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arte

INTERVISTA CON L’ARTISTA PIET MONDRIAN

2 Novembre 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #le interviste pazze di walter fest

 

 

 
 
 
Gentilissimi lettori del blog che ci piace la cioccolata, eccoci di nuovo con voi per incontrare e intervistare un grande artista olandese molto importante, lo sto aspettando e insieme andremo a fare colazione in un albergo della capitale. Perché in un albergo? Perché in questo albergo la colazione è strepitosa e poi è un luogo speciale dove lavora gente speciale, ma di questo parleremo dopo.
 
Amici lettori, ecco a voi Piet Mondrian.
 
- Ciao Piet, benvenuto a Roma.
 
- Ciao Walter e ciao a tutti i lettori della signoradeifiltri, dove andiamo  di bello?
 
- Andiamo a far colazione all'Albergo Etico.
 
- Oh, mi piace, ho saputo che Picasso lo hai portato in un semplice bar.
 
- Piet, non lo dire a nessuno… Abbiamo anche consumato senza pagare il conto.
 
- Gli artisti a volte sono un po’ birbanti.
 
- Ma no, è stata tutta colpa della fantasia.
 
- Hai ragione, senza fantasia che vita sarebbe? Senti, mettiamo i piedi a terra e andiamo a rifocillarci. 
(Aiuto! Qui si mette male, ho paura che Piet Mondrian sia più affamato di Dalì.)
 
I due entrano all’Albergo Etico e vanno a sedersi in terrazza, ordinando la colazione speciale della casa.
 
Piet Mondrian   (Amersfoort 7 marzo  1872  – New York 1º febbraio  1944 )
 
Agli inizi del suo percorso professionale lavorò come professore ma, parallelamente, dipingeva, guidato dal suo talento innato.
I suoi temi più frequenti erano i paesaggi, manifestando comunque una pittura non troppo allineata al ferreo figurativo, probabilmente influenzata dalla propria personalità e da un'attenzione rivolta a tutto ciò che è spirituale. Preferiva rappresentare pittoricamente una visione della natura intima e personale.
 
La svolta nella sua formazione artistica avvenne quando, ad Amsterdam nel 1911, visitò una mostra cubista e, da quel momento, la sua idea di arte si aprì a nuove forme. L’anno successivo si trasferì a Parigi, città in pieno fermento, dove era divampato il fuoco della nuova arte e gli artisti, in contatto e a confronto fra loro, stavano gettando le basi per nuovi linguaggi.
 
Fortunatamente per lui, al momento dello scoppio della prima guerra mondiale si trovava in Olanda, e il destino volle che, lontano dagli eventi bellici, l’incontro con altri artisti, fra i quali Theo Van Doesburg, fosse decisivo per la realizzazione della rivista De Stijl, cassa di risonanza per nuove idee su architettura, urbanistica, design. Mondrian  manifestò le sue teorie e i suoi concetti sul modo di concepire la propria visione dell’arte, del colore: una pittura, una sintesi, linee geometriche e colori che nell’immaginario potessero emozionare per trovare armonia con la natura di ogni cosa. In pochi colori e poche forme geometriche c’era tutto un mondo di sensazioni
 
Alla fine della guerra ritornò in Francia e iniziò lavorare nelle modalità con le quali è diventato famoso. Fu un periodo molto importante ma, negli anni ’30, a causa dell’avvicinarsi di nuovi fulmini di guerra, si trasferì a Londra, per poi sorvolare l’oceano e stabilirsi definitivamente fino alla morte a New York. In America fu contagiato da un mondo così lontano dal continente europeo, e così moderno, da dargli un nuovo slancio creativo che influenzò l’arte a divenire. Purtroppo Mondrian a New York passò anni intensi ma troppo pochi per lasciare altri segnali della sua arte innovativa. 
Probabilmente debilitato dai viaggi e dallo stress, subito negli anni a cavallo fra le due guerre mondiali, morì di polmonite nella grande mela nel '44 a 71 anni.
La sua arte fu di grande ispirazione per la moda, il design, la pubblicità e, grazie a lui, aprì una nuova frontiera.
 
- Piet, tutti conoscono le tue opere geometriche, composte con pochi colori pastello, come ti è venuto in mente di realizzare quel tipo di pittura?
 
- Questa felice modalità è nata per via del mio background: mio padre era un prof molto severo e metodico, avrebbe voluto vedermi insegnante per tutta la vita, ma ognuno di noi non può nascondere la propria personalità e sfuggire al proprio destino.
 
- Per tutti noi è stato meglio avere un professore di meno e un grande artista in più.
 
- Grande io? Beh! Ho fatto la mia parte ma bisogna dirla tutta: di veramente grande c’è la natura, però è bello che gli artisti provino a parlare il suo stesso linguaggio e imitarla.
 
- Tutti, specialmente ora, ne abbiamo un gran bisogno.
 
- Di cosa?
 
- Di riconciliarci con la natura.
 
- Per fortuna non è colpa degli artisti.
 
- Eh già, e  se volessimo più bene all’arte magari questo mondo sarebbe migliore. Senti Piet, a proposito di mondo, puoi dirci le tue impressioni quando ti sei trasferito negli U.S.A.?
 
- Grande nazione, grande in tutti i sensi, l’Italia è la dominatrice e portabandiera della cultura ma è grazie agli U.S.A. se l’arte moderna ha preso il volo, peccato che per me è stata un'esperienza breve.
 
- Se tornassi indietro come modificheresti il tuo destino?
 
- Ti rispondo dopo che ho preso il cappuccino, anzi, passami pure quella graziosa brioche alla crema… Mhhh!... Boona!
 
Lettori, non stupitevi, gli ho fatto un corso accelerato di dialetto romanesco.
 
- Walter, sì, questa brioche è proprio boona! Complimenti!
 
- Complimenti all’ospitalità dell’Albergo Etico, qui è tutto speciale.
 
- Già, dopo spiegami meglio la storia di questo posto… Mi chiedevi che farei se tornassi indietro?
 
- Sì.
 
- Credo che sarei partito prima per quel paese e avrei dipinto e sperimentato fino a cento anni, cercando nuove forme geometriche, avrei potuto sfiorare la perfezione alla quale, comunque, non sarei mai arrivato perché in arte la perfezione non esiste, anzi, ti dirò di più, l’arte più è imperfetta e più è bella.
 
- Luciano Ventrone non la penserebbe così.
 
- E te credo! Lui lavora in missione per conto di Dio!
 
- Questa battuta l’ho già sentita.
 
- Oh! Ma che te credi?! Il cinema piace anche a me.
 
- Giusto! E’ la settima arte. Senti Piet, come hai reagito ai giudizi negativi sulla tua arte?
 
- E’ stata dura, molto dura, ma, per fortuna, un artista, quando crea, non pensa a nessuno, il problema è dopo, guarda quel povero Vincent, non ha mai venduto un quadro. Ma in compenso siamo immortali, per l’appunto io ora sono qui con te.
 
- E non siamo neanche soli.
 
- Chi altro c’è?
 
- Mario.
 
-Il benzinaio?
 
- No, Mario Hal 19000, il robot. 
 
- E allora?
 
- Mario Hal 19000 ci riporterà a casa con un'automobile spaziale. E meno male che non è più della serie 9000, altrimenti chissà dove ci portava.
 
- Non potremmo andare a piedi?
 
- Ok, aspetta qua che vado a staccargli la spina.
 
- Walter, questi tempi moderni mi sembrano poco artistici.
 
