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Anosh Irani, "Il bambino con i petali in tasca"

1 Aprile 2018 , Scritto da Serena Pisaneschi Con tag #serena pisaneschi, #recensioni

 

 

 

 

 

 

Il bambino con i petali in tasca

Anosh Irani

 

Piemme, 2008

 

 

Di solito mi ricordo più o meno chiaramente la ragione che mi ha portato ad acquistare un libro, e anche il luogo in cui l'ho acquistato. Che sia stato per una recensione che ho letto, per un suggerimento o per curiosità, che sia stato in libreria, ad un mercatino dell'usato o su Amazon, ogni volume della mia libreria, comprato o regalato, possiede una sua storia. Per Il bambino coi petali in tasca di Anosh Irani, invece, non saprei raccontare niente.

L'estate scorsa, speranzosa di riuscire a leggere nonostante un bambino che chiede spesso la mia attenzione, ho messo in valigia due piccole raccolte di racconti di Grazia Deledda e questo romanzo, quasi preso a caso dalla libreria. La sua fortuna – anzi soprattutto la mia – è stata capitare nella fila davanti ed essere a portata di mano. Così prendo questo volume che ha in copertina un paio d'occhi neri e profondissimi ed un sorriso travolgente, entrambi incollati sul volto di un bambino poco più grande di mio figlio, e, interrogandomi sul motivo della sua presenza nei miei scaffali, mi faccio catturare dalla trama e lo porto con me.

Inspiegabilmente in vacanza ho il tempo di leggere. Grazia Deledda è la prima ad essere scelta finendo in pochi giorni, poi tocca al romanzo sconosciuto. Lo apro e vengo travolta quasi subito dall'India, ma non da quella bella, fatta di templi, colori e profumi. Arriva forte l'India dei poveri, degli orfanotrofi, dei bambini di strada, della fame, delle difficoltà. Arrivano forte alcuni ragazzini con i loro sogni e le loro battaglie. Emerge a gran voce l'indiscutibile voglia di rivalsa, di conquista di un futuro migliore, così come si fa sentire subito anche l'immediata certezza che la vita, per loro, non ha in riserbo che infelicità. Ma lottano i ragazzini, al pari di leoni. Lottano per un ideale, per un po' d'affetto, per un pezzo di pane, per la legge del più forte che impone la sopravvivenza.

Tutto questo ci viene raccontato da Chamdi, un orfano di dieci anni molto sensibile e beneducato, innamorato dei colori della bougaville del cortile dell'orfanotrofio in cui vive. Un giorno Chamdi decide di scappare per andare a cercare suo padre, così si ritrova nella enorme Bombay, in una zona flagellata da scontri tra musulmani e induisti e in un contesto dove la povertà e la violenza regnano sopra a tutto. Incontrerà presto Sumdi e sua sorella Guddi, che vivono per strada da sempre e lo aiuteranno ad affrontare un mondo che loro conoscono fin troppo bene. Così, con in tasca una manciata dei petali della pianta che tanto ama, Chamdi si ritrova sia a fronteggiare la tirannia di una città impietosa che a scoprire il valore dell'amicizia.

Se avete voglia di un libro che vi commuova alle lacrime, che vi coinvolga emotivamente e anche che vi faccia rabbia (perché in molto punti avrete voglia di entrare tra le pagine e farvi sentire) è il libro che fa per voi. Io l'ho letto in quattro o cinque giorni, divorandolo in ogni momento a disposizione. Probabilmente il fatto di essere madre influisce molto sulla mia opinione, però posso garantirvi che questa storia ha cuore e passione, che vi rimarrà addosso per un po' e vi farà riflettere su quello che, troppo spesso, viene ignorato. Il bambino coi petali in tasca, il cui titolo originale è diverso e vi invito ad andarlo a cercare, è una lettura che mi ha sorpreso e ammaliato fino in fondo. Non ho idea di come sia finito nella mia biblioteca, ma non posso fare a meno di ringraziare la fortunata circostanza che me lo fatto capitare tra le mani, qualunque essa sia.

