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Post con #gordiano lupi tag

Un contest di Terpress

9 Novembre 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #racconto, #concorsi

Un contest di Terpress

Erano gli anni '80, io nascevo e il metal era agli albori. Dominavano il glam, la disco music e la tamarraggine era una pratica diffusa come l'eroina che si spacciava nei palazzi Aler delle periferie, sperimentando l'inedia come pratica repressiva per le masse ribelli.

In questo bellissimo scenario che tratteggia al meglio il contesto di cui oggi cogliamo i godibilissimi frutti, Pier Vittorio Tondelli, scrittore e giornalista, dava vita al progetto Under 25, in cui gli scarti di quella gioventù che successivamente sarà cannibale, ma che per lui era gioventù e basta, svisceravano i loro tempi con brevi narrazioni in cui il linguaggio aspro dell'oralità triviale si mischiava a quello tipico dello slang giovanilistico.

Replicare un'esperienza simile sarebbe impossibile, tuttavia facciamo tesoro della lezione di Pier Vittorio Tondelli. Nella sua operazione di scouting erano la curiosità e l'amore per la cultura a smuovere la sua ricerca, non certo il profitto che da sempre la narrativa non garantisce neanche al più temerario degli editori. Non parliamo poi dei racconti, che stanno al mercato librario come un concerto degli Anal Cunt in Piazza San Pietro durante la messa del Giubileo.

Eppure Raymond Carver con le sue short stories ha venduto tante copie quante quelle che in genere vendono gli autori meno noti quando sono postumi. E difatto Carver in Italia ha cominciato a vendere da morto.

Se tuttavia all'altisonante short story sostituissimo il corrispettivo grezzo raccontino, in quanti storcerebbero il naso? Ammaniti nella prefazione de Il momento è delicato ci fa capire con tagliente ironia quanto sia deprezzato questo genere, ma è l'unico che può farlo sapendo che comunque la sua raccolta di racconti venderà abbastanza da far dormire sonni tranquilli al suo editore (che poi dorma sonni tranquilli lo stesso è già un altro discorso).

Allora noi cercheremo di dar dignità ai raccontini, andando a scavare nel sottobosco culturale ciò che ancora può esser detto con brevi, fulminanti narrazioni. Grazie al supporto di TerPress, che ci concede questo spazio per dar vita a un nuovo momento di ricerca editoriale, dichiariamo che:

Il racconto breve ha pari dignità di qualsiasi altro genere letterario. Non è perchè è corto che allora funziona peggio. Altrimenti sembra di far discorsi su misure del cazzo, anche fuor di metafora.

Diamo vita dunque a un contest quindicinale in cui, dato un tema, chiunque vorrà potrà inviare un racconto breve (max.2 cartelle). I 3 migliori testi verranno pubblicati in apposita sezione su http://terpress.blogspot.it/, che vanta una storia ormai quasi decennale e un apporto di lettori che si aggira intorno alle 10.000 visite al mese. Cerchiamo testi che possano offrire nobiltà a un (sotto)genere vituperato come nemmeno la gramigna in un campo di pomodori. Contraccambiamo con una vetrina espositva che ha pochi pari nel vasto panorama del web.

*

Il primo tema che viene proposto è "L'incomunicabilità". Viviamo in un'epoca in cui la nostra esistenza è passata al setaccio dai social network. Quanto però questo si traduce in un'effettiva capacità di comunicare? E quanto invece la tecnologia ha modificato i nostri abituali rapporti personali, anche quando crediamo di esserceli lasciati alle spalle? Cosa si nasconde dietro a un fenomeno come il cyberbullismo? E cosa accade a chi invece rifiuta di partecipare all'asocialità dei vari gruppi di Facebook o di WhattsApp?

Questi potrebbero essere solo alcuni degli spunti da indagare nelle prossime due settimane. Come si traduce l'incomunicabilità in un raccontino?

Inviate i vostri racconti su deathofnoise@yahoo.it

I 3 autori migliori verranno contattati direttamente dal curatore.

http://deathofnoise.wixsite.com/vincenzotrama

Vincenzo Trama

TerPress è vincitrice nel dicembre 2010 del eContent Award per il migliore contenuto in formato digitale italiano. Il premio, organizzato e promosso dalla Fondazione Politecnico di Milano & MEDICI Framework, è stato patrocinato dalle maggiori istituzioni italiane e ispirato e connesso col WSA - WORLD SUMMIT AWARD.

TESTATA GIORNALISTICA REGISTRATA
iscritta al registro della stampa il 13/01/2012 ruolo sezionale n. 00073
"terpress urbana comunicazione"
direttore responsabile Vincenzo Iacovino
periodico a diffusione mensile - rete internetwww.terpress.com
editore Gordiano Lupi - edizioni il foglio


ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE "LA LINEA"
Codice Fiscale: 93411910727
949920 - ATTIVITA' DI ORGANIZZAZIONI AI FINI CULTURALI E RICREATIVI
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Alessandro Angeli, "Io non sono la Coop"

13 Ottobre 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

Alessandro Angeli, "Io non sono la Coop"

Alessandro Angeli
Io non sono la
Coop
Le Stradebianche di Stampalternativa
Almeno 5 euro – pag
. 86

