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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)
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Il ristorante

26 Novembre 2017 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca

 



    

 

Il ristorante o "restaurant" dovrebbe ristorare, restaurare i rapporti interpersonali ed intersessuali, eventualmente, deteriorati, interrotti, ma la mia esperienza è diversa.
Il cibo alimentare mi ristora, ma sento il bisogno del cibo spirituale che mi verrebbe dai rapporti interpersonali ed intersessuali, al ristorante, ma si è educati e non si parla con la bocca piena o si è furbi e si approfitta della bocca piena per non parlare.
     Il cibo alimentare, al "restaurant", dovrebbe essere pretesto per restaurare rapporti interpersonali ed intersessuali deteriorati, ma, al contrario, si completa la demolizione e il cibo alimentare e/o spirituale resta indigesto.
     Il cibo alimentare preso al ristorante o "restaurant" rischia di diventare l'unico amico che ci faccia compagnia quando chi ci sta accanto e con cui stiamo insieme non sta, a sua volta, insieme a noi, ma, solo, accanto e, addirittura, col proposito di accantonarci.
     Si dovrebbe stare insieme, con passione, al ristorante o "restaurant", ma, spesso, si sta accanto, con rassegnazione, sentendoci come se si dovesse "pagare una tassa", accettando un invito, per non doverci pensare più o ci si volesse "togliere un dente":"Oddio, con chi mi tocca stare accanto! Non vedo l'ora di togliermi questo dente cariato!"
     L'invitato, costretto, se ne sta con un gluteo seduto e l'altro alzato, pronto per partire e chi l'ha invitato non deve faticare per accorgersene.

          Luca Lapi luca.lapi@alice.it

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Ota Pavel, "Come ho incontrato i pesci"

25 Novembre 2017 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

 

Come ho incontrato i pesci

Ota Pavel

Keller, 2017

 

Cento volte avrei voluto ammazzarmi, quando non ce la facevo più, ma non l’avevo mai fatto. Forse nell’inconscio desideravo baciare ancora una volta il fiume sulle labbra e prendere i pesci argentati. Era stata la pesca che mi aveva insegnato la pazienza e i ricordi mi aiutavano a vivere”.

In questo explicit è racchiuso tanto del senso del libro e della vita di Pavel, scrittore soprattutto di pezzi sportivi, ammalatosi ancora giovane di una malattia psichiatrica che lo segnò per diversi anni. La pesca è il filtro attraverso cui, con questo insieme di racconti, a tratti memoir, che formano un romanzo leggero, ilare in alcuni punti, struggente e malinconico in altri, Ota Pavel narra alcuni aneddoti della sua vita. Da bambino, quando il padre (un personaggio spassosissimo) quasi lo fa annegare per pescare qualche pesce in quanto lui non sa nuotare, al vuoto percepibile lasciato dalla narrazione durante la Seconda Guerra Mondiale, un vuoto causato dall’assenza della pesca, attività negata alla famiglia dello scrittore. La vita, la morte, la solidarietà, la crudeltà, l’allegria, il nonsense si nascondono dietro una scrittura stralunata e giocosa, affollata di nomi di pesci mai sentiti, aneddoti per cui è impossibile non ridere (come quello della gita in barca durante la quale, a causa della pioggia, invadono la tenda di due campeggiatori fidanzati e l’amico li fa cacciare perché, cercando spudoratamente di palpeggiare la donna, tocca le rotondità dell’uomo che non gradisce). Un libriccino che si legge con un unico, permanente sorriso sulle labbra, a volte un po’ più amaro, rivolto in parte anche a noi che pensavamo che mai avremmo letto con tanto piacere un libro che parla solo di racconti di pesca. 

