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Fabio Lastrucci, Vincenzo Barone Lumaga, "Com'era weird la mia valle"

26 Maggio 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Fabio Lastrucci – Vincenzo Barone Lumaga
Com’era weird la mia valle
Milena Edizioni, 2018
Pag. 350 – Euro 19,90

 

Fabio Lastrucci e Vincenzo Barone Lumaga sono due autori di narrativa fantastica  piuttosto conosciuti nel mondo underground, provetti confezionatori di storie ispirate a Lovecraft e Poe, ma anche ai più recenti King e Lansdale, capaci di creare atmosfere nelle quali si nota il loro tratto distintivo. Com’era weird la mia valle è il breviario delle loro passioni, un’opera di saggistica divulgativa - introdotta da una precisa prefazione di Matteo Mancini - che punta a mettere in chiaro le basi del fantastico, partendo dalla definizione di orrore, affrontando miti immortali come Dracula, Frankenstein e zombi, passando per case infestate, uomini lupo e orrori al femminile. Il titolo è una citazione esplicita di una serie televisiva tanto amata dai ragazzi nati negli anni Sessanta, ma al tempo stesso fa capire l’ambito in cui si muovono gli autori: la valle del fantastico. Il libro ripercorre la storia delle prime riviste di narrativa (Weird tales), affronta i temi del pulp, approfondisce Lovecraft e i suoi incubi, ma anche molti indagatori dell’occulto che hanno preceduto Dylan Dog. Si parla di Jack lo squartatore, dei mad doctors, di Fantomas e di tutta la narrativa weird italiana dell’Ottocento e del Novecento, dagli scapigliati ai racconti di Dracula, fino a Franco Forte. Molta attenzione ai nomi contemporanei che hanno pubblicato fantastico: Massimo Citi, Silvia Treves, Giuseppe Cozzolino, Luigi Boccia, Elvezio Sciallis, Vittorio Catani, Danilo Arona, persino il sottoscritto, che si è occupato di misteri caraibici. Concludono un’opera interessante, dedicata ai cultori del fantastico, dieci interviste ad autori più o meno famosi, tra i quali spiccano Eraldo Baldini (Gotico rurale), Paolo D’Orazio (Splatter), Gianfranco Manfredi e Cristina Astori. I curatori hanno intervistato persino un certo Gordiano Lupi, autore di alcuni horror ambientati a Cuba e piccolo editore di provincia. Un libro indispensabile per chi ama il fantastico, per i collezionisti di narrativa pulp e per chi vuole cimentarsi nella scrittura di questa branca della narrativa.

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Fabio Lastrucci, Vincenzo Barone Lumaga, "Com'era weird la mia valle"Fabio Lastrucci, Vincenzo Barone Lumaga, "Com'era weird la mia valle"
Fabio Lastrucci, Vincenzo Barone Lumaga, "Com'era weird la mia valle"Fabio Lastrucci, Vincenzo Barone Lumaga, "Com'era weird la mia valle"Fabio Lastrucci, Vincenzo Barone Lumaga, "Com'era weird la mia valle"
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Fiera del libro di Imperia

25 Maggio 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #eventi, #case editrici

 

 

 

 

Un mese di maggio importante che ci ha visti presenti - per la nona volta dal 1999 - al Premio Strega con Anne - Riitta Ciccone, autrice di I’m, Infinita come lo spazio. Per una piccola realtà come la nostra, che si muove fra sacrifici, fiere campestri e zero contributo richiesto per pubblicare (rimarchiamo che siamo No EaP da sempre), è già una vittoria, in termini di riconoscimento e di visibilità. Va da sé che non siamo rimasti in gara dopo la scrematura a 12 titoli. Altra cosa importante il libro Le case del malcontento di Sacha Naspini, edito da E/ O, sta facendo molta strada, viene letto, presentato e recensito ovunque. Sacha, oltre a lavorare come grafico per i nostri libri, ha esordito con Il Foglio Letterario: L’ingrato e I sassi rimangono due evergreen del nostro catalogo. Se non li avete letti, non lasciatevi sfuggire l’occasione. Abbiamo anche presentato nella sala consiliare del comune di Piombino la rivista on line www.ilfoglioletterario.it, diretta da Vincenzo Trama, e siamo andati in Sicilia, dal 2 al al 6 maggio, per la prima edizione del Gioiosa Book Festival, organizzato dal nostro Antonino Genovese, storico autore del Foglio Letterario. Leggete la rivista su www.ilfoglioletterario.it e date un occhio alla sezione Amarcord del sito: troverete video che saranno presenti nella sola versione Issuu e che raccontano la nostra storia recente e meno recente. Free book omaggio anche per questo numero: Félix Luis Viera, Y me han dolido los cuchillos, tradotto da Gordiano Lupi, con testo originale a fronte. Chiudiamo il mese di maggio a Imperia, dal 25 al 28, dove presentiamo Raccontare Imperia - volume due, curato da Francesco Basso, un'antologia che comprende 20 autori e molti personaggi imperiesi. Presentiamo anche Pasta e cinema e La grande abbuffata, due libri che uniscono il piacere della tavola e della cucina mediterranea al gusto per il buon cinema italiano. Infine Dario Arkel ci parla di poesia con il suo pregevole Di vento di verso. Maura Fioroni è presente in fiera con il suo Yuma 2, dedicato a Bolivia e Argentina, ma anche con i suoi libri di viaggio a tema Cuba (I colori di Cuba e Yuma). Molte novità in catalogo, dal cinema alla saggistica, passando per interessanti titoli di narrativa. Veniteci a trovare a Imperia! (Gordiano Lupi)

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Lorenzo Barbieri, "Mariella"

24 Maggio 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #lorenzo barbieri, #recensioni

 

 

 

 

 

Mariella

Lorenzo Barbieri

 

ilmiolibro.it, 2016

 

Argomento scabroso, quello trattato in Mariella di Lorenzo Barbieri: l’amore proibito fra un adolescente e una bambina di dieci anni.

