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gordiano lupi

Libri sotto l'albero: David Marsili, "Sunset Ramadan"

12 Dicembre 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #racconto, #recensioni

 

 

 

 

David Marsili
Sunset Ramadan

GM.libri – www.gmlibri.itlibri@gmlibri.it
Pag. 130 – Euro 14

 

David Marsili è una vecchia conoscenza, perché con il mio Foglio Letterario ha pubblicato Viscere (2008), Uomo di tungsteno (2011) e Stagioni chimiche (2015). Trovate ancora tutto, su www.edizioniilfoglio.com, Amazon e IBS, ché i buoni libri non vanno mai fuori catalogo. David Marsili è uno che sa scrivere, un affabulatore nato, imbastisce una storia partendo da Lo straniero di Albert Camus, ti porta per mano nei peggiori bar, non di Caracas ma di Livorno, dove incontriamo i ladri gli assassini e i tipi strani …  tanto cari a De André, tra mercato del pesce, locali equivoci e serate alternative. Tu guarda come ti descrive Livorno (sono sensibile a queste cose, passo il tempo a raccontare Piombino): “Livorno è un buco, un pentagono schiacciato circondato da fossi verdi e salati, e una manciata di strade dove alla fine passano sempre le solite comparse”. Il mercato del pesce: “Dal mercato chiuso il pesce sovrastava tutto, ma le liliacee emanavano le loro molecole aggressive, lasciando ai pomodori solo un senso leggero di orti annaffiati”. Il mercato centrale, visto dagli occhi di un profugo africano: “Adesso è quasi arrivato. E il mercato centrale è un ambiente ancora più familiare. Lo sente dai rumori e dagli odori. Sembra di essere in Sicilia, o addirittura in Tunisia. Gli si illuminano gli occhi, quasi si sente a casa. Adesso l’immagine è la Kasbah, giù, a Mazara del Vallo”.

La vicenda si sviluppa attorno al Sunset cafè dove orbitano strani personaggi: una donna che legge Camus, ragazzi che bevono aperitivi (un rito dei vuoti anni 2000), giocatori di carte, un professore (sembra l’alter ego dell’autore), alcuni arabi che fanno il ramadan. E poi c’è un inquietante poliziotto che si fa chiamare Roi Falco, indagatore di incubi diurni e notturni, vagabondo con licenza di uccidere per le strade della città che fu di Modigliani. Marsili scrive un noir che strizza l’occhio al pulp, al tempo stesso racconta la provincia e le sue consuetudini, affronta con leggerezza problemi attuali, riflette su razzismo, terrorismo, naufragi di profughi e attentati dell’ISIS. L’autore usa molto bene gli strumenti della narrativa di genere, anche se rileviamo un eccesso di modernismo letterario. I capitoli si alternano tra numerosi salti temporali, la narrazione non è consequenziale, se il lettore non fa attenzione rischia di perdere il filo della storia. Forse è solo un mio problema, la critica importante e i lettori forti di noir diranno che l’opera è strutturata secondo le regole insegnate nelle migliori scuole di scrittura creativa. Purtroppo il vostro povero recensore non le ha mai frequentate. E non ha intenzione di rimediare proprio adesso.

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"Una rosa blu" di Stefano Simone

10 Dicembre 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema, #recensioni

 

 

 

 

Una rosa blu (2018)
di Stefano Simone


Regia: Stefano Simone. Origine: Italia. Durata: 20'. Musica: Luca Auriemma. Soggetto e Sceneggiatura: Sabrina Gonzatto. Distribuzione: X-Movie Internazional (Amazon Prime Video). Interpreti: Veronica Cataraga, Davide Frea, Giulio Fraglia.

