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I MIEI LIBRI ESTIVI Musica, calcio e Pasolini

25 Luglio 2015 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

I MIEI LIBRI ESTIVI  Musica, calcio e Pasolini

Tre titoli interessanti accanto al mio ombrellone, spiaggia di Salivoli, zona Piombino, un mare proletario e post siderurgico che sarebbe piaciuto tanto a Pasolini.

A tal proposito mi leggo Sergio Anelli (apprezzai molto una sua ricostruzione romanzata del delitto Pasolini) che esce per Aragno con Un amore trascorso (Euro 13 - pag. 150), ideando la singolare storia d’amore di due intellettuali sessantottini alle prese con testi inediti di Calvino, Pasolini e Grass. Ho apprezzato soprattutto il finto inedito pasoliniano, le conclusioni su un mondo dominato dal pensiero unico per produrre, comunicare e pensare, ma anche il tema del progresso ingannevole che annulla le classi sociali. Non meno interessanti i testi scritti a imitazione di Grass e Calvino, così come è ben costruita la storia dal finale pasoliniano che fa assaporare la caduta degli ideali e lo svanire di un amore. Bravo Anelli e bene Aragno, editore coraggioso che sceglie testi interessanti, controcorrente in un mercato pervaso da sfumature di grigio e altri indefinibili colori tendenti al marrone.

Se amate il calcio, consiglio Ho scoperto Del Piero di Alberto Facchinetti, storia romanzata del talent-scout Alberto Scaltamburro, edito da Edizioni inContropiede (Pag. 150 - Euro 15,50), un giovane editore che pubblica narrativa sportiva. In appendice c’è persino l’agendina manoscritta di Scaltamburro, mentre il libro è impreziosito da una prefazione del famoso calciatore che riconosce i meriti dello scopritore in un campetto di provincia. Sembra di rivedere Ultimo minuto di Pupi Avati.

Termino con Mario Bonanno che pubblica La musica è finita - Quello che resta della canzone d’autore (Pag. 240 – Euro 15) per Stampa Alternativa di Marcello Baraghini, una raccolta di interviste rilasciate nel tempo da alcuni cantautori italiani: Franco Battiato, Angelo Branduardi, Massimo Bubola, Mario Castelnuovo, Edoardo De Angelis, Eugenio Finardi, Mimmo Locasciulli, Claudio Lolli, Gianfranco Manfredi, Enrico Ruggeri e Roberto Vecchioni. Il lavoro contiene testi inediti sulla canzone d’autore, da Gaber a Jannacci, passando per Dalla e Venditti. Un’introduzione che condivido in pieno, come se l’avessi scritta, al punto di farmi sentire vicino Bonanno come un fratello spirituale. A canzoni non si faranno rivoluzioni, ma si fa poesia, o almeno un nuovo genere di letteratura, come dice Vecchioni, che non prescinde dalla musica, ma che non può fare a meno di parole poetiche. Pensiamo per un attimo a quel che era la canzone italiana prima dell’avvento dei cantautori: Mamma, Profumo e balocchi, Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte… Converrete che La guerra di Piero, La canzone di Marinella e Rimmel possono vantare testi di ben altro spessore. Bonanno tenta di spiegare il fenomeno e afferma - con grande sincerità - che a lui della musica interessa poco, quel che conta sono le parole. Controcorrente, chiaro. Ma condivido in pieno.

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

I MIEI LIBRI ESTIVI  Musica, calcio e Pasolini
I MIEI LIBRI ESTIVI  Musica, calcio e Pasolini
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Patrizia Poli, "L'uomo del sorriso"

9 Luglio 2015 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #poli patrizia, #recensioni, #luomodelsorriso

Patrizia Poli, "L'uomo del sorriso"

Patrizia Poli

L’uomo del sorriso

Marchetti Editore, pp. 280, € 13,00

Sono livornese, quindi spero di essere credibile se parlo bene di un giovane e intraprendente editore pisano come Marchetti, che decide di puntare sulla qualità – operazione controcorrente, con questi chiari di luna – e di sopperire alle lacune della grande editoria, dedita a spacciare il nulla usando supporti cartacei o digitali. I piccoli editori servono proprio a questo, quando sono onesti e fanno lavoro di scouting, senza badare solo alla situazione del loro estratto conto. Patrizia Poli aveva nel cassetto questo manoscritto inedito, segnalato al XXVI Premio Calvino, ma non riusciva a pubblicarlo per una serie di motivi, non ultimo la difficoltà di incontrare un editore deciso a puntare sulla qualità letteraria, senza porsi altri problemi.

