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Mario Bonanno, "Guida ai cantautori italiani"

6 Luglio 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #musica

 

 

 

 

 

Mario Bonanno
Guida ai cantautori italiani
Gli anni Settanta

Paginauno, 2018

- Pag. 140 - Euro 15

 

Mario Bonanno è un nome importante nel panorama della critica musicale italiana, profondo conoscitore del mondo dei cantautori che segue con passione e competenza sin dai tempi di una rivista trimestrale edita da Bastogi, della quale ogni appassionato sente la mancanza. Leggere un libro di Bonanno equivale a staccare un biglietto per un viaggio a ritroso nel tempo, percorri strade composte da struggenti madeleines musicali e cavalchi ricordi giovanili. Finisce che leggi il suo libro canticchiando - pure se sei stonato come una campana - e scende quasi una lacrima con Notte prima degli esami, non tanto per una ragazza di nome Claudia che viveva sulle sponde del Lago d’Orta, quanto perché eri giovane e facevi il commissario d’esame alla maturità. Per ogni capitolo un frammento di passato da sfogliare come un petalo di margherita: Venditti con Nietsche e Marx che si davano la mano - non erano due amici dai nomi strani, come pensava un mio vecchio compagno di scuola -, per non parlare di Dalla e dei cattivi pensieri finiti in fondo al mare. Canzoni e amori, passioni più o meno violente, politiche e sentimentali, mentre quasi ogni giorno da vent’anni a questa parte ascolti L’avvelenata di Guccini, così come Luci a San Siro di Roberto Vecchioni è il leitmotiv che ti ricorda l’ora di andare in ufficio. Lascia stare se con l’età tutto finisce per fare nostalgia, persino i Pooh e i Nuovi Angeli, Antoine e Nico Fidenco, passando per Nada e Nicola Di Bari, senza dimenticare i Ricchi e Poveri che straziarono un grande pezzo di José Feliciano che ormai conosci più in spagnolo che in italiano. Lascia stare che il tempo perduto alla fine mette tutto sullo stesso piano, pure se lo sai che Jannacci con Messico e nuvole non ha niente a che spartire con Nannini - Bennato e le Notti italiane inseguendo un gol. Sarà perché nel 1970 avevi dieci anni e tutto era ancora intero, tutto era ancora chi lo sa, sarà perché gli occhi del bambino vedevano il Messico lontanissimo e sognante, sarà perché andammo in finale contro il Brasile e quella canzone incarna un bolero di nostalgia. De André con i Vangeli apocrifi, gli inni dolenti alle puttane di via del Campo, a una dolcissima Marinella volata in cielo su una stella, la musica che non sarà più la stessa, dopo la mia cara piattola triste presa di mira dai mitici Squallor. Claudio Lolli e la sua Borghesia mi ricorda Marcello Baraghini e un festival resistente, pochi anni fa, in una stalla di Pitigliano, vicino al quartiere ebreo, a sentire il cantautore anarchico sputare veleno contro il potere. Paolo Conte e Un gelato al limone fa venire a mente Pisa, un concerto al teatro Verdi, lui che batte nervosamente tasti d’un pianoforte a coda con la testa nascosta tra note e pensieri, mentre percorre ritmi sudamericani; Battiato è la memoria d’un concerto a Piombino nei primi anni Settanta, in un cortile, quattro gatti a sentir cantare un ragazzotto siciliano. De Gregori è Rimmel, il mio primo trentatré giri comprato nel negozio di articoli musicali della mia città, dopo che avevo saccheggiato tutti i quarantacinque giri editi da Karim incisi da Fabrizio. Stefano Rosso è la poesia, le partite di calcio, gli spinelli mai fatti (per fortuna) e gli intervalli tra il primo e il secondo tempo allo Stadio Magona quando passavano sempre la domenica ho problemi grossi/ segna Giordano oppure Paolo Rossi. Per me in questa Guida ai cantautori degli anni Settanta soffia forte un vento di nostalgia, ricorda un biscotto inzuppato nel tè dal sapore antico, soffuso, amaro, ebbro di rimpianto. Bravo Bonanno che mi hai fatto venire a mente un sacco di cose, tu certo lo sai che la letteratura nasce dai ricordi, proprio come la buona musica, positivi o negativi non importa, restano sempre frammenti di passato.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

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San Valentino

4 Luglio 2018 , Scritto da Lorenzo Barbieri Con tag #lorenzo barbieri, #racconto

   

                                                    

 

 

 

Lui ha cinquant’anni, ne dimostra sessanta e ragiona come uno di venti. La sua figura si è appesantita negli ultimi anni, a partire da subito dopo il matrimonio. La vita sedentaria d’ufficio, e le molte ore che trascorre seduto al suo inseparabile computer, lo hanno riempito di rotoli di grasso che ora lo fanno sembrare una botte dalla pancia piena. La sua passione per il collezionismo non aiuta certo, passa ore intere a catalogare, studiare i vari pezzi della sua collezione, trascurando l’attività fisica, ma non solo, anche la moglie ne risente. In pratica la vita sociale è stata drasticamente dimezzata e di questo lei si lamenta in continuazione, creando attriti nel rapporto di coppia che finora è andato nel verso giusto. Da quando ha scoperto il mondo del collezionismo tutto si è fermato. Conta solo la sua passione, tutto il resto è stato accantonato con grande disperazione della donna. Lei un tipo trendy, magrolina, sempre attenta a ciò che mangia, sempre aggiornata sulle mode e sul gossip. Cerca di scuotere il marito, per riprendere un po’ di vita sociale. Hanno  perso l’abitudine di andare al teatro, al cinema, anche una semplice passeggiata è un evento raro.

 

"Giovanni, allora ti decidi a uscire da quella stanza, dobbiamo andare dalla mamma che non sta bene, mi devi accompagnare!"

 

"Ma, dico io, è possibile che tu debba sempre intervenire sul più bello, sto cercando di mettere ordine in questo caos che c’è sul tavolo e tu mi parli di tua madre. Quella sta sempre male e tu ci caschi sempre. Stai sempre a correre da lei, quella sta meglio di me e di te messi insieme. Se proprio ci vuoi andare devi aspettare, oggi ho ricevuto gli scambi e devo sistemarli prima che si perdano tutti i pezzettini. Penso una oretta ci vorrà."