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Le pubblicazioni di Rill - Riflessi di Luce Lunare AAVV - Davanti allo specchio Davide Camparsi - Tra cielo e terra

24 Novembre 2017 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #fantasy, #concorsi

 

 

 

 

 

La memoria, come dice Proust, è un cassetto strano, è selettiva, conserva e ripropone solo quello che le fa piacere, a volte persino confonde date, persone ed eventi. Tutto segno del tempo che passa e noi lì a ricercare quelle madeleines del tempo passato che non torna, ma che pure è stato il tempo migliore della nostra vita. Ecco, tra gli incontri più belli che ho fatto nella mia vita c'è stato quello con i ragazzi - ormai cresciuti! - del Gruppo Rill, una conoscenza casuale, dovuta alla mia partecipazione al concorso per racconti fantastici, che celebra in questo periodo i 25 anni. Dopo quel racconto sono entrato a far parte della giuria, insieme a un sacco di nomi importanti, io, piccolo scrittore di provincia, con la esse minuscola, che quasi non si vede. Tra quei giurati mi fa piacere ricordare il grande Franco Cuomo, che non è più con noi, ma restano i suoi libri. Alberto Panicucci è il motore di Rill, infaticabile organizzatore di concorsi ed eventi, con il suo gruppo ha mandato avanti per anni una bella manifestazione ad Anagni, dove conobbi un altro compagno di viaggio che non è più con noi, il grande Luciano Comida. Ah, cominciano davvero a essere troppi gli amici scomparsi e non è un buon segno...

Dovevamo parlare di libri, che forse è meglio. Rill non è un editore, ma ogni anno pubblica un volume antologico con i vincitori del concorso, curato da Edoardo Cicchinelli e Francesco Ruffino, oltre al solito Panicucci. Il volume del 2017 è intitolato Davanti allo specchio, fa parte della collana Mondi Incantati, ed è stato presentato alla Fiera del Fumetto di Lucca, che ormai tutti chiamano Lucca Comics & Games Heroes. Nel volume troverete alcune perle del fantastico underground (ché in Italia il fantastico è solo underground! Chi lo pubblica?): Davanti allo specchio di Valentino Poppi, il vincitore del concorso che dà il titolo al libro, Quando gli animali parlavano di Davide Camparsi (autore straordinario), Questione di previdenza di Nicola Catellani, Il dolore del pianto di Nicola Filippi, A casa del Diavolo di Laura Silvestri, L'amico speciale di Giorgia Cappelletti. Completano il libro alcune opere internazionali, tratte dai gemellaggi del Trofeo Rill: Una strizzatina d'occhio e un sorriso di Gary Kuyper (Sud Africa), Fujino, Takane e Kanoko di Maria Antonia Martì Escayol (Spagna), La Morrigan di Stewart Horn (Regno Unito), Qualcosa di davvero orribile di Xanthe Knox (Australia), Per l'amor del Cielo di Robert O' Rourke (Irlanda). Infine troviamo le opere de La sfida, concorso parallelo al Rill, con lavori di Francesco Nucera, Alain Voudì, Giorgia Cappelletti ed Emiliano Angelini. Davvero un bel libro, al quale ognuno di voi lettori amanti del fantastico potete provare a partecipare, proponendo le vostre opere per il Rill 2018. Un autore molto valido scoperto dal Trofeo Rill è senz'altro Davide Camparsi, che esce con una pregevole antologia di racconti intitolata Tra cielo e terra, che raccoglie le cose migliori dell'autore veronese, nato nel 1970, in tema di narrativa fantastica breve. Camparsi ha vinto un sacco di premi, pure io sono rimasto incantato dalla sua prosa e da una fervida fantasia, che si ispira ai classici del fantastico, tanto da pubblicare un suo romanzo breve (Tre di nessuno, 2017) con Il Foglio Letterario. Tra cielo e terra si compone di dieci racconti nei quali il fantastico si confonde con il reale, quasi un real maravilloso, da lezione latinoamericana, ma anche un neorealismo magico alla Zavattini. Ricordo – per completezza di informazione – che Camparsi ha una pubblicazioni edita da Delos Digital: L’Angelo dell’Autunno (romanzo fantasy) e una da Dbooks.it: Di Carne, Acciaio e Dei (racconti di fantascienza). Bravo Camparsi, che meriterebbe un grande editore (esistono ancora?) e bravi i ragazzi (cresciuti) di Rill, che oltre tutto vendono i loro libri - eleganti, coloratissimi e ben stampati - a soli dieci euro. In tempi di crisi è un incentivo anche questo...

