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liliana comande

Reportage: Yucatan, seconda parte

11 Giugno 2015 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Reportage: Yucatan, seconda parte

CELESTUN: RISERVA DELLA BIOSFERA

Il Messico non offre solo siti archeologici e mare. Sicuramente è meno conosciuta per essere una delle nazioni che possiede una vastissima area denominata “Reserva de la Biosfera del Ria”.

Un paradiso per i naturalisti che si estende per circa 590 chilometri e si trova non molto lontana dal Golfo del Messico.

In questo estuario si incontrano le acque dolci dei fiumi con quelle salate del Golfo e questo ne fa un habitat ideale per quelli che sono la maggiore attrazione di questo eden: i fenicotteri rosa che raggiungono anche il considerevole numero di mille uccelli acquatici. A bordo di una barca ci si inoltra nelle sue acque poco profonde e si esplorano le meraviglie che si presentano agli occhi di chi ama la natura.

Non è facile incontrare tutti gli animali che vivono nella riserva, ma ci sono ben 300 specie di uccelli, fra i quali troviamo gli aironi, i pellicani, le garzette e i fenicotteri, oltre ai coccodrilli, iguane e tartarughe acquatiche. Inoltre, in questo estuario, vi sono lagune, saline, grotte e cenotes.

E’ una parte molto selvaggia e, qualche volta, si vedono i pescatori che, in un modo poco consueto, tentano di prendere i grossi gamberi, detti camarones, che in questa località vengono cucinati in maniera superba.

Si “naviga” fra spazi molto ampi e tunnel di mangrovie che formano una specie di “foresta” tanto fitta da far sembrare l’acqua “prigioniera” delle radici e dei rami che spuntano dai fondali azzurri.

Uccelli di ogni colore cinguettano stando fermi o svolazzando sull’intricato gioco di rami, come se fossero braccia pronte ad accogliere le piccole creature. A Celestùn c’è un mondo tutto da scoprire.

Qui si trova il Messico naturalistico, quello che fa estasiare davanti ad ogni cosa bella che la natura ci ha regalato, comprese le aquile e i gabbiani che volano tranquillamente nel ceruleo cielo.

CHICHEN ITZA’, SIMBOLO DEL MESSICO MAYA

Ma non si può visitare il Messico senza aver visto Chichen Itzà, il sito archeologico più noto del paese e visitato ogni anno da circa un milione ottocentomila turisti. Il nome significa “Sul bordo del pozzo degli Itzà” e all’inizio della sua storia su un centro molto florido Puuc e lo testimoniano i numerosi monumenti risalenti proprio a quell’epoca.

La città raggiunse l’apice nel 950 d.C., quando venne trasformata in uno dei principali luoghi di culto di Kukulcan, che è poi Quetzalcòatl, il Serpente Piumato, che è raffigurato sulla maggior parte dei monumenti. Il sito si estende per oltre 30 chilometri quadrati ed è suddiviso in differenti complessi architettonici e i più antichi risalgono al periodo Puuc.

Questi ultimi sono “Le Monache, formato dagli edifici Monache, Chiesa e Annesso, poi l’Akab Dzib, il Gruppo della Casa Rossa e la terrazza sulla quale sorge il Caracol. Ma il monumento più importante si trova proprio nella Piazza Centrale, che è circondata da una muraglia alta circa 6 metri. Si tratta della notissima piramide chiamata dagli spagnoli “El Castillo”, ma in origine il nome era Kukulcan.

E’ stata inserita fra le nuove 7 meraviglie del mondo e nel 1988 è stata dichiarata dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”. La grande piramide a nove gradoni è composta da 91 gradini per lato (sono 4) più 1 che serve a salire nel tempio che si trova in cima.

Il numero non è casuale perché corrisponde a 365 e sono i giorni dell’anno. La piramide è sormontata da un tempio ed è ricorrente la figura del Serpente Piumato. Nei giorni degli equinozi di primavera e autunno, un gioco di luci e ombre, dà l’impressione che i grandi serpenti scendano dalla piramide. Sotto il Castello è stata trovata un’altra Piramide con all’interno due sculture.

Una rappresenta un trono a forma di giaguaro rosso con incrostazioni di pietre verdi e sul dorso un disco a mosaico. L’altra è un “chac Mool”, nota scultura che rappresenta un uomo reclinato che sorregge sul ventre un piatto destinato alla raccolta delle offerte.

Ma anche qui ci sarebbero da menzionare tutti i monumenti ritrovati, dalla scalinata del “Tempio dei Guerrieri” al Patio delle mille Colonne”; dal Tempio delle Tavole al complesso noto come “il Mercato. All’interno c’è anche un cenote e, come sempre tutto ciò che riguarda il mondo Maya, c’è sempre l’aspetto del sacrificio umano (ma quanto sia vero non sia sa) e si racconta che vi venissero gettate vergini e bambini.

Uno dei punti forti del sito è senza dubbio il Campo da Gioco della pelota, il più grande che si conosca. Ai lati sono visibili due anelli scultorei che erano le nostre “porte” dove far passare la palla e sono decorati con due serpenti piumati intrecciati.

Ai lati del campo ci sono molti bassorilievi che rappresentano il gioco e le regole che si dice siano state piuttosto cruente, mentre alcuni dicono che, se il giocatore riusciva ad infilare la palla nello strettissimo foro dell’anello, la squadra vinceva subito la partita. A Merida, nel corso di una Festività, proprio davanti alla Cattedrale è stata giocata una partita di pelota con sette giocatori.

Tutto è stato preparato come ai tempi dei Maya e la partita è difficilissima perché non si tira con i piedi ma con le ginocchia, stando stesi per terra. Capita anche che si tiri con il corpo, ma il cerchio è in alto e non è affatto facile fare “goal”. E lo sforzo dei giocatori è enorme.
Nel complesso, il sito di Chichen Itzà è il migliore esempio della commistione stilistica del periodo postclassico Maya con influenze del Messico centrale.
Ecco, fin qui quello che si può vedere in una settimana di soggiorno ma, come ho già scritto, c’è ancora da visitare la regione del Chiapas, Città del Messico, la parte nord, Playa del Carmen ecc…Il Messico è vasto ed è abitato da 112 milioni di abitanti. Un viaggio non basta, ma sono sicura che se ci si va una volta, ci si ritorna.

C’è ancora troppo da scoprire su questo popolo costituito dagli indios, dai meticci e dai discendenti degli spagnoli. Un popolo che è passato dal sentimento religioso legato ai fenomeni della natura al cattolicesimo con l’invasione degli spagnoli.

Il sole, la pioggia e il vento furono sicuramente i primi dei di questo popolo di agricoltori, che furono i signori indiscussi della juta, ricavata dalla pianta di agave così come dall’agave azzurra è ricavata la tequila, bevanda tipica nazionale, e del tipico cappello denominato panama.

Il Messico, oggi, ha un collegamento in più, quello della Compagnia Blue Panorama che fa scalo a Merida. Un motivo in più, questo, per scoprire le bellezze e conoscere la storia di questo misterioso popolo.

LA GASTRONOMIA

La cucina è molto varia e saporita ed è diversa a seconda della regione. Piatto principale è la Tortillas, una specie di pane basso di mais o granoturco.

Poi i Tacos, una specie di crepes di mais, che possono essere riempite con carne, cipolle e verdure. Molto buono il Guacamole, ripieno di avogados, peperoni, cipolle e peperoncino.

Ottimi i piatti a base di carne e pesce e, soprattutto, i “camarones” gamberoni fritti con una specie di farina al cocco, servita dentro una metà di quest’ultimo nel quale si trova una deliziosa salsa di mango e cocco.

La frutta è tropicale e si trova di tutto: dalla papaia al mango, dall’ananas al melone e all’anguria. Fra le bevande, ottima la cerveza (birra) e la tequila.

STRUTTURE ALBERGHIERE

Chiaramente le strutture a Cancun sono molto grandi, ma c’è da scegliere secondo le proprie esigenze,
Noi siamo stati alloggiati all’Oasis Resort All Inclusive, un 4 stelle di 959 camere standard con vista mare e vista giardino. La struttura è sulla larga spiaggia ed è dotata di belle e scenografiche piscine. La posizione è ottimale perché si trova vicino alle principali attrazioni e allo shopping center.

Le camere sono spaziose con televisore via cavo e cassetta di sicurezza. Il bagno ha l’asciugacapelli e il set di cortesia. Attività sportive e intrattenimento, 10 ristoranti con cucina di varie nazionalità. Unico neo: WiFi a pagamento e neppure tanto economico. I bambini sono gratuiti in camera con i genitori fino a 12 anni.

A Cancun, il Westin Hotel & Resort ci ha fatto omaggio di una sauna in stile Maya. Una sauna particolare, che si trova in giardino ed è una specie di costruzione bassa in mattoni. Il prima e il durante la sauna, è accompagnato da un rituale in lingua Maya da una specie di “sacerdote” Maya. Il problema è per chi soffre di claustrofobia o il caldo eccessico provocato dall’acqua versata sulle pietre infuocate. Comunque è un’esperienza da provare. Dell’hotel abbiamo visto solo l’ottima Spa e constatato la gentilezza del personale.

A Merida, l’hotel è un vecchio convento francescano: il “Fray Diego”, un 3 stelle superior piccolo e raccolto. Si trova in zona centrale ed ha 26 camere molto tranquille, dotate di aria condizionata (un po’ rumorosa) e il ventilatore a soffitto.

Gli arredi sono semplici e alla parete, sopra il letto, c’è un grande crocefisso. C’è una piccola piscina e un piccolo giardino con una fontana e qualche statua che ricorda cosa era prima.

Ristorante, bar e centro business. Nell’armadio c’è la cassetta di sicurezza. Il bagno non è molto grande ma la doccia è ampia e c’è il set di cortesia. L’WiFi è gratuito.

A 15 minuti dal centro di Merida c’è la bellissima Hacienda Misnè, classificabile quasi come un 5 stelle, immersa in un parco curatissimo pieno di fiori e alberi che fanno da contorno a 43 camere e 8 suite molto ampie e ben arredate. Anche i bagni sono grandi e, chiaramente, tutti ben attrezzati. All’interno dell’Hacienda c’è una Spa e una piscina, vasche nel giardino e un ristorante completano un piccolo gioiello dove trascorrere una luna di miele o regalarsi un soggiorno in una struttura dove comfort e lusso vanno a braccetto.

Infine, per chi cerca un ambiente molto ricercato, il boutique hotel “Casa Lecanda”, è l’ideale. Solo sette camere suddivise fra il piano terra e il secondo piano. Queste ultime sono dotate di balcone con vista sui giardini. Entrambe le camere sono dotate di balcone un ponte di legno con zona relax Ogni camera dispone di un letto a baldacchino king size, angolo soggiorno, armadio TV a schermo piatto, mini-bar e cassaforte in camera. I bagni dispongono di una grande cabina doccia a pioggia. Questi i servizi : Minibar, Cassaforte in stanza, Ponte di legno, Tv a schermo piatto, Box doccia con Sky luce, Aria Condizionata, Ventilatori, Wifi, iHome docking station per iPod e sveglia , Accappatoi e pantofole, prodotti da bagno biologici. Le garden suite sono ad un livello ancora più elevato. Piscina e ristorante completano i servizi di questo piccolo albergo.

Comunque, in ogni località del Messico esistono hotel appartenenti alle più grandi catene alberghiere.

IL VOLO CON BLUE PANORAMA

La partenza da Roma su Cancun è avvenuta con un Boeing 767-300 della compagnia italiana Blue Panorama con scalo a Cuba.

Il ritorno è stato diretto ed è durato 11 ore. Ora Milano Malpensa è collegata a Merida ogni lunedì e dal 20 luglio al 7 settembre anche il venerdì. Una buona occasione per approfittare delle tariffe convenienti della compagnia e del volo senza scalo.

Reportage: Yucatan, seconda parte
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Reportage: Yucatan, un viaggio nel mondo dei Maya e a Cancun che non è solo uno splendido mare. Parte prima

9 Giugno 2015 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Reportage: Yucatan, un viaggio nel mondo dei Maya e a Cancun che non è solo uno splendido mare. Parte prima
UN VIAGGIO IN MESSICO NON MERITA SOLO NUOTATE NEL MARE CRISTALLINO, MA UN’IMMERSIONE IN UNA CULTURA E UNA RICCHEZZA RISCONTRABILE NEI SUOI SITI ARCHEOLOGICI, NELLE CITTÀ COLONIALI E NELLA SAPORITA CUCINA.

Arrivarono gli spagnoli e, fattisi prendere dall’ingordigia dell’oro dei Maya, distrussero una civiltà – per molti versi a noi ancora sconosciuta – che, per fortuna, ci ha lasciato testimonianze dell’antico splendore di un paese e di una popolazione gentile che è sopravvissuta al genocidio.
Ed eccolo il Messico, un insieme di colori, di suoni, di odori con gli spettacolari monumenti in pietra ma anche con i pittoreschi paesini e cittadine dove sia gli Indios (gli antichi discendenti dei Maya) che i messicani di origine spagnola, comprano e vendono con la stessa secolare pazienza.
Un paese affascinante, e per noi europei ancora un po’ sconosciuto, ricco di un passato pieno di leggende.
Un paese antico e moderno contemporaneamente, dalle molteplici e incredibili sfaccettature.

Le origini del popolo messicano sono tuttora in parte sconosciute. Probabilmente i primi Indios arrivarono 25 mila anni fa dall’Asia ed erano per la maggior parte pastori. Una volta che si stabilirono nel paese, da nomadi divennero stanziali e diedero vita a numerose e superbe civiltà, che ancora oggi meravigliano il mondo.

La prima impressione che si ha, appena si arriva nel paese, cattura la vista e il cuore. Il Messico brilla di vita propria, ricca com’è delle sue bellezze naturali. Il mare cristallino, la sabbia bianca, la flora esuberante, la cortesia degli abitanti, le Haciendas, le coltivazioni di agave per ricavarne la juta e la tequila, una vegetazione lussureggiate e una flora anche autoctona.

Di volta in volta, il paese mostrerà le sue tante facce: quella coloniale, quella Maya e Atzeca, quella moderna con i grandi alberghi delle città marine e le ingegnose attività istituite allo scopo di divertire il turista e lasciare un’impronta indelebile nella sua mente.

CANCUN, MARE MA ANCHE TANTO ALTRO…

Iniziamo da questa città balneare che ha un po’ un’impronta americana per i grandi alberghi costruiti nei pressi del lungomare. Begli alberghi che offrono al turista tutto ciò di cui necessità.

Dai tanti ristoranti alle originali piscine, dalle larghe e candide spiagge a stanze confortevoli. Non manca l’animazione, sempre più gradita ad ogni turista, ma proposta in modo soft così da non infastidire chi cerca solo il relax, così come non manca la discoteca per chi ama trascorrere le serate ascoltando musica o ballando.

Anche a Cancun molti alberghi hanno adottato la formula “All Inclusive”, e gli ospiti possono bere ogni bevanda ad ogni ora del giorno e quando lo desiderano. Ormai è diventato d’obbligo avere all’interno una SPA, e la maggior parte degli hotel ne ha con personale professionale così come le palestre attrezzatissime.

Da Cancun, per chi non ama stare sempre a prendere il sole sulla bianchissima spiaggia o nuotare nel mare di un azzurro dalle tante gradazioni, è possibile effettuare escursioni e allora come non trascorrere una mezza giornata a bordo di una barca che porta i turisti ad effettuare lo snorkeling o il diving sulla bella barriera corallina ricca di pesci coloratissimi e di un museo sottomarino unico al mondo?

E’ AquaWorld, un centro acquatico dove è possibile divertirsi con ogni tipo di sport marino come il Flyboard, l’Hoverboard e lo Waverunners, lo Skyrider, la pesca d’altura o fare il bagno in mezzo ai delfini.

Ma non è finita, ci sono anche l’Underwater Scooter, il Jungle tour, il Paradise Reef Adventure che, per mezzo di un sottomarino con i vetri, permette di osservare il coloratissimo reef.

Ma torniamo al Musa, l’Underwater Museum of Art, dove è possibile vedere più di 400 sculture poste sott’acqua allo scopo anche di incrementare la nascita dei pesci che qui possono trovare un ambiente protetto. AquaWorld è adatto sia per gli adulti che per i bambini.

