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Webete

25 Giugno 2018 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca

 

 

 
 
 
 
Trovo su unaparolaalgiorno.it il seguente significato del neologismo "webete": "Persona che scrive online cose stupide, povere e aggressive, persona ignara delle potenzialità di internet".
     Scrivo online cose stupide?
     Sì, le scrivo, talvolta, ma non lo faccio che per sfatare il mito del sottoscritto come persona troppo seria.
     Scrivo online cose povere?
     Forse, secondo il parere di qualche lettrice o lettore, ma cerco di dare una ricchezza di significato ad alcune delle cose che scrivo, comunque, non sempre riuscendovi, evidentemente.
     Scrivo online cose aggressive?
     Forse, quando cerco di fare valere le mie ragioni con qualcuno/qualcuna, nei miei messaggi privati, chattando con qualcuno/qualcuna.
     Sono una persona ignara delle potenzialità di internet?
     Sì, penso di sì, sinceramente!!!
 
          Luca Lapi luca.lapi@alice.it
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Ore nove lezione di chimica

24 Giugno 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #come eravamo, #cinema

 

 

 

Estati anni sessanta. Una grande terrazza sui tetti del porto, le zanzare a nugoli appollaiate sulle persiane, le urla dalle finestre aperte per i mondiali, il rumore delle stoviglie, tutti insieme fino a notte fonda per seguire l’allunaggio in tv, mia cugina che veniva al mare da noi e io dormivo in terra su un materasso. Felici perché eravamo insieme, felici perché eravamo bambine e gli affanni dei grandi non ci sporcavano. Dopo una giornata di sole e di sale ci spalmavamo la crema al cetriolo sulla schiena che frizzava, si mangiava una fogliata di paranza della friggitoria o due etti di torta di Cecco, si giocava a fingerci cavallerizze del circo e si guardava la tv estiva. Davano sempre dei vecchi film dell’epoca delle nostre mamme che anche a noi piacevano tanto.

Uno di questi era Ore nove lezione di chimica, commedia collegiale del 1941, per la regia di Mario Mattioli, starring Alida Valli. Il film ebbe un gran successo di pubblico, sebbene non di critica.

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Patrizia Poli, "Signora dei filtri"

23 Giugno 2018 , Scritto da Federica Cabras Con tag #federica cabras, #poli patrizia, #recensioni, #miti e leggende

 

 

 

 

 

Medea è una ragazzina complicata, cupa e dall’animo oscuro. È la figlia di Eeta, re della città di Ea, nella Colchide. Non è come gli altri, Medea, è capace di picchi d’amore ma anche di odio, prova talvolta sentimenti buoni ma nel suo cuore c’è anche un grande, immenso buio. Una tenebra le avvolge il cuore e le membra. Ha occhi grandi, Medea, grandi e spalancati su un mondo che non capisce, che non ama, che non è capace di fare suo. Solo la straniera Morgar la capisce. Al suo fianco, Medea conosce le erbe, impara come miscelarle per fare del bene ma anche del male. Al suo fianco, Medea scopre la Signora della notte, la dea che tutto può e che tutto comanda. Al suo fianco, in un modo persino difficile da capire, Medea si sente amata, coccolata, protetta da quella gente che la addita, che tenta di domarla, che vuole cambiarla. Ecco perché quando Morgar le viene strappata via e uccisa in un modo brutale lei piange tutte le sue lacrime. E giura vendetta. E mai nessuno come Medea di Colchide è capace di giurare vendetta.

Giasone si trova, cresciuto da un uomo con le sembianze di cavallo, in un posto sperduto della Tessaglia. Lui è il figlio di Esone, legittimo re della città di Iolco, spodestato illegittimamente dal fratello: molti anni prima, Pelia salì al trono con la forza ordinando che suo fratello e il figlioletto venissero abbandonati in un’isola deserta. Però, al momento della partenza, del piccolo non si trovò nessuna traccia. Un complotto venne attuato alle spalle di Pelia affinché un giorno pagasse per il suo malvagio piano. Giasone è forte e sano, bello e robusto. L’uomo cavallo gli spiega fin dalla sua infanzia che un giorno dovrà affrontare suo zio, combattere per ciò che è suo e che gli venne strappato. Lui non ha un temperamento aggressivo ma accetta quello che pare essere il suo destino. Al suo fianco, sempre presenti, Orfeo – in compagnia della sua cetra – e il forte Eracle.