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Francesco Biamonti, "Attesa sul mare"

31 Marzo 2018 , Scritto da Valentino Appoloni Con tag #valentino appoloni, #recensioni

 

 

 

 

Attesa sul mare

Francesco Biamonti

 

Einaudi, 1994

 

 

Un uomo di mare non più giovane, diviso tra l'amore per i viaggi e l'amore di una donna che lo aspetta con sempre maggiore impazienza. Ecco il protagonista di questo romanzo di Biamonti.

L'uomo è chiamato a fare un ultimo viaggio che gli serve per ragioni economiche; sarà un viaggio pericoloso e illegale, dovendo portare per nave un carico d'armi nell'ex Jugoslavia dove ancora si combatte. La nave è vecchia e l'affidabilità dell'equipaggio non è scontata; potrebbe finire male, oppure bene, ma col rischio che la sua donna si stanchi di attendere ancora una volta il suo ritorno.

Il libro è solcato da varie attese, da propositi più abbozzati che pianificati, da ricordi vecchi e recenti; insomma, la vita stessa con i suoi colori.

Il protagonista ricorda certi personaggi di film che si lanciano in un azzardo per togliersi dai guai e avere le basi per costruire un futuro migliore. Quando il viaggio si fa ingarbugliato, molto fa pensare a un esito tragico; i nodi non risolti del passato si intrecciano con i pericoli del presente, tanto che pare non esserci più avvenire per i compagni di questo viaggio.

Le atmosfere mediterranee, le coste della Liguria e della Francia disegnano un confronto continuo tra terra e mare; il protagonista deve decidersi a lasciare per sempre il mare che non offre sicurezza e accettare la terra dove forse qualcuno lo aspetta ancora. Rimane un libro poetico che si apre alle diversità tra persone e culture, con qualche riferimento alle guerre etniche nell'area slava; quello che piace meno è la secchezza espressiva dell'autore, forse poco interessato ad alimentare la suspense della vicenda che si fa drammaticamente avventurosa nella parte finale. I tanti personaggi provano a parlarsi, ma non riescono a raccontarsi reciprocamente. Si limitano a battute rapide, domande senza risposte, sguardi da interpretare. Anche qui deve essere il paesaggio, ossia il mare, a parlare al loro posto. Forse può bastare.

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PRATO FILM FESTIVAL

30 Marzo 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #cinema, #eventi

 


 

 

 

Si tiene a Prato dal 20 al 23 maggio 2018 la sesta edizione del PFF - Prato Film Festival, fondato e diretto da Romeo Conte e realizzato in collaborazione con il Comune di Prato - Assessorato alla Cultura e Assessorato alle Attività Produttive del Comune di Prato, Confcommercio Pistoia e Prato, Lions Club Prato Datini, Convitto Nazionale Statale Cicognini e con il patrocinio della Regione Toscana e della Provincia di Prato. Due le location del festival, le proiezioni di apertura del 20 maggio nello storico Teatro Gabriele D’Annunzio all’interno del Convitto Nazionale Statale Cicognini e il resto del festival presso il Cinema Eden
 

Evento di apertura del festival, il 20 maggio, l'omaggio allo scrittore e giornalista pratese Curzio Malaparte, con la proiezione, in versione restaurata, del film La Pelle di Liliana Cavani. Per tale occasione l’attore Maurizio Donadoni interpreterà alcuni passaggi del libro di Malaparte Maledetti toscani. Cuore centrale del festival il concorso di cortometraggi con le sue sezioni tematiche Mondo Corto, Diritti Umani e Corto Italia. Un festival che si apre alle scuole con i matinee e le proiezioni di lungometraggi fuori concorso quali Il più grande sognodi Michele Vannucci con Mirko Frezza, Alessandro Borghi, Ivana Lotito e Milena Mancini e Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni con Giuliano Montaldo, Andrea Carpenzano e Donatella Finocchiaro. Proiezione serale per il lungometraggio Veleno di Diego Olivares con Luisa Ranieri, Massimiliano Gallo, Salvatore Esposito e Nando Paone. Presentato alla Settimana Internazionale della Critica della Mostra del Cinema di Venezia 2017, il film racconta la storia vera del dramma dei rifiuti tossici nella Terra dei Fuochi nel casertano.