Stefano Simone è un regista pugliese che conosco da tempo, ho potuto apprezzare l’intera produzione sia di video clip che di lungometraggi, collaborando con lui per alcuni progetti legati al cinema noir (Gli scacchi della vita, Cattive storie di provincia …) e due documentari letterari (Il cielo sopra Piombino, Litania su Piombino). In questa sede analizziamo un breve video girato a Torino che potrete trovare in distribuzione su Amazon Prime Video, in Italia e Stati Uniti, grazie a X-Movie Internazional. Stefano Simone ama occuparsi di problemi sociali, dalla piaga del bullismo (Fuoco e fumo, 2017) al degrado provinciale, passando per il disagio giovanile, il divorzio e la bigenitorialità (L’accordo, 2018). Una rosa blu parla di pedofilia e di rapporti amorosi estorti ma anche del ruolo che scuola e società possono giocare nella normalizzazione di situazioni pericolose. La storia vede protagonista una ragazzina che frequenta un istituto tecnico, figlia unica di una madre che da un po’ di tempo ha un nuovo compagno, purtroppo interessato anche a lei in modo malsano. Un preside che sa ascoltare e un vero amore da parte di un coetaneo faranno il miracolo di far venire alla luce il problema e di affrontare alla radice quel che non va nel cuore della ragazzina. 

Stefano Simone gira un corto molto teatrale, quasi tutto ambientato in interni, gestendo bene campi e controcampi, alternando brevi quanto riuscite sequenze di esterni che immortalano Torino, tra angoli periferici, parchi cittadini e montagne innevate che fanno da cornice. Gli attori sono tutti non professionisti, quindi si perdonano alcune incertezze e una recitazione troppo impostata, ma il regista è bravo a gestire i lunghi dialoghi e un argomento complesso. Notevole il simbolo della rosa blu tatuata, importante per la ragazzina, ma che finisce per ricordare soltanto un’esperienza negativa. La forza del breve filmato sta nelle scene girate in esterno, rapide e concitate, in una fotografia livida e spettrale, nei brevi flash che immortalano gesti dei protagonisti e in una macchina da presa che non si lascia mai andare a movimenti banali e riprese scontate. Il film ha scopi didattici, ma è un lavoro educativo - morale, capace di raccontare una storia d’amore toccante e un riscatto consapevole da una situazione di vita disperata. Ottimo il sottofinale con i personaggi che si alternano sulla scena mentre una visione di Torino dall’alto simboleggia speranza e fiducia nel futuro. L’amore trionfa, la ragazzina prende coscienza di sé, abbandona il nero per colori sgargianti, non ha paura di osare e di vivere una vera storia d’amore. Scritto da Sabrina Gonzatto. Consigliata la visione ai giovani.

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Libri sotto l'albero: Francesca Montomoli, "La fata nel vento"

5 Dicembre 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Francesca Montomoli
La fata nel vento
e altri racconti in rosso

Edizioni della Goccia - pag. 140 - Euro 11

www.edizionidellagoccia.it

 

Francesca Montomoli è una mia vicina di casa, maremmana di Massa Marittima, verace e sincera, dalla penna elegante sia in prosa che in poesia, preferisce esprimersi sulla breve distanza, dando il meglio di sé nelle narrazioni classiche, di poche pagine, che raccontano frammenti di esistenza. Francesca la conosco bene anche da editore, approfitto per pubblicizzare due titoli interessanti usciti nel catalogo di www.edizioniilfoglio.com: Singolare femminile (racconti, 2017) e Notturno (poesie, 2019). Questa nuova raccolta narrativa esce in formato tascabile (prezzo economico, soltanto 11 euro per 14 pagine) per un piccolo (ma serio) editore e racchiude in dieci piccole storie tutto l’amore che l’autrice prova per la Formula Uno in generale e per la Ferrari in particolare. Non sono racconti sportivi, si badi bene, Francesca non racconta storie di corse, vittorie e sconfitte, ma si dedica a narrare il mondo parallelo che ruota attorno alle gare automobilistiche. Leggiamo un esempio di stile, un brano rapido, essenziale, poetico ma non pesante, tutto giocato su un’esemplare leggerezza. È tutta colpa tua, babbo, ma ti ringrazio di questa assurda eredità. È troppo bella. È troppo nostra. Guarda. Sembra una poesia. Aria fredda. Radi fiocchi di neve che danzano e si appoggiano con grazia sui capelli e sui cappelli. Fiato che fuma nel grigio rigido di una giornata padana. È tutto così… Pare una citazione autobiografica, come se la passione per le corse automobilistiche venisse da lontano, eredità di un padre onnipresente tra le righe di Passion day, una storia d’amore e ricordi vissuta tra sogni di colore rosso, cavallini rampanti e scuderie Ferrari. Alcuni racconti uscirono nel 2013 su Autosprint, location perfetta viste le suggestioni presenti nelle storie, perché ogni sequenza narrativa profuma di Ferrari e di grande passione automobilistica. Introduzione di Alberto Sabbatini, giornalista di Autosprint, scelta felice, visto il tema, così come la quarta di Vincenzo Borgomeo (Repubblica motori) riconduce al mondo delle quattro ruote. Una lettura piacevole, pure per chi non è interessato alla Formula Uno, perché quel che non manca nella scrittura di Francesca Montomoli è la letteratura. Merce rara, di questi tempi. Consigliato.