Dopo pochi minuti…
 
- Piet, prima di andare, volevo dirti la storia di questo albergo.
 
- Sentiamo.
 
- Ci troviamo a Roma in via Pisanelli, 39, 41. Questo albergo a breve festeggerà il suo primo anno di attività. E' stato aperto il 22 dicembre 2018, è sorto senza scopo di lucro, grazie all’idea di un albergatore romano coraggioso e visionario, Antonio Pelosi, prendendo spunto da un'altra realtà già esistente ad Asti.
Anche a Roma egli pensò di realizzare questo sogno imprenditoriale, all’interno di  un'antica palazzina dei primi del ‘900, ristrutturata e abilitata a moderna struttura alberghiera.
 
La filosofia portante di questa sua iniziativa è dare una chance professionale a persone con diverse forme di disabilità che, lavorando in equipe con altri professionisti del settore alberghiero, realizzino una vera e umana esperienza lavorativa al servizio e al soddisfacimento della propria clientela, abbattendo ogni barriera.
 
Nell’Albergo Etico il valore umano si rispecchia nel calore e nella composizione d’arredo, che dona una gradevole e confortevole ospitalità. Tutto fa pensare a un ambiente a misura d’uomo, dove ognuno può sentirsi a proprio agio circondato da colori  naturali.
 
- Piet, in questo albergo è molto bella tutta questa armonia di colori: è un equilibrio che assomiglia alle tue forme.
 
- Walter, l’abbinamento dei colori si lega con amore al feeling che si crea fra la gente che vi lavora e tutta l’atmosfera che vi si respira. Hai ragione, il senso di umanità si rispecchia nell’ambientazione di questo luogo. Ma sai che veramente questo albergo mi ricorda le mie opere?
 
- Piet, per fortuna l’arte è sempre intorno a noi.
 
- Ed è nostro dovere non dimenticarlo mai… A proposito, ce ne siamo andati via dall’Albergo Etico e non abbiamo pagato il conto anche noi come Picasso!
 
- Tranquillo Piet, ci ho pensato io con l’occhio.
 
- Ah! Il pagamento con il bulbo oculare! Bella roba gli strumenti tecnologici!
 
- Ma no, ho fatto con l’occhio, l’occhietto al personale di servizio per dirgli di segnarlo sul mio conto che passo dopo, a cena ho appuntamento con un altro artista.
 
- Mi raccomando non facciamo brutte figure, tu sei famoso per le tue trovate esageratamente fantasiose... Senti, con chi ti vedi dopo?
 
- Gli ho telefonato e mi ha detto di sì, spero non mi dia buca.
 
- Chi?
 
- Botticelli.
 
- Quello della Venere?
 
- Eh!
 
- Dopo fammi una telefonata, voglio sapere come è andata. Ok, ora andiamo che abbiamo da fare un po’ di strada a piedi. Ma non era meglio farsi accompagnare dal robot?
 
- Ma dai, abbiamo tutto un futuro insieme a loro.
 
- Hai ragione, facciamo il pieno di fantasia e voliamo via a piedi da questo blog.
 
Amici lettori, io e Piet Mondrian lasciamo l’Albergo Etico di Roma. Ci ritroveremo insieme a voi, sempre qui, con la signoradeifiltri, per una prossima" intervista con l’artista"  e sarà sempre un piacere.
 
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METTI UNA SERA ALL'ARCILIUTO FRA PAROLE, COLORI E VINI

15 Ottobre 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #musica, #eventi, #poesia

 

 

 

 

Amici lettori del blog più swing del web, eccomi di nuovo con voi per presentarvi un evento romano rivolto a tutti gli appassionati di arte, un appuntamento artistico accompagnato da "parole, colori e vini". E' questo il titolo dell'evento che si svolgerà in Roma, giovedì 17 Ottobre 2019, presso l'Arciliuto di P.zza Di Montecchio, 5.
Nel centro di Roma, all'interno di un prestigioso e storico palazzo, l'arte pittorica di Alessia Fedeli, il live music di Paolo Rainaldi, la poesia dialettale di Diego Mascoma si fonderanno con l'aroma di vini selezionati dalla cantina Gaffino, a cura del sommelier Daniele Graziano, leader di Dgexperience, grazie ad un sospiro di Malvasia, un Tubbo da sogno Merlot, un buon bastardo di Cabernet Sauvignon, tutti insieme accenderanno una bella serata da ottobrata romana.
Sono a bordo della mia 500 stracarica delle opere di Alessia Fedeli e ci stiamo recando all'Arciliuto per l'installazione delle opere. Non potete vedere l'artista perché è completamente ricoperta dalle sue opere, siamo in ritardo per l'inaugurazione, accendo il motore taroccato da Harley electra glide 1200, metto nel lettore cd Eric Clapton e partiamo a razzo.

 

- Alessia, com'è la sensazione di essere immersa nel colore?
 

- E' quello che ho sempre sognato!.. Ma attento alle buche, non vorrei bucare i miei dripping!
 

- Hai il dripping nel cuore, come ti sei avvicinata a questa tecnica?
 

- Dire grazie a Pollock è scontato, diciamo che dipingere sgocciolando il colore a quel modo mi fa sentire me stessa.
 

- Tutta colorata e frizzante?
 

- Sì, in fondo questa rappresentazione simbolica è come tutto quello che ci circonda, la vita è in bianco e nero, è bella solo in foto e al cinema, senza colore che vita sarebbe?
 

- La tua materia è densa e di spessore, vedendo le tue opere viene voglia di toccarle.
 

- Vabbè, toccarle magari no, ma con la fantasia i visitatori possono pure farlo, perché no? Proprio come noi adesso.
 

- Non male come idea, tutti i giorni vestirsi di colori, io mi prendo un Van Gogh e tu?
 

- Io Matisse.
 

- Alessia, ottima scelta, volevo chiederti, ma a questa mostra che andiamo a montare che succederà?
 

- Per rimanere in tema, una baraonda di colore i miei, poi una simpatica caciarata di poesie e storie in dialetto romanesco di Diego Mascoma, una figata di musica di Paolo Rainaldi, fra degustazioni sfiziose di stuzzichini e vini di qualità proposti da Daniele Graziano, insomma, il moderno che si fonderà con l'antico e la tradizione.
 

- Sono preoccupato.
 

- Walter, perché?
 

- Sono tutte cose che ai robot non piaceranno.
 

- E i robot che c'entrano? Mica sono invitati.
 

- Saranno il futuro.
 

- Ma noi rimaniamo umani.
 

- Hai ragione, ai robot un sospiro di Malavasia farà girare i circuiti stampati, a noi farà parlare d'amore per la vita, così come tutti i dialetti d'Italia e le bellezze artistiche del nostro paese.
 

- Walter, ma quando arriviamo?
 

- Alessia, apri gli occhi, siamo già dentro l'Arciliuto, l'atmosfera è piacevole, tutto è pronto, le tue opere, la poesia dialettale, la musica, il buon vino, tutto profuma di arte ci dispiace per i robot ma loro non lo possono capire, noi sì.
 

Amici lettori della signoradeifiltri, l'arte in ogni sua espressività è un qualcosa che fa bene al nostro animo, tutti noi vi salutiamo e vi aspettiamo al prossimo incontro, vi porterò in Liguria e saremo in compagnia di un famoso artista olandese, per ora i robot possono attendere.