Marcello Baraghini è l’ultimo grande editore italiano, nel senso che è uno che ci crede e che l’editore continua a farlo, pure in questo mondo marcio che tenta a ogni costo di convincerci che letteratura significa leggere Moccia, Volo, Camilleri, nani, ballerine, calciatori tatuati e deficienti patentati da un sistema che celebra il niente. Marcello Baraghini è uno che i suoi scrittori se li va a cercare, che inventa collane nuove, tipo dare voce agli analfabeti, alle tradizioni maremmane, che si fa venire delle idee come aprire una libreria a Pitigliano dove vende soltanto Stampa Alternativa. Fuori dal coro, con orgoglio. Non ha senso lottare contro l’industria del libro, contro editori sfornafenomeni a corto di idee. Non ha senso accettare il loro gioco. Ha un senso scrivere, invece, e continuare a pubblicare e a denunciare quel che non va come dovrebbe, come fa Alessandro Angeli, scrittore di talento, poco noto ai frequentatori dei supermercati del libro che una volta leggevano Baricco e ora si danno un tono sfogliando Ammaniti (una enne o due, il dubbio mi tormenta ancora).

Io non sono la Coop – infelice epilogo di uno stagionale nel tritacarne della grande distribuzione è il diario di vita vissuta che un giovane scrittore alle prese con i meccanismi di un lavoro alienante redige punto per punto, senza fare sconti a nessuno. Il marxismo è morto, certo, ha fallito in tutto e per tutto, ma certe cose contro cui Marx lottava sono ancora vive e purtroppo hanno vinto loro: l’alienazione, per esempio, un lavoro spersonalizzante che ti ruba l’anima. Il protagonista vorrebbe fare lo scrittore, nonostante tutto resta uno scrittore, ma è costretto a passare abbrutenti giornate alle prese con codici a barre da far scorrere sopra un lettore ottico, oppure a disporre casse di ortaggi nel reparto ortofrutta. Angeli traccia un quadro sconfortante di quel che siamo diventati, consumatori e niente più, uomini e donne a caccia del prodotto reclamizzato, in fila con sempre meno tempo e pervasi da dosi massicce di stress. La storia, scritta con buon ritmo, incalzante al punto giusto, alterna momenti di lavoro al supermercato, istanti passati in famiglia, giornate da libraio ambulante nei mercatini di paese, un imminente matrimonio e la voglia liberatoria di scrivere, in fondo la sola cosa che conta, secondo l’autore. Un libro intriso di sangue, del sangue versato dalle ferite della vita, contro la narrativa senza sangue che impera nel nostro mondo letterario contemporaneo, contro i gialli del cazzo - tanto poi ci fanno un film o una serie televisiva - e i romanzi a base di serial killer, contro le storie sentimentali che non ti lasciano niente, solo un senso di sconforto. Termino la lettura di questo libro e sento che dentro mi è rimasto qualcosa che si cancellerà difficilmente, come dopo aver letto un romanzo di Bianciardi, Cassola, Pavese. Ecco come si riconosce la letteratura, mi dico. Il problema è che editori criminali ci stanno togliendo il gusto di leggere, dando in pasto al pubblico dei non lettori dei prodotti che sono dei non libri. E noi che amiamo leggere dobbiamo rassegnarci a cercare nei cataloghi dei piccoli editori che ancora hanno il coraggio di narrare le ferite che dispensa la vita. Grande Marcello Baraghini. Spero solo di aver imparato qualcosa da un simile Maestro. E bravo Angeli che deve continuare a scrivere. Deve farlo per noi.

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

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Ganja Fiction (2013 - 2015) di Mirko Virgili

23 Agosto 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema, #musica

Ganja Fiction (2013 - 2015) di Mirko Virgili

Regia: Mirko Virgili. Soggetto: Mirko Virgili. Sceneggiatura: Guido Ludovici. Fotografia: Samuel Masi. Musiche: Emanuele Bossi. Produzione: Spoilt srl. Produttore: Samuel Masi. Organizzatore Generale: Claudio Caminito. Genere: Commedia thriller. Interpreti: Andrea De Rosa (Becchino), Renato Solpietro (Sasà), Francesco Venditti (Mr. Nice), Eros Barbieri (Mr. Grady), Crisula Stafida (Bianca), Ludmilla Radchenko (Luna), G-Max (Bomba), Claudio Caminito (Spadino), Gianluca Tocci (Conte), Duke Montana (Salvo Rotella), Giorgio Grasselli (Vito Rotella), Francesco Primavera (Bazooka), Marco Mancini (Spettro), Fabrizio Sabatucci (Mago), Francesco Sabino (Geko), Andrea Conte (Ciccio), Gianluca Cortesi (Spillo), Pierfrancesco Botti (Mocio), Gabriele Reale (Baracchetta), Marco Maria Della Vecchia (fidanzato di Mr. Grady), Mario Nicolini (Minkio), Valeria Alessandri (Tania), Flavio Carnevali (Mr. Skunk), Ernesto Maieux (O’ Varano), Remo Remotti (signore anziano), Alfio Sorbello (Chiacchiu), Raffaele Vannoli (Fiato), Edoardo Pesce (ragazzo), Claudio Camilli (ragazzo), Antonio Tallura (capitano), Ciro Petrone (Foglia), Janet De Nardis (moglie baracchetta), Noyz Narcos (nel ruolo di se stesso). Durata: 120’ (Versione YouTube del 2015: 82’).

Visibile in rete: https://youtu.be/pQTxcFKHmSs.