 

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

 

Le pubblicazioni di Rill - Riflessi di Luce Lunare  AAVV - Davanti allo specchio  Davide Camparsi - Tra cielo e terra
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Nicola Ravera Rafaele, "Il senso della lotta"

23 Novembre 2017 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

Il senso della lotta

Nicola Ravera Rafaele

Fandango, 2017

 

Correre a giorni alterni, cuffiette alle orecchie, per stare soli con il proprio mondo interiore. Lo abbiamo fatto o lo facciamo in tanti, magari per tenerci in forma. Tommaso lo dichiara fin dalle prime righe del romanzo, lo fa per uscire dal suo stordimento quotidiano. Perché da 35 anni vive senza sapere nulla dei suoi genitori, appartenenti alle BR ed esuli a Parigi, che lo lasciarono ancora bambino dagli zii materni. Poi sono morti e a lui sono rimaste solo un sacco di domande inutili e senza risposta a cui pensa negli intervalli di una vita fatta di precariato lavorativo, affettivo e sociale. Ma un malore, che lo coglie a poche pagine dall’incipit, gli fa incontrare un medico che per il suo cognome, forse per i tratti del viso, gli rovescia addosso un macigno rivelandogli di avere conosciuto i genitori a Grenoble nel 1984. Peccato che i genitori siano ufficialmente morti, con tanto di certificato, l’anno prima.  Tommaso, giornalista a contratto, non troppo convinto del suo lavoro, della sua donna, dei suoi genitori, e in definitiva di tutta la sua vita, inizia a lottare per realizzare il desiderio che ha sempre dovuto mettere da parte, conoscere la verità sulla sua famiglia biologica. E la trova nella seconda metà del libro. La trova non come la immaginavamo né noi lettori né lui, la trova triste, malinconica, rattoppata e crudele. La trova districandosi in una storia recente e ancora controversa dell’Italia, la trova tra le macerie di chi ha combattuto per la causa giusta ma nel modo sbagliato e adesso ha solo un grumo di rimpianti e rivendicazioni velenose da sputare in faccia a chi è venuto dopo e non ha voluto capire il baratro in cui saremmo sprofondati, la trova e non sa cosa farsene. Perché non ne trova il senso, perché anche se non ce l’aspettavamo così alla fine è uguale ad altre cento, mille storie già sentite di chi combatte per la giusta causa e poi la rigetta, la tradisce pur di salvare la pellaccia a cui teniamo tanto, perché è sempre così, combattono e rischiano quelli che ci credono davvero, i pesci piccoli, quelli che poi hanno tutto da perdere. Il senso lo ha trovato forse chi, tempo prima, aveva scritto un mediocre romanzetto noir in cui avevano trovato posto, tra le pieghe della finzione romanzesca, nomi e fatti troppo simili alla storia dei genitori di Tommaso. Perché come dice la Atwood, citata in esergo, una storia diventa tale quando la racconti a te stesso o a qualcun altro.

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Enzo Palladini, "Dimmi chi era Recoba"

22 Novembre 2017 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #sport

 

 

 

 

Enzo Palladini
Dimmi chi era Recoba

Edizioni Incontropiede, 2017

– Euro 14,50 – pag. 130

 

