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Post con #david di luca tag

Quando sei nella merda, tira la catena

16 Maggio 2014 , Scritto da David Di Luca Con tag #david di luca, #psicologia

Quando sei nella merda, tira la catena

Dopotutto, a cosa serve essere ottimisti quando va tutto bene? Non ci vuol nulla ad essere motivati quando stiamo ottenendo dei successi. Il trucco sta nel rimanerlo anche quando le cose non vanno “bene” (cioè come vogliamo noi).

I guru consigliano, quando attraversiamo un periodo difficile, di “essere grati” di qualsiasi cosa abbiamo, anche piccola. Ma che fare quando non c’è neanche questa piccola cosa? Quando proprio sentiamo che non ce n’è più, che stiamo a fine corsa, che non potremo mai più essere felici?

Tutto sta in questa semplice voce verbale: “sentiamo”. Il fatto che sentiamo qualcosa non significa che sia vera. Lo so che a qualcuno questo concetto può sembrare pesante, ma vi assicuro che è proprio così. La sensazione di essere finiti è appunto questo, una sensazione. Fortissima, coinvolgente, ma nonostante questo è un’idea che ci siamo fatti della situazione, niente di più.

La soluzione ai nostri problemi potrebbe essere a un centimetro, a un millimetro dal nostro naso, e noi potremmo non vederla perché siamo immersi, scusate il termine, nella merda. Quante occasioni ci perdiamo per questo atteggiamento?

Allora, propongo una metafora un po’ forte. Se siamo nella merda, immaginiamo di tirare la catena, lasciando che un po’ di quella merda se ne vada, scivoli via, lasciando sgombra una parte della nostra mente.

Non vi sto parlando di astruse teorie psicologiche. Qui si tratta proprio di sgomberare il cervello, rendendo disponibili risorse per soluzioni che escono dal campo delle nostre abitudini. come diceva un genio:

I problemi non possono essere risolti allo stesso livello di pensiero che li ha generati (Albert Einstein)

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Fai un passo avanti

5 Maggio 2014 , Scritto da David Di Luca Con tag #david di luca, #psicologia

E’ successo una mattina di primavera. Sedevo nella hall di un albergo, dove mi trovavo per una convention aziendale. Non era una delle mie giornate più brillanti. Anzi, sentivo che era probabilmente la peggiore della mia vita. Nonostante fossi lì per essere motivato, mi sentivo un rottame.

Il perché, difficile dirlo. Non ero particolarmente ammalato, né avevo problemi economici. Qualche guaietto sentimentale, ma niente che potesse turbare un essere umano medio. Eppure, sentivo di odiare tutto e tutti, me compreso.

Ero arrivato alla soglia della mezza età senza grandi realizzazioni. Il lavoro era una serie di collaborazioni messe insieme alla bell’e meglio. Vivevo coi miei, e non osavo nemmeno più sognare una vita mia, indipendente. Uscivo da una mezza storia dove una tipa che aveva vent’anni meno di me mi aveva dato segni di benevolenza salvo poi scomparire nel nulla. Era arrivata proprio quando avevo lasciato perdere l’idea di poter suscitare amore in qualcuna, e forse per questo la delusione era stata anche più cocente.

Certo, col tempo avrei dimenticato. Ma in quel momento era la ciliegina sulla torta. Così, ecco che quella mattina stavo seduto in una poltrona color aragosta, chiedendomi quanto valesse ancora la pena vivere, se l’impegno era così gravoso e i risultati tanto scarsi.

Ora, io credo che la razza umana non sarebbe sopravvissuta all’evoluzione se non avesse avuto “qualcosa” che gli consentisse di trovare soluzioni anche ai problemi più intricati. Si chiama creatività. Usandola, si può uscire dal nostro stato attuale e sviluppare nuove situazioni. Si tratta di qualcosa che agisce al di là della nostra coscienza, e spesso si presenta in forma di visione, di rivelazione, come se venisse dall’esterno, da qualcosa di superiore a noi.

E fu esattamente così. Mi parve di sentire una voce che diceva: Fai un passo avanti. Fai un passo avanti! FAI-UN PASSO-AVANTI!!!

