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alessandro alberti

Gesù Bambino

18 Dicembre 2015 , Scritto da Alessandro Alberti Con tag #alessandro alberti, #unasettimanamagica, #musica

Gesù Bambino

Fra poco sarà di nuovo Natale e per me che amavo Lucio Dalla ogni anno non posso non pensare anche a lui, a quel “Gesù Bambino” nato il 4 marzo del 1943...

BORN TO BE ALONE “Nato per essere solo”, una canzone che rispecchia completamente la vita del maestro Lucio Dalla. Sono trascorsi più di tre anni ormai da quando, come una mazzata incredibile, collegandomi su Fb, lessi della sua morte, non che i grandi non debbano scomparire ma il modo con cui avvenne mi segno' particolarmente.

Oggi sono musicalmente orfano di un artista originale, non consolatorio come amava definirsi, ma estremamente liberatorio con la sua capacita' di intrecciare musiche e parole. Born to be alone anche per me che da militante di destra so cosa significa la solitudine in nome delle idee, che ha sempre visto in Lucio un futurista neanche troppo nascosto, una persona che amava il cambiamento, che non era schierata a priori. Non era un uomo d'apparato era semplicemente se stesso.

Lo ricordo con dolore ma anche con un pizzico di sorriso, so che lui vorrebbe cosi', da buon credente adesso sta giocando in eterno il suo secondo tempo. Un credente che è stato messo in croce da personaggi squallidi, gia' immediatamente dopo la sua dipartita, ma Lucio non aveva mai fatto dichiarazioni di un certo tipo, per questo si è aperta per lui la catterdrale di Bologna alla faccia dei mediocri. Comunque non è ora il tempo di ritornare su argomenti inutili quanto l'aria inquinata, oggi è il tempo di ricordare un artista, un uomo che tanto ha dato alla canzone italiana e non solo.

“Come passi in fretta tempo, adesso corri piu' del vento...”, il tempo è passato e mi sento un po' piu' solo perche' so che lui non incidera' mai piu' nessun disco e per me, che lo seguivo fin dai tre bellissimi album sperimentali che lo hanno definitivamente formato musicalmente fino alla sua consacrazione tramite il disco capolavoro Come è profondo il mare, oggi è un giorno amaro, un giorno che mi fa riflettere sul pellegrinaggio terreno mio e nostro, ma anche sull'immensa Fede in Dio che Lucio ha sempre dimostrato.

“Chissa', chissa' domani.... domani si vedra' “, oggi è un giorno malinconicamente triste un giorno da vivere nel ricordo positivo che ci ha lasciato, dei maligni e dei perfidi non mi curo affatto ma guardo e passo, proprio come il tempo. Ciao Lucio arrivederci.

Gesù Bambino
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Alessandro Alberti, "Radio alternative. La destra che comunicava via etere"

2 Giugno 2015 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #giacinto reale, #alessandro alberti, #recensioni

Alessandro Alberti, "Radio alternative. La destra che comunicava via etere"

RADIO ALTERNATIVE

LA DESTRA CHE COMUNICAVA VIA ETERE

ALESSANDRO ALBERTI

ECLETTICA EDIZIONI

EURO 16,00

A cura di Franca Poli e Giacinto Reale.

Un libro ben scritto, con stile chiaro e scorrevole, ricco di notizie davvero interessanti e sconosciute ai più, esposizione circostanziata, un libro che mancava insomma, e del quale si sentiva l’esigenza. Si tratta del primo lavoro di Alessandro Alberti, che inizia la sua carriera di scrittore, con un esordio davvero buono, cercando di dar voce a quella parte di giovani che vissero esperienze ignorate dalla cultura ufficiale. Non è solo cronaca, né tanto meno cronaca limitata ad una iniziativa di quella giovane Destra che negli anni settanta e ottanta, pur tra mille difficoltà ed ostilità, seppe ricavarsi un suo spazio. E’ la narrazione di un pezzo del costume italiano, degli “anni di piombo” e di quell’impazzimento generale che costò tante giovani vite. Storia di cultura e militanza, nella quale compaiono nomi di politici destinati a un brillante futuro e di volenterosi giovanotti destinati a restare nell’anonimato.