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Intervista con l'artista  WILLIAM TURNER

29 Settembre 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #interviste, #le interviste pazze di walter fest

 

 

 

Gentilissimi amici lettori della signoradeifiltri, oggi vi andrebbe di spassarvela girando in lungo e in largo per il più bel paese del mondo? In nostra compagnia, con la fantasia vi scarrozzerò a bordo di una vecchia Fiat 500 per vivere un'avventura artistico/comica, e vi anticipo che non saremo soli, per ogni viaggio avremo un ospite, un artista importante che intervisterò per voi, allacciatevi le cinture, oggi sarà con noi William Turner.
Ho fatto rifornimento, dato una pulitina ai pannelli solari, sarà un viaggio lungo ma, grazie al nuovo motore, un fantastico Kawasaky 900 raffreddato ad aria, arriveremo in buon orario, la macchinetta del caffè è sempre pronta, il cassettino straripa di cioccolatini e il frigo bar è ben fornito.

 

- Ciao William, benvenuto a bordo.
 

- Ciao Walter, grazie per avermi invitato, ho saputo che hai già scarrozzato altri miei colleghi, dove andiamo di bello?
 

- William, hai qualche preferenza?
 

- Mi piacerebbe vedere la torre di Pisa.
 

- Che ci sia qualcosa di inconscio?
 

- Walter, non lo so, forse.
 

- William, io credo di conoscere il motivo della tua richiesta, ma te lo dirò dopo, ora partiamo... Ti piacciono i cioccolatini?
 

- Perché no?
 

- Serviti, sono nel cassettino.
 

A bordo della nostra 500, amici lettori di tutto quello che c'è non manca nulla, William Turner, con la proverbiale flemma inglese, guarda il panorama che ci scorre di fianco, gustando di buon gusto cioccolato e sorseggiando caffè. Non me lo ha detto, forse avrebbe preferito il tè, ma a bordo di questa 500, ci dispiace per lui, ma si beve solo il nostro oro nero che profuma.
William Turner nasce da una famiglia umile a Londra (1775 - 1851) e, come accade per gran parte degli artisti, scopre sin da piccolo la sua attitudine al disegno e alla pittura, una dote che servirà ad alleviargli i dispiaceri derivanti dalla propria condizione famigliare. Il disegno e l'acquarello, due tecniche facili ed economiche, saranno il suo linguaggio personale e gli indicheranno la strada futura. A 14 anni entra alla Royal Academy of Arts di Londra e da subito mette in mostra un talento straordinario. La permanenza in accademia gli dà la sicurezza nei propri mezzi e inizia a vedere il proprio orizzonte con maggiore coraggio. 
Esce dalle mura, immergendosi nelle verdi campagne londinesi per andare a disegnare dal vero.

Per disegnare dal vero serve occhio, mano ferma, tratto preciso e netto, pazienza e concentrazione, basta un raggio di sole, una nuvola che si sposta o il fischiettio degli uccelli per deviare lo sguardo dal cavalletto, ma il talento di Turner è inossidabile e la sua tenacia forte come una roccia, ogni anno che passa si allontanerà, chilometro dopo chilometro, per aumentare l'esercizio e l'esperienza: Bristol, Galles, Scozia e poi il gran salto, poco più che ventenne, in Francia e Svizzera. 
Il percorso formativo presso la Royal Academy, nonostante qualche critica ricevuta per il suo stile pittorico, naturalmente e normalmente fuori dagli schemi, è stato importante al punto da considerarsi una tappa fondamentale della sua carriera.

L'accademia era la sua casa e lo sarebbe stata fino alla fine, con le sue opere eccezionali avrà successo, fama, prestigio e numerosi estimatori. Un'altra pedina nello scacchiere della grandezza di Turner sarà, nel 1818,  l'incarico di illustrare "The Picturesque Tour of Italy " e pertanto si documenterà viaggiando in Italia da Torino verso Liguria, Lombardia, Veneto, Roma, Napoli. Un'esperienza che gli accese la luce, in modo fisico e metafisico. La luce e il sole italiano gli illuminarono la vista, l'arte e gli artisti italiani gli coltivarono la fantasia, purtroppo l'eccitazione creativa, che lo portò a sperimentare, gli procurò qualche critica. Invidia? Impossibilità a capire una pittura innovativa? Soliti e immancabili bastian contrari? Quando si è al top, anche questo può succedere, ma Turner, consapevole delle proprie convinzioni, continuò a viaggiare, Belgio, Francia, Olanda, ancora Italia, ormai aveva la luce nel cuore e nessuno lo poteva fermare, la luce è il contrario del buio e, fra la fusione di questi elementi, c'è un dinamismo di sfumature di colore che rendono le sue opere emozionanti, lampi di luce che squarciano le tenebre, la natura che mette in risalto incredibili colori, tutto si muove intorno a noi in un tourbillion di toni che fanno della pittura di Turner vera poesia.

La sua ricerca lo aveva portato a viaggiare e, se da un lato era stata benzina per il corpo, da un altro lui si era sfiancato fisicamente. Ormai in là con gli anni, capì che era giunta l'ora di staccare la spina e, per uno come lui che aveva vissuto una vita vera, il declino lo demoralizzò, nel 1846 si trasferì a Chelsea, latte e rum nel bicchiere gli smorzavano i ricordi, cercò di cancellarsi, rivelando ai suoi vicini di casa di chiamarsi Puggy Booth e, dopo essersi ammalato, morì settantaseienne il 19 dicembre 1851. Gli furono tributati solenni funerali e onori alla memoria, l'arte aveva perso un grande artista ma le sue opere contribuirono a dare una nuova lettura alla pittura.
 

- William, ti va di parlare?
 

- Certo, di che parliamo?
 

- Sono molti anni che volevo chiedertelo.
 

- Che cosa?
 

- Ma quella volta che ti sei fatto legare all'albero di una nave per vedere dall'alto gli effetti della tempesta in mare, non ti chiedo il perché lo hai fatto, ma il coraggio per farlo dove lo hai trovato?
 

- Walter, hai presente quando qualcuno crede fermamente nelle proprie convinzioni?
 

- Penso di sì.
 

- Appunto, ero così deciso, mi sentivo talmente in armonia con gli effetti della natura che sapevo di avere la complicità di qualsiasi evento atmosferico senza rischiare nulla, ero in pratica un cronista della natura più ribelle, superiore a qualsiasi forza umana, pertanto un testimone necessario per far sapere a tutta l'umanità che di fronte alla natura siamo impotenti e, di conseguenza, non avevo paura.
 

- E vabbè, però stare lassù era un po' da matti.
 

- Ero in missione per conto di Dio.
 

- Questa battuta la conosco, per caso hai visto i blues brothers?
 

- No, ma prima di salire su quella nave ho bevuto una doppia caraffa di latte e rum.
 

- Capisco... Senti, vorresti spiegare ai nostri lettori perché tutti gli artisti vanno controcorrente, tu eri perfino un accademico.
 

- Walter, i lettori di questo blog sono più scaltri di te, lo sanno pure i bambini che tutte le cose vecchie prima o poi vengono superate, e poi io non potevo farci nulla, il mio modo di dipingere era quello, un po' romantico, un po' fuori dagli schemi, in ogni caso, quando poi la ruota della vecchiaia si è fermata dalle mie parti, ho capito l'antifona e mi sono messo da parte, largo ai giovani.
 

- Fra vecchi e giovani non potrebbe esserci una via di mezzo?
 

- Certo che c'è e, quando verrà scoperta, tutta l'umanità sarà migliore.
 

- William! Hai finito tutti i cioccolatini!
 

- Per dirla tutta, anche la tazzina del caffè è vuota.
 

- Dobbiamo fermarci all'autogrill a fare rifornimento.
 

