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Arte al bar: GIAN LORENZO BERNINI "David"

28 Novembre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar

"David" di Gian Lorenzo Bernini e l'omaggio di Walter Fest"David" di Gian Lorenzo Bernini e l'omaggio di Walter Fest

"David" di Gian Lorenzo Bernini e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 

Amici lettori della signoradeifiltri, bentornati per questa nuova puntata dedicata all'arte.
A quanto pare, finita la pioggia, ora ci aspetta il freddo e noi passeremo dalle bibite fredde al cioccolato caldo, un po' di dolcezza ci piace, ci fa ritornare bambini, e bambino vuol dire non pensare e non aver paura dei pericoli, vuol dire essere scavezzacolli e, sopratutto, sappiamo che i più giovani non amano dare ascolto ai consigli dei più grandi. Però da giovani molte volte si sbaglia, qualche volta ci si azzecca proprio perché l'audacia giovanile ti porta a rischiare senza riflettere, arrivando dove altri più razionali esitano, chissà, forse per il noto David contro il gigante Golia è stata la stessa cosa.

 

- E allora? (Gianni.)
 

- E allora va a finire che il giovane David ha sconfitto Golia senza la spada ma con una bella sassata, scagliata dalla sua fionda sulla testa del gigante.
 

- Parliamo dei tempi antichi, magari adesso si facessero le guerre con la mazzafionda! (Michele il tappezziere.)
 

- Lo so io quello che ci vorrebbe per risolvere le guerre... una bella partita a scopetta o a briscola! (Don Alfonso.)


- Ma no! Ognuno a casa sua, si lavora, ci si diverte e gli scambi commerciali si fanno in natura senza soldi, io do il petrolio a te e tu dai l'acqua a me, io ti do i pomodori e tu mi dai lo Champagne, io ti faccio fotografare il Colosseo e tu mi dai un po' di grano. (Mimmo il giornalista.)
 

- Ma come? Hai detto senza soldi! (Tonino il tassista.)


- Ma no! il grano che si mangia, eh!... Va bene, allora com'è andata la storia di David con la caramella Golia? (Mimmo.)


- E' finita che Gian Lorenzo Bernini realizzò una bellissima scultura, dove il ragazzo scapigliato è pronto nel lancio della pietra fatale, i suoi muscoli sono tesi ma non impauriti, le guance trattengono il fiato, lo sguardo infuriato non ammette nessuna pausa, è l'azione che sta per avvenire come il gancio improvviso e fulmineo del pugile sul ring. Golia, centrato in pieno, cade a terra come un sacco di patate, il ragazzino ha sconfitto il gigante che adesso non ride più.
 

- Dalla faccia il ragazzo sembra molto incazzato. (Gianni il barista.)
 

- Sì, certo, anche perché Golia lo aveva provocato di brutto, erano 40 giorni che cercava uno sfidante che non si mostrava per paura. Eh già, provateci voi a farvi menare da un colosso tutta forza e violenza, infatti Golia urlava per la vallata la sua prepotenza e, quando gli apparve il giovane David, lo prese in giro ridicolizzandolo senza però fare i conti con il coraggio e la sfrontatezza del ragazzo, che rifiutò spada e corazza per una fionda più leggera, veloce e letale.
La genialità dell'artista è stata nel fatto che non ha cercato di scolpire l'eroe bello e vincente ma ribelle e coraggioso, dinamico e sfrontato.
La statua del David, realizzata fra il 1623 e il 1624 da Gian Lorenzo Bernini, è di marmo ed è alta circa 1.70, è esposta a Roma alla galleria Borghese. 