In occasione della giornata finale del festival, mercoledì 23 maggio, presso la Saletta Campolmi, inaugurazione della mostra dedicata al film Il postino diretto da Michael Radford e Massimo Troisi e interpretato dallo stesso Troisi con Maria Grazia Cucinotta, Philippe Noiret, Renato Scarpa e Anna Bonaiuto. Saranno esposti – fino al 4 giugno - i bozzetti e gli schizzi con cui venivano immaginate le scene e i costumi dei due curatori della mostra, lo scenografo Lorenzo Baraldi e la costumista Gianna Gissi. Esposte anche le foto da set del film realizzate da Angelo Frontoni e tratte dalla collezione digitale “Angelo Frontoni, il fotografo delle dive” del portale internetculturale.it del Mibact. L’intero Archivio di Angelo Frontoni è conservato presso la Fototeca del Museo Nazionale del Cinema di Torino e presso il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale di Roma.

 

Tra gli eventi speciali, la proiezione dello spot “Fratelli Conforti - Una storia Pratese”, dal 1948, in occasione dei 70 anni di attività di una nota azienda del territorio. Quattro i conduttori che si alterneranno sul palco durante il festival: Giovanni Bogani, Nicola Pecci, Miriam Candurro e Paolo Calcagno. I premi sono stati creati da Camilla Bacherini e saranno realizzati dalla Fonderia Artistica “Il Cesello”.

 

Partner del Prato Film Festival 2018: BiAuto Lexus Firenze, Eleonora Lastrucci, Bimitex, Fratelli Conforti, Alma Carpets, Avanglion by designer Bruno Palmegiani, Carlo Bay, Pointex, VKA vodka, Zeta Casa, Ristorante la Limonaia di Villa Rospigliosi, Il Decanter, Gioielleria Cerbai. Media partner: Italia7, TVR Teleitalia 7Gold, Radio Canale7, White Radio, Pratosfera, CineClandestino, Red Carpet Magazine, Easyweb. Le foto del filmfestival saranno realizzate dallo Studio Fotografico Bolognini.

 

Per maggiori informazioni

www.pratofilmfestival.it

info@pratofilmfestival.it

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Radioblog: "Riglione" di Massimiliano Bacchiet

29 Marzo 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #interviste, #vignette e illustrazioni, #eva pratesi, #luoghi da conoscere, #audioletture, #storia

 

 

Quando Massimiliano Bacchiet al Pisa Book Festival 2017 mi ha parlato del suo libro, mi ha detto che ha voluto dedicare la sua prima pubblicazione “alla su Riglione” prima frazione e oggi quartiere di Pisa, raccontandocene curiosità, aneddoti, vicissitudini politiche e sociali.

In questa lettura ascolterete un singolare episodio che racconta del primo sciopero del quale si sono rese protagoniste due donne dai nomi tutt’altro che rivoluzionari Santina e Assunta.

Buon ascolto!

 

Riglione. Questa centrale e laboriosa borgata. Vita sociale e politica 1861-1948 di Massimiliano Bacchiet - BFS Edizioni.