Come due personalità così diverse, così lontane e così particolari, possano diventare parte una dell’altra è mistero. Mitologia. Magia.

Patrizia Poli prende un mito conosciuto, trito e ritrito e lo ricama, lo anima, lo romanza. Giasone e Medea, Orfeo ed Euridice, Eracle, Pelia e tutti i personaggi di questa storia diventano veri, vivi. Si stagliano dinanzi ai nostri occhi e respirano. Come tutti noi, amano. Come tutti noi, sbagliano. Come tutti noi, odiano.

L’amore che unisce Medea e Giasone è un amore forte, potente, che brilla di una luce accecante, dolorosa, deleteria. Una luce che si trasforma in buio perché, troppo forte, risulta morbosa, terrificante.

Avere in petto un cuore così era come non averlo, amare in quelle condizioni significava smettere di amare. Ogni giorno che passava, sentiva arrivare il letargo, il buio, l’ombra.

Medea è capace di amore sconfinato così come di odio incomprensibile e quando odia è pericolosa, cattiva – forse ancor di più perché scambia follia per razionalità – e mostruosa. Giasone, dal canto suo, è unito a lei come il giorno è unito alla notte, come l’inverno è legato alla primavera... è unito a lei da un legame inscindibile, da un filo intrecciato d’oro e di ragnatela.

Ecco perché quando lui minaccia di umiliarla lei perde la testa. Ecco perché impazzisce. Ecco perché lo maledice.

«Giasone, con tutta me stessa io ti maledico. Tu che sei incapace di amare anche se cerchi l’amore in tutte le donne. Il mio amore per te morirà solo insieme a me, ma questo dolore è troppo grande per restare impunito».

L’uccisione dei bambini per mano della donna è macabra, reale, dolorosa. Un amore così, come quello che Medea sente per Giasone, non può comunque portare a nulla di buono, a nulla di sano, a nulla di bianco. È il nero, il nero più cupo, il nero più forte, il nero più agghiacciante. Lei ama Medeo e Ferete ma li guarda morire, appoggiando il capo sui loro petti. Per colpire Giasone, colpisce se stessa. È un male faticoso da sopportare, questo, un male che trova tuttavia nutrimento in quello che siamo, nel nostro essere umani imperfetti. Esseri umani fatti di carne e di cuore. Di risentimento, tanto. Di perdono, poco.

«Li avrebbero trovati così, l’indomani, addormentati fianco a fianco, con le gambe intrecciate nel sonno, le testoline che si toccavano […] Ma non avrebbero più aperto gli occhi, non sarebbero più balzati giù dal letto correndole intorno con i piedi nudi, le braccia spalancate e due candidi baffi di latte sul labbro superiore […] Rimase con loro fino alla fine, assorbendo con le guance fino all’ultimo calore rimasto nei  lor corpi, raccogliendo sulla bocca l’estremo respiro delle loro vite incompiute.»

Ciò che li unisce è impossibile da scindere.

«Tu l’ami ancora?»

«Sì, Orfeo. Medea di Colchide non si dimentica.»

Alla fine cosa ci rimane?

Un mito che conoscevamo ma che non avevamo imparato a contestualizzare. La Poli ha un talento innato nel farci entrare in storie lontane ma vicine. Perché l’amore e l’odio sono cose che possiamo capire facilmente, purtroppo e per fortuna insieme.

E ci rimane anche un’altra cosa... la pelle d’oca.

Si legge d’un fiato, rapisce e scombussola. È bello ma è anche cattivo, duro, crudo. È un lampo in una giornata di sole. È un taglio. È una verità scomoda.

Una cosa è certa: Medea di Colchide scaverà un tunnel nel nostro cuore. E Giasone la seguirà.

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IMPARA   A BALLARE  ED  AVVICINATI  ALL' ARTE  DEL MUSICAL                         

22 Giugno 2018 , Scritto da Daniela Lombardi Con tag #danza

 

 

 

 

 

Quest’estate in vacanza potrai già far sfoggio dei passi di ballo più alla moda.

 A luglio, infatti, presso la scuola di danza Danzerò di Prato, la più grande della città, con oltre 650 MQ di superficie interamente climatizzata, sarà possibile imparare a ballare o perfezionare lo stile che già hai imparato.