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

 

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NOVEMBRE PIOVONO LIBRI   IL FOGLIO LETTERARIO EDIZIONI IN FESTA PER IL VENTENNALE

21 Novembre 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #luoghi da conoscere, #case editrici

 

 

 

SABATO 23 NOVEMBRE ORE 16
 
SEDE UNITRE - Via Fucini (ex Pretura) - PIOMBINO
 
Dopo il successo della Festa estiva che ha riunito in Cittadella molti autori della scuderia, IL FOGLIO LETTERARIO torna a far festa con la sua piccola letteratura che parte dalla provincia ma frequenta i quartieri alti (saranno poi così alti?) delle kermesse librarie. Festeggeremo la resistenza di una vera editoria di progetto in un mondo di squali. Festeggeremo la longevità onesta e il lavoro di scouting svolto nell'indifferenza generale. Festeggeremo la nostra passione nonostante l'ignoranza dilagante. Festeggeremo lo spirito avventuroso e underground contro la noia del lavoro in banca (o peggio ... in un'assicurazione).
Per l'occasione ogni autore sarà invitato a leggere un suo contributo letterario, ci saranno video legati alla passata attività e un piccolo rinfresco finale. Lucilla Lazzarini presenterà le antologie legate alla scuola di Scrittura Creativa Unitre: Unitre in gialloFiabeDonne nei vortici del tempo ... ma ci saranno anche i libri Nello il pipistrello (Lazzarini) e Filastrocche da Piombino (Miria Signori). Gordiano Lupi presenterà il breve video Litania su Piombino montato da Stefano Simone, foto di Riccardo Marchionni e recitazione di Federico Guerri, oltre ad accennare alla produzione legata a Piombino, Val di Cornia e Isola d'Elba che da anni Il Foglio Letterario porta avanti (LeggendeStoriaRicetteRomanziRacconti ...). Sfileranno gli autori: Roberto Mosi ( Navicello Etrusco, Elisa Baciocchi e ... udite udite! I gigli di mare per Zelli), Andrea Fanetti (La piazza in mezzo al mareDalla neve al fango), Alessandro Fulcheris (Bar Nazionale), Giulia Campinoti (René Dubois), Stefano Giannotti ( Piombino memoria di ferroE' un giorno a Piombino), Melisanda Massei Autunnali (Decameron felino e tutta la sua produzione con protagonisti gatti antropomorfi), Laura Lupi (L'omino volante e il cane spaziale), Emilio Guardavilla (Piombino in gialloPiombinoirRaccontare Piombino), Umberto Bartoli (Raccontare Campiglia 1, 2, 3), Annamaria Scaramuzzino (Macchie d'anima), Patrizio Avella (Piombino con gustoPiazza FontanaLa grande abbuffataPasta e cinema ... in attesa de La cucina degli Appiani), Federico Guerri (L'inverno di Bucinella24: 00 - Una commedia romanticaTeatri di guerraQuesta sono io),  Antonella Giannarelli ( La sera per il fresco), Enzo Biagioni (Scusi, dov'era Piazza Bovio?). Ospite d'onore Sacha Naspini, autore E/O con Le case del malcontento e Ossigeno (presto I cariolanti), ma lanciato dal Foglio Letterario con L'ingrato e I sassi. Tutti gli autori (attuali e aspiranti, ma anche semplici lettori) che vorranno partecipare saranno benvenuti. Astenersi assessori e politici locali.
Grazie per l'attenzione. Vi aspettiamo!
 
Un filmato tra musica (Federico Botti), poesia (Gordiano Lupi che la scrive e Federico Guerri che la recita), fotografia (Riccardo Marchionni) e immagini (Stefano Simone). Dedicata a #Piombino e a #GiorgioCaproni, la mia Litania su Piombino.
Per apprezzare il filmato: https://www.youtube.com/watch?v=TKX777M9Wf4.
Sabato 23 presso UniTre - Università delle Tre Età - Piombino ore 16 proietteremo il filmato.
Intervenite!

