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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

gordiano lupi

AA.VV., "Amori d'Amare"

27 Agosto 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #interviste

AA.VV., "Amori d'Amare"

AA. VV.

Amori d’Amare

Antologia di racconti a cura di Cinzia Demi

2 Volumi – Pag. 440 – Euro 12,90

Minerva Edizioni

Una bella iniziativa legata al mare e all’amore, pensata per aiutare la ricerca contro il cancro, raccoglie un gruppo di scrittori sotto l’egida della Minerva Edizioni che festeggia il traguardo dei 25 anni di attività. Racconti che narrano amori di personaggi famosi, letterati, scrittori, pittori, musicisti, ma anche amori comuni, uniti da uno stile poetico e da un’accurata ricerca linguistica. Gli scrittori che hanno partecipato all’iniziativa: Antonella Antonelli, Alessandra Bertocci, Fabio Canessa, Paolo Carnevali, Maria Gisella Catuogno, Rosalba De Filippis, Cinzia Demi, Silvia Fornasari, Rosa Elisa Giangoia, Gordiano Lupi, Dante Maffia, Chiara Maranzani, Gabriella Mecucci, Alessandra Merico, Gabriella Montanari, Vincenzo Montuori, Ivano Mugnaini, Rita Pacilio, Sabrina Paravicini, Sergio Pasquandrea, Marina Ripa di Meana (Volume 1); Giacomo Battara, Stefano Biondi, Roberta De Santis, Liliana Eritrei, Marco Fornasari, Toni Iavarone, Alessandro Mischi, Giuliano Musi, Valeria Roncuzzi, Mauro Roversi Monaco, Marco Rufini, Adriana Sabbatini, Andrea Samaritani, Francesco Vidotto (Volume 2). Un dipinto a tema realizzato da Maurizio Caruso impreziosisce il volume, dotato d’una suggestiva foto d’epoca che ritrae in copertina la spiaggia di Rimini nel 1952. Abbiamo avvicinato la curatrice, Cinzia Demi, per farle alcune domande.

Come nasce l’idea di un’antologia di racconti legati all'amore, al mare e alle vite di personaggi famosi?

L’editore Roberto Mugavero mi propose di lavorare intorno al tema dell’amore al mare per una raccolta che potesse essere presentata in estate, a Cesenatico, nell’ambito degli eventi che di solito organizza in collaborazione con lo stesso comune. L’occasione era la voglia di festeggiare i 25 anni di attività della Casa Editrice Minerva insieme ai tanti autori che avessero avuto voglia di dare il loro contributo. Pensai così ad una raccolta di racconti ambientati al mare dove il sentimento dell’amore fosse amplificato – soprattutto per l’interesse del grande pubblico - dal fatto di appartenere ad un personaggio famoso, conosciuto, magari partendo anche da qualche fatto realmente avvenuto. Molti autori da me contattati hanno aderito all’iniziativa, altri hanno omesso questa terza opzione, limitandosi a scrivere storie d’amore immaginarie. Per questo alla fine, volendo comunque pubblicarli tutti, si è pensato ad una sorta di cofanetto di due volumi ognuno dei quali contenenti le due tipologie di storie. Il valore aggiunto di questo libro sta nel fatto che i proventi delle vendite sono destinati all’Istituto Romagnolo per la lotta contro i tumori.

Lo stile di molti racconti (penso a Battara) rasenta la prosa poetica. Si tratta di una precisa scelta editoriale, oppure è il tema che ha condotto su tali binari narrativi?

L’amore è da sempre un tema che rasenta, nelle sue modalità espressive, il sentimento più raccontabile attraverso una forma poetica. Trovo normale, quindi, che molti autori si siano cimentati nella modalità della prosa poetica, vicina alla poesia, per raccontare la propria storia. C’è da aggiungere che tra gli scrittori ci sono anche diversi poeti (penso a Maffia, Pacilio, Carnevali, De Filippis, Mugnaini, Montanari, Pasquandrea, Giangoia ad esempio) ed è inevitabile che la contaminazione tra i generi avvenga – specie pensando sempre alla tematica -. Trovo altrettanto belli i lavori che sono stati scritti però da mani abituate a trattare saggistica, narrativa, fatti di cronaca, soggetti teatrali… la raccolta è in questo senso davvero eterogenea, varia nelle voci e nelle forme espressive. Insomma può davvero accontentare tutti i palati.

Una tua poesia d’amore funge da elemento introduttivo. Perché?

Inizialmente si era pensato ad una raccolta poetica che parlasse d’amore ma, in concomitanza, stava uscendo una analoga raccolta “L’amore dalla A alla Z” curata dallo splendido autore Vincenzo Guarracino per Puntoacapo e non si voleva creare un doppione. L’idea dei racconti pareva sostituire degnamente l’originaria versione ma io ho voluto dare comunque un segno di questa volontà, aprendo il libro con questa mia breve lirica – riportata anche in quarta di copertina – che rappresenta la sintesi dello spirito, del cuore pulsante di tutto il lavoro.