Potrai ballare Salsa, Bachata, Kizomba, Tango argentino, Hip hop, Latin hustle e Danza del ventre.

Potrai avvicinarti anche all’arte del Musical (Canto e danza).

Maestri qualificati di livello nazionale e internazionale ti seguiranno dai primi passi fino a sviluppare la capacità di ballare da subito.

La scuola di Prato, diretta dal maestro Claudio Martinelli, vi aspetta per offrirvi il massimo in quanto a qualità e confort.

 Per info e prenotazioni cerca Danzeró scuola di danza on line.

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LE INTERVISTE PAZZE AL MONDIALE DI RUSSIA 2018

21 Giugno 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #le interviste pazze di walter fest, #sport

 


 

 

 

Oggi per noi Mister Enzo Bearzot. Lettori sportivi e non della signorasenzafiltri, eccoci all'appuntamento calcistico mondiale di questa Estate 2018, un campionato senza di noi, i celeberrimi 50 milioni di allenatori, senza gli Azzurri ma con tante squadre in campo disposte a darsi spettacolo.

Oggi incontrerò per voi mister Bearzot per commentare i risultati di questa prima fase. Siamo a bordo di un satellite nello spazio, come potete immaginare ormai siamo nel periodo delle scoperte galattiche e noi da quassù avremo una visione completa di quest'evento planetario.
 

- Eccoci, mister Bearzot
 

- Salve, ragazzi, grazie per avermi dato la possibilità di fare questo giretto nello spazio.
 

- E' un piacere parlare con un grande esperto di calcio, secondo lei senza di noi questo campionato come sarà?
 

- Senza dubbio mancheremo al grande pubblico, o meglio, per certe squadre senza di noi è una liberazione, avranno un avversario scomodo di meno; senti, Walter, ma quassù posso fumare la pipa?
 

- Certamente, abbiamo il permesso dei marziani. A proposito, Ronaldo, Messi e compagnia bella?
 

- Ragazzi è presto, certo CR7 si è presentato con una tripletta, vediamo se continuerà a segnare a raffica. Messi, invece, sarà un diesel, lo vedremo nelle fasi più impegnative. Tieni presente che nessuno vuole rischiare incidenti alle prime partite e compromettere la posta in palio più alta, la finale, perché questa categoria di giocatori è abituata a certe tensioni, la battaglia agonistica non li spaventa ma sanno che poi quello che vale sarà la finale. E' una bella partita a scacchi, e magari ci scappa fuori pure la outsider, la riprova sono le vittorie a fatica di Portogallo e Uruguay contro Marocco e Arabia Saudita, con uno scarto assai minimo, in altre epoche sarebbero state goleade.
 

- Potrebbe essere la volta buona per una africana?
 

- Ancora no, ma manca poco, di sicuro il Senegal ha una chance in più che si chiama destino, ha perso prematuramente l'allenatore che li ha guidati fin qui e la squadra è orgogliosamente concentrata e vogliosa di rendergli il giusto riconoscimento, faranno bene, ne sono sicuro.
 

- Altre squadre sottovalutate ma che potrebbero dare fastidio alle grandi?
 

- Sì, certo, ne vedremo delle belle, chiunque arriva al mondiale tenta di giocarsi tutte le carte, sono importanti le prime partite, bisogna non perderle e non subire gol. Vedo bene l'Islanda che ha iniziato con un risultato a sorpresa, anche il Messico ha iniziato bene e il Giappone si è dimostrata una vera sorpresa, ma sarà determinante l'esperienza. Per ora le squadre giocano chiuse, difese e centrocampi serrati con qualche lampo dei giocatori cardine, dopo questi gironi iniziali vedremo più segnature e chi ha più killer sotto rete in squadra condizionerà le sorti delle partite. Anche i difensori sotto rete sono pericolosi con i colpi di testa sui calci d'angolo, quelli che non ti aspetti ti spuntano fuori all'improvviso e a volte ti posson far male.  Walter, me la offriresti una grappa?
 

- Marziana va bene?
 

- Se non c'è di meglio.
 

- La var secondo lei migliorerà la conduzione delle partite?
 

- Ai miei tempi non c'era e non siamo morti.
 

-Vabbè, però quella volta Maradona con la mano.
 

- Era la mano de Dios, avrebbero vinto lo stesso.
 

