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fabio strinati

Gordiano Lupi, Fabio Strinati, "Dagli Appennini al Tirreno"

9 Maggio 2022 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #patrizia poli, #gordiano lupi, #recensioni, #poesia, #fabio strinati

 

 

 

 

Dagli Appennini al Tirreno

Gordiano Lupi e Fabio Strinati

Edizioni Il Foglio, 2022

 

Ho sempre pensato che Gordiano Lupi scrivesse già poesia in prosa e qui, in Dagli Appennini al Tirreno silloge che raccoglie insieme liriche sue e di Fabio Strinati – non faccio alcuno sforzo per adeguarmi al cambiamento di registro. Poesia era e poesia rimane.

I paesaggi di Lupi sono sempre gli stessi, quelli del ricordo. Canta “la sua provincia”, Piombino, “nido accogliente per ogni ritorno”, il posto più denso di significati perché vi si è svolto tutto quello che ha poi avuto valore, perché ogni attimo di presente si è trasformato in un passato trasfigurato dal ricordo, divenuto nostalgia feroce. Pazienza se, dove giocava da bambino, ora Lupi siede nella tarda maturità con in mano un giornale. I pratini sterrati sono gli stessi, il vento porta gli stessi suoni e gli stessi colori, e lui è avvolto dalla stessa maledetta nostalgia, il cuore strutto da memorie perdute, da ambizioni fallite e da quella “brama di rifiorire” che prende a una certa età ma non è mai soddisfatta.

Un realismo composto di piccole cose, sempre uguali, ripetute all’infinito, trasformate e poetizzate dal tempo. Una poesia piana e distesa, anche se le parole sono distillate con cura. Incisi che ricordano Caproni (a messa non andava) e enjambement che rendono colloquiale il versificare.

Il coprotagonista di questa raccolta è Fabio Strinati, poeta che avevo già avuto modo di leggere. Il suo mondo non è la Maremma bensì le Marche, il suo mare è l’Adriatico. Lo troviamo immerso in un paesaggio che è, sì, quello appenninico, fatto di selve e masserie, ma è anche interiore, nutrito di sentimenti privati come l’amore verso la Donna con la d maiuscola, uno sfuggente eterno femminino.

Poesia discorsiva quella di Lupi, più comprensibile e per questo più struggente, versi maggiormente ricercati quelli di Strinati, molto maturati rispetto alle prove precedenti, frutto di grande rispetto per la parola e di grande ricerca stilistica ancora in divenire, sospesa fra “arcaismo ed ermetismo”, come giustamente afferma Alberto Figliolia nella prefazione.

Una bella raccolta corredata di fotografie in bianco e nero, testimone della funzione consolatoria che la poesia ancora oggi possiede, dolce carezza per il nostro cuore affannato.

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Questo indelebile mutare, davanti allo specchio e l'apparenza inganna.

17 Marzo 2017 , Scritto da Fabio Strinati Con tag #fabio strinati, #poesia

 

 

Ancora poesie da Pensieri nello scrigno di Fabio Strinati

 

 

Questo indelebile mutare

 

La stabilità non ha scrupolo

per il mutare in miniatura

per nulla la cortesia

una riguardosa strofa di caviale

raffinatamente tronca

eccellente l'opera

con l'abilità delle querce

il configgersi d'un raggio pudico,

ormai smarrita la collera

brilla dicembre con la sua fama

di mostruoso attore

 

 

Davanti allo specchio

 

Un buco nel ritratto buio

il mare il suo sfondo

un proscenio l'erto muro pertinace

di scorie sputano

quel gioco ermetico di brado gergo

così misto e muto l'inerme oggetto

privo di rime assai palese intralcio,

come l'esilio

in lui si cela la pornografia

purché sia mai un ludibrio ella contiene

e dubita il fosco grumo dell'affabulazione.