 

"Ma ti rendi conto? Ti sei affossato in quella poltrona e non ti muovono nemmeno le cannonate. Quando devi andare alla posta, però, vedi come sgambetti, anche se piove o diluvia sei sempre pronto. Per mia madre non hai tempo. Bene, prendo nota, ricordati di queste parole. Ah! A proposito, per sabato sera hai intenzione di restare qui a trafficare con quegli insulsi pezzi di plastica? Nemmeno tuo figlio li guarda e tu stai li come un babbeo a rimirarli."

 

"Taci, donna, non sai cosa dici, queste sono serie di inimitabile bellezza, dovresti guardare meglio, sono la perfezione, alcune sono proprio stupende, hanno riprodotto i lineamenti così bene, da restare estasiati."

 

"Senti, coso! Tu sabato sera mi farai il santo piacere di alzare il tuo pesante culo da quella sedia e venire con me, mi sono spiegata?!!"

 

"Perché cosa c’è di speciale sabato, lo sai che a parte la collezione, il sabato non mi piace uscire, troppa confusione, troppi ragazzi ubriachi in strada, non potremmo fare un altro giorno a tua scelta cara? Non c’è problema!"

 

"Eh, no! Si deve uscire sabato, perché è una ricorrenza speciale e io ci tengo, almeno una volta l’anno vorrei trascorrere la serata lontano da casa, dalla cucina, da tutto, soli io e te. Penso che me lo merito no?! Con tutto quello che faccio per te e per tuo figlio. Non voglio sentire scuse, sabato sera si esce! Punto!"

 

"E che sarà mai, vogliamo andare a farci una pizza, d’accordo, ci può stare."

 

"Caro il mio maritino, non te la puoi cavare con la solita pizza sotto casa, no! Voglio una cenetta a lume di candela in riva al mare. Se la serata è buona potremmo essere fortunati e avere la luna di riflesso sulle onde. Prega perché non piova!! Comunque ci andremo lo stesso."

 

Lo sai che nei locali chic non mi trovo, non mi piace stare li impalato ad aspettare quel pinguino del maitre che viene a riempire il bicchiere, anche se hai appena preso un sorso. Poi, scusa cara, non hai detto, proprio ieri, che siamo in ristrettezze? Non ci sono soldi e vuoi andare fuori a sperperare una cifra per stare a lume di candela con me. Non trovi sia un po’, come posso dire, inopportuno? Se proprio vuoi fare una cenetta tete a tete la possiamo fare anche qui in terrazzo."

 

"Bravo merlo, di febbraio ci mettiamo fuori il terrazzo, ma ti ascolti quando parli? Magari poi a cena ci vieni col pigiama e le pantofole, addio romanticismo!! No è deciso, andiamo fuori!

Ora sbrigati che dobbiamo uscire, lascia tutto lì come sta, tanto nessuno ti tocca niente, le tue sorpresine le ritrovi quando torniamo."

 

"Accidenti a te a tua madre, sempre a rompere le scatole."

 

"Modera i termini se non vuoi che faccio piazza pulita su quel tavolo, muoviti pelandrone!!"

 

Venne il sabato e lui era ancora attaccato alla scrivania a sistemare la posta accumulata nei giorni precedenti. Erano arrivate molte buste, frutto di altrettanti scambi ed ora moriva dalla voglia di finire di sistemare, invece la moglie dalla camera da letto continuava a urlare “sbrigati se no facciamo tardi ho prenotato per le otto, dobbiamo ancora arrivarci!”

 

"Sono pronto, non urlare, aspetto solo te, sei tu che ci metti tempo per fare i restauri, fatica inutile, con tutti i trucchi che ti metti, il risultato non migliora molto. Sempre una befana sembri."

 

"Grazie, come al solito sei gentilissimo, anche stasera non puoi fare a meno di essere acido. Dico, ma ti sei visto allo specchio, sembri un ippopotamo travestito da elefante. Sono pronta possiamo andare, portati i soldi, non farmi fare la figura che poi non ci arrivi con il contante. Portane molti, ti serviranno!"

 

"Lo dicevo io che era una cosa dispendiosa, in tutto questo ancora non mi hai detto cosa dovremmo festeggiare. Mistero! La signora ama il giallo, mah, fai come ti pare tanto quando ti metti una cosa in testa nessuno ti può fermare."

 

"Testa di rapa, possibile che ancora non ci sei arrivato, cosa ci può essere di speciale in febbraio che va assolutamente festeggiato?"

 

"Non lo so, cara, e francamente non mi interessa nemmeno, so solo che stasera a festeggiare sarà il ristoratore, che incasserà una bella cifra per darci qualche piatto dove non ci sarà niente da mangiare, però si presenta benissimo!"

 

"Che uomo squallido che sei diventato, senza un briciolo di fantasia, di romanticismo, eppure prima, da giovani, eri sempre tu quello che voleva festeggiare la ricorrenza, non ti dimenticavi mai, nonostante a volte davvero non era il caso. Ora non ti conosco più, sei diventato cinico e senza cuore. Sei un vero orso selvatico! Lo sai che giorno è oggi? Il quattordici di febbraio, non ti dice niente questa data?"

 

"Aspetta fammi pensare, ah!  Ho capito,  ti riferisci a quella usanza di fare una specie di festa a base di cioccolatini e fiori. Una ricorrenza creata apposta dai commercianti per rinvigorire le proprie entrate.

La trovo ormai superata è dannosa, può andar bene per  i giovani fidanzatini che ancora credono nella forza dell’amore. Alla nostra età queste cose sono andate in pensione."

 

"Non ci posso credere, sei tu quello che parla? Che fine ha fatto il mio Giovanni, quello che mi copriva di regali, di mimose, di cioccolatini? Che fine ha fatto?"

 

"I tempi cambiano, mia cara sognatrice, l’amore giovanile è una cosa, la vecchiaia un'altra. Con questo non voglio dire che non ci amiamo più, il nostro è un rapporto ormai fatto di … comprensione e, soprattutto, di…. sopportazione!! Altro che cenetta a lume di candela. Vedrai, sarai proprio tu a trovare molti difetti stasera. Troverai, come al solito, da ridire su tutto, sul cibo, sulla confusione, sui prezzi, ci aspetta davvero una bella serata romantica.

Possiamo andare cara, se vuoi, sono pronto, mi sa che dovremo fare anche la fila per entrare. Ma noi ci amiamo lo stesso, vero amore ? Vieni, abbracciami, anzi, è meglio che mi dai la mano, non vorrei stancarti prima del tempo."