Vediamo la storia, in estrema sintesi. Maria di Migdal non è soltanto la prostituta che gli uomini cercano e le donne fuggono, o la cestaia che intreccia foglie di palma per il mercato sul mar di Galilea; Maria è anche la donna che di notte, in silenzio, di nascosto, prega la dea Ashera, che la madre le ha insegnato a venerare. La Legge del Dio del Tempio non le piace, ma non le piacciono neanche le regole del Dio degli Esseni, sebbene la comunità nascosta nel deserto la affascini. Quando vede il suo amico Giovanni immergere nelle acque del Giordano il figlio di un falegname di Nazareth, Yeshua’ bar Yosef, stenta a credere che quel giovane genuflesso e rapito sia proprio colui che Giovanni attendeva come il messia. L’uomo del sorriso è la storia del loro incontro, di un sacrificio disumano solitario, di una decisione estrema che darà inizio alla voce di una resurrezione. Patrizia Poli rivisita con occhi da laica la storia di Gesù Cristo e al tempo stesso racconta l’esistenza di tanti altri personaggi: Maria di Nazareth, Giovanni (il discepolo più amato), Kefa, Bar Abba, Ponzio Pilato, Bar Kayafa, Yosef il falegname, Giuda Ish Karioth. Una rivisitazione laica ma struggente della materia evangelica, uno studio sulla verità che uccide, sul perché della vita e della sofferenza, sulle domande che tutti ci poniamo senza ottenere risposta. L’uomo del sorriso è la storia di un amore assoluto, più forte della morte stessa.

Romanzo storico, anche se l’autrice parla di opera di fantasia:

La razionalità mi ha fatto diventare atea – seppure mantenendo un certo anelito verso la trascendenza – ma le mie radici sono cristiane, sono cresciuta con un’educazione praticante e una nonna molto pia, sono andata a messa fino a diciotto anni. Riconosco al Gesù della tradizione cattolica un’aura mitica e favolosa irrinunciabile, e per tale motivo ogni anno faccio il presepe, con la grotta, la stella cometa, il bue e l’asinello, i Magi. Di queste figure piene di fascino mi premeva indagare le enormi potenzialità umane, emotive, ma anche favolose. Così ho scritto un’opera di fantasia, non un vero e proprio romanzo storico”.

Patrizia Poli non ha scritto un romanzo ideologico, non aveva intenzione di negare la divinità di Cristo. Il suo interesse sta tutto nel lato umano della vicenda, da buona narratrice indaga le emozioni dei personaggi, i loro pensieri, le risposte agli eventi che li travolgono. L’uomo del sorriso non è altro che una grande storia d’amore. Leggetelo, non ve ne pentirete!

Gordiano Lupi

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La tua estate con Adelphi

1 Luglio 2015 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #cinema

La tua estate con Adelphi

Rodolfo Sonego e Il racconto dei racconti

Se c’è una Casa Editrice che fa andare sul sicuro il lettore questa è Adelphi, vera e propria garanzia di qualità, dalla narrativa alla saggistica, con un catalogo che presenta proposte interessanti e un’accurata selezione di classici. Qualche nome: Norman Lewis, Georges Simenon, Lawrence Osborne, Orson Welles, Guido Ceronetti, Alberto Arbasino, Abilio Estévez (I palazzi distanti è un capolavoro, ispirato a Lezama Lima e a Virgilio Piñera) e gli immancabili - complessi - lavori del direttore editoriale Roberto Calasso.

Adelphi è la dimostrazione vivente che la qualità (editoriale) paga, per questo se c’è una persona al mondo che invidio è proprio Calasso, che trasforma in oro quel che maneggia e sa scegliere il meglio della produzione mondiale. Mi piacerebbe vederlo all’opera con Heberto Padilla, Guillermo Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Il problema è contattarlo, perché il mio rapporto con Calasso non va oltre la relazione che si stringe tra lettore e autore. Un testo che andrebbe letto e studiato per far bene un mestiere che (da dilettante) tento di fare è L’impronta dell’editore (2013), conversazioni su libri e pubblicazioni, sempre targato Adelphi.