L'artista aveva solo 25 anni ma già con una grande esperienza alle spalle, napoletano di nascita (Napoli, 7 dicembre 1598 – Roma, 28 novembre 1680) si trasferì giovanissimo a Roma insieme alla famiglia, figlio di Pietro Bernini, uno scultore toscano abbastanza noto, che a Roma fece vivere al giovane, già predisposto all'arte per natura, la vita da cantiere, nel quale collaboravano, lavorando gomito a gomito, pittori, scultori, decoratori e le varie maestranze guidate da architetti, in un perfetto gioco di squadra, dove l'aria che si respirava era quella artistica e artigianale fra estro, tecnica e conoscenza dei materiali utilizzati per la realizzazione di importanti opere d'arte.
Gian Lorenzo Bernini, scultore, pittore, architetto, scenografo, commediografo, urbanista, grazie alla figura del padre entrò rapidamente negli ambienti romani più importanti, dove gli veniva commissionata - a lui, artista alla moda del tempo - una grande mole di lavoro, ricevendone enorme importanza e prestigio. Era un "raccomandato" ma di grande merito e valore, Roma senza di lui non sarebbe stata la stessa e il suo potere artistico nella città eterna cresceva di opera in opera, ma si sa che a volte il grande successo personale genera qualche invidia e gelosia e per il nostro artista arrivò un periodo difficile, perché, con la morte del suo mecenate, i suoi avversari di campo cercarono di metterlo in cattiva luce ma, grazie a Piazza Navona e alla sua fontana dei 4 fiumi, la carriera del grande artista riprese il volo, inoltre provate a pensare a Piazza S.Pietro senza l'abbraccio del colonnato che vuoto avrebbe.
Bernini sessantaseienne, all'apice del successo, si trasferì in Francia, richiesto dal re ma solo per il tempo di presentare dei progetti che non verranno realizzati, pertanto ritornò quasi subito a Roma per l'ultimo giro di giostra, la realizzazione delle 10 statue degli angeli collocate su ponte S.Angelo, un altro grande segno del passaggio di questo straordinario artista nella città di Roma.
Ormai anziano, una paralisi al braccio gli diede il colpo di grazia e, come per la mancanza di voce per un cantante oppure delle gambe per Leo Messi, Bernini, senza la manualità, si sentì perso, mantenendo, nonostante tutto, il suo carattere scherzoso e ironico. Nel 1680 venne sepolto a Roma nella basilica di S.Maria Maggiore, ormai la sua città sarebbe stata realmente eterna anche grazie alle sue opere.

 

- Certo che questo tipo è stato un grande lavoratore, eh! (Michele.)
 

- Beh sì, l'arte era la sua vita e in fondo era l'unica cosa che aveva fatto da sempre sin da bambino, forse non avrebbe saputo fare altro, l'arte aveva segnato il suo destino, nato da un artista, morto come un grande artista.
 

- Io dico che non desiderava fare altro, anzi si divertiva a fare il suo lavoro. (Mimmo.)
 

- Beh, adesso che facciamo? (Tonino.)
 

- Andate anche voi, tutti a lavorare! (Gianni.)
 

- Ci vorrebbe un mecenate. (Mimmo.)
 

- A me basterebbe una bella vincita alla lotteria. (Michele.)
 

Signore e signori del blog che vi fa sognare ad occhi aperti, mentre auguriamo a Michele di trovare il suo mecenate della lotteria, vi salutiamo e vi ringraziamo, torneremo la prossima volta con l'opera di una artista dagli occhi grandi.

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BÀRNABO DELLE MONTAGNE di Dino Buzzati

27 Novembre 2018 , Scritto da Valentino Appoloni Con tag #valentino appoloni, #recensioni

 

 

 

 

Si tratta di un breve romanzo di Dino Buzzati, pubblicato nel 1933 quando l’autore era ventisettenne.

La storia è ambientata in montagna e ha a che fare con vicende di guardaboschi, boscaioli, briganti; ci si muove davanti a scenari di grande suggestione, tra vette, crode, ghiaioni, foreste.

Il protagonista Bàrnabo emerge lentamente nel racconto in cui è centrale il vivere in mezzo a luoghi appartati, selvaggi, misteriosi. L’assurdo è parte della storia; una vecchia polveriera è posta tra le rocce, priva di chiara utilità dato che ormai è semivuota, ma alcuni uomini tra cui Bàrnabo sono messi di guardia, nel freddo delle solitudini di alta quota.