Non essendo ovviamente Giovanna D’Arco, mi resi conto che il mio inconscio si era rotto le scatole di galleggiare nella sfighite acuta, e mi aveva comunicato questa informazione, che trovai potentissima, tanto da farmi immediatamente cambiare il mio stato d’animo. Alzai la testa, e mi resi conto che l’ambiente intorno a me pareva completamente diverso. Sentivo che, certo, i miei problemi c’erano ancora, ma potevo affrontarli, un passo alla volta.

E mi venne da pensare: quante occasioni ci sfuggono nella vita perché crediamo che sia troppo difficile ottenere qualcosa? Eppure, spesso qualsiasi traguardo si può raggiungere facendo un passo avanti, poi un altro, poi un altro ancora. Fino a quando ti volti indietro, e ti stupisci di quanta strada hai fatto. Tutto per aver deciso a suo tempo di fare un piccolo, piccolissimo passo avanti.

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Goldoni

13 Marzo 2014 , Scritto da David di Luca Con tag #david di luca, #teatro, #psicologia

Goldoni

A volte si trovano spunti nei posti più impensati. Di solito siamo convinti che lo studio sul pensiero umano sia iniziato solo di recente, e invece… Vi propongo un estratto da una commedia di Carlo Goldoni, Il ritorno dalla villeggiatura.

ATTO SECONDO, SCENA SETTIMA

Camera in casa di Filippo.

Giacinta e Brigida, poi il Servitore.

BRIGIDA: No, signora, non occorre dire: dirò, farò, così ha da essere, così voglio fare. In certi incontri non siamo padrone di noi medesime.

GIACINTA: E che sì, che in un altro incontro non mi succederà più quello che mi è succeduto?

BRIGIDA: Prego il cielo che così sia, ma ne dubito.

GIACINTA: Ed io ne son sicurissima.

BRIGIDA: E donde può ella trarre una tal sicurezza?

GIACINTA: Senti: convien dire che il cielo mi vuol aiutare. Nell'agitazione in cui era, per cercare di divertirmi ho preso un libro. L'ho preso a caso, ma cosa più a proposito non mi potea venir alle mani; è intitolato: Rimedi per le malattie dello spirito. Fra le altre cose ho imparato questa: Quand'uno si trova occupato da un pensiere molesto, ha da cercar d'introdurre nella sua mente un pensier contrario. Dice che il nostro cervello è pieno d'infinite cellule, dove stan chiusi e preparati più e diversi pensieri. Che la volontà può aprire e chiudere queste cellule a suo piacere, e che la ragione insegna alla volontà a chiuder questa e ad aprire quell'altra. Per esempio, s'apre nel mio cervello la celletta che mi fa pensare a Guglielmo, ho da ricorrere alla ragione, e la ragione ha da guidare la volontà ad aprire de' cassettini ove stanno i pensieri del dovere, dell'onestà, della buona fama; oppure se questi non s'incontrano così presto, basta anche fermarsi in quelli delle cose più indifferenti, come sarebbe a dire d'abiti, di manifatture, di giochi di carte, di lotterie, di conversazioni, di tavole, di passeggi e di cose simili; e se la ragione è restia, e se la volontà non è pronta, scuoter la macchina, moversi violentemente, mordersi le labbra, ridere con veemenza, finché la fantasia si rischiari, si chiuda la cellula del rio pensiero, e s'apra quella cui la ragione addita ed il buon voler ci presenta.

BRIGIDA: Mi dispiace non saper leggere; vorrei pregarla mi permettesse poter anch'io leggere un poco su questo libro.

GIACINTA: Hai tu pure de' pensieri che ti molestano?

BRIGIDA: Ne ho uno, signora, che non mi lascia mai, né men quando dormo.

GIACINTA: Dimmi qual è, che può essere ch'io t'insegni qual cellula devi aprire per discacciarlo.

BRIGIDA: Egli è, signora mia, per confessarle la verità, ch'io sono innamoratissima di Paolino, ch'ei mi ha dato speranza di sposarmi; ed ora è a Montenero per servizio del suo padrone, e non si sa quando possa tornare.