E poi… cos’altro fare a Cancun, oltre alla vita classica di mare? Sicuramente, stando nello Yucatan, non può mancare una visita ad uno dei “cenotes”, perché è solo qui che si possono trovare. Fra i più importanti c’è “Los Cenotes de Cuzama”. Ma cosa sono i cenotes e perché si trovano solo in questa parte del Messico?

Sono realmente dei grandi pozzi carsici che in origine erano delle grandi cisterne d’acqua, utilissime ai Maya in quanto i cenotes costituirono l’unica possibilità di approvvigionamento di acqua dolce tanto da diventare spesso luoghi di culto delle divinità sotterranee.

Alcuni si sono formati in seguito al crollo della volta di una galleria sotterranea, altri, invece, poiché il terreno è calcareo, è franato e le falde acquifere li hanno invasi formando una specie di piccolo lago dove è possibile fare il bagno. Alcuni hanno le acque trasparenti e di colore blu, con i pipistrelli che volteggiano in alto sotto la volta.

Quelli totalmente scoperti si prestano a dei tuffi da effettuare aggrappandosi ad una appiglio di ferro che scorre su una fune d’acciaio. E’ divertente farlo e poi nuotare oppure osservare bambini e adulti che si divertono veramente tanto.

E sempre in tema di divertimento, vicino Cancun è possibile trascorrere una serata in allegria, mangiando e ballando su barche molto particolari.

E’ Xoximilco Park, una intelligente attrazione per i turisti e per gli stessi messicani che vogliono trascorrere una allegra serata messicana a bordo di colorate, illuminate e pittoresche barche che scivolano dolcemente in mezzo ai canali accompagnati dalle musiche e canti dei Mariaci e altre musiche tradizionali.

La cena è a base di cibi tipicamente locali, accompagnati da tequila e altre bevande.

Un’autentica immersione nella contagiosa vivacità e gaiezza dell’anima messicana.

Ma per chi ama avventurarsi in qualcosa di più “emozionante”, la Selvatica è il luogo ideale. Qui, un luogo in cui la naturalezza la fa da padrona, l’adrenalina è pura, così come il divertimento diventa eccitazione praticando lo Zip Line in mezzo alla foresta.

Non si può non provare la sensazione di “volare” sopra la jungla, imbragati in totale sicurezza, e osservare gli alti alberi che sono sotto di noi.

Tre ore di grande divertimento andando da un punto all’altro tramite un sistema di cavi d’acciaio e piattaforme che servono a far andare sempre più in alto e a consentire di fare un minimo di sosta dopo aver raggiunto uno dei tanti punti di arrivo.

Le cosiddette linee sono di varie lunghezze e altezze e si può stare in varie posizioni: da quella seduta a quella sdraiata per finire con quella, a mio avviso più divertente, a testa in giù. In questa specie di oasi, gli amanti dell’avventura potranno anche avere un’immersione nella natura rigogliosa del luogo.

UXMAL, CHE MERAVIGLIA!

I Maya, indiscussi protagonisti della più splendida civiltà precolombiana, furono fra le ultime popolazioni indigene ad essere sottomesse agli spagnoli. Fra il settimo e il nono secolo della nostra era, fiorirono i grandi centri che ancora oggi ammiriamo. Erano città superbe con un’architettura grandiosa ed hanno resistito al tempo giungendo a noi in ottime condizioni.

Se dovessimo giudicare dai resti dobbiamo dire che i Maya avevano uno spiccato senso estetico che resiste tutt’oggi nella pittura e nella scultura.

La vita religiosa era molto importante e pur essendo politeistica e molto legata ai fenomeni del mondo fisico, ammetteva l’esistenza di un essere superiore, dal quale derivavano le altre divinità. I Maya ci hanno lasciato un ricco tesoro di capolavori, di grande suggestione, che non mancano mai di suscitare ammirazione. Le rovine sono disseminate un po’ ovunque, e bisognerebbe tornare in Messico più volte per poterle vedere tutte. Ancora oggi, così come accade per le piramidi di Giza, in Egitto, è ancora un mistero come riuscissero a trasportare blocchi pesanti anche quaranta tonnellate.

Uxmal aveva venticinquemila abitanti ed era estesa in un territorio di 37,5 chilometri quadrati. Poiché non avevano molta acqua, costruirono molte cisterne (chutunes) e le loro costruzioni sono nel classico stile Puuc.

Molti dei monumenti che è possibile visitare ancora oggi, li dobbiamo alla “megalomania” del più celebre sovrano di Uxmal, Chaac, eretti nel periodo in cui la città era il principale centro politico yucateco. Poi, il predominio passò a Chichen Itzà, che si sviluppò maggiormente nei secoli successivi.

Uxmal è stata sotto la vegetazione per 500 anni fino a quando, nel 1842, un americano di nome Katerwood, la scoprì e fece i primi disegni dei templi. All’epoca si vedevano ancora i colori e gli intonaci che sono poi scomparsi.

Il principio di costruzione dei Maya era l’arco finto, che si regge su un architrave, e ad Uxmal si può notare e ammirare perché rimasto ancora intatto. La città è stata costruita 3 volte e, nonostante sia stato dichiarata dall’Unesco “Patrimonio dell’umanità”, il suo sito non è frequentatissimo come Chichen Itzà, nonostante sia uno dei più bei siti ancora esistenti.

Nelle costruzioni Puuc, il muro è sempre basso e liscio, senza decorazioni, ma le costruzioni hanno fregi, decorazioni e anche sculture a tutto tondo. Le porte sono sempre dispari e quella centrale è la più grande per dare simmetria ai palazzi. Ovunque, però, si trovano le maschere, che sono 260 giorni, che corrispondevano ai giorni dell’anno con 20 giorni al mese.

In mezzo alla vegetazione emergono le costruzioni, le larghe e alte scalinate e tante piccole iguane che qui hanno trovato il loro habitat ideale. Ci sono quattro complessi architettonici principali e il principale è senz’altro la Piramide dell’Indovino, alta circa 40 metri e dagli angoli stranamente arrotondati è sicuramente la più inconsueta nel panorama architettonico mesoamericano.

Sulle piramidi e sui palazzi ci sono fregi che si riferiscono ai miti della creazione e alla regalità.

Uno degli edifici più importanti è il Quadrangolo delle Monache dove c’è una rappresentazione del serpente piumato, che rappresentava il patrono divino dei governi postclassici yucatechi, e poi il Palazzo del Governatore e la grande Piramide.

Ci sarebbe tanto altro da dire su Uxmal, ma sarebbe riduttivo e, non vedendo ciò che resta, anche le descrizioni sminuirebbero la bellezza del posto. Uxmal è sicuramente fra i siti più belli e più importanti dello Yucatan e merita una visita accurata per apprezzarne la particolarità.

MERIDA, LA CAPITALE DELLO YUCATAN

Capitale dello Yucatan, Merida è una bella città coloniale dalle case basse e colorate. Fu chiamata “la città bianca” per via del calcare e della calce bianca che venne usata per costruire le case.

Fondata nel 1542 dallo spagnolo Francisco de Montejo de Leon, a lui è dedicato un bel museo. Il centro è costituito dalla Plaza Grande dove si trova la grande Cattedrale, dal palazzo del Gobierno, ricco di bellissimi affreschi che raccontano la storia dei Maya. Uno dei più belli rappresenta un uomo che esce da una pannocchia di mais, che viene usato tantissimo nella cucina messicana, e che un tempo era considerato sacro.

Inoltre, dal Palacio del Governador e da un grande giardino (Santa Lucia) che si trova proprio al centro di questi bei palazzi coloniali. Numerosi negozi di artigianato, bar e ristoranti si trovano al di sotto dei palazzi e sono un’attrazione particolare per chi ama fare lo shopping.

In Messico sono numerose le feste dedicate ai Santi e le città e i paesi si trasformano in tanti luoghi dove trascorrere piacevolmente il tempo a contatto con la popolazione. Ma per gustare totalmente il vero sapore di ogni nazione, non bisogna mai dimenticare di visitare il mercato, urbano o rurale che sia.

I colori dei vestiti delle donne si mischiano con quelli della prodotti che vendono e la socievolezza del popolo messicano sono un invito a comprare e ad assaggiare quei frutti che noi non abbiamo.

Il mercato è sempre un godimento per gli occhi, l’olfatto e per lo spirito anche perché si può apprezzare il loro modo di vivere, che non significa andare di fretta. La fretta è riservata alle auto e basta. Neppure ai taxi molto particolari che somigliano a dei risciò coperti.

In alcune strade “ricche” della città, bellissimi palazzi a due piani fanno da contorno a strade pulite il cui traffico è per noi quasi inesistente. Da visitare, inoltre, il Gran Museo del Mondo Maya e il Museo di Antropologia.
Merida, infine, costituisce il giusto punto di partenza per visitare sia Uxmal sia Chichen Itzà e la Riserva naturale di Celestùn.

Reportage: Yucatan, un viaggio nel mondo dei Maya e a Cancun che non è solo uno splendido mare. Parte prima
Reportage: Yucatan, un viaggio nel mondo dei Maya e a Cancun che non è solo uno splendido mare. Parte prima
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Reportage: Nicaragua (seconda parte)

13 Maggio 2015 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Reportage: Nicaragua (seconda parte)
QUINTO GIORNO:
GRANADA- LAS ISLETAS-SAN JUAN DEL SUR

Questa mattina sarà dedicata alla visita di Granada a bordo di un calesse. Ne apprezziamo l’armoniosità delle costruzioni, molto belle e ben conservate, il grande Parco centrale, la bella Cattedrale e il Municipio.

Poco distante dalla Piazza centrale c’è il classico mercato affollato di venditori di ogni genere di merce alimentare, compresa la frutta tropicale che non abbiamo mai visto. Infine, ci troviamo in un piccolo ma interessante museo che conserva reperti molto belli di vasellame risalenti al periodo precolombiano, ma anche al 500 a.c. All’interno del Museo c’è un patio ed un bel parco pieno di piante e alte palme.

In mezzo ad un albero, mimetizzato nei colori, osserviamo un grosso gufo imperturbabile ai nostri commenti di stupore!

Oggi il Museo è affollato di studenti, tutti ben ordinati in fila e con il grembiule – come si usa in ogni parte del mondo, tranne che nel nostro Paese! Sempre in calesse attraversiamo strade piene di colore. Le case coloniali sono un piacere per i nostri occhi – e gli obiettivi – e i bambini sono pronti a salutarci.

Ci dirigiamo verso il porto Cesar, a sud di Granada, e ci imbarchiamo su una moderna lancia per scoprire un altro posto di grande fascino, il lago Cocibolca, detto anche “La Mar Dulce”, perché è vastissimo – secondo al mondo solo dopo il Titicaca –. Il nostro programma prevede la visita alle numerose ‘Isletas’ che “sbucano” dalle acque di questo lago. Questa mattina c’è anche il sole, il cielo ha un bel colore azzurro e la temperatura è molto piacevole: finalmente ci gusteremo il panorama con più allegria e felicità. Partiamo e…restiamo letteralmente sedotti dallo spettacolo che ci presenta davanti agli occhi.

Come al solito, non c’è niente che non si vorrebbe fotografare, ma i circa 365 isolotti disseminati nell’arcipelago sono troppo belli per non essere fissati per sempre negli obiettivi.

Las Isletas sono di varia grandezza e tutte ricoperti da una fitta vegetazione tanto che gli uccelli le hanno elette propria dimora : aironi, cormorani, caracara (una specie di aquila, ma più piccola e con più bianco nel corpo, praticamente è un’aquila pescatrice), Ibis e tanti altri tipi di uccelli volano sulle nostre teste e poi si posano sull’acqua o sulle piante. Ci sono anche tante iguane che prendono il sole su alcune rocce e tartarughe che nuotano pigramente!

Qui c’è il loro Paradiso, come lo è per i pescatori che incontriamo mentre ritirano velocemente a bordo delle loro strette e colorate barche le proprie piccole, e strane per noi, reti sempre piene di pesci.

E’ magnifico trovarsi lì ed osservare questo stupendo miracolo della natura. Gli isolotti sono per lo più disabitati, alcune sono di proprietà di privati, ma in alcuni vi dimorano gli stessi pescatori in semplici case, dove fa bella mostra di sé il solito bucato messo ad asciugare, ma sempre in perfetto ordine.

In questo arcipelago, c’è un’isola, Zapatera, dichiarata Parco Naturale e sulla quale c’è uno dei siti archeologici più importanti per ciò che riguarda statue e caverne risalenti all’età precolombiana, più l’isola di San Pablo, sulla quale si erge una fortificazione del XIX° secolo, ed un’altra che è di proprietà di una …colonia di scimmie curiose, tanto abituate alla presenza umana che vengono a curiosare appena ci fermiamo davanti ad alcuni alberi.

Visitiamo anche un isolotto molto speciale: è quello dove è situato un piccolo Resort molto particolare, il Jicaro Hotel, tutto rigorosamente ecocompatibile con una Spa ecologica. Gli chalet sono tutti costruiti con legno certificato e gli arredamenti sono costruiti con prodotti naturali, così come la biancheria da letto e da bagno. Niente televisione ma solo relax totale, è questo il concetto del Jicaro Hotel. In sostanza, è un paradiso nel paradiso! Terminata con molto dispiacere la piacevole gita, ritorniamo a Granada per pranzare. Come sempre, il cibo non ci delude mai, soprattutto il pesce e la carne hanno un sapore eccellente, ben diverso da quello al quale siamo abituati noi.

La loro cucina è sana, gustosa e mai grassa e l’unico problema è che è talmente buona che mangiamo sempre troppo! Ma è ora di riprendere il cammino e, ci rimettiamo in macchina in direzione di San Juan Del Sur, un posto di mare molto noto in Nicaragua, non molto distante dalla Costa Rica. Durante il tragitto incomincia a piovere. I miei compagni di viaggio ne approfittano per dormire, mentre io continuo ad osservare il paesaggio che scorre interno a noi.

La campagna qui è un po’ diversa dalle altre che abbiamo visto nel Paese. Ci sono molti allevamenti di bovini e le solite estese piantagioni di banani. Si capisce che in queste zone c’è più benessere rispetto a quelle dove siamo passati ieri. Ogni tanto si incontrano agglomerati di case, bar-caffè, piccole industrie, motociclette, automobili, camion, autobus colorati, moto-taxi tradizionali – che poi non sono altro che una specie di baracchino coperto con una moto avanti, ma ci sono anche i taxi moderni. Si ha sempre l’impressione di un Paese in bilico fra l’antico e il moderno e, forse, questo mix costituisce uno dei suoi fascini. In lontananza si intravedono i vulcani più belli e noti del Nicaragua e che si trovano sull’isola di Ometepe.

Finalmente arriviamo a destinazione e pur essendo un posto di mare, all’improvviso l’umidità sembra sparita, anzi, tira un’arietta gradevole e inaspettata. Prima di entrare nell’hotel, ci fermiamo ad ammirare il tramonto.

In mezzo alle nuvole, che sembrano cariche di pioggia, si fa largo una “macchia” rossastra e questo ci fa sperare in un’apertura del cielo. Sotto di noi, una larga e lunga spiaggia sulla quale alcuni ragazzi improvvisano una partita di pallone.

Nel mare, non troppo distante dalla riva, tante piccole barche sono ancorate pronte per prendere il largo per una battuta di pesca della popolazionelocale. San Juan è una bella cittadina, nota per i suoi numerosi ristoranti dove è possibile gustare crostacei e pesce vario, per le sue discoteche e per le onde, a volte piuttosto alte, ideali per chi pratica il surf.

Ci sono anche tanti negozi e tanto fermento di gioventù. La nostra interprete Emmanuelle, ha qui un’amica triestina, che si è trasferita da oltre 11 anni in questa parte del mondo così lontana dal suo Paese, perché si è innamorata della gente e della particolarissima casa, che ha comprato e nella quale vive ormai da sola. Sia la storia della signora, sia la casa mi mettono curiosità e vengo invitata per un aperitivo.

La casa è in quella che viene definita la “zona bene” di Isla del Sur, ma descriverne la bellezza e la unicità è molto difficile. E’ una delle ultime case del luogo costruite interamente in legno e al suo interno, nell’immenso salone, ha addirittura dei tronchi di alberi dalla forma irregolare che sostengono le amache e decorano l’ambiente.

La signora affitta da qualche tempo le 3 camere da letto disponibili, e così, oltre a guadagnare qualcosa, può parlare ancora italiano. Il personaggio e la sua storia di vita mi affascinano, ma il ristorante ci aspetta per una cena a base di aragoste e pesci dal sapore molto speciale, così ci avviamo in Hotel per cambiarci. Anche questo hotel, il Vittoriano, è molto bello e caratteristico e dotato di ogni comfort, compresa la piscina con Jacuzzi. Il letto è comodo e confortevole. Meno male, domani avremo una giornata piuttosto impegnativa.