Tutto cominciò con le due sentenze della Corte Costituzionale che nel ’74 stabilirono la “libertà di antenna”: bastavano pochi mezzi e tanta buona volontà per mettere su una “radio libera” (come allora si chiamavano), un mixer, due piastre, un revox, con impianto di diffusione e antenna e si poteva partire ... il pubblico non mancava. Un tentativo di abbattere il muro di gomma della comunicazione gestita fino ad allora esclusivamente dalla rete pubblica. Il vero problema, piuttosto, era trovare una frequenza che non fosse già occupata, nell’affollamento che subito si ebbe nell’etere, e innescò - come è stato detto - “un fenomeno che ha avuto conseguenze straordinarie sulle tecniche di comunicazione, sul costume, sulla politica del nostro Paese”.

La prima, a destra, fu Radio University di Milano (dicembre ’75), che, fin dall’inizio, individuò i canoni ai quali poi tutte le altre si sarebbero attenute: alternanza di parlato e brani musicali, professionalità dei responsabili dei due settori, libertà massima nella interpretazione delle notizie e nella scelta dei brani musicali. Rispetto alle radio “commerciali” preesistenti, l’ascoltatore che si fosse sintonizzato per caso avrebbe notato subito una differenza: lì c’era una ripartizione dei programmi che vedeva prevalere il “musicale” (65%) sul “parlato” (35%), qui predominavano le voci, le notizie, i commenti, le segnalazioni di libri ed iniziative e la partecipazione diretta degli ascoltatori ai dibattiti, ai programmi culturali. Queste furono le caratteristiche distintive delle radio “alternative”, più delle loro dirimpettaie “di sinistra”, dove i vincoli ideologico-settari erano molto forti, ed anche le selezioni musicali erano condizionate da precise scelte fatte “a monte”. Il tutto, però, senza trascurare una funzione essenziale – in tempi di ghettizzazione - voluta dagli organizzatori, ma reclamata a gran voce dall’utenza: quella della controinformazione. In un periodo nel quale logiche di “arco costituzionale” volevano relegare nel cattiverio “senza se e senza ma” tutto il mondo della destra, sintonizzarsi sulla radio alternativa della propria città e sentire le notizie voleva dire, per molti, rompere la sensazione di isolamento e sentirsi parte di una comunità. Questo un po’ dovunque, perché radio alternative sorsero dappertutto, nelle città più grandi, come (per citarne solo alcune) Torino, Roma, Bologna dove Radio Alternativa, ubicata in vicolo Posterla,18, provava a rispondere a radio Alice che spopolava in città e che, prima di essere messa sotto sequestro, con l'accusa di aver guidato la guerriglia urbana, il giorno della manifestazione in cui venne ucciso Francesco Lorusso aveva segnalato gli spostamenti delle forze dell'ordine e trasmesso in diretta tutte le telefonate che giungevano in redazione inerenti i disordini in città. Le registrazioni delle ultime fasi, con la concitazione dei momenti dell'arresto dei redattori, furono trasmesse a lungo da molte radio libere sia di destra che di sinistra.

La voce delle radio alternative non toccò solo le grandi città, ma giunse anche in piccoli centri, come, (sempre con una scelta assolutamente casuale) Rieti, Montesarchio, Massa e Viterbo. Non sempre le cose filavano lisce: i tentativi di mettere a tacere queste radio che erano “libere”, ma soprattutto “alternative” non mancarono. A Milano via Mancini, dove Radio University aveva sede (anche se solo pochi sapevano esattamente in quale stabile), era presidiata, nelle giornate “calde” dagli sprangatori della Statale e non solo, che controllavano i documenti ai passanti per identificare i non residenti, i quali avrebbero potuto essere potenziali redattori. A Roma, Radio Alternativa, animata da Teodoro Buontempo, ebbe sede nello stesso stabile di via Sommacampagna, dove c’era il Fronte della Gioventù e, solo per caso, una pentola a pressione imbottita di dinamite, posata sul davanzale di una finestra da mano “ignota” non provocò una strage. Anche a Torino fu la federazione del MSI ad ospitare la sede di Radio Blitz, e così avvenne un po’ dappertutto. Va però detto che, in genere, si trattò di ospitalità e basta, poichè (sia pure con qualche tentativo forse nemmeno troppo convinto) il mezzo sembrava ancora troppo “nuovo” ad un Partito i cui vertici non si distinguevano certo per giovanilistici entusiasmi. Infatti, sia pure in contemporanea con la crisi dell’intero settore, dovuta soprattutto all’emergere del più coinvolgente mondo delle tv “libere”, quasi tutte le Radio chiusero per mancanza di mezzi, non potendo contare, un po' per scelta, un po' per necessità, sul supporto “commerciale” di inserzionisti a pagamento. Finchè trasmisero, comunque, furono strumento divulgatore di idee, cultura, attività per tutto il mondo giovanile di destra, e consentirono l’approdo ai grandi numeri di vendita e notorietà di una musica “alternativa” che, per l’originalità dei testi, l’armonia dei suoni e la personalità degli interpreti avrebbe meritato successo maggiore. Qui la scelta si fa ardua, e non può non risentire dell’esperienza e dei gusti di ognuno: per quel che ci riguarda, di comune accordo, in cima alla classifica abbiamo scelto due complessi: La Compagnia dell’Anello (“Padova, 17 giugno 1974”) e gli Amici del Vento (“Vecchio ribelle”) Poi c’è solo la difficoltà di ricordarli tutti: gli ZPM, gli Janus, il Vento del Sud, e, tra i solisti: Fabrizio Marzi, Michele di Fiò, Francesco Mancinelli, Gabriele Marconi e con particolare affetto ricordiamo l’indimenticato Massimo (“Massimino”) Morselli (“Nostri canti assassini”)…e chiediamo scusa a tutti quelli che abbiamo dimenticato.