Come ti sei trovata nelle vesti di curatrice di una raccolta di racconti?

La scrittura è l’elemento più significativo della mia vita. Da sempre mi accompagna e da sempre ho desiderato scrivere in ogni forma: poesia, racconto, saggio. Curare i lavori di altri è al tempo stesso un impegno e un valore aggiunto di confronto e quindi di crescita. Questo si equivale sia per le collane di poesia che curo che per questa raccolta di racconti: ogni volta è una scommessa nuova, un traguardo da raggiungere con se stessi e con gli altri, con gli autori che ti danno fiducia e con i pubblico che ti giudica.

Quali criteri hai seguito nella scelta degli autori?

Gli autori sono stati scelti sulla base delle conoscenze personali mie e dell’editore. Ho chiesto a chi pensavo potesse avere interesse a scrivere qualcosa di questo genere e a trovarsi coinvolto in un’antologia con tante voci diverse. Qui, devo dire – e me accorgo adesso – che lo zampino poetico ce l’ho messo io: conoscendo molti più poeti che autori di narrativa, ho chiesto a loro di partecipare più che ad altri. Chi ha raccolto il mio invito si è trovato contento e mi ha ringraziato per il bel lavoro fatto insieme.

Quali sono i personaggi famosi protagonisti delle storie?

I personaggi sono tanti e diversi. Tutti contenuti nel primo volume della raccolta. In pratica una ventina. Si va dallo scrittore al cantante, dallo sportivo all’attore, dal poeta al musicista, dal personaggio noto per fatti di cronaca a quello noto per essere scampato ai campi di concentramento. Non vorrei rivelare i nomi anche perché alcuni sono mimetizzati da uno pseudonimo per motivi di privacy – fatto che rende più intrigante la lettura del libro perché induce a ricercare di identificar il personaggio semi nascosto. Posso affermare in tutta sincerità che ogni autore ha voluto solo rendere un omaggio al proprio protagonista, utilizzato per passione o desiderio di veridicità nei suoi confronti.

Come promuoverete l’antologia?

L’antologia verrà promossa soprattutto attraverso le presentazioni: ne sono già state fatte due, una a Cesenatico e una a Portoferraio. Ogni autore, in pratica, oltre all’editore e alla sottoscritta curatrice, si è impegnato volontariamente a organizzarne una nel proprio luogo di residenza. In pratica – essendo gli autori provenienti da varie città italiane, dal nord al sud - il libro verrà raccontato in buona parte dell’Italia.

Un buon libro di brevi - ma intensi - spaccati di letteratura dedicati all’amore, prosa poetica, momenti di vita, incontri fugaci, storie di personaggi famosi come non li abbiamo mai conosciuti sui banchi di scuola. Un libro da leggere come un romanzo a puntate, dove ogni episodio è una nuova lettera d’amore, un nuovo capitolo d’una storia infinita. Quando comprerete la vostra copia pensate che - oltre ad aver nutrito la mente di buona letteratura - avrete aiutato la ricerca scientifica, perché il ricavato sarà destinato all’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori.

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

AA.VV., "Amori d'Amare"
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Debutta Meñique, primo cartone animato cubano in 3D

21 Agosto 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema, #vignette e illustrazioni

Debutta Meñique, primo cartone animato cubano in 3D

Meñique, la favola di un minuscolo giovane contadino che aspira all'amore di una principessa, ha debuttato il 20 luglio nei cinema cubani della capitale, in occasione della Giornata dei Bambini. Il lungometraggio a cartoni animati di produzione cubano - spagnola riveste grande interesse perché segna una tappa importante nello sviluppo della cinematografia cubana. Meñique è il primo cartone animato girato con tecnica 3D prodotto da ICAIC sull'Isola. Autore Ernesto Padrón, regista e sceneggiatore, che definisce la pellicola "una versione sui generis di Pulgarcito". Padrón disegna anche i personaggi e conferisce l'animazione a una storia che rappresenta bene l'animo ispano - cubano, soffusa di sentori che ricordano la saga di Don Chisciotte e Sancho Panza, ma anche di paesaggi che riproducono la suggestiva Valle de Viñales e permeata di ritmi musicali popolari come il guaguancó.
L'idea di realizzare Meñique comincia farsi largo nel 2008, ma non è facile portare a termine un lavoro complesso che necessita di 200 persone tra disegnatori, programmatori e artisti che si prendono l'incarico di ricreare le immagini animate in tre dimensioni. Una conquista tecnologica e un grande successo per il cinema cubano, anche se 34 operatori tecnici sono spagnoli.