Edizioni Incontropiede ha un catalogo straordinario di opere sul calcio, unico editore in Italia a pubblicare libri sullo sport più popolare del mondo, siano romanzi, raccolte di racconti o biografie narrative. Adesso esce in libreria - ma cercatelo su Internet ché per i piccoli editori spesso la libreria resta un sogno - Dimmi chi era Recoba di Enzo Palladini, giornalista del Corriere dello Sport e dal 2002 di Premium Sport, che ha già pubblicato un’interessante guida calcistica di Lisbona e altri volumi a tema football. Il testo è introdotto da Massimo Paganin che ricorda le giocate del compagno di squadra paragonandole ai guizzi di un genio incompreso e ai movimenti di una Play Station. Recoba era genio e sregolatezza, come ogni campione, dotato di tecnica sopraffina rendeva grande la sua Inter quando era in forma e aveva voglia di giocare, la faceva precipitare nel baratro quando attraversava un periodo nero. Gli allenamenti non erano la sua passione, da buon latinoamericano preferiva il palleggio, lasciando la parte atletica ai portatori d’acqua, ma era un uruguagio e quindi lottava senza protestare per i falli subiti, anzi, se poteva, reagiva. La sua fortuna è stata quella di aver giocato in tempi che potevano prescindere dalla parte atletica, ché nel calcio di oggi sarebbe impossibile. Chino - questo il suo nomignolo, pronunciato Cino, alla spagnola - è entrato nella leggenda calcistica, come i Beatles in quella musicale, sembra ammiccare il titolo ispirato a una stupenda canzone degli Stadio. I problemi del calciatore sudamericano si chiamano squalifiche, infortuni, incomprensioni con allenatori, ma resterà in eterno un gioiello di casa Moratti. Il Presidente interista era il suo primo tifoso, sempre pronto a difenderlo, nonostante il sovrappeso, la poca forma fisica e la nomea ormai acquisita di fancazzista. Recoba e i suoi gol da centrocampo hanno segnato un’epoca, sono stati i primi anni Duemila nerazzurri, come il suo modo di mangiare assurdo, da campione che ignora le regole dietetiche ed è pronto a tutto, persino a falsificare un passaporto. La leyenda nacional si conclude il 31 marzo del 2016, al Parque Central di Montevideo, lo stadio del Nacional, nel corso di una serata di calcio, follia e spettacolo. Proprio come era Recoba. Enzo Palladini ricorda con passione e competenza la vita e le gesta del campione uruguagio, la sua esistenza scellerata, in agili capitoli che sembrano tanti racconti calcistici, aggiungendo tracce in appendice su Paco Casal (il procuratore del Chino), appunti sugli uruguagi in Italia e annotazioni sentimentali sul cuore del campione. Postfazione di Arcadio Ghiggia, per concludere che se il Chino si fosse allenato davvero, come dovrebbero fare i calciatori veri, avrebbe frequentato l’Olimpo del calcio per molti anni. Non l’ha fatto, anche perché se l’avesse fatto non sarebbe stato Recoba. Un libro da leggere, se amate del calcio, ancor più se - come me - siete interisti da tre generazioni.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

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Concorso: Fai viaggiare la tua storia

21 Novembre 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #concorsi

 

 

 

 

 

Dopo il successo della prima edizione, torna il Premio promosso da Autogrill e Libromania dedicato al talento e alla passione per la scrittura: Fai viaggiare la tua storia.

Autogrill, società leader nella ristorazione per chi viaggia, e Libromania, società nata dalla partnership tra DeA Planeta Libri e Newton Compton Editori attiva nell’editoria digitale e nella promozione editoriale, proseguono la loro collaborazione nel mercato librario e con Fai viaggiare la tua storia confermano il loro impegno nella ricerca della qualità e del talento.

Fai viaggiare la tua storia si rivolge ai tanti aspiranti autori di narrativa, che hanno un romanzo inedito nel cassetto e sono alla ricerca di una vera opportunità per farsi notare da un editore e arrivare a un vasto pubblico di lettori.

Per partecipare all’iniziativa occorre registrarsi su http://autogrill.libromania.net e candidare la propria opera tra il 18 novembre 2017 e il 28 febbraio 2018. La selezione sarà curata da Libromania insieme a una giuria di esperti, composta dagli scrittori bestseller Anna Premoli e Leonardo Patrignani, editor di narrativa e editori delle case editrici (tra cui Raffaello Avanzini – Newton Compton Editori – e Daniel Cladera – DeA Planeta Libri), che selezioneranno le opere finaliste, decideranno quale premiare con la pubblicazione in edizione cartacea e individueranno i dieci titoli da pubblicare in digitale.

I finalisti e il vincitore di Fai viaggiare la tua storia saranno comunicati in un evento dedicato, nell’ambito del Salone del Libro di Torino a maggio 2018. L’opera vincitrice sarà pubblicata entro luglio 2018 e sarà disponibile contemporaneamente nei punti vendita Autogrill e in tutte le librerie. Tutte le opere finaliste saranno pubblicate in eBook entro luglio 2018.

L’iniziativa alla sua prima edizione ha coinvolto oltre 1.000 aspiranti scrittori e le opere ammesse alla selezione sono state ben 620. Il bosco di Mila di Irma Cantoni è stato il romanzo trionfatore assoluto del Premio, un thriller originale e sorprendente disponibile da ottobre in libreria dopo un’anteprima in Autogrill di grande successo. Oltre a Il bosco di Mila, le 10 opere finaliste sono state tutte pubblicate in eBook e sono in uscita nella versione cartacea on demand.