Ganja Fiction è un’opera prima girata in un anno e mezzo, tra scenari che vedono protagoniste Roma e Amsterdam. La scelta della capitale olandese, oltre per i meravigliosi scenari che offre, è dovuta alla sua famosa politica di tolleranza, luogo ideale per gli argomenti trattati. La possibilità di girare in veri coffee shop, con tutto quello che ne concerne, ha permesso di fotografare appieno l’atmosfera che solo posti del genere riescono a trasmettere, cercando in chi lo vede una buona dose di empatia. A veicolare questa empatia c’è la costante compagnia di una voce narrante che sembra voglia far capire come delle scelte sbagliate portino inesorabilmente a compiere sempre altre scelte sbagliate.

Sinossi. Roma. Becchino è alle prese con un amore non corrisposto nei confronti di Bianca, la bella titolare del negozio di pompe funebri dove lavora. Ad approfittare di questa debolezza è il suo collega e amico napoletano Sasà, sempre incline a piccoli furti, con due chiodi fissi: il gioco d’azzardo e la marijuana. Sasà convince Becchino che per far breccia nel freddo cuore di Bianca è necessario possedere una sol cosa: i soldi! In men che non si dica Becchino si ritrova catapultato in un nuova realtà: tanto per cominciare un debito da ben centomila euro con un pericoloso strozzino: O'Varano. Questi soldi non sono altro che la posta per sedere a un tavolo da gioco, una partita a porte chiuse di Texas Holdem. Con la sicurezza che si tratti di una partita truccata, di una vincita sicura, Becchino si lascia trasportare dal suo amico, ignaro che la realtà sia un’altra. Al tavolo da gioco siede una banda di abili imbroglioni che in una mano sola si porta a casa l’intero malloppo. Costretti a dover restituire in brevissimo tempo il grosso debito, Becchino e Sasà scelgono una strada veloce: rubare un enorme quantitativo di marijuana dalla casa di un certo Mr. Nice, famoso per la sua erba al gusto di fragola. Con l’aiuto di Spadino, scaltro scassinatore, mettono in atto il colpo, ma anche qui qualcosa va storto. Anziché trovare la marijuana, si ritrovano una casa svaligiata con Mr. Nice imbavagliato e ammanettato su letto. Qualcuno che ha avuto la loro stessa idea è stato più veloce! Quel qualcuno si chiama Mr. Grady, un gay col vizio dei cavalli e protagonista di una delle storie parallele. Costretto anche lui a compiere quel furto per saldare un violento allibratore. Tutto si complica quando entrano in scena tre giovani prepotenti guardie, poco inclini alla divisa e molto inclini a quella che ormai sembra essere la regina della scacchiera: la marijuana. La scoperta di questa famosa erba al gusto di fragola li porta in quello che è l’obiettivo di tutti, ovvero casa di Mr. Nice. Tutte le storie finiscono per amalgamarsi e fondersi verso un’unica strada, quella che porta ad Amsterdam, dove tra coffee shop e tanti canali della capitale olandese, si concluderanno le disavventure degli ultimi due personaggi rimasti.

Andiamoci a prendere la libertà, così recita Becchino nell’ultima scena. Ganja Fiction vuol dire una ricerca perenne di libertà. Un’incessante fuga da scelte sempre sbagliate, dove le paure diventano realtà e più di qualcuno viene inghiottito. A tener banco sono i vizi che, come nella realtà, esaltano le personalità dei personaggi, facendone uscire il loro lato più nascosto, quello più oscuro. Manie sessuali, debolezze, esaltazioni. Non esistono distinzioni, né buoni né cattivi. Tutte le emozioni, da quelle positive a quelle negative, passano attraverso un’unica testimone, impassibile, silenziosa. Una particolare tipologia di marijuana al gusto di fragola. Il soggetto è di Mirko Virgili, anche regista dell’opera. La sceneggiatura, di proprietà della Spoilt srl, è scritta da Guido Ludovici.

Le riprese iniziano nel marzo 2010, comprendono un anno e mezzo di lavoro tra Roma e Amsterdam, prima di passare alla post audio e video. Il film è stato girato in digitale con Panasonic HPX171 e Canon 5D. Il costo totale dell’opera è di circa 50 mila euro, oltre a una formula di co-produzione con la maggior parte del cast tecnico e artistico. Il titolo stesso rappresenta l’obiettivo principale di questo film. Ganja Fiction è un prodotto giovane che vuole parlare ai giovani. L’ingrediente principale, la marijuana, è in realtà la chiave per riuscire ad aprire una porta resistente e complicata come quella che può essere l’interesse nei giovani. A condire questi ingredienti, una selezione di brani musicali, dal reggae al rap, con una scaletta di nomi di un certo spessore. La Spoilt srl può servirsi come promozione di una larga e diversificata diffusione di gadget promozionali, nonché di una capillare rete di passaparola, concentrata in quello che può essere il target del film. Si avvale peraltro della collaborazione degli artisti che hanno partecipato nella formula della co-produzione, con interventi e promozioni ognuno nel proprio campo, eventi, concerti, interviste in tv e radio. L’apparizione stessa di alcuni personaggi rapper garantisce un certo tipo di promozione in ambienti difficilmente raggiungibili dai media tradizionali: Noyz Narcos: noto rapper conosciuto da gran parte dei giovani di tutta Italia (già nel cortometraggio Ganja Fiction, la sua presenza ha garantito visite tutt'oggi copiose sul sito web del corto. Nel film recita un cameo di se stesso all’interno del coffee shop Greenhouse di Amsterdam); Duke Montana: altro famoso rapper (anche lui nel cortometraggio); G-Max, rapper dei noti Flaminio Maphia, da tempo sulle scene del palcoscenico televisivo. Un ruolo importante in Ganja Fiction ce l’ha la musica: musica giovane. Si passa dal reggae al rap fino ad arrivare alle musiche composte dal maestro Emanuele Bossi, studiate soprattutto per i momenti di maggiore tensione. per non farsi mancare nulla, una cover dei Nirvana nel punto principale dell’opera. Vediamo alcuni gruppi.

