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Vincent Spasaro, "Il demone sterminatore", recensione di Gordiano Lupi

19 Giugno 2013 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #interviste

Vincent Spasaro, "Il demone sterminatore", recensione di Gordiano Lupi

Vincent Spasaro

Il demone sterminatore

Cronache dal fiume senza rive

Edizioni Anordest – Pag. 682 – Euro 15,90

Non c’è modo migliore per presentare Il demone sterminatore che prendere in prestito le parole dette nel corso di una recente presentazione da Eugenio Saguatti: “Non saprei come collocarlo in libreria. È un dark-gothic-horror-fantasy-epic-adventu e altro ancora. Consigliato a chi ama le robe fosche, apprezza gli sconfinamenti di genere, cerca personaggi complicati, fuori dagli stereotipi, vuole una lunga e sporca avventura. Vivamente sconsigliato a chi pensa: il fantasy è per ragazzini, non somiglia per niente a Tolkien, che palle, non ci sono elfi, il fantastico italiano non produrrà mai niente di valido ed esportabile”.

La collana Criminal Brain di Edizioni Anordest colma un vuoto in tema di saghe fantasy per adulti con un romanzo innovativo, scritto da Spasaro, senza dubbio ispirato dalla narrativa horror - fantastica di Alan D. Altieri e Valerio Evangelisti.

Tre cacciatori inseguono un pericoloso criminale che si è macchiato del più orrendo dei delitti, si muovono lungo un fiume senza rive, cercano di catturare un terribile demone sterminatore che potrebbe essere ovunque, nascosto in un mondo fatto di tranelli, dove le radici degli alberi si cibano di bambini indifesi. Un dark fantasy originale e ben scritto, con un linguaggio poetico e letterario, curato nelle descrizioni degli ambienti fantastici, come una scenografia di un film di Mario Bava, dai colori cupi e accesi tipici del gotico, ma a tratti angoscioso come un vecchio postatomico. Un esempio di stile: “Le mie terre sono monti torreggianti a meridione e un mare ghiacciato a Nord. Sono cresciuto su di un porto che puzzava di pesce di altura. Venuto su con addosso la puzza di pesce e il freddo intenso nelle ossa, e ormai ho l’impressione, a tanti anni di distanza, che me li porterò dietro finché campo, anche su questo fiume dove non si è mai visto alcun pesce”. Ogni capitolo è un canto, ogni singola storia si fonde e si concatena alle altre, senza la minima sbavatura, andando a comporre un corpus fantastico che crea un mondo infernale, apocalittico, oscuro, dove a ogni angolo si nasconde un pericolo.

Vincent Spasaro parte dalla tradizione per scrivere cose originali, omaggiando i classici. Intende il dark fantasy come il fantasy di Howard (Conan il barbaro), Smith (le storie dell’universo Zothique) e Lovecraft, autore onirico che conosce bene. I suoi maestri sono gli scrittori americani degli anni Trenta che facevano capo alla rivista Weird Tales. Il suo fantasy è molto oscuro, non è certo un Tolkien per ragazzini, ma ricorda molto da vicino George Martin (Le cronache del ghiaccio e del fuoco). Riconosciamo tra le letture di Spasaro il fantasy oscuro di Micheal Moorcock (Elric di Melniboné) e di Robert Hodstock. Non mancano riferimenti alla narrativa horror di Stephen King e Clive Baker, ma anche al fantastico di Jack Vance, Poul Anderson, Ursula K. Le Guin, Dan Simmons e Serge Brussolo.

Abbiamo avvicinato Vincent per porgli alcune domande.

Perché un dark fantasy dopo il Segretissimo edito da Mondadori?

Perché mi piace variare. Fermo restando che amo scrivere di cose oscure, ritengo umilmente che il mio spettro narrativo sia abbastanza ampio. Avevo gran desiderio di pubblicare qualcosa di molto epico e tragico, un racconto che interessasse non solo un mondo ma un universo pieno di leggende, storie, religioni e società variegate, e impiantarvi una tragedia. Credo nella forza catartica della narrazione di storie. Volevo cimentarmi stavolta con qualcosa di molto variegato, senza necessariamente aderenze col reale come è stato invece per Assedio. Un omaggio a molti dei miei scrittori preferiti come Lovecraft, Moorcock, Brussolo…

Credi che il fantasy per adulti possa avere un mercato in Italia?

Penso proprio di sì, come ha dimostrato George Martin. La nostra è la patria delle storie oscure e avventurose, sia per la tradizione ancestrale del bacino mediterraneo con le sue grandi civiltà che per il percorso storico travagliato e denso di avvenimenti che ha interessato la penisola nei secoli. Se Shakespeare ambientava in Italia certi suoi drammi, un motivo ci sarà pur stato. Il problema, più che il fantasy per adulti, mi sembra il mercato. Al momento vedo che, per vari motivi che coinvolgono il deterioramento culturale e sociale della nazione, il mercato editoriale è uno stagno melmoso in cui tutti fanno fatica a sopravvivere. Reiterando un circolo vizioso, l’editore osa pochissimo e il lettore viene invogliato a scegliere temi che considera sicuri, separando lo scrittore italiano, che deve per forza scrivere di certi argomenti inerenti spesso più al proprio ombelico che altro, da quello straniero che può permettersi di divertire e appassionare.

Assedio uscirà in libreria, dopo l’edizione da edicola?