- Insomma, la moviola in campo tanto desiderata da Biscardi.
 

- Biscardi, ecco ci manca uno come lui, alla fine il calcio è anche divertimento e spettacolo, facendosi delle risate per sdrammatizzare, lui aveva la vista lunga, adesso la var può essere utile, ma alla fine la vittoria la decide la fantasia, la giocata d'autore e tutte quelle altre componenti che rendono questo sport unico.
 

- Mister, le piacciono le divise indossate dagli atleti?
 

- Veramente preferirei più tradizione, guarda, magari si tornasse alle linee degli anni '50, con i tessuti moderni di ora... A proposito, perché non mi avete dato una bella divisa da astronauta?
 

- Mister Bearzot, ha ragione, ma lo sponsor, sa, avrebbe preteso il colore rosa per questioni televisive.
 

- Eh, già, così tu gli hai detto che sarebbe stato meglio farci indossare pantaloncini bianchi, calzettoni e maglia azzurra.
 

- Mister, il rosa non ci avrebbe donato, ci avrebbero spernacchiato, lei lo sa come sono fatti i tifosi.
 

- Hai ragione, dai, passami un altro goccio di grappa... però, buona questa grappa marziana. Forza, ritorniamo alla base.
 

Amici lettori del blog che ama la poesia del calcio, io e mister Bearzot brindiamo al felice esito dei match, vi salutiamo e vi aspettiamo a bordo campo per le prossime partite.

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Grease, e sono passati quaranta anni.

20 Giugno 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #cinema, #musica, #come eravamo

 

 

 

 

Correva l’anno 1978, era settembre e stavo in piedi in un cinema affollatissimo per vedere la prima di Grease. Sono passati esattamente quaranta – sì quaranta!- anni da allora ma ancora, quando occasionalmente rifanno il film in tv, non me lo perdo.

Grease, “brillantina”, per la regia di Randal Kleiser, tratto da un musical di successo, racconta la storia d’amore di Danny (John Travolta) e Sandy (Olivia Newton John), durante l’ultimo anno di scuola superiore alla Rydell.

Nessuno può dimenticare le canzoni, dal travolgente You’re the one that I want, alla romantica Hoplessly devoted to you, alla bella There are worse things I could do.

Chi dimentica la camminata ballerina di John Travolta, gli occhi azzurrissimi, la voce miagolata? Chi dimentica la trasformazione dell’ingenua Sandy in bomba sexy? Tutte noi, che allora avevamo diciassette anni, abbiamo sperato di trovare un duro dal cuore tenero come Danny e tramutarci da brutti anatroccoli in prorompenti pin up.

Ma il personaggio che spicca non è l’insipida Sandy, bensì Rizzo, l’amica smaliziata, capo delle Pink Ladies. Con quel viso mutevole ed espressivo, l’aria malandrina, gli occhi alla Elisabeth Taylor, Stockard Channing rimane impressa, ed è sua, a mio avviso, la canzone più bella,  quel “Ci sono cose peggiori che potrei fare.”

Il film è ambientato negli anni 50, fra pettini, brillantina e ciuffi alla Elvis. Può considerarsi il capostipite dei film “scolastici”, con tutta l’iconografia di balli di fine corso, macchine scoperte, drive in, band di adolescenti, radio della scuola, partite e cheerleader, che ha creato il mito giovanile americano, e fatto sognare, a noi studenti italiani ingessati, una scuola dove si passava il tempo a organizzare feste.

La mentalità, però, è quella degli anni 70, con la lotta per l’emancipazione femminile e la libertà sessuale. Tuttavia, se Sandy sembra apparentemente trasformarsi nel finale in ragazza moderna e determinata, quel “Rizzo, farò di te una donna onesta” rimette subito a posto le cose.   

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Niccolò Gennari, "L'incanto del tempo" volume secondo

19 Giugno 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #recensioni, #fantasy

 

 

 

 

 

L’incanto del tempo

Volume secondo

Niccolò Gennari

Ebs print, 2018

pp 445

16,50

 

Fra il primo e il secondo volume della saga de L’incanto del tempo di Niccolò Gennari,  c’è un abisso, forse quello dell’immane cascata con cui termina il primo volume. C’è un abisso di stile, perché è maturato e non si notano più imprecisioni o ripetizioni, ma anche, solo per quanto riguarda i primi capitoli, di contenuto. Dispiace però che, col progredire della storia, molto si perda.