«Siamo entusiasti di proseguire questa collaborazione con un partner così importante come Autogrill. Anche grazie a loro possiamo proseguire il nostro impegno nello scouting letterario e raggiungere così un bacino di autori esordienti e potenziali lettori ancora più ampio. Proporre la seconda edizione di Fai viaggiare la tua storia è per noi un motivo di orgoglio e una nuova sfida, che sono certo riuscirà a superare il successo della prima edizione» dice Stefano Bordigoni, Amministrato Delegato Libromania.

Il regolamento completo è disponibile sul sito http://autogrill.libromania.net.

Per informazioni sul concorso, scrivere a libromania@libromania.net

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Fratello sole, sorella luna

20 Novembre 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #storia, #personaggi da conoscere, #poesia

 

 

 

 

Nell’Italia dei Comuni nacque un altro grande uomo, che parlava di pace quando tutti parlavano di lotte e di sangue, e che amò la povertà in un tempo in cui tutti cercavano di arricchire: San Francesco d’Assisi.

Francesco si staccò dalla regola benedettina e fondò uno dei due grandi ordini mendicanti, quello francescano, appunto. L’altro, il domenicano, fu fondato da San Domenico Guzman per combattere l’eresia, in particolare quella catara. A questi due ordini si devono i due massimi intellettuali religiosi dell’epoca  - ma tutto in quei secoli era intriso di religione e di fede: il domenicano San Tommaso d’Aquino e il francescano San Bonaventura da Bagnoregio.

Francesco amò le belle opere di Dio e della natura: l’acqua, il fuoco, la luna, le stelle, il vento, le nuvole, il cielo, la terra e l’erba. Amò, soprattutto, anche gli animali, che considerava fratelli, in senso non completamente antropocentrico. Famosa la leggenda legata al lupo che terrorizzava la città di Gubbio. Si narra che Francesco riuscì a domarlo con la dolcezza e le parole.

E poi il detto lupo vivette due anni in Agobbio; ed entravasi domesticamente per le case a uscio a uscio, senza fare male a persona e senza esserne fatto a lui; e fu nutricato cortesemente dalle genti; e andandosi così per la terra e per le case, giammai niun cane gli abbaiava dietro. (Fioretti, cap. XXI).

I Fioretti sono stati scritti dopo la morte di Francesco e fanno parte di una nutrita letteratura francescana sviluppatasi dopo la sua scomparsa.

Francesco Bernardone nacque ad Assisi nel 1182. Figlio di un ricco mercante, era vestito di stoffe pregiate ma se ne spogliò per indossare una tunica ruvida, abitava in una bella casa e scelse come alloggio una grotta, abbandonò gli amici ricchi per vivere fra i poveri, per condividere le loro sofferenze. Ebbe una giovinezza godereccia e tumultuosa, studiò latino e francese. Nel 1206 conobbe una profonda crisi, a seguito della quale fondò l’ordine dei frati minori che, come tutti i movimenti pauperistici, fu guardato con sospetto dalla Chiesa, all’interno della quale riuscì, tuttavia, a ri-convogliare le istanze evangeliche ed ereticali, rafforzandone così il prestigio. Un po’ quello che è chiamato a fare oggi l’omonimo papa argentino, eletto proprio in un momento in cui gli scandali stavano affossando la reputazione della chiesa e c’era bisogno di rinnovamento.

Francesco d’Assisi si recò in Egitto nel tentativo di convertire il sultano e, non riuscendovi, si ritirò sul monte della Verna, amareggiato dalle contese che cominciavano a  dilaniare l’ordine. Ricevette le stimmate nel 1224 e nel 1226 morì alla Porziuncola.

Scrisse opere in latino, mentre in volgare compose il famoso Cantico delle creature, o Cantico di frate sole, sul modello dei salmi di Davide. Il Cantico è il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore, originariamente accompagnato da una musica andata persa. I precedenti culturali sono quelli del pensiero mistico per cui Dio è misterioso e ignoto e si fa conoscere solo attraverso la bellezza del creato. Se molti altri, come Jacopone da Todi,  hanno cantato il disprezzo del mondo, Francesco ne ha esaltato, invece, la perfezione.