 
 
 
 

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Giuseppe Benassi, "I veggenti"

26 Agosto 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #pittura

 

 

 

 

 

Giuseppe Benassi
I veggenti

Pendragon – Euro 15 – Pag. 185

Giuseppe Benassi e il suo avvocato livornese Leopoldo Borrani sono stati una bella scoperta estiva, compiuta tra Salivoli e Baratti, tra un bagno di mare e una passeggiata in pineta. Ho rivalutato il giallo - genere che non amo particolarmente - anche perché il romanzo che ho letto non è un giallo classico fatto di indagine, indizi e scoperta finale di delitto e movente. I veggenti (già recensito su questo blogè un romanzo on the road che porta il lettore alla scoperta di Livorno, Parigi e Volterra, con la scusa di una trama che parte con un matrimonio violento tra un giovane marocchino e una matura livornese, prosegue con Borrani e la sua amante in viaggio a Parigi sulle tracce di perduti disegni di Modigliani, si conclude a Volterra dove vengono tirate le fila della narrazione. La cosa più suggestiva del breve romanzo è che contiene moltissimi spunti di lettura e di approfondimenti, pagina dopo pagina il lettore scopre notizie sulla vita di Modigliani, la sua tragica fine, il suicidio della giovane amante e il rapporto con la poetessa russa Achmatova. La vita di Parigi scorre lungo la Senna, compaiono viali e monumenti, musei e piccoli ristoranti, tra accenni di esoterismo e spunti letterari; non mancano brevi versi della Achmatova, ricordi di dipinti di Modigliani privi di occhi e donne raffigurate con espressione spenta. Altri spunti letterari pervadono l’opera di Benassi, da Gabriele D’Annunzio che inserisce Volterra come città del silenzio nell’Elettra, passando per il Forse che sì forse che no - opera volterrana del sommo vate -, per finire con Visconti e il suo Vaghe stelle dell’orsa girato nella città etrusca. Ottima anche l’ambientazione livornese, tra lungomare e aule di tribunale, Bagni Pancaldi e strade del centro storico, angoli suggestivi dell’antica Venezia. In definitiva I veggenti è un buon romanzo, così come Leopoldo Borrani è un personaggio riuscito, dipinto come un avvocato gaudente che la domenica sera si fa cogliere dalla nevrosi del lunedì ed è incapace di continuare divertirsi, ma riesce comunque a staccare dal suo lavoro per occuparsi di misteri, arte e letteratura. Lo stile di scrittura è piano, scorrevole, senza ridondanze, gestito con ottimi dialoghi e infarcito di interessanti citazioni letterarie, che non stonano con il contesto ma ne rappresentano il valore aggiunto. Altri romanzi di Benassi da cercare e da leggere sono L’omicidio Serpenti, Omicidio a Calafuria e Invidia.

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Iago, "Multiverso"

14 Giugno 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Iago
Multiverso
Etabeta Poesia – pag. 110 – euro 12

 

Multiverso è una raccolta composita che si pone come obiettivo la dimostrazione dell’utilità di scrivere ancora poesia come forma letteraria contemporanea e soprattutto che si possa partire dal quotidiano, da ogni piccolo particolare, usando la giusta sensibilità. Si comincia alla grande con la citazione di Beppe Costa (Che sia l’alba l’unica assassina/ della mia notte insonne) e si comincia con la serie dei multiversiprogettuali, raccolti in tre sezioni: Percorsi ContrariParole Scorticate ed Esplorando

Percorsi Contrari contiene al suo interno un’ampia sezione dedicata al poeta per eccellenza del cinema italiano, quel Pupi Avati pascoliano cantore delle piccole cose e proustiano ricercatore delle radici e del tempo perduto. Suggestioni poetiche che provengono da visioni filmiche (La casa dalle finestre che ridonoL’arcano incantatoreL’amico d’infanziaFestival…), un esperimento insolito e originale, soprattutto riuscito. Il successo non chiede/ cosa pensa un cuore./ Arriva rapido e mischia le priorità/ l’onore presta emozioni alla vergogna/ e pretende un interesse elevato./ Si elemosina con dignità/ anche se il ruolo richiede impegni d’artista/ e l’amicizia muore strangolata./ Una notte cinematografica/ porta alla deriva speranze di creta/ altrove si festeggia/ gli applausi parlano/ a luci che non riflettono./ Il successo non chiede/ come muore il cuore. (Festival, pagina 10).