SESTO GIORNO: SAN JUAN DEL SUR

Ci alziamo con un bel sole e la giornata promette molto bene. L’hotel è di fronte al mare, calmo, e mentre faccio colazione già noto un gran movimento sulla spiaggia. Ma noi dobbiamo andare in un’altra parte del paese dove si può fare surf.

Saliamo a bordo di alcuni fuoristrada e arriviamo quasi al confine con il Costa Rica attraversando alcuni centri abitati e tanta campagna. Il verde è sempre preponderante e rigoglioso. In alcuni tratti il percorso è nuovamente da trasmissioni come “Overland”, ma è divertente ed eccitante.

Arriviamo ad una spiaggia, ma le onde non sono quelle giuste per lo sport e così ci rispostiamo nuovamente fino a quando arriviamo in un luogo che ci trasporta sul set del film “Un mercoledì da leoni”. La spiaggia, anche questa larga e lunghissima, è piena di giovani, soprattutto americani, che cavalcano le onde. Arrivano con i Pick up, scaricano il loro surf e si avviano sicuri fra le onde del mare. Sulla spiaggia ci sono alcune “collinette” ricoperte completamente da alberi di alto fusto, fiori e piante tropicali. Fra questa vegetazione, quasi nascoste dagli alberi e dagli occhi indiscreti delle persone, un paio di invidiabili case dominano tutta la spiaggia. Penso che non sarebbe male possedere una casa qui!

Finisce il divertimento sulle tavole dei surf e ci rechiamo a pranzare nel Resort Morgans Rock, una splendida struttura i cui chalet sono nascosti dalla vegetazione e, anche questi sono costruiti nel pieno rispetto della salvaguardia ambientale. Mi piace molto questo posto! Dal tavolo del ristorante la vista è meravigliosa. Sono le 14 e 20, sotto di noi una bellissima piscina mentre, un po’ più in basso, il mare “luccica” sotto il sole, è calmo, sembra color argento. Sull’acqua c’è solo un peschereccio, mentre il piccolo lato di una verde collina si staglia sulla nostra destra. Il silenzio del luogo è piacevole e il solo rumore che arriva alle nostre orecchie è solo quello delle onde che si infrangono sulla battigia. E’ molto bello e naturale questo luogo con l’hotel totalmente ecologico dotato di soli 15 bungalow. La proprietà, vanta 1800 ettari, di cui solo l’hotel ne occupa 600, ha una spiaggia privata. Gli chalet si raggiungono attraversando un ponte sulla jungla e, all’improvviso, mentre ci stiamo passando sopra, fra gli alberi notiamo un certo movimento.

Capiamo che anche qui ci sono delle scimmie e incominciamo ad osservarne i movimenti e a fotografarle. La direttrice del Resort ci spiega che qui è possibile praticare escursioni a cavallo, in kayak, pescare, osservare i vari animali che ci sono nella zona come le scimmie – tra le quali il bradipo – e poi cerbiatti, volpi, scoiattoli.

Anche qui è tutto rigorosamente naturale e costruito per il relax delle persone: niente televisione, niente telefono, ma si può collegare il PC.

Incomincia ad imbrunire ed è ora di ritornare a San Juan del Sur giusto in tempo per goderci il bel tramonto e i fuochi d’artificio che stanno illuminando una parte di cielo.

Questa è l’ultima notte che trascorreremo qui perché domani saremo in un posto stupendo e irreale: Ometepe.

SETTIMO GIORNO: OMETEPE

Anche oggi il sole è dalla nostra parte e, prima di lasciare l’hotel, faccio una passeggiata sul lungomare per scattare nuove fotografie. Sono le 7, è presto, ma spero sempre di trovare qualche volto interessante o scene di vita quotidiana locale. San Juan del Sur, oltre ad essere un luogo di villeggiatura è un piccolo porticciolo e a quest’ora trovo i pescatori intenti a restaurare le proprie barche.

Alcuni bambini giocano con la sabbia e alcune donne sono già pronte per vendere la propria merce esposta in piccoli banchi.

Ma una cosa attrae la mia attenzione: vicino alla riva c’è un gruppo di persone, che si tiene per mano e, cantando, entra completamente vestita nell’acqua. Alcune persone si immergono totalmente, altre restano in piedi, bagnate fino a metà del corpo. Sono troppo lontana perché capisca cosa stiano facendo, così le fotografo sperando di capire più tardi il significato di quella che sembra una cerimonia religiosa. E così è, infatti. Scendo in spiaggia e chiedo cosa stia accadendo. Mi viene detto che sono state appena battezzate 2 giovani ragazze – completamente bagnate e infreddolite – che appartengono alla Chiesa Evangelista e che il gruppo partecipa all’evento con canti e preghiere.

Mi allontano contenta per aver appreso qualcosa di nuovo e ancora una volta siamo in auto per arrivare al porto dove prenderemo il traghetto che ci porterà all’isola lacustre più grande del mondo: Ometepe. Anche quest’isola è all’interno del vasto lago Cocibolca (La Mar Dulce, grande quanto l’Umbria), nel quale si trovava l’unica specie di squalo di acqua dolce, ed è formata da 2 grandi vulcani: il Conception – ancora attivo – e il Madera – ormai spento. Il lago, oggi, è molto agitato e l’acqua è color marrone.

Non sarà una traversata tranquilla, ma lo spettacolo dei 2 vulcani, che sono sullo sfondo, è veramente appagante. Soprattutto il più alto, Conception, ha una forma conica perfetta e una bianca nuvoletta le ricopre proprio la cima e le pendici totalmente prive di vegetazione, mentre Madera è ricoperto da una verde foresta, in quanto non più attivo. Questi 2 vulcani sono stati inseriti fra le nuove 7 meraviglie del mondo e sono poche le persone straniere che hanno avuto il privilegio di ammirarli. Mi ritengo fortunata per essere stata prescelta per questo viaggio stampa e felice di aver visto un paese che riserva splendide sorprese in continuazione e apprezzarlo ogni giorno di più. Per non sentire troppo il movimento delle onde vado a sedermi proprio in basso dove ci sono gli oblò a pelo d’acqua e dove l’acqua si infrange contro il vetro con una bella violenza.

Ma arriviamo a Ometepe (che vista dall’alto sembra un grande numero 8 e il cui nome deriva dall’atzeco Ome=due + Tepelth= colline), e ci avviamo verso il Museo del Ceibo che, però, è chiuso. Lungo la strada noto che, di nuovo, la vegetazione è differente dal resto del Paese. Ci sono meno palme e sono anche più basse.

Ci sono molte piantagioni di Palmitos e di banani, tante piccole case – sempre con il bucato messo ad asciugare al sole, ma anche tanti fiori molto colorati e bouganvillee. Notiamo campi dove si sta giocando a baseball e la guida ci spiega che in Nicaragua è lo sport nazionale. In alcuni posti notiamo secchi per la raccolta differenziata.

La nostra prima tappa è presso una vasta piscina termale, ricca di minerali curativi, dove troviamo un centro ben attrezzato e pieno di stranieri e locali. La piscina è divisa in due da un passaggio dal quale i bambini si tuffano e giocano.

Non è piastrellata, ma sul fondo ci sono sassi e pietre vulcaniche. Una leggenda narra che chiunque s’immerge nell’acqua alle ore 12 del Venerdì Santo, cambierà sesso! Peccato non aver portato il costume, l’acqua è veramente invitante e anche tiepida!

La piscina è circondata da piante e alberi e ci sono tante grandi farfalle colorate che svolazzano in mezzo alla gente. Usciamo e ci rechiamo in un sito archeologico nel quale sono state ritrovate pietre incise che risalgono al periodo precolombiano e chi lo ha scoperto è stato non un archeologo, ma un biologo. Nel sito c’è anche “La Finca Magdalena”, un piccolo Resort per giovani. Una specie di ostello della gioventù.

In queste terre c’erano i Seminole che offrivano agli dei offerte che consistevano anche in sacrifici umani. Nell’antichità gli uomini volevano essere più vicini al cielo, e per i Seminole quest’isola era l’ideale per la presenza dei vulcani così alti.

E’ di nuovo buio e dobbiamo andare ancora nel nostro hotel. Molte strade non sono asfaltate e ci mettiamo più tempo per arrivare a destinazione. Siamo un po’ stanchi e il “Camel Trophy” questa sera ci rende impazienti. Dopo un lungo tragitto (o tale c’è sembrato per il tipo di strada che abbiamo percorso e per gli animali che tranquillamente passeggiavano per le strade), attraverso un guado, formatosi per le insistenti piogge dei giorni precedenti – arriviamo finalmente nel Resort Sal Juan de la Isla.

Prima di vedere il Resort, però. Notiamo un’estesa piantagione di Platanos e nessuna luce artificiale, ma sentiamo il rumore dell’acqua che va a sbattere su una battigia o rocce. Appena scendiamo dalle auto, veniamo quasi assaliti da nugoli di “Chalules”, specie di moscerini che fortunatamente non pizzicano. Il Resort ha pochissimi chalet quasi tutti dislocati vicino al ristorante. Le stanze sono semplici ma essenziali con aria condizionata e ventola. E’ situato proprio vicino al lago ed è in mezzo ad un ambiente naturale di rara bellezza. Ceniamo con la famiglia del Direttore del Museo locale, che c’invita per il giorno dopo a visitarlo, accompagnati dal canto degli uccelli.

Il cielo è pieno di stelle e promette bene per il giorno dopo.

La curiosità di veder bene in quale altro paradiso ci siamo fermati è molto grande!

OTTAVO GIORNO: OMETEPE

Come sempre sono in piedi abbastanza presto da poter scattare foto con la giusta luce o per avere l’opportunità di vedere particolari, strane, inusuali. Mi guardo attorno e tutto ciò che ieri sera era quasi inquietante per il buio, oggi è idilliaco.

Fiori e piante sono ovunque e avanti ad ogni bungalow ci sono le amache colorate. Scatto foto a destra e a manca, ma sono attratta dal rumore dell’acqua e percorro i 50 metri che mi separano dal lago.

La scena che ho davanti mi riporta indietro nel tempo, a quando in Italia non c’era il benessere e non si avevano gli elettrodomestici in casa.

Due donne, madre e figlia, stanno lavando il bucato nel lago, una su una piccola base di cemento, l’altra su una grossa pietra lavica. Sono incuranti delle onde che si abbattono con violenza su di loro. Sono completamente fradice, ma hanno per me un dolce sorriso e l’augurio di un “buen dia”. Rimango ad osservarle per un bel po’ pensando che qui siamo proprio in un’altra dimensione, sia umana sia di preservazione dell’ambiente.

Le due donne mi guardano spesso con il sorriso sulle labbra ed io quasi mi vergogno di essere lì a fotografarle come se fossero delle “marziane”.

Ma a me, abituata alla maleducazione della gente delle nostre città, sentirmi chiedere “permiso” ogni volta che ingombro il marciapiede per scattare qualche foto oppure essere ringraziata per averli scelti come soggetto stesso delle foto, questa cosa commuove e mi fa rimpiangere il tempo in cui anche in Italia c’era il rispetto per gli altri e non si sgomitava o ti dava spinte per sedersi prima di te in un autobus o in metro! Qui, invece, è ancora così. Non conta il solo io, ma anche gli altri.

Non ho più il tempo di fare considerazioni perché è l’ora di recarci ad Altagracia per visitare il paese e il Museo. Iniziamo con la visita della Chiesa principale, già in pieno fermento. La chiesa risale al 1700 circa ed è divisa in 2 parti: quella vecchia e l’altra nuova. In quest’ultima è stata spostato l’antico altare tutto in legno lavorato.

All’esterno della chiesa ci sono alcune statue in pietra risalenti all’800 d.c. Intorno a noi una musica di soli tamburi e un coro si stanno preparando per la festa del Santo locale: “San Diego”, che cade il 16 novembre.

Anche qui i ragazzi che vanno a scuola hanno i turni e, così, è facile incontrarne tanti che vanno o tornano a casa. La gioventù costituisce il 60% della popolazione e, quindi, si può affermare che il futuro nel Nicaragua sarà in mano a questi ragazzi e ragazze.

Al mattino ci eravamo fermati in una piccola hacienda nella quale molte persone erano in attesa di far pulire dalla pellicola esterna il proprio riso, portato con sacchi piuttosto grandi e pesanti. Mi aveva colpito la serenità e la pazienza con la quale ognuno attendeva il proprio turno! In giro, notiamo che davanti ad alcune case, ingenti quantità di riso sono poste ad asciugare su un grande telo di plastica. E poi, lungo il percorso, ancora verde, tanta selva tropicale, tanta gente intenta a lavorare i campi e le donne impegnate ad accudire la casa e… tanta aria pulita priva di ogni inquinamento.

Ricordo che ieri sera, mentre ero seduta sull’amaca posta davanti al mio chalet, osservavo il cielo e le stelle che sembravano molto più grandi e lucenti del solito. Avevo alzato le braccia e mi era sembrato di poter quasi arrivare a toccarle con le mani! Che cosa meravigliosa sentirsi così vicini al cielo e alle sue costellazioni, non capita spesso da noi! Ma la guida ci chiama per andare a visitare il piccolo ma interessante museo che conserva reperti antichissimi come vasellame – ancora ottimamente conservato – oggetti in oro e statue di pietra, che assomigliano tanto a quelli che per noi sono dei Totem.

Non solo quest’isola possiede una varietà di specie di animali di interesse internazionale e di vegetazione lussureggiante, ma anche 2 piccoli Musei dove si può comprendere meglio la storia del luogo e del suo popolo. Torniamo al Resort ed abbiamo una sorpresa: oltre al cibo locale avremo anche quello italiano.

Un giornalista del gruppo, infatti, molto bravo ai fornelli, ha preparato per la gioia di tutti 2 tipi di pasta cucinata in maniera differente. Dopo il lauto pasto, siamo i protagonisti di una caccia al tesoro organizzata all’interno del Resort e, così, ognuno di noi è contento di aver ricevuto un premio. E’ ancora presto, ma domani dobbiamo tornare a Managua e ne approfittiamo per goderci un po’ di relax. Cena e poi…tutti a dormire!

NONO GIORNO: MASAYA-MANAGUA

Dopo la prima colazione del bel patio del ristorante, ritorniamo nelle jeep per recarci al porto. Le acque del lago sono più calme, ma il nostro traghetto è in ritardo.

Però non c’è tempo per annoiarsi! Intorno a noi uccelli colorati e farfalle sembrano darci l’arrivederci, mentre un airone bianco, incurante del chiasso che c’è intorno a lui – siamo pur sempre in un porticciolo – passeggia tranquillamente su una base di cemento posta nell’acqua. Nel porto fervono le attività di ogni giorno: imbarco e sbarco di passeggeri, piccoli negozi aperti, bambini che giocano nel cortile delle loro case, uomini seduti al bar a chiacchierare e sorseggiare succhi di frutta.

Finalmente arriva il Ferry e in 45 minuti siamo nuovamente nella penisola in direzione di Masaya, dove visiteremo un mercato artigianale famoso in tutto il Nicaragua.

Il mercato è circondato da bellissime mura e, all’interno di esso, si trovano oggetti come amache, tessuti, cuoio, sigari e ceramiche, oltre a piccoli ristoranti. Ma io, più che agli oggetti, sono interessata dalla gente normale ed esco alla ricerca di qualche scena di vita reale.

Una signora è davanti ad un grande pentolone, e un buon profumo di minestra si sparge nell’aria. Mi avvicino e le chiedo cosa stia cucinando. Mi risponde che quello è il piatto tipico del Nicaragua ed è preparato con yucca, carne e patate e mi chiede se mi piacerebbe assaggiarlo. Come rispondere negativamente davanti ad un sorriso e a quel buon cibo?

Ne mangio un piatto e mi allontano per fotografare un bambino che sta preparando dei grilli con le foglie morbide della pianta del cocco. Ha un’aria molto vispa e sveglia e mi chiede per quale squadra di calcio io tifo.