Villada Posse: crew di artisti romani che da oltre quindici anni contribuisce significativamente alla storia della scena musicale reggae e raffa muffin italiana. Sempre attivo con serate in tutta Italia e con partecipazioni agli eventi di musica reggae in tutta Europa.

Lion D: altro cantante reggae dell'Emilia Romana e della stessa etichetta dei Villada Posse, nato a Londra e con musiche in lingua inglese giamaicano.

Radici nel cemento: noto gruppo reggae nato in prossimità del litorale romano conosciuto da gran parte dei giovani e divenuto famoso non solo a Roma ma in ambito nazionale.

Pmk: nuovo gruppo reggae proveniente da Pignataro Maggiore, piccolo centro della provincia di Caserta, nel cuore della Gomorra raccontata da Saviano e proprio dalla loro terra traggono ispirazione per le loro musiche.

Rasta Ciccio: unica canzone fatta da questo cantante dal titolo Fumo tanta erba nota a tutti i giovani dei licei dal 1999 a oggi.

Quartiere Coffee: reggae band di Grosseto che nell’ultimo anno ha collezionato importanti risultati in numerose piazze italiana grazie anche al singolo Sweet Aroma e dal suo videoclip, pezzo cantato in lingua inglese.

Noyz Narcos: noto rapper già citato sopra per il suo cameo nel film.

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Erba Celeste (2016) di Valentina Gebbia

20 Agosto 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema

Erba Celeste (2016)  di Valentina Gebbia

Erba Celeste (2016)

di Valentina Gebbia

Conosciamo Erba Celeste dalle parole della sua autrice (scrittrice, regista, sceneggiatrice e tecnico del montaggio):

Il film è tratto da uno dei miei romanzi. Se hai visto il sito, saprai il miracolo produttivo che rappresenta, realizzato senza budget, con i tempi di una normale produzione, solo grazie a volontà e passione. Saprai anche che siamo stati invitati, finora, in tre Festival e che il film non è ancora uscito nelle sale. Dovrebbe essere una questione di settimane, ovviamente in un circuito di cinema indipendenti. Daniela Giordano è una delle gioie che questo film mi ha dato”.

Leggiamo la sinossi: “Celeste è una musicista che vive in una residenza per artisti nell’assolato entroterra siciliano, il Baglio Acquecalde. È ammalata di cancro e ha scelto di rompere col pensare comune per curarsi con l’alimentazione naturale, la fitoterapia, i libri e la cannabis. Amaranto, proprietario della residenza, è un affascinante architetto deluso dall’amore, con un carattere spigoloso e con grandi difficoltà a leggere nella propria anima. Insieme a loro, vivono il dottor Camillo, medico amante dell’alcol che ha girato il mondo, e artisti che in quel luogo hanno ritrovato una famiglia, immersi nel verde incontaminato e nell’amore di Celeste. Il loro microcosmo è violato da alcuni eventi: Daniela, scrittrice bizzarra e un po’ fuori di testa, è certa che proprio fra quelle mura, le abbiano rubato il suo ultimo manoscritto, mentre nel comportamento di alcuni anziani, c’è qualcosa di strano e inspiegabile. Amaranto cerca di scoprire cosa accada e, nell’indagare, si troverà a diffidare proprio della sua amica Celeste che, nei pomeriggi domenicali, offre agli amici un tè a base di erbe non identificate. L’uomo crede che Celeste droghi la gente e che i mali del posto scaturiscano da lei. Un anziano attore muore per un apparente attacco di cuore e la situazione si fa sempre più tesa perché anche Doriano, il direttore d’orchestra, si sente male nella notte. Il Baglio Acquecalde finirà per diventare una metafora del mondo, un mondo che spaccia per verità atroci bugie e chiama droghe solo alcune sostanze condannate dalla convenienza della storia. Nell’intrecciarsi di sentimenti forti, storie d’amore, colpi di scena e tenerezza, e soprattutto nell’amicizia tra Amaranto e Celeste, nel loro incontro-scontro, c’è tutta la speranza di chi crede ancora nel futuro della vita”.