Matteo è un ragazzo malato, figlio di genitori ricchi e assenti. Il padre è sempre lontano per lavoro, la madre lo ha abbandonato in un vecchio casale in decadenza, insieme a due coppie di servitori che lo crescono come un parente e mentono dicendogli che lei è morta. Matteo è una sorta di “giovane favoloso”, un ragazzo sensibile e malaticcio, dall’animo teso e turbato. L’incontro con Mariella, bambina precoce, smaliziata e lolita, lo indirizza sulla via dei sensi ma anche sulla strada del risveglio alla vita, alla salute e alla scoperta delle proprie potenzialità. Grazie alla nuova energia infusagli da Mariella, Matteo prenderà in mano le redini del casale e dell'esistenza di tutti i suoi occupanti. Ridimensionerà il ruolo dei servitori, riportandoli al loro posto ma concedendo loro l’affetto che meritano, riconquisterà l’attenzione del padre e rimetterà in sesto la tenuta. Avremo un lieto fine, quando finalmente i due cresceranno e ciò che era proibito non lo sarà più.

La struttura della storia mostra alcune lacune, soprattutto c’è il vicolo cieco della malattia di Mariella. La scoperta che la ragazzina è gravemente ammalata di cuore sembra presagire sviluppi futuri che non si manifestano. Da notare che la radice della parola “morbo” è la stessa di “morboso” e di morbosità nella storia ce n’è parecchia. La cardiopatia di Mariella fa da contraltare a quella di Matteo. I due giovani si riconoscono nella stessa patologia, nella bambina il protagonista trova una compagna di solitudine, di giochi, di sensibilità e anche di sofferenza fisica.   

Alcune tematiche sono simili a quelle presenti nell’altro romanzo di Barbieri, La buona vita: la scoperta della realtà agreste da parte di un ragazzo solitario, i primi turbamenti erotici, il contatto con persone semplici ma genuine. Qui, però, l’attenzione si focalizza sull’erotismo torbido che Mariella, nella sua ingenua impudicizia, è capace di scatenare. Ma l’eros, come abbiamo detto, non è una pulsione negativa, se ben incanalata e indirizzata.

Purtroppo lo stile non è all’altezza del contenuto.  

 

 

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Il Maradagàl, una rivista oltre le mode

23 Maggio 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #riviste letterarie, #cultura

 

 

 

 

Mi piacciono le operazioni culturali vere, quelle che non seguono le mode, dove si respira passione e competenza, persino un pizzico d’incoscienza - dati i tempi - ma consapevole, perché mixata da un sano realismo. Il Maradagàl è una rivista letteraria cartacea, già questo è un miracolo in tempi di Internet e stupidissimi social che ci sottraggono la poca intelligenza rimasta, il poco spirito critico, la residua concentrazione sopravvissuta ad anni di edonismo berluscorenziano. L’idea geniale viene a Sara Calderoni, che si avvale di un direttore artistico ispirato come Cristina Mesturini e di un comitato di redazione ricco di penne raffinate del calibro di Franz Krauspenhaar, Fabrizio Elefante, Nanni Delbecchi, Antonino Bondì e Flavio Santi. Editore coraggioso il milanese Marco Saya, che conosciamo da tempi immemorabili, uno che resiste, che ama la poesia e la cultura, soprattutto che non cede alle mode. “Siamo consapevoli che stiamo facendo un’operazione difficile, ma vogliamo fare del Maradagàl un oggetto da collezione”, mi ha confidato. Si presta, mi dico, ché il valore artistico c’è tutto, basti pensare al primo numero (Settembre 2017) con le riproduzioni a colori di pregiate opere di Guido Scarabottolo e Antonello Silverini, ma anche al secondo (Febbraio 2018) che contiene dipinti del russo Alexey Terenin.

I contenuti sono di alto livello, suddivisi in Critica, Scritture e Territori. Il primo numero è dedicato a un problema piuttosto sentito, quello della critica letteraria ridotta a inutile propaggine degli uffici stampa delle grandi case editrici. Il critico del ventunesimo secolo diffonde veline, scopre giallisti straordinari, scrittori di noir che compongono capolavori, cantanti e cabarettisti che si dimostrano letterati sopraffini e veline da Striscia la notizia che incantano lettori con libri scritti da editor  unificatori di un linguaggio che tende al basso. Discettano su tale spinoso tema critici illustri come Elefante, La Porta, Marcheschi, Baudino, Zaccuri e Manica. Tutto condivisibile quel che viene fuori, soprattutto il fatto che una recensione positiva non fa vendere copie come un tempo, salvo sia accompagnata da un’operazione editoriale imponente tipo quella che alcuni anni fa lanciò Giorgio Faletti (pace all’anima sua) nell’Olimpo delle patrie lettere. Tutte cose che scrivo da anni, dal mio piccolo underground, che verifico ogni giorno da modesto editore e microscopico autore, spesso molto recensito ma in definitiva poco venduto. Il libro è merce, in un paese di non lettori la differenza la fa tutta il marketing, la campagna stampa promozionale, la potenza editoriale. Ottime la parte dedicata alle Scritture che ci permettono di apprezzare Luca Ricci e i suoi aforismi sull’arte del racconto, ma anche Addio Lenin di Sandra Petrignani e Storia di una coincidenza dell’ottimo Delbecchi. Completano il primo numero contributi di alto livello culturale curati da Sara Calderoni, Flavio Santi (presenta un buon poeta come Paolo Febbraro), Antonino Bondì e Tullio Pericoli (riproduzioni pittoriche e testi). Franz Krauspenhaar vale da solo il prezzo della rivista - un po’ cara, a dire il vero: 15 euro, ma tiratura e vendite non saranno da best-seller - con il suo stile da teatro dell’assurdo, a metà strada tra poesia e citazioni letterarie disseminate con arguzia in un testo narrativo che ricorda Borges e Gadda.

Il secondo numero del Maradagàl non è meno interessante. Tema dettato da Sara Calderoni: il crocevia dei linguaggi. Parte critica che tocca argomenti legati a scrittura, cinema, letteratura, serie televisive, persino Dante e Amleto. Contributi di Elefante, Ricordi, Bellardi, Fumagalli e Ceteroni. Scritture importanti, come sempre, da Roberto Barbolini che cita Montale e Thomas Mann, passando per Arbasino e Kaminsky, a Claudio Morandini, Piero Lotito (come si scrive una buona storia?) e Roberto Ferrucci (le storie accadono, mica si scrivono!). Contributi letterari sul teatro di Bontempelli, poesie di Anna Maria Carpi e il solito, straordinario, Krauspenhaar che continua un viaggio surreale incontrando Sepulveda in una terra che ricorda l’America Latina. Il Maradagàl vi aspetta. Erano anni che non leggevo una rivista letteraria dalla prima all’ultima pagina, senza saltare una riga. Per informazioni e abbonamenti scrivete a Marco Saya (info@marcosayaedizioni.com) o alla redazione ilmaradagal.redazione@gmail.com. Un numero 15 euro. Abbonamento a tre numeri euro 40. Quadrimestrale. Ne vale la pena!