Data la dissonanza di tono fra l’inizio e la fine, si pensa che il Cantico sia stato composto in due tempi, con l’ultima parte scritta all’avvicinarsi della morte del santo. Sarà solo in ambito romantico che questo testo verrà rivalutato in senso poetico e non solo storico. Il pubblico cui si rivolge è quello umile delle folle dei credenti, quello stesso che imparava le storie della Bibbia e dei santi dagli affreschi di Giotto nelle basiliche.

 

Altissimu, onnipotente, bon Signore,

tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Ad te solo, Altissimo, se konfano,

et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,

spetialmente messor lo frate sole,

lo qual è iorno, et allumini noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:

de te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:

in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento

et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,

per lo quale a le tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,

la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,

per lo quale ennallumini la nocte:

ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,

la quale ne sustenta et governa,

et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore

et sostengo infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace,

ka da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,

da la quale nullu homo vivente pò skappare:

guai a·cquelli ke morrano ne le peccata mortali;

beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,

ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate

e serviateli cum grande humilitate.

.

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Di gatti, cani, compleanni e nuovi libri

19 Novembre 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda

 

 

 

Il compleanno, Signora dei filtri finalmente pubblicato, il Pisa Book Festival, un breve viaggio in arrivo e un altro in mente che, probabilmente, non farò mai, una nuova gattina pestifera. I problemi della vita, uno dietro l’altro, ma anche le soddisfazioni, più che altro emotive. Perché, alla fine, quando invecchi e gli ormoni calano, torni bambina e riscopri quello che avevi dimenticato: il piacere di stare in casa in un pomeriggio di autunno, l’amore per i tuoi animali, per il tuo cane che ormai è parte di te, giocare con le tue nipotine. E, ovviamente, la scrittura.

Parecchia roba nuova nell’armadio, anche se non è periodo di grandi acquisti, né di saldi.  

 

La camicetta verde fantasia.

La maglia con annessa collana, lunga sui lati. Quanto benedico ogni giorno questa moda oversize che nasconde i chili accumulati l'uno sull’altro!

La maglia nera pelosa e luccicante, che verrà buona per la presentazione del libro e per le prossime festività.

La maglia bianca con il logo luccicante, sempre attuale.

La gonna di jeans nero con i ricami di conchiglie in rilievo, chissà se la metterò mai? Sa tanto di quelle cose che invecchiano nell’armadio senza veder mai la luce.

Il vestitino grigio, easy, questo sì davvero portabile in ogni occasione e pure comodo.

Gli stivali impermeabili pensati per il prossimo viaggio in una città mitteleuropea (e fredda).

Le scarpe da ginnastica bianche che ora indossano tutti ma proprio tutti in ogni stagione e quindi non potevano mancare.

La borsina da sera non sia mai che a Natale serva.   

 

 

My birthday, Signora dei Filtri finally published, the Pisa Book Festival, a short oncoming trip and another in mind that I will probably never do, a new pestilent kitten. The problems of life, one behind the other, but also the satisfaction, specially emotional. Because, in the end, when aging, you go back to when you were a little girl and rediscover what you've forgotten: the pleasure of staying at home on an autum afternoon, the love for your pets, for your dog, who is now part of you, playing with your grandchildren. And, of course, writing.

There is some new stuff in the closet, even though it is not a period of big purchases.

 

The fancy blouse.

The knit with anchored necklace, long on the side. How blessed this oversized fashion that hides the pounds accumulating on each other!

The hairy and shiny black vest, which will be good for presenting the book and for the upcoming holidays.

The white jersey with shiny logo, always useful.

The black jeans skirt with embroidered shells, who knows if I'll ever put it on? So much for those things that age in the closet without ever seeing the light.

The gray dress, easy, this really portable at all times and also comfortable.

The waterproof boots designed for the next trip to a Mitteleuropean (and cold) city.

The white sneakers. Everyone wear them in every season so one cannot  miss them.

The evening bag, should it ever be useful right at Christmas.

 

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La moda del GF Vip: Carmen Russo e i vestiti firmati Cinzia Diddi

18 Novembre 2017 , Scritto da Sonia Russo Con tag #moda, #interviste, #televisione

 

 

 

 

Vulcanica, prorompente, sexy, Carmen Russo al GF Vip ha stupito con i suoi abiti accesi, brillanti, ricchi di paillettes e caratterizzati da spacchi e scollature profonde che mettono in risalto il sensuale décolleté. Ma chi c’è dietro la seduzione sfoggiata in tv dalla bellissima Carmen? Si tratta di Cinzia Diddi che si racconta in questa bella chiacchierata.
 

