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Post con #gordiano lupi tag

Alessandro Angeli, "Napoli Circonvallazione Nord"

7 Gennaio 2015 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

Alessandro Angeli, "Napoli Circonvallazione Nord"

Alessandro Angeli
Napoli Circonvallazione
Nord
Italic Pequod – Euro 15 – Pag. 110

Alessandro Angeli (1972) non è un esordiente. Ce ne rendiamo conto dopo poche pagine, dalla ricerca linguistica, dallo stile, dalle ambientazioni degradate e dai caratteri dei personaggi, immersi nel sottomondo napoletano, governato da malavita e piccoli boss di quartiere. Angeli è un romano che vive in Maremma, nella - per me - vicina Grosseto, patria di Bianciardi, uno dei più grandi scrittori del Novecento. Pubblica dal 2008, romanzi e racconti: Maginot, La lingua dei fossi, Ragazzo fiume, I ragni in testa, Mare di vetro, Storia d’amore e d’anarchia di Antonio Gamberi, Transmission, vita morte e visioni di Ian Curtis, Joy Division. Meriterebbe un editore medio grande, perché la sua scrittura matura andrebbe valorizzata, se ancora esistessero gli editori - talent scout (ma tanto ci sono i talent televisivi, no?), anche se i suoi ultimi lavori sono usciti per Stampa Alternativa del mitico Marcello Baraghini, grande editore da un punto di vista morale, senza essere un editore grande.

Il romanzo è ambientato a Napoli, nei quartieri marginali della città, secondo la lezione di Roberto Saviano, ma forse ancor più delle fiction televisive come L’oro di Scampia e i serial Gomorra e Romanzo criminale. Non crediamo di bestemmiare dicendo che Angeli ci appassiona molto di più del rinomato Saviano, abile polemista ma incapace di scrivere narrativa con un briciolo di poesia. Angeli no, nelle sue frasi scarne e nei dialoghi serrati abbonda di un cupo lirismo fatto di inquietudini, di bambini che giocano a pallone sotto gli occhi di giovani spacciatori, di adulti che passano il tempo nei bar di periferia, di donne disponibili a incontri sessuali a pagamento. Il protagonista della storia è Nunzio, un ragazzo di Secondigliano, che ci racconta pagina dopo pagina il vuoto della sua esistenza fatta di consuetudini, di un niente assoluto, permeata dal desiderio di fuga. Napoli Circonvallazione Nord è a tutti gli effetti un noir, una storia criminale, che narra le vicissitudini di spacciatori e ladri di quartiere, di rapinatori braccati dalla polizia, costretti a vivere un’esistenza che non vorrebbero. Nunzio sa che non può abbandonare Napoli, perché quel mondo degradato e insopportabile, quel panorama di tristezze quotidiane, è la sua vita. Napoli e i panni stesi alle finestre. Napoli e le case popolari. Napoli e il senso d’abbandono. Napoli e la noia, l’abulia del quotidiano. Napoli e i sogni infranti. Napoli e le suggestioni liriche che Angeli infonde nel lettore. Un romanzo da leggere.

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Quindici anni de Il Foglio Letterario

5 Gennaio 2015 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #interviste

Cliccate sul link sopra, troverete un'Intervista su Tutto Mondo a tema editoria, 15 anni del Foglio, cinema e altro...

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Anteprima nazionale

17 Dicembre 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi

Anteprima nazionale

Giovanni Agnoloni – La casa degli anonimi

(Galaad Edizioni, 2014)

Domani, giovedì 18 dicembre, anteprima nazionale de La casa degli anonimi, nuovo romanzo di Giovanni Agnoloni, edito da Galaad Edizioni e sequel dell'opera d'esordio dell'autore, Sentieri di notte (pubblicata anche in lingua spagnola). Preceduto dallo spin-off Partita di anime (marzo 2014), La casa degli anonimi è il terzo atto della serie “della fine di internet”, che ipotizza, in un futuro ormai prossimo, il crollo della Rete e l'impossibilità di un ritorno al prima.

Temi forti di questo nuovo libro di Agnoloni, l'alterazione degli stati emotivi provocata dalla dipendenza dai social network; la tecnologia wireless come veicolo di una possibile nuova dittatura del pensiero; le incredibili variazioni climatiche del pianeta; il sogno e il viaggio come strumenti di esplorazione di verità emotive e spirituali; il mistero dell'unico passo evangelico in cui Gesù scrive.