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Il Maradagàl, una rivista oltre le mode
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L’anima creativa del Brand Tentazioni: Cinzia Diddi.

22 Maggio 2018 , Scritto da Daniela Lombardi Con tag #moda, #televisione

  

 

 

 

 

Tempo di traguardi raggiunti, tempo di emozioni. Soddisfazione per un ulteriore tappa raggiunta e per uno nuovo percorso che comincia. Finalmente è stato inaugurato, dopo una lunga ristrutturazione, lo Store Tentazioni by Cinzia Diddi a Sarzana. Fatiche e impegno, cadute e successi, gioie e dolori. Tutto questo in un mese di lavoro.

Protagonista come sempre … solo e soltanto l' amore e la passione per il lavoro. Dedico a mio fratello questo successo per essere sempre stato presente in ogni momento e in ogni mia scelta” . “A tutte le stelle che nelle notti della mia vita illuminano il mio cammino” e alle mie stelle più belle, le mie migliori creazioni:  i miei figli Dante Elsen Luigi e Annalea Ludovica Italia.

Ai miei genitori dedico questo traguardo e tutte le restanti pagine della mia vita, perché, oltre a essere  delle guide costanti, hanno permesso la costruzione della mia identità, fornendomi gli strumenti necessari a orientarmi nel mondo e insegnandomi la curiosità di esplorarlo ogni giorno da più punti di vista possibili.

Ringrazio i miei due  ospiti  d' onore Carmen di Pietro, da me vestita al Grande Fratello Vip e Giucas Casella che ho seguito nello stile all' Isola dei famosi.

La loro bellezza d' animo ha arricchito virtuosamente la giornata.

Un grazie colmo di gratitudine al mio ufficio stampa nella persona di Daniela Lombardi, professionista straordinaria e persona eccelsa”.

 

Cinzia Diddi

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                          

 

Conosciamo con più cura questo Brand:

 

L’anima creativa del Brand: Cinzia Diddi.

Cinzia si occupa di curare l’immagine di molti personaggi importanti, quali industriali manager avvocati di prestigio e personaggi del mondo dello spettacolo.
Siamo negli anni 80, era bambina e si divertiva a giocare nel reparto sartoria dell’azienda paterna.
E’ iniziato tutto da quell’atelier, poi l’attitudine, la sensibilità cromatica, l’intuito, il senso delle proporzioni e la formazione teorica... hanno fatto il resto.
Durante la sua esperienza lavorativa e grazie al padre, importante uomo borghese, Cinzia rimane a stretto contatto con l’alta borghesia, affinando uno spiccato senso del gusto e dello stile, ereditato senza dubbio dalla madre.
La parte stilistica è un aspetto di un contesto più ampio.
Cinzia è consulente di immagine, cioè quella figura professionale che fornisce un servizio dedicato al miglioramento dell’aspetto attraverso il modo di vestirsi, di muoversi e di presentarsi. Si occupa di tutto quello che concerne la comunicazione non verbale: l’abbigliamento, il trucco, l’acconciatura e l’etichetta, e dell’armonizzazione di questi aspetti.
Il valore aggiunto? Cinzia crea personalmente gli abiti.
L’immagine è una cosa seria: lavorare sull’immagine non significa mascherare ma svelare le persone. 
Per dirla in termini matematici, la passione per la moda è una condizione necessaria ma non sufficiente.
Ovvio, deve esserci una naturale inclinazione verso certi temi, ma come per ogni mestiere è necessaria una preparazione professionale maturata soprattutto sul campo di battaglia, unica scuola veramente formativa.

 

 

La storia del Brand Tentazioni è   una storia familiare, che affonda le sue radici in un lontano passato.
Da decenni si occupa di abbigliamento e di stile, più precisamente questa è la terza generazione.
Fare abiti è ciò che il team Tentazioni vuole e desidera fare. Fa parte del corredo genetico, e la passione che lo anima mantiene vivo e rinnova il voler fare sempre meglio, proiettandolo in un contesto quotidiano, dove ogni situazione è uno spunto per creare, un’occasione per accontentare, un momento in cui lo spirito di ricerca alimenta la sete di trasmettere i valori importanti attraverso il lavoro.
Così facendo la casa di moda Tentazioni crea valore nobilitando lo scopo.
Provando grande felicità quando le creazioni contribuiscono, nel quotidiano, a celebrare chi le sta indossando.
E’ così da sempre.
E di generazione in generazione vengono tramandati questi valori.

La filosofia del brand Tentazioni:
Lavorare con l’immagine è una cosa seria.
Gli abiti non devono mascherare ma rivelare la personalità di chi li indossa, creando carisma e mistero.
Un look che parla di noi riesce a farci riconoscere, ricordare, e darci credibilità.

 

 

La stilista pratese CINZIA DIDDI veste il cantante pratese FRANCESCO GUASTI

 

            "Francesco  Guasti  ha  un indiscutibile pregio, quello di avere una delle voci più squisitamente graffianti che si siano mai sentire, un vero miracolo della natura,

grandissimo artista, ma anche e principalmente un amico.

 

E’ un orgoglio per me vestire un grande personaggio come Francesco Guasti,  anche lui come me di Prato.

 

Il look che ho scelto per lui rispecchia esattamente il suo modo di essere: grintoso con personalità e comfort, un look affascinante e versatile, evocativo di un determinato stile di vita e in grado di suscitare emozioni. Un life style moderno, elegante e graffiante con articoli pratici, dalle linee pulite ed essenziali.

 

Pensato per un uomo che non segue le mode, ma che ha il carisma di dettarle.

 

I capi sono pratici, facilmente sovrapponibili e intercambiabili, caratterizzati da un’alta qualità dei materiali ed in grado di garantire comfort e morbidezza.

 

La sintesi perfetta tra comfort, eleganza contemporanea e brio da indossare indistintamente sia di giorno che di sera, per uno stile grintoso ma ricercato che non passa inosservato."