 

 

 

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Elba Book, la quarta edizione

3 Luglio 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #case editrici

 

 

 

 

 

Dal 17 al 20 luglio, nel Comune di Rio, torna il festival isolano dedicato all’editoria indipendente con l’intento di rigenerare le prospettive dei lettori e superare i limiti della carta stampata.

  

Una piccola isola in mezzo al Tirreno può essere un porto sicuro per la letteratura italiana? La risposta è diventata un’affermazione. Elba Book, l’unico festival isolano dedicato all’editoria indipendente, annuncia la quarta edizione, da martedì 17 a venerdì 20 luglio. Non a caso, la manifestazione è cresciuta in un luogo geografico che vive di porti, che per tutto l’anno trae la sua linfa vitale dall’accoglienza e dall’apertura al resto del mondo. Elba Book è nato per includere e aiutare a comprendere la realtà grazie alla cultura, che connetterà ogni appuntamento in programma al tema del rinnovamento. Urbano, umano e sociale, la possibilità di interpretare ciò che è dato in maniera alternativa parte dalle risorse disponibili per ricollegarsi allo scorrere del tempo attraverso il coinvolgimento personale. Un percorso che comprenderà circa 30 editori distribuiti in tutto il centro storico di Rio nell’Elba, fra cui Sem, Neo, Exòrma, Edicola, Gallucci, L'orma e Odoya, e che non sarebbe stato possibile senza la lungimiranza del Consorzio Comieco. A corredo, una ricca proposta di iniziative collaterali: dalla mattina alla sera si susseguiranno laboratori di riciclo per i più piccoli, degustazioni dei prodotti locali, performance, installazioni artistiche, spettacoli teatrali, escursioni, reading e concerti all’aperto.

Il programma del 2018 inizia già dalla traversata: “Moby Book”, la partnership sviluppata con la compagnia di navigazione Moby Lines, porta sul ponte dei traghetti, a metà strada fra il blu del Tirreno e quello del cielo, autori, editori e associazioni ospiti del festival. Il senso del legame è un altro dei fil rouge della quattro giorniIl frutto della rete di storie e contatti si mostra in apertura, martedì 17alle 18, con la consegna dei premi “Città di Siena” e “Lorenzo Claris Appiani” per la traduzione, con il Consolato Cinese, l’Università per Stranieri di Siena e il sostegno di Locman Orologi, eccellenza dell’artigianato italiano. Dalla Terrazza del Barcocaio a strapiombo sul mare si passa in Piazza Matteotti, mercoledì 18, alle 21.30, quando Paola Farinetti e Luciano Minerva si racconteranno “Attorno a Gianmaria Testa”; mentre alle 22.15 seguirà la presentazione del nuovo album dei Donauwellenreiter, Play Gianmaria Testa (Aestate Records), in collaborazione con il Festival Intonazione. Giovedì 19, sempre nel “salotto buono” dell’isola, a segnare la maturità di ElbaBook sarà il dibattito tra i promotori di grandi e piccoli festival del libro; un’opportunità eccezionale di confronto su rapporti reciproci, direzioni convergenti e unicità delle proposte tra Giorgio Vasta (Book Pride), Oliviero Ponte di Pino (Book City), Giulia Alonzo (trovafestival.com), Maurizio Cristella (Fiera del Libro di Iglesias), Riccardo Cavallero e Annarita Briganti, giornalista e scrittrice. Alle 22.30, invece, i riflettori saranno solo per Giuseppe Cederna che, nel cuore del borgo, interpreterà Da questa parte del mare, un monologo teatrale dell’amico Testa. D’altronde, è la concentrazione nei dettagli a distinguere i brani del cantautore. L’equilibrio nella riduzione all’essenziale, così che ogni opera sia freccia, punta e impennaggio. In questo senso Testa, le associazioni e l’editoria indipendente interpretano le possibilità di espressione alla stessa maniera: mezzi spontanei con cui incastonare tutto ciò che serve e va trasmesso. È il coraggio di pubblicare, in ogni modo lo si intenda, ciò che di norma sta al margine dell’attenzione, la periferia del campo visivo: dalla poesia all’inchiesta, dalla malattia mentale al carcere. Come l’isola che eccede il confine naturale della terraferma ed è obbligata ad accogliere entro il suo bordo l’indispensabile.

Un filo di alterità conduce intatto alla tavola rotonda di venerdì 20, alle 18.30: “Ricominciare dalla fine” leggerà il carcere come piattaforma di rigenerazione dell’uomo e del territorio insieme a Paolo Maddonni, educatore del carcere di Porto Azzurro, Rosario Esposito La Rossa della libreria La Scugnizzeria di Scampia, Aldo Claris Appiani e alla docente Stefania Carnevale dell’Università di Ferrara. Infine, alle 22.30, l’istanza sociale risuonerà nel focus sul giornalismo d’inchiesta e sui suoi effetti, condotto da Sigfrido Ranucci Stefano Lamorgese di Report con Giovanni Tizian.

 

 

Per conoscere il programma completo dell’iniziativa e restare aggiornati sugli eventi collaterali si può fare riferimento al sito www.elbabookfestival.com oppure seguire la pagina Facebook: www.facebook.com/Elbabookfestival.

Elba Book, la quarta edizione
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Torta alle fragole

2 Luglio 2018 , Scritto da Lorenzo Barbieri Con tag #lorenzo barbieri, #racconto

 

                                                    

 

 

Finalmente ho la casa tutta per me. La moglie e la figlia se ne sono andate a fare shopping e, se le conosco bene, non torneranno a casa prima di sera.

Ragazzi, ci pensate, un intero pomeriggio in mutande davanti alla tv. La mia scorta di birra a portata di mano. Questo sì, realizza i sogni dell’uomo, ma con tanti canali, purtroppo, nemmeno una partita. Diavolo che iella nera, solo telenovelas e chiacchiere. Questo è il menù che la moglie vede tutti i pomeriggi, così impara cosa deve dirmi la sera quando rientro. Ho capito adesso da dove le tira fuori quelle sue strampalate teorie del cavolo. Mi domando perché questi programmi consigliano solo le donne su come trattare i mariti. Nessun canale fa l’opposto, come riuscire a sopportare le mogli.

Penso che dovrò scrivere una lettera a quelli della tv, voglio sentire cosa dicono di un programma serale di consigli per uomini sposati.

Strano, però, che l’arpia mi abbia lascito il pomeriggio libero non caricandomi di lavori da fare, è uscita di casa, con un sorriso falso che sapeva di inganno, chissà cosa sta tramando insieme a quella piccola vipera di Melissa, la figlia indolente, meglio non approfondire, rilassiamoci!