Rimango sorpresa (come lui per il fatto che io non segua il calcio), ma rispondo che non ho una squadra del cuore, mentre lui, invece, tifa per il Milan perché “son fortes”. E’ simpatico ed ha una bella faccia. Mi chiede se voglio provare a fare qualcosa con le foglie di cocco. Accetto ed inizio a lavorare senza sapere cosa mi stia facendo eseguire: Nel frattempo, sono arrivati altri ragazzini e, sotto i loro occhi divertiti, incomincio ad eseguire quello che il ragazzo vispo mi dice di fare. Ad un certo punto mi dice di tirare un piccolo bastoncino che era nel centro del lavoro e… mi ritrovo nelle mani un fiore che mi regala dandomi un bacio sulla guancia.

Come sempre mi commuovo di fronte a queste espressioni di gentilezza e generosità e, nel lasciarlo, gli chiedo cosa gli piacerebbe fare nella vita. Mi risponde di voler studiare turismo e mi rallegro per lui. Questo paese ha molto da offrire ai turisti e serviranno persone sveglie come lui. Ma oggi siamo in ritardo sulla tabella di marcia e dobbiamo arrivare in tempo in Hotel per renderci un po’ più presentabili di come siamo ora.

Fra non molto dovremo recarci al Ministero del Turismo per la conferenza stampa finale.

Il Ministro è puntualissimo, molto informale e non la “tira per le lunghe”, come normalmente fanno i nostri politici, anche quando non hanno nulla di interessante da dire. E’ simpatico, semplice, conciso e concreto e ci ringrazia per aver accettato il suo invito di visitare il Nicaragua – mentre dovremmo essere noi a farlo – e ci dà appuntamento per una cena di arrivederci.

Il locale prescelto è caratteristico. Ci tiene compagnia un gruppo di musicisti e una cantante molto noti nel paese, che ci allietano con i loro brani e canzoni. Noi donne, come al solito, siamo sempre “in tiro”, mentre gli uomini, come al solito anche loro, sono vestiti in modo casual, Ministro compreso.

Trascorriamo una bella serata, fra canti e balli e senza alcun imbarazzo per la presenza del Ministro che, anzi, balla e canta con noi.

E’ strano, ma ad un tratto mi viene un po’ di tristezza perché domani lasceremo questa terra, ora non più sconosciuta o solo un nome su una carta geografica.

Mi piace questo Paese che ha saputo regalarmi tante intense emozioni e ringrazio il Ministro Mario Salinas per l’opportunità che mi ha concesso di visitarlo e di innamorarmene immediatamente.

Il viaggio è stato un crescendo di stupore e di meraviglie e penso che il Nicaragua andrebbe visitato nella maniera più corretta e da turisti “giusti”, quelli che hanno rispetto e amore per l’ambiente, lo stesso che ha il popolo nicaraguense per la sua terra ricca di bellezze, certo, ma, soprattutto, di tanto calore umano.

Arrivederci Nicaragua, paradiso naturalistico che affascina per le emozioni che sa offrire e per i paesaggi incontaminati, selvaggi e pieni di suggestione.

Nicaragua, terra di contrasti e quasi sconosciuta turisticamente, ma unica nel suo genere!

Liliana Comandè

Reportage: Nicaragua (seconda parte)
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Reportage: Nicaragua (prima parte)

11 Maggio 2015 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Reportage: Nicaragua (prima parte)

C’È UN ANGOLO DEL MONDO DOVE SEMBRA CHE IL TEMPO SI SIA FERMATO E I COLORI DELLA NATURA SPLENDONO COME I VOLTI DELLE PERSONE, SEMPLICI, LUMINOSI, GENUINI.

C’è un paese “antico” che si sta aprendo alla modernità preservando, però, i grandi valori, quelli della natura, dell’ambiente e dello spirito. Un paese che rappresenta un angolo di Eden, e si contrappone al degrado del terzo millennio. E’ il Nicaragua, posto al centro del Continente americano. Bagnato dalle acque dell’Oceano Pacifico e del Mar dei Caraibi, il suo nome lo deve all’antica lingua della cultura Nàhuatl, significa “Qui, unito all’acqua” (Aqui junto al agua). Nicaragua, territorio ricco di storia e di una bellezza naturale tanto inaspettata così come la generosità e la cordialità dei suoi abitanti. Laghi, lagune, fiumi, foreste, cascate, vulcani, spiagge bianche e incontaminate, splendide città coloniali, villaggi caratteristici, una flora e fauna ricchissima, rendono il Paese un prezioso “universo turistico” ancora tutto da scoprire e apprezzare per le forti emozioni che riesce a trasmettere a chi ha la fortuna di visitarlo.

E’ così ‘vergine’ ed esuberante nella sua natura che nel piccolo Paese esistono più di 70 ecosistemi diversi. Questa particolarità lo fa riconoscere – fra gli altri unici sette paesi al mondo – come nazione dotata di una megadiversità biologica. Nelle strade e nei paesi e nelle piccole cittadine si respira un’aria di serenità, di tranquillità, di voglia di vivere gioiosamente, nonostante il Nicaragua non sia una nazione economicamente ricca, anzi, è fra le più povere della terra. Ma la vera ricchezza l’ha nel grande cuore della sua gente e dal suo sincero senso di ospitalità, che ti conquista immediatamente.

Conserva il fascino di un paese che mantiene ancora intatte le sue tradizioni, la sua cultura, la sua musica e lo splendido ambiente che la natura gli ha generosamente regalato.

Il Paese è ricco di campagne coltivate con banani, palmitos (specie di banani i cui frutti, però, vengono solo cucinati – sottili come patatine fritte o a rondelle e mangiate al posto del pane - buonissimi!), papaia, mango e ottimo caffè, rigorosamente biologico. Sicuramente non è un posto per chi ama i villaggi turistici perché in Nicaragua ci si va per conoscere un mondo nel quale si deve abbandonare lo stress quotidiano per assorbire un po’ lo scorrere lento del tempo, senza nessun affanno. E’ un Paese estraneo al turismo di massa nel quale si concentra cultura, architettura coloniale, grande varietà di ecosistemi, bellezze naturali e gente straordinaria. E’ ideale per il viaggiatore che è alla ricerca di autentiche emozioni.

Sulle strade di campagna è facile incontrare mucche, cavalli, galline, maiali che, con molta indolenza e a malincuore, le lasciano per far passare le automobili e gli autobus. C’è un’aria permeata di magia, la cui maggioranza è di religione cattolica e festeggia i Santi con Feste e processioni. I tramonti sono molto suggestivi ovunque ci si trovi e il cielo è talmente terso che la sera le stelle sono lì, a portata di mano, e si possono distinguere perfettamente tutte le costellazioni. La mezza luna è messa in orizzontale e non in verticale, come la vediamo qui da noi. Nel paese ci sono ben 57 vulcani, verdi montagne e tanti giardini tropicali. Possiede, quindi, uno dei patrimoni più importanti della terra: quello naturalistico e, inoltre, l’intelligenza di essere consapevole di volerlo mantenere così com’è.

Ora il Nicaragua ha capito che può condividere questo suo patrimonio con il resto del mondo, quello che, però, ne può rispettare il suo ecosistema e, attraverso una nuova politica di promozione in Europa, portata avanti dal Ministro del Turismo, Mario Salinas, già s’iniziano a vedere i primi risultati. C’è un incremento del turismo europeo nel Paese, costituito soprattutto da tedeschi, spagnoli e inglesi, i quali hanno iniziato ad apprezzare “le tradizioni, la cultura autentica e originale ma, soprattutto, la gente. Il popolo nicaraguense, infatti, è fra le nostre più importanti bellezze” – come ha affermato il Ministro nel corso di una conferenza stampa con i pochi giornalisti e operatori italiani invitati dal Governo a conoscere il suo Paese. “Il Nicaragua è un paese diverso e si avverte. Vorremmo, pertanto, che in Europa se ne accorgessero. Il nostro intento è quello di far conoscere ciò che di meglio ha da offrire il nostro Paese e ci rendiamo anche conto che la componente turismo si sta convertendo in una ricchezza per il Paese. Il Nicaragua è una nazione dove la fantasia non ha frontiere e dove c’è un realismo fantastico”. Ha concluso il Ministro Salinas.

Io mi sento di aggiungere che esistono altre potenzialità turistiche quali l’artigianato, la gastronomia, le attività sportive come il trekking, andare a cavallo, fare birdwatching, quelle acquatiche quali il surf e lo snorkeling, la pesca d’altura, l’antica cultura, l’architettura coloniale, l’aspetto religioso popolare, oltre a quanto già detto prima.

Di sicuro c’è che lo sviluppo delle attività turistiche, coinvolgendo le comunità e gli operatori locali, non può che far bene al Paese perché è un mezzo di crescita economica che genera anche lavoro e migliora la qualità della vita della popolazione. Il tutto, però, nell’ottica della preservazione del patrimonio identitario, ambientale e culturale.

In questo mio diario di viaggio vorrei poter trasmettere le emozioni vissute in 9 giorni trascorsi nel piccolo Stato nel quale vivono 5milioni e 800mila abitanti, dei quali 1milione e mezzo sono nella capitale Managua. Una piccola curiosità, nel Paese non esistono i numeri civici né i nomi delle vie, ma solo punti di riferimento, perciò, se dovete andarci da soli, attenzione a non ritrovarvi a…vagare come tanti Fantozzi alla ricerca del vostro hotel!

Diario di Viaggio

PRIMO GIORNO: MANAGUA

Arriviamo in Nicaragua dal Venezuela, dove abbiamo trascorso già trascorso un press tour di 8 giorni e del quale racconterò in un altro momento. Partiamo la mattina molto presto da Caracas e arriviamo a Managua, la capitale, dopo aver fatto scalo anche a Panamà. Spostiamo ancora una volta le lancette dell’orologio e torniamo indietro con il fuso orario. Ora abbiamo 7 ore di differenza con l’Italia. Gli incaricati del Ministero ci prendono in aeroporto per accompagnarci in albergo. Ammiriamo lungo il tragitto un mosaico di vita rurale e di case moderne. Managua, infatti, fu rasa al suolo nel 1972 da un terremoto ed ora, per sua sfortuna, non possiede una vera e propria identità. Non ha un centro storico ma tante strade e molti viali.

C’è una nuova Cattedrale, il Teatro intitolato al suo più importante poeta: Ruben Dario, centri commerciali, ottimi hotel e Il 27 per cento della popolazione è Nica. Allontanandosi dalla città si entra in quello che può sembrare un centro rurale composto da case basse. E’ strano, ma subito avverto un’aria familiare, merito, forse, della simpatia delle persone che ci hanno portato in Hotel. L’albergo è molto bello e dotato di ogni comfort, una gradevolissima sorpresa. Si chiama Seminole, come gli indigeni originari di qui e alcuni – li vedi dai tratti caratteristici somatici – vi lavorano. Abbiamo qualche ora a disposizione prima di incontrare il Ministro del Turismo che cenerà con noi nel nostro albergo. Non so cosa fanno i miei compagni di viaggio e così, da sola, e senza alcun timore, mi avvio a piedi nel centro commerciale più vicino all’hotel per dare un’occhiata e per fare qualche acquisto che, probabilmente, non avrò più il tempo di fare quando ci muoveremo da Managua. Assomiglia ai nostri centri commerciali, ma è un po’ più piccolo.

La prima cosa che mi colpisce è che a Managua fa un gran caldo, ma a meno di 2 mesi dal Natale, i negozianti stanno già addobbando i loro esercizi con alberi e decorazioni varie! Entro in un grande negozio di abbigliamento e mi piace immediatamente la cordialità delle commesse che si mettono a mia disposizione. Resto lì dentro quasi un paio di ore perché mi sono‘incaponita’ su una maglietta particolare che, purtroppo, non ha più il codice a barre e non può essere venduta. La commessa parla con la direzione fino a che non riesce a trovare un articolo simile che ha lo stesso codice e così, alla fine riesco a comprare la sospirata maglietta! Ma nel frattempo, un’altra commessa mi ha portato una sedia per farmi stare più comoda nell’attesa e anche lei si dà da fare per trovare una soluzione. E’ ormai buio fuori, e sono entrata che c’era il sole. Le commesse mi salutano con abbracci e baci, felici…per la mia felicità! Questa esperienza mi fa già capire il carattere della gente e mi sono detta subito che quel paese mi sarebbe sicuramente piaciuto! Torno in albergo giusto in tempo per fare una doccia e prepararmi per la cena con il Ministro. Non sono per niente in agitazione per la sua presenza perché ho già avuto modo di incontrarlo a Roma, nell’Ambasciata del Nicaragua, e mi è subito piaciuta la sua semplicità e la capacità di essere “normale”. Arriva senza scorta e vestito in maniera comoda (niente completo e nessuna cravatta). Parla anche un perfetto italiano ed è contento di rivederci e stare con noi. Non si dà le arie dei nostri politici e, soprattutto, Ministri, e nessuno si “scappella” quando arriva in albergo – il pensiero va immediatamente al nostro servilismo e al nostro mettere sul piedistallo chi arriva a quel grado – mi assale subito un senso di nausea comparando i nostri 2 popoli. Il Ministro è informale (nel senso di normale) e la cena diventa un pasto serale tra amici. Ad un tratto Il Ministro Salinas ci fa notare che, seduta in un altro tavolo del ristorante c’è una persona speciale. Ci giriamo e ci dice che la Signora è Rigoberta Menchù Tum, guatemalteca e Premio Nobel per la Pace nel 1992. Il Premio le è stato conferito quale riconoscimento dei suoi sforzi a favore della giustizia sociale e la riconciliazione etnoculturale fondata sul rispetto per i diritti delle popolazioni indigene. Siamo, chiaramente, emozionati e ci alziamo per parlare con lei che si dimostra contenta di vederci e di spiegarci quali sono i progetti che sta portando avanti nel suo Paese. Ci illustra i progetti turistici comunitari che porta avanti con la comunità indigena e di 2 centri intorno al lago Atitlan che vorrebbe fossero affidati alle popolazioni indigene per renderle autonome attraverso le entrate economiche. Ci dice che si augura di trovare turisti responsabili che partecipino alla vita comunitaria in modo da assaporare veramente la vita dei locali. Ci spiega anche che il nostro tenore Luciano Pavarotti ha donato alla comunità un centro che porta ancora il suo nome.

Il Ministro Salinas ci comunica che anche in Nicaragua sta nascendo una cooperativa agricola che l’anno prossimo sarà già in grado di ricevere i primi turisti. Ci salutiamo con abbracci e baci e…una foto ricordo con lei. E’ il mio secondo Premio Nobel che incontro, dopo Rita Levi Montalcini, e tutto avrei immaginato fuorché di incontrarne un altro, anzi, un’altra, in un Paese così lontano! Due donne semplici ma meritevoli del prestigioso Premio.

SECONDO GIORNO: SALINAS GRANDES-LEON

Oggi ci attende una giornata impegnativa e molto emozionante. Siamo diretti a Salinas Grandes, villaggio vicino all’Oceano Pacifico dove avremo modo di visitare la comunità di Salinas. Ma prima ci rechiamo al piccolissimo hotel Lodge Somar, situato direttamente su una larga e lunga spiaggia dove è previsto il pranzo. La proprietaria, Grace March, è la titolare anche di un Tour Operator locale ed è dotata di grande energia e cuore. Ci fa visitare i lodge, semplici e rustici ma dotati di ogni comfort e interamente costruiti in maniera artigianale, dai mobili alle sculture, dai lampadari agli elementi che compongono anche le docce (alcune cose sono veramente geniali). Grace aiuta le persone che si trovano nella comunità acquistando il pane che preparano e facendo lavorare all’interno del suo hotel alcune donne che confezionano braccialetti fatti con le conchiglie oppure altri oggetti che vendono poi ai turisti, oppure vanno a Leon. I ragazzi, invece, sono impegnati nell’organizzazione delle escursioni alle isole con le barche. Inoltre, i giovani sono coinvolti nella conservazione dell’ambiente, puliscono le spiagge, raccolgono la spazzatura portata dal mare con la quale creano opere d’arte che vengono premiate (la più bella) e collocate all’interno delle camere dei Lodge. Ci rechiamo nella comunità, e qui, ci rendiamo conto che c’è tanto da fare per il prossimo e di quanto egoismo c’è fra noi che ci lamentiamo per il “troppo di ogni cosa che abbiamo”, mentre in questo Centro (ma ce ne sono tanti altri come questo), c’è gente che ha bisogno di aiuto e cerca di vivere dignitosamente ‘inventandosi’ il lavoro. La Comunità è composta da persone di ogni età e alcune hanno degli handicap motori, fisici o mentali, ma è straordinario vedere quanto aiuto ricevano da chi si sente più fortunato solo perché è normale. Senza il sostegno di una ONG italiana, di organizzazioni internazionali, di una delegazione nicaraguense e di donazioni private, la comunità non potrebbe andare avanti, così come i bambini con handicap non potrebbero andare nella capitale per essere curati. Ma all’interno la Comunità, di cui fanno parte anche 22 bambini, si aiutano allevando maiali e galline, vendendo il pane, vivendo di pesca, di una piccola fabbrica di sale e creando oggetti artigianali. I giovani hanno fondato 4 anni fa un Gruppo Culturale Giovanile che oggi prepara attività ricreative per altre 12 Comunità, ma non solo. Si occupa di insegnare a parlare a chi ha difficoltà nel farlo, insegna a scrivere, a leggere e a dipingere. Ben 64 ragazzi provenienti dalle Comunità hanno ottenuto delle borse di studio grazie al lavoro di questi giovani “fortunati”.