GIACINTA: Eh! Brigida, questo tuo pensiere non è sì cattivo, né può essere sì molesto, che tu abbia d'affaticarti per discacciarlo. Il partito non isconviene né a te, né a lui. Non ci vedo ostacoli al tuo matrimonio; basta che, senza chiudere la cellula dell'amore, tu apra quella della speranza.

BRIGIDA: Per dir la verità, mi pare che tutte e due sieno ben aperte.

SERVITORE: Signora, vengono per riverirla la signora Vittoria, il signor Ferdinando ed il signor Guglielmo.

GIACINTA: (Oimè!). Niente, niente, vengano. Son padroni.

SERVITORE (parte.)

BRIGIDA: Eccoci al caso, signora padrona.

GIACINTA: Sì, ho piacere di trovarmi nell'occasione.

BRIGIDA: Si ricordi della lezione.

GIACINTA: L'ho messa in pratica immediatamente. Appena volea molestarmi un pensier cattivo, l'ho subito discacciato pensando al signor Ferdinando, che è persona giocosa, che mi farà ridere infinitamente.

BRIGIDA: Rida e scuota la macchina, e si diverta.

Il testo è del tardo Settecento. Eppure Giacinta ha nella sua biblioteca un libro che si intitola Rimedi per la malattia dello spirito. Wow! Siamo di fronte, né più né meno, a un testo che parla di motivazione. Non sappiamo se sia vero o inventato da Goldoni, ma se l'autore lo ha inserito, è evidente che si tratta di un tipo di testo che circolava largamente tra coloro che sapevano leggere. Che cosa insegna questo testo? A contrastare i pensieri negativi.

Quand'uno si trova occupato da un pensiere molesto, ha da cercar d'introdurre nella sua mente un pensier contrario. Dice che il nostro cervello è pieno d'infinite cellule, dove stan chiusi e preparati più e diversi pensieri. Che la volontà può aprire e chiudere queste cellule a suo piacere, e che la ragione insegna alla volontà a chiuder questa e ad aprire quell'altra.

Ovvero: quando ci passa della spazzatura nella testa, occorre creare il pensiero esattamente opposto. Nella nostra mente si trovano "infinite cellule, dove stan preparati più e diversi pensieri". A questo punto " la volontà può aprire e chiudere queste cellule a suo piacere, e che la ragione insegna alla volontà a chiuder questa e ad aprire quell'altra.". Ovvero, quando ci passa per la testa qualcosa che ci toglie energia, si può imparare ad allontanare quel tipo di pensiero, rivolgendo la mente ad un altro tipo di dialogo interiore più costruttivo.

A quanto pare, già nel Settecento avevano le idee abbastanza chiare in proposito.

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Scrivere, senza malinconia.

23 Febbraio 2014 , Scritto da David di Luca Con tag #david di luca, #cultura

Scrivere, senza malinconia.

Confesso che quando ho visto questo corso della De Agostini occhieggiare dalla mia edicola preferita in mezzo ad altre duemila proposte di lettura lì per lì ero piuttosto scettico. Di "manuali di scrittura" ne ho letti parecchi, e molti mi hanno lasciato tiepidino. In generale li ho trovati troppo banali, con dritte del tipo "più scrivi più impari a scrivere" (sic!) oppure troppo tecnici, tipo quello che consigliava di scrivere dieci paginate di schede per ogni personaggio prima ancora di metter mano alla narrazione. Roba da sentirsi rincotti già leggendola.

Quindi, capirete che in questo caso ci ho pensato su un momentino. Poi mi sono detto: un euro e novantanove posso anche buttarlo via. Ed è stata una dimostrazione di come i preconcetti possano essere pericolosi. Non mi sono davvero pentito di aver dato un'occhiata. Gli autori sono riusciti a stimolarmi. Mi hanno preso per mano partendo dai fondamentali. Mi hanno spiegato non solo cosa fare, ma anche perché. Non è che mi hanno sbattuto sotto il naso la struttura di un romanzo. ma mi hanno mostrato come nasce. Insomma, cento pagine che stanno volando via e lasciano il segno. Mi sento assolutamente di consigliarlo.

