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Ida Verrei: Un principe tra i rifiuti

11 Maggio 2013 , Scritto da Ida Verrei Con tag #ida verrei, #racconto

Ida Verrei: Un principe tra i rifiuti

È altero, superbo, elegante. Evoca grandi distese marine; onde increspate punteggiate di un bianco  indolente, adagiato, cullato; cieli limpidi solcati da ali spiegate come vele; lidi immacolati della Costa Azzurra o imponenti scogli della Riviera Ligure; bianche scie di pescherecci o di aliscafi per isole-sirene.

 

 È libertà, sogno, leggerezza.

 

Richiama il verso del poeta:

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
… (V.C.)

 

E ora è qui, quasi un miraggio, una strana creatura nella luce accecante di un pomeriggio d’inizio estate.

La bianca livrea sfuma nel grigio, e poi nel nero della coda; le zampe sottili di un giallo intenso, come il lungo becco che termina con un piccolo triangolo rosso. È immobile, fermo sul bordo del contenitore per rifiuti posto al lato della piazza.

C’è silenzio tutto intorno; le panchine sotto le acacie, occupate da qualche anziano che sonnecchia; i tavolini del bar, semivuoti. La saracinesca del Supermercato è abbassata.

Un breve strido, tre o quattro colombi si staccano dai rami, sbattono le ali, atterrano ai piedi del bidone, si fermano col capino alzato. Lui si volta lento, abbassa la testa, guarda dentro la pattumiera, vi immerge il lungo becco.

Oddio… ora insozzerà la sua bianca livrea… no… rialza il capo: nel becco un pezzo di pane; guarda giù, lo lascia cadere sui basoli sporchi. Poi ne raccoglie un altro, e un altro ancora; i suoi movimenti diventano convulsi. I piccioni si avventano famelici sui resti, piluccano in fretta. Per terra, accanto al bidone, c’è di tutto: pezzi di pane, di frutta, pasta e chissà che altro.

Lui ora è di nuovo immobile, guarda giù. Un altro strido, e dai tetti, dagli alberi, arrivano altri colombi. Dieci, venti, trenta. Non riesco a contarli,  una marea scura in movimento.

Lui apre le ali e spicca un breve volo. Si poggia su un cartellone pubblicitario, al lato opposto della piazza. Guarda verso la macchia grigia che ondeggia.

Poi, con grazia, lieve, si libra verso l’alto, le ali spiegate, tutt’uno col corpo agile e sottile. Va, si perde tra il biancore e l’azzurro, verso il mare.

 


 

 

 

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"le primavere di Vesna" recensione di Paolo Basurto

19 Aprile 2013 , Scritto da Ida Verrei Con tag #ida verrei, #recensioni

"le primavere di Vesna" recensione di Paolo Basurto

"Le Primavere di Vesna"

di Ida Verrei

Fabio Crice Editore

pp.189

Euro 15,00

Recensione di

Paolo Basurto

Tutto sembra una storia vera, in questo bel romanzo di Ida Verrei. La storia di una donna. La parabola della sua vita. Un lungo flash back. Una partenza e un ritorno. Un viaggio nella memoria. Un viaggio nel viaggio vero che la porterà al matrimonio della sua prima figlia.”

"Tra i ricordi, tra le memorie di una vita, per tutti, c’è un motivo ricorrente che ne segna e scandisce le stagioni più significative. Un’immagine un rumore, un profumo, una vaga sensazione di déjà vu. La percezione di un mutamento che sta per segnare la tua esistenza, o di un ineluttabile ritorno al passato.

Per Liana era il rumore del treno. Un treno che transita, un treno che parte, un treno che arriva o che squarcia il silenzio con il suo urlo metallico e canta con il frastuono ritmico del suo sferragliare. Il treno, sempre presente: odori, suoni, rumori, impressi nell’anima e nella mente.”

