto contatto con l’habitat. Al tramonto, in un’atmosfera che ha il sapore di tempi lontani, è facile incontrare gruppi di pescatori che sulla riva di una qualsiasi spiaggia scaricano dalle loro barche il pesce appena pescato. Nessuno grida, nessuno ha fretta, e il pesce viene spostato dalle piccole imbarcazioni con la massima calma.

Le semplici case dei seychellesi sono circondate da giardini nei quali gli alberi di papaya e banani sono carichi di buoni frutti. I bambini sono molto socievoli belli, con la loro pelle vellutata e gli occhi scuri, e si lasciano fotografare volentieri anche quando si incontrano all’uscita della scuola. Come in ogni altro posto del mondo – tranne in Italia – Indossano tutti ordinatamente la divisa scolastica, anche i ragazzi delle scuole superiori.

Cosa si può fare?

Oltre alle escursioni che si possono effettuare all’interno di Mahé, è consigliabile quella al Parco Marino di Sainte Anne. Un’immersione nel suo reef, con maschera e boccaglio, è una delle esperienze più entusiasmanti che si possano provare. La barriera corallina pullula di vita e la moltitudine di pesci e coralli variopinti la fanno quasi somigliare ad un giardino fiorito.

Il paesaggio sottomarino è quantomai affascinante: coralli rossi, blu, neri e bianchi, a gruppi o isolati, formano una specie di scenografia unica nel suo genere, mentre pesci di piccole e medie dimensioni e dai nomi curiosi, come quello di pesce-leone, pesce-angelo, pesce-Picasso – nuotano tranquillamente fra questi organismi viventi.

A chi piace tuffarsi in un mare dal colore inimmaginabile, ma non protetto dal reef, per cui è spesso “mosso” con delle alte onde, non deve perdere l’occasione di farlo ad “Anse Intendence”, dotata anche di una larga e bianca spiaggia sulla quale si può sostare in tutta tranquillità.

Praslin, candide spiagge e foresta primordiale

Non si può andare alle Seychelles e non soggiornare o visitare la sua seconda isola, per grandezza, Praslin. Di origine granitica e meno montagnosa di Mahé, Praslin ha le spiagge sabbiose di un colore bianco così abbagliante che è quasi impossibile guardare la sabbia senza indossare gli occhiali da sole. E’ ricoperta da una fitta e insolita vegetazione che raggiunge il suo culmine nella Vallée de Mai, foresta incontaminata e unico posto al mondo – e unica isola delle Seychelles – dove cresce spontaneamente quel frutto raro che è il “coco de mer”, così somigliante agli organi genitali maschile e femminile da suscitare sempre tanto stupore fra le persone che hanno la fortuna di osservarlo da vicino. Una leggenda locale narra che il suo nome derivi dal fatto che fosse il frutto di un grande albero sottomarino, mentre un’altra – più affascinante ma non credibile – racconta che l’accoppiamento delle due palme avviene nelle notti di tempesta e solo in quest’isola. Ma nessun essere umano può assistere all’incontro amoroso perché ne riceverebbe sciagure.

Nella Vallée de Mai è stato creato un percorso che permette di osservare questa specie di jungla primordiale nella quale, in alcuni punti, a malapena riesce a trapelare la luce. Fa impressione quando il vento fa muovere le palme perché le foglie, nello sbattere, riproducono un suono quasi metallico – simile a quello delle lamiere. Nella Vallée si ode soltanto il canto solitario di qualche uccello che rompe il silenzio di quel luogo incantato la cui bellezza selvaggia attira ogni anno numerosi turisti

Ma Praslin è nota anche per la bellezza di quella che qualcuno definisce la spiaggia più bella del mondo il cui nome, Anse Lazio (si, avete letto bene, è proprio Anse Lazio), ci sembra familiare perché è uguale a quello di una delle nostre regioni. Situata a nord ovest dell’isola, sulla sua bianchissima spiaggia c’è addirittura un piccolo lago nel quale si riflette il verde della vegetazione che ricopre un’altura situata alla sua sinistra.