 

                                                                                                                                                                                             Cinzia Diddi

 

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Il colonnello

21 Maggio 2018 , Scritto da Lorenzo Barbieri Con tag #lorenzo barbieri, #racconto

 

 

 

                                      

 

 

 

 

 

Il colonnello in pensione Francesco Solimene, dopo il riposo pomeridiano, si era rinchiuso nel suo studio, come succedeva ormai da cinque anni, da quando aveva deciso di scrivere le sue memorie. Era stato messo a riposo senza poter raggiungere il grado di generale, ma confidava che, fra non molto, dopo la pubblicazione del suo romanzo autobiografico, l’alto comando doveva riconoscere per forza i suoi meriti. Passava i suoi pomeriggi a scrivere, pagine e pagine, di ricordi, aneddoti, scene di battaglie da lui vissute in prima persona, una vita piena di avventure, sapeva che il libro che si stava formando era qualcosa di buono che poteva scuotere le coscienze  dei futuri lettori. La moglie s’irritava nel vederlo sempre chiuso in quello studio polveroso, pieno di libri e di cimeli, la sera, quando lui usciva per la cena, la stanza era avvolta in una fitta nebbia dovuta ai pestilenziali sigari che lui fumava di continuo, si giustificava dicendo che lo aiutavano a concentrarsi e a ricordare.

 

"Francesco, vieni a tavola, è ora di cena!"

 

La moglie passava e dava dei colpi alla porta per richiamarlo alla realtà. La voce del colonnello confermava di aver sentito. Quella sera invece nessuna risposta arrivò dall’interno, era la prima volta che il rituale serale era infranto, Adele, la moglie, tornò indietro sui suoi passi e bussò ancora una volta alla porta:

 

"Francesco per favore adesso basta, vieni fuori, la cena si raffredda!"

 

Nessuna risposta, allora Adele, infastidita, senza bussare aprì per entrare, ma, nello stesso istante, il colonnello stava uscendo: i due si scontrarono e Adele, irritata, lo redarguì.

 

"Ti rendi di che ore sono, sei chiuso là dentro da quasi sei ore, non ti sembra di esagerare? Adesso vai a cambiarti, per favore, perché puzzi come una fumeria d’oppio, non ti voglio a tavola così conciato, sbrigati che la minestra si fa fredda."

  

"Calmati Adele, se oggi ho tardato è per un buon motivo, tranquilla non si ripeterà più un evento del genere."

 

I due si ritrovarono a tavola, cenavano sempre da soli, i figli preferivano uscire e mangiavano fuori, i giovani non intendevano passare le loro serate ad ascoltare le memorie del padre, era diventata una ossessione, racconti sentiti centinaia di volte, erano stufi.

 

"Bene!" esordì Adele, versandosi un bicchiere di vino: "Allora sentiamo come mai hai fatto così tardi, cosa c’è di diverso da ieri? Avevi difficoltà a ricordare qualche dettaglio che ti era sfuggito?"

 

"Per cortesia, risparmiami il tuo sarcasmo, donna, è fuori luogo e lo sai, io ricordo tutto e fin nei minimi particolari, il motivo è un altro ed il più importante di tutti."

 

"Addirittura!" esclamò lei, sorridendo "che sarà mai?"

 

"Voglio sorvolare su queste tue battute infantili e ti annuncio che finalmente il libro è finito! Ho terminato, da domani, spero sarai contenta, sarò libero. Ora non mi resta che passarlo all’editore e, fra non molto, il pubblico potrà godere della mia opera."

 

"Sei proprio sicuro che un editore voglia pubblicarlo, caro? Dopo quello che abbiamo sofferto con la guerra, credi ci sia chi è interessato a rivivere quei giorni nefasti?"

 

"Non fare la solita disfattista, ti prego, sarà un successo, la guerra è appena accennata, funziona da sfondo alle vicende, si parla invece d'eroismi, di coraggio, di vita militare, dell’onore dei nostri soldati e dei nostri generali."

 

"Ah!" fece lei con una smorfia: "Se si tratta di questo, ci sarà da divertirsi. Allora, hai deciso a chi lo proporrai, o dovrai fare tante copie da distribuire a tutte le case editrici?"

 

"Non c’è bisogno, ho dove mandarlo, un capitano, vecchio commilitone, ha aperto un’attività in questo settore, non potrà rifiutarmi questo favore, non farà nessun'obiezione, l’opera merita, basterà leggerla. Domani mattina stessa farò una copia e la porterò io di persona, voglio parlare con lui da vicino."

 

Lo studio del dottor Latessa, ex capitano di fanteria agli ordini del colonnello, era situato nella parte terminale di un grande salone, dove numerose scrivanie accoglievano gli impiegati. Al riparo della porta chiusa i due parlavano animatamente, il colonnello era agitato, non si rendeva conto delle ritrosie dell’altro nell’accettare il suo manoscritto. Possibile che non cogliesse il valore di quell’opera che era costata anni di lavoro e di sacrificio personale?

 

"Armando, perché continui a tergiversare? Cosa c’è che non va nel mio scritto, ha tutti i requisiti per diventare un best-seller, dovresti essere felice, potrai fare un bel po’ di soldi, non è questo il tuo intento o sbaglio?"

 

"Colonnello, deve capire che non è così semplice, ancora non ho letto la sua opera e quindi per logica non posso dire se vale la pena investire, perché di questo si tratta, fare un investimento al buio. 

Dal suo punto di vista, i ricordi militari sono importanti per lei, ma potrebbero non esserlo per gli altri, i giovani d'oggi le risulta abbiano interesse a leggere cose di questo genere? Non sanno nemmeno cosa sia la guerra, hanno abolito anche la leva, figuriamoci. Il suo libro potrà essere anche un capolavoro letterario, ma è fine a se stesso, capisce cosa voglio dire?"

 

"No, non credo, se è un buon libro, perché non pubblicarlo allora?!"

 

"Come faccio a spiegarle, ok, diciamo che lo pubblichiamo, è ha anche un discreto riscontro di pubblico, poi che succede… che magari vogliono leggere altre cose di quest'autore, lei ha per caso un altro libro pronto o è in grado di scriverne un altro in breve tempo? Il guadagno per un editore è sulla continuità, non sul caso singolo."

 

"Certo che no, ho impiegato cinque anni per completare questo, poi non saprei cos’altro scrivere, non sono mica uno scrittore professionista!"