La casa degli anonimi sarà presentato giovedì 18 dicembre alle ore 18,00 a Firenze, presso la Libreria-caffè letterario “La Cité” (in Borgo San Frediano 20 rosso), con l'intervento dello scrittore Vieri Tommasi Candidi, che condurrà l'incontro, e la partecipazione dello storico dell'arte Corrado Marsan.

Sinossi de La casa degli anonimi

2027. Sono passati quasi due anni dal crollo di Internet in Europa. I sabotaggi degli Anonimi – un gruppo di oppositori del Sistema, nato dopo il settembre 2025 – hanno provocato il collasso della Rete anche in Nord America e Nord Africa. Sullo sfondo di questo scenario globale si stagliano, come percorsi luminosi in una visione satellitare, le vicende di personaggi apparentemente estranei l’uno all’altro. Sorvolando in aereo i cieli olandesi, Kasper Van der Maart cerca invano di raggiungere l’Italia; in un surreale inseguimento notturno per le vie di Firenze, Emanuela e Aurelio incrociano i loro destini; dall’altra parte del mondo, attraverso le strade del Nord America, Tarek dovrà recuperare i ricordi di un passato sommerso; mentre, in Marocco, Ahmed lotta con i propri fantasmi per varcare il confine che lo separa dalla verità. Una visione parallela interseca misteriosamente le traiettorie di tutti loro: una casa, abitata da tre figure enigmatiche in cerca di risposte. La casa degli anonimi aggiunge così un altro capitolo al ciclo della “fine di Internet” inaugurato da Sentieri di notte.

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Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976) ha pubblicato i romanzi Partita di anime (2014) e Sentieri di notte (2012; tradotto in spagnolo nel 2014), e i saggi Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (2011), Nuova letteratura fantasy (2010) e Letteratura del fantastico. I giardini di Lorien (2004). Curatore e co-autore di Tolkien. La Luce e l’Ombra (2011) e co-traduttore (con Marino Magliani) di Bolaño selvaggio (2012), ha tradotto opere di Jorge Mario Bergoglio, Amir Valle, Peter Straub, Tania Carver e Noble Smith. Scrive sui blog lapoesiaelospirito.wordpress.com e postpopuli.it. Il suo blog personale è giovanniag.wordpress.com

Giovanni Agnoloni, La casa degli anonimi

(Galaad Edizioni, 2014, pagine 276, euro 13; ISBN: 9788898722204)

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Domenico Vecchioni, "La prima dinastia comunista della storia"

1 Dicembre 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #saggi

Domenico Vecchioni, "La prima dinastia comunista della storia"