Sì. Sono orgoglioso di annunciarvi che a Settembre verrà ripubblicato da Anordest in un’edizione totalmente rivista. Credo molto in questo romanzo che esplora un’altra strada da me molto amata: l’orrore paranormale qui mescolato col thriller adrenalinico e l’hard boiled. Si tratta sempre di terrore e morte, naturalmente, come immagina chi mi conosce. Ma in Assedio l’orrore sovrannaturale va a infilarsi nelle pieghe dello spaventoso assedio della città di Sarajevo degli anni 90. Lo stile è molto diverso ma il batticuore assicurato.

Chi è il lettore ideale della tua storia?

Probabilmente il lavoratore che in metropolitana ha bisogno di staccare coi problemi della vita quotidiana e sfogare nei risvolti di una storia fantastica o orrorifica le sue frustrazioni. Chi insomma non desidera che gli si indichi per forza una strada di vita e gli si facciano prediche. La letteratura di genere ha aiutato un sacco di gente a trovare una finestra da cui guardare per un attimo altre prospettive, e ancor prima, per secoli, la narrazione orale di storie straordinarie nelle case dei nobili come dei contadini ha appassionato grandi e piccini. Perché non continuare?

Leggete Vincent Spasaro, se amate il fantastico e l’avventura. Non ve ne pentirete.

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

Vincent Spasaro, "Il demone sterminatore", recensione di Gordiano Lupi
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Libri per l’estate Fantasy, thriller, horror, love story…

16 Giugno 2013 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

Libri per l’estate  Fantasy, thriller, horror, love story…

Sono tanti i libri che affollano la mia scrivania, anzi il mio comò, ché io i libri li tengo a portata di mano per quando vado a letto; prima di dormire - abitudine che si tramanda di padre in figlio - leggo sempre qualche pagina. Ma quando viene l’estate, le giornate si allungano, il tempo aumenta, Piombino è ricco di mare e pinete, leggo molto di più, tra libri e manoscritti che piovono da ogni dove, anche tre testi a settimana. Contando che molti siano affamati di libri, comincio a selezionare. Prendete appunti. Lettura estiva obbligata uno straordinario dark fantasy scritto da Vincent Spasaro, che dopo Assedio (uscito per Segretissimo, ma in ristampa per Edizioni Anordest), sorprende con l’inquietante Il demone sterminatore, libro di cui parlerò diffusamente in altra nota. Chi ama la divulgazione storica non si lasci sfuggire Nicola Bombacci, tra Lenin e Mussolini di Daniele Dell’Orco (Historica), che racconta la vita dimenticata di uno dei fondatori del partito comunista italiano, passato al fascismo, per morire accanto al duce. Massimo Maugeri esce con E/O, nella collana diretta da Carlotto e Rossi, presentato da Valerio Evangelisti, con un giallo intitolato Trinacria Parck, ben congegnato e dotato di meticolosi meccanismi, utile come svago e capace di far pensare. Domenico Vecchioni aggiunge una biografia interessante al suo infaticabile lavoro di storico dello spionaggio e concepisce Kim Philby - Il terzo uomo (Greco&Greco), sulla vita di uno degli agenti segreti più efficaci di tutti i tempi. Amate la poesia? Non perdetevi Roberto Mosi e il suo Concerto (Gazebo), dedicato a Populonia, terra etrusca dalla quale scrivo. Tutt’altra materia affronta Le vendicatrici, edito dalla giovane e intraprendente Cut-up, che racconta la vendetta al femminile, tra eccessi splatter e horror. Tra i migliori autori - presentati da Alan D. Altieri - spiccano Danilo Arona, Marco Roberto Cappelli e Luigi Bernardi. Concludo con le molte novità di Edizioni Anordest, casa editrice di Villorba che sta lavorando bene, proponendo libri di autori giovani e interessanti, ma anche lanciando best-seller inediti in Italia. Lia Tosi è finalista al Premio Viareggio con Ispida stella, un romanzo a metà strada tra il diario e la cronaca sentimentale dei nostri anni Ottanta. La cubana di Los Angeles Cecilia Samartin pubblica Tutto l’amore di nonna Lola, un best-seller internazionale capace di far emozionare e sorridere, affascinante per la costruzione del carattere della protagonista. In appendice trovate anche le ricette caraibiche di nonna Lola. Amore, cucina, passione e la storia di un bambino che grazie all’affetto della nonna riesce a convivere con la morte e a godere di momenti di inaspettata felicità. Lauren Conrad è l’ultima scoperta internazionale di Edizioni Anordest, diventata famosa come protagonista di due serie di culto di MTV, mix tra reality show e fiction: Laguna Beach e The Hills. L’editore trevigiano pubblica L.A. Candy, il primo romanzo della Conrad, ispirato alla sua vita personale, il primo di una trilogia, vero e proprio best-seller nella classifica dei libri più venduti redatta dal New York Times.

Per ora basta. Avete da leggere almeno fino a luglio.