 

 

L'apparenza inganna 

 

E se poi nel sogno bacio

il drago come dello scorpione la coda unta,

lo smilzo serpe la strada solca,

untuoso, fulmineo e la sua tana?

distante forse.

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Esisto, l'amore e arrivo come partenza

15 Marzo 2017 , Scritto da Fabio Strinati Con tag #fabio strinati, #poesia

 

 

Ecco alcune poesie tratte da Pensieri nello scrigno di Fabio Strinati

 

 

Esisto

 

Il condottiero sbrana le vertebre

di questa notte inebetita

leziosismi d'arpa,

la mitezza dei morti.

 

 

L'amore

 

...come la prossima

primavera esplode

piange il fiore sfiorato

dagli dèi quel suo esile

suono d'arpa il pianto

dell'amore.

 

 

 

Arrivo come partenza

 

Scremato è il Grecale

la sua mira

ossequia il mimo

verga l'epitaffio.

truce è l'equinozio,

il soliloquio s'eccita

emula il solo anteporre

l'apostrofo come vacante.

 

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Io ero un'anima debole, un nido di paglia e cereali

25 Febbraio 2017 , Scritto da Fabio Strinati Con tag #fabio strinati, #poesia

 

 

Alcuni brani tratti da Dal proprio nido alla vita

 

ll freddo miete le sue vittime cercandole sempre tra le più deboli.

Io ero un’anima debole, un nido di paglia e di cereali.

La paura del vento, degli urli tra i rami spogli

degli alberi spettrali, e le sentinelle della montagna...

le minacce della vita nei giorni freddi dell’inverno,

che alimentavano in me, un’angoscia devastante,

proprio come le mosche, insonnolite

prima di quel lungo viaggio che forse, staccherà il biglietto

per quei paesaggi miti, o per quei paesaggi, dove i moribondi

siamo sempre noi, anime vaganti per i sentieri infiniti!

 

 

 

La morte è un termine orrendo. Orrenda è la morte,

che all’improvviso arriva, con aria buffa

di chi si prende gioco della vita, di chi la disprezza;

la morte è più vera di un inganno deciso a tavolino,

di questi uomini vestiti di nero, di cui nulla sappiamo

ma che con certezza, come la morte arriva,

che della vita se ne fa beffa!

 

 

 

Il vento è un suono così sottile, così

invisibile, che sa essere custode

e  padre al tempo stesso:

il vento è quel treno di ferro

che ti accoglie nel suo viaggio,

facendo scendere ad uno ad uno,

i fantasmi che ti porti dietro!

Nel vento possiamo volare,

leggiadri come piume,

sereni come il cielo

oltre quella linea longitudinale...

oltre un mare lontano,

saggia è la vecchiaia,

matura la tua rondine madre!

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Scarabocchio, depressione, la macchia e testimone

15 Febbraio 2017 , Scritto da Fabio Strinati Con tag #fabio strinati, #poesia

 

 

 

SCARABOCCHIO

 

Rinchiuso tra le pareti in una stanza chiusa e piena

di polvere di acari pusillanimi,

a sorbettare i versi e le rime...

scombussolato nella mia lingua romanza che si fracassa

di vocali urlanti e limacciose per un delirio di parti e controparti,

a cinguettare la seta delle tele negli angoli rimasti...

adirato da impulsi e nutrimenti che mi arrovellano la mente

più di un passo storpio di un foglio sulla rima.

 

 

 

DEPRESSIONE

 

La salute mia è un ramo dalbero appeso al vento di dicembre

tra rimpianti che la vita ormai andata

brulicano e mantengono,

strane sensazioni a volte, piluccano il tuo essere vinto

e sconfitto, come un uomo poco attratto dalla libertà

che si accendono e si spengono

oltre un confine immaginario animato

dai ricordi fievoli di uninfanzia in agrodolce,

come lultima parola che senza fiato

si scarica di rabbia per ferire la tua morte prematura.