 

"Ecco, vede, questo è il punto, sa quanti manoscritti arrivano ogni giorno sulla mia scrivania? Centinaia!  Presunti scrittori, gente che, dopo anni, come lei, crede di aver scritto chissà cosa. Tutti vogliono pubblicare, per orgoglio personale, per speranze nascoste di far soldi, per prestigio e per tante altre ragioni, se dovessi consumare carta, personale e tempo per stamparli tutti, avrei chiuso, ancor prima di aprire questa attività. Mi ascolti, colonnello, sia lieto che ha potuto mettere su carta le sue memorie, sarà un'eredità da lasciare ai nipoti, se vuole pubblicare, oggi ci sono i mezzi per poter fare da soli, basta davvero poco per avere fra le mani un bel libro. Sono stato felice d'averla rivista, ma proprio non posso soddisfare la sua richiesta, spiacente!"

 

Il colonnello Solimene restò seduto come impietrito, non mosse un muscolo, solo un tic all’occhio destro denotava la sua irritazione, dentro di sé sentiva salire una collera verso quel piccolo insignificante omuncolo che aveva osato rifiutare la sua opera. Dopo alcuni minuti di silenzio si alzò con sussiego, in silenzio raccolse lo scritto che giaceva sul tavolo e, a spalle dritte, uscì dalla stanza senza guardarsi indietro.

Giunto in strada, dovette fermarsi per un leggero malore che lo colse impreparato, si sentì mancare, restò ad ansimare per un po’ poi si riprese e, nel primo cestino che incontrò, buttò la cartella con il suo scritto, proseguì verso casa, ma il suo sguardo era velato da grosse lacrime.

 

 

 

 

 

 

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"Così come si è" di Cecilia Bossi

20 Maggio 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura


 

 

Bentornati amici lettori del blog che non vi lascia mai a piedi, wow! La signora senza filtri è felice di fare compagnia a tutti voi che, presi dal tran tran, rischiate di perdere di vista la constatazione che l'arte, in tutte le sue espressioni e manifestazioni, è necessaria per la nostra esistenza. E così oggi Walter Fest avrà il piacere di descrivervi l'opera di una brava artista romana, sto andando a prendere Cecilia Bossi, in sella a una Harley Davidson Electra Glide di colore celestiale, con tonalità rosse, arancio, giallo cadmio e blu oltremare, sulle cromature può rispecchiarsi tutto un mondo, yes, mi è stata messa a disposizione dal mio amico Bombacè, un motociclista romanaccio, simpaticamente rude, dal baffo ad arte, anch'egli fine conoscitore della pittura e della scultura. Eccomi qua a tagliare il vento con in testa il casco a scodella e gli occhialoni da motociclista anni '50, gagliardamente in sella alla motocicletta più bella del mondo... ho appena caricato a bordo Cecilia Bossi, che ha infilato il casco rosa sopra la pettinatura color viola acerbo, impavida ride come una matta e le scappa pure di cantare a squarciagola canzoni stonate. Il tragitto è breve, arriviamo a meta tra una curva, una frenata e una sgommata, adesso però è meglio che mettiamo i piedi a terra, io e Cecilia Bossi, l'artista che impasta i colori con gioia e passione, un grande esempio di semplicità e creatività esplosiva, il suo sguardo è concentrato, la risata contagiosa, non è più una giovincella, eppure ha lo scatto artistico da centrometrista, lo giuro, il giudizio non è di parte ma potrebbe, per rimanere in tema sportivo, dare una pista a tanti pischelli rampanti. E per parlare con lei della sua opera indovinate un po' dove l'ho portata? Siamo per voi sulla terrazza del Gianicolo di Roma, la vista è poetica, i tetti di Roma ci regalano più di un sorriso, dalla città eterna non svettano grattaceli moderni ma senza dubbio possiamo sfiorare con le mani la storia millenaria, ora abbiamo poggiato la sua opera su una panchina vicino al teatrino delle marionette, un'opera intitolata Così come si è.
Cecilia l'ha realizzata nel 2015, nel formato 100X100, su una tela vecchia, stampata e riciclata, utilizzando per la lavorazione una tecnica mista. La nostra amica artista, come una donna saggia e pratica, sa dare valore alle cose, non spreca nulla, ogni oggetto può essere materia e trasformato in arte da lei donna libera nella testa e nella sua azione artigianale. 
Cosa c'è di più bello della libertà? Ecco, io in quest'opera vedo Cecilia che, godendo della propria libertà espressiva, dialoga con la materia, impasta con amore la tinta che dà corpo alla tela e rende vivo il colore; anche dopo qualche voluta e naturale imperfezione nelle casuali colature, tutto parla di libertà. Dalla spennellata di nero in primo piano sfugge il rosso a semicerchio che si fonde con un'atmosfera ocra, avana, grigio velato; alcune parti di cartone, tornate ad arte a nuova vita, sembrano fermare il movimento, ma solo in apparenza, perché Cecilia, come a concludere l'opera soddisfatta, lascia colare a caso le ultime gocce di tinta dal barattolo, quasi in trasparenza affiorano cenni di verde che equilibrano la massa cromatica. Il verde dei prati, delle foreste, colore riposante per gli occhi e per la mente. L'opera informale di Cecilia Bossi è così grande e così musicale da lasciarti pensare una parola in lingua Inglese: "Freedom". E ora, di fronte al dinamismo delle tinte e della passione, al termine del lavoro eseguito, immagino Cecilia sedersi su una sedia impagliata, mi sembra di vederla di fronte al tramonto da favola a chiacchierare, a ridere, a fumare, a parlare, inarcando con energia le spalle esili ma forti. Il quadro è finito, l'artista riprende fiato, il cuore è gonfio di amore, la stanchezza l'artista non la sente, il suo corpo si è fuso con la sua opera, durante la sua realizzazione il tempo trascorso non è esistito, né vi era età, né passato, né futuro, l'artista era tutta se stessa con la propria anima.
Io e Cecilia, invece, adesso ci accorgiamo di non essere soli, alcuni bambini si avvicinano a noi e guardano l'opera, sono gli unici che lo fanno, dobbiamo essere precisi, ci sono delle persone adulte intorno che non ci hanno degnato di uno sguardo, troppo impegnati con tablet e smartphone, solo questo gruppetto di ragazzini si è fermato, rinunciando per un momento a Pulcinella e Balanzone per vederci ed ascoltarci .