I miei consigli Adelphi per l’estate riguardano il cinema italiano che amo così tanto da passare il tempo compilando monografie - mai uscite per editori importanti -, recensioni e piccoli studi su personaggi minori del cinema bis. Adelphi pubblica un libro irrinunciabile di Tatti Sanguineti (peccato non abbia capito subito la grandezza di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, ma ha recitato da tempo un convinto mea culpa) intitolato Il cervello di Alberto Sordi - Rodolfo Sonego e il suo cinema (Pag. 590 - Euro 26). Il testo ha il merito di far parlare Sonego, grande sceneggiatore della commedia all’italiana, inventore del personaggio Sordi così come lo conosciamo, non la macchietta dei penosi birignao radiofonici, ma l’italiano medio pieno di difetti e contraddizioni. Un libro di cinema come non se ne leggono, nel senso che questo si legge con passione e trasporto, non è un mero esercizio di stile per addetti ai lavori, ma è scritto con linguaggio sobrio ed essenziale, come un romanzo d’altri tempi. Sanguineti aveva già pubblicato Il cinema secondo Sonego (Transeuropa, 2000), che per l’occasione amplia e rende definitivo, inserendo vita, opere, dichiarazioni, aneddoti e commenti critici su film importanti come Il vedovo, Il boom, L’avaro, Assolto per non aver commesso il fatto, La donna del fiume, In viaggio con papà, Un eroe dei nostro tempi, senza dimenticare pellicole meno note come Ida e i porci, Il disco volante, Io e Caterina, Marechiaro… Ci sono anche i film non realizzati e i non accreditati, così come non manca un breve manuale di sceneggiatura. Un libro utile che l’appassionato di cinema non deve perdere, per capire quanto l’Italia della commedia debba a un geniaccio come Sonego (1921 - 2000), uno che Sordi considerava imprescindibile. L’attore romano accettava un film a scatola chiusa se l’aveva scritto il collaboratore di una vita, incontrato per caso sul set de Il seduttore (1954). Gustosi anche i capitoletti iniziali dove Sanguineti cita le opinioni di Sonego su attori, produttori e sceneggiatori, realizzando una galleria di ritratti cinematografici.

A proposito di cinema è doveroso riscoprire Il racconto dei racconti di Giambattista Basile (1575 - 1632), ovvero Il trattenimento dei piccoli, tradotto dal napoletano da Ruggero Guarini. Adelphi non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di compiere un’altra grande operazione culturale di taglio popolare. Matteo Garrone ha riportato d’attualità il libro sceneggiando da maestro quattro storie fantastiche, ma il lettore avido di suggestioni fiabesche dal tono fantasy ai limiti dell’horror, non devono mancare di approfondire la materia. La lingua usata per la traduzione non è facilissima, serve un minimo di cultura letteraria per apprezzare l’opera, ma dopo un poco di fatica se ne esce soddisfatti. Molto di più che dopo aver gustato l’opera omnia di Fabio Volo e l’intera serie del Bar Lume. Ve lo garantisco.

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

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Domenico Vecchioni, "Dallo spionaggio all'intelligence"

20 Giugno 2015 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

Domenico Vecchioni, "Dallo spionaggio all'intelligence"

Domenico Vecchioni

Dallo spionaggio all’intelligence

Storia degli agenti segreti

Greco&Greco - Pag. 362 – Euro 14 - ISBN 9788869807135

Domenico Vecchioni è un divulgatore culturale instancabile. Dirige la collana Ingrandimenti della Greco&Greco e ha pubblicato come autore: Richard Sorge - la più grande spia del XX secolo, Pol Pot - l’assassino sorridente, Kim Philby - il terzo uomo, Felix Kersten - il medico di Heinrich Himmler, Ana Belén Montes - la spia americana di Fidel Castro, La saga dei 3 kim - la prima dinastia comunista della storia.Molto interessanti alcune biografie, scritte con stile accattivante, tra le quali cito un testo su Raúl Castro e uno su Evita Perón.