Producono l'opera: Instituto Cubano de Arte e Industria Cinematográficos (ICAIC), Universidad de Ciencias Informáticas, Ficción Producciones Films (Spagna), Ibermedia e la Fundación Villa del Cine (Venezuela).
Budget alto per il cinema cubano: tre milioni di euro. Padrón considera i costi "molto economici" se paragonati ai budget internazionali di cui godono simili pellicole.
Meñique è un racconto per ragazzi che ho tradotto in italiano, molto noto a Cuba, una libera interpretazione di Pulgarcito (Mignolino) del francese Edouard Laboulaye, pubblicata da José Martí (1853-1895) nel primo numero de L'età d'oro, il libro più letto e amato dai bambini cubani.
Il film narra le avventure del piccolo Meñique che, per tirare fuori la sua famiglia dalla povertà, si reca in città insieme ai due fratelli, dove conosce il re che ha promesso di concedere il titolo di marchese e di dare sua figlia in sposa a chi riuscirà a liberarlo dalla terribile maledizione della strega Barusa. Meñique è la personificazione della furbizia, mentre la morale della fiaba è che "la sapienza conta molto di più della forza". Alla fine l'amore trionfa, come in ogni fiaba.

Il giovane attore cubano Liéter Ledesma presta la sua voce al protagonista, Yoraisy Gómez alla principessa, mentre altri attori molto noti a Cuba come Carlos Ruiz de la Tejera, Corina Mestre, Aramís Delgado, Enrique Molinae Osvaldo Doimeadiós danno vita agli altri personaggi.
Ruiz de la Tejera, che interpreta il figlio della strega malvagia, afferma che "la voce degli attori è stata registrata come se fosse un'opera di teatro, per sottolineare la provenienza cubana".

Il film dura 80 minuti, la colonna sonora è molto importante, contiene quattro canzoni originali del cantautore Silvio Rodríguez, ma anche la musica di fondo composta dal cubano Edesio Alejandro e dallo spagnolo Manuel Riveiro miscela con arte ritmi cubani ed europei.
Centinaia di bambini cubani accompagnati dai familiari hanno preso d'assalto il cinema Charles Chaplin dell'Avana per assistere al debutto di una pellicola importante che ha divertito grandi e piccini.

La pellicola vuole trasmettere un messaggio di amore, amicizia, solidarietà e perseveranza, in un momento storico così povero di valori e sentimenti. Proprio per questo si rivolge anche a un pubblico adulto.

Gordiano Lupi

Debutta Meñique, primo cartone animato cubano in 3D
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La blogtrotter intervista Vargas Llosa

19 Agosto 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #il mondo intorno a noi

La blogtrotter intervista Vargas Llosa

La blogtrotter è sempre più originale. Generacion Y, il blog che le ha dato la fama, è il regno del luogo comune. Al confronto leggere Scurati è come bearsi delle terzine dantesche nella Divina Commedia. Gli ultimi post di luglio si riassumono in poche battute. La sola novità importante è il ritorno dei Russi, commentata con timore dalla blogtrotter per il rischio di una nuova dipendenza economica e di diventare la piattaforma caraibica di una nuova guerra fredda. Intanto i Russi azzerano il debito estero di Cuba e promettono investimenti nel porto di Mariel e non solo. Con buona pace della blogtrotter, noi che speriamo in un futuro migliore per Cuba - almeno da un punto di vista economico - non possiamo che vedere con entusiasmo tali accordi economici. Certo, la blogtrotter viaggia, gira il mondo, riscuote prebende, intervista Vargas Llosa - nella casa di Madrid -, si fa fotografare accanto al Premio Nobel per la Letteratura, lei che potrebbe ambire forse al Premio Strega, se partecipasse di nuovo Scurati e se riuscisse a scrivere un romanzo, ché fino a oggi ha vinto tanti premi, ma che cosa ha scritto? Brani di un blog sopravvalutato. Stop. Intervista Vargas Llosa a Madrid, prende un aereo, volo intercontinentale, nove ore Avana - Madrid. Chi paga? Non sono affari nostri, chiaro. Ma non parlateci di blogger perseguitata e di giornale censurato, ché non è vero. Insomma, tra un lamento e l'altro, Yoani s'è accorta persino che i mondiali sono finiti e che anche a Cuba tutto torna come prima, i problemi non sono cambiati. Brava blogtrotter. Meglio che tu vada un po' a giro, così ti rinfreschi le idee e magari fai scrivere gli articoli a tuo marito che forse riesce a narrare la realtà senza tutte queste badilate di luoghi comuni. Nel frattempo spiegaci come hai fatto ad andare a Madrid per intervistare Vargas Llosa, chi ti ha invitato, come hai pagato il viaggio Cuba - Europa, chi ti ha combinato l'incontro con il Premio Nobel per la Letteratura. Non ti crediamo più Yoani. Sei come il mito della Rivoluzione Cubana. Decaduta e spenta. Inutile e retorica.