 

- Chi lo ha fatto?
 

Ce lo chiede un bambino con gli occhiali che tiene un gelato in mano.
 

 - L'ho fatto io, ti piace?
 

- A me sembra il pomodoro che è cascato sul tavolo l'altro giorno a mia madre e poi i coriandoli di carnevale e poi anche un gatto con un occhio rosso che salta sul divano di nonna.
 

- Cecilia, perché ci hai messo pure il gatto?
 

- Mi hai dato proprio una bella idea, la prossima volta ne metterò due di gatti.
 

- Signora, lo scambierebbe con il mio gelato?
 

- Walter, tu che ne dici?
 

- Non voglio dire che un gelato sia migliore della tua opera, però mi sembra che sia un'offerta che non puoi rifiutare.
 

- Accetto ma, dato che il quadro è più grande del tuo gelato, voglio pure una caramella.
 

- Ma, Cecilia! Toglieresti pure le caramelle al bambino?
 

Lui la guarda e sta cercando nelle tasche.
 

- Ma no, dai, tieni il gelato e le caramelle, ti regalo il quadro, basta che ti comporti bene a scuola.
 

Il gruppetto di bambini se la squaglia, adesso sta arrivando il momento più divertente, quello con il quale Pulcinella sta per dare un sacco di mazzate al diavolo che lo vuole portare nella tomba.
 

- Cecilia, vogliamo andare a prenderci un gelato?
 

- Direi di sì, andiamo, ma la moto la guido io.
 

Amici della signora senza filtri, prima che prendiamo pure noi le mazzate da Pulcinella, Walter Fest e Cecilia Bossi vi salutano e vi danno appuntamento al prossimo artista, vroooommmm!

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Un mondo diverso

19 Maggio 2018 , Scritto da Lorenzo Barbieri Con tag #lorenzo barbieri, #racconto

                                                    

 

                                                   

 

La telefonata mi giunse proprio nel mezzo della più importante riunione di lavoro che avessi mai avuto. Erano presenti nella sala congressi sei rappresentanti d'altrettante nazioni, ascoltai le poche e crude parole che mia madre disse al telefono: "Tuo padre sta morendo vieni subito."

Subito dopo il silenzio e il segnale  d'occupato aveva già riagganciato! Sono rimasto lì in piedi sotto gli occhi stupiti dei miei ospiti che avevano visto sul viso l’accavallarsi d'ombre e il pallore che per poco non mi fece svenire. Mio padre, l’unica persona al mondo capace di capirmi, che mi aveva seguito fino al posto di prestigio che occupavo, stava per lasciarmi. Mia madre, come sempre, era stata laconica e fredda, le emozioni per lei non si dovevano esternare, in nessun modo, in nessun'occasione, era disdicevole diceva lei, sempre impettita e sicura di sé. Chiusi il telefono e, con un sospiro che riuscì a tenere dentro anche le lacrime, mi rivolsi alla platea che attendeva le mie decisioni.

 

"Signori! Vogliate scusare l’interruzione, una cattiva notizia non si accoglie mai con indifferenza, ma non per questo dobbiamo interrompere la nostra discussione, se non erro eravamo al momento di  tirare le somme. I fatti sono stati esposti, ora la parola passa a voi."

 

Rassicurati dalle mie parole, i presenti si rimisero a parlottare fittamente fra loro, mentre io cercai mentalmente di isolarmi per pensare a mio padre. Dovevo assolutamente uscire da lì e correre verso casa. Mi guardavo intorno e, a stento,  le riconoscevo, persone tanto importanti da decidere delle sorti di milioni d'individui con le loro manovre economiche. Io ero il collante, quello che avrebbe dovuto tenere unita quella banda di sciacalli affamati di potere. Per fortuna, nel giro di dieci minuti eravamo già alle strette di mano e ai saluti. Usciti tutti, ero già pronto con le chiavi della macchina in mano per partire.

Arrivai a casa a tempo di record, mia madre mi accolse con una faccia da funerale che non esprimeva nessun sentimento. Si limitò ad un cenno del capo e io la lasciai nella sala insieme alle signore che erano venute a far visita di circostanza. La casa era in penombra, luci soffuse e un gran silenzio opprimente mi accolsero. Uno strano odore mi colpì con violenza, un profumo dolciastro, sgradevole, mi  ricordava il giorno che morì il nonno, l’odore  dei fiori sparsi per la casa, tutte quelle corone avevano impregnato l’aria di un miscuglio di profumi da rendere la stessa irrespirabile. Adesso lo sentivo ancora, ma mio padre non era ancora morto, almeno speravo che non lo fosse, dovevo vederlo, volevo farmi sentire da lui, stringere la sua mano, tenergli compagnia mentre se ne andava. Non poteva andarsene da solo, con la moglie in salotto e lui solo, nell'attesa degli angeli per portarlo via. Entrai in punta di piedi in camera e lo vidi, il viso cereo, respirava lentamente, ad occhi chiusi, rialzato sui cuscini, le mani abbandonate sul letto.

Mi avvicinai e mi sedetti su una sedia accanto a lui, gli presi una mano, era gelida. Mi chiesi perché l’uomo è costretto a sottoporsi a questa tortura di una morte lenta e dolorosa. Uno strazio inutile sia per chi deve andarsene, sia per chi assiste al disfacimento e al distacco dell’anima dal corpo.     

Al contatto della mia mano aprì gli occhi e abbozzò un timido sorriso verso di me.

 

"Ciao, figliolo, mi fa piacere vederti, spero di non averti disturbato nel tuo lavoro. Il tuo mondo non concede tregue."

 

"Cosa dici, papà, stai tranquillo, sono qua, vicino a te, non me ne vado."

 

"Lo so figlio mio, lo so!  Ti conosco bene e sono sicuro del tuo affetto… Tu, piuttosto… Non devi dubitare del mio, anche se negli ultimi tempi non sono stato molto presente al tuo fianco… Non ho mai smesso di seguirti e di volerti bene.

Ascoltami figlio, non ho molto tempo, ancora… Ascolta la voce di chi sta per partire per il viaggio senza ritorno, lasciando il suo respiro fra le tue mani, gli occhi mi si velano dal dolore … le ombre della notte… si avvicinano.