Erba Celeste è un buon film indipendente dove la Giordano recita qualche posa, dopo trentacinque anni che non calcava le scene, poco utilizzata nel ruolo della degente Adele, quasi sempre ripresa seduta e con un ruolo non molto influente nell’economia della storia. Un tema difficile come l’uso terapeutico della marijuana ha reso complessa la pratica di autorizzazione legislativa. A nostro giudizio le parti peggiori, quelle più didascaliche e ridondanti, narrate come una lezione scolastica, sono da ricercarsi nelle poche sequenze in cui la regista - attrice tenta di giustificare l’uso della cannabis. Il film gode di molti pregi e di una confezione sontuosa a livello di fotografia e di colonna sonora, una messa in scena pregevole e una recitazione - pur non perfetta - più che passabile visto che gli attori non sono degli affermati professionisti. Molto bravo il protagonista Daniele Musso nei panni di Amaranto, credibile voce narrante e importante presenza come deus ex machina della storia che si sviluppa all’interno della residenza assistita e vede come filo conduttore l’amicizia tra il ragazzo e la degente Celeste. Bene Valentina Gebbia, sia come regista che come interprete, buona la sua performance (a parte le sequenze troppo didascaliche) e interessante la direzione degli attori. Ottimi piani sequenza, suggestive panoramiche, rapide dissolvenze, colore intenso nelle riprese diurne ed efficace fotografia notturna giallo ocra, espressivi volti di anziani ripresi in primo piano. Straordinaria la colonna sonora - una delle cose migliori della pellicola - che accompagna immagini fotografate con mirabile intensità poetica. Note di merito per Ugo Flandina (fotografia) e Maurizo Bignone (colonna sonora) che con il loro lavoro conferiscono alla pellicola un valore aggiunto importante. Non condivido una parola del tema portante del film ma questo non inficia il giudizio estetico che resta molto positivo, inoltre, a parte l’uso della cannabis, resta il condivisibile tema dei valori caduti e degli anziani ormai ritenuti inutili e abbandonati a loro stessi. Difetto di fondo una recitazione teatrale, troppo impostata, e una sceneggiatura - soprattutto i dialoghi - che risente di una scrittura lirica, a tratti persino retorica. La storia riesce comunque a decollare, sollevandosi dalle pastoie di un eccesso didascalico, terminando con un finale da film giallo. Restano pesanti come macigni le parole del protagonista: “Non cambierò il mondo ma d’ora in poi voglio cercare di cambiare un po’ il mio mondo”.

Il film vince con merito il Premio del Pubblico all’ottavo Sciaccia Film Festival, inoltre viene presentato alla sessantaduesima edizione del Taormina Film Festival e nella sezione Sguardi Altrove del Womens Film Festival. Erba Celeste è realizzato con passione e volontà, grazie a molti sponsor e a una produzione composta dagli stesi attori. Girato nella zona di Palermo, con suggestive riprese della spiaggia di Mondello, fiumi montani, palazzi storici e spaccati di lungomare della città sicula. Citazione cinefila da A qualcuno piace caldo di Billy Wilder con un brano del film durante una proiezione, il famoso finale dove si recita la battuta: “Nessuno è perfetto!”.

Regia: Valentina Gebbia. Soggetto e Sceneggiatura: Valentina Gebbia (dal suo romanzo omonimo). Fotografia: Ugo Flandina. Assistenti Fotografia: Duilio Scalici, Salvo Cataldo. Montaggio: Valentina Gebbia, Ugo Flandina. Aiuto Regista: Ugo Flandina. Colonna Sonora: Maurizio Bignone. Assistenti Regia: Duilio Scalici, Antonio Forestieri, Francesco Gebbia. Costumi: Manuela Velardo. Trucco: Salvo Bartolone. Operatore alla Macchina: Duilio Scalici, Ugo Flandina, Salvo Cataldo, Marco Di Stefano, Nicola Virgilio. Scenografia: Manuela Velardo, Maurizio Riotta, Andrea Vita. Fonico: Davide Buglisi. Produttore Esecutivo: Micro Film Associazione Culturale. Direttore di Produzione: Anna Li Muli. Fotografo di Scena: Gero Cordaro. Effetti Speciali: Ivan Monterosso. Musiche: Maurizio Bignone. Pezzi Musicali: Il vento e le rose, La giostra delle favole, Melanconia e conforto, Lo scrigno dei piccoli tesori (eseguite dal Trio Siciliano: Fabio Piazza, pianoforte - Silvio Dima, violino - Giorgio Gasbarro, violoncello); Into the dark, The rason of the soul (eseguiti da Luca Pincini, violoncello e Gilda Buttà, pianoforte); Dancing in the clouds, The restaurant, Forever friends (eseguiti da Sicilia String Orchestra). I brani Baglio e Celeste sono di Fabrizio Fortunato. Brano S’iddu moru: musica e voce di Laura Lala, testo da Cavalleria Rusticana e Anonimo Tradizionale, pianoforte di Sade Mangiaracina, basso Diego Tarantino, batteria Claudio Mastracci. Brano L’urtimo ri l’urtimi: testo e voce Laura Lala, musica e pianoforte Sade Mangiaracina. Brano Nonnuzza: testo, musica e voce Laura Lala, pianoforte Sade Mangiaracina, basso Giacomo Buffa. Brano Flowers di Duilio Scalici e Valerio Panzavecchia, eseguito da Manmuswak. Brano Erba Celeste (titoli di coda): testo Valentina Gebbia, musica Rosario Castelluzzo, voce e arrangiamento Giorgio Spica, Alessandro Mirabella. Interpreti: Daniele Musso (Amaranto), Valentina Gebbia (Celeste), Fabio Gagliardi (Camillo), Daniela Lampasona (Daniela), Luigi La Rocca (Luigino), Pippo Montedoro (Doriano), Daniela Giordano (Adele), Giuseppe Battiloro (Mario), Roberta Murgia (Lucrezia Ballotta), Giorgio Spica (Marcello), Roberta Impallomeni (Laura), Giusy Ferrante (Loredana), Angela Iacomeni (Teresa), Giuseppe Santostefano (Demetrio), Francesco Boscia (Nora Li Puma), Margot Pucci (Giuditta Li Puma), Salvo Ficano (Mirelli), Maurizio Juso (Casimiro), Marina Fragale (Gilda), Adriana Dolce (Altera), Gino Bonanno (Rosario), Marilia Chiovaro (Cecilia), Giuseppe Nicastro (Alfredo), Mirko Ingrassia (Alfredo), Piero Gebbia (Direttore Libreria), Renato Magistrato (Paolo), Marco Maria Correnti (Michele), Daniela Vita (Sara), Antonio Valguarnera (Ruggero), Giuseppe Celesia (amico Amaranto), Marina Provenzano (Vittoria), Patrizio Rizzo (barista), Aldo Messina (medico), Valentina Tilotta (segretaria), Stefano Billante (Leonardo Dorini), Francesco Gebbia, Elena Gebbia, Nicoletta Arena, Ludovico Genuardi, Federico Scrima (ragazzi libreria), Livia Arena Schonberger (turista tedesca), Rosanna Pirajno, Gaspare la Grassa, Toni Catania, Giovanna Ribaudo, Giuseppe Visconti, Vincenzo Gianbanco, Piero Russo, Marcella Abbate, Angelina Gertrude Pace, Antonio Pia Alagna, Giuseppe Caiozzo, Francesco Callari (ospiti residenza), Caterina Buscemi, Maria Terzo (cameriere), Manuela Velardo, Gaspare Catania, Francesco Valguarnera (impiegati residenza), Benedetto Modica, Federico Portelli (trasportatori), Rosario Andrea Lio, Alessandra Benigno (figli Demetrio), Davidel Basile (falegname).