Ma la storia di Liana è solo in apparenza una storia di donna. Una storia quasi normale di amore, separazione, speranza e delusione. Liana è anche Vesna. Le sue primavere sono la sottile e diffusa simbologia che intride, con pudore al limite della timidezza, il tessuto dell’intera narrazione.

“Le Vesnas sono figure fantastiche legate alla giovinezza e alla primavera. Sono donne belle e sapienti, che vivono in splendidi palazzi in cima alle montagne. Un incantesimo permette loro di uscire e raggiungere la valle solo in un certo periodo dell’anno. Il loro arrivo porta la primavera.”

Dunque è la mitologia di sentimenti elementari che si intrecciano e diventano complessi. La magia delle emozioni che risolve le contraddizioni della curiosità della vita in un ottimismo innocente che sa di meritare la felicità. E’ questa la trama vera del racconto. Il riscatto della voglia di vivere. L’energia semplice e intensa della voglia di libertà e di amore. Il recupero delle occasioni perdute. Il desiderio di non avere rimpianti, il piacere puro di voler bene, di voler il bene dell’altro. La tentazione di castigare la cattiveria e la crudeltà. Lo stupore per l’insensibilità e l’egoismo. La paura delle maledizioni del destino, che ha il viso grinzoso di una strega ma che nonostante la fame che la spinge all’elemosina, non ha il coraggio di mentire nella divinazione del dolore fino alla terza generazione.

I personaggi della storia, non sono mai marginali. Buoni e cattivi allo stesso tempo, sono coinvolti nello scenario sconvolto della guerra e del dopo, alla ricerca delle loro primavere. L’egoismo non manca. Un egoismo umanissimo e quotidiano. Descritto con reticenza, come se lo si volesse scusare; con rammarico. Un marito che inganna se stesso, innanzitutto, per non ammettere la verità del tradimento,del disonore della fuga, della sofferenza che infligge, rompendo la sua famiglia e riducendola in più pezzi doloranti, è pur sempre un uomo che ama, che ha amato, che sa amare, che cerca la sua primavera con le lacrime agli occhi. Qualcuno da compatire, non da condannare. Dopo la protagonista è forse il personaggio più presente anche quando il suo ruolo è implicito. Gli effetti delle sue azioni affiorano in tutta la narrazione. Ma non c’è un genio del male né un colpevole. C’è un uomo che ha paura, che si libera da tutto ciò che gli impedisce di nuotare verso una nuova spiaggia dopo il naufragio che la guerra ha fatto dei suoi ideali giovanili. Anche a lui viene riconosciuto, auspicato, il diritto di ricominciare.

Vesna è il simbolo di questo diritto. Un diritto di tutti. Il suo viaggio nell’incarnazione di Liana, è anche il viaggio di una liberazione silenziosa e lunga, dai condizionamenti culturali, dagli affetti possessivi, dalle oscurità dei ricatti. Il mondo dell’adolescenza si nutre di bellezze naturali, di semplicità familiare. Si esprime in veneto-sloveno e alimenta la fantasia con la sua mitologia. Vesna viene da questo mondo. Suo malgrado, attraverserà l’italia per seguire un destino segnato dalla

profezia di una zingara. Da allora una figura di suocera, subito temuta, dominerà il difficile acclimatarsi al mondo meridionale, delle convenzioni e dei formalismi. Ma anche questo personaggio ha la sua umanità accattivante e sarà l’unico a capire Liana e a cercare di salvarla con prudenti quanto inutili consigli. La luce di Vesna, insomma, si proietta su tutti, ispessendo i chiaroscuri ed evitando la sommarietà dei tratti senza sfumature.

Come nel suo precedente romanzo, Un, due, tre, stella!, Ida Verrei, dipana il racconto con agile continuità. Le descrizioni abbondano, ma la poesia che le ispira le rende leggere e autonome. La narrazione si gode senza sforzi fino a quando la trama avvolge il lettore e lo costringe a scoprire i numerosi messaggi dei simboli che percorrono le parole e le illuminano di novità come gocce di luce.

