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Cerca risultati per “Aldo Dalla Vecchia Vita da giornalaia”

Radio Blog: astrobiografia di Amedeo Modigliani

8 Febbraio 2019 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #pittura, #loredana galiano, #astrologia, #eva pratesi, #vignette e illustrazioni


"Di chi parliamo? Del grande Amedeo Modigliani, nato il 12 luglio a Livorno nel 1884, alle 9 del mattino.
Era del Cancro con un’Ascendente nel segno della Vergine e una Luna in Pesci
".

Un altro affascinante viaggio astrologico nella vita del grande pittore livornese Amedeo Modigliani, a cura della nostra Loredana Galiano e magicamente illustrato da Eva Pratesi.
Buon ascolto!

Lettura di Chiara Pugliese

 

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Poesie di Valentina Casadei

3 Marzo 2019 , Scritto da Valentina Casadei Con tag #valentina casadei, #poesia

 

 

 

 

Immaginai la vita

Come donna

Le diedi un corpo piccino

Di fata

Un naso grande

Di strega

E due grandi occhi

Una domanda.

 

 

 

Te, nel cielo

nell’ignominia del dolore

guardi in basso

M’osservi vivere,

muovere l’arto destro

camminare sui piedi stanchi

M’osservi osservarti

implorare il cielo d’assottigliarsi

la troposfera di scomparire,

per avvicinarci

M’osservi piangerti

macchiare di nulla i cuscini

nell’attesa d’allontanare

tutti i tuoi aliti di pensiero

E nell’imparità del fato

sei il dubbio

il miracolo dell’eventualità

Te, nel cielo

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Intelligenza vegetale e dintorni

17 Maggio 2019 , Scritto da Anna Olan Con tag #anna olan, #il mondo intorno a noi

 

 

 

 

In un mondo dove la Rete virtuale assicura pseudoperformanza logica grazie a un pantano d'informazioni non ben definite da vettori che ci giungono con forza  propulsiva, abbiamo completamente perso di vista i veri garantisti di una ragione che esplose insieme al big bang, in quell'atto schizofrenico in cui l'universo spinse al largo del Cosmo ciò che noi oggi comunemente, ma impropriamente, chiamiamo vita.

Le piante sono da sempre creature prime, assicurano sistemi che crediamo di riuscire a sovrintendere con l'arroganza di chi pensa che la parola complessità sia la casa produttrice di una lama per sfilettare  pesce.

In realtà dietro ogni stigma, dentro ogni ovario e sui sepali si nasconde un'acume vegetale che conferma una superiorità netta nei confronti delle nascenti intelligenze artificiali.

Ogni elemento vegetale è perfettamente in grado di adempiere funzioni, registrare informazioni ed elaborarle, riprodurre olfattivamente tali relazioni e rimandarle infinite volte.

Recentemente la Neurobiologia si è occupata di definire certe le interazioni neurali vegetali alla stessa maniera di quelle animali, con oscillazioni differenziali minime riferibili solo alla sfera comportamentale che ovviamente negli animali offre una spiccata socialità, ma che anche nelle piante sta iniziando ad essere riconosciuta come fondamento convenzionale, in poche parole esisterebbe una lingua che sfrutterebbe microvibrazioni tali da fornire un vero e proprio vocabolario, di senso logico e consequenziale.

Le piante si riproducono, imparano, cantano, ma più di tutte soffrono e muoiono e questo le fa entrare di diritto nella sfera degli elementi organici senzienti, poiché nel genoma stesso custodiscono soluzioni, se pensiamo che alcune di loro mettono in atto vere e proprie strategie di sopravvivenza attraverso impulsi elettrici cellulari.

L'intelligenza artificiale al contrario propone un bacino di trasmissioni preconfezionate in grado di autogestirsi senza attingere a risorse pregresse, quindi con l'inserimento di dati graduali che si comporranno come in un puzzle durante la vita stessa dell'I.A.

L'intelligenza vegetale è una realtà sconfinata che non pone limiti all'apprendimento e soprattutto nasce e muore e non esiste vita in grado di sostituire vita neppure la più complessa tecnicamente e avveniristicamente sperata.

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Gino Pitaro, "La vita attesa"

24 Ottobre 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

 

 

 

 

La vita attesa

Gino Pitaro

 

Golem Edizioni, 2018

pp 203

16,50

 

Per descrivere La vita attesa di Gino Pitaro bisogna per forza adoperare l’abusata e logora locuzione: romanzo di formazione. Gianni e Federico hanno studiato insieme e sono stati inseparabili fino alla maturità, dopo la quale si allontanano, percorrendo strade diverse. Gianni è l’incarnazione letteraria dell’autore, con i suoi studi che lo rinchiudono, nonostante alcuni lavori precari – il romanzo è ambientato principalmente a Tropea con un’ottima rappresentazione della Calabria compresa la ‘ndrangheta – in un’intellettuale torre eburnea, mentre Federico, con la sua carriera in polizia, ne è l’alter ego immerso nel mondo e nella Storia con la S maiuscola. Le due esistenze procedono parallele ma a un certo punto convergono in un modo che non possiamo rivelare senza fare spoiler.