 

Per contattarci: radioblog2017@gmail.com

Illustrazioni a cura di Eva Pratesi: www.geographicnovel.com

Musica: Sinfonia n.1 in Re maggiore “Titan” di Gustav Mahler da www.liberliber.it 

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LA QUOTIDIANITA' DEGLI ALTRI DAL MIO PUNTO DI VISTA 

28 Marzo 2018 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca

 


 

 

Chi sono "gli altri", intanto, secondo me? 
Chi dovrebbero, almeno, esserlo? 
Gli altri dovrebbero esserlo i normodotati rispetto a me che sono disabile, ma che mi considero diversamente abile poiché posso fare qualcosa, ma non posso fare qualcos'altro. 
Gli altri dovrebbero esserlo gli accoppiati, i fidanzati, gli sposati, i conviventi, ma anche i separati, i divorziati e i vedovi rispetto a me che sono "single". 
Gli altri dovrebbero esserlo i genitori (non il mio babbo) rispetto a me che non sono che figlio (del mio babbo). 
Gli altri dovrebbero esserlo gli orfani ed io sono, parzialmente, altro, in quanto orfano della mia Mamma. 
Gli altri dovrebbero esserlo i giovani rispetto a me che ho oltrepassato i secondi "anta". 
Ma l'altro sono anch'io rispetto agli altri che ho descritto. 
Conosco la quotidianità degli altri? 
Ne ho un mio punto di vista? 
La quotidianità degli altri che io conosca e di cui io riesca, in qualche modo, a farmi un mio punto di vista è quella di qualche normodotato che si chiude nel suo esserlo (come bruco chiuso, con deliberato consenso, nel suo bozzolo, rifiutandosi di diventare crisalide, per paura di entrare in crisi, bruciando, perciò, l'opportunità di diventare, un giorno, farfalla) e non lo condivide con chi è disabile, non permette al disabile di fargli capire (al normodotato) che oltre alle disabilità del disabile c'è di più, ci sono le diverse abilità (apparentemente, nascoste nelle disabilità) del disabile (diventato, consapevolmente, diversamente abile) che sente un gran bisogno di condividere coi normodotati, se glielo permettessero. 
Altri normodotati (grazie a Dio Padre) si aprono e condividono con me, permettendomi, a mia volta, di aprirmi e di condividere con loro. 


          Luca Lapi 
 

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LA MODA DI CINZIA DIDDI ARRIVA NELLE DISCOTECHE GRAZIE AL VOCALIST NIKO MAMMATO

27 Marzo 2018 , Scritto da Daniela Lombardi Con tag #moda, #interviste

 

 

 

 

Conosciamo una nuova figura che da qualche tempo affianca il dj nelle discoteche, il vocalist, cioè l'animatore della serata.

 

 

 

Come definirebbe Niko Mammato se stesso?

 

Nel lavoro e nella vita di tutti i giorni mi definisco allo stesso modo: sorridente, carismatico, con tanta fantasia ma con i piedi per terra... una persona piena di energia

 

 

Come inquadrare la figura di un vocalist?

 

La mia professione è inquadrata in primis nell'intrattenimento, ma bisogna dire chi è il vocalist!!? Bene... è colui che anima, che allieta  il pubblico,  facendogli trascorrere una bella serata, facendolo sentire soprattutto protagonista, questo è fondamentale, infatti credo che un vocalist non debba essere da solo protagonista della serata ma che lo sia  insieme al pubblico, facendo parte di esso e questa formula "penso" sia la formula vincente della mia carriera e che mi contraddistingue da altri, diciamo che è una personalità artistica che ognuno di noi ha un po’ come una firma!

 

 

 Quanto è iniziata la tua carriera?

 

Giovanissimo nel 1996/7 a soli 16, sembra ieri e sono passati 21 anni,  ma chi ne vuol saperne in più su di me, è invitato a leggere la mia biografia sul mio sito

www.nikomammato.com

 

 

Dove lavori?

 

Lavoro in tutto il territorio nazionale,  lavoro e ho lavorato nei migliori clubs, come base sono resident vocalist dello YAB di Firenze, nell'estivo da 14 anni circa lavoro nei Clubs della Costa Smeralda e grazie alla Live Events Group sono resident voice del club Mtv sunbreak per Malta e italia.