Sono solo alla seconda birra quando dall’esterno sento la porta del garage che si apre, oh Dio no! Sono già tornate? Non è possibile, ci deve essere sotto qualcosa, quelle due stanno giocando sporco, e chi sarà a pagare sarò certamente io. Devo andare a vestirmi, se mi vede in mutande magari gli vengono strani pensieri e, ora come ora, non sono in grado di esaudire nessun desiderio.

Faccio in tempo a dileguarmi che la porta si apre e una sorridente balena vestita di azzurro irrompe nella sala gridando come una oca a cui hanno pestato una zampa.

 

"Caro, dove sei tesoruccio? La mamma oggi è tornata presto sei contento?"

 

"Papino, eravamo sicure di trovarti davanti alla televisione e invece dove ti sei nascosto? Dai, esci fuori, dobbiamo farti vedere delle cose."

 

Dalla camera da letto dove mi sono rifugiato sento il loro gracchiare, mentre m'infilo un pigiama, voglio dare l’impressione di essermi alzato adesso. Meglio dormire che stare lì a bere birra. Mangio un paio di caramelle al volo. Le porto sempre con me proprio per queste occasioni. Non rispondo al loro richiamo.

 

"Caro, se non esci subito da dove ti sei nascosto, quando ti vedo ti rompo quel muso di scimmia che ti ritrovi … hai capito?!"

 

Ecco, questa è la vera moglie, quella di tutti i giorni, la rompiballe, il mio unico tesoro!

 

"Aspettami, cara, mi sto vestendo, mi ero appisolato un attimo sul letto sai sono stanco, io lavoro, io! Non vado in giro a spendere soldi che non si hanno da spendere."

 

"Non cominciare con questo strazio, sappi che tua moglie deve essere presentabile, non come te che sembri un maiale e puzzi come una capra. Qui sento odore di birra, e ci sono anche le macchie sulla poltrona, bugiardo di un fallito che non sei altro. Esci fuori che anche questa povera anima di tua figlia ti deve parlare, si è dannata l’anima per … per... Peccato che non posso dirtelo. Allora devo venire a prenderti?"

 

Rivolta verso la figlia le fa cenno di sedersi, mentre lei si toglie il  soprabito. Io le spio da dietro la porta. Quegli sguardi muti d’intesa la dicono lunga sulle loro intenzioni. M'aspetta una dura battaglia. Finalmente esco dalla camera e le corro incontro cercando di abbracciarla, ma la mia apertura alare non tiene conto delle sue dimensioni. Lei, in ogni caso, mi evita come un appestato. Si limita a uno sguardo indagatore alla ricerca della immancabile macchia di birra sul davanti.

 

"Eccolo finalmente il beone, il fannullone, il più pigro e apatico marito che esista sulla terra, ha un pomeriggio libero da poter dedicare ai tanti lavoretti da fare in casa e lui che combina... dorme! Almeno, è quello che vuole farmi credere! Sì... dormiva."

 

"Certo, cara, ero sul letto a riposare, una volta che mi capita ne approfitto. Tu piuttosto come mai sei rientrata così presto?

Di solito, quando uscite madre e figlia, fate notte. Fino a quando non consumate tutta la carta di credito. Tanto poi c’è il fesso che paga e che deve ammazzarsi di lavoro per ricaricare le vostre armi di distruzione, in attesa di un'altra giornata come questa. Allora, posso sapere perché sei qui adesso?

Melissa, ma lo senti, lo senti! Ha pure il coraggio di alzare la voce.  Questo individuo che non sa nemmeno che cosa ci sarà fra pochi giorni. Ascolta bene, essere inutile, sono tornata presto perché non tocca a me andare in giro, ma a te. Sei tu quello che deve darsi da fare. Il giorno più bello si sta avvicinando e tu invece di darti da fare, dormi. Vieni Melissa, andiamo via, non sopporto la vista di questo ammasso di lardo ambulante."

 

"Senti chi parla, prima ho provato ad abbracciarti, ma non avevo capito che per farlo non basta una apertura di ali, come un'aquila reale, ci vorrebbero le recinzioni."

 

"Con uno sbuffo da vecchia ciminiera si allontana seguita a ruota dalla mia ultimogenita, un affare lungo e magro che potrebbe fare la controfigura ad un cactus, con quei peli neri e ispidi che si ritrova sul viso.

Questa volta ho capito il messaggio, qualcosa d'importante si dovrà verificare fra qualche giorno, siamo in febbraio. Non è il compleanno di nessuno, né l’onomastico. Non è nemmeno l’anniversario di nozze; quello me lo ricordo, sono di Luglio. Come potrei dimenticare l'odissea di un giorno come quello con la temperatura a 38°, infilato in un abito scuro che attirava i raggi del sole come il miele le api. Diavolo! Cosa c’è in Febbraio a cui la balena tiene tanto, so che non me lo dirà mai, lo fa apposta, sa che io mi dimentico, poi me lo rinfaccerà per tutta la vita. Questa volta devo fare in modo da non lasciarmi fregare, devo sapere a tutti i costi che evento sta per accadere.  Sarà il caso che  veda sul calendario. Mi precipito in cucina dove c’è il calendario, vado, ma non lo trovo al suo posto. La perfida lo ha tolto per non farmi controllare, porcaccia miseria! Come faccio adesso, proverò al computer, arrivo nello studio e il pc è sparito. Diavolo di una megera, le pensa tutte, vuole costringermi a scoprirlo da solo, bene! Mi fermo alla scrivania e cerco in tutti i cassetti, un indizio, una traccia che mi dia qualche informazione utile.

Sto rovistando nei cassetti, quando arrivano le due con un sorriso strafottente e rimangono a guardare, mentre sono al lavoro.

 

"Hai perso qualcosa, caro?  Possiamo esserti utili?"

 

"Fai meno la spiritosa, cara, lo sai benissimo, visto che sei stata tu a far sparire tutto. Allora si può sapere cosa diavolo succede fra poco, come dici tu? Mi arrendo! Non lo so, non me lo ricordo, va bene, hai vinto tu, vuoi essere allora così gentile da dirlo?"

 

"Hai visto, figlia mia, bastano pochi anni di matrimonio e l’uomo dimentica ciò che prima era il primo a sapere. Da fidanzati sono tutti solerti e affabili, romantici. Dopo il sì, questo è il risultato, mi addita come l’esempio di un essere iniquo a cui non dare credito. Se non lo sai è inutile che te lo dico, non vale niente se non viene direttamente dal cuore. Porco!"