La sezione Regia d’Autore lascia il posto a Versi Derivati, ispirata dalla musica e dall’ascolto di Beethoven e Mozart, ma anche dalla visione di dipinti di Chagall, Van Gogh e Kahlo, come una sorta di imput romantico per innescare il detonatore poetico. 

Parole Scorticate (il titolo ricorda un libro minore di Morozzi: Storie da una terra scorticata, Edizioni Il Foglio) si compone di AmbiguazioneResilenzaContra AcademicosDio e(d) io. Brandelli di pura poesia anche in queste sezioni - quasi sillogi autonome  - come Sono vecchio/ ho voglia di parlare./ Sono stanco/ ho voglia di dormire. Ma anche: Siamo alle solite/ continuo a salvare i ricordi/ per evitare l’esilio/ su quest’isola chiamata terra,/ scasso il cranio/ scelgo lacrime da togliere/ così prevengo l’alluvione d’amore/ che non potrei contenere.

Chiude l’opera Esplorando che contiene Versi selvaggi, resoconto di viaggi in ambienti naturali, compreso tra due liriche scritte in corsivo. Pure qui intuizioni felici: L’amore ha l’aspetto di un bruco/ si insinua fra le consuetudini/ e le stravolge. Poesia vera e matura quella di Iago, che afferma: “Pratico la scrittura poetica dal vivo, in presa diretta, in ogni dove e ovunque ci sia posto per il mio strano progetto”. Portare la poesia tra la gente, è il suo progetto, che condividiamo, in giorni cupi come i nostri vale per ogni proposta culturale, purtroppo. Ma non disperiamo, forse è la nostra fortuna, perché noi piccoli cantori della realtà quotidiana non viviamo nelle torri eburnee dei grandi letterati, ma – come Iago – lottiamo, giorno dopo giorno, lungo le strade della nostra esistenza.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

 

 

 

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Shannon Hale e LeUyen Pham, "Amiche vere".

12 Giugno 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensione, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

Shannon Hale e LeUyen Pham
Amiche vere
Il Castoro – pag. 230 – euro 15,50

Il Castoro ha una collana di libri per ragazzi che definire eccellente non rende bene l’idea, soprattutto i romanzi a fumetti che provengono dagli States sono un vero fiore all’occhiello. Il mio ultimo libro in ordine di lettura è Amiche vere, scritto dall’autrice di best-seller Shannon Hale, ispirandosi alla propria adolescenza. I disegni - semplici ma efficaci - sono dell’altrettanto valida LeUyen Pham, che vanno a completare una storia scritta per emozionare ragazzine di terza media, ma che può piacere a tutti, anche a uno come me che (quasi sessantenne) l’adolescenza l’ho passata da un pezzo. I ricordi sono le storie che raccontiamo a noi stessi, mai come in questo caso l’affermazione è vera, ché il libro narra la visione dell’autrice attorno ai suoi anni di scuola elementare e media ed è una storia molto personale, parziale ma genuina e fresca, proprio perché vissuta. Certo, l’autrice romanza la storia di un’amicizia, le difficoltà di inserimento, i rapporti familiari, la vocazione da scrittrice, inventa pure (non di sana pianta), come è lecito fare quando si affronta la materia narrativa. In ogni caso niente suona falso, perché anche quando un fatto non è vero resta verosimile e sarebbe potuto accadere. L’autrice si guarda bene dal raccontare fatti personali limitati al suo immaginario di ragazzina, ma scrive una storia che coinvolge e interessa chiunque sia stato adolescente. E ottiene un risultato mica da poco. Chi non ha un’amica del cuore? Chi non ha avuto problemi di inserimento in un gruppo scolastico? Chi non si è mai sentito escluso, confinato, emarginato, persino evitato dagli altri? Shannon Hale strizza l’occhio a tutti gli adolescenti problematici (ma geniali), scrive una storia tutta per loro, che poi è il ricordo delle sue sofferenze scolastiche, dei suoi rapporti complessi con gli amici che con il tempo sono andati migliorando. I disegni rendono giustizia alla bellezza delle parole, alla semplicità dei dialoghi, ai flashback intensi e ispirati, alle parti oniriche evocative e metaforiche. Scoprite il catalogo de Il Castoro. Ne vale la pena. I fumetti sono ancora un media vitale ed espressivo, utile per raccontare storie importanti e per emozionare.