Spero…. di avere il tempo per spiegare…. la delusione che spesso ho visto nei tuoi occhi, lo so… non sempre sono stato all’altezza del compito di genitore. E’…. un impegno gravoso… e spesso mi sono arreso… davanti ai mulini a vento del potere. Non ho saputo reagire… con decisione e fermezza… alle ipocrisie della vita. Ti prego… ora che il tempo… sta per finire, perdonami! Adesso e non domani, tieni la testa eretta e guardami negli occhi, non vale la pena piangere per ciò che è… per ciò che deve essere."

 

Qui si fermò per lo sforzo e sentii il rantolo del suo petto farsi più forte, poi riprese a parlare, mentre io non avevo la forza di aprire bocca.

 

"Prima di andare via, però, vorrei raccontarti, delle frustrazioni. della fame sofferta in silenzio... della rassegnazione… dei miei sforzi per spingerti avanti… con le poche forze disponibili.  Perdonami, figlio mio… ecco che  viene il buio, lo sento fra noi... avverto la presenza ostile, con le sue mani di gelo… strappa ad uno ad uno i fili della vita, ma non posso andarmene adesso… devo ancora parlarti del mio mondo… dove grandi e diverse erano le piccole cose. Vorrei parlarti di sogni perduti... di amici sinceri... del profumo del pane caldo e  anche … di lievi carezze d’amore… ma, ma ormai… non c’è più tempo. Solo un ultimo consiglio… se posso! Cerca di usare nel migliore dei modi… quel meraviglioso dono… che ogni uomo possiede, la libertà dell’intelletto, che va oltre la vita, oltre la morte, oltre il ricordo... delle semplici parole.

Addio, figlio mio. Chiudimi gli occhi su questo mondo così… così… diverso!"

   

Sorrise, mentre il respiro si fermava e giacque inerte fissando il cielo che s'intuiva dietro la finestra, lo stesso cielo dove lo avrebbero portato gli angeli inviati proprio per lui.

 

 

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Lucca Art fair

18 Maggio 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #arte, #pittura


 

Lucca Art Fair, la fiera d'arte moderna e contemporanea giunta quest'anno alla sua terza edizione, torna al Polo Fiere di Lucca dal 18 al 20 maggio, confermandosi come autorevole punto di riferimento per il mercato dell'arte nazionale e, in particolare, del Centro Italia.

Saranno quarantotto in tutto gli attori del contemporaneo chiamati a rendere Lucca Art Fair uno stimolante e indispensabile strumento di aggiornamento e dibattito per collezionisti, addetti ai lavori e appassionati del settore.
Paolo Batoni, direttore della fiera, ha confermato la visione curatoriale delle passate edizioni, dando tuttavia nuovo impulso all'evento con momenti inediti di potenziamento della ricerca e della sperimentazione culturale.
«Oggi le fiere – spiega Batoni – sono un momento indispensabile di incontri, trattative, aggiornamento, un luogo di scambio economico e culturale, dove c'è fermento, voglia di fare e dove si restituiscono esperienze. Una piazza dove i tanti attori coinvolti danno vita a qualcosa che trova sviluppo nel tempo. Su queste basi ho voluto interpretare anche questa nuova edizione di Lucca Art Fair».
Sono cinque, in tutto, le sezioni che animeranno Lucca Art Fair 2018.
Una Main Section accoglierà trentadue gallerie storicizzate (di cui due straniere) che proporranno una visione sull'arte moderna e contemporanea.
La zona T.A.Z. - acronimo di Temporary Art Zone - racchiuderà cinque gallerie italiane a indirizzo più sperimentale.
La sezione Letture Critiche, quest'anno a cura di Francesca Baboni, metterà per la prima volta in dialogo gli artisti di quattro diverse gallerie: Matteo Lucca e Lucia Nanni (Magazzeno art gallery), Fausto Gilberti e Nico Mingozzi (galleria D406 Fedeli alla linea), Andrea Mariconti e Alfio Giurato (Federico Rui arte contemporanea) e Aleksandar Dimitrijevic e Goran Dragas (galleria Prototip). «Il progetto di letture critiche per questa edizione di Lucca Art Fair – racconta Baboni - è coerente e caratterizzato da un fil rouge che unisce assieme gli artisti. Caratteristica sostanziale difatti della loro poetica, alcuni emergenti altri già pienamente affermati, è sicuramente il saper raccontare le luci e le ombre che stanno dietro alla prosaica quotidianità, esplorando i territori oscuri della mente e di una memoria passata».
Come di consueto una sezione sarà dedicata all'Editoria mentre tra le novità compare il progetto Art Tracker a cura dal professionista under 35 Gabriele Tosi, che vedrà coinvolti con lavori site specific i quattro artisti vincitori dell'omonimo premio assegnato nell'ottava e precedente edizione del Premio Combat: Martina BrugnaraChiara CampanileMarco Groppi e Simone Monsi.
La configurazione della fiera per questa edizione si amplierà inoltre con il nuovo format Vissi D'Arte in programma il 19 e 20 maggio che, attraverso una serie di dialoghi con artisti, curatori, manager e collezionisti, delineerà una visione multipla e incrociata sul sistema dell'arte, costruita sulla base di diverse esperienze e visioni.
Tra le proposte collaterali sabato e domenica si svolgeranno le visite guidate gratuite (prenotazione obbligatoria scrivendo a info@luccaartfair.it) tra gli stand degli espositori, volte ad avvicinare il grande pubblico al collezionismo d'arte.
Per tutto l'arco dei tre giorni di fiera, infine, si svolgerà una performance che vedrà confrontarsi sulla pratica del disegno quindici artisti transgenerazionali legati all'Accademia di Belle Arti di Firenze. Il progetto è curato da Andrea Lucchesi.
Per il programma dettagliato consultare il sito www.luccaartfair.it


Dove
Lucca, Polo Fiere, via della Chiesa XXXII, trav I, 237

Quando
Preview su invito venerdì 18 maggio, alle ore 13

Venerdì 18 maggio, dalle ore 15 alle ore 20
Sabato 19 maggio, dalle ore 11 alle ore 20
Domenica 20 maggio, dalle ore 11 alle ore 20
 

 

Contatti
 
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Una storia molto romantica

17 Maggio 2018 , Scritto da Lorenzo Barbieri Con tag #lorenzo barbieri, #racconto

 

 

                                             

 