Il loro scopo è quello di occuparsi che il benessere dei bambini sia sempre protetto e che possano avvalersi anche delle tecnologie che li aiutino ad andare avanti, progredire e creare alternative. Straordinaria e benedetta gioventù che si dà da fare per gli altri! Ma noi siamo lì per prendere atto di ciò che si fa nel centro e per scattare fotografie per illustrare meglio la comunità. Fotografo qualche bambina, ma poi non riesco più a scattare fotografie a gente così sfortunata. Mi sembra quasi di profanare la loro intimità. Mi isolo dal gruppo ed esco e, ad un tratto, sento una piccola mano che mi tocca il braccio all’altezza del gomito per poi scendere a stringermi la mano. Mi giro e un visetto serio mi guarda e accenna un timido sorriso. E’ Luisa, la prima bambina che ho fotografato appena sono entrata nella Comunità e ancora non sapevo ciò che avrei trovato. La sua piccola mano mi stringe ogni volta che vuole che io la guardi e le sorrida. I suoi occhi sono tristi nonostante mi sorrida. Sento che ha bisogno di un contatto fisico e così l’abbraccio. E’ contenta. Mi si è posta accanto e non si è più staccata da me. Mi sono sentita assalire da una tenerezza infinita nei confronti della bambina e di tutta la gente che era nella Comunità. Non ho più retto all’emozione di stare lì e di guardare quei tanti occhi tristi puntati verso di noi che sembravamo i “nababbi” fra i poveri o quelli che andavano lì solo per vedere un posto come un altro. Ho provato vergogna per l’egoismo e l’indifferenza che ognuno di noi, da sempre, mostra verso gli altri veramente sfortunati e mi sono sentita inerte, priva di una bacchetta magica che può cambiare lo stato di vita di tutta quella gente. Un pianto di sconforto e di pena è arrivato all’improvviso e solo un operatore del gruppo, Roberto, se n’è accorto ed ha capito perché piangessi. Mi ha cinto le spalle con il suo braccio e mi ha fatto capire maggiormente il significato della nostra visita in quella Comunità. Il viaggio non è soltanto gioia di visitare nuovi paesi ma è capire come il mondo può insegnarci che la solidarietà è essenziale per poterci definire essere umani e fare qualcosa di concreto per gli altri, non solo per noi stessi. L’egoismo non porta mai nulla di buono. E…quelle persone le avrò negli occhi e avranno sempre un posto speciale nel mio cuore. Ma siamo qui per lavorare e, salutati i ragazzi della comunità, siamo tornati al Somar Lodge dove abbiamo pranzato in maniera eccellente, anche delle Tortillas preparate da noi. Ma siamo in ritardo perché la prossima tappa è la città di Leon e non vorremmo arrivare troppo tardi.

Leon, ex capitale del Nicaragua, è la seconda città più popolata del Paese con 300mila abitanti. La parte più antica della città è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità in quanto un disastroso terremoto del 1610 la distrusse quasi completamente. Leon è considerata oggi la capitale culturale e religiosa del Paese e ci accoglie quasi al tramonto con le sue belle case in stile coloniale sempre molto colorate e caratteristiche. Però non abbiamo molto tempo per visitarla e, quindi, ci rechiamo subito nella piazza principale dove si trova la bellissima Cattedrale. Saliamo sul campanile e la veduta è sorprendente! E’ tutto lì, sotto di noi, e possiamo ammirare la città a 360°. Dalla sommità vediamo i patii delle abitazioni, ricche di palme, che spiccano fra le tegole dei tetti. Le grosse campane, che ancora sono suonate a mano, sono lì a farci da ornamento in questo momento molto particolare e speciale. Saltiamo e camminiamo sui tetti della Cattedrale, fra pinnacoli, cupole e balaustre, alla ricerca del posto migliore per scattare foto. Ma la piazza ci attrae e scendiamo a curiosare fra le persone che passeggiano, mangiano, lavorano. C’è aria di festa e un gruppo di bambini sta suonando con alcuni tamburi una musica cadenzata. Due di loro sono mascherati come 2 personaggi tradizionali e folcloristici del Nicaragua. Uno è la ‘Gigantona’, che balla e si gira in continuazione, mentre l’altro è ‘l’Enano Cabezon’. I bambini, oltre a suonare, scrivono delle filastrocche per le persone che vogliono godere della loro compagnia. Ci sono tante belle persone: famiglie con bambini che ci sorridono con simpatia e gente che vende del cibo a noi sconosciuto. Ci sono anche delle persone che praticano dei mestieri che da noi sono scomparsi, come quello del lustrascarpe. C’è molta dignità in questa gente ed è contenta di essere fotografata e di riguardarsi nelle nostre macchine reflex. Ci ringrazia anche per essere stato/a prescelto/a da noi! Quanta semplicità e quanta serenità nei loro sguardi, anche quando sono intenti nei loro lavori più faticosi. Peccato non avere il tempo visitare le altre belle chiese di Leon come quella di S. Francisco, una delle più antiche (è del 1639), e quella della Mercedes. Pazienza! Faccio ancora un giro nei dintorni, ma è ormai ora di andare nel nostro hotel “El Convento”. Il nome non è casuale perché prima era un Convento francescano. All’interno ha conservato molti degli oggetti che vi erano quando era un centro religioso: statue, quadri, un bellissimo mobile ligneo dorato e molto grande che sembra un altare. C’è anche una splendida collezione di vecchie bilance. Un bel giardino è situato proprio al centro della costruzione.

TERZO GIORNO: VULCANO CERRO NEGRO E MATAGALPA

Di primo mattino, abbiamo effettuato un giro interessante nel colorato mercato della città. Mi piace sempre visitarne uno ovunque mi trovi perché rispecchiano i gusti alimentari delle popolazioni e le produzioni delle loro terre. A Leon c’è n’è uno coperto ed uno scoperto e, quest’ultimo, è situato in uno dei lati della Cattedrale. La vivacità cromatica della frutta fa bella mostra di sé sui banchi dei venditori e, così, ci attardiamo a fotografare tutto e tutti e a chiedere il nome di alcuni prodotti che non conosciamo. Sui banconi, tutta la merce è disposta in maniera molto ordinata e, nonostante ci sia già un gran fermento fra venditori e acquirenti, anche qui riceviamo sorrisi e disponibilità a rispondere alle nostre domande e a farsi fotografare. Ci dispiace lasciare il mercato, per noi indubbiamente caratteristico e singolare, ma questa è la giornata nella quale andremo a fare trekking sul vulcano Cerro Negro, per poi ridiscendere facendo una specie di snowboard. Purtroppo la giornata piovosa non ci faceva presagire nulla di buono per l’escursione al vulcano, ma questo era il programma stabilito per noi e questo si doveva fare.

Saliamo a bordo di un camion tipo militare con i sedili in verticale, sul quale sale anche un gruppo di americani piuttosto ‘caciaroni’ come si dice a Roma.

Non capiamo il perché di questo tipo di mezzo di trasporto, ma lo abbiamo compreso immediatamente appena siamo usciti dalla città. Avete presente il Camel Trophy o la Parigi Dakar? Ecco, il viaggio è stato proprio simile a quello delle note manifestazioni sportive. Percorsi non asfaltati, pieni di buche e di acqua, ci facevano sballottare da una parte all’altra, ci facevano saltare dal sedile quando c’erano avvallamenti, il tutto in mezzo ad una natura rigogliosa…sotto l’acqua. Ma quando siamo arrivati davanti al vulcano, la cui sommità era coperta da una grossa nuvola nera mentre tutto attorno era circondato da una fitta nebbia, ci è preso un po’ di sconforto perché pensavamo di non poter salire sulla sua cima. All’improvviso, per fortuna, la pioggia è cessata e, caricate le tavole, gli zaini in spalla, e un sacco con la tuta da indossare per la discesa, ci siamo avviati in fila indiana verso le pendici del vulcano le cui fumose caldarole spargevano nell’aria un vago odore di zolfo e davano l’impressione che da un momento all’altro la montagna si dovesse risvegliare. Alto poco più di 800 metri, è il più giovane vulcano di tutto il Nicaragua e 3 anni fa ha avuto l’ultima eruzione, quindi, l’idea di una ripresa non era poi così campata in aria!

Incominciamo a salire. Il nero della lava, e il fumo che esce dalle fenditure della montagna, rende il panorama irreale ma molto spettacolare. Il cielo è sempre cupo e la nebbia non ne vuole sapere di diradarsi. Alla nostra destra, però, incominciamo a vedere che il cielo si apre e il sole che filtra attraverso l’apertura ci mostra lo spettacolo bellissimo di un territorio ricoperto da verdi piante. L’aria, nonostante il caldo, è diventata gradevole. Con i nostri pesi addosso, procediamo abbastanza speditamente, tranne gli operatori che sono carichi di attrezzatura bella pesante. Finalmente arriviamo alla meta: la cima del vulcano, e subito a qualcuno viene la tentazione di tornare indietro.

La parte dove si deve scendere con la tavola è coperta dalla nebbia e la pendenza è di ben 41°. Ma ormai siamo là e dobbiamo scendere alla meno peggio. Ci infiliamo le tute color arancione e gli occhiali da mare (quelli per lo snorkeling, per intenderci, ma piuttosto scheggiati) – per proteggere gli occhi dai sassi di lava che si alzano mentre si effettua la discesa. Nebbia più occhiali rovinati non era un binomio che dava sicurezza, ma molti scendono con più o meno difficoltà ed io, in quel caso, non ci faccio una gran bella figura perché mi sono dovuta fermare varie volte per vuotare la tavola dai sassi che si erano accumulati e per sollevare gli occhiali per vedere dove stavo andando! Ma ciò che disse Gesù, “gli ultimi saranno i più fortunati”, si è verificato per gli ultimi che sono scesi: la nebbia era scomparsa e il sole era apparso nel cielo. Vince Roberto, che scende più velocemente degli altri.

Risaliamo sul camion e facciamo il percorso all’inverso, ma stavolta sembra ancora più accidentato e fra grandi risate e urla per gli scossoni nel camion, torniamo a Leon giusto per mangiare qualcosa e partire per Matagalpa, dove arriveremo in tarda serata. Ceniamo con il Sindaco del luogo e andiamo a dormire in un luogo chiamato Selva Negra.

QUARTO GIORNO: SELVA NEGRA – GRANADA

Il risveglio è quanto mai da fiaba! Selva Negra, infatti, è un posto assolutamente incredibile, esteso ben 850 ettari e fondato nel 1881 da immigrati tedeschi che vi impiantarono la prima industria del caffè in Nicaragua. Selva Negra si trova a nord di Matagalpa, a 2.200 metri di altezza, ed è una riserva naturale con una foresta nebulosa, vergine e lussureggiante, meta di studenti che vengono a visitarla, ma anche di turisti che soggiornano nel bel Resort. All’interno c’è un Resort molto accogliente e funzionale, la cui architettura non stona in quest’area protetta. C’è, inoltre, un ristorante, un piccolo museo, una chiesa, una piccola piantagione di caffè, un lago con ninfee e cigni, una piccola piantagione di orchidee, cavalli e... tante scimmie sugli alberi.

Alcuni tetti degli chalet sono ricoperti di bromeliacee, soprattutto di colore ciclamino. L’attuale proprietario, anche lui tedesco: Eddy Kuhl Arauz, ha acquistato questo paradiso terrestre, ricco di flora e di fauna, nel 1975 ed ha scritto vari libri, compreso quello che narra la storia di questo luogo incantato. Nella zona di Matagalpa si coltiva il caffè, definito il migliore al mondo per il gusto e l’aroma, e che viene esportato anche in Italia. E’ certificato arabico al 100 per cento ed è coltivato solo in maniera biologica. Quando il chicco è maturo assume un colo rosso e per preservare le piante dagli insetti, si mette una bottiglia di plastica con un prodotto organico per allontanarli.

Il Signor Eddy mi prende in simpatia e incomincia a farmi visitare la riserva. Mi dice di amare molto l’Italia, soprattutto Firenze e il Palazzo degli Uffizi e le canzoni liriche, che ogni tanto accenna a cantare. Gli descrivo, però, le bellezze di altre città come Venezia e Roma e ne rimane estasiato. Mi fa entrare nel giardino delle orchidee, ma non ci sono solo questi fiori, ci sono vari tipi di alberi, di piante, anche di caffè dal frutto acerbo o maturo e tanti banani.

E’ un posto incantevole questo, dove si sente il canto degli uccelli. Riesco a vedere anche un colibrì che sta picchiando su un albero. All’improvviso si odono suoni diversi, gutturali, mentre le fronde degli alberi più alti incominciano a muoversi. Eddy mi spiega che ci sono le scimmie. Le vedo, sono intere famiglie che saltano da un albero all’altro e mi emoziono per il privilegio che ho di stare in quel posto incantato. Cerco di fotografarle, ma sono troppo alte e non ci batte il sole, sicuramente non riuscirò ad ottenere dei buoni scatti. Eddy è contento della mia attenzione e meraviglia su ciò che vedo e mi chiama in continuazione per farmi notare ogni cosa. Incomincia a chiamarmi “Pura Vida” anziché Liliana, mentre io lo definisco un uomo da invidiare perché è riuscito a crearsi un ambiente unico al mondo per viverci.

Mi vuole far cavalcare uno dei suoi cavalli e me ne fa sellare uno per farmi scoprire la Selva. Herique, l’uomo che si occupa dei cavalli, mi accompagna in questo giro fantastico dove gli unici rumori sono quelli degli zoccoli dei cavalli. Quanta pace! Che posto incredibile e unico è questo!

Ci sono persino dei piccoli ruscelli che attraversano i giardini che portano agli chalet. Ma in questo paradiso Eddy ha pensato anche ai bambini e per i piccoli ospiti c’è anche un parco giochi situato dietro il ristorante.

Mi dispiace lasciare questo posto e penso che la mattina, appena ho aperto la porta dello chalet, mi sono trovata a 3 metri di distanza dal lago con le oche che passeggiavano quasi davanti alla mia porta! Eddy viene a salutarmi e mi dice ancora “Tu eres pura vida” (tu sei pura vita. Y cuando tu quiere estar aquí esta es tu casa” (tu sei pura vita e quando vuoi venire qui, questa è la tua casa), e queste parole mi rimangono impresse nella mente e nel cuore.

Io lo ringrazio, invece, per aver preservato questo angolo di mondo e consentire a chi vuole conoscerlo di venire qui e condividere con lui le tante meraviglie di Selva Negra.

Sulla macchina che ci porta a Matagalpa rifletto sul fatto che il Nicaragua mi sta sorprendendo ogni giorno di più e mi sta facendo provare emozioni che recano beneficio al mio spirito. Arrivati nel bel Paese, che conserva ancora un’aria un po’ antica, assaggiamo un eccellente caffè nel locale più noto del luogo e poi di nuovo per la strada per scattare fotografie alle persone che ci sembrano più particolari o più interessanti da fotografare.

Non c’è che l’imbarazzo della scelta: Ragazze e bambini bellissimi si mettono tranquillamente in posa tranne i più timidi e, a volte, questo ci fa vergognare per la nostra veemenza nel chieder loro di essere ripresi.

Lasciamo Matagalpa e ci dirigiamo a Granada, dove arriveremo dopo 3 ore di macchina. Nel piccolo pullman dormono quasi tutti.