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Segnalazione: ancora un romanzo di Tommaso Carbone

18 Agosto 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #segnalazioni

Segnalazione: ancora un romanzo di Tommaso Carbone

È uscito il 2 agosto in formato ebook il romanzo di Tommaso Carbone Il cadavere del santuario, Libromania-De Agostini, pagine 142, a euro 0,99, fino al 31 agosto.

Il corpo di Giulia Palmieri viene ritrovato in un dirupo alle porte di Grottole, in Basilicata. Nulla nella vita regolare della donna sembra giustificare un omicidio. Le indagini del capitano De Ruggieri si complicano ulteriormente quando un collega della vittima, inizialmente tra i sospettati, viene a sua volta assassinato. La scia di sangue si allunga arrivando a lambire importanti personaggi della politica e dell’imprenditoria locale. Mentre le due morti portano a galla segreti e misteri inconfessabili della piccola comunità, il tempo stringe per il capitano De Ruggeri, perché là fuori c'è qualcuno che ha deciso di farsi giustizia da solo.

Tommaso Carbone è nato nel 1963 a Grassano, in provincia di Matera, si è laureato in Pedagogia e insegna nella scuola primaria. Nel 2012 ha pubblicato Niente è come sembra (Rusconi). Il suo racconto Un angelo vestito di nero è stato incluso nella raccolta Carabinieri in Giallo 3 (Mondadori). Con Libromania ha pubblicato il romanzo Il sole dietro la collina e Non avrete scampo.

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Corrado Farina, regista dei miei sogni

13 Luglio 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema, #personaggi da conoscere

Corrado Farina, regista dei miei sogni

Muore Corrado Farina e per me muore un amico, non il regista di Hanno cambiato faccia e Baba Yaga. Muore l’intellettuale colto, gentile e raffinato che conobbi a Livorno, in occasione di un Joe D’Amato Horror Festival dove incontrai un sacco di gente sgradevole e poco interessante, al punto che fu in tale occasione che decisi di non frequentare più i festival di cinema. Il solo bel ricordo legato a quelle tre giornate livornesi di quasi quindici anni fa resta Corrado Farina, che presentò al Cinema Gran Guardia il suo Hanno cambiato faccia su grande schermo. Adesso quel che resta del Gran Guardia è solo il nome, non è lo stesso cinema ma una tristezza. Muore Corrado Farina e io ricordo l’umiltà di un grande regista nello scendere a Piombino per ritirare un Premio Cappelletti alla carriera, parlare di cinema in una saletta di periferia, raccontare i suoi sogni. Muore Corrado Farina e io mi ricordo tutti i libri che ci siamo scambiati nel corso di tanti anni passati a vergare passioni sui fogli. Ricordo la sua rubrica su Nocturno, dove scrisse molto bene di un mio libro su Fellini e la lunga intervista che mi concesse per la Storia del Cinema Horror Italiano volume 4 (“Cosa cavolo c’entro io con l’horror?” mi chiedeva stupito). Ma tra di noi era scoccata una scintilla, una sorta di affinità elettiva, un reciproco concederci che entrambi qualcosa di interessante l’avevamo fatto, lo stavamo facendo. Certo, lui molto più di me, in tutti i sensi. E se c’è una cosa di cui vado orgoglioso è di aver pubblicato la sua autobiografia, Attraverso lo specchio - film fatti e film visti, che nasce da una mia idea, da un mio input. Ci vedemmo in uno squallido bar di Venturina, in una giornata di pioggia per firmare il contratto, come se tra me e lui fossero serviti i contratti, ma Corrado era un uomo preciso, al limite della pignoleria. E il contratto andava firmato. Venne da me a Venturina, in compagnia della sua signora, ci vedemmo per l’ultima volta, gli detti il mio libro su Franco & Ciccio, poi ci siamo messi a fare il libro, che per fortuna è uscito. Ricordo che a un certo punto lo chiamò al telefono suo figlio Alberto e lui con la grande modestia che lo contraddistingueva gli disse: “Sai che c’è un editore folle che vuole pubblicare un libro sulla vita di tuo padre?”. Ecco tutto quel che mi resta di Corrado, a parte i suoi film, i suoi libri, le sue parole. Ecco che mi viene ancora a mente il suo stupore: “Ma tu pensi che ci sia davvero qualcuno disposto a leggere quel pensa Corrado Farina sul cinema?” Penso proprio di sì, Corrado. Penso proprio di sì. Come so che mi mancherai.