Nel suo nuovo ambizioso lavoro cerca di tracciare una storia dello spionaggio, a partire dal V secolo avanti Cristo, con L’Arte della Guerra di Sun Tsu, passando per egizi, ittiti, assiri, persiani, greci e romani. Vecchioni racconta la storia degli infiltrati, degli spioni, degli agenti segreti, chiarendo che intelligence non è una parola anglosassone ma deriva dal latino intus legere, cioè leggere dentro, attività volta a scoprire e valutare informazioni per evitare una guerra. Lo spionaggio è il secondo mestiere più antico del mondo, afferma l’autore, ed è un concetto diverso da intelligence, perché serve a vincere una guerra, mentre la seconda attività informativa viene messa in atto per prevenire un conflitto. L’autore utilizza il consueto stile giornalistico e divulgativo per accompagnare il lettore in un viaggio alla scoperta delle spie, fino alle due guerre mondiali, alla guerra fredda, all’intelligence tecnologica, economica e femminile, senza omettere informazioni sullo spionaggio del futuro. Moltissimi i personaggi analizzati, le schede ricche di dati, curiosità e aneddoti: l’imperatrice Teodora, vista come l’Evita Perón dell’antichità, Gengis Khan, la tradizione Ninja giapponese, il caso Maria Stuarda, Richelieu, Mazarino, l’Ovra, il Sifar, il Sim, Richard Sorge, gli agenti segreti della guerra fredda e la pirateria informatica. Un testo consigliato a chi vuol conoscere una materia poco affrontata in letteratura, scritto in maniera agile e scorrevole, ma capace di soddisfare ogni curiosità.

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Marino Magliani, "Il canale bracco"

18 Giugno 2015 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

Marino Magliani, "Il canale bracco"

Marino Magliani
Il canale bracco
Euro 12 – Pag. 130 – Fusta Editore

Il vento qui ha le sue pause, nulla del rumore di un torrente gonfio in Val Prino. Non si espande, non rotola, di fatto agonizza, e non è neanche il vento della Patagonia di Chatwin, che assomiglia all’avvicinarsi di un camion che non arriva mai. Qui il vento si ferma e riprende, arranca, frena e stride come se trovasse dei semafori.

Solo un breve assaggio estrapolato dalla quarta di copertina dell’ultimo lavoro di Marino Magliani, 54 anni, ligure come Orengo e Sbarbaro, Biamonti e Novaro, trapiantato in Olanda, dove svolge i lavori più impensati sul Mar del Nord. Traduce ispanici, scrive racconti, di tanto in tanto - soprattutto in primavera - torna nella sua Liguria che non dimentica. Ottimo romanziere, abile nel trasmettere emozioni e capace di raccontare sia la terra natale che il luogo d’adozione grazie a una prosa forbita, raffinata e molto letteraria.

Il canale bracco, segue la sceneggiatura del romanzo per immagini Sostiene Pereira, soggetto di Tabucchi, disegni di Marco D’Aponte. Magliani racconta la storia sentimentale di un canale che da tempo segna la sua vita, come aveva fatto in opere precedenti, si sofferma su istanti e solitudini che scorrono nei lunghi inverni del Noordzeekanaal, tra il Mar del Nord e Amsterdam. L’Olanda è per l’autore la terra dove scrivere, ricordando il tempo perduto della sua Liguria, ma anche narrando il quotidiano olandese, come un lungo viaggio in bicicletta per raggiungere Amsterdam. La biografia di un canale diventa materiale da romanzo, il lettore si appassiona alle vicissitudini di acque silenziose e sognanti - né dolci né salate ma brak, come dicono gli olandesi - dove vivono pesci ignoti ad altre latitudini. Un nuovo esperimento letterario riuscito, non molto commerciale, visto il vento che tira in Italia, ma il prezzo (12 euro) e la veste editoriale sono invitanti. Non perdetelo.

Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi

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Quattro consigli di lettura

26 Maggio 2015 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

Quattro consigli di lettura

Quattro libri profondamente diversi tra loro che mi sento di consigliare a diverse tipologie di lettori.