Il tempo passa lentamente, ma passa non senza far male: “Intanto viene giù la polvere (..) C’è n'è sui libri vecchi, sui cornicioni, sui mobili e dentro all’orologio a quattro quadranti che è in cima al campanile di San Nicola. Il campanaro tende qualche volta, di notte, le orecchie; gli pare che l’orologio ogni tanto si metta ad ansimare”.

Ci sono rare ma drammatiche incursioni di banditi che colpiscono e fuggono, ma di loro si sa pochissimo. Da dove vengono? Da oltre confine forse, ma risultano imprendibili, lasciando una scia di sangue dopo ogni scorribanda. Suoni misteriosi, indecifrabili, inquietanti riempiono le valli; questi posti sono la patria di Bàrnabo che solo qui può stare bene e si sente tenuto a riscattare un grave atto di viltà, tornando tra le montagne in cui è cresciuto dopo un periodo anonimo passato in campagna.

Buzzati, al suo primo romanzo, dimostra già di avere nella sua faretra le sue armi migliori; il mistero di vicende fuori da epoche precise, il senso dell’attesa, lo scorrere lento delle cose che lascia ferite sull’anima.

Sono però armi ancora grezze, testate senza convincere del tutto e lo stesso finale lascia qualche dubbio. Comunque la strada verso il capolavoro di qualche anno dopo, Il deserto dei tartari, è già tracciata.

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Radio Blog: #caseeditrici Catartica Edizioni

26 Novembre 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #interviste, #case editrici

 

 

 

"Editoria indipendente nel caso della Catartica Edizioni è sinonimo di originalità, ma anche di qualità. 
Un progetto (si legge nel manifesto editoriale) indirizzato principalmente, ma non in maniera esclusiva, alla Sardegna, della quale si intende raccogliere e valorizzare le principali tematiche che ne animano il dibattito socio-politico e culturale".

 

Continuiamo il ciclo di puntate dedicato alle case editrici con Catartica Edizioni, fondata dagli editori Giovanni Fara e Daniela Piras.
 

Buon ascolto!
 

A cura di Chiara Pugliese.
Musica: www.bensound.com

Per contattarci: radioblog2017@gmail.com

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"L'anello magico" di Italo Calvino

26 Novembre 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #audioletture, #eva pratesi, #vignette e illustrazioni, #filippo carrozzo

 

 

 
Con grande piacere oggi vi facciamo conoscere l'attore e doppiatore Filippo Carrozzo, vincitore del Festival del Podcasting 2018 con le sue Fiabe in carrozza.
Su Radio Blog vi proponiamo la fiaba "L'anello magico" di Italo Calvino, impreziosita dall'illustrazione di Eva Pratesi .
 
Se volete ascoltarne altre e conoscere meglio l'attività di Filippo, visitate il sito www.filippocarrozzo.com.
 
Buon ascolto!
A cura di Chiara Pugliese.
Illustrazioni di Eva Pratesi - www.geographicnovel.com
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Radio Blog: La lettrice geniale

25 Novembre 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #blog, #interviste, #elena giorgi

 

 

 
"Ho fondato questo blog per invogliare le persone a leggere un po' di più e a scoprire anche delle piccole case editrici che hanno dei cataloghi magari meravigliosi, ma sconosciuti".
 
"Preferisco parlare e scrivere solo di ciò che mi piace, condividere e diffondere il bello".
 
E prosegue senza sosta e con grande entusiasmo il viaggio attraverso i blog letterari. Oggi converserò con La lettrice geniale Elena Giorgi e sarà una chiacchierata molto variegata ed interessante, sia per lettori che per aspiranti scrittori. Tra i progetti che Elena ha in cantiere c'è un gruppo di lettura in partenza a Milano a gennaio 2019 che si chiamerà "Absolute beginners", completamente dedicato ai libri di scrittori esordienti italiani. La sede sarà una nota libreria milanese La Scatola Lilla di Cristina Di Canio. Nel gruppo si parlerà di libri spiegando anche come fare a pubblicarli, quindi tenete d'occhio questa interessante opportunità!!
 
