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Post con #gordiano lupi tag

Gordiano Lupi, "L'Avana, amore mio"

8 Luglio 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #gordiano lupi, #luoghi da conoscere, #il mondo intorno a noi, #recensioni

Gordiano Lupi, "L'Avana, amore mio"

L’Avana amore mio

Gordiano Lupi

Edizioni il Foglio, 2016

pp 161

12,00

Che sia Piombino, che sia L’Avana, la nostalgia di ciò che è perduto strazia Gordiano Lupi allo stesso modo. Nel primo caso si tratta di qualcosa di lontano nel tempo, che non può tornare perché non esiste più, cioè la città natale di quando l’autore era ragazzo. Nel secondo è un luogo che non si può riavere, perché distante nello spazio e proibito, l’Avana che Lupi non deve visitare in quanto “persona non gradita”, L’Avana che sua moglie Dargys si è portata dietro nell’abbandonarla, consapevole che salire sull’aereo significava dare un taglio al passato, rompere i ponti con la famiglia e con tutto il mondo conosciuto fino a quel momento. È la stessa Avana di tanti poeti e scrittori esuli, invisi al regime e desiderosi di libertà, una libertà che ha un sapore non dolce bensì dolciastro, quasi stucchevole, mentre le memorie si tingono del rosso acceso degli alberi flamboyant, del sangue dei tramonti, del muro sgretolato del Maleςon.

Sia che parli di Piombino, sia che rimembri i giorni perduti dell’Avana, Gordiano Lupi ha la stessa marcia struggente, la stessa malinconia che ti afferra, lo stesso stile fatto di ripetizioni estenuanti, di parole reiterate, che mi fa venire in mente come Anne Rice descrive la sua New Orleans.

L’Avana è un luogo amato perché vi si è amato, un luogo di cui, per apprezzarlo a pieno, bisogna sentire la mancanza, magari morendo esule fra le nebbie di Londra. Lupi si riconosce nel dolore degli scrittori, specie di quelli proscritti, Carpentier e Cabrera Infante, ci racconta la città attraverso le loro parole, parafrasandole, riprendendole qua e là come in un contrappunto, una melodia triste e sensuale.

L’Avana affacciata sul mare, sgretolata, fatiscente, fetida di odori scaldati dal sole, eppure bellissima per chi sa vedere, per chi ama le cose come sono e non come dovrebbero essere. Sole spietato, belle donne dai fianchi sensuali, jineteras maliziose, vicoli e colonne, facciate di vecchie case coloniali mai restaurate, rovine del tempo di Battista e penosi cartelloni pubblicitari di un regime che ha “nazionalizzato la miseria”. A Cuba io sono stata di recente e posso confermare che c’è giustizia sociale, nel senso che stanno male tutti allo stesso modo.

Fanno sorridere le idee dei propagandisti della fame, della serie a Cuba non c’è niente ma sono tutti felici. Felici un cazzo. Vorrei vedere voi, razza di cretini, vivere con dieci dollari al mese in tasca in un posto dove per campare decentemente ne servono almeno cento. I cubani hanno un buon carattere, questo è vero, ma non ci dimentichiamo che soffre anche chi prende la vita per il verso giusto.” (pag 84)

È proprio così, i cubani sono sereni e gentili, uno mi ha detto, con uno sguardo malinconico dove si leggeva il contrario: “Non mi manca ciò che non conosco”. Ma la vita sull’isola è dura se non hai soldi in tasca, se i negozi sono vuoti e sprovvisti di tutto, se solo ai visitatori è riservato il meglio, se essere laureato significa fare la fame e bisogna inventarsi guida turistica per campare.

Andarsene, però, comporta il rischio del dolore perenne, della rinuncia, della delusione di un consumismo che riempie la pancia ma non il cuore, di perdere per sempre “la felicità di una notte di luna piena con una bottiglia di rum e un registratore che suona un bolero spagnolo.”

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Segnalazione: il nuovo romanzo di Tommaso Carbone

3 Luglio 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #segnalazioni

Segnalazione: il nuovo romanzo di Tommaso Carbone

È uscito ad aprile in formato ebook il nuovo romanzo di Tommaso Carbone Non avrete scampo, Libromania-De Agostini, 232 pagine, euro 3,99, un thriller su un tema di scottante attualità come lo smaltimento illegale di pericolosissimi rifiuti ad opera delle ecomafie. Una trama avvincente, personaggi ben caratterizzati, uno stile scorrevole e un ritmo narrativo che tiene incollati alle pagine sono gli elementi che connotano questo libro.