- Bene, me lo sono meritato un panino con il salame?
 

- Per la tua temerarietà su quella nave senz'altro, vuoi dell'altro?
 

- Come ti ho detto prima, vorrei fare un giro intorno alla torre di Pisa.
 

- Va bene, si può fare, sempre meglio che rischiare le botte come con Picasso...William, perché la torre pendente?
 

- Perché in tutto il mondo ce l'avete solo voi, perché è anche un fenomeno naturale unito all'estro dell'uomo che l'ha creata, perché è una grande opera d'arte, perché sempre da lassù c'è una luce universale, e poi perché, dopo questa scarrozzata con questo tuo macinino, salendo le scale a chiocciola mi sgranchirò le gambe, ti basta?
 

- Modestia a parte, in Italia abbiamo anche un sacco di altra bella roba.
 

- Walter, sono quasi invidioso se penso che porterai in giro nelle tue visite artistiche altri miei colleghi, mi fai un favore?
 

- Se posso.
 

- Se per caso sarà tuo ospite Piet Mondrian, invece del caffè, offrigli del Pernod e poi, per farlo arrabbiare, digli che ero più moderno di lui... Forza, adesso andiamo a Pisa, my ass is broken!
 

Amici lettori della signoradeifiltri, noi andiamo a Pisa, voi, se volete, come sempre seguiteci con la fantasia, in ogni caso ci rivedremo al prossimo tour artistico, avremo un ospite a sorpresa. Goodby.

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Immaginare Leonardo

6 Settembre 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #arte, #pittura, #eventi

 

 

 

                                                                                                           

 

 

 

 

“IMMAGINARE LEONARDO”

21 settembre ore 17,00 si inaugura la mostra dedicata a Leonardo presso la splendida location del Castello di Sonnino di Livorno

 

Un grande appuntamento attende la città di Livorno, il prossimo 21 settembre. Promossa da Progetto Editoriale, con il patrocinio dei Comuni di Livorno e Cecina, dell’Associazione Internazionale di via Margutta e della Camera di Commercio Maremma e Tirreno, verrà presentata la mostra Immaginare Leonardo, presso il Castello di Sonnino, nella ricorrenza del Cinquecentenario della scomparsa del Maestro Vinciano. L’esposizione prevista fino al 30 settembre, ad ingresso gratuito, sarà itinerante, di cui una tappa particolarmente significativa sarà a Roma ad ottobre presso la Galleria Vittoria di via Margutta. La mostra si caratterizza attraverso oltre trenta opere di noti artisti italiani insieme ad esponenti significativi della Nuova Scuola Romana, i quali si sono ispirati alla figura e all’opera di Leonardo e alla sua straordinaria attualità, non solo per coloro che lo amano ma anche per le nuove generazioni, in considerazione del  fascino indiscusso di “genio del passato e del presente”. Pittore, architetto, scultore, scrittore, teorico dell’arte, scienziato e ingegnere, ideatore di una nuova maniera, ricercatore in ogni campo, prosatore originalissimo e spirito di creatività senza tempo.

 

Collegare Leonardo a Livorno è frutto di un viaggio immaginario. Non sappiamo infatti se vi sia mai stato, ma la famiglia Medici, il suo legame con il Maestro e il rapporto della stessa con la città, trasformatasi poi nel più ricco porto franco della Toscana, costituiscono un formidabile collante di originale valenza nazionale.

 

E’ importante evidenziare due aspetti difficilmente riscontrabili insieme per contemporaneità e rilievo:

 

Il primo è senz’altro Leonardo stesso con la riproposizione e la contemporanea attualizzazione della sua figura nella ricorrenza del 500° della scomparsa. Una dimensione quella del Maestro che si apre a nuove analisi, indagini, interrogativi e valutazioni nella rappresentazione a noi più prossima di uno dei massimi precursori del pensiero moderno, nel ruolo del tutto inedito di primigenio intellettuale europeo. Un’attualità quindi, reale e non retorica, del pensiero e dell’opera di Leonardo da Vinci.

 

Il secondo aspetto caratterizzante è nondimeno il luogo che ospita l’evento e la sua storia. E’ molto interessante evidenziarlo poiché Leonardo non è mai stato presumibilmente a Livorno, ma qualora vi fosse stato si sarebbe certamente interessato alle opere di ingegneristica, ai canali in costruzione, all’idraulica necessaria, all’organizzazione del sistema portuale, nonché alla regolamentazione delle acque ed al loro impatto ambientale. Probabilmente Leonardo sarebbe stato attirato dal Forte Mediceo sulla scogliera di Quercianella, che viene edificato più o meno negli stessi anni, per poi trasformarsi nel tempo nel Castello dei nostri giorni. Il Castello di Sonnino a picco sul mare racchiude in sé una storia ai più sconosciuta ed antica, oltre a custodire in una grotta naturale il sarcofago in marmo delle Apuane con le spoglie del Barone Sidney Sonnino, protagonista della politica italiana fra la fine del XIX secolo e gli inizi del ‘900. Un sito mozzafiato, una prua che penetra nel Mar Tirreno, diventando esso stesso elemento primario di caratterizzazione del paesaggio.

La mostra, curata da Tiziana Todi, con Leonardo protagonista assoluto, si avvale a corredo di un elegante catalogo edito da Progetto Editoriale Editions, nel quale sono riportate tutte le opere in esposizione nonché le schede descrittive degli artisti per così dire “leonardiani”:

 

Chiara Abbaticchio, Xante Battaglia, Tiziana Befani, Sonia Bellezza, Stefania Catenacci, Amalia Cavallaro, Francesca Cervelli, Claudio Cignatta, Alessandro Cignetti, Daniele D’Amico, Sonia De Rossi, Roberta Di Sarra, Daria Faggi, Daniela Foschi, Giuseppe Frascaroli, Paolo Gallinaro, Nicoletta Gatti, Micaela Giuseppone, Maria Rita Gravina, Angela Palese, Tommaso Pensa, Eleonora Pepe, Daniela Poduti Riganelli, Gualtiero Redivo, Marco Rossati, Fabio Santoro, Rosamaria Salkin Sbiroli, Renata Solimini, Claudio Spada e Rodolfo Villaplana.

 

Oltre ai tanti autorevoli ospiti, va segnalata la partecipazione di Philippe Daverio quale protagonista d’eccezione al dibattito organizzato per la circostanza. Uno degli aspetti che lega Daverio a Leonardo è certamente una milanesità differita, tra le arti e il pensiero, ma in particolar modo nell’ambito di un’architettura concettuale e di intenti di cui Milano rappresenta da sempre un emblema geniale.

 

All’inaugurazione della mostra prevista alle ore 17:00 seguirà poi alle 18:30 il convegno Leonardo a Livorno. Tra i relatori Tiziana Todi, Direttrice della Galleria Vittoria in Via Margutta a Roma, parlerà del rapporto fra arte rinascimentale, arte moderna e contemporanea, Giosué Allegrini, Capo Ufficio Storico della Marina Militare Italiana e noto critico d’arte, racconterà invece di Leonardo, nelle suggestioni dovute alla costruzione della città di Livorno sulle acque, rappresentando contemporaneamente il tramite ideale tra antico e moderno. Philippe Daverio, storico dell’arte, docente, saggista e narratore televisivo ci porterà alla scoperta di un Leonardo sconosciuto e misterioso, fin dalle profondità del suo pensiero oltre ogni più ragionevole confine. Concluderà Francesco Malvasi, Direttore Artistico di Progetto Editoriale, che illustrerà invece le ragioni stesse del lungo impegno della Casa Editrice relativamente al pensiero e all’opera del Maestro che ha dato vita nel tempo ad una significativa politica editoriale di riferimento. Illustrerà altresì le ragioni della scelta di Livorno, spaziando fra la Toscana e Milano, in una proiezione europea e nello scorrere di un percorso culturale che di fatto ci accompagna da Leonardo, dal Rinascimento tra le varie epoche fino ai nostri giorni.