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Gordiano Lupi, "L'Avana, amore mio"

8 Luglio 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #gordiano lupi, #luoghi da conoscere, #il mondo intorno a noi, #recensioni

Gordiano Lupi, "L'Avana, amore mio"

L’Avana amore mio

Gordiano Lupi

Edizioni il Foglio, 2016

pp 161

12,00

Che sia Piombino, che sia L’Avana, la nostalgia di ciò che è perduto strazia Gordiano Lupi allo stesso modo. Nel primo caso si tratta di qualcosa di lontano nel tempo, che non può tornare perché non esiste più, cioè la città natale di quando l’autore era ragazzo. Nel secondo è un luogo che non si può riavere, perché distante nello spazio e proibito, l’Avana che Lupi non deve visitare in quanto “persona non gradita”, L’Avana che sua moglie Dargys si è portata dietro nell’abbandonarla, consapevole che salire sull’aereo significava dare un taglio al passato, rompere i ponti con la famiglia e con tutto il mondo conosciuto fino a quel momento. È la stessa Avana di tanti poeti e scrittori esuli, invisi al regime e desiderosi di libertà, una libertà che ha un sapore non dolce bensì dolciastro, quasi stucchevole, mentre le memorie si tingono del rosso acceso degli alberi flamboyant, del sangue dei tramonti, del muro sgretolato del Maleςon.

Sia che parli di Piombino, sia che rimembri i giorni perduti dell’Avana, Gordiano Lupi ha la stessa marcia struggente, la stessa malinconia che ti afferra, lo stesso stile fatto di ripetizioni estenuanti, di parole reiterate, che mi fa venire in mente come Anne Rice descrive la sua New Orleans.

L’Avana è un luogo amato perché vi si è amato, un luogo di cui, per apprezzarlo a pieno, bisogna sentire la mancanza, magari morendo esule fra le nebbie di Londra. Lupi si riconosce nel dolore degli scrittori, specie di quelli proscritti, Carpentier e Cabrera Infante, ci racconta la città attraverso le loro parole, parafrasandole, riprendendole qua e là come in un contrappunto, una melodia triste e sensuale.

L’Avana affacciata sul mare, sgretolata, fatiscente, fetida di odori scaldati dal sole, eppure bellissima per chi sa vedere, per chi ama le cose come sono e non come dovrebbero essere. Sole spietato, belle donne dai fianchi sensuali, jineteras maliziose, vicoli e colonne, facciate di vecchie case coloniali mai restaurate, rovine del tempo di Battista e penosi cartelloni pubblicitari di un regime che ha “nazionalizzato la miseria”. A Cuba io sono stata di recente e posso confermare che c’è giustizia sociale, nel senso che stanno male tutti allo stesso modo.

Fanno sorridere le idee dei propagandisti della fame, della serie a Cuba non c’è niente ma sono tutti felici. Felici un cazzo. Vorrei vedere voi, razza di cretini, vivere con dieci dollari al mese in tasca in un posto dove per campare decentemente ne servono almeno cento. I cubani hanno un buon carattere, questo è vero, ma non ci dimentichiamo che soffre anche chi prende la vita per il verso giusto.” (pag 84)

È proprio così, i cubani sono sereni e gentili, uno mi ha detto, con uno sguardo malinconico dove si leggeva il contrario: “Non mi manca ciò che non conosco”. Ma la vita sull’isola è dura se non hai soldi in tasca, se i negozi sono vuoti e sprovvisti di tutto, se solo ai visitatori è riservato il meglio, se essere laureato significa fare la fame e bisogna inventarsi guida turistica per campare.

Andarsene, però, comporta il rischio del dolore perenne, della rinuncia, della delusione di un consumismo che riempie la pancia ma non il cuore, di perdere per sempre “la felicità di una notte di luna piena con una bottiglia di rum e un registratore che suona un bolero spagnolo.”

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Segnalazione: il nuovo romanzo di Tommaso Carbone

3 Luglio 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #segnalazioni

Segnalazione: il nuovo romanzo di Tommaso Carbone

È uscito ad aprile in formato ebook il nuovo romanzo di Tommaso Carbone Non avrete scampo, Libromania-De Agostini, 232 pagine, euro 3,99, un thriller su un tema di scottante attualità come lo smaltimento illegale di pericolosissimi rifiuti ad opera delle ecomafie. Una trama avvincente, personaggi ben caratterizzati, uno stile scorrevole e un ritmo narrativo che tiene incollati alle pagine sono gli elementi che connotano questo libro.