Fra l'altro, ho scoperto che uno degli autori di quest'opera è Franco Gaudiano, che a sua volta pubblicò anni fa un discreto manuale di scrittura.

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Vedersi da fuori

23 Settembre 2013 , Scritto da David Di Luca Con tag #david di luca, #psicologia

Vedersi da fuori per me è molto efficace. Per dire, se quando ho il giramento di scatole provo a immaginarmi come mi vedrei se mi guardassi dall'esterno, capisco immediatamente quanto non mi piaccio con la faccia ingrugnata. Subito, da qualche parte, non importa dove, si sviluppa una reazione potentemente costruttiva. Sì, perché in definitiva so che non mi merito di stare male. Mai. Neanche se ho fatto la cazzata più enorme possibile. Ci sono molti buoni motivi per non stare male. Il primo, a mio modo di vedere, è che il tempo passato a provare malessere è tempo in cui uno avrebbe potuto benissimo esser morto. Invece, se esco il prima possibile dallo stato di sfiga, ecco che quel tempo può essere usato per costruire. Che cosa? Mi pare ovvio, qualsiasi cosa.

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"Tu puoi!" il nuovo libro di Mario Furlan

24 Febbraio 2013 , Scritto da David Di Luca Con tag #david di luca, #recensioni

"Tu puoi!" il nuovo libro di Mario Furlan

Di David Di Luca

Il volume è disponibile su Amazon.it

Mario Furlan non ha certamente bisogno di presentazioni. Giornalista con presenza multimediale, organizzatore di attività sociali che si occupano degli ultimi come i City Angels, ma anche formatore e motivatore. Proprio in quest'ultima veste ha scritto questo libro dal titolo Tu puoi!

Come ci si può aspettare da Mario, non è un libro del tipo "è tutto facile, spingi questo bottone'. Al contrario, Furlan mette in queste pagine tutta la propria esperienza, dicendoti: nella vita ci sono delle difficoltà, ma è proprio confrontandosi con queste che si diventa forti e si ottengono risultati e soddisfazioni.

Il risvolto di copertina definisce il libro "un pugno nello stomaco". E a volte proprio di quello c'è bisogno per svegliarsi dal torpore che spesso ci porta a dare la colpa di una situazione agli altri, mentre siamo sempre e comunque noi ad essere responsabili, cioè capaci di rispondere a tutto quello che ci succede.

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Hotel Millestelle

23 Febbraio 2013 , Scritto da David di Luca Con tag #david di luca, #racconto

È ormai la quinta sera di seguito che riesco a pagarmi una camera di pensione. Se devo essere sincero, anche i tipi dietro il bancone - un signore o una signora a seconda dei momenti - cominciano a guardarmi in modo diverso. La prima sera, probabilmente, erano stati infastiditi dal mio aspetto, e li posso pure capire. Ti trovi davanti uno con capelli e barba lunghi, i vestiti portati ormai da una decina di giorni, e in mano solamente un violino dentro la sua brava custodia. "Tutto occupato", mi aveva detto il tipo senza guardarmi. Non me l'ero presa minimamente. Chi si è scottato con l'acqua calda, generalmente ha paura anche di quella fredda.

"E se pagassi anticipato, pensa che qualcosa da qualche parte si possa trovare?"

Lui fece come se l'avesse colpito una scossa elettrica. Alzò lo sguardo e parve pensieroso per un attimo.

"Fanno cinquanta. C'è anche il bagno."

"Ottimo."

Aprii la custodia del violino, e ne cavai la cifra richiesta. La faccia del tipo rimase arcigna, ma con meno convinzione. Mi porse la chiave. "Quarantaquattro, secondo piano." Stavo ormai salendo le scale col violino sottobraccio, quando parve scuotersi da una qualche forma di torpore.

"Signore!?"

"Sì?"

"Guardi, da quella parte c'è l'ascensore, se preferisce.".