Fa impressione vedere quello specchio d’acqua incastonato nella sabbia, ma anche le formazioni granitiche che si trovano sia a destra che a sinistra dell’ampia spiaggia, e che, se ci s’inoltra nei piccoli passaggi che ci sono nelle rocce – sulla parte sinistra – si può sostare nelle splendide insenature, tutte circondate da alti alberi di cocco i cui frutti cadono sulla sabbia. Descrivere lo splendido colore del mare e gli incontri “ravvicinati” che si effettuano con i suoi coloratissimi pesci potrebbe sembrare esagerato e ripetitivo, ma è la pura verità. Si può soltanto dire che è meraviglioso e indimenticabile poter nuotare in posti simili!

La Digue, i suoi graniti e la sua bellezza unica…

A circa 30 minuti di barca da Praslin c’è la Digue, intatto atollo dalle granitiche sculture e dalle inimmaginabili spiagge solitarie lambite da un mare trasparentissimo. Il suo fascino maggiore consiste nell’aver conservato l’antica atmosfera coloniale rifiutando – nei limiti del possibile – la modernità dei mezzi di trasporto meccanici.

Poche automobili sono adibite al trasporto delle merci, mentre per lo spostamento delle persone sono utilizzate le biciclette e alcuni carri trainati da buoi. Ma anche andare a piedi è piacevole perché in un’ora si riesce ad arrivare da una parte all’altra dell’isola. A La Digue, come in tutte le isole delle Seychelles, le palme sono le regine incontrastate della sua vegetazione, ma qui sono più alte che nelle altre isole.

Se ci si va a fine ottobre-novembre si possono osservare anche le numerose varietà di orchidee selvatiche che crescono nei cespugli che costeggiano i sentieri. La Digue è naturalmente protetta dal reef e le sue spiagge sono circondate dalle rocce granitiche che sembrano quasi volersi congiungere con il mare.

È su quest’isola che sono stati girati film come “Robinson Crosue” ed “Emanuelle”, perché ritenuto l’ambiente ideale per rappresentare – in quanto la ha – una natura incontaminata.

Le sue spiagge sono bianche o bianco-rosato e sono ricche di conchiglie e coralli (che è proibito, però, raccogliere). L’isola è nota per la lavorazione del cocco e della vaniglia ed è interessante visitare la “fabbrica” dove le noci di cocco vengono vuotate del guscio per prepararle alla trasformazione in olio da esportare poi all’estero. All’interno dell’isola, una grande roccia granitica e la visione di tartarughe giganti merita senz’altro una escursione.

Tanti motivi per tornare alle Seychelles…

Se si disponesse di molto tempo si potrebbero visitare anche le altre isole che compongono l’arcipelago perché ognuna è diversa dall’altra. Si potrebbe andare, ad esempio, a Denis Island, meta d’obbligo per chi pratica la pesca d’altura; a Bird Island, isola prediletta degli ornitologi e di chi ama il bird watching.

Da maggio a settembre, infatti, è il regno di oltre due milioni di uccelli che vi nidificano. Aldabra, inoltre, non è da trascurare perché è considerata una delle ultime meraviglie “al naturale”. È il più grande atollo al mondo – protetto e gestito dalla Fondazione isole Seychelles – nel quale vivono ancora allo stato selvaggio le tartarughe giganti. Ormai solo ad Aldabra e alle Galapagos si possono osservare queste enormi testuggini che altrove si sono estinte.

Ma le Seychelles meritano più di una visita anche per la sua gastronomia. La cucina creola, infatti, è l’esaltazione dei profumi e dei sapori dei prodotti naturali delle sue isole. Naturalmente gli ingredienti base sono il pesce e il riso sapientemente combinati con l’aggiunta di spezie esotiche. La frutta, poi, è veramente saporita: dalla papaya al mango, dal frutto della passione alle banane e all’ananas, si possono fare delle vere “scorpacciate” senza il timore di ingerire concimi chimici o degli OGM.

Liliana Comandè

Seychelles:Un arcipelago ancora incontaminato la cui bellezza fa rimanere senza fiato.
Seychelles:Un arcipelago ancora incontaminato la cui bellezza fa rimanere senza fiato.
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