Domenico Vecchioni

La prima dinastia comunista della storia

La saga dei tre Kim

Grego&Greco Editori - Pag. 190 - Euro 12

Credo di aver letto quasi tutta la produzione saggistica di Domenico Vecchioni, sempre di alto livello, sia quando parla di spie internazionali che di sanguinari dittatori. Negli ultimi tempi noto un incremento qualitativo e quantitativo della sua opera come divulgatore storico che ha intrapreso al termine della carriera diplomatica. Lavori come Raul Castro, Pol Pot, Ana Belén Montes e adesso questa saga dei tre Kim sono dei veri capisaldi della letteratura biografica, indispensabili per lo studioso e per il semplice curioso del mondo circostante. La prima dinastia comunista della storia racconta il pericolo reale per il mondo rappresentato dalla Repubblica Popolare e Democratica di Corea, un comunismo singolare che non ha niente di marxista-leninista, se non la facciata, un po' come accade a Cuba, un sistema paradossale che è diventato una monarchia dai contorni teocratici. La famiglia Kim guida la Corea del Nord da circa settant'anni, dal Grande Leader (Kim I), al Caro Leader (Kim II) per finire con ilGrande Successore (Kim III), accomunati dalla volontà di difendere un potere assoluto che rende paranoici, colpevoli di aver trasformato in triste realtà il romanzo di Orwell: 1984. La dinastia Kim riscrive la storia, parla di difesa contro la sempre possibile invasione statunitense, alleva i figli nell'odio contro gli yankee, spende ogni risorsa in arsenali militari e nucleari, senza badare ai bisogni alimentari delle persone. Un simile regime fa marciare il popolo al passo d'oca, lo fa piangere a comando e sorridere per obbligo, non si vergogna di far morire di fame i poveri, ordina fucilazioni di massa per i dissidenti e dispone di giganteschi campi di concentramento dove rinchiude gli antisociali. Un simile regime è una potenza nucleare e un brivido di paura percorre le membra del lettore quando pensa che il folle Kim III potrebbe - soltanto per un capriccio - ordinare un'esplosione atomica. Noi che conosciamo abbastanza da vicino la dittatura cubana - la famiglia Castro governa dal 1959, i Kim dal 1945 - possiamo dire che i due regimi non sono neppure paragonabili. Tanto per fare un esempio, se a Pyongyang venisse fuori una blogger come Yoani Sanchez non solo non sarebbe libera di girare per il mondo criticando il suo governo, ma sarebbe stata da tempo internata in un campo di concentramento o - peggio - fucilata. Il governo coreano pratica l'eugenetica,nel senso che stermina tutta la famiglia del presunto dissidente, una volta accertato (con torture e metodi disumani) il tradimento, che consiste anche in un modesto scostamento dalla dottrina della famiglia Kim. Domenico Vecchioni scrive un ottimo testo, molto utile per che vuole avere una rapida panoramica di uno dei regimi più feroci dell'epoca contemporanea. Si legge come un romanzo, ma non come un romanzo di Veronesi, come un romanzo scritto bene.

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Bombolo

28 Novembre 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #cinema, #personaggi da conoscere

Bombolo

Ezio Cardarelli
E poi cominciatti a fa’ l’attore
Ad Est dell’equatore – Euro 12 – Pag. 170
www.adestdellequatore.com
info@adestdellequatore.com

Mi riprometto di tornare sull’argomento in maniera più approfondita, perché Bombolo – al secolo Franco Lechner – è un caratterista che merita attenzione, ma non potevo fare a meno di segnalare che ho appena finito di leggere un libro fantastico, una vera e propria biografia del comico più naturale del nostro cinema. Ezio Cardarelli è un poliziotto – come Nico Giraldi, precisa nella nota biografica – che si cimenta per la prima volta con la scrittura di un libro, per amore nei confronti del cinema di Tomas Milian e della comicità di Bombolo. Tutto nasce a Miami Beach, dove Cardarelli conosce e intervista er cubbano de Roma, spinta emotiva necessaria a realizzare un’opera importante. Il libro comincia proprio da Milian, ma prosegue con la vita di Bombolo, raccontata con le sue parole, con il suo slang, con tanti episodi di vita in borgata e momenti di cinema. Il libro è anche una storia in piccolo della Roma povera, dove si parla come si mangia, un testo dal quale emerge tutta genuina spontaneità di Bombolo. Il lettore troverà appagate le sue curiosità: il quartiere natale, il carrettino per vendere piatti e mercanzia per strada, il rapporto stretto con il fratello, l’esordio in teatro, grazie a Castellacci e Pingitore che lo scoprono tra i commensali del ristorante Picchiottino, il lavoro con Tomas Milian, Pippo Franco, Enzo Cannavale. Cardarelli fotografa Bombolo come un irresistibile comico naturale, che non aveva bisogno di recitare, ma bastava mettesse in campo la sua mimica facciale, le sue battute corporali, il suo mitico tzé-tzé, come ricorda Marco Giusti in una brillante prefazione. Il lettore troverà le testimonianze di Pingitore, Martufello, Galliano Juso, Alessandra Cardini, dei familiari e di tutti coloro che hanno conosciuto Bombolo. Interessante apparato fotografico e filmografia completa, da Remo e Romolo (1976) a Giuro che ti amo (1986), senza dimenticare TV e teatro. Cardarelli non è un critico con la puzza sotto il naso, ma un entusiasta del cinema italiano perduto, uno che ama Gloria Guida, Lilli Carati, Edwige Fenech e che non si vergogna a definire W la foca! un capolavoro. Quanto siamo simili… forse proprio per questo metterò il suo libro tra le cose più importanti della mia biblioteca. Complimenti anche all’editore che fa pagare un prezzo onesto per acquistare un’opera che celebra con umiltà e buon gusto il nostro cinema popolare.