 

Se ne vanno sbattendo la porta ed io resto lì, inginocchiato davanti all’ultimo cassetto aperto.  Fatico ad alzarmi, nel farlo lo sguardo va alla parete dove una foto di altri tempi mi ritrae insieme alla moglie, altri tempi, altre taglie per tutti e due.  In quella foto sullo sfondo si vede della neve, ricordo quando la facemmo, il giorno di S. Valentino in gita sulla montagna.

Un lampo, veloce come un fulmine, il pensiero intuisce ciò che non riuscivo a capire. La festa di S. Valentino, il giorno degli innamorati. Ecco cosa erano tutti quegli sguardi,  quelle manovre. Nient'altro che subdoli tentativi per costringermi a ricordare da solo. Ci sono arrivato. La mia dolce metà, alla soglia dei 50 anni di matrimonio, purtroppo, pensa ancora come una  giovane ragazza, vuole il pensierino per S. Valentino.

Senza dire niente, con aria seccata vado a vestirmi, passo davanti alle due che fanno ancora le sostenute ed esco, dovrò comprare qualcosa per festeggiare. Ci sono! - esclamo dandomi una manata sulla fronte - Un’idea magnifica, prenderò una meravigliosa torta alle fragole con panna. Bianca e rossa, le fragole come cuoricini, bellissima idea! Conquisterò il suo cuore ancora una volta. Lo riconosco, sono troppo forte, troppo buono, so anche che lei è allergica alle fragole.

 

 

 

 

 

 

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La poesia oggi

30 Giugno 2018 , Scritto da Lorenzo Barbieri Con tag #lorenzo barbieri, #poesia

 

 

 

 

 

Vi sono tante voci poetiche ai giorni nostri che sono in continua ricerca di novità, intese come un rifiuto della tradizione che ritengono, a torto, essere superata, troppo mielosa o troppo erudita. Quasi sempre tutto si riduce ad una sperimentazione di nuove formule, di nuovi linguaggi poetici, oscuri e tortuosi, che nelle intenzioni dovrebbero rappresentare il linguaggio moderno espresso, per lo più, da silenziosi esseri vaganti persi nella nebbia di piccoli mondi illuminati a stento da fievoli luci ipnotiche.  La poesia quella vera non è effimera, un fenomeno transitorio legato al momento o ai tempi correnti, ma una voce che resiste nel tempo, composta da semplicità e chiarezza. La vera poesia è come un respiro caldo che nasce dall’animo di chi scrive e diventa parola, messaggio d’amore o voce che si alza forte dal fondo dei cuori. Può essere viatico di conforto, di luce consolatrice per i cuori aperti a ricevere il bello, l’amore e la storia che ci circonda. La tradizione poetica non è una catena da trascinarsi dietro come un carico inutile e noioso, ma la buona terra dove seminare i nuovi semi affinché possa continuare a esprimere valori universali che coinvolgono tutti i popoli, tutte le culture. La poesia non morirà mai se continuerà a proporsi con prepotenza di espressione, come hanno fatto i tanti poeti la cui voce si ripeterà ovunque e per sempre.

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Libri e Drink - PREMIO STREGA 5 LUGLIO A ROMA: I CINQUE DRINK INEDITI AL PREMIO STREGA MIXOLOGY CHE SARANNO SERVITI AL PREMIO STREGA LETTERARIO

29 Giugno 2018 , Scritto da Carlo Dutto Con tag #concorsi, #ricette

 

 

 

 

 

Sono stati svelati i nomi e le ricette dei cinque cocktail inediti del Premio Strega Mixology che saranno serviti giovedì 5 luglio a Roma, nell'ambito della settantaduesima edizione del Premio Strega, che si terrà nella consueta cornice del Ninfeo del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Novità assoluta del format, la possibilità, per i quattro barman e la barlady, di servire i propri cocktail originali agli oltre mille partecipanti del Premio Strega. Più di 200 le ricette giunte da tutta Italia, oltre il 10 percento delle quali provenienti da barlady, con un sostanziale incremento della partecipazione femminile: la storica azienda Strega Alberti Benevento richiedeva nel bando ricette originali a tecnica libera con almeno 3 cl di Liquore Strega. I cinque drink, realizzati da cinque giovani promesse del bartending italiano sono: Testa Dura di Ugo Acampora del Twins, cocktail, wine, coffee di NapoliAncora una volta, di Jonathan Bergamasco del Caffè Imperiale di VercelliOttovolante, di Gianluca Di Giorgio del Bocum Mixology di PalermoCosmo Stregato, della barlady Solomiya Grytsyshyn del Chorus Cafè di Roma e Il compositore stregato, di Edoardo Nervo del Les Rouges di Genova.

Il barman piemontese Jonathan Bergamasco, del Caffè Imperiale di Vercelli, ha creato il cocktail Ancora una volta, composto da 4 cl di Liquore Strega, 2 cl di Gin Tanqueray ten, 1,5 cl di succo di limone, 1,5 cl di miele di ginepro Honey Mix Dzenevrà e tre foglie di menta. La preparazione del cocktail prevede, in primis, di raffreddare il bicchiere, un tumbler basso. Quindi, versare tutti gli ingredienti nello shaker, aggiungere ghiaccio a cubi e shakerare energicamente. Filtrare il cocktail nel bicchiere con ghiaccio e servire con ciuffo di menta fresca e zest di limone. “Per il mio drink – sottolinea Bergamasco - ho attinto ai ricordi felici e agli affetti familiari, per ricordarmi da dove sono partito e ho utilizzato uno di quei ricordi d'infanzia che ti fanno dire 'vorrei poterlo vivere ancora una volta'”. Trent'anni, sei tatuaggi tra cui uno raffigurante una coppa di Martini, Bergamasco inizia la propria attività come cuoco e dopo varie esperienze nel campo, si cimenta, nel 2010, nell'attività di barman in un'ex storica pasticceria di fine Ottocento nel centro di Vercelli, quindi si trasferisce a Milano per seguire i corsi dell’American Bartender School.