Il sospetto di una forte ispirazione autobiografica è dovunque presente, ma si trasfigura e si riscatta in una immaginazione creativa che legittima a sperare molte cose buone da un’autrice che ha trovato nello scrivere la sua Vesna.

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Ida Verrei: Quel giorno, in una scuola

12 Aprile 2013 , Scritto da Ida Verrei Con tag #ida verrei, #educazione

Erano molti anni che non vivevo l’emozione di entrare in un’aula scolastica, di incontrare una classe; era tanto tempo che i giovani erano diventati per me solo una “categoria” lontana, un mondo di cui leggevo, sentivo parlare, ma che non rappresentava più per me una realtà viva, reale, palpitante. Stavo perdendo tanto, stavo perdendo il contatto con la parte più vitale della nostra società.

In un giorno ho recuperato anni di isolamento generazionale, in poche ore ho ritrovato gli entusiasmi di un confronto che mi ha fatto crescere, e non solo come persona. Chi ha l’ambizione di scrivere storie, di narrare eventi e persone, di fare letteratura, deve avere la capacità di dialogare anche con le generazioni più giovani: io ho scoperto di saperlo ancora fare.

L’incontro con gli alunni della IIH del Liceo Machiavelli di Roma, nell’attesa, mi ha creato ansia più di tutte le presentazioni o interviste fatte in precedenza: sapevo che sarei stata studiata, osservata, analizzata, indagata da occhi che possono diventare spietati, proprio perché giovani e onesti. Ed è stato così, l’ho avvertito dal primo momento, ma, diversamente da quello che temevo, non c’è stato disagio, anzi, una piacevole sensazione di calore, un feeling immediato.

Prima ancora di ascoltarli li ho guardati, sono belli, giovani, pieni di energia, sono il futuro migliore.

Il dialogo è iniziato subito, piacevole, simpatico, anche per la mediazione intelligente di una giovane insegnante colta e motivata.

Mi è stato subito chiarito che, pur se l’accostamento ai miei romanzi è avvenuto nell’ambito di un progetto didattico che prevedeva la ricerca dei fondamenti e delle conseguenze storiche e culturali della democrazia, i ragazzi sono stati liberi di interpretare le storie dei mie libri, senza chiavi di lettura precostituite, e di soffermarsi, ciascuno, su aspetti e tematiche che maggiormente hanno ritenuto di sottolineare.

Ne è scaturito un dibattito e uno scambio di opinioni ricco di spunti di riflessione. Non mi dilungherò sui vari aspetti trattati, sono stati i più vari: dalla condizione femminile, ieri e oggi, alle conquiste di libertà e democrazia ottenute attraverso le lotte negli anni 60/70; dalle conseguenze di una guerra, all’importanza della memoria storica; dai problemi dell’adolescenza, universali nel tempo e nello spazio, alle ferite indelebili dovute a lacerazioni familiari. .

Né sono mancate domande più tecniche, sul rapporto tra autobiografia e fantasia; tra verità e verosimiglianza; sulla nascita dell’Idea nello scrittore.

Curiosità, acutezza e capacità di analisi, queste le caratteristiche di un gruppo di giovanissimi.

E se loro mi hanno ringraziato al termine dell’incontro, io sento di dover fare altrettanto.

Grazie, ragazzi. Mi avete riportato ad una dimensione più autentica, che rischiavo di dimenticare;

Grazie per avermi ridato entusiasmo e voglia di scrivere ancora.

Ida Verrei

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Ida Verrei: Il bambino difficile

9 Aprile 2013 , Scritto da Ida Verrei Con tag #ida verrei, #educazione

 

 

 

DIVERSO, ATIPICO, O PREGIUDIZIALE  PEDAGOGICA?

(ritrovato tra le mie antiche carte, quando, noi maestre della vecchia guardia, credevamo ancora nella scuola, come agenzia di educazione permanente per tutti)

 

Bambino difficile, individualità frammentata e problematica che mobilita angosce e scatena difese negli educatori: è il bambino che manifesta rifiuto sistematico di partecipazione, mancanza di abilità operative, difficoltà relazionali, condotte sempre inquietanti che lo fanno percepire come diverso, atipico.