Io non posso, non ce la faccio. Come sempre devo vedere il paese nelle parti più vere come la campagna, con la quotidianità della vita contadina. Osservo le semplici case con il classico recinto per i maiali, le mucche allo stato libero che mangiano l’erba dei campi, la gente che si riposa sulle amache, gli animali domestici come i cani che mai ti molestano o abbaiano contro chi non conoscono. Attraversiamo località con piccoli laghi, piccoli cimiteri e piccole colline. Notiamo tanti bambini che giocano con poco o fra loro, bucato steso sui fili ad asciugare, il consueto verde degli alberi e delle piante e i rapaci che volano in cielo.

Arriviamo a Granada nell’ora migliore per poterla osservare nella parte più alta della Cattedrale. Che spettacolo vista dall’alto! Anche questa città è molto bella e interessante e sempre con le case in stile coloniale, molte delle quali restaurate. Ammiriamo le caratteristiche abitazioni costruite attorno ad un patio centrale sempre ricco di piante tipiche locali e dagli immancabili banani. Che bella che è questa città. Arriviamo giusto in tempo per assistere ad una piccola processione che termina il suo percorso dentro la Cattedrale.

La guida ci spiega che Granada è una delle città più importanti del Nicaragua e fra le più belle città coloniali dell’America centrale.

E’ la rivale di Leon, anche se è più piccola ed ha appena 160mila abitanti, ma è molto monumentale e aristocratica. Si trova a sud di Managua, dalla quale dista solo 40 chilometri, 90 dalla Costa Rica e 50 dalle più belle spiagge dell’Oceano Pacifico.

Al centro della città c’è il Parco Centrale, che è presente in ogni città piccola o grande del Nicaragua. Facciamo in tempo a fare i classici due passi intorno alla Cattedrale, ma anche qui è arrivata l’ora di andare nel nostro nuovo hotel e di cenare con le autorità locali.

L’Albergo è il Gran Francia, bellissimo esempio di stile coloniale spagnolo, che si pensa possa risalire addirittura al 1.524. Completamente restaurato, sono molte le leggende su questo storico edificio.

Reportage: Nicaragua (prima parte)
Reportage: Nicaragua (prima parte)
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Reportage: Nicaragua (prima parte)
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Spunti di viaggio: le Canarie, sette isole per sette vacanze diverse

4 Aprile 2015 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Spunti di viaggio: le Canarie, sette isole per sette vacanze diverse
ISOLE COMPLETAMENTE DIVERSE L’UNA DALL’ALTRA E COSÌ VICINE ALL’AFRICA PIÙ CHE ALLA SPAGNA ALLA QUALE APPARTENGONO.

Le Canarie, le sette favolose isole emergenti dell’Oceano Atlantico, oltre a qualche isolotto disabitato, colpiscono spesso la fantasia del potenziale turista con l’immagine di terre gremite da turisti, soprattutto tedeschi. Ma non è così, e, a questo scopo, è bene illustrarle oltre che dal punto di vista turistico, anche da quello storico.

Note ai Romani con il nome di isole Fortunate, furono conosciute forse già dai Fenici nel IV sec. A.C. Gli Europei le considerano isole leggendarie fino a quando alla fine del XII secolo non le riscoprì il nobile genovese Lanzarotte Maloncello, il cui nome è rimasto ad una delle isole stesse: Lanzarote.

Vennero raggiunte nel ‘400 da navigatori francesi, furono esplorate dai veneziani e contese a lungo tra Portogallo e Spagna che, massacrata gran parte della popolazione autoctona, divenne nel ‘500 padrona di tutto l’arcipelago.

Punto di raccordo tra l’Europa e il Nuovo Mondo, le Canarie facilitarono il viaggio di Colombo verso le Bahamas e resero possibile la diffusione in America di varie specie di animali e piante dopo un periodo di acclimatamento nell’arcipelago. Tornando al nome, la leggenda vuole che le isole fossero, invece che di canarini popolate da cani.

Raggruppate in due provincie e considerate alla stessa stregua delle provincie metropolitane spagnole, si dividono in isole occidentali (provincia di Santa Crux di Tenerife) e isole orientali (provincia di Las Palmas). Il clima, molto regolare, non ha mai escursioni termiche marcate per cui va da un minimo di 18° ad un massimo di 28° tutto l’anno. Da Oriente ad Occidente appaiono al primo posto le due meno elevate: Lanzarote, che ha paesaggi strani e irripetibili e Fuerteventura con immense pianure e spiagge interminabili.

Segue Gran Canaria, rotonda, con profilo di Piramide che si eleva fino a 2000 metri sopra il livello del mare. Poi viene Tenerife la più grande e la più alta, coronata dal vulcano Teide (711 m), poi ancora Gomera, più piccola delle precedenti e con una superficie accidentata piena di sorprese.

Segue La Palma un gioiellino anche montagnoso e, finalmente, El Hierro, la strana isola per la quale passò il primo Meridiano che indicava l’estremo più occidentale del mondo conosciuto prima della scoperta dell’America.

Dirupi, coste, zone vulcaniche, flora millenaria oltre al folklore, la musica, l’artigianato, la gastronomia, i prodotti del mare: tutto ciò offrono queste splendide isole dotate di una perfetta ricettività alberghiera e definite “continente in miniatura”.

L’architettura tradizionale canaria si ispira a fonti andaluse e portoghesi, l’artigianato della terracotta deriva da antiche guanches, l’arte di far cesti ha proprie caratteristiche, il ricamo è basato su tecnica di sfilatura della stoffa e non è da dimenticare la storica abilità dei falegnami di Tenerife.

Strutture alberghiere, complessi residenziali, ville e appartamenti non difettano. Festival, mostre, cinema, campionati di golf, ippica, completano il quadro di un soggiorno che molti forse credono irrealizzabile, mentre le ottime varie condizioni offerte delle agenzie turistiche riscontrano sintomaticamente un incremento del turismo.

Spunti di viaggio: le Canarie, sette isole per sette vacanze diverse
Spunti di viaggio: le Canarie, sette isole per sette vacanze diverse
Spunti di viaggio: le Canarie, sette isole per sette vacanze diverse
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Reportage Mar rosso: le meraviglie marine di un'antica terra

2 Aprile 2015 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Reportage Mar rosso: le meraviglie marine di un'antica terra
UN MARE FRA I PIÙ BELLI DEL MONDO E LOCALITÀ FACILMENTE RAGGIUNGIBILI DALL’ITALIA.

Fare il bagno in un aquario, circondati da pesci multicolori che guizzano attorno oppure si fermano a guardarvi senza alcun timore, è possibile? Si, nel Mar rosso, dove la natura ha concentrato forse la più ricca varietà di fauna ittica del mondo e dove l’estate dura quasi tutto l’anno. È il paradiso esotico a noi più vicino, raggiungibile dall’Italia in poco più di tre ore di volo. Tutto questo era già noto da decenni agli esperti subacquei animati da spirito di avventura.

Ma da tanti anni è alla portata di tutti, di chi, senza rinunciare alle comodità, vuole affrontare spettacolari scenari sottomarini, di chi vuole dare un’occhiata sott’acqua con la maschera, senza impegnarsi in immersioni, e di chi vuole semplicemente fare un bagno, peraltro anch’esso in compagnia di qualche branco di pesci.

Infine, per chi voglia soprattutto riposarsi e magari prendere la tintarella, sono a disposizione spiagge stupende. Per chi voglia invece esplorare il deserto, sarà una piacevole sorpresa scoprire quanto sia sorprendente e variegato il paesaggio. Una sorpresa antica forse quanto l’uomo, visto che è possibile imbattersi in testimonianze remote, mitiche e storiche lasciate da lontani predecessori.
Mete turistiche che si sono affermate rapidamente negli ultimi anni in questa parte del mondo sono Hurghada, Sharm El Sheikh e Marsa Alam, tutte in Egitto, l’una affacciata sulla sponda occidentale del Mar Rosso e le altre due distese verso la parte orientale; tre località simili ed al contempo diverse.

Hurghada è un antico porto, una città araba la cui periferia si perde verso infinite spiagge, dove negli ultimi anni sono sorti complessi alberghieri assai confortevoli e dotati di tutte le comodità, dove chi vi risiede può scegliere tra lo splendido isolamento dinanzi ad un mare invogliante, protetto dalla barriera corallina, oppure visitare la città ed immergersi nella realtà locale.

Hurghada può essere la base di partenza per una serie di escursioni. In barca, alle isole Giftun, per un approccio ancor più stretto con questo meraviglioso mondo marino. Sulla terra, verso antiche cave di marmo sfruttate dai Romani duemila anni fa, oppure verso i lontani, antichissimi monasteri copti di Sant’Antonio e San Paolo, risalenti ai primordi del cristianesimo. Infine, è d’obbligo una escursione a Luxor, la meta più affascinante lungo il corso del Nilo, per una visita all’antica Tebe, ai templi di Karnak e, sulla sponda opposta, alla Valle dei Re e delle Regine, con le loro stupefacenti tombe.
Sharm El Sheikh è invece una località turistica sorta pressoché dal nulla. Quando, tantissimi anni fa, gli israeliani occuparono il Sinai, costruirono, presso la punta meridionale della penisola, un aeroporto per meglio controllare il territorio. E quando finalmente fu siglata la pace tra Israele ed Egitto, con la restituzione del Sinai, quell’aeroporto si rivelò una meravigliosa opportunità per un lancio turistico della regione.

Imprenditori egiziani, ma anche italiani e altri della Comunità europea, svizzeri ed americani, si impegnarono per realizzare un centro di villeggiatura che avesse eleganza o comodità analoghe a quelle che si riscontrano in varie località italiane o della Costa Azzurra. L’operazione è riuscita.

Sharm El Sheikh oggi vanta grandi alberghi estremamente confortevoli, passeggiate a mare molto invitanti la sera, negozi con prodotti di qualità internazionali ed altri tipici locali, locali notturni ed un casinò. E naturalmente un mare ch’è rimasto stupendo, anche perché non vi sono scarichi da terra, perché le acque reflue sono depurate e riciclate e vanno ad alimentare una grande oasi sorta nell’entroterra, con alberi da frutta tropicali ed altre piante esotiche.

Quindi, acque cristalline e ancora pesci che sguazzano vicino a riva tra i bagnanti. Sharm El Sheikh assicura una vacanza gradevole ai giovani di tutte le età, per chi voglia cimentarsi in tutte le attività marine e per chi preferisca i tranquilli quattro passi oppure giocare a golf o a tennis.
Sono possibili alcune escursioni assolutamente straordinarie. Una marina, nel parco di Ras Mohammed, verso la punta del Sinai, tra rocce, sabbie e mangrovie che affondano le radici in un mare, poi inabissatesi in incredibili fondali popolati da una fantasmagorica fauna ittica.

Un’altra passeggiata sulla costa, in direzione opposta, porta verso la baia di White Knight, villaggi di pescatori beduini e la foresta di mangrovie. Verso l’interno si può attraversare in fuoristrada Wadi Watir e Wadi Nakil, valli scavate da torrenti ricchi di acque in occasioni eccezionali, verso il fantastico Canyon Colorato. E ancora, l’escursione più emozionante è verso l’interno, al monastero di Santa Caterina, pervaso di suggestive memorie dove è tuttora coltivato il roveto ardente che vide Mosè. Mosè che da qui salì sul monte Sinai per ricevere da Dio le Tavole dei Dieci Comandamenti.

Anche oggi i visitatori più determinati possono seguire le orme del profeta, salire verso la vetta a dorso di mulo o di cammello o percorrendo una infinità di gradini, magari di notte, per poi assistere ad un sensazionale sorgere del sole. Forse non incontreranno Dio e non riceveranno le Tavole della Legge, ma la commozione è assicurata.
Marsa Alam, invece, è stata l’ultima scoperta di questo splendido mare. Rispetto alle altre due località è molto più tranquilla e ancora da sviluppare completamente. Ci sono, però, hotel di ogni tipo e villaggi a gestione italiana che incontrano sempre più i favori dei turisti italiani. Spiagge lunghissime e isolate, un mare incontaminato dove è facile imbattersi nel “dugongo” un delfino “buffo” ma inusuale ed una barriera corallina ricca di pesci multicolori. Anche qui è possibile trascorrere una vacanza all’insegna del divertimento o del relax con un rapporto qualità-prezzo eccezionale.

Reportage Mar rosso: le meraviglie marine di un'antica terra
Reportage Mar rosso: le meraviglie marine di un'antica terra
Reportage Mar rosso: le meraviglie marine di un'antica terra
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Reportage Egitto: dove il mito s'incontra e si confonde con la storia

20 Marzo 2015 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Reportage Egitto: dove il mito s'incontra e si confonde con la storia
IL PAESE DELLA GRANDIOSITÀ DI UN ANTICO POPOLO, CHE TANTO EBBE IN COMUNE CON LA STORIA DI ROMA

Magia di colori, inebrianti profumi, fascino di una terra senza tempo dove il mito si confonde con la storia. Non sono frasi scontate, ma le sensazioni di una vacanza in Egitto, una stupenda meta che lascia il segno non solo nella memoria ma, soprattutto, nell’anima. L’avventura dell’ideale viaggio a ritroso nel tempo comincia al Cairo. Se si alloggia in un albergo nella zona di Giza, e si è alla finestra nell’ora del tramonto, c’è lo scenario unico del sole che scompare dietro l’orizzonte tra lo sfolgorio dei colori che accompagnano il calare del sole e che vanno dal rosa all’indaco del cielo, dal rosso all’arancione, fino a confondersi con il colore della terra.

Al centro di questo naturale palcoscenico, ci sono loro: le piramidi, le cui gigantesche sagome si stagliano all’orizzonte come una sfida all’eternità, ombre del passato sempre vigili sul presente. Poi c’è l’incontro con l’enigmatica millenaria Sfinge, la visita ai favolosi tesori del Museo del Cairo, con la meravigliosa maschera del giovane faraone morto a soli 18 anni, Tutankhamon,

la passeggiata alla “Città dei morti”, dove gli uomini dividono il tetto con chi non c’è più ed è seppellito nel piano sottostante. Poco lontano dal Cairo c’è, a Sakkara, la piramide di Zoser, o piramide a quadroni, considerata la più antica tra quelle egizie, costituita da sei mastabe (di dimensioni decrescenti) costruite una sull’altra.

Ma in Egitto, dalla notte dei tempi, si crede che tra vita e morte ci sia continuità e se per noi questa specie di “convivenza” sembra assurda, per loro non lo è, considerando che queste persone, oltre tutto, non avevano una propria casa. In questa terra fantastica ogni cosa ha un suo perché, una sua ragione d’essere, anche se a noi occidentali sfuggono molte cose della loro cultura e delle loro tradizioni.

Ma dopo il Cairo, non si può non volare fino ad Assuan. Nell’antichità si chiamava Syene. Erano qui le cave da cui si estraevano i monoliti destinati a diventare obelischi, steli costruite in onore del dio Sole. Qui, oltre ad ammirare lo spettacolo delle feluche che solcano il Nilo, l’azzurro del cielo che si confonde con il turchese del grande lago Nasser, e, sopra una specie di altura, c’è il magico spettacolo dell’Isola Elefantina, con la sua sabbia dorata, macchiata ogni tanto dal verde smeraldo delle fronde di alberi.

Proprio qui si trova la tomba dell’Aga Khan III, che usava soggiornare in questa località per il suo clima asciutto e salubre. Lui morì nel 1957 e la Begum, sua moglie, fece costruire il mausoleo per consentirgli di riposare in pace. Lei visse fino al 2000, ma già dal 1997 aveva impedito l’accesso dei turisti che disturbavano l’eterno sonno dell’amato consorte.

Dall’alto si vede il magnifico spettacolo del Nilo e la vita che si svolge sulle sue acque. Ad Assuan è possibile vedere anche il monastero copto di San Simeone e il giardino botanico, ricco di piante di ogni tipo che donano ombra e fresco a chi ci si reca nei periodi più caldi.

Da qui si può raggiungere Abu Simbel, con il suo tempio imperituro di Ramsete II°, il Faraone che fece grande l’Egitto. L’opera, che sorge nel cuore del deserto nubiano, a breve distanza dal confine con il Sudan, è spettacolare. Colpiscono, soprattutto, le grandi statue del faraone, scolpite direttamente sulla roccia, che ne costituisce la facciata alta, tra l’altro, ben trentuno metri. Molto interessante è visitare la parte posteriore del tempio, interamente ricostruito dopo che stava per allagarsi e, quindi, essere distrutto per via della diga che era stata costruita nelle vicinanza.

Le navi che ospitano i turisti in questo fantastico viaggio che porta da Assuan a Luxor, o viceversa, sono dei gioielli. Comodità ed eleganza assicurano una vacanza all’insegna della rilassatezza.