Prima di tutto un saggio scritto con stile piano e semplice, da narratore popolare, dal siciliano Roberto Mistretta: Rosario Livatino - L’uomo, il giudice, il credente (Edizioni Paoline - euro 15 - pag. 230). Il lavoro - scritto in collaborazione con padre Giuseppe Livatino - esce nel venticinquesimo anniversario della morte ed è una documentata biografia sul giovane giudice siciliano, ucciso dalla mafia mentre si recava - senza scorta - al Tribunale di Agrigento. Visto il tipo di editore, il saggio affronta anche il cammino spirituale di un uomo coraggioso, impegnato nella lotta alla criminalità organizzata e in odore di beatificazione. Mistretta cita miracoli e testimonianze che andranno a far parte del dossier per la causa di santità promossa in favore del giovane giudice.

Un altro libro interessante è una sceneggiatura inedita di Pier Paolo Pasolini: La Nebbiosa (Il Saggiatore - euro 14 - pag. 200), per un film scomparso come Milano nera, un flop di Gian Rocco e Pino Serpi che resistette solo cinque giorni in cartellone nel capoluogo lombardo. In realtà la vera sceneggiatura non fu mai tradotta in immagini, Pasolini fu pagato solo per metà lavoro e i due maldestri giovani registi tradirono tutta la sua poesia e il grande lavoro di ricerca linguistica e culturale. La Nebbiosa adesso è un libro che si legge come un film ed è un interessante spaccato della violenza metropolitana lombarda negli anni Sessanta, condotta da un gruppo di teddy boys.

Pupi Avati, invece, dopo lo splendido Un ragazzo d’oro, mette da parte il cinema e scrive Il ragazzo in soffitta (Guanda - euro 16 - pag. 250), che segue di due anni un’ispirata autobiografia (La grande invenzione). La storia contiene tutti i temi del suo cinema: adolescenza, musica, provincia, amicizia, persino horror, in un ritorno al passato che profuma de La casa dalle finestre che ridono. Protagonisti due adolescenti: il bolognese Berardo Rossi, detto Dedo, studente poco brillante ma popolare tra le ragazzine, e il triestino Giulio Bigi, introverso quanto abile traduttore dal latino. Filo conduttore del racconto un’amicizia nata sui banchi di scuola che - con il meccanismo del flashback (capitoli alterni) - apre le porte a una storia horror che vede protagonista un orco, presunto assassino di bambine. Finale a sorpresa.

L’ultimo consiglio è un fumetto pulp che costa euro 2,90 in edicola, uscito per Editoriale Cosmo, il primo di una miniserie di quattro albi. Si tratta di Battaglia, di Roberto Recchioni e Massimiliano Leomacs Leonardo, storia di un vampiro ai tempi del fascismo, che utilizza il nero per narrare la storia del nostro recente passato. Battaglia ricorda anche nel formato i vecchi albi di Kriminal, Satanik e Diabolik.

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Placido di Stefano, "L'antibagno"

9 Aprile 2015 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

Placido di Stefano, "L'antibagno"

Placido Di Stefano

L’antibagno

Italic Pequod - Euro 20 – Pag. 375

L’antibagno è un romanzo travolgente e fuori dagli schemi che si anima delle contorte figure espressioniste di Egon Schiele, della musica disperata e struggente di Kurt Cobain e dei suoi Nirvana, ma anche dei CCP (Produci, consuma crepa!; Un’erezione triste/ per un coito modesto, per un coito molesto, per un coito modesto). Sembrano passati milioni di anni. Chi se li ricorda più, i CCP - Fedeli alla linea, a parte noi che avevamo vent’anni nel 1980! Placido Di Stefano, forse li ha conosciuti nel 1988, visto che è nato nel 1970 ed è uno scrittore vero, che tuffa il pennino telematico nel sangue della vita, lo intinge del rosso delle ferite che il mondo dispensa, invece di perder tempo a scriver gialli, finti porno consolatori e narrativa ombelicale. Di Stefano ci accompagna nei meandri di un non luogo immerso tra gli alti palazzi della periferia milanese dove le voci non hanno suono e le persone sono ombre che svaniscono nel buio. Storie di pusher, di amori impossibili, pulsioni suicide, specchi che riflettono il nulla esistenziale, scritte a caratteri cubitali nei bagni e sui teleschermi che scandiscono una vita fatta di consuetudini. Vediamo la sinossi: “Un ragazzo e una ragazza passano le loro serate seduti sul pavimento dell’antibagno di un Circolo di periferia, di fianco a un lavandino che gocciola di continuo, illuminati dalla luce fluorescente di un neon che ronza sopra le loro teste. È l’inizio del nuovo millennio, i due ascoltano musica da lettori cd portatili e nei loro appartamenti periferici guardano la tele da vecchi apparecchi con il tubo catodico e lo schermo bombato. La città intorno corre nelle strade nelle tangenziali nelle metropolitane mentre loro non fanno altro che starsene seduti di fianco a quel lavandino con le cuffie alle orecchie, come se fossero in attesa di qualcuno o qualcosa. Dentro quel posto sporco e maleodorante è come se vivessero in una dimensione parallela, una sorta di interzona ronzante e caustica. Mentre fuori, nel mondo reale, vivono una vita alienante e ripetitiva fatta di lavori inutili e solitudine”.