 

 

Cosa consiglieresti a chi vuole iniziare la tua carriera?

 

Di  essere sempre se stessi, di iniziare se si ha lo  spirito d'intrattenimento, di essere protagonisti insieme al pubblico, di essere sciolti e non impostati, di non esser volgari, di parlare nei momenti giusti, di imparare la metrica che è fondamentale per il mestiere.

 

 

Se ti dico Cinzia Diddi cosa mi rispondi?

 

Gusto, raffinatezza, eleganza, colore, stile, differenza. Una grande stilista e insieme ne combineremo delle belle …

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Radioblog: Il Club delle Accanite Lettrici

26 Marzo 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #eva pratesi, #vignette e illustrazioni, #interviste

 

 

 

 

Oggi Radio Blog sbarca in Valpolicella per andare a conoscere il "Club delle Accanite Lettrici”.

A parlarcene sono due frizzanti e simpaticissime sostenitrici di questa iniziativa, Emy Ceravolo e Serena Mazzurana. Con loro, oltre a parlare dell’attività del club, abbiamo fatto un viaggio attraverso libri e scrittori, alcuni già conosciuti altri meno ma sempre raccontati con la passione e l’entusiasmo di due lettrici davvero accanite! E così abbiamo riscoperto Beatrice Masini con Il nome che diamo alle cose edito da Bompiani, Natalia Ginzburg con La famiglia Manzoni edito da Einaudi, passando attraverso Il grande Gatsby, con un’incursione su Le otto montagne di Paolo Cognetti (già ospite del Club delle Accanite Lettrici con il suo Sofia si veste sempre di nero), senza disdegnare anche letture in lingua originale come Arlington Park. Questi sono solo alcuni dei temi letterari sui quali ci siamo divertite a chiacchierare, gli altri scopriteli voi stessi .. . mettetevi comodi, magari con un bel bicchiere di vino della Valpolicella e immergetevi nel mondo delle Accanite Lettrici!!!

 

Per conoscere il club: www.accanitelettrici.org

Illustrazioni a cura di Eva Pratesi: www.geographicnovel.com

Musica: www.bensound.com

 

Per contattarci: radioblog2017@gmail.com

 

 

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Presentazione collezione Primavera / Estate per la stilista pratese Cinzia Diddi

25 Marzo 2018 , Scritto da Daniela Lombardi Con tag #moda, #interviste

 

 

 

 

 

Come definirebbe la donna del brand?

 

 Moderna, pratica e alla moda. Potrebbe essere descritta così la donna Tentazioni by Cinzia Diddi.

       

Ho letto una poesia che portava questo titolo:

 

LA DONNA, FORZA DELLA TERRA!

 

È diventata il mio slogan per questa collezione donna.

La narrativa della collezione segue l’idea di donne moderne con un look sofisticato e versatile. La loro immagine si adatta a ogni ora del giorno.

Il look è sia elegante che urbano. Il tocco sportivo: la presenza quasi costante del jeans. È l'era della donna “guerriera” comoda nei suoi abiti senza rinunciare a carisma ed eleganza.

 

Dove si è tenuta la sfilata?

La scelta della location non è a caso! Ho scelto il posto di lavoro di ogni giorno, i capi della collezione primavera/estate 2018 hanno sfilato in mezzo a tessuti e macchinari da sartoria.

Non una sfilata vera e propria ma un appuntamento a porte chiuse. La stilista Pratese ha presentato nuovamente la collezione primavera/ estate 2018 ad un’élite, riservata a pochi e rigorosamente su appuntamento. Una festa intima per celebrare la DONNA e il jeans, capo ultracentenario.

 

Si è trattato della seconda presentazione prima di inviare la collezione donna negli Stores Tentazioni by Cinzia Diddi

 

A cosa  si è  ispirata?