Operazione nostalgia anni 90, decennio che ha segnato il passaggio dall’era analogica a quella digitale e dalla prima alla seconda repubblica. In sottofondo ci sono le stragi di mafia, tangentopoli, la prima ondata migratoria ma anche tutte le canzoni che fanno da colonna sonora a un periodo che ci ha traghettato dalle promesse e speranze precedenti (datate 60, 70, 80) alle delusioni attuali. Ci sono ricordi, luoghi, amori che si aprono e si chiudono come cerchi. Il tutto in una lingua molto letteraria, poetica, connotata e non asciutta. L’uso del dialetto è più spiccato nella prima parte, dove pesano le origini dei due protagonisti, ma si fa più rarefatto man mano che la loro esistenza si sprovincializza.

Tutti noi, in un certo senso, attendiamo la vita, quella sognata e desiderata che, per alcuni, resta un miraggio. Federico, il poliziotto, c’è dentro fino al collo mentre Gianni indugia ai margini e, l’unica volta che lo farà, - che si tufferà a pieno in qualcosa - sarà uno sbaglio.

L’azione si snocciola lentamente ma inesorabilmente. Le rette parallele convergono, mescolandosi ai ricordi, a un substrato di pathos, a una nostalgia straziante del come eravamo e chi eravamo. Ciò che siamo stati da bambini, ci dice l’autore, è “la verità più grande”, la nostra essenza, ciò che dovremmo ricordare per spiegare chi siamo adesso. E bisogna restare fedeli a questa verità, nonostante tutto, nonostante l’infanzia non sempre sia “un luogo ideale”.

Un romanzo bello e poetico fin dal titolo, sull’amicizia ma soprattutto sull’innocenza perduta: ”affossarti, negarti una possibilità, anche se questo va contro i miei principi – dice Federico a Gianni – significherebbe anche annegare una parte di me stesso”.

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Amore Che Vieni Amore Che Vai - Francesco Il Principe

11 Novembre 2014 , Scritto da Ida Verrei Con tag #ida verrei, #musica

Ringraziamo Francesco Prencipe, musicista e compositore, per questo brano di De Andrè, dolcissimo e reinterpretato con tocco personale e inconfondibile, da vero maestro. (Ida Verrei)

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Sabato ha studiato fino alle 21, in una stanza...

31 Dicembre 2012 , Scritto da SignoradeiFiltri

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Dedicata

15 Gennaio 2013 , Scritto da Fabio Marcaccini Con tag #fabio marcaccini, #poesia

Tu...

come una cometa

che passa una sola volta nella vita,

così vicina al mio mondo,

eppur così lontana

per poter essere abbracciata

dal mio caldo respiro

bagnato di lacrime.


Si spegne anche l' ultimo sorriso

quando solo,

nel silenzioso buio di un' altra notte,

inseguo con lo sguardo

la tua scia lucente abbandonata.


Se non potrò rivivere ancora,

allora imparerò a volare

verso i confini dell'Universo,

fino a ritrovare Te

o ad incontrare Dio.



1998

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Giulio Berruti, "Nude sì ma sotto la doccia"

12 Marzo 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #cinema

 

 

 

 

Giulio Berruti
Nude sì ma sotto la doccia
La censura e il comune senso del pudore in nome del popolo italiano
Il Foglio Letterario - La Cineteca di Caino
Pag. 305 - Euro 15

 