Gordiano Lupi

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Maria Grazia Di Biagio, "Nella disarmonia dell'inatteso"

2 Agosto 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #poesia

Maria Grazia Di Biagio, "Nella disarmonia dell'inatteso"

Maria Grazia Di Biagio

Nella disarmonia dell’inatteso

Bel Ami Edizioni – Pag. 80 – Euro 10

Maria Grazia Di Biagio è una vera poetessa, una che non si limita a scrivere versi senza leggere, per essere originale e non avere padrini letterari. Sembra impossibile ma ne ho conosciuti tanti di (presunti) poeti che non leggono poesia ma si credono vati e fanno i sostenuti se non li leggi. I versi di Maria Grazia Di Biagio raccontano un amore che non fa rima con cuore ma è ricco di metafore straordinarie e di versi suadenti.

È un anno di parole che non scrivo

e non c’è incuria o disamore, credi,

se ho lavato la matassa dei pensieri

e l’ho stesa al silenzio ad asciugare.

Renato Fiorito - autore di un’ispirata postfazione - ha avuto la mia stessa sensazione di struggente tenerezza nel leggere i versi sopra riportati, forse perché anche lui aveva bisogno di rispecchiare in altrui parole il proprio dolore. Questa è la forza della vera poesia, ma anche della vera letteratura, di una scrittura profonda che non sia volta a realizzare il mero intrattenimento.

Non è cambiato molto da quel giorno

cado ancora come allora

mi sbuccio le ginocchia

ma non piango più, purtroppo

e questo è male, perché il pianto cura,

è pioggia che consola, il pianto.

Ho letto questi versi a mia figlia, certo lei che ha sette anni non ha pensato al male di vivere di montaliana memoria, né al vizio assurdo di Pavese, ma alle sue ginocchia sbucciate e al pianto, facendomi notare che le lacrime sono una pioggia metaforica che cade dai suoi occhi quando è triste, addolorata o soffre. Grandezza della vera poesia che si fa apprezzare da una bambina, come quella del mio amico cubano Felix Luis Viera che parla della figlia lasciata a Cuba per un doloroso esilio quando aveva quindici anni, racconta la sofferenza tangibile d’un padre in fuga.

Cerco in ogni libro una rivelazione

oppure un’intuizione condivisa,

una piccola cosa impertinente,

una violetta sbucata dalla neve

che mi faccia sentire meno assurda.

Cerco la bellezza delle cose

nella disarmonia dell’inatteso,

nelle parole, il senso primo del significato.

Altri versi che raccontano l’importanza di un libro, di una storia, di una pagina scritta, dove cerchiamo soprattutto noi stessi, il senso profondo delle cose, per recuperare stupefatti una metaforica violetta sbucata dalla neve.

Ho mentito.

Non è vero che non sto scrivendo

sono solo versi bianchi

ma ho finito i fogli colorati.

Stupenda la chiusura della raccolta. Il poeta non può fare a meno di scrivere, se ti dice che non sta scrivendo sta mentendo, il poeta è un fingitore, come scrive Pessoa, ma nel caso della Di Biagio è un sincero dispensatore d’amore, che quando finisce i fogli colorati scrive solo versi bianchi.

Gordiano Lupi

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Mario Calabresi, "Spingendo la notte più in là"

31 Luglio 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

Mario Calabresi, "Spingendo la notte più in là"