 

 

 

 

                                                                                                         

 

E mail: direzionegenerale@progettoeditoriale.com – www.progettoeditoriale.it

 

 

 

 

 

           

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UN ARTISTA PER NATURA: "KI"

21 Giugno 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #interviste

UN ARTISTA PER NATURA: "KI"UN ARTISTA PER NATURA: "KI"
UN ARTISTA PER NATURA: "KI"UN ARTISTA PER NATURA: "KI"

 

 

 

Amici lettori, per voi che già conoscete le mie scommesse artistiche, oggi voglio parlarvi di questa mia nuova, vi presenterò un artista speciale, un giovane emergente, al quale la natura, se da un lato con lui è 

stata "bizzarra", per un altro verso ha regalato una dote innata. Di Ki vi parlerò? Il nome di questo artista è Camillo Iannacone, in arte "Ki".

Il linguaggio espressivo di Ki, si manifesta con naturalezza attraverso il disegno, le sue opere sono spontanee e piene di colori. 

Esente da condizionamenti, il nostro giovane artista è libero di spaziare con la fantasia, quello che vede e sente intorno a sé lo rappresenta con una grafia dinamicamente espressiva, i tratti sono astratti ma rapidi e decisi, inoltre Ki sa ben equilibrare i colori, badate, è una caratteristica che appare facile, ma in realtà anche molti artisti consolidati, a volte non riescono ad abbinare le tonalità. Si arriva all'optimum cromatico grazie al lavoro, al mestiere, ma sopratutto per doti naturali delle quali Kì è ben dotato. La brillantezza nell'insieme è impregnata di fantasia, giochi di colore per un dialogo spontaneo. Come vi dicevo, con lui la natura, o il destino, poteva essere più giusto, ma ora io voglio solo vederlo e farvelo conoscere come un artista che ha davanti a sé, per la sua felicità e per quella dell'osservatore, tanti anni di lavoro creativo.

L'abito non fa il monaco e l'interiorità di Ki è grande, da lui non viene espressa attraverso il verbo. Come per magia, mediante semplici strumenti, produce un linguaggio, il suo personale linguaggio, e sicuramente, continuando a lavorare, imparerà altre tecniche e relativi nuovi supporti. Ha già sperimentato in passato l'utilizzo di tessuti e della fotocamera, la sua fantasia è enorme e inesauribile, Ki è molto giovane e per me diventerà un bravo artista, lo aspettiamo alla sua prima mostra, siete tutti invitati, si astenga chi vede solo in bianco e nero, la vita di Ki è tutta a colori.

 

Quattro chiacchiere con Giobbe Iannacone. Giobbe Iannacone, papà di Camillo, in arte Ki, è un bravo architetto e appassionato di jazz, gli ho proposto alcune domande per presentarci in una maniera più personale suo figlio.

 

Giò, puoi raccontarci la prima volta che hai capito e compreso che tuo figlio era dotato, scusa il gioco di parole, di doti artistiche?

- Da sempre, Camillo, in quanto autistico, ed avendo difficoltà nella comunicazione verbale, ha sopperito a questo deficit con la comunicazione grafica... lui parla per immagini.

 

Camillo che studi ha praticato?

- Ha ultimato quest'anno il liceo artistico.

 

Come è stata la tua esperienza di fare arte, fianco a fianco con tuo figlio?

- Io non sono un artista, Camillo lo è, probabilmente è lui che ha insegnato qualcosa a me, io da genitore ho avuto solo il piacere di vederlo lavorare serenamente e di saperlo felice con le sue forme e i suoi colori.

 

Puoi descriverci le sue emozioni quando disegna?

- Si rilassa.

 

Lo hai visto migliorato da quando ha iniziato a disegnare?

- Quando disegna o dipinge è sereno, può passare una intera giornata davanti ai fogli di carta e ai suoi pennini senza mai perdere la concentrazione.

 

Perché il nome d'arte "Ki"?

 

- Sono le iniziali di Camillo Iannacone, la "C" è diventata "K" per pronunciare l'acronimo in maniera grave, come dire "Chi?...""Chi è?"..."Cosa fa?" Come a lasciare intendere un sapore enigmatico all'acronimo.

 

Quale artista del passato lo ha maggiormente interessato?

- Non ha un interesse particolare per un artista specifico e non si ispira a questo o a quell'altro, Camillo è originale.

 

La mostra che avete visitato insieme e che lo ha maggiormente colpito?

- Siamo stati a Città di Castello a visitare il museo di Alberto Burri, presso gli ex seccatoi del tabacco. Frequentiamo spesso spazi espositivi come il Maxi, Gnam, musei Vaticani, musei Capitolini, Palazzo Massimo. Inoltre, anche presso altri siti culturali, nella città di Roma, ci rechiamo sovente a visitare varie mostre temporanee. Camillo ama farsi fotografare con, alle spalle, un'opera famosa.

 

Camillo ha cercato da solo l'arte oppure è l'arte che ha cercato lui?

- La nonna materna è una pittrice ritrattista e neo impressionista, fa parte del gruppo storico dei 100 artisti di via Margutta, Camillo è stato da sempre immerso e circondato da pareti ricoperte di pitture e opere artistiche. In un certo senso è stata un'attrazione e un amore reciproco.

 

Per la realizzazione delle sue opere che tecnica predilige?

- Pennini a colori su cartoncino ma in futuro sicuramente proverà anche altre tecniche artistiche.

 

Puoi dirci le sue qualità umane e artistiche?

-E' un bravo ragazzo che ama disegnare e dipingere.

 

Giobbe, ci avvertirai quando Ki parteciperà con le sue opere a qualche mostra? Ci piacerebbe essere il suo portafortuna.

- Vi ringrazio, sarà un grande piacere informarvi.

 

Molto bene, amici lettori della signoradeifiltri, tutti noi auguriamo a Ki di continuare a divertirsi e a percorrere la strada dell'arte con successo. Vi aspettiamo al nostro prossimo appuntamento, di sicuro sarà ancora a colori.

 

 

 

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FIBER ART ALLA CASA DELLA PACE

17 Giugno 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte


 

 

 

 

Amici lettori che, insieme a noi, walk on the wild side, eccomi ritornato a presentarvi una nuova pagina dedicata al mondo dell'arte.

Oggi parleremo di un evento che si svolgerà a Roma il 22/23 giugno 2019, presso la "casa della pace" di via di Monte Testaccio 22, situata nell'omonimo storico quartiere Romano. Protagoniste saranno un gruppo di artiste facenti parte del movimento "fiber art" che esporanno le loro opere in una speciale location, mostra ideata da Fausta Manno e Stefania Carrano, alla quale parteciperanno: Lydia Predominato, Daniela Costanzo, Laura Sassi, Grazie Santi, Lucia Pagliuca, Stefania Carrano, Anna Bronci.
 

COS'E' LA FIBER ART?
 