Il barman napoletano Ugo Acampora del Twins, cocktail, wine, coffee cocktail bar di Napoli, propone al Premio Strega Mixology il cocktail Testa Dura, composto da 4,5 cl di Liquore Strega, 1,5 cl di Amaro Braulio, 1,5 cl di Sherbet limoni e camomilla home made, 1,5 cl di succo di limone e 3 cl di ginger beer. La preparazione del cocktail prevede di versare tutti gli ingredienti, eccetto la ginger beer, in un boston shaker. Shakerare per 10 secondi poi versare il tutto in una mug e colmare con ghiaccio a cubi, per terminare il drink con fill di ginger beer e con la guarnizione di un ciuffo di menta fresca e una rondella di lime disidratato. “Per il 'Testa Dura' – dichiara Acampora – sono partito da un concetto che mi è proprio, la testardaggine, che ho tradotto in dialetto beneventano, in 'cap e mul' ovvero 'testa d'asino' o 'testa dura'. Da qui sono passato, per associazione mentale, al classico drink Moscow Mule, per creare un drink semplice, facilmente replicabile , fresco e servito in una mug accattivante!”. Classe 1988, Acampora gestisce con i fratelli a Napoli il Twins cocktail wine coffee cocktail bar. Ha iniziato la sua carriera lavorativa nel mondo della ristorazione e nel 2013 la sua prima esperienza formativa, all'interno dell'FBS di Napoli, quindi a Roma, dove diventa vice barmanager del Ristorante & Cocktail bar Baccano.

Unica barlady tra i cinque, Solomiya Grytsyshyn del Chorus Cafè di Roma, che propone il Cosmo Stregato, composto da 4 cl Liquore Strega, 3 cl di Imperial Gold Vodka, 2 cl di Torrone Mix con miele e acqua ai fiori d’arancio, 3 cl di succo di limone e una spuma di bacche e fiori di sambuco e yuzu. La preparazione del cocktail con tecnica Shake & Strain prevede di servire in bicchiere old fashioned con ghiaccio, emulsionare la spuma sul drink attraverso un sifone e decorare con stelline di zucchero. “Per il mio drink a base Strega – sottolinea Solomiya – mi sono sbizzarrita nell'inventare il Torrone mix, con miele e acqua ai fiori d'arancio, ingrediente fondamentale del Torrone Strega, mentre il limone, con la sua asprezza, mi fa tornare al presente per assaporare le importati note del Liquore Strega. Con la spuma morbida e vellutata di yuzu e fiori di sambuco, poi, bevendo il Cosmo Stregato ci si 'sporca i baffi'”. Ventitre anni, ucraina di nascita e da 15 anni in Italia, Solomiya ha lavorato fin da subito nell'hotellerie di lusso, all'Hotel De Russie di Roma, seguendo quindi il grande barman Massimo D'Addezio nel suo progetto romano del Chorus Cafè. Qui coltiva sempre più la passione che – nelle sue stesse parole – la fa diventare una "streghetta", che stregherà tutti con le proprie pozioni.

Il barman Edoardo Nervo del Les Rouges di Genova propone il suo cocktail Il compositore stregato composto da 4,5 cl Liquore Strega, 1,5 cl di whisky torbato, 2,5 cl di succo di limone, 2,5 cl di uovo bianco e rosso aromatizzato e 2,5 cl di acqua sciroppata alla camomilla e menta. La preparazione prevede di aromatizzare l'uovo lasciandolo con il guscio in frigo con camomilla e menta freschissimi. Due ingredienti con cui aromatizzare anche l’acqua per creare uno sciroppo con zucchero semplice. Aggiungere quindi gli altri ingredienti e shakerare senza ghiaccio per far montare l’uovo. Poi aggiungere ghiaccio e shakerare nuovamente. Servire in coppetta ghiacciata e guarnire con una grattata di noce moscata. “Ho inventato questo cocktail – dichiara Nervo - partendo da una vecchia ricetta della nonna a base Liquore Strega, che ho rielaborato, lasciandomi ispirare dai profumi e ricordi della mia infanzia. Ho collegato la musica classica con la camomilla e unito le note forti date dal whisky torbato. Poi, ho inserito forti sprizzi dati dalla menta e dalla noce moscata, il tutto armonicamente bilanciato dal liquore Strega, pioniere di tradizione e vicende familiari. Nel complesso, un cocktail semplice e non troppo elaborato, ma sul quale ci si deve lasciare trasportare non dimenticandosi che 'il primo sorso affascina, il secondo strega'”. Classe 1995, Edoardo Nervo dopo anni di gavetta genovese e post liceale a Londra, approda al Les Rouges di Genova, dove ora è a capo del bar e collabora con Eataly.

Il barman siciliano Gianluca Di Giorgio del Bocum Mixology di Palermo, propone il cocktail Ottovolante, composto da 3 cl di Liquore Strega, 5 cl di Vermouth al Pop Corn homemade, 2 barspoon di Fernet, Top Ginger Ale e twist di arancia. La preparazione prevede di inserire tutti gli ingredienti - tranne il Ginger Ale - dentro un mixing glass ghiacciato, quindi in bicchiere tumbler alto con ghiaccio con tecnica Stir & Strain, per poi completare con Ginger Ale e guarnire con twist di arancia e chips al cannolo. “Per la creazione del drink – ricorda Di Giorgio – mi è tornato alla mente quando, con i nonni, la domenica pomeriggio andavo al luna park del Foro Italico di Palermo. Il Liquore Strega qui ha una funzione fondamentale, perchè da un lato ne è allegoria (ogni luna park ha una strega, una casa stregata), dall'altro unisce tutti gli ingredienti, rendendo il drink più fresco e rinfrescante per affrontare la vita sempre con estrema positività, proprio come in un ottovolante, su e giù nelle rotaie del mondo!”. Aspirante ingegnere energetico, Di Giorgio scopre il magico mondo della miscelazione frequentando alcune scuole di settore e diversi master, creando drink ispirandosi anche all'arte culinaria, sempre ricordando di vivere il drink come forma di dialogo tra i popoli e non un semplice bere.

 

Il Liquore Strega  
Nel lontano 1860 nasce in Campania, a Benevento, lo stabilimento in cui ancora oggi si produce il liquore Strega. Lo Strega é un prodotto completamente naturale ottenuto dalla distillazione di circa 70 tra erbe e spezie, provenienti da varie parti del mondo. Con le sue intense note aromatiche, con il suo inconfondibile profumo, questo liquore crea, con gli altri ingredienti, un sorprendente contrasto fra elementi speziati ed erbacei, corposi e leggeri, senza perderne l’anima raffinata.