Un’ultima cosa c'è da dire: all’interno di queste radio, nonostante i pericoli e le difficoltà, regnava, incontrastata, un’atmosfera di allegria, di giovanile spensieratezza, che non incideva sull’impegno e la professionalità davanti al microfono e alla consolle. Questo emerge dalle molte testimonianze dei protagonisti riportate nel libro, che hanno conservato un ricordo incancellabile di quella esperienza, dei fatti, delle emozioni, e degli aneddoti. Chiudiamo proprio con uno di questi: tutti hanno ben presente la spiritosa invenzione di Fiorello di “Gnazio”, riferita a La Russa… ebbene pochi sanno - e il libro ce lo racconta - che il futuro Parlamentare di AN fu il primo a ridere della sua accentuata “sicilianità”. A Radio University andava in onda una trasmissione satirica che era una specie di “Alto gradimento”, e al microfono si alternavano vari personaggi che, con voce buffa, commentavano, a modo loro, i fatti del giorno. Uno di questi era “Siculio” il cantastorie stonato e dal marcato accento isolano interpretato - con grande successo, va detto - dal futuro Ministro della Repubblica. Questo lo abbiamo scoperto nel libro di Alberti, ma c’è molto altro….non vi resta che sfogliare la vostra copia.

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CON NEW ORLEANS NEL CUORE: BOLOGNA CAPITALE DEL JAZZ

24 Aprile 2015 , Scritto da Alessandro Alberti Con tag #alessandro alberti, #luoghi da conoscere, #musica

CON NEW ORLEANS NEL CUORE: BOLOGNA CAPITALE DEL JAZZ

Molte tradizioni e molte scuole ha Bologna, in termini artistici e culturali. Tra queste possiamo trovare quella del Jazz. Una forma musicale caratterizzata soprattutto dall’improvvisazione. Altre sue peculiarità sono il ritmo swing, spesso sincopato, e la poliritmia, oltre che il suono malinconico delle blue note. Chiunque abiti all’ombra delle due torri, ma non solo, è attratto da questa musicalità. Numerosi sono i gruppi e gli artisti amatoriali. Come si può dedurre dai film di Pupi Avati, (jazzista a sua volta prima di diventare un famoso regista) in particolare Jazz Band che illustra magistralmente la propensione bolognese a questo genere di musica. Numerosi sono i locali, specie nella zona dell’Università, che ospitano per quasi tutta la settimana concerti jazzistici. In particolare c’è una strada che viene denominata dagli appassionati come strada del jazz. Una strada totalmente pedonalizzata, dove tutti i locali restano aperti fino a sera tardi, proponendo cocktail e menù dedicati al Jazz. Dove sul marciapiede sono incastonate stelle volte ad onorare il contributo artistico di Marilyn Monroe, Audrey Hepburn, Sophia Loren. La strada suddetta si trova in pieno centro, vicinissima a Piazza Maggiore. Tra via Caprarie e via degli Orefici. Al numero civico 3 a metà degli anni ’50, Alberto Alberti, che fu tra l’altro fondatore del Bologna Jazz Festival, inaugurò il suo Disco club, primo negozio di importazioni di dischi in Italia. Dall’ascolto dei dei dischi alla messa in pratica strumentale il passo fu breve. Lo stesso negozio divenne laboratorio e incontro tra musicisti anche molto famosi. Questo spiega il legame che la città tutt’ora conserva con questo genere musicale e anche con determinati strumenti musicali. Bologna ospitò dal 1958 al 1975 una delle più celebri manifestazioni Jazz d’Europa e la più importante d’Italia. Tra i numerosi partecipanti possiamo annoverare personaggi