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Simone Pazzaglia, "Nidi di rondine"

14 Novembre 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

Simone Pazzaglia, "Nidi di rondine"

Simone Pazzaglia

Nidi di rondine

Historica – Pag. 70 – Euro 8,00

http://www.historicaedizioni.com/

Conosco Simone Pazzaglia sin dai tempi del primo romanzo - Un paese di poveri pazzi e cani -, apologo felliniano sulla vita di provincia, una sorta di Amarcord in salsa toscana. Ho apprezzato anche il successivo racconto sulla crisi di coppia, l’ironico ma meno intenso Amanita, lavoro che conferma indubbie capacità di scrittura. Nidi di rondine è un racconto lungo, insolito intermezzo nella produzione di un autore che è già all’opera per sfornare il terzo romanzo, una storia complessa di famiglie della provincia toscana a cavallo tra due guerre. La dedica a un Amico fragile di deandreiana memoria, evaporato in una nuvola rossa in una delle molte feritoie della notte, fa capire che ci troviamo di fronte a una storia pericolosa - per citare Emil Cioran - una di quelle degne di essere raccontate, perché l’autore scava nelle ferite della vita e scandaglia i meandri del tempo perduto. Ancora una volta lo scenario di Pazzaglia è la provincia, quell’angolo di Maremma dove vive, tanto caro a Bianciardi, periferia di Kansas City, un luogo indefinibile che potrebbe essere Gavorrano, Montepescali, Sticciano, Paganico, Seggiano… Non ha importanza definire topograficamente il paese, conta l’atmosfera pesante da Berlinguer ti voglio bene, quei luoghi che Benigni e Bertolucci hanno saputo dipingere con pennellate di degradante squallore componendo un affresco verista. “Un paese con una chiesa, un campetto di calcio, e gente che ogni tanto urla dalle finestre… un paese lento e moribondo che anno dopo anno perde un pezzo di carne come un lebbroso”, ma anche una madre che “cucina roba senza amore e con poco sale”, “un padre di poche parole lanciate come frecce da evitare” e alcuni amici che si danno appuntamento in un fantastico campo di calcio al limitare del bosco, “torsi nudi e pantaloncini corti”. Una storia che nasce in pineta, in un giorno d’estate, un’ingiustizia che si consuma dopo una partita di calcio, gerarchie di ragazzini che impongono la loro volontà su altri più deboli e poi una vecchia signora che paga per veder distruggere nidi di rondine a colpi di fionda. Passano gli anni e non accade niente di straordinario, a parte la vita che scorre, il tempo che si perde, i ricordi che restano ricordi. Capita che ci si ritrova in un bar, davanti a una birra, per accorgersi che la vita si è presa il gusto di vendicare torti e ingiustizie. Non aggiungo altro. Il racconto merita di essere letto e apprezzato, centellinato pagina dopo pagina, assaporato, magari riletto per andare alla ricerca dei sapori intensi della vita di provincia. Nelle botti piccole ci sta il vino buono. Nei cataloghi dei piccoli editori tanti piccoli gioielli. Oggi ne abbiamo scoperto uno.

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

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Manlio Gomarasca, "Monnezza amore mio"

1 Novembre 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #cinema, #personaggi da conoscere

Manlio Gomarasca, "Monnezza amore mio"