Tra i tanti libri di cinema ne consiglio uno scritto da Giulio Berruti - autore de L’albero verde, collaboratore di Corrado Farina per Hanno cambiato faccia e valido documentarista - che scandaglia il mondo della censura nel cinema italiano, compiendo una vera e propria analisi sociologica. Berruti parla di cinema, cita titoli come Vedo nudo, Signore e signori buonanotte, Tre passi nel delirio, La dolce vita, La grande abbuffata, Rogopag, La classe operaia va in Paradiso, La moglie più bella, Zabriskie point … Nel suo racconto parla di dive che hanno avuto vita difficile grazie a solerti censori, attrici come Sylva Koscina, Stefania Sandrelli, persino Gigliola Cinquetti giovanissima cantante e Ornella Muti moglie troppo giovane. Registi contrastati dal potere e dalla censura serva dello stesso potere, gente come Visconti e Pasolini - emarginati pure per motivi di scelta sessuale - ma anche Antonioni e Fellini (La dolce vita fu definita da Scalfaro sul quotidiano cattolico L’Avvenire come La sconcia vita!). Berruti fa capire l’evoluzione del comune sentimento del pudore nel corso degli anni, spiegando come una norma inserita nel codice penale fascista abbia continuato a essere applicata per sequestrare e modificare pellicole pericolose. Se in un film si ironizzava troppo sulle forze dell’ordine tutto veniva ricondotto alla presunta normalità, quando c’erano esposizioni di epidermide eccessive si limitavano, venivano imposti tagli e sforbiciate di sequenze erotiche, spesso soprattutto per le implicazioni religiose e politiche che certe sequenze incriminate comportavano. Un saggio interessante e documentato, con molte foto d’epoca in bianco e nero, che racconta la crescita della società italiana del dopoguerra attraverso il cinema, dal primo neorealismo e i film con Totò (il principe ebbe problemi di censura politica con la sua Carolina) ai grandi autori degli anni Sessanta impegnati politicamente come Fellini, Pasolini e Visconti. Un lungo viaggio muniti di forbici per conoscere tutti i fotogrammi censurati dal cinema italiano, le immagini e le frasi che non potremo più apprezzare. Scritto come un romanzo.

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Natalizzazione progressiva

5 Dicembre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #unasettimanamagica, #adventscalender

Natalizzazione progressiva

 

A proposito di calendario dell’Avvento, il mio personale consiste in una progressiva, lenta, dolce natalizzazione dal primo all’otto dicembre. Nella prima settimana del mese mi piace tirar fuori le cose a una a una, non tutte insieme: un asciughino con Babbo Natale, una presina, un vasetto, un asciugamano rosso. Adagio, come ad assaporare e ritrovare gli oggetti uno dopo l'altro. Di diverso, quest’anno, c’è che non esisterà la “roba da tenere di riguardo”, cioè quella da usare solo il 25 con i parenti in visita in pompa magna. Ogni giorno sarà Natale, ogni oggetto sarà vissuto e goduto e gioito in intimità, nella vita comune, quella di tutti i giorni, che è anche la più bella, se ci pensi

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Viva il caffellatte

15 Dicembre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #unasettimanamagica, #adventscalender, #il mondo intorno a noi

Viva il caffellatte

 

Da certi servizi, da certe interviste, sembra che l’ideale dell’italiano medio sia la brioche al bar o il pranzo al ristorante.

Ultimamente – intendo negli ultimi due decenni in crescendo – c’è stata una corsa alla “vita da aperitivo”. E, forse, - con buona pace dei ristoratori e di chi con quelle attività vive – uno stop ci voleva. Un ripensamento di questo stile di vita di corsa e superficiale. La vita da aperitivo andava fermata. Di forza, per legge.

A diciotto anni è normale ritrovarsi in baracchina per fare i soliti discorsi e le solite battute. È un bisogno di appartenenza al branco, serve a staccarsi dai genitori e a crearsi un’identità individuale e sociale. Ma non a sessanta anni. Non con questa follia generazionale collettiva.

Eterni adolescenti con lo spritz in mano. Riti quotidiani di socialità forzata, in una dipendenza da drogati che è stata sfruttata per “far girare l’economia”. Un’economia che non si basa più sulla produzione di buoni manufatti ma sul consumo di cibo, di alcol, di droga. La cultura dello sballo. La movida.

Se questa pandemia si fosse presentata nei miei mitici anni sessanta, non ci sarebbero state tante rinunce da fare.  Al ristorante si andava solo per festeggiare qualche occasione speciale. Le vacanze si facevano una volta d’estate e in Italia. Il bar era un posto da uomini che giocavano a biliardo o a carte. In palestra andavano solo gli atleti. I bambini frequentavano la scuola mezza giornata e mangiavano a casa. Il pomeriggio facevano i compiti e giocavano con i figli dei vicini.

Il lockdown c’era già e non lo sapevamo. Anzi, eravamo felici.

La nostra vita moderna è in deriva. E allora ben venga questo Natale senza sorrisi obbligati, senza pizze di palestra, senza la festa aziendale alla Filini e Fantozzi. Senza la zia che ci sta sulle palle. Senza una vuota corsa che ci sfianca ma non nutre la nostra anima. Senza bambino a karate e bambina a danza. Senza il corso di zumba per vecchi.

Liberiamoci di questa adolescenza perenne, dei bambini che nascono già grandi e vanno a mangiare la pizza con gli amici a sei anni, delle nonne con le calze a rete.

Viva il caffellatte in casa. Viva la pasta al pomodoro cucinata senza aver prima preso l’aperitivo. È buona lo stesso, sapete? Riempie comunque la pancia e non costa nulla, fa persino bene al portafoglio.

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