La Fiber art è un movimento artistico, tradotto dal nome "arte della fibra", quindi basato maggiormente sull'utilizzo di materiali derivati o prodotti per stoffe e filati, che si è sviluppato negli anni '50. Nasce grazie alla tradizione artigianale, alla straripante, volitiva forza della natura delle donne, per poi compiere dagli anni '60 un salto a divenire arte a prescindere dal sesso di chi la realizza, sarà arte e basta.
La Fiber art è pura essenza di artigianato, una modalità espressiva ancora, tenacemente e con orgoglio, pensata con la testa e fatta a mano, fatta a mano come le fettuccine e la marmellata di nonna, come il suono del pianista che con le mani sfiora i martelletti della tastiera, come lo scultore che plasma l'argilla... come il bambino che mette le dita nel nasino, mani mosse dal cuore e dall'ingegno.

La Fiber art è una tecnica per la quale, il tessuto, la stoffa, le trame di fili intrecciati, battono il ciak all'inizio di un'opera e, per il suo completamento, fanno intervenire anche altri protagonisti, tanti materiali vari di uso quotidiano: carta, plastica, ferro. Ora provate a immaginare un artista che, come un sarto, taglia, cuce, crea, assembla, compone a mano e, con la fantasia, realizza opere manufatte di arte e felicità. Ecco, per me questo materiale lavorato ad arte è la Fiber art, idealmente è come indossare un vestito di tessuto e poter assaporare l'arte provando un senso di felicità, avvertire la sicurezza che la manualità non cesserà mai e, per tutta l'umanità, sarà bello esserne felice, e allora perché non provarlo? Questa mostra alla casa della pace di Testaccio sarà la giusta occasione, gli artisti e le loro opere vi aspettano.
Amici lettori della signoradeifiltri, ci rivedremo a breve per scoprire un nuovo artista e sarà ancora una scommessa dell'arte.

 

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Metti un artista al cadavere squisito 18: Armando Severini

15 Giugno 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte

 

 

Carissimi amici lettori della signoradeifiltri, sabato 8 giugno ho partecipato, in veste di visitatore, al "cadavere squisito 18" l'importante mostra che si svolge alla Tag, la galleria più swing di Roma, in Via di S. Passera, una collettiva, coordinata e allestita dalla giovane curatrice Jasmine Elgamal, brava, poliedrica e inoltre vulcanica organizzatrice.

Fra le tante ottime opere esposte una, più delle altre, ha attirato la mia attenzione, quella dell'artista Armando Severini, dal titolo Cielo mio marito, un'installazione con sviluppo verticale, 1.50 di altezza circa, composta da pochi oggetti di uso quotidiano: un tendaggio, un paio di scarpe e una sottoveste. Rappresentazione in chiave ironica della classica esclamazione boccaccesca che, se da un lato assume un'immagine teatrale e cinematografica, dal punto di vista tecnico l'artista - utilizzando tre oggetti e tre sole relative tonalità, il nero di fondo, il tessuto in bianco, scarpe e intimo femminile color beige - ha creato un'opera equilibrata cromaticamente e comunque dinamica nella forma, dalla quale la comicità di Armando Severini strappa con naturalezza un ampio sorriso all'osservatore.

Generalmente un'opera artistica di qualsiasi tecnica è seria, riflessiva, poetica, drammatica, fantasiosa e chi più ne ha più ne metta, ma raramente un'opera di un artista è "comica". Ora, la battuta storica che riceverò sicuramente sarà "Chi vuole ridere vada al cinema o al teatro", ed è appunto quello che ha fatto Armando Severini, ha voluto, almeno per una volta, dire "basta" all'arte cervellotica e ha proposto una bella opera vestita di ironia, trasportandola in una galleria d'arte come un fotogramma filmico o una scena teatrale. 

Ma non solo, in apertura dicevo che questo suo lavoro mi aveva attirato ecuriosito, e sapete perché? Oltre quanto espressovi, a colpirmi sono stati l'amore e la cura artigianale con la quale Armando Severini ha piegato il drappo in plissè; ho immaginato l'artista nell'atto di lavorare la materia con movimenti lenti e densi di amore, ho visto con la mia fantasia le sue mani assemblare dolcemente il tessuto per lasciarlo cadere delicatamente sulle scarpe, l'ho visto ridere mentre lavorava, felice di far ridere, a loro volta, i visitatori della mostra.

Bene, ora provate a vedere quest'opera esposta nel vostro appartamento, potete immaginarla in bagno, in salotto, nell'ingresso, sono sicuro che, allegramente, sarete tentati, ogni tanto, di cambiare quelle scarpe con altre, di sostituire  o togliere la sottoveste e aggiungere delle mutande, in una contaminazione di complicità con l'autore e, quando uscirete di casa, salendo sul bus o sulla metropolitana, riderete ancora ripensando a quell'opera, ripetendo dentro di voi la battuta "Cielo mio marito", e la sera, quando lo ritroverete (il marito) lo bacerete con passione.

Spero di rivedere presto in una nuova mostra questo artista romano, che sposa in pieno il mio mantra "l'arte è per tutti e non nuoce gravemente alla salute", di sicuro ci riserverà altre sorprese.

Amici lettori del blog che illumina la vostra giornata, ci rivedremo a breve per una nuova avventura artistica, se potete, non cambiate canale, casomai voltate pagina.

Metti un artista al cadavere squisito 18:  Armando Severini
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COME VOLER SCRIVERE UN LIBRO, RIUSCIRCI E ADESSO VI DIRO' GRAZIE A CHI.

13 Maggio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #mondo editoriale, #arte, #pittura

 

 

 

SCRIVERE UN LIBRO
 

Non esiste una ricetta vincente per scrivere un libro, o, per meglio dire, per pubblicarlo. La mia opinione è che, fra le tante cose, è un bene avere buoni amici ed è proprio quello che è successo a me scrivendo per il blog "signoradeifiltri", diretto da Patrizia Poli.
A Marzo del 2019 ho autopubblicato con lulu.com il mio libro La scommessa dell'arte e quello che sto per dirvi auguro e spero possa esservi utile sia sotto il profilo umano che tecnico, quindi è dedicato sopratutto a coloro che intendono scrivere e pubblicare un libro con tanta buona volontà ma con pochi mezzi. 
Non è mia natura essere didascalico e così racconterò questa storia alla mia maniera, reggetevi forte, potrebbe essere una lunga storia ma tranquilli, non sono mai stato noiosamente banale.
Tutto iniziò scrivendo di arte. Non nasco scrittore, non sono un focoso lettore, eppure scrivo, scrivo come viene, libero da condizionamenti e, se questo può essere un limite, un limite, intendo dire, riguardante forma e schemi grammaticali, l'essere libero da condizionamenti per me significa scrivere immergendomi nel mio mare sconfinato di fantasia per poter realizzare, magari, un buon lavoro. Eh già, tutto inizia con la passione, poi le cose vanno prese con impegno e costanza, ogni lavoro deve diventare un vero atto di fede attraverso amore e onestà, poi ci si tuffa "anima e còre" in quello in cui si crede e l'avventura inizia a fare il suo corso.