La prima vittima sembra essere stata sepolta viva, la seconda viene ritrovata annegata nelle gelide acque di un lago, la terza intossicata dai gas di scarico di un auto abbandonata in campagna: il commissario Bonanni indaga sulla morte di tre industriali legati a diverso titolo a gravi atti di inquinamento ambientale. Le vittime sono tutti pezzi grossi, la pressione dei media sugli inquirenti è enorme e la posizione del commissario si fa sempre più scomoda ogni giorno che passa. L'unica traccia è un bigliettino che ha ricevuto e collega le modalità di esecuzione dei delitti agli elementi primordiali della filosofia di Empedocle: terra, acqua, aria e fuoco. Un indizio che rimanda a moventi molto più profondi di quanto il commissario stesso riesca a immaginare

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Domenico Vecchioni, "Raul Castro, il Rivoluzionario Conservatore"

2 Luglio 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #personaggi da conoscere, #il mondo intorno a noi

Domenico Vecchioni, "Raul Castro, il Rivoluzionario Conservatore"

Domenico Vecchioni ha appena pubblicato la nuova edizione della sua biografia di Raul Castro, aggiornata agli eventi che hanno portato alla normalizzazione dei rapporti USA/Cuba (17 dicembre 2014), dopo cinquant’anni di rottura delle relazioni diplomatiche (Raul Castro, il Rivoluzionario Conservatore, Greco e Greco editori, 210 pagine, 12 euro).

L’autore affronta in particolare il quesito che tutti gli osservatori si sono posti: l’apertura americana ha beneficiato il regime castrista o ha schiuso prospettive di evoluzione democratica del paese a favore del popolo cubano?

Secondo Vecchioni, che è stato ambasciatore d’Italia all’Avana dal 2005 al 2009, per il momento il principale beneficiario della nuova politica di Washington è stato unicamente Raul Castro, che ha raggiunto tutti i suoi obiettivi senza nulla concedere il cambio. Niente in effetti è cambiato nella sua strategia tesa a correggere gli errori e gli eccessi del regime per poterlo preservare, non certo per abbatterlo. Quindi ben vengano le riforme economiche e le aperture internazionali, purché non intacchino le strutture e le gerarchie “rivoluzionarie”. Cuba rimane il paese del partito unico, del sindacato unico, del pensiero unico, del Capo unico: in sostanza una dittatura.

Sarà in ogni caso interessante, comunque la si pensi, conoscere un po’ più da vicino, Raul Castro, un personaggio alquanto enigmatico, forse meno carismatico del mitico fratello Fidel, che però ha imparato alla perfezione i meccanismi per acquisire e, soprattutto, per conservare il potere assoluto.

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Carlo Cipparrone "Betocchi, il vetturale di Cosenza e i poeti calabresi"

13 Giugno 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia, #personaggi da conoscere

Carlo Cipparrone  "Betocchi, il vetturale di Cosenza e i poeti calabresi"

Carlo Cipparrone

Betocchi, il vetturale di Cosenza e i poeti calabresi

Edizioni Orizzonti Meridionali - Pag. 132 – Euro 12

Carlo Cipparrone scrive un ispirato ricordo di Carlo Betocchi, poeta conosciuto nella sua Cosenza molti anni fa, quando lui era soltanto un aspirante poeta in cerca di consigli e voleva entrare in sintonia con un grande autore della nostra letteratura. La parte più affascinante del libro vede la riproduzione de Il vetturale di Cosenza di Carlo Betocchi (contenuta ne L’estate di San Martino, Mondadori 1961), pubblicata su concessione della casa editrice milanese, che ripercorre le emozioni suscitate nel poeta dal viaggio in terra calabrese. Altrettanto interessante Betocchi (e la comune strada), lirica ispirata e sentita, composta da Cipparrone in ricordo del poeta e del loro incontro, che rievoca la nascita di un’amicizia e gli scambi epistolari, le confidenze, gli incentivi a continuare e a pubblicare liriche, ricevuti dal poeta.