Mi sembra che il secondo volume abbia poco in comune col primo dal punto di vista del seguito della trama, benché vi si siano citati alcuni personaggi già comparsi, come Xinti, la fanciulla misteriosa, e si prosegua la ricerca degli elementali, cioè le bacchette capaci di comandare i quattro elementi. Lo sviluppo da un volume all’altro, però, non è intuitivo, la parte finale è abbastanza prolissa e poco avvincente, soprattutto a causa della numerazione dei maghi reincarnati, di cui è difficile tenere le fila, persino avvalendosi delle spiegazioni in appendice. Abbiamo comunque alcuni topoi del genere: la cerca, la compagnia eterogenea, e anche il concilio (non di Elrond ma che gli somiglia).

E poi abbiamo la congrega dei maghi. Direi che la "Reminiscenza" dei maghi è ciò che maggiormente caratterizza questa saga italiana e, sicuramente, potrebbe esserne un originale punto di forza, se non si trasformasse, dal primo al secondo volume, in un semplice elenco di nomi e numeri. Insomma, ci piacerebbe scoprire questa reminiscenza "vivendola" in prima persona attraverso un personaggio che, giovinetto, si trovi alle prese con questi ingombranti ricordi di vite precedenti. 

Peccato perché l’inizio è proprio dirompente, con la nascita, in un castello tenebroso, di Fidelia, una strega potente, personaggio ben disegnato, seguito dall’infanzia fino alla maturità, ricco di sfaccettature e approfondimento psicologico, cosa che manca a quasi tutti gli altri – a parte l’arrivista Io Bracht. Ma di questo personaggio umano, fantastico e forte, si perdono le tracce in tutto il resto del volume. L'autore promette che ne farà la protagonista del quarto e ultimo tomo ma per il momento ci chiediamo a cosa serva introdurla per poi abbandonarla, come se i primi capitoli costituissero l’incipit di un romanzo a se stante. 

Ci sono anche interessanti ambizioni filosofiche e psicanalitiche nel testo. L’autore dice che “siamo ciò che ricordiamo”. La realtà, dunque, non è oggettiva, bensì kantianamente plasmata dalla nostra capacità di conoscerla, in particolar modo di ricordarla. Ciò che non ricordiamo non esiste.

Noi tutti siamo, in fondo, solo ciò che ricordiamo. Nulla di più e nulla di meno. La stima che abbiamo di noi, le nostre capacità, sia mentali che fisiche, i nostri sogni. Le nostre paure e i nostri demoni. Ogni cosa è affidata alla nostra memoria.” (pag 288)

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Karawan – La festa del Cinema Itinerante

18 Giugno 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #cinema

 

 

 

 

 

 

Torna a Roma, dal 20 al 24 giugno 2018Karawan, la festa del cinema itinerante open air che, giunta alla settima edizione, porta il grande cinema nei cortili dei quartieri Tor Pignattara e Pigneto, proponendo visioni non convenzionali per trattare i temi della convivenza e dell’incontro tra culture in tono non drammatico.

Proiezioni di lungometraggi, tra cui due anteprime, laboratori, incontri, una mostra fotografica, reading di poesia, un tour per il quartiere, musica e ogni sera, dalle ore 20.00, il Karawan Bistrot, aperitivo e dj set, in una delle aree più multietniche della Capitale, per il secondo anno consecutivo sostenuto dal Mibact con il bando MigrArti.

Tema centrale di questa edizione è La Città, con l’hashtag #newtown, “a sottolineare – dichiarano i direttori artistici - nuove visioni della civitas come habitat aperto e inclusivo, che fa esplodere i margini e in cui nessuno è ospite, ma tutti sono membri di una nuova, plurale, comunità. Il filo rosso che unisce le storie proposte è proprio il nuovo senso di communitas che si (ri)crea partendo dall’ascolto dell’altro, che diventa globale senza perdere i legami con il territorio di riferimento”.