Raccontaci la moda firmata Cinzia Diddi.
 

Le collezioni, sia uomo che donna, vengono realizzate sempre all’insegna della qualità, senza rinunciare all’originalità, con costante attenzione al dettaglio e ricerca del pregio e della raffinatezza. Il mio motto è “Lusso Sempre”, la mia promessa è fare in modo che ogni donna e ogni uomo possano vestirsi bene sempre, senza dover necessariamente spendere cifre folli.

Quali sono gli aspetti a cui presti maggiore attenzione?
 

Gli aspetti a cui faccio attenzione sono: la qualità del capo, l’esteriorità, la bellezza del capo e il prezzo di uscita. I capi Tentazioni devono essere accessibili alla moltitudine. Questa è la mia filosofia, questo è ciò che mi motiva.

Qual è la donna che vesti?
 

Io vesto tutte le donne con lo scopo di "slatentizzarne" l’innata femminilità e raffinatezza. Gli abiti della mia collezione sono eleganti, raffinati, femminili, grintosi… Si pongono al servizio della donna per valorizzarla. La gamma di abiti ideati per la collezione donna autunno inverno è vasta, va dal sensuale allo sportivo, e la comodità nei capi sportivi incontra sempre l’eleganza. La donna Tentazioni è sicuramente una donna che ama curarsi ed è attenta al dettaglio.

 

Quali sono i colori e i tessuti che caratterizzano le tue ultime creazioni?

Lo show room e la sede sono a Prato, territorio di antica tradizione tessile, pertanto i tessuti che vengono utilizzati nelle collezioni sono indiscutibilmente cotone, seta, lana, tessuti elasticizzati e tessuti fermi. Vivendo nella patria del tessuto per eccellenza, ho a disposizione un’infinità di materiali… sarebbe un sacrilegio non utilizzarli!

 

Hai vestito personaggi per il Grande Fratello Vip?
 

Da anni il modus operandi del brand Tentazioni segue due filoni: quello della creazione e produzione dei capi per i nostri negozi, e quello della consulenza esclusiva di immagine, destinato agli eventi particolari, da cui segue una creazione e produzione di capi esclusivi. Potrei citare molti lavori fatti ma mi soffermo sulla ultimissima esperienza.

Ho creato capi dietro consulenza per alcuni personaggi del mondo dello spettacolo, in particolare dei kaftani in seta e stoffe pregiate dalle variegate fantasie per Serena Grandi, abiti che valorizzassero la prorompente femminilità di Carmen Di Pietro e Carmen Russo.

Gli abiti sono stati indossati dalle dive al grande fratello vip. Si tratta di tre personalità totalmente diverse: Serena Grandi è pacata, raffinata e tondeggiante, io amo definirla pastosa e tanto tanto femminile; Carmen Di Pietro è genuina, verace e prorompente; Carmen Russo è una diva, è solare eccentrica e statuaria. Per loro ho creato abiti che rispecchiassero ed esaltassero queste caratteristiche.

 

Quali sono i capi ideali per la donna dal fisico androgino ma al contempo prorompente come quello di Carmen Russo?
 

Per Carmen Russo, diva per eccellenza, ho creato abiti lunghi con paillettes molto luminosi, con scollature che mettessero in evidenza il suo décolleté. Ho scelto per lei anche abiti corti aderenti in tessuto elasticizzato capaci di seguire e valorizzare il suo statuario corpo, un giubbotto in pelle borchiato da abbinare agli abiti per creare un contrasto agrodolce, e poi gonne corte con t-shirt scollate. Insomma un look completo da indossare in ogni occasione.

I colori che ho privilegiato per gli abiti di Carmen sono il rosso, il verde acqua, l’argento e l’immancabile nero. La sera della sua eliminazione indossava un abito nero lungo con paillettes, stretto sui fianchi per esaltare il punto vita svasato infondo e con scollo profondo per valorizzare il suo perfetto décolleté.
 