Gordiano Lupi

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Libri per l’estate  Fantasy, thriller, horror, love story…
Libri per l’estate  Fantasy, thriller, horror, love story…
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Grodiano Lupi, "Alla ricerca della Piombino perduta"

2 Maggio 2013 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #gordiano lupi

Grodiano Lupi, "Alla ricerca della Piombino perduta"

Alla ricerca della Piombino perduta

Gordiano Lupi

Edizioni Il Foglio2012

pp 190 15,00

Solo un lettore nato negli anni sessanta può accogliere questo libro di Gordiano Lupi, “Alla ricerca della Piombino perduta”, con una commozione che ti prende allo stomaco e ti annoda la gola. L’autore dedica la prima parte al ricordo, alla recherche, al ritorno sui propri passi. Siamo catapultati all’indietro, nei primi anni sessanta, in una Piombino appena uscita dalle miserie della guerra e appena sfiorata da un boom di cui gli abitanti nemmeno si accorgono. Una Piombino che sembra balzar fuori da un film di Virzì, divisa a metà fra figli di papà e figli di metalmeccanici e ferrovieri, fra gelaterie e bagni dove si va solo la domenica e piccoli bar di tutti i giorni su spiagge olezzanti di frittura stantia. L’amore per queste memorie è assoluto, viscerale, incondizionato. Lupi accetta tutto del passato, il bello e il mostruoso, il mare lucente ma anche le spiagge inquinate, le sterpaglie dei campi di calcio improvvisati, i muri fatiscenti, gli odori penetranti, l’acciaieria, oggi gigantesco relitto d’archeologia industriale, sempre incombente, sempre presente nei pensieri e nelle parole degli abitanti. “Erano tempi romantici”, ci ripete. Ed è in questo romanticismo che si stempera il neorealismo, trasformandosi da ideologia in sentimento. Tutto era bello, tutto aveva più grandezza, più spessore, più sapore, tutto è imbellito, enfatizzato dal ricordo. Persino la decadenza, il degrado, la fatiscenza erano languidi e malinconici. Prepotente, in ogni capitolo e in ogni pagina, la sensazione del fallimento della propria esistenza, l’idea che il meglio sia ormai alle spalle. I sogni non si sono realizzati, il cammino si è interrotto, le aspirazioni non si sono concretizzate.

Non poteva capire che volevo la barca di mio padre, cacciare squali nell’oceano infinito, farmi travolgere come un vecchio pescatore cubano in una battaglia senza fine sotto il sole a picco e con il corpo sporco di salmastro. Non lo poteva capire.” (pag 71)

Ciò che cercavamo in realtà c’era già, era in quelle strade, in quelle spiagge, in quei bar, in quegli anfratti spinosi dove ci si appartava con una ragazzina, in quei campi polverosi dove si tiravano calci a un pallone, in quei cinema di terza visione dove si sgranocchiavano seme e non pop corn, dove cresceva, a suon di peplum e film di Totò, l’amore per un’arte che avrebbe segnato tutta la vita. Quello che si è cercato senza trovare, l’angolo di paradiso, esisteva già e ora è perduto per sempre.

I ragazzi che escono da scuola, la terrazza sopraelevata verso le isole, un autobus in attesa, mio fratello con lo zainetto ricolmo di libri che percorre la salita verso ragioneria, e per un istante penso che il nostro angolo di paradiso era proprio questo e non lo sapevamo.” (pag 65)

Ciò che inseguivamo se n’è andato e non tornerà, abbiamo perso l’occasione di essere felici. Volti e voci – del padre, degli amici - non ci sono più, ci hanno lasciato soli, il tempo non è più “senza fine”. Con quanta insistenza si ripete che il passato non torna. Quante volte si ripercorrono le stesse immagini, gli stessi ricordi, come se ripetere accreditasse le memorie, le avvalorasse.

Adesso non importa più niente a nessuno. Un mondo scivolato via tra le feritoie della vita, come sabbia tra le dita, come tempo che non ritorna.” (pag 35)

Ogni capitolo è una cartolina illustrata dalla nostalgia, spiazzante, lacerante, dolorosa, piena di rimpianto per ciò che non è stato e non sarà mai più. Se dobbiamo abbandonarci anche noi a echi, a reminiscenze, a libere associazioni letterarie, ci viene in mente la Forte dei Marmi di Antonella Boralevi, in “Prima che il vento”, oppure, chissà perché, anche “Bonjour tristesse”, di Françoise Sagan, forse per la malinconia che permea ogni parola del libro.

La seconda parte è dedicata alla ricostruzione della vita dello scrittore Aldo Zelli, approdato a Piombino dopo un’esistenza avventurosa fra Libia e prigionia di guerra in varie parti del mondo. La casa editrice il Foglio Letterario si sta occupando di quest’autore e della ristampa di alcune sue opere d’interesse scolastico. Qui Lupi ne assume l’identità, lo fa parlare in prima persona, gli fa rievocare il passato - persino l’amicizia con Guelfo Civinini - attraverso le trame della sua narrativa fantasiosa e disimpegnata. Anche in questo caso la nostalgia è canone, norma pervasiva, irrinunciabile. Aldo celebra la propria gioventù in Libia, fra deserti, dune mosse dal vento, dromedari e camaleonti “che danzano”, con l’improvviso irrompere della realtà a spezzare il sogno dell’infanzia, a far maturare di colpo.