Mario Calabresi

Spingendo la notte più in là

Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo

Mondadori – Pag. 130 – Euro 14,50

Mario Calabresi scrive il libro più difficile della sua vita, quello che ha pensato di realizzare per anni - ogni volta in modo diverso - ma che ha sempre evitato di concepire come una replica astiosa a troppe accuse infamanti. Spingendo la notte più in là racconta la storia della sua famiglia, distrutta dal terrorismo, da un atto insensato organizzato nelle segrete stanze dell’estrema sinistra italiana, avallato da articoli di fuoco pubblicati da quotidiani come Lotta Continua. Non solo, narra altre vittime della barbarie terroristica - poliziotti, giornalisti, medici, agenti di scorta, servitori dello Stato caduti a difesa delle istituzioni -, veri figli del popolo (come diceva Pasolini) eliminati da un’elite intellettuale che giocava (con il fuoco) alla rivoluzione. Mario Calabresi è figlio di Luigi, il commissario di polizia assassinato perché qualcuno aveva costruito la leggenda del boia addestrato dalla CIA reo di aver ucciso e gettato dalla finestra l’anarchico Pinelli. Spingendo la notte più in là parla alla coscienza di tutti noi, mi fa vergognare di aver ascoltato e persino canticchiato la cialtronesca canzone di Claudio Lolli che racconta la morte di Pinelli secondo le veline di Sofri e di Lotta Continua. Mi fa ricordare che negli anni Settanta e Ottanta ci avevano convinto che la realtà virtuale del commissario assassino fosse realtà storica. Gente come Giampiero Mughini, Erri De Luca - che parlano e scrivono ancora! -, persino Adriano Sofri - che scrive su Repubblica e io mi rifiuto i leggerlo! - adesso sono venerati come opinionisti e scrittori di rango, mentre con i loro articoli, con assurde opinioni dettero via libera all’omicidio di un servitore dello Stato. Mario Calabresi non si lascia andare ad alcun desiderio di vendetta in un libro che nel finale tocca vette di pura poesia quando l’autore segue la voce del padre e del nonno e decide che tutto sommato la cosa migliora è scommettere tutto sull’amore per la vita. È l’insegnamento della madre, l’idea che ha sempre seguito convinto di non sbagliare, anche quando ha visto uscire dal carcere - persino graziati! - gente come Ovidio Bompressi e Adriano Sofri. L’obiettivo del libro è quello di contribuire alla pacificazione nazionale, superare un tragico momento storico della nostra vita, quando per morire era sufficiente fare il giornalista o il magistrato, solo perché un tribunale del popolo aveva deciso la tua sorte. Mario Calabresi mi ha fatto ricordare che vedo spesso Renato Curcio alle fiere del libro, ché lui come me è un piccolo editore, manda avanti Sensibili alle foglie, realtà più conosciuta del mio Foglio Letterario, per meriti di lotta politica. Ecco, io non ho avuto nessuna vittima in famiglia da quella stagione del terrore, ma non mi è mai venuta voglia di scambiare qualche parola con Renato Curcio. Io sono un vero figlio del popolo, uno di quelli che diceva Pasolini. Non lui, dispensatore di morte e di aberranti ideologie. Grazie Mario Calabresi per questo libro. Leggerlo fa bene al cuore.

Gordiano Lupi

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Mario Calabresi, "Spingendo la notte più in là"
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Elisabetta Calzolari, "Sguardi sull'acqua"

26 Luglio 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

Elisabetta Calzolari, "Sguardi sull'acqua"

Elisabetta Calzolari

Sguardi sull’acqua

Storie di guerra nella Bologna dei canali

Pendragon – Euro 14 – Pag. 190

Elisabetta Calzolari pubblica il suo primo romanzo con la bolognese Pendragon, dopo aver dato alle stampe una raccolta di racconti (Lungo la strada scritta, 2004) con un buon editore come Fernandel. Un romanzo corale ambientato a Bologna, luogo che conosce bene, composto dai ricordi della Resistenza e dalla vita quotidiana dei protagonisti, distrutta e lacerata dalla guerra civile e da un conflitto ancora lontano da finire. L’autrice si confronta con mostri sacri della narrativa italiana che si sono occupati di Resistenza, da Emilio Lussu a Cesare Pavese, passando per Elio Vittorini, Carlo Cassola e Beppe Fenoglio. E non sfigura per niente. Leggere la sua prosa forbita ed elegante, mai eccessiva, ma sempre misurata e consona alla materia narrata, equivale a veder scorrere sul grande schermo sequenze oniriche di Roma città aperta di Roberto Rossellini. Rivediamo Anna Magnani sconvolta, capelli al vento, rincorrere la camionetta tedesca che porta via il suo uomo per finire falciata dai colpi della mitraglia. verso un triste destino. Neorealismo narrativo che copre gli anni 1943 - 45, corredato da foto d’epoca in un suggestivo bianco e nero, scandito dal leitmotiv dell’acqua, fiumi o canali che bagnano Bologna, e lasciano tracce di vita, disseminano speranze di un futuro migliore. Sì, perché la guerra finirà, come canta la canzone, il sale abbonderà, il pane bianco tornerà in tavola, il popolo potrà ancora sperare. Storie bolognesi d’acqua e canali, racconti di Resistenza e di guerra civile, ricordi comuni alla nostra gente, emozioni per non dimenticare, utili per i ragazzi che non hanno conosciuto e per genitori distratti che non hanno raccontato. Quando la memoria dei nonni non basta, perché ormai affievolita, soccorrono i veri scrittori che cercano di raccontare il nostro passato. Elisabetta Calzolari ci riesce bene, con stile sopraffino, verga con periodare incalzante racconti di partigiani, alleati che avanzano, fascisti che stringono accordi con gli invasori, uomini comuni che soffrono, lottano e sperano. Un romanzo che chiedeva con forza di essere raccontato, una testimonianza per le nuove generazioni. Da leggere a scuola.

Gordiano Lupi

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Yoani accusa: Il governo cubano mi censura!

16 Luglio 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #politica estera

Yoani accusa: Il governo cubano mi censura!