Il libro è corredato da lettere e cartoline postali - non le fredde mail dei nostri giorni - che Betocchi e Cipparrone si sono scambiate nel corso degli anni, vero e proprio monumento alla disponibilità e all’altruismo di un uomo che non pensava soltanto alla sua arte ma trovava il tempo per leggere manoscritti e non mancava di dare consigli ai giovani poeti. Interessante la parte in cui Betocchi fa capire a Cipparrone che per scrivere poesia non è necessario aver compiuto studi classici, perché la lirica è soprattutto tecnica e - a suo parere - mestieri diversi possono coesistere. Betocchi porta se stesso come esempio, geometra impegnato nei cantieri, ma anche i colleghi Quasimodo, Lisi, Bargellini e gli ingegneri Gadda, Sinisgalli e Vittorini.

Ne vien fuori un bel ritratto di Betocchi, sobrio nel mangiare, attento a curare la sua ulcera gastrica, prodigo di consigli, curioso mentre visita una terra sconosciuta e chiede di leggere autori promettenti.

Carlo Cipparrone conclude un libro interessante con una breve antologia di poeti calabresi: Lorenzo Calogero, Nerio Nunziata, Ermelinda Oliva, Gilda Trisolini, Silvio Vetere. Un solo appunto. Non sarebbe stata di troppo una piccola antologia contenente i versi degli autori citati, perché del solo Nunziata possiamo leggere alcuni passi ispirati, mentre gli altri restano ingabbiati in una sterile biografia con elencazione di titoli. Sarà per la prossima edizione aggiornata.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lu
pi

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L'Avana Amore mio

15 Maggio 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #luoghi da conoscere

L'Avana Amore mio

L’Avana amore mio - Taccuino avanero e storie cubane

Il Foglio - Pag. 180 - Euro 12

Fotografie originali di Orlando Luís Pardo Lazo e Stefano Pacini.

Raccontare L’Avana attraverso le pagine dei suoi scrittori: Carpentier, Piñera, Gutiérrez, Valdés, Estevez... E nella seconda parte una selezione di storie cubane. Un libro di viaggio, una passeggiata per L’Avana più vera e cadente, meno turistica e più cubana.

Non posso essere fedele a una causa persa, ma posso esserlo a una città perduta."

Questa è L’Avana di Cabrera Infante: una città perduta che lo scrittore non riesce a ritrovare. Forse era proprio quello che temeva, scriveva di Cuba per esorcizzare la paura di morire prima di rivedere il suo mare. Povero Cabrera Infante, morto tra la nebbia di Londra sognando un bambino che si arrampica come un gatto su una palma reale. L’Avana per un infante defunto suona adesso come un titolo beffardo, un sogno irrealizzabile di rivedere palazzi e porticati, guaguas affollate, biciclette e Chevrolet sul lungomare, Lada e sidecar che sfidano buche sul selciato, sensuali trigueñas e mulatte dai fianchi larghi. Niente è più possibile, resta solo la fedeltà a una città perduta, espressa in milioni di parole gettate in faccia al vento e disperse tra le braccia della storia”.

’Avana, io non so se ritorneranno quei tempi/ L’Avana, quando cercavo la tua luna sul Malecón/ L’Avana, quando potrò vedere di nuovo le tue spiagge/ L’Avana, e rivedere le tue strade sorridere/ L’Avana, nonostante le distanze non ti dimentico/ L’Avana, per te sento la nostalgia del ritorno (da Zoé Valdés, La vita intera ti ho dato).

lupi@infol.it

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Fabio Izzo, "I cavalieri che non fecero l'impresa"

7 Maggio 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

Fabio Izzo, "I cavalieri che non fecero l'impresa"

Fabio Izzo

I cavalieri che non fecero l'impresa

Terra d'ulivi Edizioni - Euro 13 - Pag. 135

Fabio Izzo lo conosco da quando ha cominciato a pubblicare racconti, per il semplice motivo che il suo primo editore sono stato io, prima sul Foglio Letterario rivista e subito dopo nella collana narrativa. Ricordo ancora l'editing sul suo primo libro, Eco a perdere, roba del 2003 se non vado errato, ma ancora in catalogo, passando per Balla Juary, Doppio umano, Il nucleo... Fino a To jest e l'esperienza esaltante della partecipazione al Premio Strega 2014. Può darsi che non sia obiettivo quando leggo Fabio Izzo, ma lo considero un grande letterato, uno scrittore che se ci fosse una giustizia ed esistessero ancora i talent scout non pubblicherebbe con Il Foglio Letterario e con Terre d'ulivi, ma con Mondadori.