Scrive Daisaku Ikeda, scrittore, educatore e filosofo orientale: «La forza delle donne è la forza della terra. […] Quando una donna si mette all’opera, tutto cambia. Le donne possono trasformare la famiglia, la comunità, la società e l’epoca in cui vivono. Saranno loro che trasformeranno il nostro mondo .»

Questa per me è stata una frase di grande ispirazione,  che rimarca il ruolo che la donna ha nella società ed ho anche pensato che per svolgere al meglio questi compiti, una donna dinamica deve indossare abiti comodi ma al tempo stesso eleganti. La Donna anche se guerriera  deve mantenere la femminilità.

Ecco perché in questa collezione il protagonista è il jeans, comodo ma se sapientemente abbinato anche elegante.

Il jeans un vero e proprio culto... oltre cento anni di storia 

              

Icona generazionale per eccellenza a cui nessuno può rinunciare. Amatissimo dai giovani e non solo.

Per celebrarlo ho deciso di renderlo protagonista insieme alla DONNA.

La sua caratteristica : la robustezza, la sobrietà!

L'utilizzo del tessuto jeans sta diventando  sempre più raffinato, crea un contesto disadorno/chic e unito a tessuti  particolari e al colore quello che si ottiene è un prezioso agrodolce che esalta la femminilità e non fa rinunciare al comfort. 

La gamma di abiti portati in scena dal brand presenta un' impennata di decorazioni, si fa strada il colore, la fantasia.

Il colore diventa un modo per contrastare il grigiore, il malumore, il male di vivere.

La donna Tentazioni by Cinzi Diddi veste tinte anche shocking, che spesso si mescolano con il rosa, rendendo il colore protagonista ma non invadente. La collezione va dal sensuale allo sportivo e la comodità nei capi sportivi incontra sempre l’eleganza …

Perché  ha scelto il jeans?

 

Una storia a sè quella del jeans

«Il jeans invecchia integrando in sé il cambiamento dell'età, impregnandosi di avventura, della vita di chi li indossa. Ogni lavaggio è una pagina girata, il tempo ci scrive la sua memoria su uno sfondo sempre più pallido. La decolorazione dovuta al lavaggio traduce l'avvenimento vissuto fino alla saturazione finale.»

«Autentico o simulato che sia, resta il fatto piuttosto bizzarro rispetto all'estetica "naturale" del consumo, che per i jeans il nuovo vale meno dell'usato, il consumo aggiunge valore (estetico, affettivo, di prestigio sociale, perfino economico) all'oggetto.»

Mi piacciono i tessuti che hanno da raccontare una storia.

Mi sembrava il tessuto ideale per celebrare la donna di questo millennio.

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Intervista ad Andrea Campucci

24 Marzo 2018 , Scritto da Sonia Russo Con tag #interviste

 

 

 

 

 

 

Porn food è un libro di Andrea Campucci pubblicato da Leone nella collana Sàtura. Con un’ironia a volte noir, lo scrittore ci racconta la sua ultima creatura sparando a zero, e mai termine fu più appropriato, sul mondo dei social. Ecco cosa ci ha detto.

 

Partiamo dal titolo: perché Porn Food?

 

Il titolo è l’inversione dell’hashtag #foodporn, un affare che nel neolinguaggio della rete sta a indicare una sorta di coazione a condividere roba come un piatto di carbonara, i carciofi ripieni o il pollo alle mandorle sui principali social e guadagnarci un sacco di like da amici, parenti o perfetti sconosciuti. Un comportamento del genere non può non far pensare a un TSO il più possibile generalizzato e capillare. Ma al di là dell’immagine del cibo, che alla fine è soltanto una metafora gastronomica, quello che mi colpisce è come si sia ingigantita questa sovraesposizione social qualunquista: foto di vacanze, foto di pranzi e cene in famiglia, foto di coppiette che esistono solo perché si fanno uno scatto in spiaggia e si beccano trenta commenti festosi… La sfera dell’intimità si è come polverizzata sparando emozioni, ricordi e sapori in Adsl e fibra ottica e sradicandoli dal perimetro personale cui sono logicamente legati. Eccoci quindi approdati alla dimensione dell’ostentazione gratuita, immotivata, proprio per questo pornografica. Mi collego a YouTube e scopro che fra i video più visualizzati c’è “Come si fa il nodo alla cravatta”. Se questo non vuol dire esser sprofondati nell’assurdo… Ecco che allora mi si pianta in testa quest’idea della rete come di un’immensa discarica emotiva: biscotti di frolla e torte di mele, follie vegan e gameplayer… Non so come ma a un certo punto m’è venuta voglia di sparare a qualcuno…