Conobbi per caso Patrizia Poli, al primo impatto uno scontro, a ripensarci mi è sembrato proprio un simpatico gioco del destino perché mio padre, molti anni fa, aveva un amico, Gioacchino Belli (logicamente non lui ma un suo omonimo), con il quale prima litigò e poi ne divenne fedele amico, la stessa cosa avvenne con Patrizia Poli, tra me e lei non c'era una calamita che ci attirava, anzi io ero il + e lei il -, potete anche invertire i poli farebbe lo stesso. Io e lei due personalità diverse, due background diversi, due modi diversi di interpretare la scrittura, due linguaggi espressivi contrastanti, tutto opposto uno all'altro. Eppure, quando c'è stima e rispetto reciproco, la comprensione delle parti, smussando gli angoli, fa diventare tutto più facile, e lo è ancora di più quando a unire è la passione e l'interesse per la cultura. Quest'ultima condizione è la missione che, chiunque abbia ricevuto come dono di natura del talento, piccolo o grande che sia, ha il dovere di manifestarlo e condividerlo con tutti, ed è quello che io e lei attraverso signoradeifiltri abbiamo fatto.
Patrizia Poli mi accolse nel suo blog, uno spazio aperto a tutti i linguaggi con modalità espressive senza filtri, paletti, semafori rossi, senza forzature o stroncature. Nella signoradeifiltri gli autori possono proporre i propri lavori senza nessun problema, basta avere qualcosa da dire seguendo normali regole dettate dal buon senso, ed io idealmente e con la fantasia ambientai le mie storie dedicate all'arte in un bar, uno dei più classici e abituali locali pubblici, poi, via via sarebbe diventata una scommessa, la scommessa dell'arte, idealmente quasi una scommessa con la vita. Inconfutabile, è sotto gli occhi di tutti la negatività del periodo storico attuale e, secondo me, pensiero condiviso fortunatamente anche da molti, l'arte e la cultura in generale possono migliorare la nostra esistenza e scongiurare catastrofi sociali.

Uno dopo l'altro scrissi una serie di articoli descrivendo l'opera di un artista a volte conosciuto a volte meno, perché l'arte è per tutti e sopratutto non nuoce gravemente alla salute. Attraversando le varie stagioni, dopo ventiquattro puntate a colori, la più naturale delle conclusioni era, a questo punto, raccogliere gli articoli pubblicati sulla signoradeifiltri di Patrizia Poli e realizzare un libro e, grazie a lei e al suo blog, ho ricevuto la spinta per farlo.

 

PERCHE' PUBBLICARE UN LIBRO
 

Chiunque scriva deve assolutamente mettere a disposizione di tutti i propri lavori, si può scrivere per passione, per piacere personale, per soddisfazione interiore, chiunque scrive lo fa perché ha qualcosa da dire ed è giusto che lo condivida con altri, in caso contrario la scrittura diventerebbe una sorta di diario destinato a finire in un buio cassetto, certo che tutti possono avere un diario personale dove appuntare qualsiasi cosa ma adesso, per assurdo, se tutti gli scrittori realizzassero dei diari senza portarli in pubblico, secondo voi la nostra vita sarebbe la stessa? Fortunatamente il progresso tecnologico ha tanti difetti ma ha il pregio di aver facilitato anche tante belle cose, pertanto al momento esso ha reso più facile e alla portata di tutti la pubblicazione di un opera.

 

PERCHE' SELF PUBLISHING?
 

Per quel che è la mia esperienza, per pubblicare un libro le possibilità che io conosco sono due: affidarsi a una casa editrice oppure stampare in self. Che dipenda dalle circostanze o da vattelapesca, ogni autore sceglie di optare per la soluzione a lui più congeniale e, nel mio caso, ora vi racconterò com'è andata. 
Ho scelto il self perché economico e veloce, il rovescio della medaglia è che in questa impresa si è soli, quindi chiunque si appresti a voler pubblicare da sé, è meglio che si procuri una squadra di collaboratori che lo assista. Però vi confesso che, anche in assenza di una squadra di fedelissimi, pubblicare da soli, unicamente con le proprie forze, è un'esperienza esaltante, un'esperienza nella quale si barcollerà più volte, più volte si avranno dubbi, paure, si cadrà e bisognerà rialzarsi, affidarsi al destino e alle forze interiori per tirare dritto e arrivare alla meta.

Per arrivare a dama, una volta scritto il testo che pensate sia ok, fatevi aiutare da qualcuno che noti errori e difetti di forma, dopodiché le ultime ciliegine sulla torta saranno inserire dediche e ringraziamenti, un'introduzione personale e magari un'altra chiesta a un fedelissimo/a, una breve bio, l'indice. Scegliete la copertina ante e retro, titolo e sottotitolo ammalianti, a questo punto andate sul sito scelto per il self publishing e, con molta calma, inserite il vostro lavoro, potrete renderlo disponibile cartaceo ed ebook e in pochi minuti avrete il vostro libro in rete.

 

LA FINE E' SOLO L'INIZIO
 

A questo punto non basta pubblicare per aver raggiunto l'obiettivo, certamente avete fatto tanto ma ora dovete far conoscere il vostro lavoro a più persone possibili. Mi correggo, nulla vieta che vi acquistiate da soli la vostra opera, ve la facciate arrivare e poi la teniate solo per voi e per pochi intimi, cosa plausibile anche perché vendere qualche copia sarà molto difficile, ma è proprio questo il bello che vi darà la forza di andare avanti. Perché voi potreste essere in una persona sola scrittore, manager, responsabile del marketing, creativo, addetto stampa e, credetemi, non è per nulla facile, avrete continuamente una forza misteriosa e invisibile che frena ogni vostra velleità, come se fosse un mostro che vi tira per le braccia, vi prende per la gola e per le gambe, possiamo chiamarla paura, che è realmente presente in noi in tante altre occasioni quotidiane. Ma allora non pensate che poi, nel caso riusciste ad avere successo, la vittoria non sia ancora più grande e gratificante? E allora che fare? Torno a bomba, se avete un carattere d'acciaio andate avanti da soli, se invece siete persone normali cercatevi una squadra di fedelissimi che vi segua e, in entrambi i casi, troverete gli strumenti e i modi migliori per farvi conoscere. Nel mio caso io ho potuto contare su Patrizia Poli e il suo blog e su Giuseppe Leonetti di Inquadro, è così che sono riuscito a pubblicare La scommessa dell'arte. 

Sono anch'io all'inizio di questa fantastica avventura, la strada è ancora lunga, per fortuna non sono solo e dopo ogni salita viene sempre una discesa, la stessa cosa auguro accada per tutti voi.
 

Walter Festuccia autore del testo e delle illustrazioni del libro La scommessa dell'arte, pubblicato in self con www.lulu.com

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Lucca Art Fair 2019: la quarta edizione

16 Febbraio 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #arte

 

 

 

 

Mossa da una costante ricerca verso l’innovazione e la sperimentazione, Lucca Art Fair conferma anche nel 2019 la sua missione di fiera attenta alla scoperta e riscoperta di talenti con due consolidati progetti: Letture Critiche e Art Tracker.

Il primo, alla guida del quale si conferma anche quest’anno Francesca Baboni, è dedicato alle gallerie che propongono progetti espositivi con due artisti in dialogo, in modo da suscitare interrogativi e fornire nuovi spunti di riflessione. Il secondo Art Tracker, con progetti site-specific realizzati nel centro della città e in fiera da quattro artisti under 35 selezionati tra i finalisti del Combat Prize 2018, per creare un utile strumento di riflessione sulle nuove tendenze nella giovane arte contemporanea italiana. La curatela è affidata a Gabriele Tosi e gli artisti sono Stefano Bazzano, Maddalena Tesser, Paolo Alberto Peroni e Francesco Levy.

 

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Moved by a constant search for innovation and experimentation, Lucca Art Fair confirms also in 2019 its mission as a fair focus on the discovery and rediscovery of talent with two consolidated projects: Letture Critiche and Art Tracker.