Si individua subito il bambino difficile nelle sue molteplici connotazioni: egli possiede una propria fisicità, gestualità e modalità comunicative riconoscibili ma che vengono riportate a stereotipi che conducono a definirlo passivo, incapace, irrecuperabile, ineducabile.

Quel bambino non corrisponde all’immagine ottimale di alunno scelta dagli insegnanti: gli ostacoli a tale corrispondenza sono insormontabili; le aspettative non si concretizzano; vengono meno le certezze; l’attesa di gratificazione dell’adulto-educatore e di autorealizzazione viene delusa e il ruolo-guida del docente entra in crisi.

 Si è precostituito ottimisticamente un esito in cui si crede per cultura e formazione e ci si viene a trovare di fronte al problema, non solo di accettazione o rifiuto, ma di analisi critica di se stessi.

 La reazione emotiva che ne deriva è di opposizione, sfiducia, intolleranza; e le motivazioni di ordine socioculturale poggiano sulla convinzione che la subcultura o le culture altre, nelle quali di solito si colloca il bambino difficile, non possano elevarsi verso la cultura dominante, dove tutto è valutato in termini di produttività; la posizione di tipo mentale, infine, è di cieca fiducia nella logica adultistica, non conforme a quella del bambino e di quel bambino in particolare.

E lui, il caso difficile, come vive l’impatto con l’adulto in crisi? Egli è carente sul piano logico-cognitivo, non possiede risorse emotive, né strumenti comunicativi, si esprime attraverso codici che vengono respinti, ed allora fugge, rifiuta, aggredisce ma inconsapevolmente trasmette messaggi, richieste, bisogni.

E allora è il pregiudizio pedagogico che andrebbe rimosso. Andrebbe elaborato un diverso modello educativo che non si riferisca soltanto alla progressiva costruzione di strutture e alla sollecitazione scientifica dei processi di apprendimento e di tutti gli altri dinamismi psichici, ma che, riferendosi alla complessità di ogni persona, consideri il significato più umano dell’incontro IO-TU.

Occorre che si rifletta sulla vera dimensione della natura individuale, la quale, pur essendo conoscibile, è spesso misteriosa e fragile, comunque sempre irripetibile.

Un modello educativo, quindi, che muova dalla capacità di accostarsi a qualunque bambino, anche al più difficile, con l’attenzione e il rispetto alla unicità della sua natura.

 È da qui che può prendere inizio un itinerario da percorrere insieme, maestro ed alunno, verso un comune decondizionamento.

In ciò sta un duplice riscatto: quello dell’adulto, dall’eccessiva ansietà per l’esito produttivo e visibile, quello che in termini quantitativi si dice rendimento scolastico; l’altro, del bambino, che trova in un rapporto rinnovato la possibilità per comprender-si e recuperare valore, equilibrio e definizione alle proprie espansioni vitali frustrate.

 

                                                                                                     Ida Verrei

 

 

 

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Sezione Primavera: Ascanio

8 Aprile 2013 , Scritto da Ida Verrei Con tag #ida verrei, #sezione primavera

Una visione luminosa: aria, luce, primavera. Quasi un miraggio: un giorno che non tramonta mai,  il canto degli uccelli, una natura da preservare. Con  fresca ingenuità infantile, Ascanio fa poesia e disegna l’immagine delicata del mondo dei suoi sogni.

 

Sogno di Primavera

di

Ascanio Panarese (9anni)

 

Il mio sogno è primavera

che sia giorno e mai la sera.

Sia sempre un giorno speciale

con tanti uccellini

che posson cantare.

Vorrei stare sempre in campagna

sarebbe allora una vera cuccagna.

Un bel contadino vorrei diventare

per poter la natura salvare.

Mi sentirei meglio di un re

se dipendesse tutto da me.

Di nuovo vi dico

questo vorrei:

primavera senza la sera

se si avverasse felice sarei.