di caratura mondiale come Chet Baker, Johnny Griffin, Bill Evans, Ray Charles, Ella Fitzgerald, Miles Davis, Oscar Peterson, Keith Jarret e molti altri. In ricordo della grande attività musicale e culturale di Alberti è stata posta il 17 settembre 2011, proprio dove aveva sede il Disco Club, una targa in ricordo. Famoso in ambito jazz fu il compianto maestro Lucio Dalla, che prima di darsi alla musica d’autore fu un abilissimo suonatore di clarino e sassofono. Tanto da suscitare, come lo lo stesso regista Pupi Avati ammetterà anni dopo, la sua personale invidia. Lucio Dalla fu un musicista eclettico e capace di aggiornare senza fatica il suo repertorio, con una capacità di utilizzare gli strumenti in modo decisamente superiore agli altri ragazzi. Ebbe un discreto successo sin dai suoi primi esordi con il gruppo dei Flippers. Poi abbandonò anche se non totalmente i filone jazzistico per approdare prima al genere Beat e successivamente alla musica leggera. Dapprima come autore di musiche e arrangiamenti, per poi passare a scrivere anche i testi con l’album Come è profondo il mare che lo lancerà nell’Olimpo dei cantautori più apprezzati. Per restare in tema Jazz, in via degli Orefici dopo le stelle di Chet Baker e Miles Davis, che si trovano nell’adiacente via Caprarie, troviamo la stella dedicata a Lucio Dalla definita la stella del cuore dei bolognesi. La posa della stella dedicata a Ella Fitzgerald ebbe come testimonial di eccezione Renzo Arbore e il più grande clarinettista italiano Henghel Gualdi. Obiettivo è quello di porre ogni anno una stella per ogni artista che comunque ha arricchito la città con il suo talento, la sua fantasia, la sua musicalità. Altra strada che, per via dei locali, dell’ottimo cibo e dei concerti Jazz, è doveroso citare è via Mascarella. In questa strada infatti si possono trovare numerosi locali che hanno come privilegio di ospitare concerti quasi tutta la settimana. Anche questa strada si trova dalle parti dell’Università, vicino appunto a via Zamboni, strada simbolo dell’Ateneo felsineo. Celeberrimi il Bravo Café e la Cantina Bentivoglio, il Mustache e per gli amanti della cucina siciliana La Cambusa. Sia il Bravo Café che La Cantina Bentivoglio partecipano al Bologna Jazz Festival mentre in estate escono all’aperto inondando di musica la strade e i vicoli circostanti, creando di fatto il salotto jazz della città insieme agli altri succitati locali. Notevole è anche il supporto in termini di formazione artistica che arriva dal Conservatorio cittadino Giovan Battista Martini. Molto selettivo, con corsi biennali e triennali. Di fatto mezzo secolo di Jazz a Bologna, una musica innovativa e tipica del XX secolo, ha condizionato e non poco la già spiccata propensione della città alla musica in generale, orientandola in modo decisivo verso questo genere. Chiaramente la tendenza non è assoluta, altre scuole musicali come quella dei cantautori, che saranno comunque influenzate dal fluire di note di questa musica d’importazione, avranno modo di crescere e svilupparsi, in una sorta di contaminazione reciproca, che darà comunque risultati eccellenti specialmente negli anni ‘70/’80. Bologna resta affascinante e attraente anche e soprattutto per la vita notturna. In questo caso il noir del mio precedente articolo, non c’entra ma solo la notte stellata, profonda, dei nottambuli amanti della musica e delle sonorità più ricercate.