 

 

Per maggiori informazioni  

 

https://stregamixology.strega.it 
stregamixology@strega.it 
www.facebook.com/StregaAlberti/

 

 

 

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Stefano Colli, "Lettere da una bambola"

28 Giugno 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

 

Lettere da una bambola

Stefano Colli

Giuliano Ladolfi Editore, 2018

pp 78

10,00

 

Questa nuova opera di Stefano Colli mi è piaciuta molto più della prima. È, oggettivamente, un testo di pregio. Si tratta di un poemetto, o, meglio, di un romanzo sotto forma di poesie l’una collegata all’altra, con una sorta di trama, di svolgimento e di conclusione.

Le liriche sono discorsive, semplici, molto caproniane e prosaiche, eppure poetiche e belle, con grande senso del ritmo, a parte qualche verso meno riuscito. Lo stile è sobrio, dimesso, scarno eppure pregno. Anche qui, come già ne La diaspora del senso, abbiamo un collage di versi di altri poeti, una serie di echi e rimandi. Non si tratta di “copiare”, bensì di usare strofe e parole altrui dopo averle introiettate e fatte proprie, quasi una specie di codice in comune col lettore.  

Tutto il componimento stesso si basa su qualcosa di già esistito, poiché si rifà alle “Lettere da una bambola” scritte da Kafka, “uno scrittore di cui non ricordo il nome”, alla bambina Elsie. Qui, invece, la bambina si chiama Gioia e la bambola che le scrive Ester.

L’io narrante è una sorta di figura sospesa, che vive in un limbo costituito non si sa se dalla morte o dalla Follia, personaggio a sua volta della storia. È “un uomo senza passato”. Però, man mano che procede la narrazione, egli recupera parte della memoria, scopre di aver avuto una moglie, che ora lo tradisce col migliore amico, e due figli. Le lettere lo tengono ancorato alla terra, in bilico fra il qui e l’Altrove.

Nei viaggi fittizi raccontati nelle missive, l’uomo viene in contatto con tanti bambini che nel mondo hanno un motivo per piangere - così come piange la piccola Gioia/Elsie - per le situazioni atroci in cui sono costretti a vivere: la guerra, la barbarie, lo sfruttamento. Bambini che “non sono più in grado di sognare”. Si spazia da Pol Pot a Stalin, a Tito, su su fino ai mali dei giorni nostri, fino ai naufragi nel Mediterraneo, fino al terrorismo afghano.

C’è sempre un motivo per piangere al mondo, ma ci si può anche consolare con una flebile speranza. Speranza che queste lacrime si asciughino, che il mondo si raddrizzi, che un Dio, forse non “senza peccato”, rivolga finalmente a noi il suo sguardo. Bisogna, per permettere a questo seme di speranza di germogliare, non solo imparare a cooperare per il bene comune, ma pure far cadere gli “steccati e pregiudizi”, aprendoci a una conoscenza che è anche, per forza di cose, follia. Perché il sapere può renderci liberi ma anche sconvolgerci, scardinare le nostre comode certezze, capovolgere il nostro credo. La poesia serve a questo, a denunciare, a consolare, e a rivoluzionare.

 

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Stefano Giannotti, "Fermento di Falesia"

27 Giugno 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Stefano Giannotti
Fermento di Falesia

Euro 12 – pag. 80
Edizioni Cinquemarzo, 2018 - www.cinquemarzo.com

 

Stefano Giannotti è autore che conosciamo per aver apprezzato i suoi primi romanzi editi, - Alla ricerca dell’isola perduta e La biblioteca di sabbia -, pervasi di citazioni da Borges, Proust e altri autori che compongono il suo immaginario letterario. Non conoscevamo la sua inclinazione poetica, ma questa silloge, dedicata alla città natale, dimostra che l’ispirazione lirica non è meno coinvolgente rispetto alla dimensione della prosa. La dedica compone una sorta di lirico (quanto condivisibile) incipit: A Piombino, dove sono nato,/ che da giovane ho creduto essere tutto il mondo./ Adesso che di mondo ne ho visto abbastanza,/ non so se da ragazzo mi sbagliavo poi molto, che dà il via a una proustiana ricerca del tempo perduto, segnata dal rimpianto e dal vivere con i ricordi, patrimonio personale irrinunciabile. Amarcord felliniano per immagini che colpiscono improvvise e scaturiscono dagli oggetti più impensati e dai luoghi ritrovati nelle vesti d’un tempo.

Il poeta percorre le strade della sua città mentre da ogni angolo fa capolino il passato, sotto forma di sensazione indelebile e di flashback della memoria che ricorda sequenze indimenticabili de Il posto delle fragole.

Il portachiavi, le camicie e l’orologio/ non sapranno mai che me ne sono andato/ ma questa città non mi abbandona/ aspetta che sia sempre parte di lei/ sono nato, sono stato e sempre starò a Falesia.

Piombino - Falesia è il nome antico che ricorda le scogliere - occupa gran parte dei componimenti, intenso come luogo dell’infanzia, la Combray indimenticabile di Proust, dove tutto comincia e dove si tende a tornare. Altre liriche sono dedicate a se stesso, ai libri, alla biblioteca, al vento che soffia dalla Provenza, alle donne del passato, a scrittori e personaggi di romanzi, ma su tutto aleggia il panorama indimenticabile d’un promontorio, dal Golfo di Baratti alla Cittadella, passando per la piazza sul mare dedicata a Giovanni Bovio.

Che ne sarà stato di quei ragazzi/ che verso il mille e novecento ottanta/ si ritrovavano su quelle panchine/ a cercare senza trovarlo/ un luogo dove spendere il tempo/ ignari del tedio che porterà il futuro/ ma felici a notte fonda di dire/ ci vediamo domani, amici.

Il rimpianto resta nota indelebile:

Cosa non darei per scambiare ancora/ le figurine in via Dalmazia/ il nascondino o un calcio al pallone/ un gioco continuo fino al tramonto.

L’Isola d’Elba all’orizzonte segna la rotta da seguire, una volta mollati gli ormeggi, lasciando alle spalle ciminiere corrose che non fanno alcun fumo/ un mostro l’altoforno di fatiscente ferro. Dal ponte della nave si ammirano le case e le strade di quel tempo perduto/ la spiaggia e gli amori di quei giorni passati. Una traversata che assomiglia alla vita, anche se il porto a vent’anni era un ponte sospeso/ verso mondi migliori e donne d’amare, mentre adesso non resta che un cupo orizzonte fatto di angoscia e paura, anche se continua la ricerca dell’isola perduta.