I libri che Elena ha scelto di raccontarci sono:
 
- I cancellati di Miha Mazzini - Bottega Errante
- Nel nostro fuoco di Maura Chiulli - Hacca Edizioni
- L'ultima volta che siamo stati bambini di Fabio Bartolomei - Edizioni E/O
 
Buon ascolto!
 
A cura di Chiara Pugliese
Per contattarci: radioblog2017@gmail.com

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Nizar Qabbani

25 Novembre 2018 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #le suggestioni di franca, #il mondo intorno a noi

 

 

 

 

Trovo riduttivo per il genere umano che una giornata di non violenza contro le donne debba essere istituita quasi per legge, quando dovrebbe essere insito nell'animo, nel cuore di tutti uomini, l'amore e il rispetto per la donna. È per questo che dedicherò proprio a un uomo il mio giorno della non violenza.

E precisamente a Nizar Qabbani un grande poeta, forse il più grande del mondo arabo, nato in Siria, a Damasco, nel 1923. La sua gioventù fu segnata da un tragico evento che toccò la famiglia di origine, quando la sorella si suicidò per non dover sposare un uomo a lei destinato ma che non amava e non voleva. Da quel momento in lui scattò la molla che lo rese per tutta la vita attento osservatore, instancabile interprete e coraggioso difensore della causa della libertà delle donne, che, soprattutto nei paesi arabi, sono vittime di un controllo sociale, non solo familiare, e di imposizioni autoritarie e patriarcali tendenti ad annullarne la personalità e a soffocarne la libertà.

 

"Cerco di disegnare una città dell’amore

priva di vincoli

dove le donne non vengano immolate

e il loro corpo addomesticato...”

 

Qabbani fu poeta della grande semplicità, diretto, spontaneo, amante di un linguaggio usato nel quotidiano che potesse giungere a tutti, anche agli orecchi più umili, i suoi versi cantano la bellezza del corpo femminile e dell’amore, scegliendo un linguaggio vicino a quello parlato nelle case e nelle strade e usando immagini di impatto emotivo.

 

...Il tuo amore mi ha insegnato a comportarmi da bambino

a disegnare il tuo viso col gesso sui muri,

sulle vele dei pescherecci...

 

Le sue poesie si diffondono a macchia d'olio, venivano e vengono lette da tutti nei caffè, nei parchi, agli angoli delle strade e nelle case.

Nel 1981 un altro terribile evento luttuoso lo colpì, la moglie perì, coinvolta in un attentato in Libano. Il mondo che ancora una volta si accanisce contro gli esseri più delicati e gentili che lui ama e canta nelle sue poesie. La sua voce divenne eloquente protesta del mondo arabo e delle sue lotte politiche. E’ stato un poeta nazionalista, ma attaccava anche i dittatori arabi e la mancanza di libertà. Ha lasciato poesie, scritti di giornalismo e saggi, notevole  anche la bibliografia in italiano.

Qabbani aveva espresso un desiderio: “Voglio che, dopo la mia morte, il mio corpo venga trasportato e sepolto a Damasco, con la mia gente. Damasco è il grembo che mi ha insegnato la poesia, la creatività. Io voglio tornare a casa come un uccello torna a casa e come un bambino torna al seno di sua madre”.