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L'età d'oro del pallone

20 Aprile 2015 , Scritto da Alessandro Alberti Con tag #alessandro alberti, #sport, #recensioni

L'età d'oro del pallone

Oggi voglio dedicare il mio articolo allo sport più amato in Italia. Il gioco del calcio. Lo voglio fare con l’ausilio di un bellissimo libro che ho appena terminato di leggere: L’Età d’oro del Pallone- Il calcio in Italia dalle origini al 1950. L’argomento calcio è da sempre un argomento dibattuto, vuoi per passione, vuoi perché è lo sport nazionale, resta di fatto un aspetto culturale che incide profondamente la nostra società. Il testo, curato da Ernesto Zucconi e Giuseppe Franzo, ha il pregio di ripercorrere l’evoluzione dello sport nazional popolare per antonomasia. Una ricostruzione dettagliata che inizia con cenni storici e sul perché il gioco con la palla sia stato utilizzato con finalità ludiche e sportive da diverse civiltà non solo quella europea. Secondo alcuni studiosi la palla veniva identificata con i corpi celesti, il sole e la luna che per la loro forma sferica venivano identificati come la perfezione. Si hanno notizie del gioco con la palla sin dall’antica Grecia. Un gioco che poi si evolverà nei secoli acquisendo regole e ruoli. Anche la stessa pratica di questo sport, inizialmente visto come essenzialmente maschile, verrà acquisito anche dal mondo femminile. Il gioco del calcio è visto nell’ottica degli autori, nei termini in cui lo definì Antonio Ghirelli, giornalista e scrittore napoletano: cultura popolare. In questo libro vengono analizzati e contestualizzati i momenti in cui questo sport si evolve, pur ammettendo che, pur vantando duemila anni di storia e gloria romana, il calcio fu introdotto in Italia grazie agli inglesi e agli svizzeri. La nascita dell’Italia calcistica si fa risalire al 1887, quando Edoardo Bosio, commerciante che aveva per motivi di lavoro contatti con Londra, fondò una squadra che prese il nome di International Football Club. Successivamente a Genova nasceva il Genoa Cricket and Football Club. Nel 1898 fu fondata la Figc (Federazione italiana gioco calcio). Il primo campionato italiano si svolse in un solo giorno l’8 maggio 1898. A seguire verranno fondate numerose squadre che daranno vita ad un sempre più partecipato campionato. Inizia così l’epopea del calcio con calciatori dai pantaloni lunghi, berrettino e baffoni. Gli autori si soffermano su vari aspetti, gli avvenimenti fuori dal campo, gli albori calcistici torinesi, la storia e la cronistoria del calcio italiano e delle società di calcio dal 1898 al 1950. I capocannonieri. L’epopea azzurra con i trionfi mondiali dell’Italia guidata da Vittorio Pozzo nel 1934 a Roma e 1938 a Parigi sublimate dalla vittoria olimpica nel 1936 a Berlino. Le prime esperienza di calcio professionistico che risalgono agli anni 1929-30. Un periodo questo in cui le vittorie venivano celebrate dai nostri calciatori con il saluto romano, ormai entrato di fatto nelle abitudini del popolo italiano. Un ampia parte del libro viene dedicata al fumetto, unico modo per raffigurare le competizioni, utilizzando alcuni numeri de I Grandi Campioni dello Sport. Un bel capitolo dedicato ai ricordi di Pozzo e poi per gli amanti delle statistiche i risultati e i gol segnati. Non manca il ricordo di un arbitro speciale: Antonio Birbone. Il testo è impreziosito da numerose foto, fumetti, prime pagine dei giornali. Con un ricordo dedicato al Grande Torino deceduto a Superga il 4 maggio 1949 dopo che l’aereo che trasportava l’intera squadra con lo staff tecnico e medico e numerosi giornalisti si schiantò contro il terrapieno della Basilica. Nessuno si salvò da quella sciagura. Notevole anche la foto dei funerali che attraversarono Torino, bagnati dal pianto di una folla immensa. Un libro completo, esaustivo, intrigante, per tutti gli appassionati del genere. Una ricerca minuziosa, con immagini rare, con dettagli grafici di pregio e foto che non ritraggono solo i campi di calcio di allora, ma anche i tifosi sulle gradinate con i mucchi di biciclette addossate una sull’altra ai piedi delle scalinate, perché era più importante trovare un posto sugli spalti e vedere, assaporare, vivere quel gol, che li avrebbe fatti discutere per almeno una settimana. Un libro che fa riflettere su come il calcio di allora fosse sicuramente più sano, coinvolgente e a suo modo eroico.