La vita è ingiusta. Lo comprendo per la prima volta e ho soltanto otto anni. Non ci sono regole. Non ci sono principi. Non ci sono sogni da rispettare. C’è un maledetto destino che si compie.” (pag 110)

Ed anche qui, come nella parte piombinese, chi parla s’interroga in continuazione sulla natura e il significato dell’essere scrittore, sul processo creativo, sulla fantasia, sul modo in cui nascono, prendono corpo e si sviluppano, le storie nella mente degli autori. In quel “Scrivo una storia come, da ragazzo, avrei voluto che un adulto mi narrasse” c’è tutta una poetica del fantastico, una pura capacità affabulatoria che si è persa nella narrativa odierna, soprattutto italiana. L’opera è scritta in una lingua elegante, lirica, che non si vergogna a commuovere, a inondare di emozioni, a puntare direttamente al cuore, senza indulgere in urticanti paratassi, in simbolismi inutili, in modernismi stridenti troppo spesso di maniera. Un libro per il quale la parola “bellissimo” si spoglia del logorio dell’abuso e torna a risplendere.

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Yoani Sanchez - In attesa della primavera, il nuovo libro di Gordiano Lupi

24 Aprile 2013 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #redazione

Yoani Sanchez - In attesa della primavera, il nuovo libro di Gordiano Lupi

Il nuovo libro di Gordiano Lupi esce il 24 aprile.

Yoani Sanchez - In attesa della primavera - Anordest Edizioni - Euro 12,90

Viene Yoani in Italia a presentarlo!

Domenica 28 a Perugia - ore 19 Festival del Giornalismo

Lunedì 29 a Torino - ore 21 - Circolo dei Lettori con Mario Calabresi e Piero Fassino

Martedì 30 a Monza - ore 17 - Teatro Manzoni

La presentazione di Mario Calabresi

Due persone sono state decisive per convincermi definitivamente dell'importanza del lavoro che Yoani Sánchez porta avanti da anni: Barack Obama e il mio barbiere.

Nel 2009 Yoani inviò alla Casa Bianca sette domande sul futuro di Cuba, indirizzate al presidente Obama. Una persona qualunque poteva attendersi come replica, al massimo, due righe cortesi di ringraziamento redatte da qualcuno dello staff presidenziale. Passarono invece poche settimane e a casa di Yoani arrivò una risposta scritta di Obama, che si dilungava nel dettagliare la linea della sua Amministrazione nei confronti del regime castrista. "Il suo blog - scrisse tra l'altro il presidente alla Sánchez - offre al mondo una finestra unica per scoprire la realtà della vità quotidiana a Cuba". Il settimanale "Time" aveva già inserito poco tempo prima Yoani nella lista delle 100 persone più influenti del pianeta. Ma la mossa di Obama significava qualcosa di più, perché faceva della blogger cubana un interlocutore diretto per il governo degli Stati Uniti, un modo per l'America di raggiungere direttamente il popolo cubano. Nel nostro piccolo, noi de La Stampa da questo punto di vista avevamo preceduto il presidente americano di diversi mesi, riconoscendo l'eccezionale opportunità di capire Cuba che ci offrivano i racconti di Yoani. Il governo de L'Avana nella primavera 2009 le vietò di partecipare al Salone del Libro di Torino: l'espatrio per Yoani era solo un sogno e sarebbero passati altri quattro anni di battaglie prima che le fosse concesso di avere il passaporto e lasciare l'isola. Visto che il regime all'epoca non la lasciava andare in giro per il mondo e ostacolava in ogni modo il suo lavoro sul web, decidemmo di darle ospitalità sul nostro giornale e su LaStampa.it, diventato la casa italiana del blog "Generaciòn Y" di Yoani.

Da allora, è diventata una di "famiglia" per noi della Stampa, una testimone eccezionale che ci ha aiutato a scoprire la complessa evoluzione delle vicende cubane. Attraverso Yoani, però, sono stati soprattutto i lettori italiani a vivere l'altalena di frustrazioni e piccole e grandi conquiste che caratterizzano la vita quotidiana sotto uno degli ultimi regimi comunisti al mondo. Yoani ha storie da raccontare che colpiscono chiunque, dal presidente degli Stati Uniti alla gente comune. A farmelo capire è stato il mio barbiere. Un giorno sono entrato nel suo negozio, mi sono seduto per attendere il mio turno e sul tavolino in bella evidenza, dove di solito dominano le riviste di gossip, ho visto il libro "Cuba Libre" di Yoani. "Cosa ci fa qui?", ho chiesto al barbiere. "L'ho comprato perché ero incuriosito dall'autrice - mi ha risposto - e ho scoperto che ci racconta come si vive davvero a Cuba, senza censure. Lo tengo a disposizione dei clienti nella speranza che lo sfoglino, così il tempo che passano nell'attesa serve a qualcosa. Gli ho regalato una finestra su Cuba...". Il mio barbiere a Torino la pensava esattamente come Barack Obama a Washington. E allora buon viaggio con Yoani.

(Mario Calabresi)

"Per scoprire un autoritario cubano ditegli che l'arcobaleno è composto da sette colori, lui negherà e sosterrà che è solo rosso e verde oliva. Per scoprire un autoritario basta che gli proponiate di dialogare, fuggirà spaventato, sorpreso, e si nasconderà. Per scoprire un autoritario dovete solo notare la sua inclinazione all'insulto, la sua paura del dibattito e quella mano alzata pronta a colpire" (Yoani Sánchez).