 

 

 

LA MACCHIA

 

Come si dissolvono le nostre polveri nellincertezza

della vita, o della morte che penetra che arriva

e alimenta altra morte, che impregna

la nostra vita che finalmente, al tocco della falce si svela.

Il tempo è in movimento e lontano;

e la solitudine serpeggia senza catene di ferro

durante i nostri momenti vuoti,

e quando un podombra arriva a noi come

una macchia di petrolio su questa lavagna di vita,

il nostro vivere diventa fievole,

la nostra anima sbiadita.

 

 

 

TESTIMONE

 

È nella fessura che porgo locchio mio,

la mia perla di lingua tuttintorno affonda,

sibili e cicalini,

nel suo rattoppo dorigine,

docchiatine vispe nella vispezza

che tanto arretra

e davanti punta indietreggia,

si stagna il gesto, come sangue rappreso

la sua macchiolina annichilita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Dentro la mia anima, io, attese

13 Febbraio 2017 , Scritto da Fabio Strinati Con tag #fabio strinati, #poesia

 

 

DENTRO LA MIA ANIMA

 

Dentro il mio io interiore, a volte triste e in solitudine...

ho lanima che cerca il romanzo della vita

per non morire giovane su questa terra affaticata,

...solcare il mare

lasciandosi alle spalle un lacrimoso tramonto,

che sappia rinverdire lanima mia di gioia e di speranza!

I miei occhi osservano la primavera: stagione che penetra

con eleganza, come ogni mattina

quando penso alla preziosità della vita...

la più bella scoperta,

lavventura in un lungomare di conquista!

 

 

IO

 

Credo che la vita sia il mio principale aguzzino,

e quando ci sono quelle giornate umide

e le mosche bidonate nella lordura del momento,

mi ritiro nel mio bureau di taccuini,

guardo il cielo e mi rivedo spiaccicato

su quelle lente nuvole stracolme dacqua,

in quei giorni stringati di dicembre

e i cortili imbiancati come lenzuoli davi e di morte!

 

 

 

ATTESE

 

Inseguire con gli occhi una linea esile e sottile,

come una traiettoria in metamorfosi,

che piano spira nel suo lasso di polvere e di sepolcri.

Gettare unocchiatina oltre quel sipario rinserrato,

oltre un avvenire errante e impantanato

nel suo dovere ma nel dubbio

che una lancetta dorologio

sia bloccata nel suo dilemma muscoloso,

nel frattempo, emergono speranze e gravose attese.

vagante che ha vagato stanca per i campi spenti.

 

 

 

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Interrogativo, io e anima

11 Febbraio 2017 , Scritto da Fabio Strinati Con tag #fabio strinati, #poesia

 

 

 

INTERROGATIVO

 

Quando ho paura del domani, mi aggrappo

alle tante foto appese al muro nella mia stanza:

tengo stretto il mio cuscino,

come lamore è quellequilibrio che tutto

scompone e ricompone,

come una foto di famiglia che raggruppa

lunica foto di un istante, di uneternità infinita.

 

 

 

IO

 

Il riflesso del mio io nascosto è celato, come sottovuoto,

il suo sonno addormentato

e la mia voce di primavera che segna e risveglia

il mio luogo, molteplice tragitto,

mi riduce ad uno specchio

che brilla la sua matura ombra

che viene oppressa

per due soldi di letame,

la mia mano, che scrive sopra un foglio bianco

la sua firma di fanciullo,

nel riflesso del mio io

come un orsacchiotto screpolato lasciato

ad ammezzire in tardo autunno,

lungo un tragitto liquoroso allintercalare delle luci,

il buio nel mio cuore, e una caverna soltanto.

 

 

 

ANIMA

 

La morte ha un odore di selvatico

più delle lacrime cadute a terra prematuramente,

seminate di speranza e di sorgenti

con accanto le mostrine incanutite di poveri soldati

caduti in guerra e mai risorti,

come

la morte, lei penetra porta scompiglio

e in novembre, solo un vago ricordo di quellanima

vagante che ha vagato stanca per i campi spenti.