Quando a Londra,  il 30 aprile del 1988,  morì a 75 anni, il presidente siriano Hafen Al-Assad, che due mesi prima aveva deciso di intitolargli una strada nel quartiere più prestigioso di Damasco, si adoperò per il trasporto del feretro in città. Il suo funerale  fu celebrato il 4 maggio, nella Badr Mosque. Una folla numerosa partecipò alle esequie, le cifre ufficiali parlano di oltre diecimila persone, ma la cosa più eclatante fu la partecipazione femminile, poiché alle donne era vietato prendere parte a queste imponenti cerimonie pubbliche. Il grande impegno del poeta nei loro confronti, l'esaltazione della bellezza e dell'amore per loro,  diede alle siriane la forza e il coraggio di condividere in mezzo agli uomini, con gli uomini, più forte degli uomini, quel giorno di grande dolore.

 

LETTERA DA SOTTO ACQUA

 

Se sei mio amico aiutami

a fuggire da te

Se sei il mio amore

liberami da questa situazione

 

Se avessi saputo che l'amore è così pericoloso

non mi sarei innamorata

Se avessi saputo che il mare è così profondo

non sarei mai andata a nuotare

 

Se avessi immaginato la fine

non avrei mai iniziato

 

Ho nostalgia di te

Insegnami a non averla

Insegnami come estirpare le radici di questo amore profondo

Insegnami come muore la lacrima sul viso

Insegnami come muore il cuore e a uccidere il desiderio di vederti

 

Se sei un profeta

liberami da questo incantesimo.

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Radio Blog: Matteo Farneti

24 Novembre 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #interviste, #matteo farneti

 

 

Ancora consigli di lettura al maschile su Radio Blog.
L'ospite di oggi è Matteo Farneti che, oltre a parlarci del suo romanzo d'esordio "L'età dei Profeti" (L'Età Dei Profeti - Romanzo), ci consiglierà la lettura di altri 3 libri:
 
- True (La mia storia) di Mike Tyson - Edizioni Piemme
- Pastorale Americana di Philp Roth - Einaudi editore
- La folie Baudelaire di Roberto Calasso - Adelphi Edizioni
 
Buon ascolto!
 
A cura di Chiara Pugliese
Per contattarci: radioblog2017@gmail.com
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L’eco e il narciso

24 Novembre 2018 , Scritto da Laura Nuti Con tag #laura nuti, #sezione primavera, #miti e leggende

 

 

 

 

Narciso, a quindici anni, faceva innamorare chiunque lo guardasse. Era un giovane di una bellezza irresistibile e tut­te le fanciulle lo desideravano, ma Narciso non si curava di lo­ro e disprezzava quelle attenzioni. Amava soltanto cacciare e vivere libero in mezzo ai boschi.

Quando era nato, sua madre aveva chiesto a Tiresia, un famoso indovino, di rivelarle il destino del figlio.

Narciso avrà una vita lunga e felice, se non conoscerà se stesso! - fu la risposta di Tiresia.

Per molto tempo quelle misteriose parole rimasero senza spiegazione, poi ciò che accadde le rese chiare a tutti ...

Narciso passava il tempo nelle selve e le ninfe accorrevano per guardarlo e cantavano la sua bellezza.

Le ninfe erano fanciulle stupende; non vivevano eterna­mente, ma la loro esistenza durava molti secoli, e anche la loro giovinezza. Abitavano nelle grotte più ombrose, negli alberi più antichi, nelle fonti più chiare, nei fiumi più freschi, nel mare più calmo. Dove la natura era bella e intatta, lì stavano le ninfe e passavano il tempo filando, cantando e nuotando nelle acque

Un giorno una di loro, di nome Eco, vide il bellissimo cac­ciatore mentre inseguiva i cervi nel folto di una selva e si inna­morò perdutamente di lui.

Eco aveva uno strano destino: non poteva mai parlare per prima ma doveva sempre ripetere le ultime parole che veniva­no dette dagli altri.

Un tempo era stata una ninfa molto loquace, che sapeva narrare bellissime storie. I suoi racconti erano così piacevoli che incantavano chiunque li ascoltasse.

Spesso Giove, quando si innamorava di qualche bella fanciulla, pregava Eco di intrattenere sua moglie Giunone con lunghe favole e la regina dell’Olimpo, affascinata dalle parole della ninfa, non si accorgeva dell’assenza dei marito.