[E. Zucconi. G.Franzo L’Età d’oro del pallone è edito da Novantico pag.120 con foto in bianco e nero formato 21×29,7]

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Bologna la rossa? No, gialla e noir

18 Aprile 2015 , Scritto da Alessandro Alberti Con tag #alessandro alberti

Bologna la rossa? No, gialla e noir

Bologna la grassa per la sua ottima cucina, la dotta perché ospita la prima Università ad essere fondata in Europa, la rossa, per il colore delle sue case al momento in cui fu edificata, ma anche la gialla, la noir. Quest’ultima indicazione cromatica è relativa all’ampia produzione di libri oltre che di fiction poliziesche, ambientate nella città felsinea. Una città che ha non solo gli aspetti più goderecci, con i locali aperti fino a tardi, i circoli Jazz, la musicalità che scorre tra le strade e i suoi ampi e lunghi porticati. La buona cucina che implementa l’appetito. O la cultura derivante dalla sua storia, dai suoi musei, dalle sue bellissime espressioni architettoniche. Bologna ha anche un’aspetto che si presta al genere giallo o noir. Con l’intreccio dei canali sotterranei che attraversano la città, densi di inquietudine per chi deve seguire una pista che risolva un caso e che ispirano molte inchieste, ma anche quei portici talvolta oscuri, i vicoli e i negozi più nascosti di vecchi antiquari, che si spingono in improbabili tortuosi percorsi dentro il cuore degli antichi palazzi. Dove la notte e la nebbia, creano un clima adatto alla narrazione di eventi misteriosi. Dove l’agguato sembra adeguarsi perfettamente nelle numerose zone d’ombra. Molti autori del genere giallo sono di Bologna, proprio per questa sua predisposizione all’enigma, alla verità da scoprire, in un terreno inquietante e allo stesso tempo ricco di spunti per trame avvincenti. Molto sta anche alla capacità dello scrittore di rendere questi paesaggi cittadini terreno per inchieste, basate sulla razionalità. Perché il giallo è soprattutto razionalità. Tra i grandi scrittori di questo filone letterario si possono annoverare Loriano Macchiavelli con la sua celebre serie di racconti che hanno avuto Sarti Antonio della Questura di Bologna come principale protagonista. L’autore riesce a raccontare i mutamenti sociali della città, anche e soprattutto grazie alle inquiete reazioni della sua creatura letteraria. I mutamenti di Bologna, con molte strade che adesso non hanno più le stesse abitazioni di allora, come via S. Caterina, dove vive Rosas amico del poliziotto. l’immigrazione e il conseguente cambiamento degli usi e dei costumi. Mutamenti sociali ma anche politici che accompagnano Sarti Antonio, che spesso impreca contro la città e la sua realtà. Ma anche il personaggio che per me resta più carismatico, quel Poli Ugo archivista e fascista della medesima Questura, al quale l’autore ha dedicato due libri, un racconto e alcune apparizioni nelle indagini di Sarti. Un cosiddetto asociale ma molto intelligente e acuto investigatore, che riesce ad arrivare a chiudere pratiche definite come irrisolte, ma che si rivelano risolte in modo errato per superficialità e frettolosità. Molto fervida anche la collaborazione con Francesco Guccini, col quale Macchiavelli ambienta le sue storie, soprattutto sull’Appennino Tosco-Emiliano. Carlo Lucarelli ben noto nell’ambiente soprattutto noir, per le sue indagini televisive e anche di scrittore affermato. Tra i suoi personaggi più conosciuti possiamo annoverare il Commissario De Luca, che inizia la sua avventura in periodo fascista e termina la sua serie in quattro libri editi da Sellerio. La Rai ne farà una fiction così come per l’Ispettore Coliandro, altro personaggio creato da Lucarelli, che riscuoterà un notevole successo in termini di share, con ben quattro serie tv. Da ricordare che diversi anni prima anche Sarti Antonio ebbe una sua serie televisiva dal titolo Un poliziotto e una città. A seguire molti altri autori che se non bolognesi hanno comunque scelto la città delle due torri per ambientare i loro racconti, siano essi gialli, thriller o noir. A cominciare da John Grisham anch’esso affascinato dall’aria di mistero del capololuogo emiliano. Per non dimenticare Roberto Casadio, Guido Mascagni, Massimo Fagnoni, Eros Drusiani, Gianni Materazzo e molti altri. Questa grande attrattiva per gli autori fa serenamente affermare che il poliziesco italiano, tramite Bologna, trae linfa vitale per la sua produttività in termini editoriali ma anche cinematografici. Il connubio tra fantasia e realtà ha permesso alla città di essere denominata del giallo. E di misteri Bologna ne ha ancora da scoprire e da rendere noti agli appassionati lettori.

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