Termino la lettura e mi chiedo perché le librerie debordano stronzate mentre i veri romanzi li scopro per caso, inviati in casella postale da piccoli editori che chiedono recensioni o da scrittori che pretendono (giustamente) attenzione. Mi avvicino alla vetrina di una libreria e mi provoca repulsione, fuggo da un’esposizione di thriller, gialli, erotici all’acqua di rose, libri di veline, nani e ballerine. Giungo alla conclusione che le librerie non sono più un luogo per lettori, ma sono un non luogo, come l’antibagno del romanzo, sono luoghi che dispensano carta da culo per non lettori, luoghi che i CCP canterebbero in una loro canzone e distruggerebbero con un realistico produci, consuma, crepa! Quant’è cambiato il mondo dagli anni Settanta - Ottanta… come hanno distrutto il nostro cinema e la nostra letteratura, torve di manager falliti interessati soltanto al profitto e ad addomesticare le masse. Il lettore contemporaneo non deve andare in libreria, non luogo da fuggire come la peste, ma deve cercare su Internet, scovare la letteratura là dove si nasconde, nei cataloghi di piccoli e coraggiosi editori che devono fare soltanto un piccolo sforzo economico. Sì, perché non è possibile far pagare 20 euro un romanzo in un mondo come quello contemporaneo dove la maggior parte delle persone è capace di leggere soltanto lo schermo del proprio telefonino e il resto della popolazione è assuefatto al niente fatto libro proposto dalla grande distribuzione.

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"Gli scacchi della vita" a Piombino

1 Aprile 2015 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema

"Gli scacchi della vita" a Piombino

Sabato 11 Aprile 2015 - ore 17.00

Festa delle Arti

CENTRO GIOVANI DE ANDRE'

Viale della Resistenza, 4

PIOMBINO (LI)

Fabio Canessa e Gordiano Lupi

presentano il regista Stefano Simone

e il suo film

GLI SCACCHI DELLA VITA

tratto da un racconto di Gordiano Lupi

INGRESSO LIBERO

Un evento da segnalare. Vedi allegati. Un lavoro ispirato a Bergman.

Un nostro libro è al PREMIO STREGA: 24:00 - Una commedia romantica sulla fine del mondo, scritto dal follonichese FEDERICO GUERRI.

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Paolo Roversi, "Solo il tempo di morire"

1 Aprile 2015 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

Paolo Roversi, "Solo il tempo di morire"

Paolo Roversi

Solo il tempo di morire

Marsilio – Pag. 460 – Euro 19

Paolo Roversi è un narratore affermato, fondatore del Nebbia Gialla Suzzara Noir Festival e del portale - magazine Milano Nera, autore di quattro gialli con protagonista il giornalista Enrico Radeschi, tutti editi da Mursia, ma anche di libri bukowskiani e di un bel romanzo edito da Rizzoli (L’ira funesta). Milano criminale è uscito in edizione economica per Marsilio, che recentemente ha dato alle stampe Solo il tempo di morire, una sorta di romanzo criminale milanese, un’epopea malavitosa, costruita per cavalcare la moda del momento. Un romanzo che sembra la sceneggiatura di un film di Fernando di Leo, corretto in versione Umberto Lenzi e Scerbanenco, con spruzzatine di Corbucci e Lizzani. Una lotta tra bande imperversa nella Milano degli anni Settanta e Ottanta mentre un poliziotto testardo cerca di contrastare i criminali più potenti, per evitare che Faccia d’Angelo, il Catanese e il bandito dagli occhi di ghiaccio si aggiudichino il monopolio del gioco d’azzardo e dei bordelli di lusso.