Di Sonia Russo

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Fabrizio Calzia - Ivo Milazzo, "Uomo Faber"

17 Novembre 2017 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #musica

 

 


 

 

Uomo Faber
Fabrizio Calzia - Ivo Milazzo

DeAgostini, 2017

Euro 19,90 – Pag. 112
Formato 210 X300, cartonato
a colori

 


http://www.edizioninpe.it/product/uomo-faber/

Un libro che non mi potevo perdere. Fabrizio De André è stato il mito della mia adolescenza da umile figlio di operai, scoperto quasi per caso nel salotto buono di un amico ricco che ascoltava Lucio Battisti. Ricordo ancora le sue parole, mentre scorrevano le note di Non al denaro, non all’amore né al cielo - album stupendo ispirato dalla lettura dell’Antologia di Spoon River di Edgard Lee Master -, parole indimenticabili, per quanto erano intrise di scarsa cultura letteraria: “Questo disco è troppo triste. Me l’hanno regalato. Lo tengo solo perché magari a qualcuno piace!”. Erano i tempi che s’invitavano gli amici a sentire lo stereo, erano i tempi che si facevano le feste danzanti in casa con le ragazzine e i compleanni senza affittare le sale. Erano i tempi in cui il massimo della musica melodica era Modugno, tanto tanto Morandi e Battisti, i vecchi ascoltavano ancora Claudio Villa. Grande rispetto, per carità. Ma quel disco emanava una potenza inarrivabile, era lontano anni luce dalla musica che si ascoltava in Italia nel 1975. Fu così che conobbi De André e la mia vita non fu più la stessa. Non sto esagerando, ché ancora oggi mi trovo a scrivere e a citare brani di sue canzoni accanto a frasi di Marcel Proust e di Cesare Pavese. Non c’è differenza, a mio parere. Non al denaro, non all’amore né al cielo fu il primo incontro tra me e il grande genovese cantore di Via del campo, subito dopo arrivarono La guerra di Piero, La canzone di Marinella, Valzer per un amore, La città vecchia, Delitto di paese… e tutti gli altri. Ricordo d’un tratto mio padre: “Questo ce l’ha con tutti”. Era vero, papà, ce l’aveva con tutti, ce l’aveva con la vita, ce l’aveva con noi stessi, perché come Pasolini sapeva quel che saremmo diventati. Era un veggente, come tutti i poeti veri, fatti della stessa sostanza delle loro parole, come chi prova a vivere come le cose che dice. E poi hai dovuto cambiare opinione anche tu, prima di morire, pure se c’è voluto Andrea e quel sognante ritmo latino che tanto ti piaceva. Grande Fabrizio De André, quanto ci manchi, anche se ci sono rimaste le tue musiche, i tuoi testi intensi, i libri che scrivono a raffica sulla tua vita e sulle tue opere. Ecco, tra tutti i libri che ho letto su De André credo che Uomo Faber sia quello che al cantautore genovese sarebbe piaciuto di più, perché non segue una consequenzialità logica, ma è onirico e fantastico, proprio come la sua musica. Testi ispirati di Càlzia che si rifanno al repertorio artistico di De André ripercorrendo fasi della sua vita, inserendo incontri, brani di canzoni, personaggi, episodi tristi e felici. Il rapporto padre - figlio (costante della vita di De André) è sviscerato fino in fondo, in versione figlio e in versione genitore, con tutte le difficoltà che lo caratterizzano. Si finisce per capirci solo quando non ci siamo più, solo quando siamo morti, sembra dire l’autore. Ivo Milazzo - tra l’altro creatore di Ken Parker - mette al servizio del racconto tutta la sua arte grafica, a base di acquerelli pittorici e di suggestivi bianco e nero che raccontano il passato. Nicola Pesce è un editore che se non ci fosse andrebbe inventato, perché pubblica piccoli capolavori, veri e proprio gioielli della poesia a fumetti, ma anche saggistica alternativa straordinaria. Basta sfogliare il suo catalogo: Storia del metal a fumetti, Storia del rock a fumetti, Jacovitti Proibito Kamasultra, Diabolik - I Numeri 1, un sacco di classici italiani dimenticati, ma anche giovani autori da scoprire (Agata Matteucci, su tutti e le sue leggende metropolitane). Uomo Faber è una delle cose più emozionanti che mi sia capitato di leggere in questi ultimi tempi, tra i volumi a fumetti che affollano la mia biblioteca, ma non solo, ché fumetti come questo sono arte, poesia, letteratura. Non perdetelo, se amate De André.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

 

 

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