La prima vittima sembra essere stata sepolta viva, la seconda viene ritrovata annegata nelle gelide acque di un lago, la terza intossicata dai gas di scarico di un auto abbandonata in campagna: il commissario Bonanni indaga sulla morte di tre industriali legati a diverso titolo a gravi atti di inquinamento ambientale. Le vittime sono tutti pezzi grossi, la pressione dei media sugli inquirenti è enorme e la posizione del commissario si fa sempre più scomoda ogni giorno che passa. L'unica traccia è un bigliettino che ha ricevuto e collega le modalità di esecuzione dei delitti agli elementi primordiali della filosofia di Empedocle: terra, acqua, aria e fuoco. Un indizio che rimanda a moventi molto più profondi di quanto il commissario stesso riesca a immaginare

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Domenico Vecchioni, "Raul Castro, il Rivoluzionario Conservatore"

2 Luglio 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #personaggi da conoscere, #il mondo intorno a noi

Domenico Vecchioni, "Raul Castro, il Rivoluzionario Conservatore"

Domenico Vecchioni ha appena pubblicato la nuova edizione della sua biografia di Raul Castro, aggiornata agli eventi che hanno portato alla normalizzazione dei rapporti USA/Cuba (17 dicembre 2014), dopo cinquant’anni di rottura delle relazioni diplomatiche (Raul Castro, il Rivoluzionario Conservatore, Greco e Greco editori, 210 pagine, 12 euro).

L’autore affronta in particolare il quesito che tutti gli osservatori si sono posti: l’apertura americana ha beneficiato il regime castrista o ha schiuso prospettive di evoluzione democratica del paese a favore del popolo cubano?

Secondo Vecchioni, che è stato ambasciatore d’Italia all’Avana dal 2005 al 2009, per il momento il principale beneficiario della nuova politica di Washington è stato unicamente Raul Castro, che ha raggiunto tutti i suoi obiettivi senza nulla concedere il cambio. Niente in effetti è cambiato nella sua strategia tesa a correggere gli errori e gli eccessi del regime per poterlo preservare, non certo per abbatterlo. Quindi ben vengano le riforme economiche e le aperture internazionali, purché non intacchino le strutture e le gerarchie “rivoluzionarie”. Cuba rimane il paese del partito unico, del sindacato unico, del pensiero unico, del Capo unico: in sostanza una dittatura.

Sarà in ogni caso interessante, comunque la si pensi, conoscere un po’ più da vicino, Raul Castro, un personaggio alquanto enigmatico, forse meno carismatico del mitico fratello Fidel, che però ha imparato alla perfezione i meccanismi per acquisire e, soprattutto, per conservare il potere assoluto.

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Carlo Cipparrone "Betocchi, il vetturale di Cosenza e i poeti calabresi"

13 Giugno 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia, #personaggi da conoscere

Carlo Cipparrone  "Betocchi, il vetturale di Cosenza e i poeti calabresi"

Carlo Cipparrone

Betocchi, il vetturale di Cosenza e i poeti calabresi

Edizioni Orizzonti Meridionali - Pag. 132 – Euro 12

Carlo Cipparrone scrive un ispirato ricordo di Carlo Betocchi, poeta conosciuto nella sua Cosenza molti anni fa, quando lui era soltanto un aspirante poeta in cerca di consigli e voleva entrare in sintonia con un grande autore della nostra letteratura. La parte più affascinante del libro vede la riproduzione de Il vetturale di Cosenza di Carlo Betocchi (contenuta ne L’estate di San Martino, Mondadori 1961), pubblicata su concessione della casa editrice milanese, che ripercorre le emozioni suscitate nel poeta dal viaggio in terra calabrese. Altrettanto interessante Betocchi (e la comune strada), lirica ispirata e sentita, composta da Cipparrone in ricordo del poeta e del loro incontro, che rievoca la nascita di un’amicizia e gli scambi epistolari, le confidenze, gli incentivi a continuare e a pubblicare liriche, ricevuti dal poeta.

Il libro è corredato da lettere e cartoline postali - non le fredde mail dei nostri giorni - che Betocchi e Cipparrone si sono scambiate nel corso degli anni, vero e proprio monumento alla disponibilità e all’altruismo di un uomo che non pensava soltanto alla sua arte ma trovava il tempo per leggere manoscritti e non mancava di dare consigli ai giovani poeti. Interessante la parte in cui Betocchi fa capire a Cipparrone che per scrivere poesia non è necessario aver compiuto studi classici, perché la lirica è soprattutto tecnica e - a suo parere - mestieri diversi possono coesistere. Betocchi porta se stesso come esempio, geometra impegnato nei cantieri, ma anche i colleghi Quasimodo, Lisi, Bargellini e gli ingegneri Gadda, Sinisgalli e Vittorini.

Ne vien fuori un bel ritratto di Betocchi, sobrio nel mangiare, attento a curare la sua ulcera gastrica, prodigo di consigli, curioso mentre visita una terra sconosciuta e chiede di leggere autori promettenti.

Carlo Cipparrone conclude un libro interessante con una breve antologia di poeti calabresi: Lorenzo Calogero, Nerio Nunziata, Ermelinda Oliva, Gilda Trisolini, Silvio Vetere. Un solo appunto. Non sarebbe stata di troppo una piccola antologia contenente i versi degli autori citati, perché del solo Nunziata possiamo leggere alcuni passi ispirati, mentre gli altri restano ingabbiati in una sterile biografia con elencazione di titoli. Sarà per la prossima edizione aggiornata.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lu
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