Izzo proviene dalla terra di Pavese, tra il Monferrato e le Langhe, un luogo difficile da abbandonare, e nel suo ultimo romanzo racconta il senso di appartenenza alla provincia, si sofferma sulla vita che passa e dispensa sconfitte, sottolinea il distacco da un mondo vuoto e superficiale dove non resta il tempo per fermarsi a pensare. Izzo scrive un romanzo che vede protagonista un autore di fumetti a disagio con la vita, in cerca d'amore e di certezze, ma soprattutto a caccia di un'etera musa ispiratrice e della giusta dimensione per narrare storie. Hildebrando Aristolakis è il nome d'arte del nostro cavaliere destinato a non fare l'impresa, che lotta contro i mulini a vento di una società che vorrebbe cambiare ma è perfettamente consapevole che non riuscirà mai a farlo. Il romanzo racconta il distacco tra uomo e superuomo, più semplicemente tra la dimensione esteriore e la rappresentazione più intima del nostro essere.Tema portante l'impossibilità di concretizzare i propri sogni, di trasformarli in realtà, ma anche il riuscire a vivere nonostante tutto, accontentandosi della propria dimensione provinciale, ai margini della vita che pulsa, lontano dalle metropoli.

Non è una scrittura facile quella di Izzo, intrisa di rimandi letterari, anche ad autori poco noti al grande pubblico, ma importanti nella formazione dello scrittore. Izzo contamina cultura alta e cultura bassa, letteratura e fumetto, parla di calcio e ricordi, di provincia e metropoli, di Pavese e attaccamento alle proprie radici.

Termino la lettura di questo breve ma intenso romanzo e mi pongo una domanda: perché non l'abbiamo pubblicato noi? Non sarebbe cambiato niente, chiaro, ma mi prende una strana tristezza quando leggo un romanzo che rappresenta un'occasione perduta, che profuma di rimpianto. I cavalieri che non fecero l'impresa è un impercettibile tassello di narrativa utile in un mondo letterario pervaso dal niente pubblicizzato con grande strombazzamento mediatico. Se riuscite a trovarlo, leggetelo. Per parafrasare un dialogo tra i personaggi del romanzo, non vi cambierà la vita ma ve la renderà migliore.

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Zerocalcare, "Kobane calling"

24 Aprile 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #vignette e illustrazioni

Zerocalcare, "Kobane calling"

Zerocalcare

Kobane Calling

Bao Publishing

Pag. 280

Ho letto tutto di Zerocalcare, credo di essere preparatissimo sulla sua poetica e sul suo stile, magari prima di morire ci scrivo un libro. In una precedente recensione affermavo che i suoi fumetti sono letteratura, molto più letteratura di tanta carta straccia travestita da libro e diffusa a suon di fanfare dal gigante Monnezzoli.

Kobane Calling non solo conferma la mia impressione ma supera ogni più rosea aspettativa, portando la verve scanzonata e surreale del fumettista romano (di Rebibbia, lui ci tiene, ma aretino di nascita) a contatto con l'impegno politico, senza mai scivolare nel lavoro a progetto, senza voler dimostrare a ogni costo una tesi. Non era facile parlare di Kobane, Turchia, Siria, Irag, Isis, Rojava e il regno dell'utopia, problemi dei curdi e guerra globale, tra terroristi veri e presunti, resistenza e diffidenza, luoghi comuni e realtà, senza scadere nel pippone politico (per usare il suo gergo) fine a se stesso. Zerocalcare scrive un diario di viaggio a fumetti, un reportage sincero dalla parte dei curdi, compie un'operazione alla Joe Sacco (Palestina), ma meno ideologica e per niente saccente. Lo fa con il suo stile disincantato, tra dialoghi con l'armadillo immaginario e il mammut dei peggiori incubi, con le rappresentazioni tratte dal mondo dei cartoni e del cinema, da Barbapapà a Peppa Pig, passando per Ken il guerriero, il mondo fantastico di Guerre Stellari e il fantasy della Compagnia dell'anello.

Zerocalcare avvisa i suoi lettori: "Troverete un racconto il più possibile onesto di quello che ho vissuto durante il viaggio e nei giorni immediatamente precedenti, sia dal punto di vista emotivo che da quello della cronaca, comprese le contraddizioni e i dubbi del caso." Il fumettista non ha nessuna intenzione di dispensare certezze che non possiede, ribadisce più volte che ha scritto un fumetto e non un trattato di sociologia, tanto meno sta partecipando a un talk show televisivo dove ogni idiota grida la sua verità. Perfette le sue parole: "Un tentativo di tenere un equilibrio tra il pippone didascalico e la cazzata spicciola. In certi punti spero di non aver fatto nessuno dei due, in altri probabilmente li ho fatti entrambi, però oh se nascevo imparato non stavo qua."