                                                                        (Gordiano Lupi – www.infol.it/lupi)

 

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Vent'anni di Foglio Letterario

30 Maggio 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #editoria

 

 

Sembra ieri che abbiamo cominciato questa avventura di pubblicare una rivista letteraria e qualche anno dopo siamo passati a editare libri. Sembra ieri ma sono trascorsi vent’anni, così lunghi e intensi da volare via in un batter d’occhio, ché se ti guardi indietro pare tutto un interminabile istante. Eravamo quattro amici al bar, direbbe la canzone, se ne sono aggiunti altri, moltissimi sono cambiati, ma l’anima underground del Foglio Letterario resta quella del maggio 1999, del mitico numero uno di una rivista stampata in parrocchia in uno spartano formato A4. Ne abbiamo fatte di cose in vent’anni: concorsi letterari, pubblicazione di giovani autori, partecipazione a fiere, eventi, presentazioni, senza mai cambiare pelle. Abbiamo cominciato contando solo sulle nostre forze e siamo ancora qui a lottare contro l’editoria a pagamento, contro le facce di bronzo che si fanno grandi con i soldi degli altri, contro il dilettantismo allo stato brado e l’improvvisazione. In questi ultimi tempi abbiamo rivitalizzato la rivista (nostra anima) grazie a Vincenzo Trama, che la dirige con passione, alternando il nuovo con il vintage, ripubblicando perle del passato, numeri storici, supplementi, dando spazio a nuove firme con alcuni contributi selezionati. Trovate tutto su www.ilfoglioletterario.it. Ne vale la pena, credete. Letteratura e approfondimenti a costo zero, senza un inserto pubblicitario, tutto per passione, senza secondi fini. Vent’anni e dieci partecipazioni al Premio Strega, non è un vanto ma è cosa da ricordare: sette autori del Foglio (Virani, Saba, Volpe, Guerri, Altamura, Izzo, Ciccone) e tre mie presentazioni con libri editi da altri editori (Calcio e acciaio, Miracolo a Piombino, Sogni e altiforni). Viste le nostre dimensioni, partecipare significa dire che abbiamo gareggiato alla pari con gli altri, più ricchi e potenti, piccolo Davide che sfida Golia. Abbiamo scoperto e lanciato molti autori nell’Olimpo della grande editoria - spesso grande per capitali disponibili, non per spirito di ricerca -, che resta il nostro scopo principale. Basti citare Lorenza Ghinelli, autrice di successo Rizzoli, da me scoperta con Il divoratore e Sacha Naspini, ancora in catalogo con L’ingrato e I sassi, approdato a E/O con Le case del malcontento. Wilson Saba, apprezzato autore Bompiani, è stato il nostro primo giovane di valore: finì undicesimo al Premio Strega con Sole e baleno, nel 2003, subito dopo è entrato in Bompiani e da un po’ di anni fa parte degli Amici della domenica. Farei un torto a tutti i bravi componenti della scuderia del Foglio se citassi altri, perché ogni nostro libro è stato scritto da un autore che ha qualcosa da dire ed è stato pubblicato dopo accurata selezione. Il successo è qualcosa di molto aleatorio, non sempre concorda con la qualità, visto che ottimi scrittori vengono pubblicati da piccoli editori. Possiamo dire con vanto di aver fatto vent’anni di editoria onesta, aggiungendo che non è la stessa cosa di onesta editoria, perché ci siamo impegnati a non scendere mai a compromessi, a non chiedere contributi agli autori, a non scegliere strade facili per ottenere lo scopo perseguito. Il Foglio Letterario pubblica due collane di Cinema - quella storica è diretta da Giovanni Modica - uniche sul mercato editoriale italiano, cercando di valorizzare fenomeni culturali popolari (horror, western, noir …), registi e attori italiani da non dimenticare (Deodato, Fulci, Mattei, Argento, Jacopetti, Di Leo, Gloria Guida, Franco & Ciccio …). Non solo, si occupa di saggistica alternativa in campo musicale (black metal, rock, dark …), traduce scrittori cubani, pubblica narrativa per ragazzi (Antonino Genovese dirige la collana omonima ed è autore di punta) e persino poesia (curata e selezionata da Fabio Strinati). Tutto questo senza aver mai tentato di trasformare un’editoria di pura passione in un mestiere, ché la casa editrice è espressione di compositi amori culturali presenti tra collaboratori e redattori. Forse è per questo che quando partecipiamo a una fiera del libro ci rendiamo conto che in vent’anni abbiamo perso tanti compagni d’avventura. Forse è per questo che noi siamo rimasti e altri hanno abbandonato. Forse è per questo che non abbiamo mai pensato di modificare il nostro spirito underground, che ci ha sempre animati. A proposito di fiere del libro, ne facciamo ancora alcune, solo piccole e medie, più vicine alla nostra realtà, dopo aver sperimentato persino il Salone del Libro di Torino, che lasciamo ai colleghi bisognosi di pubblicizzare la loro vanità. In compenso facciamo da sempre la Fiera del Libro di Pisa - che consideriamo la nostra fiera, visto che siamo nati insieme - e quella di Imperia, senza dimenticare che Antonino Genovese si è inventato una bella realtà a Gioiosa Marea, in provincia di Messina. Patrizio Avella è un collaboratore che fa parte della nostra famiglia da circa cinque anni, viene dalla Francia ma è di origini italiane, si occupa di marketing, scrive thriller ed è esperto di cucina. Grazie al suo camper e alla sua disponibilità ci spostiamo in giro per l’Italia e siamo presenti a eventi che prima non riuscivamo a fare. Inoltre abbiamo ampliato l’attenzione alla nostra realtà locale, curando libri su storia, tradizioni, personaggi, cultura maremmana in generale e piombinese in particolare. Piccolo è non solo bello ma fondamentale; non dimenticare le nostre radici, come diceva il buon vecchio Proust, è non solo basilare ma vitale. Non so se resisteremo altri vent’anni, ma non dubitate che - come i personaggi dei nostri western preferiti - venderemo cara la pelle.   (Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi)