Il romanzo criminale della mala milanese copre l’arco temporale che va dal 1972 al 1984, una vera e propria epopea costruita in maniera rigorosa e con stile incalzante da un esperto narratore noir. Cocaina, denaro, bombe, morti ammazzati, camorristi, donne belle e pericolose, si avvicendano sul palcoscenico di una Milano che sta per diventare la metropoli da bere. Un testo che se ancora esistesse il cinema popolare sarebbe una vera e propria manna per i registi del poliziottesco, genere abbandonato e decotto, lasciato in balia di tristi serial televisivi. Un libro che farà felici i molti appassionati del giallo, unico genere che si legge ancora in Italia, a parte qualche sfumatura di grigio e un po’ di roba pubblicizzata dai grandi marchi editoriali.

Permettetemi un appunto: la narrativa popolare non si può vendere a 19 euro, altrimenti di popolare resta solo il nome. Un giallo - genere di consumo per tutti - non dovrebbe superare un prezzo di copertina di 8 - 12 euro. Ma ci sarà un’edizione economica, spero, anche perché Roversi è tradotto in mezza Europa, buon per lui…

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

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Il Foglio Letterario allo Strega

22 Marzo 2015 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi

Il Foglio Letterario allo Strega

IL FOGLIO LETTERARIO EDIZIONI

Associazione Culturale

Editoria di qualità dal 1999

Sito internet: www.ilfoglioletterario.it

Pure quest'anno siamo allo Strega. Presentati da Wilson Saba e Simonetta Bartolini.

Il libro: Federico Guerri "24:00:00 - Una commedia romantica sulla fine del mondo", ispirato a Il giudizio universale di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini. Federico Guerri, follonichese di nascita e pisano di adozione, lavora al teatro Verdi di Pisa, scrittore, regista e sceneggiatore teatrale, insegna drammaturgia. Guerri è il quinto autore presentato allo Strega in 15 anni di attività della Casa Editrice piombinese, un nuovo successo a coronamento di un importante traguardo, all'inizio del sedicesimo anno di vita. Federico Guerri segue quattro colleghi di scuderia: 2006 - Wilson Saba (Sole e baleno), 2011 - Boris Virani (Mangia la zuppa amore), 2012 - Claudio Volpe (Il vuoto intorno) e 2014 - Fabio Izzo (To Jest). Gordiano Lupi - direttore editoriale del Foglio Letterario - ha partecipato allo Strega nel 2014, con Calcio e acciaio, un romanzo edito da Acar.

24:00:00 – Una commedia romantica sulla fine del mondo di Federico Guerri

Pag. 220 – Euro 14 – ISBN 97888760652174

Improvvisamente, come fosse uno schermo, nel cielo appare un’enorme scritta - 24:00:00. È visibile in ogni parte del mondo. 23.59.59. Basta un giro di telefonate, una serie di controlli con le agenzie pubblicitarie, una rapida consultazione tra potenti o utenti Youtube, per capire che non è proiettata da terra né da un satellite né, apparentemente, da altrove. 23.59.58. Un conto alla rovescia nel cielo. Verso cosa? Il romanzo è ambientato nell’'arco di 24 ore e fa incrociare le storie di undici personaggi in sette angoli diversi di un pianeta il cui punto più lontano da te è a 22 ore di aereo o alla distanza di un clic – se hai una connessione Internet. Cosa accadrà allo 00:00:00? Com’è nato il countdown e perché? Salvare il mondo significa raccontarlo. Federico Guerri. Classe 1976, è drammaturgo, insegnante di teatro e scrittura creativa, improvvisatore, regista, Sindaco di Mondo di Nerd comunità on-line con oltre 60.000 utenti) e padre di famiglia (non necessariamente in questo ordine). Il suo primo romanzo - Questa sono io- è uscito per le Edizioni Il Foglio per le quali cura, assieme a Sacha Naspini, la collana DEMIAN

Gordiano Lupi

EDIZIONI IL FOGLIO

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