Yoani Sánchez, laureata in filologia nel 2000, alla Università dell'Avana. Nell'aprile del 2007, crea il blog Generación Y (che le ha dato rinomanza internazionale) dove pubblica regolarmente storie di vita cubana, caratterizzate da un tono critico nei confronti del governo. È una delle più influenti voci sulla realtà cubana. Il suo blog è stato bloccato dal 2008 al 2011 agli utenti cubani ed è spesso perseguitata dalle autorità. In Italia, i suoi post sono pubblicati dal quotidiano La Stampa tradotti da Gordiano Lupi. È stata candidata al premio Nobel per la Pace 2012.

Gordiano Lupi, collabora con La Stampa per cui cura il blog di Yoani Sanchez - Generación Y www.lastampa.it/generaciony. Ha tradotto le opere di Alejandro Torreguitart Ruiz, di Guillermo Cabrera Infante, di Felix Luis Viera e di Virgilio Piñera. Ha tradotto Cuba libre di Yoani Sánchez. Ha scritto molti saggi e monografie sul cinema italiano degli anni Settanta. Sito internet: www.infol.it/lupi

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Dimmi che non ti amo

7 Aprile 2013 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi

ME IT´S NOT TRUE

di Orlando Luis Pardo Lazo

da http://orlandoluispardolazo.blogspot.it/

New York, 25 marzo 2013

Aspetta la primavera, Bandini.

I passeri sono universali, uccelli forti come aerei da guerra. Gli scoiattoli sono gatti, diffidenti e miti, folli e rissosi. La neve è tiepida (mmm, mi spiace, questo particolare non è stato mai notato da nessun cubano in nessun altro secolo). Il sole è azzurro, traslucido, traditore: la temperatura si mantiene ancora vicina agli zero gradi Celsius, unità di misura sconosciuta negli USA. Come Google Maps ha creato la città di New York, così il web di Weather annuncia che continuerà a nevicare anche questo lunedì, pure l’equinozio è passato. Per la prima volta al mondo, è una primavera posticipata.

Wait for the Spring, Pardini...

Le linee della metropolitana sono espressione della libertà. Sono precise ed è impossibile perdersi se facciamo attenzione alle indicazioni composte di frecce e mappe. C’è chi suona chitarre, pianole elettriche, sax, in cambio di pochi spiccioli. Forse qui si scommette persino sulla misericordia, visto quanto rende chiedere l’elemosina, ma l’arte pop pare endemica. Quando si sente odor di barbone, tutti fuggono dal loro vagone. Fuggo anch’io, sebbene aneli a non avere mai più una casa per nascondermi da Cuba e spiare gli spasmi di New York.

La gente sembra nobile. Le persone risplendono di bellezza. Si intravede un futuro. Mi sorridono gli sconosciuti. Conosco soprattutto cubani, sono i miei nuovi vicini. Le cameriere sono un genere a parte, sembrano tutte intellettuali che lavorano part-time per terminare la loro grande trilogia di New York (perché è ovvio che un solo romanzo non basta).

I ponti salgono e si abbassano con la marea. Ho visto piccioni volare sul traffico di Times Square (come i passeri, anche loro sono uccelli formidabili, in giacca e cravatta). Negli iPhones ci sono applicazioni per posizionare bene le stelle, rendendo virtualmente inutile guardare il cielo. Il cielo è un’allucinazione, meglio comprare un hamburger insipido (il cibo negli USA mi sembra tutto senza sapore). Percorro boschi e parchi con piste di pattinaggio. Mi piacerebbe rompermi un piede (in teatro porta fortuna dirlo, e, inoltre, se accadesse non dovrei andarmene così rapidamente, perché le mie ossa si rimetterebbero in sesto con la nuova nazionalità americana).

Le biblioteche pubbliche sono un polo magnetico, chiostri che hanno tolto dall’illegalità i geniali ubriachi della letteratura nordamericana. Adesso restano pochissimi libri usati in vendita. Così scivola via il tempo esteriore dell’anima della mia nazione. Sono pronto, ma ancora non voglio mettermi in vetrina per essere assunto.

New York, matrigna magica e perfida, dimmi che non è vero. Dimmi che non mi sto innamorando di te.

Traduzione di Gordiano Lupi

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Weekend tra amici (2013) di Stefano Simone

30 Marzo 2013 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema

Regia: Stefano Simone. Scritto da: Francesco Massaccesi. Editing & Colour correction: Stefano Simone. Musiche: Luca Auriemma. Arredamento: Dino D’Andrea. Effetti Cg: Andrea Ricca. Interpreti: Matteo Perillo, Michele Bottalico, Filippo Totaro, Peppe Sfera, Tonino Potito, Nicla Loconsole, Michela Mastroluca, Raffaella Piemontese, Adolfo Renato, Tecla Mione. Origine: Italia. Anno: 2013. Durata: 62’.

Marco, Gianni, Stefano e Fabrizio, amici da sempre, si riuniscono come ogni anno per un torneo calcistico trasmesso in televisione che vede rivali le loro quattro squadre. Ogni personaggio è tormentato da un’angoscia diversa: solitudine, famiglia, divorzio, inferiorità sociale. Il calcio è il detonatore dei problemi insoluti delle loro vite, il catalizzatore di un odio represso, che esplode in un tranquillo weekend di paura, tra le mura di una casa di campagna, dove tutto era predisposto per una cena in compagnia, davanti al televisore, come ai vecchi tempi.