Adesso sono qui che scrivo queste paginette di riflessioni. Già, perché sono perfino riuscito a comprarmi un quaderno e una penna. E so bene quanto sia importante mettere i pensieri su carta. Le parole sono come segnaletica che indica la strada alla nostra mente. Così, con questi semplicissimi mezzi scelgo di elencare le piccole conquiste che sto mettendo a segno giorno dopo giorno, e che probabilmente mi stanno dando più soddisfazione di quelle del tempo in cui ero uno stimato consulente finanziario, e vivevo ogni giorno sull'onda del successo e della performance. Magari un giorno finirà che dovrò rendere grazie per il crac dei mercati finanziari che ha travolto la mia come milioni di altre vite.

Anche perché, per quanto possa sembrare assurdo, l'aver iniziato a strimpellare il violino tantissimi anni fa mi si sta rivelando molto più utile della laurea magna cum laude alla Bocconi. Dopo il pignoramento della casa, quando fu chiaro che me ne sarei dovuto andare, una delle ultime sere feci una bella seduta di brainstorming. Partendo dal dato di fatto che per me sarebbe stato un vero trauma non avere più un tetto sopra la testa, che cosa potevo fare per rendere la situazione più gestibile?

La risposta veniva da sola. Di certo avrei dovuto mangiare, e altrettanto sicuramente sarebbe stato necessario vestirmi. Ma mi fu chiaro da subito che avrei limitato queste due esigenze allo stretto necessario. Oltre quel livello, tutte le mie forze sarebbero state dedicate ad avere un posto dove potessi ritirarmi la sera per fare il punto della situazione e ricaricarmi per portare avanti il programma dell'indomani.

D'accordo. Ma, le risorse di cui sopra, dove stavano? Certo, mi rimanevano ancora un po' di soldi. A occhio e croce, avrebbero potuto bastarmi per un paio di mesi. Troppo poco. Occorreva inventarsi qualcosa, che non poteva certo essere la consulenza su azioni e bond. Fu allora che mi si accese la lampadina: il violino!

Erano mesi che non lo suonavo, ma nel tempo avevo continuato a strimpellare qualcosa ogni tanto, e a detta di molti non ero poi più scarso della media. Oltretutto, mi venne fatto di pensare a un fatto che mi era accaduto qualche mese prima. Mentre stavo per prendere la metropolitana, mi era capitato di soffermare lo sguardo su un busker, un musicista di strada, che nel caso specifico imbracciava una chitarra, strapazzando alla bell'e meglio "No woman no cry" di Bob Marley. A fianco aveva il fodero dello strumento, e mi ritrovai, non so perché, a fare una stima di quanti soldi quel tipo poteva mettere insieme in un giorno. E in un mese?

Stavo girando per la stanza come Zio Paperone nei fumetti. Cavoli, mi dicevo, vuoi vedere che davvero questa è la chiave per svoltare la situazione?

Nei giorni successivi ho cominciato a dedicare tutto il mio tempo allo strumento. La mattina appena sveglio, un'ora di riscaldamento. Poi via, alla stazione centrale, per una bella session. Suonavo i Beatles, "Penny Lane", "Yellow Submarine", insomma cose che tirassero su il morale, sia a me che a quelli che ascoltavano. Consideravo infatti assurdo chiedere soldi suonando roba strappalacrime come fanno in molti.

Ebbene, non so se fosse giusto il calcolo, o che altro. Fatto sta che ben presto nella custodia c'era un bel gruzzolo. Avevo ancora conto e bancomat, per cui dopo essermi sfamato feci un bel deposito. Magari, mi dicevo, oggi è andata bene. Vediamo il trend.

E fu un trend decisamente toro. Tanto che dopo una settimana stimai che potevo smetterla di dormire sulle panchine. Ormai c'erano due mesi di stanza a pensione.

Qui il cerchio si chiude. Poco fa mi sono guardato allo specchio, dopo una bella doccia seguita da rasatura. Sono un po' dimagrito, magari con qualche ruga in più. Non so ancora come sarà la mia vita a lungo termine. Certo molto diversa da come l'avevo pianificata fino a qualche settimana fa. Eppure, stranamente, ho una sensazione di controllo molto maggiore di quando giocavo a fare il domatore di opzioni e obbligazioni. Forse è vero che tutto ciò che non ti ammazza ti rende più forte.

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