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Riccardo Marchi

26 Marzo 2013 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #saggi, #personaggi da conoscere

Riccardo Marchi (1897 – 1992) è davvero un personaggio dimenticato nel panorama letterario italiano, cercando in rete si trova pochissimo su di lui, addirittura, digitando il suo nome sui principali motori di ricerca, ci siamo imbattuti, fra i primi risultati, nella nostra stessa citazione sulla pagina Facebook di Livorno Magazine. Eppure, Riccardo Marchi è stato paragonato dalla critica a Tozzi, a Verga e a Capuana, per il realismo della descrizione e per il suo essere studioso del folclore e delle tradizioni livornesi. Telegrafista nella prima guerra mondiale, gestì con successo la fabbrica di sapone del padre, portando avanti, contemporaneamente, l’attività di giornalista, di scrittore e di attivista politico. Nel 1921 partecipò al convegno socialista che vide la nascita del partito comunista. Oltre ai versi e a numerosi romanzi, molti dei quali di stampo rievocativo e genericamente autobiografico, ottenne anche un discreto successo via etere come autore di radiodrammi e radio fiabe. Divenne membro, insieme a Corrado Alvaro, di una autorevole commissione dell’E.I.A.R. Nel secondo dopoguerra si dedicò alla cronaca e critica cinematografica per “IL Telegrafo” e “Il Tirreno”. Sul finire degli anni sessanta si ritirò a vita privata a Livorno, dedicandosi esclusivamente alla scrittura. Morì nel 1992. I suoi romanzi più conosciuti sono: “Circo Equestre”, “Lo sperduto di Lugh” ma, soprattutto, “Via Eugenia, 1900”, dove rievoca la vita della sua famiglia, la fabbrica del sapone, la figura di Zio Tide, galantuomo d’altri tempi.

Un galantuomo! Vallo a cercare al giorno d’oggi. Zio Tide lo fu? Sicuramente lo fu. Il discorso mi riporta necessariamente alla memoria di lui, di zio Tide, abbreviativo di Aristide, fratello di mia madre, esempio di galantomismo non gratuito o di poco costo, pagato anzi a caro prezzo. Com’era nel fisico? Aitante con un volto bruno come scavato sulla scorza di un vecchio albero. Di apparenza burbero; in realtà bonario, rivelato nell’intimo da un non frequente sorriso che, schiarendolo, gli animava assieme allo sguardo, i cespugli arruffati degli scopettoni e i baffi da quarantottino. “ (pag.7)

Marchi aveva “il tratto dell’incisore”, come si afferma nella prefazione a cura dell’editrice Nuova Fortezza, e sapeva rendere le strade di Livorno con animata vivacità:

E la strada della fanciullezza com’era? Pressappoco come oggi, più decorosa, più Eugenia, da un Eugenio magistrato civico. Allora, nonostante la saponeria e la fonderia limitrofa al termine di quel tratto di strada, nonostante qualche stallatico e due o tre botteghe di artigiani ed una modesta canova, nei sedici edifici che la compongono, fra i quali due palazzine padronali, via Eugenia ospitava con signorile dignità impiegati, artigiani e Liberi Imprenditori come noi. Ora è trasandata, decaduta, coi muri scrostati e fioriti di erbacce, butterati dalle guerre; ma ai tempi di zio Tide, come garriva! Di panni al sole, di voci attestanti una vitalità calda; perfino di ricchezza. La ravvivava dall’alba al tramonto, il cantare degli ambulanti: le erbaiole, l’arsellaio, il pesciaiolo, il pollaiolo, l’ombrellaio, l’arrotino, il ramaio di Prato, un cenciaio e così via dicendo. Polifonia alla quale, per solleticare il buon cuore, si univano le tiritere degli organetti. A questi Tide faceva l’elemosina di un soldo purché se ne andassero altrove a infastidire con “La vergine degli angeli” o “La donna è mobile”. Tornassero, magari, col repertorio nuovo e lo strumento accordato.” (pag. 19)