Stefano Simone gira il suo film più maturo, restando nel genere thriller stile Kenneth (2008) e Unfacebook (2011), ma abbandonando i riferimenti fantastici presenti in Cappuccetto Rosso (2009), Una vita nel mistero (2010) e nello stesso Unfacebook. Weekend tra amici è intriso di crudo realismo, un thriller claustrofobico e introspettivo, teatrale, un melodramma che scava nella psicologia dei personaggi e porta alla luce i demoni che albergano nella nostra psiche. Simone va ben oltre gli angusti confini del genere, scrive il suo miglior cinema d’autore, che risente delle influenze di Ingmar Bergman e William Friedkin. Un elogio al soggettista sceneggiatore Francesco Massaccesi (un cognome che promette bene), perché - a parte alcune lungaggini - non abbiamo notato buchi di sceneggiatura. Ottimo il montaggio, serrato quanto basta per creare la tensione di un cinema claustrofobico, girato quasi tutto in una stanza. Il meccanismo è quello dei 12 piccoli indiani di Agata Christie, solo che non stiamo cercando un assassino, ma il demone che prende forma e uccide senza un motivo apparente. La musica di Luca Auriemma - che conosciamo dai tempi di Cappuccetto Rosso, una costante nel cinema di Simone - è perfetta per caratterizzare tensione e momenti culminanti. Brani sintetici e sonorità meridionali, a tratti pare di sentire uno scacciapensieri, sono il leitmotiv di una colonna sonora ideale per rendere il clima angosciante della pellicola. Effetti speciali credibili, realizzati in economia, ma realistici: le parti efferate sono prive di sbavature, se tralasciamo il primo morto nella doccia che - per un istante - si vede respirare. Mi soffermo sulla recitazione, da sempre nota dolente del cinema di Simone, perché questa volta gli attori sono tutti bravi e ben calati nella parte, recitano con tono drammatico notevole, forse troppo impostato e teatrale, ma recitano, e catturano l’attenzione dello spettatore. Matteo Perillo (il dentista) ha una marcia in più, un vero professionista, interpreta in maniera convincente il dramma interiore della solitudine. Nicla Loconsole è una bella presenza sexy, persino misteriosa, che compare per un breve flash, ma purtroppo è poco utilizzata dal regista. La regia è attenta, la macchina da presa alterna primi piani, particolari, panoramiche, esterni paesaggistici che descrivono il colore locale, fotografa il crescendo di follia ricorrendo a una colorazione intensa con un tono rosso dominante.

Weekend tra amici parte con il tono della storia di formazione, un racconto alla Salvatores, stile Italia Germania 4 a 3 (1990) di Andrea Barzini e Compagni di scuola (1988) di Carlo Verdone, seguendo una tematica minimalista e costruendo una nostalgia del tempo passato che sfocia nel dramma. I quattro amici si riuniscono per passare un fine settimana insieme, per godere la visione del loro sport preferito, ma non riescono a lasciare da parte loro stessi, i problemi, le angosce che tormentano un difficile quotidiano. La vita scorre, la giovinezza è ormai perduta, i sogni sono infranti, resta il dramma di una generazione sconfitta. Simone e Massaccesi realizzano una dura critica al mondo del calcio ricorrendo a dialoghi serrati, molto tecnici, che i non ferrati nella materia faticheranno a comprendere. La critica alla violenza va di pari passo con il perbenismo di chi si disinteressa - ed è peggiore degli ultras - perché tanto ha l’abbonamento in tribuna d’onore. Lo stadio visto come sfogo sociale alle frustrazioni non è un’idea nuova, ma Simone inserisce citazioni colte (Blake, Cechov…) e intuizioni d’autore interessanti, oltre a mettere il dito sulla piaga: il gioco del calcio scatena gli istinti peggiori dell’uomo. Un crescendo di delirio e un tono sempre più cupo apre le porte a sequenze di puro metacinema quando uno degli amici afferma che con il cinema alto non si fanno incassi, svela i meccanismi della suspense e del sottotesto. Solitudine, rancori, famiglia vista come gabbia dalla quale è impossibile uscire, incomprensibile follia, tutto conduce alla più incredibile delle tragedie, una vera e propria ecatombe da melodramma spagnolo. Stefano Simone si dimostra ancora una volta un regista promettente, capace di mettere in scena un testo difficile e colto, intriso di riferimenti classici e letterari.

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

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Eliécer Ávila lancia Somos+, nuovo movimento politico

27 Marzo 2013 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #politica estera



Il giovane Eliécer, da poco entrato nelle fila della dissidenza, ha
lanciato un nuovo progetto politico.

27 marzo 2013

Eliécer Ávila Cicilia, il giovane noto a chi si occupa di cose cubane
per aver messo in difficoltà Ricardo Alarcón nel 2007, oggi si è
presentato come "un umile servitore" per lanciare il
progetto "Somos +", volto a "costruire uno Stato
moderno, con un governo che imposti una politica diversa nei confronti
dei cittadini (...) per unire le famiglie che stanno soffrendo
lontananza e separazione".

Ávila ha affermato: "La maggioranza dei cubani non condivide
l'operato del governo. Visto che siamo la maggioranza, vogliamo
poter esprimere le nostre opinioni. E in ogni caso sarebbe lecito
farlo, anche se fossimo soltanto una minoranza".