A.P.

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Sezione Primavera: Ascanio

5 Aprile 2013 , Scritto da Ida Verrei Con tag #ida verrei, #sezione primavera

Ascanio invita il mondo a “mettere un punto” a guerre e distruzioni, e lo fa con la saggezza di un adulto e con la creatività che solo un bambino riesce ad avere. Immagina un girotondo che lanci bolle colorate d’amore, ad una luna sorridente e propiziatrice. Un canto di ottimismo e speranza.

 

La ruota dell'amore

di

Ascanio Panarese (8 anni)

Lì dove regna l'odio
e sono guerre e distruzioni
metti un punto a queste depressioni.
Porta il Sole e da' la mano
perché il mondo sia più umano.
Con un grande girotondo
lancia bolle d'amore
in tutto il mondo.
Tutti in cerchio canteranno
come sfere colorate
alla Luna affacciata
con la faccia illuminata.
Una goccia di bontà
tutto il globo salverà.


A.P.

 

 

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Sezione Primavera: Giulia

5 Aprile 2013 , Scritto da Ida Verrei Con tag #sezione primavera, #ida verrei

Il primo dolore, il primo distacco.

Giulia, con pochi versi, con poche immagini dolci, ci racconta la perdita, la memoria, e ci trasmette tutto lo struggimento dei ricordi impressi nella mente e in un piccolo cuore. 

 
Io e Lui
di
Giulia Pacella (11 anni)
 
io e lui come due gabbiani
io e lui come due foglie su un pino
io e lui come due mici che giocano
io e lui a passeggiare
io e lui come in un film.
Io e lui... mio nonno.
G.P.
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Ida Verrei: giovani che leggono

28 Marzo 2013 , Scritto da Ida Verrei Con tag #ida verrei, #recensioni

Ida Verrei: giovani che leggono

Desideravo esprimerle il mio sincero apprezzamento e ringraziarla per aver saputo creare una storia così delicata, che contrasta in maniera suggestiva con lo sfondo degli orrori della guerra e della minaccia fascista, tragico periodo che coinvolge anche me, seppur in maniera indiretta.

La terribile novità della dittatura s’insinua come una nebbia nella trama della vita tranquilla e abitudinaria della protagonista, contaminando e sconvolgendo a poco a poco il suo piccolo mondo, l’incanto dei racconti popolari e delle tradizioni slovene.

Un’esistenza innocente, costellata di sogni d’amore, affetti familiari e amicizie sincere, di luoghi ameni popolati di piccole creature di fiaba.

Nel mio immaginario, i volti dei fascisti assumono quindi l’aspetto di mostri crudeli, che crudelmente spezzano le ali delle fate di vetro del mondo di Liana e soffocano la magia dei luoghi carsici o, piuttosto, strappano la giovane donna a quella magia che le resterà però sempre nel cuore.

Le sue parole hanno infuso in me quella stessa magia.

Con stima

Una ragazza che ha avuto il piacere di leggere “Le Primavere di Vesna”

Camilla Paola Maglione (18 anni)

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Intervista a Ida Verrei

21 Marzo 2013 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #ida verrei, #interviste

Intervista a Ida Verrei

Ida Verrei, autrice di due romanzi raffinati, “Un , due, tre, stella!” e “Le primavere di Vesna” Fabio Croce editore ha accettato di rispondere a qualche nostra domanda.

“Ciao, Ida, puoi dirci qualcosa di te?”

I.V. “Sono nata a Venezia ma risiedo a Napoli, città per cui nutro grande amore. Laureata in Pedagogia con indirizzo psicologico, ho fatto l’insegnante elementare per trent’anni, iniziando a venti, quasi contemporaneamente al “mestiere” di madre. Ho collaborato anche per qualche anno con un Istituto per minori a rischi, nel quartiere Sanità di Napoli.


“Che cosa ti ha spinto a iniziare a scrivere in età, diciamo così, matura?”