 

A quale genere appartiene questo romanzo?

I generi di solito li stabiliscono le classifiche dei più letti il fine settimana su Repubblica o Panorama, o li segue il critico letterario di Voghera. Ma viviamo in un’epoca in cui i gusti letterari sono stati surclassati dalle categorie di YouTube, che siano i lettori a farsi una loro idea.

Com’è nata la storia e quanto tempo hai impiegato per scriverla?  

 

Si tratta di una storia vecchia, vecchissima, che ho scritto e riscritto una quantità innumerevole di volte. Lo spunto iniziale nasce comunque da una suggestione quasi esistenzialista. Camus e la categoria dell’assurdo, assurdo che si concretizza nell’idea di un delitto immotivato e per il quale non esiste una possibile espiazione. Sono tematiche immense, che io ho volutamente ridicolizzato con questioni del tipo: “Chi sarebbe oggi Mersault – lo straniero? Come apparirebbe il suo profilo Instagram?”. È un po’ come se avessi voluto agganciare L’homme révolté a un’epoca condannata all’onanismo, alla virtualizzazione del desiderio, e in questo senso il finale di Porn food è rivelatore.

 

Nel corso della stesura hai mai avuto il blocco dello scrittore? Se sì, come l’hai superato?  

 

L’ho avuto per anni e l’ho superato scrivendo Plastic shop – ora alla sua terza ristampa – e il libro che seguirà Porn food, ma non c’è nessun collegamento fra i tre.

 

Il protagonista si chiama Andrea. Oltre al nome, ha altri punti in comune con te? 

Il dilagante conformismo dei social, con annesso ottundimento mentale di chi ne è schiavo, può portare sul serio a squilibri che sfociano nella misantropia, o a ideazioni omicidiarie che scaturiscono dal disperante spettacolo dell’"esercito del selfie”. Quanto al mio alter ego, non preoccupatevi, ho provveduto a farne una figura ben più ingentilita di tanti fenomeni da baraccone rintracciabili sul web.

 

Quando hai cominciato a scrivere sapevi già come sarebbe andata a finire?  

No. Anche perché, come dicevo, il testo ha subito così tanti rimaneggiamenti che la stessa storia ha finito per risentirne. Quando l’ho iniziata Facebook, Google, YouTube etc. non erano quello che sono diventati adesso, nuove funzioni, nuove app, nuove emoticons. Il loro cambiamento ha finito per produrre delle mutazioni nei comportamenti umani, per cui la scrittura del romanzo è stata anche un lavoro di adeguamento, un rincorrere e aggiornare una trama per forza di cose “ingabbiata” e adattarla a un contesto in continua evoluzione.

 

Quali sono i pregi di questo romanzo?

 Penso di essere stato il primo autore al mondo a parlare dell’11 settembre in chiave hard, o di una versione porno della Defenestrazione di Praga.

 

C’è un messaggio sottinteso?

Di solito cerco di non procedere per sottintesi. Porn food è il titolo di un progetto teatrale da rappresentare in una discarica e questo può anche avere un valore meta letterario. Tutto il resto è passione per profili Facebook nonsense o sanguinari, pornomania e youtuber deliranti. Ah, dimenticavo, c’è anche un serial killer… Meno sottintesi di così…

 

Perché dovremo averlo nelle nostre librerie?