 

 

 

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Suoni, se fossi morto prima e lungo addio

9 Febbraio 2017 , Scritto da Fabio Strinati Con tag #fabio strinati, #poesia

 

 

SUONI

 

I suoni si spargono tra passato e presente, impiccati

nelle regioni nere e appartengono,

ai fili clandestini che come reclute tormentate

in questo smorto attimo d’impazienza

emulano empi, sgorgano nell’impazzimento

di un’apparizione usata,

irrisi suoni che svolazzano nell’aria.

 

 

 

SE FOSSI MORTO PRIMA

 

Se fossi morto prima...

la chiazza del mio essere uomo di miscugli e di fiori

appassiti, mi ha condotto a voi col capo chino e remissivo,

il volto stanco e pieno di rughe e il mio cuore in trappola

dei suoi stessi sentimenti di stampigliatura;

ora, cerco solo di accoppare il mio tempo già finito,

e di bermi un goccio forte, in unosteria dellangolo.

 

 

 

LUNGO ADDIO

 

Un lungo addio è

oltre le montagne figlie della vecchiaia e del tempo,

consumato dal suo stesso addio,

con gli occhi dellanima,

dentro il cerchio immobile di un lago colorato di grigio,

disegnato dentro,

che già si dona esanime

alle troppe sofferenze che soffiano nel vento

tra le anime tremolanti, in un profondo

infinitamente finito!

 

 

 

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Dentro, suono crudo e abbandonato

7 Febbraio 2017 , Scritto da Fabio Strinati Con tag #poesia, #fabio strinati

 

 

DENTRO

 

Dentro un vecchio muro crepato e tinto

che soffre, adolescenza intaccata

in vortici di rogne,

e in eterno, nel sonno le maschere avvolte

dove nascono le cimici uguali

e le cantilene, gli indefiniti aliti e sepolti

sotto occhiaie di pensieri e patimenti

e i timori pesti mai andati,

e in eterno, in graffi sospesi nell’aria

come suoni in una scomoda mente.

 

 

 

SUONO CRUDO

 

Suono crudo assennato dentro il suo dentro,

di fanghiglia, nel rettangolo

superstite precario,

è un suono graffiato in un istante rudimentale

che scivola turchino

nelle coincidenze di una trappola mortale,

anime ingombrate nell’intasamento

di un dovunque aggrappato,

e le innaturali fisime, le porte socchiuse

in quel loro dentro futile e meschino,

come un suono rinchiuso in una teca

dove matematica e spine

si sbracano ammiccando pose di catarsi!

 

 

 

ABBANDONATO

 

Non solo mi chino su questa terra di fango marrone

e mi piego scacciando le ferrose catene

in un nevrotico abbandono,

che la sorte ormai guastata

nella sua biada di morte camuffata, travestita

da una sagoma di vita slavata e lunatica,

mi rende uno specchio d’inverno opaco,

e steso nel vuoto nell’incertezza

siderale che tanto mi somiglia,

ecco che mi spengo

in uno stordimento contrariato.

 

 

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Preludio, vuoto e angosce

5 Febbraio 2017 , Scritto da Fabio Strinati Con tag #fabio strinati, #poesia

 

 

 

PRELUDIO

 

La voce arranca, arretra tardiva al tramonto

crepa e sospira,

consuma un tempo nell’ambiguo vuoto circostante,

mentre scompare il vento che lì finisce e straripa.

 

 

VUOTO

 

Ho in prestito illusori letarghi d’animale

come invisibili le tane patite e noi, frasche

abbandonate all’interno di un vuoto assonnato.

 

 

ANGOSCE

 

L’anima che invecchia tra gli alberi

dove un legno secco marcisce

è preda del suo spreco inciso

sulla pelle fustigata, estenua del presente,

scende sconosciuta fuliggine

che piano si nasconde.

 

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