Eliécer Ávila Cicilia ha descritto la nuova organizzazione in un
documento video lanciato in rete dalla Polonia (dove si trova adesso):
"Somos mas non sarà un partito politico, ma un movimento. Alla
base ci saranno democrazia e rispetto dei diritti umani. Vogliamo
riunire tutti i cubani che vivono all'interno e all'esterno
dell'Isola. Vogliamo creare uno Stato moderno, prospero,
tollerante e democratico. Vogliamo conoscere a fondo la realtà vissuta
da ogni cubano per cercare di trasformarla. Il mio obiettivo personale
è quello di rientrare a Cuba come uomo politico e di poterne uscire
quando lo riterrò opportuno, indossando la solita veste".

Eliécer Ávila Cicilia si presenta come il vero uomo politico per la
nuova Cuba, così come Yoani Sanchez è l'intellettuale, la
giornalista, la scrittrice del cambiamento, lui è il teorico di una
politica nuova.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

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Il marchese del grillo (1981) di Mario Monicelli

27 Marzo 2013 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema

Il marchese del grillo (1981) di Mario Monicelli

Regia: Mario Monicelli. Presentato da Renzo Rossellini per Gaumont D.A.C.. Fotografia: Sergio D'Offizi (Colore Telecolor). Sceneggiatura: Lorenzo Baraldi. Costumi: Gianna Gissi. Produttore Esecutivo: Marco Tamburella. Direttori di Produzione: Francesco Casati, Marc Maurette, Giuseppe Auriemma. Collaboratrice ai costumi: Bruna Parmesan. Arredamento: Massimo Tavazzi. Aiuto Regista: Amanzio Todini. Musiche: Nicola Piovani (dirette dall'autore). Montaggio. Ruggero Mastroianni. Soggetto: Bernardino Zapponi. Rielaborato da: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Mario Monicelli, Tullio Pinelli. Sceneggiatura: Benvenuti, De Bernardi, Monicelli, Pinelli, Sordi. Produzione: Italia/Francia. Produttori: Luciano De Feo per Opera Film Produzione srl (Roma) e Gaumont S.A. (Parigi). Interpreti: Alberto Sordi, Carolyne Berg, Riccardo Billi, Flavio Bucci, Camillo Milli, Cochi Ponzoni, Marc Porel, Pietro Tordi, Leopoldo Trieste, Paolo Stoppa, Giorgio Gobbi, Isabelle Linnartz, Tommaso Bianco, Marina Confalone, Alfredo Cohen, Elena Daskowa, Salvatore Iacono, Elena Fiore, Isabella Bernardi, Andrea Bevilacqua, Angela Campanella, Giuseppe Furelli, Ettore Geri, Jacques Herlin, Elisa Mainardi, Bruno Rosa, Sandro Signorini, Compagnia del Teatro di Alibert diretta da Angelo Savelli, REnzo Rinaldi (Bacco), Ivan De Paola (Hermes).

Mario Monicelli si dice lusingato e stupito che questo film interessi così tanto il pubblico americano, perché in fondo racconta le vicissitudini di un personaggio della Roma papalina ai tempi di Pio VII, non è dato sapere quanto reale. Certo, la casata Del Grillo è storica, visto che a Roma esiste ancora il Palazzo del Grillo e c'è la Salita del Grillo (dove viveva il regista). Monicelli cura prima di morire una versione de luxe in dvd, sottotitolata in inglese, riservata al pubblico nordamericano, ricca di extra e di contenuti inediti. Il film vede protagonista uno straordinario Alberto Sordi che rappresenta tutti i vizi e i difetti della nobiltà romana: pigrizia, arroganza, infingardia, codardia, superstizione, bigottismo, corruzione e ricerca del quieto vivere. Onofrio, il marchese Del Grillo, inganna la noia di giornate monotone nella Roma del Papa Re (1800), durante l'avanzata napoleonica, facendo scherzi feroci ai poveri, ai borghesi e ai suoi pari. Lancia frutta ai questuanti insieme a durissime pigne, ripaga con soldi roventi chi pretende i danni, fa allontanare la sorella da Roma perché ha un alito pestilenziale, ironizza sulla madre bigotta, incita la cugina a gettarsi sugli uomini, mura la bottega di un negoziante, non paga un falegname, corrompe i giudici del processo per debiti, prima lo fa condannare e poi lo rimborsa. Il film è un contenitore di scherzi sulla falsariga di un Amici miei (1975) in costume, debitore delle atmosfere ideate da Luigi Magni (Nell'anno del Signore, 1969 e In nome del papa Re, (1977), anticipando di un anno la nuova stagione di Amici miei (Atto II, 1982). Una commedia all'italiana in costume che a tratti vira sul sexy quando il marchese se la spassa con la giovanissima amante romana o quando esibisce in un plastico nudo la sua conquista francese. Ottimo Flavio Bucci nei panni del folle brigante Don Bastiano, prete che si è dato alla macchia e fa il predone, ma muore da eroe incitando il popolo a inginocchiarsi. Frase indimenticabile: "Mi dispiace. Ma io so' io e voi non siete un cazzo!", che rappresenta bene il personaggio del Sordi - Marchese, strafottente e arrogante, ma in fondo buono e generoso. Bravo Paolo Stoppa come Papa Pio VII che fa le corna invece di benedire quando il Marchese esclama: "Morto un Papa se ne fa un altro!". Sordi è straordinario anche nei panni di Gasperino il carbonaio, sosia del Marchese, che utilizza per uno scherzo feroce ai familiari. L'attore romano passa dal ruolo di nobile colto e annoiato a quello di popolano rozzo e ubriacone con grande disinvoltura. Lo scherzo giunge ai massimi termini quando Gasperino sta per essere ghigliottinato al posto del marchese, ma per fortuna il Papa concede la grazia. Bravo Gobbi come servitore, diligente Riccardo Billi come falegname. Il marchese Del Grillo è uno spaccato di vita della Roma del 1800, credibile e realistico, dipinto con i colori della commedia all'italiana da un Monicelli in gran forma, per descrivere con graffiante ironia ascesa e disfatta di Napoleone, ma anche gli ultimi anni del Papa Re. Ottime le musiche di Nicola Piovani. Suggestiva la fotografia di Sergio D'Offizi.