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Paquito Catanzaro, "8 e un quarto"

1 Maggio 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #cinema, #televisione

 

 

 

 

Paquito Catanzaro
8 e un quarto
La storia irresistibile del telepanettone che perfino Fellini avrebbe voluto dirigere
Homo Scrivens, 2019

- Euro 15 – Pag. 145
www.homoscrivens.it

 

Homo Scrivens sembra un editore che fa le cose sul serio nel campo della narrativa, non fosse altro perché pubblica solo dieci romanzi all’anno, numerati, frutto di un’accurata selezione. Mi è capitato di leggere 8 e un quarto di Paquito Catanzaro, spiritoso fin dal titolo, con una garbata citazione felliniana, anche se non mi pare che l’autore abbia scritto altri romanzi. Fellini intitolò 8 e mezzo il suo capolavoro perché prima aveva girato altri 7 film e mezzo (il primo - Luci del varietà - in collaborazione con Lattuada), Catanzaro lo fa solo per ironia, caratteristica che lo accompagna per l’intera narrazione dove si fa beffe degli autori televisivi che accettano di girare squallide fiction solo per denaro, mettendo da parte ogni velleità intellettuale. Ridendo e scherzando quante verità si possono dire, avrebbe chiosato Pier Paolo Pasolini parafrasando Menandro. E in questo caso ci starebbe bene anche un bel ridendo castigat mores, ché i costumi vengono fustigati a dovere da uno scrittore che mette in campo tutto il suo umorismo inventandosi un regista di nome Miraglia - forse ignorando che nel cinema italiano è esistito un vero Emilio Pompilio Miraglia, autore di un pugno di pellicole di genere - che si fa aiutare da un esperto sceneggiatore per uscire dalle secche di una fiction scritta (male) da un gruppo di esordienti, che deve andare in onda a tutti i costi per aggiudicarsi un finanziamento ministeriale. Storia di ordinaria (e italica) follia cinematografica, perché eventi simili accadono tutti i giorni, basta vedere registi del calibro di Ruggero Deodato (Cannibal Holocaust, signori!) costretti a girare una stagione di Incantesimo a scopo alimentare, mentre Michele Soavi dirige fiction televisiva se vuole continuare a lavorare dietro la macchina da presa, dopo aver illuso il pubblico di essere il migliore allievo di Dario Argento. 8 e un quarto non pretende di essere alta letteratura, ma è narrativa ben scritta, fatta di dialoghi realistici e ben strutturati, di ritmo e battute ficcanti; l’autore scrive un romanzo comico onesto che segue la lezione della commedia all’italiana: far ridere e pensare, puntare il dito sul sistema e divertire. Una lettura che farebbe la gioia anche del produttore cinematografico (Tognazzi) che Ettore Scola s’inventa ne La terrazza e che tartassa il povero sceneggiatore (Trintignant) con il suo: Fa ridere?. Sì, 8 e un quarto fa ridere. Leggetelo. Non ve ne pentirete.