“Via Eugenia 1900” è una finestra sul nostro passato, sulla Livorno appena uscita dal Risorgimento. Ci viene in mente l’angolo nascosto del cimitero dei Lupi con le tombe garibaldine crepate, inselvatichite, ed è spontaneo associarle – e confrontarle – con certe descrizioni del Marchi:

Ah, tempi gagliardi, bellissimi e feroci! Li ricordo ancora per i cortei, riti del popolo che se ne nutriva, come il pane. I funerali dei garibaldini cui partecipavo tenuto per mano dallo zio. Grande sfoggio di bandiere e camicie rosse; folla di severi uomini in nero, come lo zio: tutti quanti con una rappa di acacia all’occhiello.” (pag 41)

Riccardo Marchi (1897 - 1992) is truly a forgotten character in the Italian literary scene, in internet you find very little about him. Yet Riccardo Marchi has been compared by critics to Tozzi, Verga and Capuana, for the realism of the description and for his being a student of the folklore and traditions of Livorno.

Telegraphist in the First World War, he successfully managed his father's soap factory, simultaneously pursuing the activity of journalist, writer and political activist. In 1921 he participated in the socialist conference which saw the birth of the communist party.

In addition to the verses and numerous novels, many of which are reminiscent and generally autobiographical, he also achieved a good success over the air as an author of radio plays and radio fairy tales. Together with Corrado Alvaro, he became a member of an authoritative commission of E.I.A.R. After the Second World War he devoted himself to news and film criticism for "IL Telegrafo" and "Il Tirreno".

At the end of the sixties he retired to private life in Livorno, dedicating himself exclusively to writing. He died in 1992.

His best known novels are: "Equestrian Circus", "Lo sperduto di Lugh" but, above all, "Via Eugenia, 1900", where he recalls the life of his family, the soap factory, the figure of Uncle Tide, gentleman of other times.

 

A gentleman! Go look for him  nowadays. Was it Uncle Tide? He0 certainly was.

The speech necessarily brings me back to the memory of him, of Uncle Tide, short for Aristide, my mother's brother, an gentleman that is not free or cheap, even paid dearly.

What was he like in the physical? Handsome, with a brown face as if carved on the bark of an old tree. Seemingly grumpy; in reality good-natured, revealed by an infrequent smile that, lightening him, animated him along with his eyes, also the ruffled bushes of the whiskers and the mustache in the style of the 48. "

 

Marchi had "the stroke of the engraver", as stated in the preface by the publisher Nuova Fortezza, and he knew how to render the streets of Livorno with animated liveliness:

 

"And what was the path of childhood like?

Just like today, more dignified, more Eugenia, by a civic magistrate Eugene. Then, despite the soap factory and the foundry at the end of that stretch of road, despite some manure and two or three artisan shops and a modest canova, in the sixteen buildings that compose it, including two main buildings, via Eugenia housed with noble dignity employees, craftsmen and free entrepreneurs like us.

Now it is unkempt, decayed, with the walls peeling and full of weeds, pockmarked by wars; but in the time of Uncle Tide, how it fluttered! Of clothes in the sun, of voices attesting to a warm vitality; even of wealth.

The singing of the street vendors livened it up from dawn to dusk: the herbaria, the clams seller, the fishmonger, the chicken seller, the umbrella maker, the knife grinder, the coppersmith of Prato, a cenciaio and so on. Polyphony to which, to tickle the good heart, the rigmaroles of the accordions joined. To these Tide gave alms ofr a penny as long as they went elsewhere to annoy people with "The virgin of the angels" or "La donna è mobilee". Maybe they would come back with the new repertoire and the tuned instrument. "

Via Eugenia 1900 is a window on our past, on Livorno just out of the Risorgimento. We are reminded of the hidden corner of the Lupi cemetery  with the cracked, wild-faced Garibaldi tombs, and it is spontaneous to associate them - and compare them - with certain Marchi’s descriptions.

"Ah, vigorous times, beautiful and fierce! I still remember them for the parades, rites of the people who fed on them, like bread. The funeral of the Garibaldi soldiers in which I attended held by the hand of my uncle. Great display of flags and red shirts; crowd of severe men in black, like uncle: all of them with a patch of acacia in their buttonhole. "

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