Karawan 2018 presenta, tra gli altri, 2 film in anteprima: il pluripremiato Newton, candidato indiano all’Oscar per miglior film straniero e il surreale The Village of No Return, firmato dal maestro cinese della commedia Chen Yu-hsun. Programma completo e mappa delle location al link ufficiale: www.karawanfest.it
La serata di apertura di mercoledì 20 giugno si svolge durante la Giornata Mondiale del Rifugiato, in una location non casuale, ovvero Casa Scalabrini 634, ex seminario dei padri Scalabriniani in via Casilina, che dal 2015 ospita una trentina di rifugiati, che vivono in semi-autonomia con un percorso di accompagnamento al lavoro. Alle ore 18:00 il tour di Tor Pignattara, condotto da donne, e l'inaugurazione della mostra fotografica “Viaggio alla scoperta del patrimonio culturale e dei luoghi dell’anima”, a cura delle donne della scuola di Asinitas, evento conclusivo di un lungo laboratorio in un lavoro di lettura, interpretazione del territorio ed educazione all’immagine attraverso la fotografia, in collaborazione con Ecomuseo Casilino, Alessia Tagliaventi e Silvia Magna. Alle ore 20:30, “Labili Confini”, reading di poesie di migrazione, viaggio ed esilio, a cura di Francesca Palumbo, Stilo Edizioni. Alle ore 21:00 la proiezione del film “L'altro volto della speranza”, del regista finlandese Aki Kaurismäki. Il film, vincitore dell'Orso d’Argento al Festival di Berlino per la migliore regia, racconta di un giovane rifugiato siriano che si ritrova per caso a Helsinki come passeggero clandestino su una carboniera.

La serata di giovedì 21 giugno si tiene nel cortile del condominio di Via di Tor Pignattara 29 e alle 21 vede la proiezione, in anteprima italiana, del film cinese The village of no return”, di Chen Yu-hsun, ambientato in un villaggio della Cina del 1914, dove l’arrivo di un misterioso prete taoista, con una magica attrezzatura che cancella la memoria, crea una serie di disavventure, inganni e gag in salsa wuxia che ammicca ai vecchi film d’azione in costume, per un’acuta riflessione sulla memoria. 

Venerdì 22 giugno, alle ore 21:00, nel cortile della Casa delle Arti e del Gioco del Municipio V, proiezione, in collaborazione con Goethe Institut Rom, commedia turco-tedesca “Hans in salsa piccante”, della regista Buket Alakuş, tratta dall’omonimo best seller, racconta con tono divertito le dinamiche dei matrimoni misti dipingendo un affresco vivace e sfaccettato delle giovani donne di origini turche nella società tedesca di oggi. 

Sabato 23 giugno, sempre alle ore 21:00, nel cortile della Biblioteca Goffredo Mameli al Pigneto con la proiezione, in anteprima romana, del film indiano “Newton”, di Amir V Masurkar, la storia di un giovane impiegato ministeriale nominato scrutatore per le imminenti elezioni. Con acuto umorismo, il regista racconta le dinamiche che si celano dietro ogni elezione democratica e il “miraggio” della libertà.

La serata conclusiva del festival, domenica 24 giugno, si tiene a partire dalle ore 21:00 nel cortile della Scuola Internazionale Carlo Pisacane, con la proiezione, in collaborazione con Rendez-vous Festival del Nuovo Cinema Francese, del lungometraggio “Good Luck Algeria”, di Farid Bentoumi, fresca e intelligente commedia sull’integrazione, ispirata all’eroica impresa dell’ingegnere Noureddine Maurice Bentoumi (fratello del regista) che partecipò alle Olimpiadi invernali di Torino nel 2006 sotto la bandiera algerina per salvare la sua piccola impresa di sci. A Nel cast, anche Chiara Mastroianni ed Hélène Vincent.

Fin dagli esordi sottolineano i quattro direttori artistici, Carla Ottoni, Claudio Gnessi, Alessandro Zoppo e Gaia Parrini - uno degli obiettivi della manifestazione è stimolare una riflessione sui concetti di ‘centro’ e ‘periferia’, Karawan negli anni è diventato un festival diffuso e site specific, che si sposta ogni sera in un cortile diverso, trovando ospitalità in condomini privati così come in spazi pubblici e mettendo in relazione le energie più positive nel territorio”.