  Perché ha una copertina proprio bella.

 

Stai già pensando ad un nuovo libro? 

 Il nuovo libro è già terminato. Ha solo bisogno di qualche schiaffone e di un cordiale rinvio a settembre.

Di Sonia Russo (da Trendy News)

 

Intervista ad Andrea Campucci
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L’Eden ritrovato, mostra personale di Carla Castaldo

23 Marzo 2018 , Scritto da Daniela Lombardi Con tag #pittura, #eventi

 

 

 

 

PALAZZO VENEZIA, via Benedetto Croce n. 19 Napoli, nella suggestiva Sala delle Carrozze

L’Eden ritrovato, mostra personale di Carla Castaldo

Inaugurazione: venerdì 23 marzo 2018 ore 17.30

Intervengono: Esther Basile (filosofa- Istituto Italiano per gli Studi Filosofici) e Lucia Stefanelli Cervelli (scrittrice e saggista); videoriprese di Maria Rosaria Rubulotta (medico radiologo)

 

 

Orari di visita: tutti i giorni 10.00-13.30 e 15.30-19.00

 

Da venerdì 23 a mercoledì 28 marzo 2018 torna a Napoli Carla Castaldo che affida alle sue opere il proprio messaggio di pace, uguaglianza e condivisione, convinta del ruolo che può avere l’arte come linguaggio universale.

L’artista, che ha esposto nelle più importanti città italiane – da Venezia a Bologna, Spoleto, Roma, Milano, Palermo, Mantova, Torino, Firenze, Santa Maria Capua Vetere –, e nelle principali città di tutto il mondo – da New York a Dubai, Baden Baden, Londra, Berlino, Bruges, Parigi, Montecarlo – si è imposta all’attenzione di critici di tutta Europa, ricevendo nel 2017 tre premi internazionali: il Premio alla Carriera (Vittorio Sgarbi, direttore artistico), la Menzione Speciale della Critica (Paolo Levi, direttore artistico) e il Premio Internazionale Paolo Levi.

La mostra, dal titolo L’Eden ritrovato, riunisce un corpus di opere molto diverse per tecniche e materiali: si passa, cioè, dai dipinti a terzo fuoco su piastre di porcellana (antica tecnica di difficile esecuzione e quasi del tutto sconosciuta) ai bassorilievi in terracotta foggiata a mano, dai dipinti su legno con foglia d’oro ai bassorilievi e ai gioielli in lamina d’ottone lavorata a mano, dall’oggettistica in porcellana e in terracotta smaltata ai foulard in seta riproducenti alcune sue opere.

Carla Castaldo, definita dai critici “artista del trascendente”, conduce per mano lo spettatore in mondi senza tempo, fantastici e surreali, dove i colori luccicanti unitamente all’oro e al platino creano “immagini stranamente vivide e attraenti in un rapido susseguirsi”.

Come scrive Paolo Levi, nella monografia Le fantasmagorie simboliche di Carla Castaldo, “l’artista esprime una religiosità primigenia, per la quale ogni giorno rappresenta il Primo della Creazione e ogni lavoro, una preghiera. L’Immanenza di ogni contesto ispirativo diviene quindi, grazie al tocco magico che appartiene alle sue mani, l’espressione della Trascendenza.

Sono i suoi lavori… microcosmi, frammenti del suo universo interiore. Sono meditazioni su un tempo fuori dalla storia umana, ma dentro quello dell’anima di un’artista devota all’Alto. Ogni ricerca di Carla Castaldo non ne identifica il Volto né il Nome Benedetto, ma procede nella ri-Conoscenza…

La robustezza segnica, la stesura del colore, l’ispirazione lirica delle sue opere, ci rivelano un’artista sensibile e attenta, che nel panorama artistico italiano risulta essere un autentico talento, dallo stile altamente riconoscibile e originale”.

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