Yoani accusa a reti unificate: El Nuevo Herald e Martí Noticias replicano identico comunicato stampa, diffuso da Chicago a colpi di Twitter. Le dichiarazioni della blog-trotter (la chiameremo così, il soprannome le si addice) sono tutte rigorosamente in 140 caratteri. Non fosse mai che non si comprendesse il ruolo basilare dei mezzi informatici nella lotta per una Cuba libera. Dopo i barbudos avremo gli internautas al governo di Cuba?

Vediamo la notizia: “Il governo castrista blocca il mio periodico in maniera intermittente. Si tratta di una manovra – che definisce torcida – per non consentirmi di accusare il regime di censurare 14ymedio. In ogni caso sto usando metodi alternativi per diffondere il giornale, che viene aggiornato quotidianamente, e sono molto contenta perché abbiamo registrato un numero imprevisto di accessi”.

La blog-trotter si gode Chicago, dove è stata invitata per premiare (in valuta pregiata) il suo impegno in favore della libertà di stampa, contro la censura e per la diffusione dei diritti umani. Ha riscosso 10.000 dollari, tra una chiacchierata e l’altra, un modo indiretto – grazie a un premio – di finanziare la sua attività giornalistica (parola grossa). Non è vero che non potrà disporre di quella cifra per colpa dell’embargo, perché lei sa bene come si aggira il bloqueo, anche se gioca a fare la parte di Pinocchio, che da un po’ di tempo a questa parte le si addice.

Tornando a bomba, la sua tesi originale sarebbe che il governo blocca 14ymedio un giorno sì e uno no per non far capire che si tratta di un’operazione di censura. In ogni caso la rivista conta ben 200.000 visite da tutto il mondo. Non solo. Yoani diffonde pdf stampati porta a porta e memorie USB a più non posso. Ce la vedete? Io no, ma tutto può essere, anche che la blog-trotter si occupi dei problemi dei poveri invece di guardarli dall’alto in basso con alterigia borghese. La blog-trotter non aggiunge che i contatti sono quasi tutti esterni, non tanto per colpa della censura governativa, quanto perché i cubani non sono interessati a collegarsi a una rivista telematica che racconta cose di pubblico dominio a prezzi altissimi (un’ora di connessione costa circa 7 dollari, mezzo stipendio di un impiegato statale). A nostro parere, se il governo cubano perde tempo per censurare una rivista che nessuno legge i casi sono due: Raúl Castro è completamente rimbecillito, oppure c’è qualcosa sotto. Tra l’altro è previsto in tempi brevi il rientro a Cuba della blog-trotter, che come al solito – dopo aver accusato il governo cubano di ogni possibile infamia – non subirà alcuna repressione. Non è stupefacente? Se Cuba fosse davvero una dittatura liberticida non si limiterebbe a bloccare 14ymedio in maniera intermittente, ma farebbe marcire la sua direttrice nelle patrie galere. Troppe cose non mi convincono in questa storia…

Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi

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Salvo Zappulla, "Kafka e il mistero del processo"

12 Luglio 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

Salvo Zappulla, "Kafka e il mistero del processo"

Salvo Zappulla

Kafka e il mistero del processo

Melino Nerella Edizioni

Pagine 215 - Euro 14

Salvo Zappulla è un ottimo scrittore siciliano che leggo dai tempi della sua collaborazione con Terzo Millennio, editore serio e onesto, ragion per cui ha dovuto chiudere bottega. Scrive di critica letteraria su La Sicilia, La Voce di Romagna, Il Sud, La Voce dell’Isola... Ha pubblicato fiabe, racconti, romanzi, commedie, vincendo premi importanti e classificandosi al secondo posto con un’opera teatrale presentata al prestigioso premio Troisi (2006). Il nuovo romanzo resta nel solco della sua miglior narrativa per quel che riguarda uno stile sobrio, piano, lineare, composto da un dialogare continuo, senza perdersi in elucubrazioni letterarie. Zappulla ama il grottesco, segue le orme di Pirandello e Kafka, per creare la figura di uno scrittore raccomandato da uno zio onorevole che un editore pubblica per compiacere l’importante parente. Un bel giorno il politico cade in disgrazia e l’editore - un burbero meridionale innamorato del suo lavoro - rifiuta l’ultimo manoscritto bucolico e retorico, invitandolo a scrivere qualcosa veramente originale. A questo punto inizia il romanzo umoristico, una sorta di Castello kafkiano in salsa sicula, corretto secondo lo stile di Zappulla. Lo scrittore deve subire la ribellione del personaggio (Pedro Escobar) che a un certo punto rifiuta di tornare a condurre un’esistenza grigia al fianco di una moglie noiosa, brutta e pedante. Non solo. Lo scrittore finirà in prigione, dopo un processo surreale e al termine di una requisitoria della Pubblica Accusa che condanna il suo stile e la sua creatività. Inutile difendersi mettendo di fronte a chi lo accusa illustri precedenti: Kafka (Il castello, La metamorfosi), Flaubert (Madame Bovary), Buzzati e persino Dante Alighieri. Il romanzo procede per capitoli alterni, con il personaggio che vive di vita propria, incontra Madame Bovary, Pinocchio, La piccola fiammiferaia, Attila..., con loro conversa e scambia opinioni, indagando la vera natura che esprimono, ben oltre le intenzioni narrative. Un romanzo grottesco, umoristico, di facile lettura, ma che vuol essere una critica serrata a un mondo editoriale diventato un supermercato, un surrogato dell’incultura televisiva, un luogo frequentato da nani, ballerine, calciatori, veline, scrittori panettone, narratori del niente. Ho scritto qualcosa di simile un sacco di anni fa (Quasi quasi faccio anch'io un corso di scrittura, Nemici miei, Velina e calciatore, altro che scrittore!), ma mi rendo conto con tristezza che il mercato editoriale non solo non è cambiato, ma è persino peggiorato. La sola alternativa per gli scrittori veri - animati dal sacro fuoco delle lettere che scrivono solo quando hanno qualcosa da dire - è seguire il consiglio dell’editore - personaggio del romanzo di Zappulla: darsi all’agricoltura biologica. Pure per coltivare zucchine serve creatività, in fondo. Inoltre si tratta di un mercato puro, non inquinato da un mare di escrementi che galleggiano in un liquido informe, voluto dall’Editore Unico Nazionale che presto avrà un Distributore Unico Nazionale (PDE - Messaggerie). Editori e Scrittori veri - vi scrivo con la lettera maiuscola - cosa aspettate a ribellarvi? Nel frattempo, leggiamo Zappulla, ché il romanzo merita.