Gordiano Lupi

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Yoani Sánchez: "Non mi faranno più uscire da Cuba..."

26 Marzo 2013 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #politica estera

Yoani Sánchez: "Non mi faranno più uscire da Cuba..."

Yoani Sánchez: "Non mi faranno più uscire da Cuba..."

Yoani Sánchez si trova a L'Aia per un Festival del Cinema dedicato ai diritti umani. La blogger ha assistito alla proiezione del film FORBIDDEN VOICES (Voci proibite) girato dalla svizzera Barbara Miller, dedicato a tre donne che lottano per i diritti umani: Farnaz Seif (Iran), Zeng Yingjan (Cina) e la stessa Yoani. Durante un colloquio con la stampa, la blogger cubana ha detto: "Temo che non potrò più uscire da Cuba, al rientro dal mio tour internazionale. Le autorità mi hanno concesso il permesso di recarmi all'estero per non dover pagare il prezzo politico del divieto, ma al rientro sarò io a subire la repressione. Il Governo credeva che lasciandomi uscire sarei rimasta all'estero. Non hanno fatto i conti con questo prodotto del sistema cubano, che voleva costruire l'uomo nuovo e invece ha creato le Yoani. La morte di Hugo Chávez porterà molti problemi a Cuba e a tutto il Latinoamerica, visto che sancisce la fine del sussidio economico e apre una stagione meno populista". Ha partecipato alla conferenza anche la regista Barbara Miller: "Ho scelto queste tre donne per le storie personali che raccontano nei blog, dove senza slogan e senza propaganda denunciano situazioni di mancanza di libertà". Le altre due protagoniste del documentario vivono persecuzioni ancora più violente di Yoani. L'iraniana Farnaz Seifi, esiliata in Germania, ha detto che non tornerà in Iran, perchè significherebbe finire direttamente in galera. la blogger cinese, Zeng Yingjan, vive a Hong Kong con una figlia di 4 anni ed è separata dal marito, che si trova agli arresti domiciliari a Pechino.
Yoani Sánchez, che ha da poco lasciato Washington e New York per partecipare al festival del cinema olandese, si recherà subito dopo in Florida, Argentina, Spagna e Italia.

Gordiano Lupi

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VIGNETTE

1. (autore Omar Santana)

Maduro: - Il problema è che io non posso dare neppure la colpa all'embargo.

Raul: - Ho un'idea! Posada Carriles...

2. (autore Garrincha)

Internet - La stampa scritta...

Yoani Sánchez: "Non mi faranno più uscire da Cuba..."
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Yoani Sanchez alle Nazioni Unite

25 Marzo 2013 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #politica estera

Un video molto interessante. Yoani accusa l'ambasciatore cubano di aver fatto in modo che non potesse rilasciare interviste nella sala delle Nazioni Unite, ma nonostante l'azione di contrasto del regime, è riuscita a parlare alla stampa internazionale. L'attenzione mondiale su Cuba si fa sempre più forte, grazie al tour di Yoani. La blogger ha detto: "La Comunità Internazionale deve riconoscere il governo cubano per quel che è: una dittatura. A Cuba chi non è d'accordo con le idee governative viene considerato, nel migliore dei casi, un vendipatria. Vengo da una terra dove manca ogni tipo di libertà, da un paese dove il governo detiene il monopolio informativo, dove la stampa è considerata uno strumento di potere per manipolare l'opinione pubblica. Vengo da un paese che viola quotidianamente i diritti umani, che non concede neppure un minuto alla radio o in televisione ai movimenti non in sintonia con l'ideologia al potere, che non permette diffusione di idee alternative a mezzo stampa. Sogno che un giorno tutti comprendano che Cuba non è il partito unico al potere, ma una nazione fatta di cittadini con idee diverse e proprie aspirazioni. Vengo da un paese dove il governo fa di tutto per eliminare le voci critiche, dove un uomo al potere decide quale sia la strada migliore da intraprendere. Non ho niente a che vedere con la violenza, di nessun tipo, né con le bombe lanciate da terroristi, né con chi detiene il potere senza rispetto per i propri cittadini, ma esercitandolo in maniera dittatoriale. Chiedo un'inchiesta internazionale sulla morte di Oswaldo Payà. Dobbiamo sapere che cos'è accaduto quel 22 luglio. Se il governo cubano non ha niente da nascondere dovrebbe fare in modo che si facesse luce su un evento che presenta molti lati oscuri. Invito il Venezuela a non seguire il modello cubano, visto che lo stesso Fidel Castro, in una recente intervista ha detto che il modello cubano non va più bene neanche per Cuba".

Yoani è partita per l'Europa, ma sarà di nuovo a Miami nei primi giorni di aprile.

Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi

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