Hotel Excelsior di Roma. Un evento speciale di grande risonanza. Sono presenti nel grande salone delle feste tutte le più alte autorità in campo politico, dello spettacolo, dell’aristocrazia e dell’alta borghesia cittadina. Una serata di beneficenza per una raccolta fondi da destinare ad una delle tante organizzazioni umanitarie sparse per il pianeta. Nella sala spiccano le donne fasciate in abiti impossibili, donne mature, vere matrone cariche di cellulite e cerone con al seguito le loro figlie che non sono da meno. Ce ne sono di ogni tipo, da quelle ossute e compunte, capelli tirati indietro e pelle pallida. Sedute sui divani con aria di sufficienza, come se per loro stare lì fosse una gentile concessione. Altre, grasse oltre il limite, che già stando ferme a chiacchierare animatamente sudano, con conseguenze nefaste per i loro vestiti. Al centro della sala poche coppie di anziani ballano, seguendo la musica di un complesso messo sul lato opposto al buffet. La serata non decolla, c’è un‘aria di stanchezza fra gli invitati, gente abituata a fare di queste serate il loro passatempo preferito. A certi livelli farsi vedere e presenziare ad avvenimenti del genere è obbligatorio. A un certo punto della serata arriva lui. Appena mette piede nella sala si nota un certo risveglio da parte delle matrone che cominciano a darsi di gomito. Indirizzano i loro sguardi verso il nuovo entrato. Un giovane dall’aspetto fascinoso, lo smoking che indossa gli sta a perfezione, mette in evidenza spalle larghe, muscolose. Su un giro vita piatto e sodo. Il viso leggermente abbronzato, la mascella squadrata volitiva, i capelli neri corvino lucidi e appena mossi. Procede con un passo lento e misurato, i suoi occhi scuri con riverberi d’acciaio scrutano l’ambiente come una pantera che cerca la sua preda. Le madri, ancor prima delle figlie, lo divorano con gli occhi e non sono poche quelle a cui sfugge un sospiro. Lui passa lentamente guardando e facendosi guardare. Ha in mano un flute di champagne. Finalmente arriva dall’altra parte della sala dove incrocia lo sguardo di un esemplare femminile che attira il suo interesse. In quel grigiore assoluto lei splende di colore e vitalità. Una ragazza alta, formosa, inguainata in un lungo abito verde smeraldo che le sta come un guanto. Non è vistoso, ma attira per ciò che copre. Una leggera scollatura evidenzia un solco fra due splendide rotondità color avorio. Ha un viso da bambola, due gote pronunciate e due meravigliosi occhi verdi. I capelli sono tirati su mettendo in evidenza un collo eburneo con degli incavi che inducono a pensieri lascivi.

I due si guardano, sono attratti uno dall’altra. Lui fa la prima mossa, si avvicina e le parla.

 

 "Buonasera signora, vuole essere così cortese da concedermi il prossimo ballo?

 

Lei lo guarda per un attimo poi con un sorriso risponde: "Signorina, prego,  sì, credo di poter accettare il suo invito, se intanto vuole essere così gentile da prendere ancora dello champagne."

 

"Lo consideri già fatto, signorina, mi perdoni,è che mi pare strano che una bella donna come lei non abbia trovato ancora un uomo degno di accompagnarla."

 

"È gentile a dirlo signore, ma è così."

 

Lui si allontana per prendere due flute, mentre lei resta pensierosa, un dubbio le attraversa la mente. Lui ritorna e lei si fa trovare pronta per un ballo. Bevono, poi si buttano in pista. Il valzer non è  proprio un ballo adatto, ma si adeguano e portano a termine i loro volteggi. Lui la invita fuori al terrazzo per bere in pace.

In precedenza aveva fatto preparare, dietro lauta mancia, un tavolino in un angolo del terrazzo, dal quale si ammirava  lo splendido panorama di Roma.

 

"Venga, mi sono preso il permesso di far preparare un tavolino apposta per noi per restare più tranquilli."

 

"Grazie, vedo che non perde tempo lei, mi sa che è un gran rubacuori. Comunque, preferisco restare qui all’aperto, almeno si respira, là dentro era diventato impossibile con tutte quelle cariatidi. Senti che ponentino!"

 

I due si siedono e lei come prima cosa si toglie le scarpe, lui ride, comprende le difficoltà femminili. Restano in silenzio per un po’, lei ha la mano sul tavolino, lui si abbassa a sfiorarla con la sua e lei non si ritrae. Le mani restano unite, poi lei dà un’occhiata al piccolo orologio che indossa e sbotta.

"Senti, che ne dici se la finiamo co sta pagliacciata, per me è durata pure troppo, se dovemo andà, andiamo e togliamoci sto pensiero."

 

"Cosa dice? Non la riconosco più, signorina… a proposito ancora non mi ha detto come si chiama, non posso chiamarla sempre signorina, avrà un nome."

 

"Certo, io me chiamo Anna Tiburzi, pe ‘ll’amici  Annarella, in arte Magda. E tu, come te chiami, bel moro?"

 

"Vuol dire, forse, che lei è una… come dire, una escort?"

 

"Sì, bello, dillo pure, tanto nun m’offendo, so na mignotta e allora? Che te credevi? Ma dico io, tu pe farti na scopata stai tanto a fa er damerino! Quanto ti è costato sto tavolo qua fori, li potevi sparagnà me li devi a me, era mejo!"

Viè qua moro, fatte dà n’occhiata un po’ meglio, me sa che pure tu, sei un gran paraculo."

 

"Cosa dice, Magda?!"

 

"E falla finita, no! Mi sembravi na faccia conosciuta, quando ti ho visto mi sembravi una faccia conosciuta, ora che te vedo meglio mi sa che sei, Giggi er divo, ti sei tagliato i baffetti, perciò mi sono confusa. Tu guarda proprio te dovevo incontrà, la serata la posso dì sprecata, tutto sto lavoro per niente, che te possino!"

 

"A bella, credi che per me non nu è lo stesso? Un sacco de soldi spesi a voto. Se vede che attiriamo, ma lo dovemo fa con l’antri, no fra de noi. Ora però, mi sa che è mejo c’alziamo i tacchi, prima che questi ci vengono a chiedere la donazione obbligatoria pe la loro causa, che poi manco l’ho capita qual è."

 

"Hai ragione,  damose! La serata la potemo finì da sora Titta co na bella matriciana, però famo a mezzo, eh?"

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