I.V. “Ho sempre scritto molto, di psicologia dell’età evolutiva, di didattica, o elaborando sceneggiature di spettacoli teatrali per la scuola. Al romanzo sono arrivata per caso: capita nella vita di vivere stagioni di bilanci, giorni di revisione del proprio vissuto, e, se hai la passione per la scrittura, può accadere di voler fissare emozioni interiori e raccontare se stessi riuscendo a trovare nelle memorie il filo conduttore di una storia.”


“Parlaci delle differenze fra i tuoi due libri.”

I.V. “Il primo libro “un, due, tre, stella!” non è nato per essere pubblicato: scrivevo per me stessa, senza velleità letterarie. Ma qualcuno lo ha letto, lo ha apprezzato e ha deciso per me. E così si è generata quest’opera prima, che ha ricevuto un discreto consenso fra i lettori, anche se non sarà mai “un caso letterario”, visto che l’editore è un medio-piccolo editore, Fabio Croce, con un’onesta e soddisfacente distribuzione, ma senza quei canali di potere necessari per giungere alla grande diffusione.
Il secondo libro “Le primavere di Vesna” ha una genesi diversa: questa volta ho voluto misurarmi con una storia non mia, anche se ispirata a persone che hanno molto da vicino fatto parte della mia vita. Potremmo definire anche questo un romanzo di formazione, perché mi è piaciuto seguire i protagonisti in un lungo percorso di vita, e sono cresciuta con loro, partendo da un’adolescenza felice, sino a una maturità sofferta. Sullo sfondo, gli eventi bellici dell’ultima guerra mondiale, nella cornice di una Slovenia forzatamente italianizzata.”


“Quindi anche quest’ultimo libro gravita attorno alle vicende della tua esistenza, seppur romanzate. Consideri l’autobiografismo una zavorra o un ponte di lancio?”

I.V. “Il primo libro è decisamente autobiografico, cosa che in letteratura non sempre genera consensi. Soprattutto sposta l’attenzione del lettore dalle caratteristiche stilistiche e strutturali, dall’abilità narrativa, al contenuto biografico che provoca curiosità in qualcuno, diffidenza in altri. L’autobiografismo resta addosso come zavorra, tutti si aspettano il “seguito” della storia… e tutti cercano nel secondo legami con il primo. Se dovessi consigliare chi comincia, gli direi di tenersi ben lontano dall’autobiografismo. Molti grandi del passato hanno scritto romanzi ispirati alla propria vita, ma erano, appunto, già “grandi”. Chi inizia dovrebbe lanciarsi subito nel romanzo di fantasia, sembra più difficile, ma non è così: raccontare se stessi può essere lacerante e consegnare a “qualunque” lettore la propria vita, la propria anima è un errore che si paga.”

“Grazie, Ida, concludiamo con la domanda che porremo a tutti. Dove e come si possono reperire i tuoi romanzi?”

I.V. “Entrambi i romanzi si possono trovare in libreria a Napoli, Roma, Milano, ma possono essere ordinati facilmente anche in altre città. Oppure li trovate nelle librerie On line, da IBS a LIBRERIA UNIVERSITARIA a BOLIG:IT a tutte le altre.”

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Ida Verrei: Il nome che ride

18 Marzo 2013 , Scritto da Ida Verrei Con tag #ida verrei, #poesia

Il nome che ride

 

Leiètuafiglia.

Con ciglia lunghe e occhi di pietra lavica rubati alla madre

che sanguina

Leiètuafiglia.

Col riso d’un golfo riarso dal vento strappato al saraceno

 bambino del sud

Leiètuafiglia.

Col presagio del bene nel nome che ride che ride

Leiètuafiglia.

Coi passi di piombo

di piombo nella vena azzurrina

Leiètuafiglia.

E io, percorsa da mitologie senza storia, coi silenzi di sasso nel cuore,

Iosonotuamadre.

E sbianco, senza certezze d’eterno.

 

Leiètuafiglia.

E a guardarla diresti: eppure è bella, anima mia, la vita

 

I.V.

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