KarawanFest 2018 è sostenuto da: Mibact – MigrArti Sezione Cinema III edizione e partecipa al programma Co.Heritage dell’Ecomuseo Casilino e all’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018. Con il contributo di Goethe Institut-Rom; Rendez-vous Festival del Nuovo Cinema Francese; SIAE. Con il patrocinio di Comune di Roma-Biblioteche di Roma; Comune di Roma-Municipio V; ideato e organizzato da: BIANCO E NERO associazione culturale. Partner: ASINITAS Onlus; con la partecipazione di: Casa Scalabrini 634; Associazione Pisacane 0-11; Cemea del Mezzogiorno; gemellato con: Cinema di Ringhiera; Yalla Shebab Film Festival.

 

Per maggiori informazioni, il programma completo e la mappa delle location
www.karawanfest.it
www.facebook.com/karawanfest
info@karawanfest.it

 

Karawan – La festa del Cinema ItineranteKarawan – La festa del Cinema Itinerante
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Wall of dolls 2018

17 Giugno 2018 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #il mondo intorno a noi, #eventi

 
 
 
 
Wall of Dolls 2018 Un'iniziativa contro la violenza sulle donne portata avanti da Jo Squillo,cosa ne pensa?

 

IO SONO CONTRO OGNI FORMA DI VIOLENZA.

IO SONO ASSOLUTAMENTE CONTRO LA VIOLENZA.

 

La violenza non è mai giustificata né come mezzo per ottenere né come mezzo per sostenere le proprie convinzioni. La  non violenza  è l'arma dei forti. Sono decisa a lottare contro chiunque sostenga e invochi la "guerra"armata del luminoso potere dello spirito, impegnandomi energicamente per portare avanti la causa di una pace vera.

La parola missione in giapponese significa "muovere la vita" in termini più colloquiali vuol dire "fare azioni".

Trovo lodevole e meritevole di grande rispetto chiunque decida di intraprendere, attraverso azioni concrete, delle battaglie che si trasformano in veri e propri impegni sociali costanti. Sicuramente da apprezzare più di chi sta semplicemente a guardare senza prendere posizioni nette.

 Di grande valore quindi  l'impegno di Jo Squillo, giornalista di moda, cantautrice e conduttrice televisiva, contro il femminicidio e dedicato ad Alessandra Appiano.

 A Prato, qualche settimana fa, si è consumato l'ennesimo efferato delitto.

È morta una giovane donna, Elisa Amato, per mano di colui che diceva di amarla.

 Conoscevo questa ragazza! Conoscevo i genitori! Erano tanti anni che non la vedevo ho durato fatica a riconoscerla sui giornali! La notizia mi ha sconvolto e colgo l'occasione per dire alla famiglia che sono loro vicino in questo momento di profondo dolore.

Cos' è il femminicidio? Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientare l'identità attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte". 

"Di notevole allarme sociale è il fenomeno, che sembra essere in crescita, indice della persistente situazione di vulnerabilità della donna e di una tendenza a risolvere la crisi dei rapporti interpersonali attraverso la violenza" .

 

Il Muro delle bambole, cosa ne pensa e come parteciperà?

 

Riprendendo una tradizione indiana per cui ogni volta che una donna subisce violenza una bambola viene affissa su ogni porta, anche quest'anno appuntamento in  Via de Amicis 2 a Milano, col Muro delle bambole per ricordare a tutti che il femminicidio è un crimine contro l'umanità e che la mentalità deve cambiare.

Tutto questo è accaduto il 15 giugno alle ore 17, primo giorno delle sfilate per la moda maschile di Milano Moda Uomo.

Nel primo giorno della settimana della moda a Milano, dedicata all'uomo, le donne delle Associazioni, Artiste, Avvocati, Medici, Poetesse, Scrittrici, Stiliste, si sono ritrovate al Muro delle Bambole di Via De Amicis 2 per sollecitare il mondo della moda nel contribuire a creare  uomini veri, belli fuori, ma anche dentro. 

Si tratta di un semplice ma fondamentale gesto, quello di portare una bambola, che poi viene appesa sul Muro in Via de Amicis come simbolo importante contro la VIOLENZA. La bambola è protagonista muta ma al tempo stesso urlante di giustizia ed educazione al rispetto di tutte le donne. 

Io personalmente ho preso parte e ho urlato il mio totale disgusto verso la violenza e tutti i comportamenti disfunzionali, donando una bambola da me realizzata per ricordare Elisa Amato.

 

Può descriverci la bambola?

 

Ho scelto la stessa tonalità di rosa sia per l'abito che per il colore della pelle, quasi a voler dire che la donna davanti alla forza maschile è priva di protezione, quasi nuda.