Gordiano Lupi

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Domenico Vecchioni, "Ana Belén Montes La spia americana di Fidel Castro"

10 Luglio 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

Domenico Vecchioni, "Ana Belén Montes La spia americana di Fidel Castro"

Domenico Vecchioni
Ana Belén Mont
es
La spia americana di Fidel Castro
Greco & Greco
Euro 12 – Pag. 152

Domenico Vecchioni è un ex diplomatico di carriera, ambasciatore italiano all’Avana, che da alcuni anni dirige la collana Ingrandimenti della Greco & Greco, nata per ospitare agili biografie di personaggi storici controversi. A sua firma ricordiamo: Richard Sorge, Pol Pot (ottimo), Kim Philby, Felix Kersten. Per altri editori ha pubblicato biografie di Raúl Castro ed Evita Peron, alcuni testi sulle spie e sugli 007 del passato. Questo nuovo lavoro si segnala per originalità e getta nuova luce su una figura indefinibile come la portoricana Ana Belén Montes, la spia americana al servizio di Fidel. Vecchioni tratteggia con precisione biografica la vita di una donna che per sedici anni è stata una vera e propria spina nel fianco della DIA, lavorando alacremente per divulgare segreti militari e politici ai suoi corrispondenti cubani. Il problema è che se chiedete a un dirigente cubano chi sia Ana Belén Montes si chiuderà nel più totale riserbo. Soltanto Felipe Perez Roque – ormai caduto in disgrazia – ha pronunciato parole di stima nei confronti di una spia che “pur non prendendo un solo penny dal governo cubano ha reso grandi servizi alla causa della libertà dei popoli oppressi”. Ana Belén è una spia molto sui generis, infatti pare che la sua attività non sia stata guidata da brama di potere e denaro, ma soltanto da motivi ideologici e psicologici, perché identificava nel governo nordamericano quel padre repressivo e violento che aveva dovuto subire da piccola. La sua è stata una condivisione ideologica dettata dall’intima convinzione di dover aiutare il governo di Fidel Castro a liberare le popolazioni oppresse, tra queste anche la sua Porto Rico che chiedeva l’indipendenza. “Ana Belén è stata un’eroina della Rivoluzione dal destino paradossale” afferma Vecchioni “perché condannata a Washington e ignorata all’Avana, sconosciuta all’opinione pubblica cubana, spia senza mandanti. Non ha goduto nemmeno della notorietà, che in genere emana dalle grandi spie, né è stata confortata dalla riconoscenza del suo idolo, Fidel Castro”. Quasi come se Ana avesse spiato per Cuba all’insaputa di Cuba, cosa impossibile, ma che di questi tempi va molto di moda anche dalle nostre parti. Ben altro destino hanno avuto i Cinque Eroi prigionieri dell’Impero, in realtà spie cubane in trasferta USA, ma per L’Avana vittime di un regime che sogna la normalizzazione di Cuba. Ana Belén Montes è rimasta vittima della politica cubana che non ammette l’esistenza di una sua rete di spionaggio, addestrata dall’Isla Grande, per infiltrarsi nei meandri della politica statunitense. Arrestata nel 2001, ripudiata anche dal compagno tradito dal suo comportamento antiamericano, additata al pubblico ludibrio dai giudici: “Se non voleva amare il suo Paese, poteva almeno fare a meno di danneggiarlo”, risulta una figura quasi patetica di spia solitaria, dalla doppia vita e dal destino infelice. La condanna finale: 25 anni di carcere duro, senza possibilità di libertà condizionata. “Ana è stata una delle spie più dannose per gli USA e solo gli attentati alle torri gemelle hanno potuto oscurare nell’attenzione dell’opinione pubblica americana e internazionale il caso di spionaggio più clamoroso del secolo scorso”, scrive Vecchioni. “Ana serviva a Fidel per conoscere in anticipo le posizioni di Washington alle Nazioni Unite e per sapere fino a che punto nei momenti di tensione poteva spingersi nella provocazione senza rischiare reazioni forti, magari di tipo militare”, aggiunge. Un libro da leggere, che rivela novità interessanti e particolari inediti sui Servizi Segreti Cubani, sulla Red Avispa, sull’Intelligence Americana e sui Dioscuri di Cuba. Un libro che racconta la vita di un’eroina idealista che si assegna la missione di aiutare la liberazione delle masse oppresse in una lotta guidata dal suo mito Fidel Castro. Mentre lo leggevo mi sono chiesto più volte: e se anche la tanto osannata blogger Yoani Sánchez fosse una spia di Castro? Se fosse una spia d’influenza, oppure uno strumento inconsapevole nelle mani dei Servizi Segreti cubani? Soltanto il tempo svelerà troppi misteri. Una cosa è certa: quando c’è di mezzo Cuba tutto è possibile.

Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi

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Davide Barilli, "La nascita del Che - Racconti da Cuba"

19 Giugno 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #luoghi da conoscere

Davide Barilli, "La nascita del Che - Racconti da Cuba"

Davide Barilli

La nascita del Che - Racconti da Cuba

Aragno - Pag. 225 - Euro 13

Ho letto quasi tutto di Davide Barilli, giornalista parmigiano in prestito alla letteratura (o viceversa, visto che è molto bravo in entrambi i campi), soprattutto le cose a tema cubano, per le quali continuo ad avere un debole, nonostante tutto. Lui è più fortunato di me, ché a Cuba ci può tornare, non si è fatto revocare il permesso di varcare i confini caraibici per aver seguito una persona che non meritava tanta dedizione. Ma lasciamo da parte il veleno e parliamo della poesia contenuta nei racconti cubani di Barilli, che già ci aveva esaltato nel letterario Le cere di Baracoa (2009) e nel suggestivo Carte d'Avana (2010), realizzato con la collaborazione di Francesco Barilli, regista che amo con tutto me stesso. In questa nuova incursione cubana Barilli scrive: La nascita del Che, Il gallo in bicicletta, Il maggiordomo di Caruso, Il coleottero del Malecon e La baia di Regla. Editore Aragno, che pubblica sempre letteratura di buon livello, ma ha il limite di non personalizzare le copertine, tutte rigorosamente uguali. Cinque storie orgogliosamente fuori moda, lontane mille miglia dal niente che si pubblica adesso, costruite con puntigliose descrizioni del paesaggio, degli ambienti, delle situazioni e con pochi dialoghi. Barilli ama Cuba e non ne fa mistero, sogna di perdersi tra le sue braccia e nelle sue strade, magari all'interno di un taxi collettivo, in una guagua scassata e puzzolente, in un lungomare cittadino al tramonto del sole, sorseggiando rum e mangiando riso con fagioli. Barilli racconta la mia Cuba, leggo le descrizioni dei luoghi che tanto ho amato e che continuano a violentare le mie notti e mi sembra di leggere me stesso o i miei scrittori cubani preferiti. Per questo il racconto che più amo è Il coleottero su Malecon, appunti per un diario di viaggio scritti in terza persona che riflettono momenti di vita vissuta, che sono anche la mia vita. Barilli racconta l'odore di Cuba, quel mix di benzina, frutta marcia e sentori di magia tropicale che ti afferra alla gola appena scendi dal tuo aereo e cominci a percorrere le lunghe direttrici della capitale. Un libro che racchiude i misteri del fascino cubano, le piogge d'ottobre violente e improvvise, il tanfo implacabile che si leva da strade spesso di terra battuta, l'aroma del caffè e delle pastel di guayaba, la scia profumata di orchidea lasciata da una ragazza che passa per strada. Barilli come tutti noi, mezzi pazzi, innamorati di Cuba, scrive in italiano e in spagnolo, cita un sacco di termini cubani, per esorcizzare l'assenza, quel senso di paradiso perduto che dopo un po' di tempo provoca la mancanza da Cuba. Bravo Barilli, continua a scrivere quelle storie che non sono più capace d'inventare perché da troppi anni manco dal Caribe. Leggerti mi fa bene, lenisce il dolore della lontananza.

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

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