Tomas Milian

Monnezza amore mio

con Manlio Gomarasca

Rizzoli – Pagine 296 - Euro 18,50

E-Book 10,99

Manlio Gomarasca trasforma in realtà il libro della sua vita, promesso ai fan di Tomas Milian da almeno quindici anni, dai tempi in cui Nocturno Cinema era soltanto una fanzine. Monnezza amore mio - strutturato come un dialogo tra il personaggio e l’attore - è frutto dei ricordi di Milian e della sua volontà di raccontarsi a ruota libera, ma è soprattutto merito di una scrittura nitida e ammaliante di Gomarasca che ti obbliga a continuare nella lettura come se tu sfogliassi un thriller. Tomas Milian da buon cubano racconta la sua verità, com’è giusto che sia, perché il libro è la sua biografia, non un saggio di cinema. Una verità che non piacerà a Dardano Sacchetti e Umberto Lenzi, che per anni si sono disputati la paternità del Monnezza, perché l’attore afferma di essere l’inventore del personaggio, di aver scritto dialoghi e battute, di aver ideato look, smorfie, parolacce, rime baciate, imprecazioni. Peccato che nel libro non ci sia spazio per Ferruccio Amendola, doppiatore che ha contribuito al successo di Milian, mentre Bombolo e Quinto Giambi sono citati a dovere. Per il resto, non manca niente: il suicidio del padre, l’Actor’s Studio, il successo italiano, il triste ritorno negli Stati Uniti. Pagine che raccontano la bisessualità, il rapporto con la famiglia e con un figlio riconquistato dopo un breve abbandono, il consumo di droga, la crisi provocata da alcol e cocaina, la vocazione mistica e il viaggio in India.

Monnezza amore mio è un libro che mi fa tornare alla memoria la quantità industriale di pellicole viste da ragazzetto in un cinema di seconda visione della mia città. Quella sala, che io ricordo bellissima ma che forse non lo era, si chiamava Cinema Teatro Sempione e la domenica era presa d’assalto da frotte di ragazzini che facevano la ressa al botteghino per acquistare il biglietto. C’ero anch’io tra quei ragazzini, ricordo che ci davamo botte, spinte e calci per entrare e aggiudicarci i posti migliori. Prima di entrare in sala si doveva far provvista al banchetto della signora che vendeva semi, noccioline, duri alla menta, stringhe di liquirizia… Il posto in galleria era il più ambito, ché le bucce dei semi e delle noccioline erano armi di prima scelta per bersagliare quei poveracci della platea. Al Sempione proiettavano due pellicole alla volta, entravi alle tre del pomeriggio e ne venivi fuori che era ora di cena. Di solito passavano film di genere, da sala di seconda visione, un ricordo del passato, sono locali scomparsi, uccisi dalla televisione. Al Sempione mi sono visto il ciclo storico di Godzilla, il peplum all’italiana, spaghetti-western in quantità industriale, poliziotteschi che non vi dico, horror di Bava, Freda, Fulci, D’Amato, pellicole comiche di Totò, Franco e Ciccio, Gianni e Pinotto. Tutto quel che piaceva a noi ragazzini degli anni Settanta lo programmavano al Sempione. Mi fa una rabbia oggi passare per Corso Italia, che sarebbe la strada principale del luogo dove vivo, e vedere che al posto del Sempione c’è una profumeria. Del Sempione è rimasta la facciata, il ricordo di quel che era, l’insegna è la stessa ma dentro vendono profumi invece che emozioni. E mica è la stessa cosa. Quando ne discussero in Consiglio Comunale non ci fu un assessore contrario, non uno a dire: “Il Sempione sarebbe proprio un bel cinema d’essai”. Nessuno. Va bene, andiamo avanti così. Facciamoci del male, direbbe Nanni Moretti.

Ho scoperto Tomas Milian proprio sulle scomode panche di legno del Sempione. Dal 1968 al 1972 lui era alle prese con lo spaghetti-western e io ero un ragazzino di otto - dodici anni che la domenica andava al cinema con la nonna, grande divoratrice di cinema. Io amavo quei film, mi emozionavano, mi facevano sognare. E poi ero convinto che fossero americani, mica me ne intendevo di cinema, mi bastava vedere film d’avventura. Un bel giorno fu mio padre a distruggere il sogno. Mi venne a dire che erano spaghetti-western e che li giravano in Sardegna, quando andava bene in Spagna, ma in America e in Messico proprio no, erano posti che i registi non avevano visto neppure in cartolina. Forse per questa sorta di choc giovanile ancora adesso mi è rimasta la fissa del cinema italiano.