 

Gordiano lupi
www.infol.it/lupi

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Lombriconi in forma di rosa

27 Aprile 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

 

Si apre come un’aurora Piombino, dietro le spirali del Cornia, gonfio di alberi splendidi come fiori, biancheggiante città che attende il futuro, forma incerta come una nebulosa, nella nebbia d’un indistinto presente. Come in un film di Pasolini, solo che le Borgate più non ci sono, restano i Lombriconi, antichi palazzi color giallo mattone, con le persiane verdi scolorite da tempo, salmastro e incuria, da neocapitalismo incolto che non è più tale. Resta il ricordo del Rio Salivoli, il canale del Vallone, dove ragazzini tiravano calci a un pallone, futuri giocatori con maglie gialloverdi o nerazzurre. Come in un film di Pasolini, Mamma Roma o La Ricotta, non saprei, passano silenti da questa campagna cittadina, le antiche strade che corrono verso il mare. Pini marittimi svettanti, pitosfori, invecchiati lecci, insolite acacie, oleandri, palme ammalate dalle chiome incappucciate, che circondano questo litorale, una disperata vitalità da non poter comunicare, che non è la morte peggiore, quel che nega la speranza in fondo è solo non essere compreso.   

I sogni del mattino a primavera, cantano monotone le tortore, s’odono grilli e passeracci, mentre quel sole antico splende su panni tesi ad asciugare, tra  palazzoni sul mare, edificati a misura d’operaio; un autobus corre verso il niente, incontro a una giornata sempre uguale, fresca, assolata, tiepida a tratti, il mare leviga la costa rocciosa, immutabile, sgretolando una terra che profuma di sudore e pianto. Una disperata vitalità è quel che resta, nel niente che circonda il mio presente, un telefono che suona, sempre, irriverente, momento eternamente uguale, che consente l’attesa informe d’un istante, irripetibile, che non ti raggiunge. E i panni tesi da un terrazzo all’altro, orrore borghese di triste povertà, sono forse l’unico motivo per comporre poesia dal niente, tentativo di affacciarsi al mare, dalle case popolari di quel golfo, che vissero tempi di perduto acciaio, verso stagioni nuove, turismo senza fumo, dimenticando le troppe ciminiere, i palazzi anneriti, ormai distanti.

Popolo dei Lombriconi, che fai vivere un canyon naturale del Rio Salivoli, in odore di mare. Popolo vituperato da scrittori di successo con i tuoi panni tesi alle finestre, dovrai accontentarti del mio canto che profuma di ricordi, merende anni settanta, giovani calciatori tra primule e glicini in fiore, mentre un televisore in bianco e nero, alle cinque d’ogni pomeriggio, diffonde una musica perduta. Popolo che sottende una curva di dolore tra palazzi uguali alle storie passate, sogni e pini, lecci e acacie, rumore d’acqua sorgiva, mentre le tortore intonano un lugubre canto. Questo non è luogo da noir, cari scrittori, qui scorre poesia in forma di rosa, diventa tempo perduto, sui ciottoli smussati del Rio Salivoli, si perde e si confonde, rapida e silente, in una storia antica che diventa mare.

 

 

 

Il titolo è una voluta citazione di Poesia in forma di rosa di Pier Paolo Pasolini

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