Ma un giorno Giunone si rese conto della trappola. Allora andò su tutte le furie e, rivolta alla fanciulla, le disse:

Sei riuscita a ingannare me, la regina dell’Olimpo, con le tue parole! Da ora in poi non potrai più usarle secondo la tua volontà -

Da allora Eco può solo ripetere suoni e parole create dagli  altri

Quando la ninfa si innamorò di Narciso, aveva ormai per­duto la sua bella voce, perciò si mise a seguirlo in silenzio, ovunque andasse. Avrebbe voluto chiamarlo, dirgli ciò che sentiva per lui, esprimergli tutto il suo amore, ma non poteva: la maledizione le impediva di parlare per prima; però stava al­l’erta, pronta ad afferrare le parole degli altri!

Un giorno d’estate, durante la caccia, Narciso si allontana dai suoi compagni per inseguire un grande cervo. Dopo una lunga corsa, il giovane si ferma e si guarda intorno: è rimasto solo! Allora chiama a gran voce i compagni: C’è qualcuno? -

Ed Eco, pronta, gli risponde:

Qualcuno ... -

Narciso, pieno di meraviglia, cerca con gli occhi, ma quel luogo è deserto; allora grida: Chiunque tu sia, vieni qui! –

Vieni qui ... - risponde la voce, ma nessuno compare.

Perché mi sfuggi? Ti prego, stai con me!- prega il gio­vane.

Stai con me ... - ripete Eco.

Poi si fa coraggio: esce dal bosco e abbraccia Narciso! Il bel cacciatore fugge via gridando: Che cosa cerchi? Vattene! Amo la vita libera, in mezzo ai boschi e alle selve, non voglio te!  -

Voglio te ... - risponde all’infinito la voce della ninfa.

Eco ha perso la sua battaglia: piena di vergogna, si nascon­de fra gli alberi e nelle grotte. Non vuole più vedere nessuno, sta sola con il suo dolore; piange, piange e questo tormento la consuma, la distrugge ogni giorno di più, finché di lei non ri­mane che la voce!

Ora nei boschi e sui monti non si vede più correre la bella ninfa, ma si sente ovunque la sua presenza: il suono attraverso il quale Eco vive per sempre ...

Intanto Narciso continuava a farsi amare da tutti senza ri­cambiare mai nessuno, finché un giorno una delle fanciulle che egli aveva disprezzato, si rivolse agli dèi dicendo: Punitelo! Fate in modo che anche lui si innamori di qualcuno che non possa corrisponderlo! -

E questa giusta preghiera fu accolta.

Nel bosco dove Narciso cacciava, c’era una fonte dalle ac­que limpide e trasparenti, circondata da erbe freschissime e da fitti rami che la proteggevano dal sole. Era una fonte pura: nessun animale o uccello o essere umano l’aveva mai toccata ...

Narciso, stanco e accaldato, giunge alla fonte e si china per dissetarsi. Ed ecco, mentre beve, vede nell’acqua un'immagi­ne meravigliosa, un volto che lo attrae, che gli fa battere il cuore in modo strano e sconosciuto!

Il bel cacciatore si stende per terra e si avvicina a quel volto bellissimo: gli occhi sono due stelle, i capelli morbidi e biondi, il collo candido, la bocca e le guance sembrano i petali di un fiore.

«Ecco chi aspettavo da sempre! Ecco perché non potevo amare nessuno: solo questa immagine è degna del mio amore!»

Così pensa Narciso, e tuffa le mani nell’acqua per toccare quell’essere bellissimo, ma non ci riesce ... Prova ancora, ma tutto è vano ... Eppure sono così vicini, così uniti: quando Narciso sorride, anche quel volto sorride; quando Narciso piange, quegli occhi bellissimi si riempiono di lacrime; quando Narciso stende la mano, dall’acqua un’altra mano si protende verso di lui …

Il giovane soffre, si dispera ... e alla fine capisce l’inganno!