Nostalgia e passione sono la nota dominante di una raccolta di liriche sincera e per niente costruita, pur se lo stile denota ricerca e studio della parola per conferire al verso musicalità e ritmo. Poesia racconto che ricorda il Pavese di Lavorare stanca, ma anche molte liriche ambientate a Piombino composte da Maribruna Toni che consigliamo di rileggere con attenzione. Un piccolo grande libro da leggere e rileggere, per metabolizzarlo in profondità. Essere piombinesi aiuta ma non è indispensabile, perché le liriche rappresentano un’elegia della provincia e del tempo perduto che può essere universalizzata e rivolta a ogni luogo dell’anima. Concludiamo con un assaggio lirico, forse con il componimento più emblematico che unisce la sinfonia dei ricordi a sprazzi di poesia civile sullo stile de Le ceneri di Gramsci di Pier Paolo Pasolini.

Torniamo a leggere poesia. Fa bene al cuore.

 

FALESIA

 

Sono nato in un’altra città che pure si chiamava Falesia.

Ricordo ogni tipo di odore, piacevole e fastidioso,

quello acre delle polveri della fabbrica,

quello pungente delle alghe bagnate sulle spiagge,

quello di cocco della crema solare

spalmata dai bagnanti in estate,

quello arido delle reti dei pescatori al porticciolo,

quello nauseante del pesce nella pescheria di mia zia,

quello fragrante della schiaccia appena sfornata,

quello floreale delle ginestre in quelle notti di maggio,

quello silvestre degli aghi di pini nella mia spiaggia.

Ricordo la piazza dove ho imparato a leggere

ma pure giocavo a pallone con l’amico che non c’è più,

ricordo la pizzeria delle notti a ridere con gli amici,

ricordo il piazzale con le barche dove imparai a nuotare,

ricordo quel golfo dove per la prima volta mi dichiarai

ma anche l’anfratto dove in penombra detti il primo bacio.

Ricordo la granita al tamarindo con le labbra salate,

le mattine al porto a veder salpare i traghetti

credendo un giorno di partire per destinazioni sconosciute.

Ricordo lo stadio sulle cui gradinate esultavo per il gol,

il palazzetto dove gioivo per un canestro decisivo.

Ricordo la piazza con le due cabine del telefono

dove ogni giorno ritrovavo i miei amici

senza pensare che quel giorno non ci sarebbe più stato.

Ricordo l’operaio che si rifiutò di consegnare il tricolore

mentre cantava Bella ciao e quelli che occuparono la fabbrica

lasciando i figli senza pane per rivendicare i propri diritti.

Ricordo lo specchio che rifletté per l’ultima volta

il volto di mio padre.

Ora in quella città sarei un estraneo

qualcuno forse più giovane di me

non leggerà mai questa pagina

ma rimpiangerà quel campo di ulivi

e quell’amore mai sbocciato.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

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A TU PER TU CON CLAUDIO MARTINELLI: HAI VOGLIA DI BALLARE? IMPARARE L'ARTE DEL MUSICAL? SE VUOI ... PUOI ...

26 Giugno 2018 , Scritto da Sonia Russo Con tag #danza

 

 

 

 

 

In forma con la danza

Il fitness che va di moda ruba ritmi e movimenti alla danza. Allora perché non rimettersi in forma semplicemente… ballando? Abbiamo intervistato Claudio Martinelli, ballerino e coreografo di balli caraibici e di modern jazz e presidente e direttore della scuola Danzerò di Prato, per capire quali sono le discipline di tendenza e i benefici che apporta la danza.


Claudio, quali sono le novità della prossima stagione? 


Parlare di novità è abbastanza difficile, anche se da qualche anno in Italia spopola la Kizomba. Si tratta di un ballo di origine angolana che sta avendo grande successo. Hanno sempre un buon riscontro la Salsa, la Bachata e il Raggaeton, così come anche il tango argentino e la danza del ventre, anche se sono meno diffusi. Tra i più giovani continuano a destare molta attenzione la danza classica e l’hip hop.

Ci sono tipologie di danza più adatte a determinate persone e sconsigliate per altre? 

 

Per quanto riguarda il ballo sociale non ci sono tipologie più o meno adatte, per quanto riguarda, invece, la danza sportiva o da show occorrono caratteristiche fisiche e mentali diverse. Tutti possono approcciarsi al mondo del ballo e, se seguiti nel modo giusto, possono ottenere ottimi risultati.
 

Che benefici apporta la danza? 

I maggiori benefici che si traggono dalla pratica del ballo e della danza sono senz’altro legati alla socializzazione, alla conoscenza di sé e all’equilibrio. Il valore aggiunto del ballo, che Curt Sahs definiva l’arte più completa, in quanto si sviluppa nel tempo e nello spazio, è anche il fatto che, oltre alla disciplina fisica, implica l’ascolto e la comprensione della musica.

Che consiglio può dare agli aspiranti ballerini? 

Consiglio a chiunque si approcci a questo mondo di farlo con una scuola di ballo seria e strutturata, evitando quelle che sono le offerte da “villaggio turistico”. Il ballo è divertimento soltanto attraverso lo studio: anche se blando e basilare, serve per ottenere risultati che durano nel tempo. Ai giovani  che vogliono fare un percorso più impegnativo o addirittura professionale consiglio massima dedizione e massimo impegno, necessari per crearsi un mestiere che è tanto bello quanto duro.

Di Sonia Russo

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Webete

25 Giugno 2018 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca

 

 

 
 
 
 
Trovo su unaparolaalgiorno.it il seguente significato del neologismo "webete": "Persona che scrive online cose stupide, povere e aggressive, persona ignara delle potenzialità di internet".
     Scrivo online cose stupide?
     Sì, le scrivo, talvolta, ma non lo faccio che per sfatare il mito del sottoscritto come persona troppo seria.
     Scrivo online cose povere?
     Forse, secondo il parere di qualche lettrice o lettore, ma cerco di dare una ricchezza di significato ad alcune delle cose che scrivo, comunque, non sempre riuscendovi, evidentemente.
     Scrivo online cose aggressive?
     Forse, quando cerco di fare valere le mie ragioni con qualcuno/qualcuna, nei miei messaggi privati, chattando con qualcuno/qualcuna.
     Sono una persona ignara delle potenzialità di internet?
     Sì, penso di sì, sinceramente!!!
 
          Luca Lapi luca.lapi@alice.it
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