Navigando dolcemente sul largo fiume, si arriva a Filae dove i ricordi dell’idilliaco mito, tra il magico e il religioso, di Iside e Osiride e testimonianza della tecnica moderna che riuscì a trasportare l’immenso tempio dall’isola destinata ad essere sommersa su un luogo sicuro, qui si fondono in un paesaggio in cui i colori intensi dell’acqua, della vegetazione e delle imponenti colonne, toccano sicuramente lo spirito del visitatore. Ma questo non succede solo in epoca moderna, è stato sempre cosi.

Nell’antichità, l’imperatore romano Adriano, fine esteta, innamorato dell’arte e dello spirito dell’Egitto, veniva a meditare qui. Altre colonne dai capitelli scolpiti ricordano anche il luogo nel quale era solito rifugiarsi. La nostra storia che si fonde con quelle egiziana!

Proseguendo il nostro viaggio a ritroso nel tempo, troviamo Edfu, che è un’altra meta della crociera sul Nilo, con il suo tempio dedicato a Horus, dio dalla testa di falco. La maestosa statua della divinità, in granito nero, è un po’ il compendio dell’antica religiosità egiziana all’insegna dell’amore e della magia.

A breve distanza c’è Kom Ombo, con il suo imponente complesso religioso, dedicato a due divinità: Sobek, dalla testa di coccodrillo e Haroeris, dalle sembianze di sparviero. Ancora un tratto di navigazione ed eccoci ad Esna, per incontrate il tempio di un’altra divinità, Khnum, con la testa di ariete. Era lui che modellava gli uomini con il tornio da vasaio.

Navigando per 3 giorni si arriva a Luxor, l’antichissima Tebe, capitale dell’antico impero egiziano. A ricordare i fasti del passato c’è il tempio di Ammon – Ra. I faraoni che lo fecero edificare, Amenofi III e Ramsete II, lo vollero gigantesco – è lungo quasi trecento metri – e spettacolare. Le sue pareti sono un tripudio di immagini a rilievo, come tante pagine di storia che parlano di vicende umane e divine ancora aperte per una affascinante lettura del passato.

Luxor, da sola, merita tutto un viaggio nell’antico Egitto. I suoi templi sono lo specchio della grandiosità di quell’epoca. Dal 1979 il sito aecheologico, con la sua necropoli, è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità. I suoi templi funerari e religiosi lasciano i turisti a bocca aperta per la grandiosità delle sue costruzioni, in alcuni casi preservate ancora meravigliosamente.

Si resta storditi e sbalorditi davanti a tanto splendore, che prosegui con la visita a Karnak, a pochi chilometri da Luxor. “Luci e suoni” è lo spettacolo serale che fa rivivere il fascinoso magico mondo dell’epoca dei faraoni.

Per visitare la Valle dei Re e delle Regine, infine, è bene lasciare di buon’ora la nave per affrontare il breve ma torrido tratto del deserto. È qui, incastonata tra le rocce, la splendida tomba della regina Nefertari, recentemente restaurata.

Ma c’è anche quel grande capolavoro dell’architettura e dell’arte egizia del tempio funerario della regina Hatshepsut, vissuta dal 1505 al 1484 avanti Cristo. Personaggio emblematico tramandatoci da tante storie di amori appassionati e imprese mascoline quali si addicono all’unica donna che è riuscita a portare la corona dei faraoni.

Le altre tombe, quelle dei re, anche questi scavate nella roccia, e tutte nascoste sotto la sabbia, portano nel mondo delle antiche storie, quelle che ci fanno sentire un po’ egiziani, sia perché abbiamo visto infinite volte documentari su questo luogo unico, sia perché il contesto è così coinvolgente da farci sentire parte del paese dove il tempo si è fermato.

Egitto, terra ancora misteriosa e ricca di testimonianze della sua antica grandiosità e dove ancora, sotto la sabbia, nasconde tesori di ogni tipo.

Reportage Egitto: dove il mito s'incontra e si confonde con la storia
Reportage Egitto: dove il mito s'incontra e si confonde con la storia
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Reportage Namibia: una pietra preziosa in mezzo all'Africa

18 Marzo 2015 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Reportage Namibia: una pietra preziosa in mezzo all'Africa
IL PAESE È UNA SPECIE DI “OASI” PER PULIZIA, ORDINE E PUNTUALITÀ DELLA SUA POPOLAZIONE.

Quando si viaggia in certi luoghi particolari, soprattutto in quelli dove è possibile ritrovare anche un po’ noi stessi, ci sentiamo un po’ come il mitico Ulisse, quando vagò per anni ed anni alla ricerca dell’io più profondo, quello vero, cercando senza avere alcuna meta le tracce di richiami ancestrali tra le meraviglie del mondo più vicino alla sua Itaca. Ecco, l’impressione è sempre questa quando mi trovo ad andare scoperta di un nuovo continente come l’Africa, che ti ospita avvolgendoti e coinvolgendoti come il liquido amniotico di una madre: fra i paesi visitati e amati di più con può che esserci la Namibia.
Io stessa, come ogni turista italiano, non posso che rimanere affascinata dalla Namibia perché rappresenta un concentrato di tutte le bellezze naturali e selvagge di un intero continente. Il deserto, anzi i deserti (il Kalahari e il Namib) avvolgono il Paese con i loro paesaggi mutanti fatti di dune altissime, dal delicato colore albicocca, di colline nei cui strati antichissimi si intravedono i percorsi e le sofferenze di tutte le ere geologiche, non per niente il Namib è il deserto più antico del mondo, e di zone pietrose che quando le percorri sembra di camminare sui vetri che fanno un gran rumore sotto i piedi.

Ma non sono vetri, sono pietre più o meno preziose come granate, tormaline, quarzi di ogni colore e innumerevoli altre pietre cristalline.
Uno dei ricordi più belli che si possono riportare dei deserti della Namibia, a parte il colore diverso dagli altri deserti, è la meraviglia di buttarsi giù a piedi nudi per una duna alta anche 300 metri e avere la sensazione di volare e non di correre! E il silenzio…il grande silenzio rotto qualche volta dal vento che colora anche di rosso l’aria circostante!

L’Atlantico è il mare che la bagna, quell’Atlantico meridionale freddo, tempestoso, scuro e selvaggio. Non un mare da spiagge, non un mare per turisti, ma un mare pieno di pesci attraversato dalla corrente del Bengala.

Un mare tutto da vedere e che ospita una vita splendida e incredibile come quella delle colonie di otarie di Cape Cross e delle altre del sud del Paese. Lo spettacolo, anche se l’odore non è gradevole, è assolutamente mozzafiato: ben 100 mila otarie tutte insieme e, talvolta, anche una sopra l’altra, con il loro ordinamento sociale, i loro amori, i loro giochi…!

Un mare, infine, al quale grandi navigatorie inesperti hanno pagato un pesante tributo, come è possibile constatare, con pena per chi è morto e rispetto per la potenza della natura, mentre si cammina fra i numerosi relitti di navi sparsi come antichi fantasmi sulla nota Skeleton Coast.
Il Damaraland e il Koakoland sono invece le savane pietrose, dai colori sgargianti, con il rosso che domina tra le enormi rocce accatastate insieme da giganti mitologici nella notte dei tempi. Incredibili piattaforme fanno da sfondo ad eccezionali tesori di storia dipinti e incisi sulla pietra dagli antichi uomini della savana.
Le scene dipinte ci fanno “sentire” le sensazioni delle le loro gioie e delle loro paure. Un’emozione fortissima quando osserviamo ciò che i nostri antenati hanno immortalato per sempre nelle rocce.
Le incisioni rupestri hanno 10.000 anni di età e l’emozione è tanto forte di fronte ai sentimenti che non sono mai cambiati nella storia dell’uomo.
Se parliamo di parchi, il primo che ci viene in mente è il mitico e grande Etosha, che non è soltanto magnifico perché ha una grande varietà di animali (zebre, orix, kudu, springbock, giraffe, leoni del Kalahari nerocriniti ecc), ma è grande quasi quanto la Svizzera.

Etosha ha anche i Pan, distese di terra alcalina, salata e bianca vista da lontano, che in alcuni tratti è spaccata e secca, mentre in altri è fangosa e pericolosa.

E’ una terra dove i miraggi sono all’ordine del giorno, l’aria è quasi sempre caldissima e si possono osservare le migrazioni degli animali. Etosha è un Parco magico e strano dove è possibile osservare piogge incredibili così come gli arcobaleni che si formano appena la pioggia smette di dar da bere a questo meraviglioso luogo.
Ma la Namibia è sorprendente non solo per i suoi paesaggi, le sue pietre preziose – come i diamanti – e i suoi animali nei parchi. Il paese stupisce per l’ospitalità e la delicatezza dei popoli che lo abitano, sia di colore sia bianchi.

Non dimentichiamo che la Namibia è una Repubblica multi-razziale indipendente e pacifica, ricca di acqua sorgiva e potabile. E cosa dire della perfetta organizzazione e pulizia delle strutture turistiche? Non dimentichiamo che la Namibia risente ancora della cultura tedesca e sudafricana.

La Namibia, perciò, è quanto di africano si possa immaginare per la bellezza dei Parchi e di alcune delle sue tribù – non dimentichiamo che le donne Himba sono bellissime, ma soprattutto, perché è una specie di “oasi” per pulizia, ordine e puntualità della sua popolazione.
Possiamo considerarla quasi una pietra preziosa incastonata nel continente africano!

Reportage Namibia: una pietra preziosa in mezzo all'Africa
Reportage Namibia: una pietra preziosa in mezzo all'Africa
Reportage Namibia: una pietra preziosa in mezzo all'Africa
Reportage Namibia: una pietra preziosa in mezzo all'Africa
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Reportage: Botswana, un paradiso naturale nel cuore del mondo

14 Marzo 2015 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Reportage: Botswana, un paradiso naturale nel cuore del mondo
IL TURISMO È UN SETTORE IN CRESCITA E SI PUNTA ALL’ ALTA QUALITÀ DEI SERVIZI.

Nel cuore dell’antico continente, la vita pulsante e primordiale può essere scoperta e ammirata, con il massimo del rispetto e della cura, però. Il Botswana è situato nel centro della parte meridionale dell’Africa, e qui si nascondono straordinarie bellezze paesaggistiche e ambientali e il tesoro più ambito nelle società occidentali, i diamanti. Si estende per una enorme superficie, pari alla Francia e al Belgio insieme, ma è poco popolato, con una densità media di 3 abitanti per km².
Indipendente dal 1966, in seguito alla scoperta dei giacimenti di diamanti ha potuto crescere economicamente in modo costante. Stabilità economica e politica rendono possibile lo sviluppo turistico, organizzato però sui canoni del massimo rispetto della natura e delle numerose specie animali che lo abitano.

Il Botswana è, infatti, un paese in cui Delta e Deserto hanno creato una ricchezza di specie paradisiaca. Questa diversità biologica viene protetta in numerosi parchi e riserve naturali, che si estendono per il 40% del territorio nazionale.

A nord si può scoprire il Delta dell’Okavango, il più grande delta interno del mondo: dalle alture dell’Angola, il fiume Okavango si riversa nel deserto del Kalahari, creando una speciale commistione tra acque, con innumerevoli corsi d’acqua e laghi, e savana sabbiosa, e dando vita ad una particolare varietà di flora e fauna, tale che un terzo del Delta è da molto tempo parco nazionale.

Qui è possibile ammirare tutti gli animali dell’Africa australe: branchi enormi di elefanti e di bufali, zebre, antilopi saltanti, aquile marine e anche i rinoceronti, reinsediatosi qui da poco tempo.

Per visitare queste fantastiche zone il mezzo di trasporto obbligato è il mokoro, la canoa locale intagliata in un tronco d’albero e guidata da ranger esperti.

Ma imperdibile è il giro in aereo per osservare la vastità del Delta, parte di ogni programma turistico realizzato nell’area. La visita al Delta è possibile in ogni mese dell’anno, partendo dalla città capoluogo Maun.
A nord est al confine con Zambia e Zimbawe, dalla città di Kasane si apre la regione del Chobe e il suo parco nazionale, dove si trovano i gruppi compatti di elefanti più numerosi al mondo.

A Kasane e nei suoi dintorni vi è la possibilità di soggiornare in lodge ottimamente equipaggiati che offrono tutti i comfort. Tutte le regioni del Chobe sono collegate con una fitta rete di piste percorribili durante tutto l’anno, naturalmente su fuoristrada a quattro ruote motrici.
Al confine nord occidentale del Kalahari, si innalzano le Tsodilo Hills (colline di Tsodilo) la montagna più alta del Botswana che con di 1.400 metri. In questo luogo magico sono state scoperte finora oltre 4.000 pitture rupestri, descritte tra l’altro da Sir Laurens van der Post nel suo libro classico “Il mondo perduto del Kalahari” e cui ha dato il nome di “Louvre del deserto”.

Da maggio 2001 è aperto un museo sui 100.000 anni di storia di questo luogo. Nel luglio 2002 l’UNESCO ha dichiarato l’intero territorio patrimonio dell’umanità.

Questa mistica area collinosa può essere esplorata in sei percorsi diversi con l’aiuto di esperte guide locali es è raggiungibile a bordo delle jeep per una pista sterrata di 50 km o tramite piccoli velivoli.
La piccola località Nata, situata a circa 300 km a sud di Kasane, è il punto di partenza per visitare le depressioni saline di Makgadikgadi Pans, estese su una superficie di oltre 12.000 km, sono il più grande complesso di saline al mondo, formato da due conche principali e da migliaia di altre conche saline più piccole.
A nord ovest da qui, a circa 4 ore da Nata, si trova il Parco Nazionale da Nxai Pans, composto essenzialmente da un sistema di conche saline, che sono i resti fossili del grande lago prosciugato di Makgadikgadi. Una delle attrazioni principali di questa regione è certamente il gruppo di alberi “Baines Baobab”.
Nel cuore del Botswana l’immensa riserva del Central Kalahari Game Reserve è una delle cinque più grandi zone protette al mondo. Composto da savane e zone semideserte piatte, qui regna una grande siccità; le estensioni sterminate, lo spettacolo unico e affascinante delle albe e dei tramonti, la percezione della solitudine e il senso dell’avventura, regalano emozioni difficili da rivivere in un altro luogo del mondo.

I segreti del Kalahari possono essere scoperti insieme ai San, gli aborigeni dell’Africa australe che vivono qui da 25000 anni. Solo pochi vivono ancora nel modo ancestrale come cacciatori-raccoglitori, mentre la maggioranza vive in insediamenti come New Xade, Kuru, D’kar e Ghanzi.


Al confine con il Sud Africa, il Tuli Block è una striscia di terreno agricolo, estesa lungo il fiume Limpopo. Vicino si trova la capitale Gaborone, una città in rapido sviluppo.
Il turismo continua ad essere un settore in crescita con molte possibilità di potenziamento, e il governo, con i suoi piani regolatori, punta su un turismo di alta qualità.

Il paese è dotato di alberghi a tre, quattro e cinque stelle, ma per visitare le riserve e i luoghi più impervi e suggestivi bisogna soggiornare in camping, anche ben attrezzati, e lodge, e muoversi in jeep per i numerosi safari possibili.

Reportage: Botswana, un paradiso naturale nel cuore del mondo
Reportage: Botswana, un paradiso naturale nel cuore del mondo
Reportage: Botswana, un paradiso naturale nel cuore del mondo
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Reportage Australia: il Queensland, una terra sorprendente

12 Marzo 2015 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Reportage Australia: il Queensland, una terra sorprendente
UNA DELLE PARTI PIÙ BELLE DI QUESTO PAESE SEMPRE PIÙ PRESCELTO PER I VIAGGI DI NOZZE.