Ma questo sono io! - grida, mentre guarda ancora una volta l’immagine nascosta nell'acqua - Quello che vedo è il mio viso! Che cosa devo fare? Come sono infelice: non potrò mai essere amato da quella bella immagine perché ... sono io! E io non posso vivere senza il suo amore!

E mentre parla, guarda nell’acqua e piange, piange senza darsi pace: le sue lacrime cadono nella fonte e cancellano l’im­magine! Allora Narciso si lamenta ancora più tristemente.

Eco lo vede soffrire come lei soffriva, ma non è felice della punizione e prova un gran dolore per lui. Così, ogni volta che il giovane si lamenta: Ahimè, come sono infelice!- anche Eco piange:

Sono infelice … - e rimanda il suo dolore per tutta la selva.

Il tempo passa e Narciso è ormai allo stremo delle forze.

Mia dolce immagine tanto amata, addio!- dice con un filo di voce, guardando per l’ultima volta nell’acqua.

Addio ... - risponde Eco.

Poi il bel cacciatore reclina il capo sull’erba verde, stanco, senza più voglia di vivere.

Allora gli dèi ebbero pietà di lui e, quando le ninfe dei fiu­mi e dei laghi, sue sorelle, vennero a prenderlo per preparargli il rogo funebre, non trovarono il corpo di Narciso, ma un fiore giallo in mezzo, con i petali candidi e la corolla rivolta verso lo specchio dell’ acqua ...

 

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Radio Blog: Pee Gee Daniel

23 Novembre 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #interviste, #pee gee daniel

 

 

 

"...storie che riescono a dare il senso e l'atmosfera della fine del West che io ho sempre concepito come una sorta di Medioevo tardivo vissuto nel Nuovo Mondo".
 

Con i consigli di lettura di oggi veniamo catapultati nell'avventuroso mondo dei romanzi western e lo facciamo in compagnia dello scrittore Luigi Straneo in arte Pee Gee Daniel, già ospite di Radio Blog con il suo "Breve compendio sopra gli umani caratteri" - Catartica Edizioni.
Pee Gee Daniel ci parlerà prima di tutto del suo ultimo romanzo "Il messia di Orogrande" - Santi Editore e poi ha scelto per noi:

- Meridiano di sangue di Cormac McCarthy - Einaudi editore
- Le opere complete di Billy The Kid di Michael Ondaatje - Garzanti Libri

 

Buon ascolto!!

 

A cura di Chiara Pugliese
Musica: www.incompetech.com
Per contattarci: radioblog2017@gmail.com

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Non ci si mette a discutere su un vento d'aprile

23 Novembre 2018 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #le suggestioni di franca

 

 

 

 

Amo molto il lusso, ma questo non ha niente a che vedere con lo sfarzo, con la vistosa esorbitanza delle normali comodità, con la sovrabbondanza, con l'eccesso nel modo di vivere e con le spese superflue volte solo a soddisfare ambizione e vanità. Il vero lusso non giace nella ricchezza e nel fasto, ma risiede nella squisitezza, nella raffinatezza, nel buon gusto di modi e costumi, nelle espressioni ricercate e soprattutto nella totale assenza di volgarità. Non c'è lusso se pur navigando nell'oro mancano la cultura e l'educazione, la finezza, la signorilità e la nobiltà spirituale. Voglio qualcuno che mi tratti coi guanti bianchi, è metafora del desiderio di quella  profonda gentilezza che va scomparendo, sostituita dalla volgarità delle parole e dei modi. Volgarità è la più brutta espressione  della nostra lingua e del nostro vivere.

Chiudo citando Ezra Pound “Parlo della bellezza, non ci si mette a discutere su un vento d'aprile. Quando lo s'incontra ci si sente rianimati. Ci si sente rianimati quando si incontra in Platone un pensiero che corre veloce, o un bel profilo in una statua.

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