Tomas Milian ha accompagnato la mia giovinezza pure negli anni che è passato al poliziottesco. Tutti film che mi sono visto in prima visione al cinema più grande della città, che è sopravvissuto alle televisioni commerciali e si chiama Metropolitan. Ero ancora più grande, studente di liceo e universitario, quando andavo a vedere Nico Giraldi e Venticello, sganasciandomi dalle risate seguendo trame improbabili e dialoghi al limite del turpiloquio. C’è stato un lungo periodo che me lo sono perso il buon Tomas Milian, tutti dicevano che se n’era andato negli States, che non ne voleva più sapere di quel personaggio da trucido. Forse aveva anche ragione, mica poteva fare il Monnezza e Nico Giraldi per tutta la vita. Adesso capita che Tomas Milian lo rivedo in televisione quando passano Havana, Arturo Sandoval o JFK, ma non è più lui, è un caratterista di lusso, pelato e ingrassato. Cosa ci posso fare se per me Tomas Milian resta sempre quello che indossava la parrucca da trucido del Monnezza? Ci ho persino scritto un libro (Il trucido e lo sbirro, Profondo Rosso), dedicato a mio figlio, che dieci anni fa s’è rivisto con me tutto il cinema di Tomas Milian. E poi con Cuba e con i cubani ho un legame importante…

Grazie Gomarasca, hai fatto davvero un ottimo lavoro, regalando uno stile impeccabile ai ricordi di Tomas Milian. Un vero gioiello. Imperdibile per gli appassionati.

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Gordiano Lupi, "Calcio e Acciaio"

20 Ottobre 2014 , Scritto da Ida Verrei Con tag #ida verrei, #gordiano lupi, #recensioni

Gordiano Lupi, "Calcio e Acciaio"

Il bel libro di Gordiano Lupi: Calcio e Acciaio- Dimenticare Piombino.

Rincorrere il passato, forse è una soluzione, quando il presente non possiede niente di magico, non profuma di sogni ma porta con sé un acre sapore di sconfitta”…(pag.151)

Sommessa passeggiata tra i ricordi: un calciatore, che ha conosciuto fama e successo negli anni della gioventù, torna, al tramonto, nella sua terra maremmana. E, pur con cuore e mente legati ai giorni di gloria, riscopre il gusto delle emozioni antiche.
Una delicata storia di provincia; un romanzo del rimpianto, della nostalgia. Ma anche del sogno, della riscoperta delle radici.
Lenta la narrazione, la scrittura pare scorrere pigra, indolente, una sorta di cantilena dolce della memoria; come lenti sono i ritmi della vita di provincia, dove sembra non accadere mai niente, ma dove pure si conserva il passato, si riscoprono i valori, quelli veri, autentici, mai dimenticati. Così come restano nella pelle, nei sensi, sapori, colori, odori, anche se cambiano come “il tempo che scorre tra le dita…”
…E ti svegli da grande e non ce la fai più.

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Enrico Miglino, "Francesco"

13 Ottobre 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

Enrico Miglino, "Francesco"

Enrico Miglino
Francesco
Ediciones Baleares – E-Book - Euro 6,90

Francesco è un romanzo breve, uscito soltanto in e-book, che si legge con rapidità e trasporto, anche se è dotato di struttura, risulta ermetico e racconta una storia che si presta a molteplici interpretazioni. Romanzo breve e non racconto lungo, anche se stiamo parlando di una narrazione di 40 cartelle, perché la struttura a capitoli e le diverse sottotrame fanno propendere per tale classificazione. Francesco è una storia d’amore, per meglio dire di disamore, perché racconta la fine di un rapporto, in un’atmosfera sognante e decadente, tra suggestive descrizioni di paesaggi e coinvolgenti stati d’animo che si fondono con il racconto. Hector, il protagonista, sogna di ritrovare Francesco, un grande amico del passato, identificandolo nelle sembianze di una donna che compare improvvisamente, proprio mentre Irene, la sua compagna, lo sta tradendo con un collega di lavoro. Il lettore si trova di fronte a un dubbio inquietante: Francesco è soltanto un sogno, oppure è fantastica realtà della nuova vita di Hector? Francesco è un fantasma prodotto dalle ceneri della solitudine, una presenza ectoplasmatica, una finzione della mente che nasconde il corpo di una donna? Forse un po’ di tutto questo. Forse Francesco è soltanto un modo per mascherare solitudine e depressione del protagonista che sta vivendo un tragico abbandono. La vita cambia, un poco ogni giorno, anche quando non ce ne accorgiamo; i sentimenti si modificano, le situazioni non rimangono immutabili. E nel cambiamento della vita di Hector c’è posto ancora una volta per un amico - amante di nome Francesco, ma soprattutto per tanta solitudine. Consigliato, anche per chi non ama leggere gli e-book, perché lo stile è talmente scorrevole e piano che si arriva in fondo in poco meno di un’ora.