Il velo nero, ricoperto di piccoli fiori, rappresenta il lutto interiore per le violenze subite ma al tempo stesso la dignità e il contegno.

L'abito prezioso è l'unica traccia di femminilità che rimane dopo la violenza, che nella maggior parte dei casi, e nella migliore delle ipotesi, sfigura il corpo, il volto e l'anima della vittima.

Premettendo che nella maggior parte dei casi questi delitti sono volontari e premeditatiritengo che sia necessario avere una filosofia della vita e della dignità della vita da implementare nel quotidiano vivere, perché altrimenti uno si comporta in maniera barbara anche senza esserne consapevole. Noi siamo tutti esseri umani che, attraverso qualche legame mistico, siamo nati per condividere lo stesso limitato periodo su questo pianeta, una piccola oasi verde nella vastità dell’universo in cui abbiamo il dovere morale di vivere convivendo pacificamente.

Il mio messaggio è chiaro: BASTA VIOLENZA.             

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        CINZIA DIDDI

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Lola Larra, Vicente Reinamontes, "A sud dell'Alameda"

16 Giugno 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

 

Lola Larra – Vicente Reinamontes
A Sud dell’Alameda
Diario di un’occupazione

Euro 18 - Pag. 290 – Edicola
www.edicolaed.com

 

Un libro che in Cile ha vinto premi importanti, scritto da Lola Larra e illustrato da Vicente Reinamontes, a metà strada tra un romanzo grafico e un vero e proprio racconto, si presenta come un’interessante esperimento letterario a quattro mani. Lola Larra è una giornalista cilena cresciuta a Caracas, lavora a Madrid per quindici anni, al ritorno a Santiago visita alcune scuole occupate durante la cosiddetta Rivoluzione dei Pinguini e - sulla spinta emotiva - comincia a scrivere una storia come se fosse un diario. Ambientazione totalmente cilena. Si parte dal 2006 quando migliaia di studenti scendono in piazza e occupano scuole per protestare contro la Ley de Enseñanza, promulgata durante la dittatura di Pinochet, basata su disuguaglianze esplicite e costruita su un malinteso modo di concepire l’educazione. Rivoluzione dei Pinguini perché le divise scolastiche degli studenti cileni sono composte da camicia bianca e giacca scura, quasi una marsina da pinguino. Proteste che continuano nel 2011 e si fanno ancora più intense, spingendo i giornali di tutto il mondo a parlarne, perché coinvolgono universitari impegnati politicamente che in seguito sono diventati i parlamentari più giovani del Cile.

Il romanzo illustrato, stampato con un elegante progetto grafico dello Studio Moby Dick di Ortona e ben tradotto da Rocco D’Alessandro, gode delle ottime illustrazioni a fumetti di Vicente Reinamontes, coinvolto emotivamente nel racconto dei fatti perché attivista politicamente impegnato che da giovane ha fatto parte del movimento studentesco. Lo stile narrativo è piano e semplice, scrittura diretta, proprio come se fosse un diario, che scorre rapidamente e inserisce il lettore nell’azione rendendolo partecipe degli eventi e delle vicissitudini dei personaggi. Ben strutturati i dialoghi, le parti di pura azione sono rese per immagini rapide e coinvolgenti, come se fosse una sceneggiatura cinematografica, grazie allo stile giornalistico di Larra; la parte a fumetti di Reinamontes è molto evocativa, tra ricordi, album scolastici, parti oniriche, flashback intensi da puro cinema fantastico. Volti intensi in campo lungo e in primo piano, cieli stellati della notte cilena, baci appassionati in chiaroscuro, terrazze dove si parla e montagne che ritagliano un fondale da fiaba sudamericana … Verrebbe voglia di leggere un intero romanzo grafico di questo interessante disegnatore cileno dotato di uno stile inconfondibile che rende pregevole una storia dai contorni sociopolitici scritta con vigore e passione da Lola Larra. Il Diario di un’occupazione, pur interessante, non avrebbe avuto la stessa forza immaginifica ed emozionale senza la collaborazione artistica del disegnatore. La magia si verifica quando due talenti artistici si incontrano, specie se si trova come in questo caso un editore indipendente che riesca a dar voce al progetto in un paese culturalmente difficile come il nostro. Da leggere.

 

Gordiano Lupi
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