The first, at the head of which is confirmed Francesca Baboni, is dedicated to the galleries that propose exhibition projects with two artists in dialogue, in order to raise questions and provide new ideas for reflection. Art Tracker has the aim of creating a useful tool for reflection on new trends in young International contemporary art, through site-specific projects in the city center and at the fair made by four artists under 35 selected among the finalists of the Combat Prize 2018.

The curatorship is entrusted to Gabriele Tosi and the artists are Stefano Bazzano, Maddalena Tesser, Paolo Alberto Peroni and Francesco Levy.

 

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Fotogrammi: MELVIN SOKOLSKY "Bouquet Seine"

31 Gennaio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #fotogrammi, #fotografia, #arte, #personaggi da conoscere

Bouquet Seine di Melvin Sokolsky e l'omaggio di Walter FestBouquet Seine di Melvin Sokolsky e l'omaggio di Walter Fest

Bouquet Seine di Melvin Sokolsky e l'omaggio di Walter Fest

Dalla serie "Bubble and fly"
 

Amici lettori, blogfan della signoradeifiltri, eccomi ritornato per una nuova serie di illuminazioni artistiche: "FOTOGRAMMI".

Questa volta mi immergerò per voi, insieme a voi, nel grande mare della fotografia, inizierò a scrutare, scovare, occhiare, acchiappare i migliori fotografi del mondo, potrebbero essere noti o meno noti e, di sicuro, l'immagine fotografica e i miei scarabocchi saranno i protagonisti. Di volta in volta analizzerò e descriverò la loro vita e le loro opere, saranno in bianco e nero o a colori?

A sorpresa, per il vostro piacere, apriremo le pagine di questa tecnica artistica ma in tutto questo non sarò solo, sarò accompagnato dal mio amico fedele e titolato assistente Mario il benzinaio. Questa volta sarà un'escursione viaggiante perché io e lui andremo a spasso per il tempo a bordo di una vecchia Fiat 500, gireremo in lungo e in largo. Il nostro mezzo non è un bus ma c'è posto per tutti, siete pronti? In vettura, si parte, e ricordatevi di allacciarvi le cinture della fantasia, vi porterò molto lontano.

Sto aspettando, sulla solita piazza alberata, il mio amico Mario, di solito è puntuale come un barista birmano, eccolo, lo vedo arrivare.
 

- Ciao Mario, forza che i lettori della signoradeifiltri ci aspettano.
 

- Avrebbero ragione, sei mancato per qualche settimana.
 

- Ho avuto un po' da fare.
 

- Certo, avrai visto un sacco di film e mangiato tanta cioccolata.
 

- Non spifferare i nostri gusti segreti, comunque saremo in tema, sai di che parleremo?
 

- Ho visto il titolo della nuova serie "Fotogrammi", con cosa e con chi cominciamo?
 

- Melvin Sokolsky.
 

- Metti in moto la 500 e andiamo a tutto gas!
 

- Ma abbiamo il motore elettrico a energia solare!
 

- Non ti ricordi che con la fantasia possiamo viaggiare a velocità supersonica?
 

- Eh sì, ma cerchiamo di prendercela comoda eh!

 

Melvin Sokolsky (nato a New York il 9 ottobre 1933), fotografo e regista americano. Quando Melvin era un ragazzino, non era per nulla simile agli attuali, pieni di giocattoli e confusi in un consumismo sociale straripante, il piccolo Melvin, a soli dieci anni, era già un piccolo appassionato di fotografia, affascinato dalla fotocamera del padre. Sin da bambino inizia a sognare, può farlo perché libero da condizionamenti e, prestissimo, come un medium riesce leggere nel proprio futuro. Sono queste le questioni affettive che fortunatamente per certi artisti accendono la miccia della creatività che segnerà il loro destino. Quella professione a vent'anni sarà il lasciapassare per la libertà. Da giovani si è perennemente entusiasti e col sorriso sulle labbra, è così che Melvin entrò nell'ambito pubblicitario, esordendo per la rivista americana di moda Harper's Bazaar. Dopo centinaia di migliaia di scatti, nel 1963 l'inventiva dell'artista emerge con la serie "Bubble".

Melvin Sokolsky aveva aperto il diaframma della sua fotocamera per allargare la luce del nuovo modo di interpretare la fotografia di moda e pubblicitaria, uscendo in strada, normalissime strade fra normalissime persone, testimoni della realizzazione di un'opera d'arte fotografica, fra immaginazione e affascinante eleganza.

Nella sua arte non ci sono solo la tecnica, la manualità, il conoscere la luce e tutti gli aspetti legati alla buona ripresa fotografica, nelle sue immagini c'è anche la passione per i pittori del cinquecento. La sua relazione con la pittura si manifesta anche nella serie delle bolle sulla Senna, con un riferimento al surrealismo.

Nelle opere di Melvin Sokolsky è molto importante lo studio grafico, attraverso una serie di disegni e bozzetti preparatori per gli scatti, ma la sua visione artigianale e tradizionale non gli impedisce di apprezzare gli attuali cambiamenti del mondo della fotografia, i progressi tecnologici che rendono più facile per chiunque fare una buona foto. Tutti gli artisti sanno aggiornarsi, riconoscere e confrontarsi con le nuove realtà, l'arte vera è fatta di passione e talento, lavoro e sacrificio, e solo un buon artista riesce a manifestare tutta la propria anima in un colpo di genio. Per Melvin Sokolsky non serve scandire la sua bio, basta lasciare parlare le sue fotografie, vere opere d'arte.
"Non ti ho preso per le mie idee, ti ho preso per le tue idee.” Henry Wolf

 

- Mario, la vedi questa foto?
 

- Che ci fa una modella dentro una sfera trasparente su un fiume?
 

- Sembra molto irreale vero? Mi ha colpito moltissimo il momento che ho scoperto questo fotografo e visto questa serie di opere.
 

- Galleggia e si sposta a pelo d'acqua come se fosse su una barca immaginaria.
 

- Melvin Sokolsky ha avuto una genialata, era il 1963, a quell'epoca per scattare una foto del genere bisognava essere pazzi.
 

- Oppure avere una grande inventiva, come si può ricercare l'originalità senza rischiare un flop?
 

- Io credo che quella serie di scatti, oltre a venire realizzata attraverso una grande e scrupolosa preparazione tecnica, nel fissare quelle sfere con dei cavi che le mantenessero in completa sicurezza, comportava che tutte le location fossero impregnate di una grande energia creativa fra tutto lo staff, e Melvin Sokolsky ne era il regista, con la sicurezza di sapere che stava realizzando una grande opera d'arte.
 

- Mi sarebbe piaciuto essere lì per rimanere meravigliato di fronte a quella lavorazione. Che poi, in fondo, era completamente artigianale, senza effetti speciali.
 

- Sì, Mario, hai detto bene, tutto senza effetti speciali e ausilio di trucchi scenici, le sfere trasparenti sono in plastica e galleggiano realmente sul fiume o nel vuoto, come in altri scatti effettuati a Parigi.
Che ne dici se ci proviamo pure noi con la nostra 500?

 

- A volare?
 

- Come Peter Pan!
 

- Che mondo sarebbe senza la fantasia?
 

- Forza, proviamo, e dove andiamo?
 

- A cercare un altro fotografo.
 

- Prima possiamo andare a prenderci cioccolato caldo?
 

- E' un classico, certo con la dolcezza si vive meglio... Amici lettori della signoradeifiltri, io e Mario andiamo alla ricerca di un nuovo fotografo, non possiamo darvi anticipazioni, sicuramente dopo un cioccolato caldo avremo una bella ispirazione.

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