Gordiano Lupi – www.infol.it/lupi

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Andrea Camerini e la Grezzo Film

18 Settembre 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema

Andrea Camerini e la Grezzo Film

Mi occupo di cinema italiano da quasi vent’anni ma non conoscevo il valore di Andrea Camerini come regista né le sue produzioni targate Grezzo Film, nonostante la stampa (locale e specializzata) spesso le avesse decantate. Conoscevo - da lettore del Vernacoliere - Andrea Camerini autore di vignette satiriche e delle avventure molto sopra le righe di un personaggio come Il Troio. Il nome è tutto un programma. Niente sapevo delle sue vicissitudini televisive (Zelig, Striscia la notizia…) perché frequento poco il piccolo schermo che uso come monitor per vecchi film, ma anche per cercare vecchio cinema italiano su satellitare e digitale terrestre. Devo ringraziare la Festa dell’Unità di Piombino se ho colmato una lacuna della mia cultura cinematografica e ho potuto apprezzare sequenze di Aglien, Draculo, Lezzzioni di Piano, Shining, parodie di Uomini contro donne, pubblicità in versione sarcastica con interprete una volgarissima bimba pisana e via di questo passo. Pare che alcuni di questi brevi film siano sbarcati negli Stati Uniti d’America, i bene informati parlano di Aglien, parodia di Alien che si ricorda per la celebre battuta: “Qualunque cosa sia, è uscito dalle palle!”. Gli interpreti sono seguaci del metodo Stanislavsky, sono calati alla grande nella parte, soprattutto Elisabetta Canalis come bella sciroccata che partecipa a Uomini contro donne ricopre il ruolo della sua vita. Militello non è da meno, mentre ci sorprende Carlo Monni che ha recitato con Benigni e Rossellini, qui impegnato a infilare tasti bianchi e neri nel culo di una pianista che gli disturba il sonno (da qui il titolo Lezioni di piano).

Non sono di palato fine, non sono uno - come diceva Fulci - che se non vedo mondine e partigiani dico che il film non vale niente perché non contiene messaggi politico - sociali. Tutt’altro! Sono uno che rivaluta la commedia sexy, il musicarello, il lacrima movie, persino il barzelletta - movie. Amo la comicità, l’ironia, il sarcasmo, vado pazzo per il grottesco e per l’assurdo, ma devo vederci un minimo di originalità, non solo volgarità spicciola, giustificata da una non ben definita livornesità. Se un regista gira una parodia di Shining con il protagonista butta giù la porta del bagno con l’ascia perché - colto da un attacco di diarrea - deve andare a cacare, non posso gridare al capolavoro. Se Dracula viene ucciso da una ragazza che ha fatto indigestione di cozze condite con l’aglio, non posso applaudire un genio. Sono tutte cose già viste e già dette. Alvaro Vitali docet, basta andare a rivedersi tutta la serie dei Pierini, originali o apocrifi che fossero. Ci sono già stati gli Squallor con Arrapaho, abbiamo già visto Uccelli d’Italia, ci siamo beati a sufficienza del terrunciello interpretato da Diego Abatantuono, insomma ne abbiamo viste di tutti i colori. I filmati della Grezzo Film sono paragonabili ai lavori di Checco Zalone, ripetono vecchi cliché ormai conosciuti a memoria. Però piacciono, proprio come i film di Zalone. Forse avranno ragione gli estimatori, che l’altra sera affollavano lo stand della Grezzo Film, disertando dibattiti politici e presentazioni di libri. Forse siamo noi i vecchi e superati critici della situazione che per ridere vanno a rivedere Pierino contro tutti o - meglio ancora - le parodie cinematografiche interpretate da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Ricordate Don Chisciotte e Sancho Panza di Grimaldi? Lo rivediamo mille volte, lo impariamo a mente, prima di riguardare una sola sequenza di Aglien. Il mondo è bello perché è vario. E a volte è meglio far parte d’una minoranza, come dice il vecchio Nanni Moretti.

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