Kobane Calling a tratti è opera di pura poesia, anche se Zerocalcare scherza e smitizza la sua vocazione lirica, che viene fuori con prepotenza, davanti allo spettacolo della polvere di stelle sul cielo notturno dei territori martoriati dalla guerra, di fronte agli occhi di una ragazzina che si è rifugiata sulle montagne per sfuggire a un padre padrone e agli orrori della persecuzione turca. Un libro da leggere assolutamente. Un'opera importante per la letteratura italiana contemporanea. Un'alternativa al niente che ci circonda.

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

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Alberto Guerra Naranjo – Emerio Medina – Marcial Gala, "Gli amanti del secondo piano"

15 Aprile 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

Alberto Guerra Naranjo – Emerio Medina – Marcial Gala, "Gli amanti del secondo piano"

Alberto Guerra Naranjo – Emerio Medina – Marcial Gala

Gli amanti del secondo piano

A cura di Davide Barilli

Nuova Editrice Berti – Pag. 140 – Euro 16
www.nuovacasaeditriceberti.it

Davide Barilli è un cubanologo vero, uno che conosce quella terra fantastica meglio di chiunque altro, di sicuro più di me che ho perso il diritto a tornarci per colpa di una jinetera della politica di nome Yoani Sanchez. I cubanologi sanno che cosa significa il vocabolo jinetera e per chi non lo sa consiglio un corso di spagnolo caraibico a prezzi modici. Certo, sto parlando d’una jinetera d’alto bordo, davvero potente, ché lei continua a fare la spola sul percorso Cuba - Europa - Miami e io (modesto traduttore) sono interdetto come un nemico della patria. La sua forza da jinete è tanta e tale che da quando l’ho mollata - ché se proprio volevo una jinetera almeno la sceglievo bella - non batto più un chiodo, non mi chiama più nessuno a scrivere o a tradurre. Me ne farò una ragione, ma tacere non mi faranno. Grazie Barilli di avermi dato l’occasione di scrivere ancora una volta quel che penso.

E veniamo al libro. Barilli cura un’antologia di tre autori figli della generazione post rivoluzione, due racconti a testa, che non sono né realismo sucio alla Pedro Juan Gutierrez, né narrativa classica alla Alejo Carpentier e neppure presentano tracce di real maravilloso. Guerra, Medina e Gala (il primo è il più valido e graffiante) raccontano storie prese dalla vita quotidiana, come ormai fa ogni giovane narratore cubano che si rispetti, ma anche il regista più abile (e quanti ce ne sono sotto il sole dei Caraibi!), come lo sceneggiatore più originale. Guerra è avanero e si vede, ma è pure sceneggiatore, e sa usare a dovere il dialogo. Il suo primo racconto - che dà il titolo alla raccolta - sembra una commedia sexy italiana, con un vecchio professore intento a spiare dal buco della serratura una procace vicina di casa e i suoi convegni amorosi. Ma il miglior racconto di Guerra è Finca Vigia, con Hemingway comico protagonista che fa da contraltare a uno scrittore cubano a caccia di premi che per campare porta in giro turisti europei ciccioni e sudaticci. Mi ha convinto meno Medina, nativo di Santiago, che narra le peripezie di uno scrittore cubano in Uruguay, immortalato mentre si mette a osservare i leoni marini e termina con la storia di un travestito, che ricorda lo stile di Gutierrez e Torreguitart. Infine Marcial Gala di Cienfuegos non delude per comicità sopra le righe, in particolar modo quando ci racconta lo scherzo di un cadavere trafugato dal cimitero.

La narrativa cubana è vitale, al contrario della narrativa italiana, forse perché un popolo che soffre produce buona letteratura e grande cinema, un po’ come capitava da noi ai tempi del neorealismo. Ma è vitale anche la narrativa cubana dell’esilio che conta su nomi interessanti e prolifici, purtroppo poco noti in Italia, da Vasquez Portal e Viera, passando per Zoé Valdés e Wendy Guerra. Un grazie a Barilli da parte nostra che amiamo Cuba e la sua cultura - molto meno la politica, governativa o dissidente fa lo stesso - perché ci ha fatto conoscere tre autori ignoti nel nostro paese, da un po’ di tempo a questa parte così refrattario alla vera letteratura.