Fra noi e l’Australia ci sono 12.000 chilometri, ma vale la pena di mettersi l’animo in pace e trascorrere un bel po’ di ore a bordo di un aereo per raggiungerla. Il Queensland è forse la parte più bella e conosciuta di questo enorme paese che, da terra di nostri emigranti, è diventata terra di vacanza.
Iniziamo a parlare di Cairns, una delle più importanti città del Queensland settentrionale. La città è nata nel 1876 come punto di raccolta per l’approvvigionamento merci, ad uso delle varie miniere d’oro e di zinco esistenti nell’entroterra della zona. Cairns è considerata la “capitale” della grande barriera corallina australiana, e le sue bellissime spiagge las rendono un luogo di vacanza tra i più ambiti del mondo, grazie anche ad un importante porto dal quale partono tutte le navi da crociera, e alle navi di appoggio utilizzate per chi vuole fare immersioni nella barriera corallina più estesa del mondo.
Una meraviglia naturale, quest’ultima, che si sviluppa per una lunghezza di oltre 4.500 chilometri (copre una superficie grande quanto il Regno Unito e l’Irlanda)di cui oltre 2.000 km solo nella regione del Queenslan
d. Nella zona, inoltre, si contano circa 100 isole e isolotti.
Cairns, quindi, rappresenta un ideale punto di partenza e di arrivo per i turisti interessati a visitare il grande continente australiano.
Gennaio è il mese più umido del periodo considerato meno buono e che va da novembre a marzo. Sono frequenti gli acquazzoni che si abbattono sulla regione e che i locali usano scherzosamente definire “the liquid sunshine".

Il primo contatto con il mare australiano avviene in una zona residenziale dove gli australiani amano trascorrere le loro vacanze estive. I numerosi alberghi e i vari locali di intrattenimento, oltre allo splendido mare con le attività ad esso connesse, rendono questo posto molto ambito e di gran moda.
Il clima sub tropicale e le piogge abbondanti favoriscono lo sviluppo di una rigogliosa vegetazione, che si estende per buona parte della costiera del Queensland del nord che, oltrepassando Cape Tribulation, arriva fino a Cape York penisula, estrema punta dell’Australia Nord-est e facente parte delle aree protette della Daintree Rain Forest National Park, un territorio occupato esclusivamente da qualche insediamento di tribù aborigene.

UNA NATURA INTATTA

Nella rain forest vivono in totale libertà molti animali acquatici ed uccelli, e nei numerosi corsi d’acqua nuotano indisturbati pericolosi coccodrilli molto temuti dai locali. Ma l’uomo, si sa, non conosce limiti né si fa vincere dalla paura e, quindi, ha costituito dei bellissimi e confortevoli Resort e Lodge, tutti rigorosamente in legno e completamente immersi nella vastità della foresta pluviale. Le costruzioni, però, sono state progettate per essere in piena armonia con l’ambiente naturale e la vegetazione circostante.

Molto suggestivi i resort, le cui pareti-vetrate della sala da bagno sono circondate dalla vegetazione che protegge da occhi indiscreti e da una sensazione di piena libertà. Immergersi nella vasca da bagno ed essere circondati da un’impenetrabile foresta è una sensazione davvero bellissima, e trascorrere una o più notti in uno di questi resort è veramente molto emozionante. I rumori e i suoni degli abitanti di questa fitta jungla riempiono gli spazi del silenzio notturno, e le “voci” degli animali e degli innumerevoli uccelli fanno da controcanto alle rane gracidanti che cercano di attirare il partner di sesso opposto. Trovarsi in un luogo così unico, e rendersi conto così intensamente delle meraviglie circostanti, fa sì che il soggiorno nei Lodge sia un’interessante esperienza da vivere soprattutto per chi ama il vero contatto con la natura incontaminata. E qui lo è veramente!

LE JELLY FISH BOX

Prima di intraprendere un viaggio è importante sapere se i luoghi che si andranno a visitare sono soggetti a fenomeni naturali che, però, non sono ideali per chi vuole trascorrere solo un periodo di vacanza tipicamente balneare. Il Mare, infatti, nel periodo che va da novembre a marzo, è interessato dal fenomeno delle meduse. Ce ne sono di diverse specie ma la più conosciuta e pericolosa è la “Jelly Fish Box”, così chiamate per la sua forma a scatola.

La medusa, pur essendo grande pochi centimetri, ha dei filamenti lunghi oltre un metro molto urticanti e pericolosi per l’uomo se vengono a contatto con la pelle. A volte possono causare la morte se non si agisce i tempo con un antidoto. Nelle spiagge più frequentate ci sono aree circoscritte da reti di protezione entro le quali si può fare il bagno in tutta sicurezza. Nella malaugurata circostanza di contatto con la Jelly Fish Box, i bagnini sono attrezzati per un pronto soccorso rapido ed efficiente. A tal proposito, non di rado si incontrano persone che fanno il bagno in mare vestendo una specie di tutina, leggerissima e colorata, a protezione sia dei raggi solari che da eventuali contatti urticanti. Inoltre, anche nel periodo interessato dal fenomeno, se ci si allontana poche centinaia di metri dalla costa , le meduse non ci sono più in quanto non sono assolutamente presenti in tutta la barriera corallina.

IL PARADISO DEI SUB

L’esperienza di un’immersione con le bombole in queste acque – considerate l’ottava meraviglia del mondo ed inclusa nella lista del Patrimonio Naturale Mondiale – dona un’emozione indescrivibile. Tutto ciò che i documenti naturalistici ci mostrano non descrivono a sufficienza quello che si vede a pochi metri di profondità con i propri occhi. I coralli vivi e di tutti i colori, le Tridacne Giganti che misurano un metro di larghezza e che si chiudono di scatto non appena vengono sfiorate; le migliaia di pesci multicolori che, incuriositi, ti girano intorno sfiorandoti appena; un mare cristallino che permette una buona visibilità fino a 60 metri di profondità; una moderna e confortevole barca di appoggio superattrezzata e un equipaggio di professionisti formato da esperti trainer, sono il “plus” per chi si vuole cimentare in una “Scuba Diving experience”, adatta anche a dei neofiti che si immergono per la prima volta, attratti dalla moltitudine di pesci che nuotano sfiorando la superficie del mare.

UN PAESAGGIO VARIEGATO

Lasciando il mare e andando verso Sud, in direzione della bella e moderna cittadina di Towsville – costeggiando parte delle Black Mountains – si incontrano tanti piccoli paesi caratterizzati dalle tipiche abitazioni di legno a due piani e con i tetti spioventi. La parte inferiore delle case è lasciata aperta, senza pareti, in modo da permettere il passaggio dell’aria che consente una buona climatizzazione della casa sovrastante.

La zona pianeggiante, molto verde, è stata colonizzata dai contadini (Farmers), dediti alla coltivazione e alla lavorazione della canna da zucchero che, in un tempo non molto lontano, era una delle industrie primarie del Queensland. A est, di fronte a un mare di colore turchese, si ammirano le bianche spiagge di Mission Beach di Tully, nota cittadina vacanziera della costa e, in lontananza, si delineano le silouette delle isole di Dunk Island, Hinchinbrook Island e Orpheus Island.

I KOALA NEL LORO HABITAT

Da Townsville si raggiunge, in 25 minuti di traghetto, Magnetic Island. La leggenda vuole il suo nome legato agli strumenti di bordo della nave del Capitano Cook, il quale, mentre navigava alla scoperta delle coste Australiane, in vicinanza dell’isola, vide letteralmente “impazzire” gli strumenti per la forte attrazione magnetica delle rocce. La causa risiedeva nella forte presenza della magnetite contenuta in queste ultime.
Incastonate tra le rocce appaiono candide e segrete, nascoste agli occhi di chi si trova sulla terra perché visibile solo dal mare. Nel suo parco naturale e protetto non è difficile incontrare Koala solitari o in compagnia dei loro piccoli, oltre a una grande varietà di piante e uccelli. Sull’isola, inoltre, è possibile praticare numerosi sport acquatici ed altre attività per trascorrere una bella vacanza e impegnare il tempo libero.

Ritornando invece a Townsville, oltre alla visita dell’acquario HQ Acquarium, nel quale si possono ammirare esemplari di coralli di tutte le specie, in una sezione adiacente si può vedere il relitto della nave “HMS Pandora”. Il nome non ci dice niente, però la HMS Pandora è la nave che diede la caccia agli “ammutinati del Bounty”, resi noti da un bel film interpretato da Marlon Brando e, nella realtà, catturati a Tahiti. La nave naufragò contro la barriera corallina mentre riportava in patria il comandante e l’equipaggio del Bounty.

UN “SANTUARIO” PER GLI ANIMALI

Un posto consigliato per un’interessante visita è il Billabong Sanctuary che si trova a 17 km a sud di Townsville. In un parco si possono osservare animali di specie protette che vengono curati e nutriti. Qui, oltre a vedere coccodrilli e canguri, si possono coccolare, tenendoli in braccio, dei cuccioli di koala. Gli animali hanno la pelliccia profumata di balsamo di eucalipto – dovuto al fatto che mangiano grandi quantità di foglie di quest’albero – e quando si prendono in braccio istintivamente si aggrappano al collo delle persone come se fossero bambini che hanno paura di cadere.

E’ motivo di grande emozione l’incontro ravvicinato con questi animali a serio rischio di estinzione, così come lo è quando si prova a tenere in braccio un “baby Wombat o cucciolo di Diavolo della Tasmania”, un orsacchiotto dal pelo ispido color marrone, anch’esso purtroppo in via di estinzione. Socievolissimo, si assopisce con la massima tranquillità in braccio agli uomini, proprio come fa un bambino con i propri genitori.

TRASPORTI AVVENIRISTICI

Ma è tempo di rimettersi in viaggio per visitare nuove località. I mezzi di trasporto del Queensland non hanno niente a che vedere con quelli che siamo abituati a utilizzare in Italia e la differenza è veramente notevole. Provate ad immaginare di essere seduti su una comoda poltrona e di avere davanti un piccolo tavolo estratto dallo schienale della poltrona di fronte a voi. Dallo stesso schienale potete estrarre anche uno schermo a cristalli liquidi da cui si può conoscere l’orario di partenza e di arrivo, si può osservare la mappa del territorio che si sta attraversando, conoscere il nome delle fermate, la velocità di crociera, i chilometri percorsi e quelli che mancano per giungere alla meta.

Inoltre, mentre si può osservare tutto ciò che si incontra lungo il tragitto – per mezzo di una telecamera istallata in posizione frontale – una hostess vi chiede se desiderate un giornale o qualcosa da bere. Bene, avrete senz’altro pensato ad un viaggio in aereo, e invece no, non è così. Non si tratta di un tragitto effettuato a bordo di un aeromobile ma di un treno, denominato “Tilt Train”, che collega molte città della costa. Il nome equivale al nostro vecchio “Pendolino”, ma sicuramente in comune ha soltanto il nome e non i servizi!

UN ARCIPELAGO MOZZAFIATO

Da Townsville, in 15 minuti di elicottero, si atterra ad Airlie Beach, l’aeroporto dell’arcipelago delle Whit sunday Island, di cui fanno parte isole meravigliose ed incontaminate tra le quali è doveroso citare Hayman Island, Hook Island, Hamilton Island, Lindeman Island, Pentecost Island, e dove si è sviluppata una rigorosa vegetazione tropicale formata da palmeti.

Il nome Whit sundays deriva dal giorno in cui il capitano Cook attraversò lo stretto che collegava la terra ferma con i mari dei coralli. Quel giorno era detto “Whit Sunday” letteralmente (inerzia domenicale) e così fu chiamato quest’arcipelago. Queste isole, considerate un vero paradiso terrestre, offrono quanto di meglio si possa desiderare per una vacanza in pieno relax. Le strutture alberghiere sono di buon livello e dotate di ogni confort. La ristorazione offre piatti internazionali e la cucina è di ottima e ricercata in tutti gli alberghi. In mare si può praticare ogni tipo di sport e la barriera corallina, poco distante, è raggiungibile con una barca o con un idrovolante. Gli appassionati di diving o snorkeling possono addirittura soggiornare su una nave ancorata sulla barriera. Vicino alla nave, una piattaforma galleggiante e attrezzata di tutto punto riesce ad esaudire qualsiasi richiesta dei patiti delle immersioni.

I NUMEROSI LAGHI DI FRASER ISLAND

50 minuti di volo, ancora in direzione sud, e si arriva a Harvey Bay. Da qui, con un traghetto si raggiunge Fraser Island, una delle isole più caratteristiche formata da sola sabbia e ricoperta di vegetazione cresciuta su dune di sabbia alte fino a 400 metri. L’isola, nella parte est, è contornata da una spiaggia lunga oltre 100km, che viene usata come pista di decollo e atterraggio per aerei mono e bimotore.

Dal punto di vista naturalistico è un vero paradiso.

Qui si trovano ancora i dingos, una particolare razza di cani che vive allo stato selvaggio e numerosi uccelli. Si può nuotare in piccoli laghi naturali di acqua dolce dal colore turchese intenso, circondati da spiagge di sabbia di un biancore quasi accecante. Il famoso lago McKenzie, raggiungibile con un fuoristrada 4×4,attraverso una lussureggiante foresta di eucalipti, permette a quanti lo vogliono di nuotare nelle sue acque dolci e fare picnic sulle sue candide rive. Un “must” da non mancare è il pranzo a base de pesce nel ristorante Happy Valley e una visita al relitto della nave tedesca Maheno, arenata nel 1935 mentre veniva rimorchiata per essere demolita, e andata poi alla deriva per la rottura della catena che la trainava.

BRISBANE, LA CAPITALE DEL QUEENSLAND

Un altro tratto di pullman (circa 4 ora da Maryborough), via Nosa, lungo la statale n.1 sud, e si arriva a Brisbane, la capitale del Queensland. La città ha conservato il suo carattere “old english fashion”, e in alcuni quartieri si possono vedere ancora delle case coloniali in perfetto stato di conservazione, così come i cimiteri monumentali circondati da prati curatissimi e senza recinzioni di sorta.

Nata come colonia penale nel 1824, Brisbane divenne capoluogo dello stato indipendente. Il fiume Brisbane River, navigabile e che l’attraversa per tutta la sua lunghezza, ha svolto un ruolo decisivo per lo sviluppo della città, concepita a misura d’uomo, dove vivono appena 1.500.000 abitanti. Piccola metropoli dall’architettura moderna, già centro commerciale e finanziario del Queensland, oltre ad avere l’aeroporto più grande dello Stato, vanta anche il principale porto marittimo.

Brisbane offre anche svaghi e divertimenti e le strutture alberghiere garantiscono una gamma di livelli adatti a qualsiasi esigenza turistica, sia congressuale che individuale. La storia di Brisbane ebbe inizio nel 1824 quando nacque come colonia penale e, quindi, all’inizio, abitata soprattutto da delinquenti deportati dalla lontana Inghilterra. La città è dotata di numerosi parchi e il fiume che la attraversa permettono ai suoi abitanti di praticare numerosi sport sia di terra che acquatici. Sono numerosi i circoli velici che impegnano gli sportivi di tutte le età.
Lo sviluppo turistico va assumendo un’importante voce nel bilancio economico della città. Brisbane, infatti, è considerata la porta della “Gold Coast” uno dei luoghi di villeggiatura più frequentati dell’Australia.

Secondo quanto affermano gli stessi Australiani non esiste altro luogo con così tanti luoghi di divertimento, tanti negozi, pensioni, ostelli, alberghi e una vasta scelta di attività di sport acquatici. Il centro turistico più importante della Gold Coast è “Surfer Paradise” che, adotta il logo delle 3 S: Sun Sand Surf (sole, sabbia, surf), ed ha di fatto iniziato ad essere popolare già dagli anni quaranta.

La sua vivace vita notturna e le tante opportunità diurne per trascorrere il proprio tempo libero senza annoiarsi, hanno reso questa città unica, tanto da sembrare nata all’insegna del divertimento e della vacanza. Non a caso il nostro stilista Versace ha voluto costruire il suo “palazzo” proprio qui, e oggi l’hotel è unanimemente riconosciuto come uno dei luoghi turistici di culto di tutta la Golden Coast. Ma assieme ai divertimenti e alla modernità, Surfer Paradise permette ai turisti di ricrearsi nei “santuari” naturali.

Subito fuori città, infatti, la grande Rain Forest si presenta nuovamente con tutta la sua maestosità. Immensi e verdi boschi lambiscono il mare cristallino e la sua barriera corallina. L’Australia, e in questo caso, lo stato del Queensland ci convincono che la natura incontaminata qui è ancora la padrona assoluta e l’uomo, che tenta di colonizzarla ed abitarla, ne costituisce soltanto una piccola interferenza. Gli ampi spazi, il mare turchese, le lunghe spiagge, la più bella barriera corallina esistente al mondo, la vegetazione rigogliosa, i numerosi animali – anche rari – le belle città, i deserti, i divertimenti in maniera “easy”, rendono affascinante per chiunque questo continente ormai… non più tanto lontano.

Liliana Comandè

Reportage Australia: il Queensland, una terra sorprendente
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