Gordiano Lupi
www.infol
.it/lupi

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Due libri sul filo della memoria

8 Aprile 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #storia

Due libri sul filo della memoria

Roberta Pieraccioli

La Primavera (2015)

Euro 12 - Pag. 160

La Resistenza in cucina (2014)

Euro 12 - Pag. 175

Ouverture Edizioni - www.ouverturedizioni.it

Due libri entrambi firmati da Roberta Pieraccioli e pubblicati da Ouverture Edizioni.

La Primavera è una raccolta di racconti sul filo della memoria tra Firenze e la Maremma, due luoghi geografici che rivestono grande importanza nella vita dell'autrice.

La Resistenza in cucina racconta le ricette in tempo di guerra - buone anche nel periodo di crisi che stiamo vivendo - ma non è soltanto un originale ricettario di cucina povera in cinquanta pietanze, quanto un viaggio a ritroso nella nostra storia, tra mercato nero, autarchia e piccoli trucchi per mettere in tavola il poco che si riusciva a trovare.

Due libri che raccontano in modo diverso il secondo conflitto mondiale, tra storie di povera gente e avventure quotidiane, fatti realmente accaduti e analisi del mondo dal punto di vista del popolo che si arrangia, resiste e sopravvive. Lo stile dei racconti è semplice ma letterario, ricorda le storie di guerra di Cassola e Flaiano, permeate di Bianciardi e Vittorini. L'autrice ha fatto buone letture e la sua scrittura ne risente in modo positivo.

Le ricette sono insolite, precedute da una sorta di piccolo saggio sul modo di cucinare negli anni Quaranta e sulla necessità di far bastare le poche cose reperibili sul mercato. Frittata d'ortica, torta di pane, polpettine di borragine, bucce di baccelli lessate, fiori d'acacia fritti, farinata di castagne, sformati di piselli e ceci... ma anche frittate senza nulla a base di acqua (latte, nel migliore dei casi) e farina cucinate per merenda da nonne amorose.

Roberta Pieraccioli dirige la Biblioteca e i Musei di Massa, ha pubblicato racconti con Paola Zannoner, in questo caso attinge ai ricordi culinari di nonna e madre, mentre dedica le storie alla memoria dei genitori, abili narratori di vicende del passato, alla cui fonte si è abbeverata. Quando si parla di libri utili per la memoria storica del nostro territorio, d'ora in avanti non potremo prescindere da questi due titoli.

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

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A proposito di premi letterari

3 Aprile 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #concorsi

A proposito di premi letterari

I giornalisti mettono in classifica i candidati allo Strega.

In clima di elezioni politiche vige la legge della par condicio, ovvero nessun partito, per quanto potente, può, durante la campagna elettorale, monopolizzare la stampa e i media. Siamo infatti in un paese democratico, dicono. Lo stesso non vale per i più importanti premi letterari nazionali. Parliamo dello Strega, il più discusso e il più ambito dei concorsi. A pochi giorni dal termine delle presentazioni e dalla comunicazione dei finalisti, la Stampa locale e nazionale ha già fatto la sua classifica e in ogni articolo si nota più o meno lo stesso ordine e la stessa struttura, vale a dire, in sequenza: scoop sulle case editrici importanti, toto nomi sui loro candidati, citati con tanto di rispettivi presentatori. Infine, nelle ultime due, tre righe, citati i candidati delle case editrici minori e indipendenti, spesso con errori sul loro nome o sul titolo dei loro libri.

Le case editrici indipendenti in concorso e nello specifico Il Foglio di Piombino e Historica di Cesena, candidate rispettivamente con Viaggio in bianco e nero della scrittrice lucchese Alessandra Altamura e Miracolo a Piombino-Storia di Marco e di un gabbiano di Gordiano Lupi, chiedono una maggiore serietà e rispetto di tutti i candidati, a prescindere dal potere dei colossi editoriali e dalle relazioni più o meno strette degli editori con la stampa. Se si citano i libri candidati, sarebbe più corretto farlo in ordine alfabetico. Se i giornalisti desiderano esprimere un giudizio sugli autori presentati, hanno diritto di farlo nella massima libertà, purché abbiano letto tutte le opere in concorso e abbiano sufficienti elementi per valutarle e classificarle. Ovviamente il giudizio finale spetta al Comitato direttivo del Premio e non ai giornali.

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